Figli di un dio minore


Figli di un dio minore locandina 1

James Leeds è un insegnante specializzato nella comunicazione con persone affette dall’handicap della sordità;trasferitosi nel New England, arriva in un istituto riabilitativo dove ci sono alcuni giovani portatori di handicap.
Accolto con una certa diffidenza dal direttore dell’istituto stesso, James riesce, grazie al suo entusiasmo e al suo modo anti convenzionale di approccio all’handicap ad ottenere risultati sorprendenti.
All’interno dell’isituto c’è anche la giovane Sara, che si occupa delle pulizie.
La donna è l’unica che potrebbe parlare ma evita di farlo, in seguito ad un episodio sfortunato occorsole nell’adolescenza, quando la sua voce turbò gli amici che frequentava.
Da quel momento Sara, donna molto intelligente e sensibile si è rinchiusa in un ostinato mutismo.
James resta colpito dalla dolcezza ma anche dalla determinazione di sara e inizia a corteggiarla;tra i due nasce un’intensa storia d’amore, ostacolata però dal carattere forte della ragazza, che rifiuta la pietà e che vuole essere considerata per quello che è.
James si sforza in tutti i modi di capirla, ma, nonostante i due vadano a vivere assieme,l’uomo trova difficoltà a penetrare quel mondo di silenzio assoluto in cui Sara vive.

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Sara comunica solo a gesti, rifiutandosi risolutamente di parlare e James dopo un periodo di separazione voluto dalla donna,capirà che la stessa ha bisogno di tempo e rispetto per uscire dal suo guscio, che l’ha protetta per tutta la vita.
Figli di un dio minore, opera d’esordio di Randa Raines rappresenta anche l’esordio sullo schermo di Marlee Matlin, al primo degli oltre 50 film interpretati in soli trent’anni di carriera e che le valse l’Oscar per la miglior attrice protagonista proprio per la sua interpretazione struggente del personaggio di Sara del film.
Un film molto delicato che appare più come una love story che come un tentativo di analisi della difficoltà di integrazione e di comunicazione dei portatori di handicap della sordità.
Ma che è anche un film intenso sul difficile rapporto tra un normo dotato e un diversamente abile.
La storia d’amore tra James, l’ entusiasta insegnante e la giovane Sara, a suo modo immersa in un silenzio che è anche uno scudo con il quale la donna si difende dalle cattiverie e dalle incomprensioni del mondo esterno è resa dalla regista di Los Angeles con molta sobrietà e senza eccessive concessioni alla lacrima facile.

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Un equilibrio, quello del film difficile da realizzare proprio per il tema trattato; il sentimentalismo è sempre dietro l’angolo, ma la Raines evita facili concessioni al fazzoletto, portando sullo schermo molte delle difficoltà di comunicazione tra due esseri umani divisi da una componente fondamentale della vita di coppia e sociale, la mancanza dell’udito.
Una mancanza che Sara, la protagonista,sembra aver accettato dopo aver avuto amare esperienze con i normo dotati; come racconta a James, ad un certo punto ha trovato nel sesso l’unico modo per farsi accettare dagli altri.
James, dal canto suo è attirato da quella donna dalla personalità così forte e tenta in tutti i modi di portarla fuori dal guscio in cui si è rinchiusa, costringendola a parlare, cosa che sara, orgogliosa e volitiva, non accetta di fare.
I due rischieranno di perdersi,ma alla fine si ritroveranno, quando James capirà che quella donna orgogliosa ha bisogno di tempo e tanto amore per aprirsi completamente al mondo esterno.

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Bravissimi i due attori, sia William Hurt che la Matlen;Hurt avrebbe meritato l’Oscar come miglior attore ma l’anno precedente aveva trionfato con Il bacio della donna ragno ed evidentemente l’Accademia ritenne opportuno premiare,in sua vece, uno dei grandi di Hollywood,quel Paul Newman che vinse l’Oscar con Il colore dei soldi, non certo la sua migliore interpretazione.L’anno successivo William Hurt ebbe nuovamente la nomination come miglior attore per Dentro la notizia,mancando nuovamente l’affermazione.
Marlee Matlin, che è realmente portatrice di handicap di sordità quasi totale (sente da un solo orecchio per il 20%) con la sua strepitosa interpretazione diventa a soli ventuno anni la più giovane vincitrice dell’Oscar come miglior attrice protagonista;un premio meritatissimo, per la sua intensa capacità d’espressione e la mobilità del suo volto.
In rete ho letto qualche critica,molto ma molto risibile, all’espediente usato dalla regista per tradurre il linguaggio dei segni, ovvero l’utilizzo da parte di Hurt della traduzione con la parola di quello che la Matlin dice con i segni.

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Per fortuna invece allo spettatore viene tradotto il tutto, dandogli modo di capire i pensieri della donna, destinati altrimenti ad essere qualcosa di assolutamente incomprensibile.
Figli di un dio minore è diventato con il passare del tempo un piccolo cult, direi con merito.
Un film che passa spesso in tv, un’occasione per gustarsi un prodotto di alto livello e due splendide interpretazioni attoriali.

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Figli di un Dio minore

Un film di Randa Haines. Con Piper Laurie, William Hurt, Marlee Matlin, Philip Bosco, Max Brown, Allison Gompf, John F. Cleary, Philip Holmes, Georgia Ann Cline, William D. Byrd, Frank Carter jr., John Limnidis, Bob Hiltermann, E. Katherine Kerr, John Basinger, Barry Magnani, Linda Bove, Ann Hanson, James H. Carrington, Maria Cellario, Jon-Paul Dougherty, Linda Swim, Lois Clowater, Allan R. Francis, Richard Kendal, Christopher Shay, Laraine Isa, Nanci Kendall, Marie Brazil, Charlene Legere, Pat Vaugham, Margaret Amy Moar Titolo originale Children of a Lesser God. Drammatico,, durata 118 min. – USA 1986.

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Figli di un dio minore banner protagonisti

William Hurt: James Leeds
Marlee Matlin: Sarah Norman
Piper Laurie: Mrs. Norman
Philip Bosco: Dr. Curtis Franklin
Allison Gompf: Lydia
John F. Cleary: Johnny
Philip Holmes: Glen
Georgia Ann Cline: Cheryl
William D. Byrd: Danny
Frank Carter Jr.: Tony
John Limnidis: William

Figli di un dio minore banner cast

Regia Randa Haines
Soggetto Mark Medoff
Sceneggiatura Mark Medoff
Hesper Anderson
James Carrington (non accreditato)
Fotografia John Seale
Montaggio Lisa Fruchtman
Musiche Michael Convertino
Scenografia Gene Callahan, Barbra Matis e Rose Marie McSherry
Costumi Renée April
Trucco Ann Brodie, Paul LeBlanc

Figli di un dio minore banner citazioni

“Credi che riusciremo mai a trovare un luogo dove io e te potremo vivere uniti al di là dei suoni e del silenzio?”

Figli di un dio minore banner recensioni
L’opinione di Gianluca Stanziani dal sito http://www.mymovies.it

In un istituto per audiolesi, l’arrivo di un nuovo insegnante (William Hurt) dai metodi poco ortodossi, scatenerà i rapiti consensi dei giovani studenti e del riottoso direttore. In istituto c’é anche Sarah, una ragazza di venticinque anni sordomuta dalla nascita, la cui unica esistenza si è trascinata tra i muri della scuola, la stessa scuola che non vorrebbe mai abbandonare nemmeno dopo il diploma conseguito brillantemente. Facile sarà per il professor James Leeds, rimanere innamorato di una creatura (chiamiamola proprio così) tanto intelligente e bella, quanto difficile e determinata nel perseguire il proprio isolamento dalle corruzioni del mondo esterno. Il film è a mio avviso erroneamente incardinato nel genere drammatico, quando invece del dramma ha soltanto le diatribe e le incomprensioni frutto di una struggente passione, fortunatamente a lieto fine. Per quanto riguarda invece il tema dell’handicap, presso il quale la pellicola viene ricondotta, nulla vi è di più falso e fuorviante per il potenziale spettatore. La sceneggiatura (tratta da una pièce teatrale di Mark Medoff) lo utilizza come mero spunto iniziale, che con il passare dei minuti diviene quinta di scena e sfondo impalpabile. Ad uno sguardo superficiale tutto lascerebbe pensare a una goffa scivolata dell’esordiente regia (Randa Haines), alle prese con il suo primo lungometraggio e una tematica a dir poco difficile, in grado di far tremare le vene ai polsi anche ai più smagati registi. Ma se la regista in questione vanta una carriera televisiva di successo, tutto ciò non può lasciarci indifferenti. Infatti risulta essere un prodotto artatamente confezionato, con il piglio giusto e leggero, in grado di ingolosire il pubblico di “massa”. Pubblico altamente commerciale, in grado di far infuocare le file ai botteghini e non solo (home video). Il film viene così trascinato agli altari, dall’interpretazione straordinaria di due attori favolosi: un William Hurt sulla cresta dell’onda per i suoi ruoli impegnati e una Marlee Matlin effettivamente sordomuta, accattivante forse più per l’innocente bellezza che per la furia dei suoi gesti. Simbiosi pressoché perfetta, che condusse i due a una breve quanto intensa love story anche nella vita vera. Dopo lo straordinario successo di “Figli di un Dio Minore”, la regista Randa Haines ha proseguito la propria carriera cinematografica con film di mediocre fattura come: “Un medico, un uomo” del 1992, sempre interpretato da William Hurt nella parte di un medico affetto da tumore, “Ricordando Hemingway” del 1993 e “Dance with me” del 1998. Oscar 1986 a Marlee Matlin come migliore attrice, Orso d’Argento al Festival di Berlino 1987 per la migliore regia, Golden Globe 1987 a Marlee Matlin come migliore attrice.

L’opinione di Steno79 dal sito http://www.filmtv.it

Opera prima della regista Randa Haines, tratta da una pièce teatrale di Mark Medoff vincitrice di un “Tony Award”, “Figli di un dio minore” racconta la love-story fra un volenteroso insegnante per sordomuti e una ragazza sorda che lavora come inserviente nell’istituto e all’inizio ha paura di abbandonarsi al sentimento, in quanto in precedenza era stata usata come puro “strumento di piacere” da altri ragazzi che non l’amavano. Il film riscosse un buon successo all’epoca e beneficiò della vera storia d’amore fra William Hurt e l’esordiente Marlee Matlin, premiata con l’Oscar per questo ruolo. Il film è girato con una sensibilità femminile che non manca di produrre esiti interessanti, però rimane un pò troppo vincolato alla storia d’amore, senza approfondire del tutto il discorso relativo alla condizione dei ragazzi sordomuti, che resta un pò sullo sfondo come una cornice. La Matlin recita praticamente per tutto il film utilizzando soltanto il linguaggio dei segni ed è davvero molto espressiva, ma trovo piuttosto arbitraria la scelta di far “tradurre” il suo linguaggio dal personaggio di Hurt, che ripete le frasi praticamente a se stesso: la scelta dei sottotitoli, in questo caso, poteva essere più efficace. Comunque, gli attori nel complesso meritano un plauso sincero per l’impegno nel caratterizzare i rispettivi personaggi, dal “sensibile” Hurt alla sofferta Matlin a Piper Laurie, molto incisiva nel ruolo della madre pur comparendo in poche scene. Nel complesso, un film sentimentale girato con garbo, con spunti di riflessione non banali e un finale davvero toccante, ma la regia è un pò troppo di “ordinaria amministrazione” per farlo passare negli annali di Hollywood.

L’opinione del sito http://www.postpopuli.it

(…) Un giorno, a mensa, una ragazza minuta dalla gestualità potentissima, colpisce l’attenzione di James che non può far altro che raccogliere informazioni su di lei e finire per conoscerla. Le si avvicina, inizialmente, offrendosi come suo tutor per il linguaggio, cosa che la tenace Sarah rifiuta subito e con forza, fino a quando poi le aspettative sul loro rapporto cambiano. In un susseguirsi di coinvolgenti passaggi fatti di esperienze quotidiane, i due si innamorano e cominciano a vivere la loro storia come tutte le altre coppie del mondo. Nonostante la totale accettazione da parte di James della compagna Sarah e nonostante l’enorme capacità di lei di adattarsi alla vita, così come si propone ogni giorno di fronte ad ognuno di noi, i due amanti arrivano a un punto di svolta dove entrambi chiedono di poter esprimere la propria personalità a pieno titolo e su un livello paritetico rispetto all’altro. Sicuramente questo è uno dei punti più toccanti del film e cinematograficamente uno dei più belli. Niente di diverso rispetto al processo di consolidamento che caratterizza la maggior parte delle coppie. Come si evolverà la storia in seguito, non resta altro che scoprirlo guardando il film.
Quello che emerge con forza da tutta le pellicola è che ci sono degli aspetti costitutivi dell’essere umano che sono veramente universali, che esistono per quello che sono al di là delle differenze di sesso, etnia, religione o ceto sociale. Le differenze si possono integrare e nella diversità possiamo vivere serenamente dal momento che la qualità della vita di ognuno di noi è determinata soprattutto dalla qualità delle relazioni che abbiamo, a prescindere dal modo con cui comunichiamo, ci muoviamo o parliamo.

L’opinione del sito http://www.mobilita.com

Un film che ci conduce per mano nel mondo dei sordi, ma poi ci abbandona nel bel mezzo del percorso, quando quel mondo comincia ad incuriosirci ed intrigarci, e lascia emergere solo una tormentata storia d’amore ad uso e consumo dei cuori teneri e dei fruitori superficiali. Ma questo non è un film di cui si può parlare male. È infatti solo per merito di opere come queste (“Figli di un dio minore” prima di divenire film è stato un lavoro teatrale di grande successo di Mark Medoff) che le problematiche dei sordi hanno raggiunto (negli anni Settanta e Ottanta) il vasto pubblico. Certo, dopo una visione approfondita, infastidisce vedere il protagonista rivolgersi ai sordi quando questi gli voltano le spalle (ma cosa potranno capire mai?) o ripetere pedissequamente ad alta voce le frasi in Segni dei protagonisti sordi.
Terribile è la versione doppiata in italiano. A parte le traduzioni ridicole, se non offensive, per la lingua dei Segni (il verbo “to sign”, segnare, è tradotto con gesticolare), è particolarmente irritante il doppiaggio di Hurt, in cui le parole, tradotte in italiano, vengono ripetute lentamente, ovviamente in asincrono con le labbra dell’attore, che scandisce in inglese.
Se si ha la fortuna di possedere la versione in DVD (e si conosce un po’ di inglese) è oltremodo consigliato selezionare la lingua originale del film.

Figli di un dio minore banner premi

1987 – Premio Oscar
Miglior attrice protagonista a Marlee Matlin
Nomination Miglior film a Burt Sugarman e Patrick J. Palmer
Nomination Miglior attore protagonista a William Hurt
Nomination Miglior attrice non protagonista a Piper Laurie
Nomination Migliore sceneggiatura non originale a Hesper Anderson e Mark Medoff

1987 – Golden Globe

Miglior attrice in un film drammatico a Marlee Matlin
Nomination Miglior film drammatico
Nomination Miglior attore in un film drammatico a William Hurt

1987 – Premio BAFTA

Nomination Migliore sceneggiatura non originale a Hesper Anderson e Mark Medoff

1987 – Festival di Berlino
Orso d’argento a Randa Haines (Per il Tema proposto nel film)
Nomination Orso d’Oro a Randa Haines

1986 – Los Angeles Film Critics Association Award

Nomination Miglior attrice protagonista a Marlee Matlin

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Una Risposta

  1. Film belllissimo e straordinario

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