Manon delle sorgenti


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Nel 1964 Marcel Pagnol, scrittore,regista e drammaturgo francese scrive L’eau des collines (L’acqua delle colline), dividendolo in due parti, Jean de Florette e Manon des sources ( Manon delle sorgenti )
E’ un’opera complessa,di gran respiro,che parte dalla storia di un uomo entusiasta e solare,Jean De Florette e ne segue le vicende personali che si concluderanno tragicamente per poi proseguire nella seconda parte con il racconto delle vicende che vedranno coinvolta sua figlia Manon.
Una storia di gelosia,di interessi e di meschine vendette che ruotano attorno ad un elemento fondamentale,l’acqua,che diverrà il perno della discordia tra i vari protagonisti della storia.
Da questo romanzo Claude Berri nel 1986 trae due film che rispettano integralmente sia i titoli dei romanzi,sia la storia nel suo svolgimento,con un’aderenza allo spirito dello stesso davvero encomiabile.
Berri utilizza anche lo stesso cast nei due film,girati a poco distanza temporale l’uno dall’altro tanto da essere spesso presentati come un unico film,cosa che permette una perfetta comprensione dell’opera.
Il regista parigino crea un’opera colta e raffinata,pur con uno sfondo assolutamente popolare come le colline della Treille nella Provenza francese,posto agreste e bucolico nel quale la vita è scandita rigorosamente dalle abitudini tipiche del paese di provincia,con tutto il suo carico di semplicità e modestia ma anche con i suoi segreti,con le vite ipocrite dei suoi abitanti.
Per poter capire gli eventi del film occorre necessariamente conoscere quella che è la storia di Jean de Florette,raccontata nella prima parte del film;che come già detto ha come titolo proprio il nome del protagonista.

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Siamo in Provenza,negli anni 20.
Papet e suo nipote Ugolin posseggono una fattoria,che però ha un grave handicap;non possiede una sua sorgente d’acqua e la cosa ha un’importanza capitale per i due,che vorrebbero coltivare garofani.
In effetti l’acqua c’è,proprio la vicino, nella fattoria di un vicino.
Ogni tentativo di mettere le mani sulla sorgente fallisce e durante una lite Papet uccide il proprietario del terreno;la cosa viene attribuita ad un incidente e sembra che zio e nipote abbiano finalmente la possibilità di mettere le mani sulla sorgente.
Ma dalla città arriva Jean De Florette con la moglie Aimee e la piccola figlia Manon di otto anni .
Ha sogni ambiziosi,è un uomo dalla mentalità moderna e vorrebbe creare un allevamento di conigli.
Papet a questo punto ottura la sorgente, sconvolgendo i piani di Jean,che ha assolutamente bisogno di acqua sia per coltivare sia per abbeverare i conigli.
Fatalmente,Jean si indebita con Papet contraendo un’ipoteca sulla proprietà e ancor più fatalmente ha un incidente mortale mentre si accinge a scavare un pozzo con la dinamite.

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Ora la fattoria è a portata di mano,perchè Aimee,la vedova di Jean non ha alcuna possibilità di ripagare il debito;Papet e suo figlio possono liberare la sorgente fingendo di essere rabdomanti…
Sono passati alcuni anni.
Manon è cresciuta,è una bella ragazza che vive in una fattoria con una anziana coppia,che è riuscita a trasmetterle l’amore per la campagna.Lei bada al loro gregge di pecore e capre,vive come una creatura libera da vincoli a stretto contatto con la natura,ma non disdegna le letture.Grazie al suo defunto padre infatti Manon ha una certa istruzione ed è in grado di apprezzare le bellezze della letteratura.
Nel frattempo Papet e Ugolin si sono arricchiti e la loro azienda di garofani prospera grazie all’infamia compiuta ai danni di Manon e sua madre,all’oscuro della subdola manovra dei due che ha permesso loro di impadronirsi della legittima eredità di Jean.
Manon crescendo ha sviluppato un odio profondo per la coppia,che intuisce essere responsabile dell’accaduto; un giorno Ugolin la segue mentre lei è nella campagna e la vede bagnarsi nuda in un fiume.L’uomo si rende conto di provare una forte attrazione per la ragazza che tuttavia lo respinge.Ritiene infatti giustamente Ugolin responsabile delle sue disgrazie e inoltre non solo non prova attrazione per lui,ma è disgustata dalla sua ignoranza e dai suoi modi rozzi e incolti.
Una mattina Manon ascolta casualmente una conversazione tra due contadini;viene così a scoprire quello che è realmente accaduto in passato a suo padre e scopre inoltre che quasi tutto il paese era al corrente della storia ma che tutti avevano taciuto o per motivi di opportunità o semplicemente perché ostili alla sua famiglia,considerata solo come parvenu cittadini.
L’occasione per vendicarsi capita in modo del tutto inaspettato.

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Mentre insegue una capra,la ragazza scopre la sorgente che alimenta che alimenta le fattorie e fornisce acqua al villaggio;decide cosi di ostruirne il passaggio interrompendo in pratica il suo corso.
Da quel momento tutta la zona precipita nella disperazione più nera.
Sarà il parroco del villaggio,durante un’omelia,a parlare del castigo di Dio verso gli abitanti,accusati di essere infingardi e subdoli,complici del crimine commesso da Papet e suo figlio.
Un abitante implora la ragazza di partecipare alla solenne processione che si svolgerà in paese per chiedere a Dio perdono, supplica rivolta anche da Ugolin ad una Manon che al contrario non ha alcuna intenzione di perdonare il silenzio complice dei suoi compaesani.
Accusa invece pubblicamente tutti i contadini e i paesani di essere complici dei due uomini;Ugolin cerca disperatamente di assicurarsi il perdono della ragazza offrendole di sposarla.
Ma Manon, che lo disprezza,rifiuta.
E’ arrivata l’ora della giustizia per Ugolin che,sconvolto dal rimorso e ormai ritenuto pubblicamente e senza più omertà colpevole della morte di Jean sceglie di morire.
Manon rimuove l’ostruzione della sorgente e il paese torna a respirare; durante la processione avviene quello che tutti considerano un miracolo.
Ma la storia sta per entrare nella fase finale,con due colpi di scena…
Manon delle sorgenti è un gran bel film, che si avvale di una sceneggiatura assolutamente coerente e di una regia dal taglio asciutto,vigoroso.
Splendida la descrizione ambientale dell’ipocrisia,dell’omertà colpevole dei compaesani di Manon,vero angelo vendicatore della morte dell’incolpevole padre Jean.

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Un delitto e castigo di provincia,con un finale a sorpresa che se può sembrare un happy end costruito a tavolino in realtà fornisce ala storia una coerenza di fondo impeccabilmente descritta.
Bella la fotografia,bella la storia,bella la location, una Provenza selvaggia e quasi incantata come bellezze naturali,opposte al dramma che si svolge all’interno di una società che appare retrograda e chiusa al contatto esterno,quasi una fortezza medioevale del pensiero e delle opere.
Sarà Manon a spazzare via tutto,con la sua giovinezza incosciente ma desiderosa di giustizia;il finale porta tutto ad un ordine delle cose naturale,quasi stabilito da una giustizia divina implacabile e coerente.
Molto bravi tutti gli interpreti,su tutti una bellissima e magnetica Emmanuelle Beart,splendida nella sua interpretazione del personaggio di Manon.
Belle anche le musiche di Jean Claude Petit,la fotografia e la scenografia.
Questo film è davvero difficile da vedere nella sua versione extended.
Purtroppo,nonostante il lusinghiero successo ottenuto in Francia,da noi ha avuto una distribuzione limitata e non è certo stato aiutato dalle rarissime apparizioni tv,il che è un vero peccato,trattandosi di opera assolutamente ben costruita e affascinante

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Manon delle sorgenti
Un film di Claude Berri. Con Yves Montand, Daniel Auteuil, Emmanuelle Béart, Hippolyte Girardot, Margarita Lozano Titolo originale Manon des sources. Drammatico durata 113 min. – Francia 1986

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Manon delle sorgenti banner protagonisti

Yves Montand – Cesar Soubeyran
Daniel Auteuil – Ugolin Soubeyran
Emmanuelle Béart – Manon
Hippolyte Girardot – Bernard Olivier
Margarita Lozano – Baptistine
Yvonne Gamy – Delphine
Ticky Holgado – Le Spécialiste
Jean Bouchaud – Il parroco
Elisabeth Depardieu – Aimee Cadoret
Gabriel Bacquier – Victor
Armand Meffre – Philoxène
André Dupon – Pamphile
Pierre Nougaro – Casimir
Jean Maurel – Anglade
Roger Souza – Ange
Didier Pain – Ange
Pierre-Jean Rippert – Eliacin
Marc Betton – Cabridan
Chantal Liennel – Martial
Lucien Damiani – Amandine
Fransined – Belloiseau
Françoise Trompette – Una ragazza del villaggio

Manon delle sorgenti banner cast

Regia Claude Berri
Soggetto Marcel Pagnol
Sceneggiatura Claude Berri, Gérard Brach
Fotografia Bruno Nuytten
Montaggio Hervé de Luze, Geneviève Louveau
Effetti speciali Jean-Marc Mouligne, Paul Trielli
Musiche Jean-Claude Petit
Scenografia Bernard Vézat

Manon delle sorgenti banner recensioni

L’opinione di Roberto Escobar dal Sole 24 ore

Come Jean de Florette (1986), anche Manon des sources si rivolge a un pubblico dai gusti generosi e insieme raffinati. Raffinati significa: in grado di cogliere e godere l’operazione cinematografica “colta” di Claude Berri. Generosi d’altra parte significa: non estenuati da spocchia intellettuale, e dunque ancora capaci di emozionarsi per il suo corposo, immediato linguaggio da racconto popolare. Berri – ecco l’operazione colta – ricostruisce da maestro un cinema che non c’è più, che viveva di platee ingenue e che è stato ucciso dal disincanto dei nostri anni televisivi. […]

L’opinione di Luigi Paini dal Sole 24 ore

Avevamo lasciato Manon bambina, con gli occhi ancora pieni di una scena orribile e blasfema: il vecchio Papet (Yves Montand) che “battezzava” il nipote Ugolin (Daniel Auteuil) proprio con l’acqua di quella fonte tanto a lungo – ma inutilmente – cercata dal padre Jean. Sono passati circa dieci anni da quel momento, che concludeva Jean de Florette, prima parte del film che Claude Berri ha tratto dal romanzo L’eau des collines di Marcel Pagnal; ora Manon (Emmanuelle Béart) fa la pastorella per conto di una coppia di vecchi immigrati italiani. »

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Yves Montand

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Emmanuelle Beart

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Daniel Auteuil

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Una Risposta

  1. Molto molto interessante mio cavaliere corrucciato.Un vero peccato che non sia rintracciabile potremmo vederlo assieme con una montagna di popcorn da sgranocchiare 🙂

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