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Gorky Park

Mosca,Gorky Park.
In un laghetto giacciato vengono rinvenuti tre corpi congelati,che il lungo inverno moscovita ha celato agli occhi di tutti;sono la da un tempo imprecisato, non hanno più le impronte digitali e i volti sono orrendamente sfigurati.Appare chiaro che queste azioni sono state compiute per impedire l’identificazione dei cadaveri,ed è quello che pensa immediatamente Arkady Renko,capo della polizia di Mosca.
Dalle prime indagini Arkady si rende conto che il suo è un caso spinoso,che coinvolge non solo personaggi influenti ma anche Osborne,un ricchissimo americano ammanigliato con personaggi importanti della nomenklatura.
Grazie all’aiuto di Andreev,studioso dell’accademia etnologica sovietica,che è in grado di ricostruire un volto grazie semplicemente
al teschio,Arkady identifica uno dei corpi,una ragazza americana.


A questo punto l’ispettore,che è fortemente critico verso il sistema comunista,temendo di finire in una trappola organizzata dai superiori,decide di lasciare il caso nelle mani del KGB,il Comitato per la sicurezza dello Stato,l’onnipotente servizio di polizia segreta dell’Urss.
Ma il procuratore Iamskoy lo obbliga a proseguire le indagini;seguendo una pista,quella di Irina che aveva dichiarato lo smarrimento di una coppia di pattini di ghiaccio,ritrovati accanto al corpo dell’americana,scopre che la ragazza è legata,in qualche modo a Osborne.
Nel frattempo Arkady stringe un’insolita alleanza con William Kirwill,un poliziotto americano giunto in Russia per scoprire i motivi della misteriosa scomparsa di suo fratello
La strana coppia poco alla volta riesce a dipanare la matassa,scoprendo che…
Thriller asciutto,ottimamente ridotto dal celebre omonimo romanzo di Martin Cruz Smith del 1981 (il film è del 1983),Gorky Park si avvale di una regia asciutta e lineare,
che non deraglia mai dal racconto originale,con il risultato che il film avvince grazie proprio alle logiche successioni delle varie fasi ottimamente descritte da Smith nel romanzo.


Per forza di cose Michael Apted,il regista, è costretto a sorvolare sul complesso personaggio Renko,che ovviamente nel romanzo appare descritto in tutti i suoi tormenti di ufficiale di polizia che crede nel suo paese,che è un patriota ma che è deluso dalla corruzione e dall’evidente strapotere dei boiardi del regime comunista.
Al solito siamo di fronte al limite assoluto delle riduzioni da romanzi,che possono avere molto più respiro attraverso la descrizione psicologica dei personaggi,che per forza di cose non può avvenire in un film di 90 minuti.
Ma il film è teso,nervoso,scandito dai progressi dell’intuitivo Arkady,che troverà una inaspettata collaborazione in quello che dovrebbe essere un suo nemico giurato,ovvero un americano, emblema del capitalismo.Ma Arkady,uomo intelligente,approfitta senza pregiudizi dell’esperienza di Kirwill e dopo l’iniziale,ovvia diffidenza i due costruiscono una squadra vincente.


Non dimentichiamo che il romanzo è scritto un decennio prima della dissoluzione dell’Urss,in un periodo storico di fortissima contrapposizione ideologica tra il blocco orientale e quello occidentale.
Un’atmosfera da guerra fredda che Apted riesce a rendere con ottima mano;il regista inglese,essenzialmente fino a quel momento dedito a fictione serie tv,autore in passato del più che buono Il segreto di Agatha Christie e in futuro degli ottimi Nell ed Enigma,dirige con mano esperta un cast di professionisti tra i quali spicca un eccellente William Hurt nei panni del tormentato Arkady Renko,
la solita sicurezza rappresentata da Brian Dennehy,il luciferino Lee Marvin e la pressoche sconosciuta,fino ad allora Joanna Pacula.
L’attrice polacca è brava e molto bella,ha le phisique du role e recita intensamente.
Un film decisamente bello,una delle migliori riduzioni da romanzi del genere giallo/thriller,comedel resto davvero eccellente è lo scritto di Cruz Smith.
Consigliato vivamente.

Gorky Park

Un film di Michael Apted. Con Lee Marvin, William Hurt, Ian Bannen, Joanna Pacula,Brian Dennehy Thriller, durata 128 min. – USA 1983

William Hurt: Arkadij Renko
Lee Marvin: Jack Osborne
Brian Dennehy: William Kyrwill
Joanna Pacula: Irina Asanova
Ian Bannen: Jamskoj
Michael Elphick: Pasha
Rikki Fulton: Maggiore Pribluda
Ian McDiarmid: Professor Andreev
Alexey Sayle: Theodor Golodkin

Carlo Marini: Arkadij Renko
Vittorio Di Prima: Jack Osborne
Gabriele Carrara: William Kyrwill
Daniela Caroli: Irina Asanova
Ettore Conti: Jamskoj
Giancarlo Padoan: Pasha

Regia Michael Apted
Soggetto Martin Cruz Smith
Sceneggiatura Dennis Potter
Fotografia Bob Larson, Hawk Kockh
Montaggio Mary Selway
Musiche James Horner
Scenografia Paul Sylbert
Costumi Jurij Harkham
Trucco Gene Kirkwood

Ogni notte dovrebbe essere così buia, ogni inverno così mite, tutti i fari così abbaglianti.
Il furgone slittò, rallentando, e andò a fermarsi contro un banco di neve. Ne scese la Squadra Omicidi: agenti ricavati da uno stesso stampino – braccia corte e fronte bassa – in pastrano foderato di pecora. L’unico in borghese era un uomo alto e pallido: l’Investigatore-capo. Questi ascoltò con attenzione il racconto della guardia che aveva trovato i cadaveri fra la neve, allorché si era un po’ allontanato dal sentiero – nel cuore della notte – per un’urgenza corporale. Li aveva visti, allora, e a momenti gli prendeva un accidente.

“In quegli ultimi mesi si era comportato come un cadavere vivente, tanta era la sua impassibilità durante gli interrogatori. Era come un suicidio, il suo; una morte necessaria, ma pur sempre una morte.
Ora però l’immagine di lei era tornata e lui, per una notte almeno, si sentiva ancora vivo.
L’incendio della torbiera cominciò il mese seguente. Si propagò a poco a poco, finché tutto l’orizzonte settentrionale divenne una barriera di fiamme. Poi, anche l’orizzonte meridionale si coprì di fumo. L’aereo con le provvigioni non poteva più atterrare.
Arrivò un’autobotte, coi pompieri che sembravano guerrieri medievali… Una vera e propria guerra, combattuta da un esercito di pompieri, genieri e volontari, con autobotti, idranti, trattori, ruspe. Arkady, Pribluda e gli altri della villa costituirono un drappello a sé. Non appena essi entrarono in azione, però, il fronte si ruppe. La boscaglia ardeva a tutto spiano, il vento mutava direzione di continuo, il fumo accecava, asfissiava. I combattenti si dispersero, chi qua chi là, allontanandosi dagli automezzi. Il terreno era accidentato, franoso, c’erano buche improvvise, capaci di inghiottire un uomo, o anche un camion. Molti procedevano a caso, dietro questo o quel trattore, senza coordinamento fra i reparti. Ogni tanto qualcuno scappava per mettersi in salvo, coi vestiti bruciacchiati. Arditamente, si affrontavano le fiamme con i badili, nel tentativo di arrestarne l’avanzata scavando trincee, o gettando contro di esse palate di terra. A un certo punto, Arkady si trovò solo con Pribluda: isolati dagli altri del loro drappello.
Il fuoco era imprevedibile. Un tratto di boscaglia ardeva pian piano, un altro veniva divorato in un baleno. Il guaio era la torba.”

maggio 13, 2018 Posted by | Thriller | , , , , , | 6 commenti

Figli di un dio minore

Figli di un dio minore locandina 1

James Leeds è un insegnante specializzato nella comunicazione con persone affette dall’handicap della sordità;trasferitosi nel New England, arriva in un istituto riabilitativo dove ci sono alcuni giovani portatori di handicap.
Accolto con una certa diffidenza dal direttore dell’istituto stesso, James riesce, grazie al suo entusiasmo e al suo modo anti convenzionale di approccio all’handicap ad ottenere risultati sorprendenti.
All’interno dell’isituto c’è anche la giovane Sara, che si occupa delle pulizie.
La donna è l’unica che potrebbe parlare ma evita di farlo, in seguito ad un episodio sfortunato occorsole nell’adolescenza, quando la sua voce turbò gli amici che frequentava.
Da quel momento Sara, donna molto intelligente e sensibile si è rinchiusa in un ostinato mutismo.
James resta colpito dalla dolcezza ma anche dalla determinazione di sara e inizia a corteggiarla;tra i due nasce un’intensa storia d’amore, ostacolata però dal carattere forte della ragazza, che rifiuta la pietà e che vuole essere considerata per quello che è.
James si sforza in tutti i modi di capirla, ma, nonostante i due vadano a vivere assieme,l’uomo trova difficoltà a penetrare quel mondo di silenzio assoluto in cui Sara vive.

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Sara comunica solo a gesti, rifiutandosi risolutamente di parlare e James dopo un periodo di separazione voluto dalla donna,capirà che la stessa ha bisogno di tempo e rispetto per uscire dal suo guscio, che l’ha protetta per tutta la vita.
Figli di un dio minore, opera d’esordio di Randa Raines rappresenta anche l’esordio sullo schermo di Marlee Matlin, al primo degli oltre 50 film interpretati in soli trent’anni di carriera e che le valse l’Oscar per la miglior attrice protagonista proprio per la sua interpretazione struggente del personaggio di Sara del film.
Un film molto delicato che appare più come una love story che come un tentativo di analisi della difficoltà di integrazione e di comunicazione dei portatori di handicap della sordità.
Ma che è anche un film intenso sul difficile rapporto tra un normo dotato e un diversamente abile.
La storia d’amore tra James, l’ entusiasta insegnante e la giovane Sara, a suo modo immersa in un silenzio che è anche uno scudo con il quale la donna si difende dalle cattiverie e dalle incomprensioni del mondo esterno è resa dalla regista di Los Angeles con molta sobrietà e senza eccessive concessioni alla lacrima facile.

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Un equilibrio, quello del film difficile da realizzare proprio per il tema trattato; il sentimentalismo è sempre dietro l’angolo, ma la Raines evita facili concessioni al fazzoletto, portando sullo schermo molte delle difficoltà di comunicazione tra due esseri umani divisi da una componente fondamentale della vita di coppia e sociale, la mancanza dell’udito.
Una mancanza che Sara, la protagonista,sembra aver accettato dopo aver avuto amare esperienze con i normo dotati; come racconta a James, ad un certo punto ha trovato nel sesso l’unico modo per farsi accettare dagli altri.
James, dal canto suo è attirato da quella donna dalla personalità così forte e tenta in tutti i modi di portarla fuori dal guscio in cui si è rinchiusa, costringendola a parlare, cosa che sara, orgogliosa e volitiva, non accetta di fare.
I due rischieranno di perdersi,ma alla fine si ritroveranno, quando James capirà che quella donna orgogliosa ha bisogno di tempo e tanto amore per aprirsi completamente al mondo esterno.

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Bravissimi i due attori, sia William Hurt che la Matlen;Hurt avrebbe meritato l’Oscar come miglior attore ma l’anno precedente aveva trionfato con Il bacio della donna ragno ed evidentemente l’Accademia ritenne opportuno premiare,in sua vece, uno dei grandi di Hollywood,quel Paul Newman che vinse l’Oscar con Il colore dei soldi, non certo la sua migliore interpretazione.L’anno successivo William Hurt ebbe nuovamente la nomination come miglior attore per Dentro la notizia,mancando nuovamente l’affermazione.
Marlee Matlin, che è realmente portatrice di handicap di sordità quasi totale (sente da un solo orecchio per il 20%) con la sua strepitosa interpretazione diventa a soli ventuno anni la più giovane vincitrice dell’Oscar come miglior attrice protagonista;un premio meritatissimo, per la sua intensa capacità d’espressione e la mobilità del suo volto.
In rete ho letto qualche critica,molto ma molto risibile, all’espediente usato dalla regista per tradurre il linguaggio dei segni, ovvero l’utilizzo da parte di Hurt della traduzione con la parola di quello che la Matlin dice con i segni.

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Per fortuna invece allo spettatore viene tradotto il tutto, dandogli modo di capire i pensieri della donna, destinati altrimenti ad essere qualcosa di assolutamente incomprensibile.
Figli di un dio minore è diventato con il passare del tempo un piccolo cult, direi con merito.
Un film che passa spesso in tv, un’occasione per gustarsi un prodotto di alto livello e due splendide interpretazioni attoriali.

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Figli di un Dio minore

Un film di Randa Haines. Con Piper Laurie, William Hurt, Marlee Matlin, Philip Bosco, Max Brown, Allison Gompf, John F. Cleary, Philip Holmes, Georgia Ann Cline, William D. Byrd, Frank Carter jr., John Limnidis, Bob Hiltermann, E. Katherine Kerr, John Basinger, Barry Magnani, Linda Bove, Ann Hanson, James H. Carrington, Maria Cellario, Jon-Paul Dougherty, Linda Swim, Lois Clowater, Allan R. Francis, Richard Kendal, Christopher Shay, Laraine Isa, Nanci Kendall, Marie Brazil, Charlene Legere, Pat Vaugham, Margaret Amy Moar Titolo originale Children of a Lesser God. Drammatico,, durata 118 min. – USA 1986.

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Figli di un dio minore banner protagonisti

William Hurt: James Leeds
Marlee Matlin: Sarah Norman
Piper Laurie: Mrs. Norman
Philip Bosco: Dr. Curtis Franklin
Allison Gompf: Lydia
John F. Cleary: Johnny
Philip Holmes: Glen
Georgia Ann Cline: Cheryl
William D. Byrd: Danny
Frank Carter Jr.: Tony
John Limnidis: William

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Regia Randa Haines
Soggetto Mark Medoff
Sceneggiatura Mark Medoff
Hesper Anderson
James Carrington (non accreditato)
Fotografia John Seale
Montaggio Lisa Fruchtman
Musiche Michael Convertino
Scenografia Gene Callahan, Barbra Matis e Rose Marie McSherry
Costumi Renée April
Trucco Ann Brodie, Paul LeBlanc

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“Credi che riusciremo mai a trovare un luogo dove io e te potremo vivere uniti al di là dei suoni e del silenzio?”

Figli di un dio minore banner recensioni
L’opinione di Gianluca Stanziani dal sito http://www.mymovies.it

In un istituto per audiolesi, l’arrivo di un nuovo insegnante (William Hurt) dai metodi poco ortodossi, scatenerà i rapiti consensi dei giovani studenti e del riottoso direttore. In istituto c’é anche Sarah, una ragazza di venticinque anni sordomuta dalla nascita, la cui unica esistenza si è trascinata tra i muri della scuola, la stessa scuola che non vorrebbe mai abbandonare nemmeno dopo il diploma conseguito brillantemente. Facile sarà per il professor James Leeds, rimanere innamorato di una creatura (chiamiamola proprio così) tanto intelligente e bella, quanto difficile e determinata nel perseguire il proprio isolamento dalle corruzioni del mondo esterno. Il film è a mio avviso erroneamente incardinato nel genere drammatico, quando invece del dramma ha soltanto le diatribe e le incomprensioni frutto di una struggente passione, fortunatamente a lieto fine. Per quanto riguarda invece il tema dell’handicap, presso il quale la pellicola viene ricondotta, nulla vi è di più falso e fuorviante per il potenziale spettatore. La sceneggiatura (tratta da una pièce teatrale di Mark Medoff) lo utilizza come mero spunto iniziale, che con il passare dei minuti diviene quinta di scena e sfondo impalpabile. Ad uno sguardo superficiale tutto lascerebbe pensare a una goffa scivolata dell’esordiente regia (Randa Haines), alle prese con il suo primo lungometraggio e una tematica a dir poco difficile, in grado di far tremare le vene ai polsi anche ai più smagati registi. Ma se la regista in questione vanta una carriera televisiva di successo, tutto ciò non può lasciarci indifferenti. Infatti risulta essere un prodotto artatamente confezionato, con il piglio giusto e leggero, in grado di ingolosire il pubblico di “massa”. Pubblico altamente commerciale, in grado di far infuocare le file ai botteghini e non solo (home video). Il film viene così trascinato agli altari, dall’interpretazione straordinaria di due attori favolosi: un William Hurt sulla cresta dell’onda per i suoi ruoli impegnati e una Marlee Matlin effettivamente sordomuta, accattivante forse più per l’innocente bellezza che per la furia dei suoi gesti. Simbiosi pressoché perfetta, che condusse i due a una breve quanto intensa love story anche nella vita vera. Dopo lo straordinario successo di “Figli di un Dio Minore”, la regista Randa Haines ha proseguito la propria carriera cinematografica con film di mediocre fattura come: “Un medico, un uomo” del 1992, sempre interpretato da William Hurt nella parte di un medico affetto da tumore, “Ricordando Hemingway” del 1993 e “Dance with me” del 1998. Oscar 1986 a Marlee Matlin come migliore attrice, Orso d’Argento al Festival di Berlino 1987 per la migliore regia, Golden Globe 1987 a Marlee Matlin come migliore attrice.

L’opinione di Steno79 dal sito http://www.filmtv.it

Opera prima della regista Randa Haines, tratta da una pièce teatrale di Mark Medoff vincitrice di un “Tony Award”, “Figli di un dio minore” racconta la love-story fra un volenteroso insegnante per sordomuti e una ragazza sorda che lavora come inserviente nell’istituto e all’inizio ha paura di abbandonarsi al sentimento, in quanto in precedenza era stata usata come puro “strumento di piacere” da altri ragazzi che non l’amavano. Il film riscosse un buon successo all’epoca e beneficiò della vera storia d’amore fra William Hurt e l’esordiente Marlee Matlin, premiata con l’Oscar per questo ruolo. Il film è girato con una sensibilità femminile che non manca di produrre esiti interessanti, però rimane un pò troppo vincolato alla storia d’amore, senza approfondire del tutto il discorso relativo alla condizione dei ragazzi sordomuti, che resta un pò sullo sfondo come una cornice. La Matlin recita praticamente per tutto il film utilizzando soltanto il linguaggio dei segni ed è davvero molto espressiva, ma trovo piuttosto arbitraria la scelta di far “tradurre” il suo linguaggio dal personaggio di Hurt, che ripete le frasi praticamente a se stesso: la scelta dei sottotitoli, in questo caso, poteva essere più efficace. Comunque, gli attori nel complesso meritano un plauso sincero per l’impegno nel caratterizzare i rispettivi personaggi, dal “sensibile” Hurt alla sofferta Matlin a Piper Laurie, molto incisiva nel ruolo della madre pur comparendo in poche scene. Nel complesso, un film sentimentale girato con garbo, con spunti di riflessione non banali e un finale davvero toccante, ma la regia è un pò troppo di “ordinaria amministrazione” per farlo passare negli annali di Hollywood.

L’opinione del sito http://www.postpopuli.it

(…) Un giorno, a mensa, una ragazza minuta dalla gestualità potentissima, colpisce l’attenzione di James che non può far altro che raccogliere informazioni su di lei e finire per conoscerla. Le si avvicina, inizialmente, offrendosi come suo tutor per il linguaggio, cosa che la tenace Sarah rifiuta subito e con forza, fino a quando poi le aspettative sul loro rapporto cambiano. In un susseguirsi di coinvolgenti passaggi fatti di esperienze quotidiane, i due si innamorano e cominciano a vivere la loro storia come tutte le altre coppie del mondo. Nonostante la totale accettazione da parte di James della compagna Sarah e nonostante l’enorme capacità di lei di adattarsi alla vita, così come si propone ogni giorno di fronte ad ognuno di noi, i due amanti arrivano a un punto di svolta dove entrambi chiedono di poter esprimere la propria personalità a pieno titolo e su un livello paritetico rispetto all’altro. Sicuramente questo è uno dei punti più toccanti del film e cinematograficamente uno dei più belli. Niente di diverso rispetto al processo di consolidamento che caratterizza la maggior parte delle coppie. Come si evolverà la storia in seguito, non resta altro che scoprirlo guardando il film.
Quello che emerge con forza da tutta le pellicola è che ci sono degli aspetti costitutivi dell’essere umano che sono veramente universali, che esistono per quello che sono al di là delle differenze di sesso, etnia, religione o ceto sociale. Le differenze si possono integrare e nella diversità possiamo vivere serenamente dal momento che la qualità della vita di ognuno di noi è determinata soprattutto dalla qualità delle relazioni che abbiamo, a prescindere dal modo con cui comunichiamo, ci muoviamo o parliamo.

L’opinione del sito http://www.mobilita.com

Un film che ci conduce per mano nel mondo dei sordi, ma poi ci abbandona nel bel mezzo del percorso, quando quel mondo comincia ad incuriosirci ed intrigarci, e lascia emergere solo una tormentata storia d’amore ad uso e consumo dei cuori teneri e dei fruitori superficiali. Ma questo non è un film di cui si può parlare male. È infatti solo per merito di opere come queste (“Figli di un dio minore” prima di divenire film è stato un lavoro teatrale di grande successo di Mark Medoff) che le problematiche dei sordi hanno raggiunto (negli anni Settanta e Ottanta) il vasto pubblico. Certo, dopo una visione approfondita, infastidisce vedere il protagonista rivolgersi ai sordi quando questi gli voltano le spalle (ma cosa potranno capire mai?) o ripetere pedissequamente ad alta voce le frasi in Segni dei protagonisti sordi.
Terribile è la versione doppiata in italiano. A parte le traduzioni ridicole, se non offensive, per la lingua dei Segni (il verbo “to sign”, segnare, è tradotto con gesticolare), è particolarmente irritante il doppiaggio di Hurt, in cui le parole, tradotte in italiano, vengono ripetute lentamente, ovviamente in asincrono con le labbra dell’attore, che scandisce in inglese.
Se si ha la fortuna di possedere la versione in DVD (e si conosce un po’ di inglese) è oltremodo consigliato selezionare la lingua originale del film.

Figli di un dio minore banner premi

1987 – Premio Oscar
Miglior attrice protagonista a Marlee Matlin
Nomination Miglior film a Burt Sugarman e Patrick J. Palmer
Nomination Miglior attore protagonista a William Hurt
Nomination Miglior attrice non protagonista a Piper Laurie
Nomination Migliore sceneggiatura non originale a Hesper Anderson e Mark Medoff

1987 – Golden Globe

Miglior attrice in un film drammatico a Marlee Matlin
Nomination Miglior film drammatico
Nomination Miglior attore in un film drammatico a William Hurt

1987 – Premio BAFTA

Nomination Migliore sceneggiatura non originale a Hesper Anderson e Mark Medoff

1987 – Festival di Berlino
Orso d’argento a Randa Haines (Per il Tema proposto nel film)
Nomination Orso d’Oro a Randa Haines

1986 – Los Angeles Film Critics Association Award

Nomination Miglior attrice protagonista a Marlee Matlin

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marzo 21, 2015 Posted by | Drammatico | , , , | 1 commento

Aria

Aria locandina 1

I film collettivi appartengono ad un genere di nicchia, che non ha avuto in passato molta fortuna; denominati così perchè alla regia venivano chiamati due o più registi, i film collettivi sono pellicole a episodi più o meno lunghi, a seconda ovviamente di quanti registi appartengano alla produzione.
Tra i film più famosi vanno citati Boccaccio ’70 (1962) con 4 registi dietro la macchina da presa, Federico Fellini, Mario Monicelli, Vittorio De Sica e Luchino Visconti; Tre passi nel delirio (1968) diretto da 3 registi come Roger Vadim, Louis Malle e Federico Fellini (uno dei migliori), I nuovi mostri (1977) diretto da Ettore Scola, Mario Monicelli e Dino Risi e Ai confini della realtà (1983) diretto da Steven Spielberg, Joe Dante, John Landis e George Miller.
Aria usci nelle sale nel 1987 ed è ancora oggi l’operazione diretta dal maggior numero di registi di sempre; ad alternarsi alla macchina da presa troviamo Robert Altman, Bruce Beresford, Bill Bryden, Jean-Luc Godard, Derek Jarman, Franc Roddam, Nicolas Roeg, Ken Russell, Charles Sturridge e Julien Temple.

Aria 15

Aria 14
Nessun regista italiano, come si nota, chiaro segnale della profonda crisi del nostro cinema dopo la metà degli anni ottanta.
Dieci episodi, quindi, con tema portante la musica; musica colta, arie liriche tratte da famose opere e qui la parte del leone la fa la nostra musica, con arie di Verdi(ben 3), Leoncavallo, Puccini.
Il risultato finale è un collettivo disarmonico con alti e bassi, come del resto prevedibile; particolarmente ispirato l’episodio di Russell, poco più di un divertissement quello di Godard mentre gli altri hanno maggior interesse più per le arie a cui si ispirano che per gli effettivi meriti cinematografici.
A fare da collante ovviamente non c’è un filo conduttore, visto che ogni episodio è totalmente estraneo agli altri; l’unica cosa in comune è il velo di erotismo che condisce molti episodi, un erotismo elegante e figurativo, che non ha nulla di lubrico ma che è espressione soltanto di un’altra forma d’arte parallela a quella musicale.

Aria 13
I dieci episodi:
Nicolas Roeg dirige il primo episodio (nella versione italiana) usando come sottofondo il Verdi di Un ballo in maschera e raccontando un fatto storico realmente accaduto nel 1931 a Vienna, quando re Zog d’Albania riuscì a sfuggire a un tentativo di assassinio, mentre lasciava il teatro dopo una rappresentazione de “I Pagliacci” mentre era in compagnia di una baronessa sua amante;
Charles Sturridge, poco più che esordiente, dirige il secondo episodio ancora con tema musicale tratto da Verdi la cui aria La vergine degli angeli da La forza del destino;il racconto ha per tema dei bambini che devono arrangiarsi per vivere e per poter mangiare e che hanno come unica consolazione una statua della Vergine posta in una chiesa davanti alla quale sembrano trovare un pizzico di serenità;
Jean Luc Godard dirige il terzo episodio sull’aria dell’Armida di Jean-Baptiste Lully, poco più che un divertissimenti incentrato su due palestrati ragazzoni che ignorano il ben di Dio composto da bellissime ragazze che arrivano anche a spogliarsi nude pur di catturare l’attenzione dei due muscolosi ragazzi, senza peraltro alcun successo;
Julien Temple, specialista in videoclip musicali, regista l’anno precedente del bellissimo Absolut beginners utilizza un’aria del Rigoletto di Verdi come soundtrack dell’episodio da lui girato (il quarto), che racconta la storia proibita di un produttore e della sua amante sposata;

Aria 12
Bruce Beresford usa Korngold e un’aria tratta da La città morta per raccontare, nel quinto episodio, una triste storia di due amanti belgi;
Robert Altman non si smentisce è usa la sua cattiveria e la sua ironia corrosiva sulla musica di Rameau da Les boreades le vicende di un gruppo di pazzi accompagnati ad un teatro da alcuni aristocratici che vogliono divertirsi a vederne le reazioni;
Francis George Roddam, l’autore di Quadrophenia, racconta la tragica vicenda di due amanti che usano un hotel come scenario per la fine del loro amore; i due dopo una travolgente passione scelgono di morire, mentre in sottofondo si ascolta il tema appropriato del Tristano e Isotta di Wagner;

Aria 11
Ken Russell,nell’ottavo episodio, usa il celebre Nessun dorma tratto dalla Turandot di Puccini per raccontare la vicenda di una donna che grazie ad una magia si immagina e si vede coperta di preziosi e ammirata da tutti, mentre in realtà sta per sottoporsi ad una delicatissima operazione;
Michael Derek Elworthy Jarman, morto qualche anno dopo questo film e specialista più che altro in cortometraggi parla dei ricordi di una deliziosa vecchietta che ripercorre parte della sua gioventù,quando era una attrice bella ed ammirata sulle note di Louise , opera di Gustave Charpentier;

Aria 10
Bill Bryden racconta la triste vicenda di un clown, persona ormai delusa e triste costretto invece a mostrarsi per lavoro, in pubblico, sempre sorridente usando come ovvia colonna sonora la musica di Leoncavallo dai Pagliacci.
Tutti gli episodi, nella versione internazionale, hanno un titolo particolare che nello specifico sono:

Aria banner episodi
Un ballo in maschera per l’episodio diretto da Roeg, che utilizza come attrice sua moglie Theresa Russell nel ruolo di re Zog;
La virgine degli angeli per l’episodio diretto da Sturridge che utilizza Nicola Swain e Marianne McLoughlin come guest star;
Armide per l’episodio diretto da Godard che utilizza Marion Peterson e Valérie Allain come attrici;
Rigoletto per l’episodio diretto da Julien Temple con protagonisti Beverly D’Angelo,Anita Morris,Buck Henry
Les Boréades per l’episodio diretto da Altman con protagonisti Geneviève Page,Julie Hagerty
Die tote Stadt per l’episodio diretto da Beresford con protagonisti Dyanne Thorne,Esther Buchanan
Depuis le jour per l’episodio diretto da Jarman con protagonisti Tilda Swinton,Amy Johnson
I pagliacci per l’episodio diretto da Bryden con protagonisti John Hurt,Sophie Ward
Liebestod per l’episodio diretto da Roddam con protagonista Bridget Fonda
Nessun dorma per l’episodio diretto da Russell con protagonisti Andreas Wisniewski,Linzi Drew

Aria 9

Aria è quindi un film strettamente dedicato a coloro che amano la musica classica, nello specifico l’opera; tutti gli episodi hanno valenza principalmente per l’opera che intendono omaggiare, mentre la parte squisitamente visiva vive in pratica di luce riflessa.
La reperibilità del film non è affatto complicata; personalmente però ho visto il film in lingua originale, anche perchè non credo esista una versione tradotta, cosa che comunque ha davvero un’importanza relativa in questo specifico caso.

Aria 8

Aria, un film diretto da Robert Altman, Bruce Beresford, Bill Bryden, Jean-Luc Godard, Derek Jarman, Franc Roddam, Nicolas Roeg, Ken Russell, Charles Sturridge, Julien Temple, con William Hurt, Bridget Fonda, Theresa Russell,Tilda Swinton Drammatico/Commedia/Musicale, Francia 1987
Genere commedia, drammatico, musicale

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Aria 5

 

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Aria 1

 

Aria locandina 4

Aria banner cast
Regia Robert Altman, Bruce Beresford, Bill Bryden, Jean-Luc Godard, Derek Jarman,
Franc Roddam, Nicolas Roeg, Ken Russell, Charles Sturridge, Julien Temple
Produttore Don Boyd, Al Clark, James Mackay
Distribuzione (Italia) Miramax Films, Image Entertainment

Aria banner personaggi
Primo episodio:

Nicholas Roeg, “Un ballo in maschera

Theresa Russell … Re Zog
Stephanie Lane … Baronessa
Roy Hyatt … Chauffeur
Sevilla Delofski … Cameriera
Ruth Halliday … Companion
Arthur Cox … Maggiore
Dennis Holmes … Colonello
Paul Brightwell … Primo Assassino
Frank Baker … Secondo Assassino
Chris Hunter … Terzo Assassino

Secondo episodio:

Charles Sturridge,” La virgine degli angeli”

Nicola Swain … Marie
Jackson Kyle … Travis
Marianne McLoughlin … Kate

Terzo episodio:

Jean Luc Godard, “Armide”

Marion Peterson … Una ragazza
Valérie Allain … Un’altra ragazza
Jacques Neuville … Bodybuilder
Luke Corre … Bodybuilder
Christiam Cauchon … Bodybuilder
Philippe Pellant … Bodybuilder
Patrice Linguet … Bodybuilder
Lionel Sorin … Bodybuilder
Jean Coffinet … Bodybuilder
Alexandre Des Granges … Bodybuilder
Gérard Vivès … Bodybuilder
Frederick Brosse … Bodybuilder
Pascal Bermont … Bodybuilder
Jean Luc Corre … Bodybuilder
Bernard Gaudray … Bodybuilder
Dominique Mano … Bodybuilder
Patrice Tridian … Bodybuilder

Quarto episodio:

Julien Temple,”Rigoletto”

Anita Morris … Phoebe
John Hostetter … Elvis
Albie Selznick … Bell Boy
Stan Mazin … Danzatrice
Dominic Salinero … Danzatrice
Jeff Calhoun … Danzatrice

Quinto episodio:

Bruce Beresford, “Die tote Stadt”

Elizabeth Hurley … Marietta
Peter Birch … Paul

Sesto episodio:

Robert Altman,”Les Boréades “

I seguenti attori non risultano nei crediti del frammento di Altman:
Bernie Bonvoisin
Cris Campion
Anne Canovas
Sandrine Dumas
Jody Guelb
Julie Hagerty
Philippine Leroy-Beaulieu
Bénédicte Loyen
Geneviève Page
Delphine Rich
Louis-Marie Taillefer

Settimo episodio:

Francis George Roddam,“Liebestod”

Bridget Fonda … Un’amante
James Mathers … L’altro amante
Angie Tetamontie … Una donna a Las Vegas
Esther Buchanan Una donna a Las Vegas
Lorraine Cote … Una donna a Las Vegas
Renee Korn … Una donna a Las Vegas
Bertha Weiss … La donna con i guanti
Dyanne Thorne … Bride
Howard Maurer … Groom
Derick Coleman … Ragazzo indiano
Quentin Brown … Ragazzo indiano

Ottavo episodio:

Ken Russell,”Nessun dorma”

Andreas Wisniewski
Kwabena Manso
Bella Enahoro
Bunty Mathias
Angela Walker

Nono episodio:

Michael Derek Elworthy Jarman, “Depuis le jour”

Amy Johnson La vecchia signora
Tilda Swinton La ragazza
Spencer Leigh L’anziano

Decimo episodio:

Bill Bryden,”I pagliacci”

John Hurt L’attore
Sophie Ward La ragazza

Aria banner cast
Produttori:
David Barber …. coordinating associate producer
Richard Bell …. associate producer
Don Boyd …. producer
Scott Bushnell …. associate producer (t “Lieux desoles”)
Al Clark …. co-producer
Michael Hamlyn …. coordinating associate producer
Tom Kuhn …. executive producer
James Mackay …. co-producer (episodio “Depuis de jour”)
Jim Mervis …. executive producer
Charles Mitchell …. executive producer
Kevan Pegley …. associate producer
Luc Roeg …. associate producer ( “Un Balo in Maschera”)
Sigurjon Sighvatsson …. associate producer ( “Liebestod”)
Paul Spencer …. associate producer (“La vergine degli Angeli”)
Amanda Temple …. associate producer (“La Donna e Mobile”)
Fotografia
Gabriel Beristain (Episodi “Turnadot”, “I pagliacci” and linking scenes)
Caroline Champetier (“Armide”)
Frederick Elmes ( “Liebestod”)
Harvey Harrison ( “Un ballo in Maschera”)
Christopher Hughes
Pierre Mignot (“Les Boréades”)
Mike Southon ( “Depuis le jour”)
Dante Spinotti ( “Die tote Stadt”)
Oliver Stapleton ( “Rigoletto”)
Gale Tattersall (“La virginie degli angeli”)

Montaggio
Neil Abramson (Episodio “Rigoletto”)
Robert Altman ( “Lieux desoles”)
Jennifer Augé ( “Les Boréades”)
Marie-Thérèse Boiché ( “Die tote Stadt”/”I pagliacci”)
Michael Bradsell ( “Nessun dorma”)
Peter Cartwright ( “Depuis le jour”)
Angus Cook ( “Depuis le jour”)
Mike Cragg ( “Vesti La Giubba”)
Stephen P. Dunn ( “Lieux desoles”)
Rick Elgood ( “Liebestod”)
Jean-Luc Godard ( “Enfin il est en ma puissance”)
Tony Lawson ( “Un ballo in maschera”)
Matthew Longfellow ( “La virgine degli angeli”)
Paul Naisbitt ( “Vesti La Giubba”)

Aria banner foto di scena

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Aria locandina 2

Aria locandina 3

luglio 12, 2013 Posted by | Miscellanea | , , , , | Lascia un commento