Il giocattolo


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La rivincita di un uomo qualunque.O anche la giustizia fai da te che si sostituisce all’ordine costituito.O ancora una pistola come prolunga fallica in grado di diventare una ragione di vita.O altro ancora,scegliete voi.Le chiavi di lettura di Il giocattolo sono tante,molteplici.

E ognuna si incastra perfettamente nella sceneggiatura del film che Giuliano Montaldo dirige nel 1979 in un momento storico particolarmente confuso;l’Italia è ancora sotto choc dal cruento episodio di Via Fani,durante il quale ha scoperto un terrorismo ormai avviato allo scontro frontale con lo stato e senza più mediazioni.La parabola crudele e violenta del terrorismo stesso sta per volgere al termine (anche se ci saranno colpi di coda negli anni 80) ma questo gli italiani non lo sanno.C’è solo molta paura,in giro,c’è voglia di sicurezza,di tranquillità.Invece gli episodi cruenti legati al terrorismo e alla malavita organizzata (sono gli anni della banda della Magliana) hanno diffuso insicurezza e instabilità.

Montaldo scrive una sceneggiatura in cui questi temi entrano da una porta secondaria,almeno all’apparenza;viceversa una lettura attenta propongono drammaticamente sullo sfondo le vere motivazioni del film,nel quale il personaggio di Barletta,uomo placido e dalla vita qualunque viene coinvolto in qualcosa molto più grande di lui e finisce per diventare un simbolo della ribellione del cittadino qualsiasi alla violenza quotidiana.Ma non bisogna farsi attrarre dalla facile lettura univoca di questo aspetto del film;nello stesso sono toccati più temi,quello dell’amicizia e quello del quotidiano di una vita anonima,quello del sociale e quello del quotidiano di tutti coloro che si trovarono a vivere quegli anni straordinari ma al tempo stesso così complicati,in un periodo storico che traghettò l’Italia dagli anni di piombo agli incredibili anni ottanta,quelli del tutto è a portata di mano e quelli della vita da cicale che avrebbero fatto da incubatrice alla grande crisi socio economica degli anni duemila.

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Il protagonista della pellicola è un uomo assolutamente e totalmente anonimo, il ragionier Vittorio Barletta;vita tranquilla,una delle tantissime nascoste nelle pieghe di una metropoli violenta e disumanizzante,vita condizionata dalla frustrazione sul lavoro ma sopratutto dalle precarie condizioni di salute di sua moglie Ada.L’unica consolazione del “ragiunier” sono gli orologi,che Vittorio ama e ai quali dedica il tempo libero;il lavoro è frustrante,sopratutto perchè Vittorio lo svolge alle dipendenze di un suo ex compagno di scuola,Nicola Griffo, che lo fa lavorare alle sue dipendenze non certo per amicizia.Griffo è un’affarista senza scrupoli,che ha trovato in Vittorio un comodo e servile collaboratore sul quale scaricare le eventuali responsabilità di affari sporchi nei quali quotidianamente si muove.

Così Vittorio divide un’esistenza soffocante, disumanizzante, stretto fra una falsa amicizia,un lavoro insoddisfacente e una moglie malata.Sarà una rapina in un supermercato a segnare una svolta imprevedibile nella sua vita.Coinvolto nella sparatoria seguente all’atto criminale,Vittorio resta ferito seriamente ad una gamba;durante la riabilitazione conosce un poliziotto,Sauro Civera,che gli mostra immediatamente simpatia.Vittorio è meridionale come Sauro,napoletano;la matrice comune,l’identità che i due ritrovano nel sentire e nel vedere,in quell’essere emigrati in una terra fondamentalmente ostile li avvicina e tra loro nasce un rispetto e un’amicizia solida.

Sarà il poliziotto a cambiare per sempre la vita di Vittorio il giorno in cui lo porta ad un poligono e gli fa sparare i primi colpi di pistola.Sotto lo sguardo allibito dell’istruttore del poligono (il compianto Daniele Formica),Vittorio mostra un talento naturale nell’uso della pistola tanto da centrare tutti i bersagli.Sauro regala a Vittorio una pistola,che lo stesso avrà modo di usare contro un bersaglio umano una sera nella quale le vite dei due finiscono per dividersi definitivamente;Sauro muore in un conflitto a fuoco e Vittorio uccide uno dei banditi.

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Per il ragionier Barletta la vita diventa un incubo.Se per i cittadini è un eroe che ha fatto vendetta da se,per i malviventi è diventato un nemico.Vittorio viene perseguitato con minacce,mentre la situazione di salute di sua moglie continuano a peggiorare.Con il cuore colmo di angoscia la vita prosegue,ma sempre più alienante;una sera Vittorio viene circondato da alcuni malviventi. Dopo aver finto paura,spara e ferisce alcuni malviventi.Ora non è più solo un giustiziere ma anche un uomo pericoloso,che la polizia incrimina per eccesso di legittima difesa.La situazione precipita.Vittorio viene incarcerato proprio mentre sua moglie si aggrava;una sera riceve la visita della figlia di Griffo,Patrizia,che lo seduce e poi racconta tutto a suo padre.Griffo decide di licenziare Vittorio,non prima di essersi re intestato conti e danari detenuti da Vittorio.Ora per il ragioniere è davvero finita.

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Medita vendetta e di usare per l’ultima volta il giocattolo,la sua fedele pistola ma…Un Nino Manfredi una volta tanto non romano presta il volto all’anonimo Vittorio Barletta con misura e drammaticità,come del resto richiesto dalla sceneggiatura.Alla quale collaborò lo stesso attore ciociaro,mostrando la sua poliedricità come autore e sopratutto un camaleontismo incredibile come attore.Basti pensare alle due grandi interpretazioni successive in Cafè express e in Nudo di donna (terza e ultima regia dell’attore),in cui metterà in scena due personaggi differenti e complessi.

Il giocattolo è un film molto interessante, al quale si può riconoscere un difetto grosso anche se non capitale,ovvero l’aver voluto mettere troppa carne al fuoco contemporaneamente alla descrizione della figura,tutto sommato dolente,di un ragioniere qualsiasi alle prese con vicende troppo più grandi di lui.Ma la regia scorre veloce e grazie ad un cast estremamente misurato e di valore naviga a gonfie vele fino all’amaro finale e alle parole profetiche (un po retoriche) che Barletta e sua moglie pronunciano,

””Ma dove sono tutti?”

“E dove sono? Sono tutti lì davanti alla televisione!”

“Ma qualcuno avrà pure sentito lo sparo…?”

“Ma ormai chi vuoi che s’accorga di un colpo di pistola?”

Una resa del cittadino qualunque che capisce di essere un granello di sabbia in un deserto.Sicuramente a tratti affiora l’ombra del qualunquismo,alcune scene e alcuni concetti sono davvero tagliati con l’accetta.Ma l’impianto narrativo resta di prim’ordine e la maschera dolente di Manfredi copre alcune inevitabili grossolanità della trama.Tributi a Un borghese piccolo piccolo di Monicelli (la vendettad i un uomo qualsiasi in questo caso sull’assassino del figlio),Il giustiziere della notte (un uomo abile con la pistola fa giustizia da se) e L’arma di Squitieri.Per quanto riguarda il citato cast,straordinario Arnoldo Foa, unico nei ruoli di “antipatico”,che spesso gli venivano affidati per quella sua aria a metà strada tra il canagliesco e l’aristocratico.Bravissimo il compianto Vittorio Mezzogiorno,bravissimo nel ruolo del poliziotto Sauro che inizierà Barletta all’uso della pistola,mentre decisamente brave sono le principali interpreti femminili,ovvero Marlene Jobert che rende perfettamente la fragile e malata Ada,Pamela Villoresi nel ruolo della figlia di Griffo,Patrizia (memorabile la scena dei “gorillini”che intende rifilare al padre) e infine Olga Karlatos,nobile e bellissima nel ruolo della moglie dello scaltro Nicola Griffo.

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Molte luci,mescolate a diverse ombre; Montaldo passa dalle biopic Giordano Bruno e Sacco e Vanzetti ad una storia che comunque affonda le radici nella storia degli anni di piombo.Lo fa a modo suo,con lucidità ma anche con mano pesante.Un film controverso,comunque da vedere.

Pur passando spesso in tv,Il giocattolo non ha ancora una versione digitale.E’ presente in una versione presa dalla tv su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=f8Hif5fxvTU 

Il giocattolo

Un film di Giuliano Montaldo. Con Nino Manfredi, Olga Karlatos, Marlène Jobert, Pamela Villoresi, Arnoldo Foà, Vittorio Mezzogiorno, Loris Bazzocchi, Mario Brega, Mario Cecchi, Carlo Bagno, Luciano Catenacci, Arnaldo Ninchi, Renato Scarpa, Daniele Formica Drammatico, durata 118 min. – Italia 1979

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Il giocattolo banner protagonisti

Nino Manfredi: Il ragioniere Vittorio Barletta

Olga Karlatos: Laura Griffo

Marlène Jobert: Ada, sua moglie

Pamela Villoresi: Patrizia Griffo

Arnoldo Foà: Nicola Griffo

Vittorio Mezzogiorno: Sauro Civera

Loris Bazzocchi

Mario Brega: Un rapinatore

Mario Cecchi

Carlo Bagno: Lo scopino del carcere

Luciano Catenacci: “Gorilla” di Griffo

Arnaldo Ninchi: L’intervistatore della tv

Renato Scarpa: L’armaiuolo

Daniele Formica: Gualtiero l’istruttore di tiro

Margherita Horowitz: Proprietaria della pizzeria

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Regia Giuliano Montaldo

Soggetto Sergio Donati

Sceneggiatura Sergio Donati, Giuliano Montaldo, Nino Manfredi

Produttore Claudio Mancini, Sergio Leone

Fotografia Ennio Guarnieri

Montaggio Nino Baragli

Musiche Ennio Morricone

Scenografia Luigi Scaccianoce

Costumi Franco Carretti, Erminia Ferrari Manfredi

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“Eh, non lo so! Oggi si rischia la vita tutti i minuti; vale la pena di curarsi il mal di testa? Non lo so, fai te!”

“Questa è una 38 con bam masterpiece, canna da 165, 1332 gr. di peso, massima precisione, è un fatto di balistica, ma voi che cazzo ne sapete di balistica?”

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L’opinione di Will Kane dal sito www.filmtv.it

Inquadrato fin dall’inizio come un uomo pavido e alle prese con situazioni troppo grosse per lui, Vittorio è un ometto sulla cinquantina senza pretese, che conduce una vita familiare monotona, ha una moglie con cui comunica relativamente, e spesso preferisce occuparsi della riparazione della sua collezione di orologi:fin quando non si ritrova nel bel mezzo di una rapina in un supermercato, dopodichè gli entra una fissa per le pistole e monta in lui una paranoia sempre crescente che lo porta ad affezionarsi troppo al peso di un’arma in mano. Su un tema del genere uscì, quasi contemporaneamente, “L’arma” di Squitieri con Stefano Satta Flores, ed è chiarissimo il riferimento all’operazione di Monicelli-Sordi con la riuscita di “Un borghese piccolo piccolo”. Anche se il cast tecnico è di prima categoria(Morricone però fa un pò troppo il verso a se stesso e “Indagine su un cittadino…”), Montaldo infarcisce di eccessi retorici copione e film fino a renderlo da drammatico grottesco, vedasi l’incredibile declamazione finale in una scena altrimenti di forte impatto, e non sfrutta bene un Manfredi che vorrebbe ripetere il numero di Albertone in veste violenta:abbastanza ambiguo nella fin troppo sottolineata tesi di base( la violenza è punita solo se a praticarla è un poveraccio come il protagonista? e allora che deve fare un uomo per recuperare rispetto e dignità, secondo la sceneggiatura), “Il giocattolo” sembra andare avanti a tastoni, dimenticandosi di un personaggio imprescindibile per la storia come quello di Vittorio Mezzogiorno dopo la sua dipartita.E se la coppia al centro della vicenda ha momenti di credibilità concreta, soprattutto quando l’uomo, di fronte alle difficoltà adotta un modo di reagire bambinesco e passivo, molti dei personaggi di contorno sembrano tagliati con l’accetta.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Incredibile come il film, dopo un primo tempo davvero buono, crolli nel secondo, laddove l’accettabile romanzesco si fa inverosimiglianza allo stato puro, ma non quella che s’amalgama col grottesco, bensì quella che fa dire “ma non è possibile…”, fino al bruttissimo, gratuito finale (non sapevano come chiudere il film?). Manfredi bravissimo, anche se talora la sagace ironia tipica dei suoi caratteri non si sposa benissimo col personaggio. Grandi pure Foà e Mezzogiorno: molto più del film, se viene preso nel suo complesso.

Galbo

Vero e proprio noir italiano, il film di Giuliano Montaldo è per molti versi complementare al capolavoro di Monicelli Un borghese piccolo piccolo. Gran parte del merito per la riuscita del film va ad un ottimo Nino Manfredi, che riesce a rendere con molta efficacia il ruolo di un uomo qualunque, completamente soggiogato dal possesso di un’arma che diventa mezzo per l’affermazione della propria personalità.

Homesick

Storia tragica che affronta i temi della delinquenza dilagante, il diritto alla legittima autodifesa, i rischi della giustizia privata, lo sciacallaggio e il cinismo dei giornalisti, le contraddizioni della legge. Superlativi Manfredi, che passa con disinvoltura dal comico al drammatico, lo spregiudicato affarista Foà, la malinconica ed apprensiva Jobert, la ninfomane Villoresi, il gagliardo Mezzogiorno. Da vedersi parallelamente a L’arma di Squitieri, con il quale, tra l’altro, condivide l’idea della pistola come estremo rimedio ad una virilità frustrata.

Markus

Il regista Giuliano Montaldo si cimenta nella commedia, narrando la vicenda drammatica di un modesto ragioniere, timido e riservato di giorno, ma giustiziere di notte (il richiamo a Il giustiziere della notte è evidente), adattandolo al clima terroristico dei nostri anni di piombo e aggiungendoci l’aggravante di aspetti psicologici che turbano il rapporto di coppia tra il ragioniere e la moglie, oltre che molti aspetti della società malsana, per altro ancora molto attuali.

Cangaceiro

Altra variazione italiana sul tema de Il giustiziere della notte dopo Un borghese piccolo piccolo. Manfredi dosa bene il suo sarcasmo e conferma una volta di più la propria bravura nei panni del povero Cristo solo e sprovveduto con moglie malaticcia a carico. Montaldo conferisce alla vicenda un’atmosfera cupa e plumbea che colpisce molto. La storia però soprattutto nella seconda parte perde di veridicità, risultando approssimativa, con un finale troppo melodrammatico e improbabile. Perfetta comparsata di Mezzogiorno, ossessive le musiche di Morricone.

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2 Risposte

  1. Un bel film Il Giocattolo, con un Manfredi in un ruolo serio che davvero convinceva.
    E che il qualche modo riprende come trama a Un Borghese Piccolo Piccolo con Sordi, a mio dire

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