Love story

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Love means never having to say you’re sorry” ovvero “Amore significa non dover dire mai mi dispiace
Una frase che abbiamo letto un po dappertutto,dalle cartoline di San Valentino ai bigliettini dei Baci Perugina;forse una frase opinabile,ma dal sicuro effetto.
Una frase,tra l’altro,tratta dal romanzo Love Story di Erich Seagal,lo scrittore statunitense che lo ricavò dalla sceneggiatura del film omonimo.
Eh si, perchè caso rarissimo, il romanzo venne dopo il film, visto lo straordinario successo che il film stesso riscosse,con milioni di spettatori nel mondo in coda ai botteghini e ben 10 milioni di copie del romanzo di Seagal.
Diretto da Arthur Hiller,l’oggi novantunenne regista canadese autore tra l’altro di Appartamento al Plaza,Wagons lits con omicidi e Una strana coppia di suoceri, Love Story è un film di sicuro spessore, oltre i limiti abbastanza rigidi dei film a chiaro sviluppo sentimentale.

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Un film studiato a tavolino, in cui tutto funziona come un orologio svizzero, caratterizzato da belle recitazioni degli attori protagonisti e sopratutto corredato da una colonna sonora bellissima,opera di Francis Lai e tradotta poi in tutte le lingue da vari autori che usarono la musica per costruirci sopra canzoni romantiche.
Colonna sonora, tra l’altro,che ebbe l’onore dell’Oscar mentre il film,che ebbe 6 nomination ovvero per
la migliore regia a Arthur Hiller,per il miglior attore protagonista a Ryan O’Neal,per la miglior attrice protagonista a Ali MacGraw,per il miglior attore non protagonista a John Marleye per la migliore sceneggiatura originale a Erich Segal, il film dicevo non ottenne alcuna statuetta.

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La trama in breve:
Oliver Barrett è un giocatore di hockey che proviene da una famiglia ricchissima e studia ad Harvard;Jennyfer è invece una bella studentessa di musica,figlia di una normale famiglia di origine italiana,dal carattere forte, volitivo.
I due si incontrano e dimenticando le origini sociali completamente differenti si innamorano, incuranti della reazione della famiglia del giovane.
Si sposano,sorretti dal loro amore, ma ben presto sono costretti a fare i conti con la dura realtà;lui è costretto a dimenticare la sua famiglia, che non gli ha perdonato il matrimonio, lei rifiuta il sogno della sua vita,una borsa di studio nella meravigliosa Parigi, il sogno della sua vita.
Jennifer lavora come insegnante mentre Oliver è costretto a continuare gli studi con l’aiuto economico della moglie.

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Ma alla fine riesce a laurearsi con pieni voti a Harvard e non solo.
Viene assunto come assistente legale da un’importante studio legale della città.
Purtroppo, quando tutto sembra essersi sistemato, ecco il destino beffardo dividere i due per sempre:Oliver e Jennifer decidono di avere un figlio ma quando fanno le analisi ecco che…
Un film sentimentale,che induce alla lacrima.
Ma sarebbe un errore ridurre così l’importanza che il film ebbe,ben aldilà della semplicità della trama e dei sentimenti che il film stesso tira in ballo.
In primo luogo la storia d’amore fra due appartenenti a due classi sociali agli antipodi non era cosa poi così frequente e sopratutto incoraggiata nella pur liberale società americana.
Poi, messaggio forse “leggero”, l’idea che l’amore possa tramutarsi in un ponte capace di annullare tutto, sopratutto le differenze sociali,una specie di versione moderna di Cenerentola caratterizzato però dal finale triste,amaro.

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Può l’amore annullare barriere, unire due persone e proiettarle in una vita difficile,si, ma fortemente voluta e costruita dai due protagonisti?
Love story è banalmente questo, una storia d’amore in cui per una volta l’amore sembra trionfare ma deve fare i conti con un destino cinico e baro;e qua piaccia o no, un sobbalzo al cuore viene,forse perchè la storia è tenera,forse perchè ognuno sa che non c’è niente di più provvisorio della vita.
Fatto sta che il film ebbe un successo incredibile,come del resto il romanzo.
George Segal (scomparso 4 anni fa) all’età di 73 anni tenterà,otto anni dopo,di proseguire la storia di Oliver scrivendo una nuova sceneggiatura e un nuovo romanzo,Oliver story senza però minimamente bissare il successo del primo fortunato romanzo.
I tempi erano cambiati e sopratutto, la magica alchimia della storia tra Jennyfer e Oliver era scomparsa con i titoli di coda del film.

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Per quanto riguarda il cast,bellissima e sofferta l’interpretazione di Ali Mc Graw,legnosa ma dignitosa quella di Ryan O’Neal;la Mac Graw restò a lungo legata al personaggio di Jennifer finendo in qualche modo per pagarne lo scotto con il proseguimento della sua carriera mentre O’Neal continuò la sua carriera e qualche anno dopo venne chiamato da Kubrick per interpretare Barry Lindon nell’omonimo film.
Purtroppo paradossalmente Love Story non è affatto un film che venga trasmesso con regolarità, tutt’altro;anche in rete non è affatto facile trovare una copia decente con doppiaggio italiano.
Un vero peccato, perchè er quanto sia un film datato, è una storia con un suo fascino garbato, senza tempo.

Love Story

Un film di Arthur Hiller. Con Ali MacGraw, Ryan O’Neal, John Marley, Ray Milland, Russell Nype,Katharine Balfour, Sydney Walker, Robert Modica, Walker Daniels, Tommy Lee Jones, John Merensky, Andrew Duncan, Charlotte Ford, Sudie Bond, Julie Garfield Drammatico, durata 99 min. – USA 1970.

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Love story banner personaggi

Ali MacGraw … Jennyfer
Ryan O’Nea … Oliver
John Marley … Phil
Ray Milland … Oliver Barrett III
Russell Nype … Dean Thompson
Katharine Balfour … La signorina. Barrett
Sydney Walker … Dottor. Shapeley
Robert Modica … Dottor Addison
Walker Daniels … Ray,compagno di stanza di Oliver
Tommy Lee Jones … Hank ,compagno di stanza di Oliver
John Merensky … Steve,compagno di stanza di Oliver
Andrew Duncan … Reverendo Blauvelt
Charlotte Ford … Clerk

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Regia Arthur Hiller
Soggetto Erich Segal
Sceneggiatura Erich Segal
Produttore Howard G. Minsky
Produttore esecutivo David Golden
Casa di produzione Paramount Pictures
Fotografia Richard C. Katrina
Montaggio Robert C. Jones
Musiche Francis Lai
Tema musicale Love Story Theme
Scenografia Robert Gundlach
Costumi Alice Manougian Martin, Pearl Somner
Trucco Martin Bell, William A. Farley

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Ludovica Modugno: Jennifer Cavalleri
Claudio Sorrentino: Oliver Barrett IV
Giorgio Piazza: Oliver Barrett III

Love story banner recensioni

L’opinione di Tatrici dal sito http://www.filmtv.it

E’ un eccellente film. Spesso chi lo legge negativamente, (e sono soprattutto i giovani), ha in mente film come Autumn in New York o Titanic, pellicole strappalacrime che si pensa, nessuno possa eguagliare. Bisogna ricordare che non si tratta del racconto di una storia d’amore moderna, è un film realizzato a cavallo fra il 1969 e il 1970 ed è necessario analizzarlo in quel contesto, gli anni 70 per l’appunto, con i limiti anche tecnologici e cinematografici di quegli anni. Non è vero che questo film ha avuto apprezzamenti negativi dalla critica, tutt’altro, viceversa non si spiegherebbero i premi vinti e il grande successo. Love Story è un film sull’amore, un amore sincero che sboccia fra due giovani studenti universitari. Lei intelligente, elegante, ironica, mai scontata. Oliver si innamora di questa ragazza sicura di sé, sboccia l’amore con la massima naturalezza, senza rincorse, senza tattiche, non si rincorrono, si amano e nient’altro. Il legame c’è, è forte, e lo si coglie pienamente dagli sguardi e dai sorrisi. E la dichiarazione d’amore di Oliver, quando improvvisamente le chiede di sposarlo, è il momento più apprezzabile del film. Love Story non è un film sulla malattia, è secondaria e non a caso viene relegato poco spazio ad essa. La leucemia dividerà Jennifer e Oliver, ma lei è forte, desidera solo avere suo marito accanto, non vuole vederlo piangere dinanzi il suo letto di morte e già precedentemente, lo prega di risposarsi e rifarsi una vita. Love Story è un film sì sull’amore, ma sulla vita. Incoraggia ad amare, a donarsi, a farcela .. e va letto in maniera più obiettiva e meno pregiudizievole, senza raffrontarlo alle commedie d’amore di oggi, perché perderebbe la sua autenticità.

L’opinione di atticus dal sito http://www.filmscoop.it

Pietra miliare del romanticismo moderno, “Love story” è un film tenero e delicato che segnò un epoca.
Odiato dai critici di mezzo mondo, non merita in realtà le accuse di patetismo e ipocrisia che gli vennero rivolte. E’ una semplice storia d’amore che, evidentemente, arrivò al momento giusto e che riuscì a toccare le corde giuste della commozione (anche con melancolie del tipo “Amare significa non dover dire mai Mi dispiace”). Oggi appare datato ma non ha comunque perso quel garbo di narrazione difficile da trovare in vari prodotti analoghi che affollano le nostre sale.
Il bisteccone O’Neal e la topolina occhialuta MacGraw erano belli e credibilissimi, gran parte del merito della riuscita del film va a loro e alla colonna sonora struggente di Francis Lai. Hiller dirige con diligenza e senza grandi guizzi.
Un film che, pur non rappresentando nulla di particolarmente eccezionale, riesce ancora a regalare qualche sincera emozione.
L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com

Se si è un po’ giù di tono non è adatto inserire nel lettore il DVD (o VHS che sia) di questo straziante dramma: che è una storia d’amore (come suggerisce il titolo), ma molto, forse troppo, AMARA. Ali MacGraw è di una tristezza infinita (per il ruolo che ricopre, giacché come attrice è bravissima) e la colonna sonora – di un romanticismo pregnante – potrebbe garantire la classica fuoriuscita di qualche lacrima. Un classico intramontabile, adatto alla coppia di giovani sposi, prima che il rapporto d’affetto venga logorato dai fatti quotidiani.

L’opinione di Buiomega 71 dal sito http://www.davinotti.com

Al di là del successo, della colonna sonora di Lai, della storia d’amore e di essere un classico del “lacrima movie”, adoro Love story perché film sulla morte, della morte che vince sull’amore, che trionfa e non lascia scampo. Immerso in una New York invernale e ricoperta di neve, un’atmosfera quasi “cronenberghiana” ante litteram, dove il male si insinua sottopelle, arriva improvviso e spazza via ogni possibile coronamento d’amore. Cinema della morte al lavoro, come pochi. Bellissima la MacGraw, lesso, come sempre, O’Neal. Personal cult.

L’opinione di Wupa Wump dal sito http://www.davinotti.com

Amore, passione, dolore e disperazione sono i fondamenti su cui si basa questo film, forse un po’ troppo strappalacrime per i miei gusti (devo ancora conoscere qualcuno che non abbia versato almeno una lacrima durante la visione), ma sicuramente coinvolgente e struggente. I protagonisti (un O’Neal molto attraente e una MacGraw molto dolce e sfortunata) sono dei grandi interpreti e sicuramente restano tra i principali artefici del successo di questo film, insieme alla mitica colonna sonora del francese Francis Lai. Un cult.

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Che cosa si può dire di una ragazza morta a venticinque anni?
Che era bella. E simpatica. Che amava Mozart e Bach. E i Beatles. E me. Una volta che mi aveva messo specificamente nel mucchio con tutti quei tizi musicali, le chiesi l’ordine di preferenza, e lei rispose sorridendo: «Alfabetico.» Sul momento sorrisi anch’io. Ora però mi chiedo se nell’elenco io comparivo con il nome – nel qual caso sarei venuto dopo Mozart – oppure con il cognome, perché mi sarei trovato tra Bach e i Beatles. In ogni modo non venivo per primo, il che sarà idiota ma mi secca terribilmente, essendo cresciuto con l’idea che devo sempre essere il numero uno. Eredità di famiglia, capite?

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119 Oxford Street, Cambridge, Massachusetts, USA
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Fordham University – 441 E. Fordham Road. Rose Hill, Bronx, New York City, New York, USA
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Limberlost Cabins – Limberlost Road, Clinton, New York, USA
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Old Westbury Gardens – 71 Old Westbury Road, Old Westbury, Long Island, New York
Old Westbury, Long Island, New York, USA
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