Racconto d’inverno


Nel 1992 Eric Rohmer dirige il secondo film del ciclo delle stagioni,intitolandolo semplicemente Racconto d’inverno (Compre d’hiver in originale),preceduto da Racconto di primavera e seguito poi da Racconto d’estate e Racconto d’autunno.Un film che è contemporaneamente una storia d’amore e una storia di speranza,il racconto del dilemma di vita di una donna,alla ricerca del perduto primo amore e divisa tra l’affetto,completamente diverso nelle forme per due uomini a loro volta antitetici.

Ed è la storia di una lunga ricerca,coronata da un miracolo finale,che permetterà alla protagonista della storia di ricongiungersi inaspettatamente e in modo assolutamente casuale con il suo primo amore. Rohmer,regista dall’arte sottile e poetica, utilizza perfettamente gli strumenti a sua disposizione, creando una storia semplice ma al tempo stesso accattivante,dirigendo con la consueta maestria un cast solido anche se non composto da grandi nomi.Il regista di punta della Nouvelle vague,autore di capolavori come Il raggio verde o Pauline alla spiaggia usa la sua consueta forma elegante specie nelle riprese fotografiche morbide e delicate,un linguaggio semplice e diretto utilizzando per il racconto citazioni da autori come Shakespeare,Platone e Pascal.Una storia nel complesso semplice,articolata attorno alla figura di Felicie,una graziosa ragazza parigina che nel corso di una vacanza in Bretagna conosce l’altrettanto giovane Charles,del quale si innamora profondamente.

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I due sono giovani,belli e innamorati;la stagione estiva trascorre tra amore e coccole fino al fatale giorno del distacco.Felicie deve tornare a casa e lascia a Charles il suo indirizzo sbagliando però incredibilmente il comune delle banlieu nel quale vive.Felicie scopre di essere incinta ma Charles non si vede e non potrebbe essere altrimenti visto l’errore della ragazza.Cinque anni dopo ritroviamo Felicie alle prese con sua figlia Elise;ha una vita tranquilla,divisa tra il lavoro di parrucchiera presso Maxence con il quale ha una relazione e il timido e tranquillo bibliotecario Loic,innamorato senza speranza della donna.E’ Maxence a spuntarla su Loic ;l’uomo convince Felicie a seguirla a Nevers,dove sta per aprire un negozio di parrucchiere e dopo essersi separato dalla moglie.Felicie annuncia a Loic la decisione presa,sopratutto dopo essersi resa conto che l’ambiente che frequenta l’amico non le è affatto congeniale e parte con Maxence verso la nuova avventura.Ma il rapporto tra i due non è facile.

Maxence ha molta personalità e sopratutto tende a schiacciare la donna e ben presto Felicie si rende conto di aver fatto un errore, visto anche che Elise non sembra affatto felice nella nuova realtà in cui vive.In un colloquio con Maxence,Felicie confessa all’uomo di essere ancora innamorata di Charles,l’unico vero grande amore della sua vita poi d’improvviso decide di far ritorno a Parigi,nonostante l’opposizione di Maxence che vorrebbe tenerla con se.Così la donna ritorna alla sua vecchia vita,riallaccia i rapporti con Loic al quale racconta la verità sul suo rapporto con Maxence e quello con Charles,chiedendo a Loic di esserle amico senza però coinvolgimenti sentimentali.Una sera a teatro,mentre assiste ad una rappresentazione di A winter tale di Shakespeare a Felicie tornano in mente i ricordi dell’estate passata con Charles e prende la decisione di cercare l’uomo della sua vita.La vita scorre tranquilla.Felicie frequenta Loic che ha stabilito un ottimo rapporto con sua figlia Elise;la donna vuol bene al bibliotecario ma quando lui le chiede di passare l’ultimo dell’anno con la sua famiglia,Felicie rifiuta,conscia del fatto che l’uomo potrebbe presentarla come la sua compagna.

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L’ultimo dell’anno la lunga ricerca della donna ha una svolta inaspettata;nell’autobus sul quale sale con la figlia c’è il tanto cercato Charles in compagnia di una donna.Non reggendo all’emozione Felicie scende dall’autobus inseguito da Charles che le confessa il suo amore per lei.Tra i due può riprendere la storia interrotta dal caso anni prima.Felicie porta a casa sua Charles e sotto gli occhi stupiti della madre e della sorella piange di felicità con sua figlia Elise,,,,

Un film tenero strutturato in parte come una favola a lieto fine in parte come racconto del percorso individuale di una donna coraggiosa che non rinuncia a cercare il suo sogno,interrotto solo da un fortuito e sfortunato caso anni prima.Rohmer mette molta cura nella descrizione del rapporto a tre che Felicie stabilisce con gli altri due uomini della sua vita,il dolce e intellettuale Loic e il ben più sensuale e per certi versi forte e dominatore Maxence.Il bisogno d’affetto ma anche la ricerca della propria identità,le relazioni di Felicie con ilmondo esterno opposte al ricordo di un’estate indimenticabile che le ha comunque segnato la vita,il tenero rapporto con la figlia,frutto dell’amore con Charles e la ricerca di una via alla serenità e infine la ricerca di quella felicità che la donna sente come un giusto risarcimento,poi la ricerca di Charles,impresa ritenuta impossibile anche dagli affetti di Felicie si snodano attraverso due ore di cinema elegante e raffinato,caratteristiche peculiari del grande regista francese,uno dei più delicati e descrittivi della storia del cinema mondiale.

Il film di Rohmer ha una sua grazia leggera e un suo fascino discreto legato in primis alla figura della romantica Felicie e del rapporto che la stessa instaura con tre uomini diversi fra loro,uomini che hanno un’influenza affatto dissimile sulla sua vita.Il finale rende alla donna la felicità e stabilisce una degna conclusione di quella che è per certi versi una favola sulla fede nell’amore,un credo cieco e assoluto sulla possibilità che anche un miracolo possa accadere con sullo sfondo la ricerca di questo amore,che Felicie praticherà sempre.I legami con gli altri due uomini contano poco visto che è Charles l’oggetto del desiderio,all’apparenza impossibile, della donna.

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Ma i miracoli accadono,basta solo crederci.Accolto in modo tiepido se non freddo dalla critica,che considera questo episodio come il più debole tra i quattro racconti del ciclo delle stagioni, Racconto d’inverno ha viceversa una sua grazia sottile e una delicatezza d’espressione visiva e di narrazione esemplare.

Il mondo rohmeriano,fatto di quotidiano,di gente qualsiasi alle prese con una realtà difficile e per certi versi angosciante è qui espressa con meno profondità del solito ma con la consueta abilità di Rohmer nel mostrare aspetti delle vicende umane in simbiosi con la vita di una persona qualsiasi,come nel caso di questo film è Felicie.Se un appunto può essere mosso a Rohmer è l’aver scelto per una volta un mondo piccolo borghese che non è certo una costante dei suoi film e di aver privilegiato una conclusione del film assolutamente improbabile.Ma la linea della pellicola è quella sin dall’inizio,con l’antefatto dell’amore perso per un incredibile errore da parte di Felicie e una volta impostato il racconto in quel modo,Rohmer sceglie proprio la strada dell’improbabile,giungendo quindi alla conclusione altrettanto improbabile come l’inizio.

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Il film è lento,descrittivo,denso di citazioni e di dialoghi sulla vita,sulla morte,sull’amore e su Dio,temi da sempre cari al regista e inevitabilmente anche di sicuro fascino per il pubblico che tuttavia non apprezzò mai questo lavoro di Rohmer.

Molto brava Charlotte Very,protagonista del film, dal volto quasi anonimo ma intenso ed espressivo mentre nient’altro più che sufficienti gli altri attori.Come sempre nel cinema rohmeriano a parlare sono le scene e gli ambienti,gli attori sembrano quasi uno sfondo obbligatorio.Un film dalla difficile reperibilità,passato quasi inosservato nelle sale e apprezzato in pratica solo dai numerosi fans del regista parigino.

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Racconto d’inverno
Un film di Eric Rohmer. Con Charlotte Very, Fredric Van Den Driessche, Hervé Furic, Marie Rivière, Rosette, Roger Dumas Titolo originale Conte d’hiver. Commedia, durata 114 min. – Francia 1991

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Racconto d'inverno banner protagonisti

Charlotte Véry: Félicie

Frédéric van den Driessche: Charles

Michel Voletti: Maxence

Hervé Furic: Loïc

Ava Loraschi: Élise

Christiane Desbois: la madre

Rosette: la sorella

Jean-Luc Revol: il cognato

Haydée Caillot: Edwige

Jean-Claude Biette: Quentin

Marie Rivière: Dora

Claudine Paringaux: una cliente

Roger Dumas: Léontès

Danièle Lebrun: Paulina

Diane Lepvrier: Hermione

Edwige Navarro: Perdita

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Regia Éric Rohmer

Sceneggiatura Éric Rohmer

Produttore Margaret Ménégoz

Casa di produzione Les Films du Losange, Compagnie Éric Rohmer

Fotografia Luc Pagès

Montaggio Mary Stephen

Musiche Sébastien Erms

Costumi Pierre-Jean Larroque

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L’opinione del sito http://www.4si.ch

“Questo secondo episodio dei Racconti delle Quattro Stagioni inizia come non iniziano mai i film di Eric Rohmer. In modo esplicito, quasi sfrontato. Una giovane coppia che fa l’amore su una spiaggia soleggiata della Bretagna, onde sulla sabbia e sospiri di piacere. E, come non bastasse: al bis in stanza, sentiamo lui rimproverare lei di “non avere fatto attenzione”. Eccola infatti alla sequenza successiva, con figlioletta, ma senza il padre. Perché Félicie si è sbagliata: per uno di quegli errori che sembrano impossibili, aveva dato al bell’americano un indirizzo errato. Impossibile per impossibile, tanto varrà allora giocare uno di quei giochi nei quali Rohmer eccelle: da quell’istante Félicie viaggerà da un uomo all’altro. Ed in metro, in auto, in bus ed in treno: sempre in attesa di trovare terra ferma. E, soprattutto, di un improbabile – ma ineluttabilmente voluto da chi comanda i giochi – happy end predestinato.

Tra questi due momenti d’intensa felicità RACCONTO D’INVERNO inventa l’ormai solita, deliziosa piccola musica rohmeriana. Fatta di tutto e niente. Di rispetto terrificante della realtà (nessuno, meglio di Rohmer è riuscito a parlarci della nostra epoca, legandola indissolubilmente agli affetti di un proprio mondo poetico) e di banale favolistica-fumetto; di dissertazioni sulla reincarnazione, la provvidenza o la reminiscenza platonica. E di Shakespeare. Che non solo ispira a Rohmer il tema ed il titolo. Ma conforta Félicie, quando la conducono a teatro, perché “c’è della gente che credevamo morta, ed invece resuscita”.

Félicie è parrucchiera: e l’aspetto indimenticabile di CONTE D’HIVER è la misura, la giustezza con la quale Rohmer iscrive il suo romanzo d’appendice in una realistica e poetica cornice di condizione e di sogni piccolo-borghesi ed impiegatizi. Di tendine smunte e filodendri stenti, moquette rancide e mobiletti beige.

È da questo mondo, sinistro e commovente al tempo stesso, che l’occhio impietoso e tenero della cinepresa riesce, una volta ancora a far sgorgare quelle due cose che ci sono indispensabili: la verità ed il sogno.”

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Pachidermico, noioso. Film che tratta dei sentimenti della protagonista, ma che lo fa con lentezza di ritmi, con appesantimenti laterali e con un linguaggio cinematografico che favorisce l’assopimento. Mi sembra di non aver notato neppure un controcampo (o forse mi ero addormentato e non me ne sono accorto: ma poco cambia). Evitabile (tranquilli: buona parte della Critica non lo ama più di tanto…).

Homesick

Nel secondo racconto del ciclo delle “quattro stagioni” i dialoghi si arrovellano ancora in citazioni letterarie (l’innesto teatrale di Shakespeare) e filosofiche (metempsicosi, Platone e Pascal), ma acquisiscono una deliziosa morbidezza mancante nel primaverile, mentre le dinamiche tra amore e Caso anticipano taluni contenuti dell’estivo, oltre ad impostare uno schema drammatico ad esso inverso e complementare (una donna divisa fra tre uomini). Veritiero il personaggio della Very nella sua parossistica indecisione associata ad un ottimismo di fondo. Epilogo accomodante e natalizio.

Saintgifts

Il racconto d’inverno inizia con un amore estivo tra i due protagonisti, che poi si perderanno di vista, per una svista, e che lascerà Felicie incinta di una bambina. È durante il Natale di quattro anni dopo che si svolge il racconto d’inverno, che ha una citazione anche per quello di Shakespeare e che vede Felicie innamorata di due uomini che prende e lascia con la velocità del suono, apparentemente in modo capriccioso. Dialoghi “colti” sulla vita, sulla religione e sull’amore, che portano ad un finale tanto consolatorio quanto improbabile.

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Una Risposta

  1. Grazie per esserti ricordato del grande maestro francese!

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