Parenti serpenti


Parenti serpenti locandina

Dalle mie parti,nella mia terra,c’è un’espressione che si perde nella notte dei tempi ed è citata dagli anziani quasi fosse un dogma
intangibile,una verità di vita assoluta e incontestabile.Dice letteralmente,tradotta dal dialetto:
“Un padre campa cento figli,cento figli non campano un padre”
E’ un detto che ha sicuramente varianti in ogni regione italiana,in ogni provincia perchè esprime una maniera di sentire universale,
cinica e cattiva,ma anche oggettivamente e obiettivamente difficile da smentire.
Parenti serpenti di Mario Monicelli ha molti punti di contatto con questa frase,anche se il film abbraccia altre tematiche molto complesse,
tuttavia essa può essere presa come paradigma e base di partenza per la storia che il film racconta,quella di una famiglia all’apparenza come tante altre,borghese e tradizionale,alle prese con il rito delle feste natalizie in casa,quando ci si riunisce per celebrare un rito religioso (oggi a dire il vero molto più pagano) con la famiglia,probabilmente l’unica occasione per riunire attorno ad un tavolo persone divise dal quotidiano della vita.
Parenti serpenti,oggettivamente un titolo forte.
Un titolo che esplicita tutto quello che verrà raccontato nel film,una visione grottesca e cinica della famiglie e degli affetti,che mette in discussione il cardine fondamentale della società,dell’individuo,l’essere cioè parte di un assieme che regola sentimenti e sangue,relazioni e affetti e che pure
alla fine del film sembrano non avere più alcuna importanza davanti agli egoismi personali,alle proprie necessità che di fatto appaiono superiori a qualsiasi altra cosa.

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Siamo nel 1992,poco prima del tornado tangentopoli ma non ancora abbastanza lontani dagli anni dell’Eldorado,da quella sbornia collettiva che sono stati gli anni ottanta,quando tutto appariva possibile e quando ci si era illusi che la Milano da bere,gli Yuppies,i soldi e le vacanze,gli abiti,tutta la civiltà dell’apparire contasse ben più della civiltà dell’essere.
Il periodo in cui tutti sapevano come si stava procedendo su quella china pericolosa senza però avere il coraggio di fare il fatidico passo indietro,perchè in fondo era bello poter ambire a tutto,sentirsi finalmente liberi di sognare anche il superfluo,quasi che il superfluo stesso fosse una condizione fondamentale del nostro essere.
Monicelli indaga sul cardine di quella società,la famiglia.
Una famiglia che ormai è entrata in crisi anche a causa di quell’agiatezza diffusa,che ha portato l’egoismo personale a dimenticare le origini di ciascuno di noi.
L’individuo,che è nato nella famiglia e in essa è cresciuto,aiutato e guidato per mano dalle sue due travi portanti,il padre e la madre,dimentica completamente e rinnega i suoi cardini;l’affermazione individuale vale più dei sentimenti,l’egoismo diventa il dio assoluto che regola le vite,una divinità crudele che non ammette il sentimentalismo,la riconoscenza.
Homo homini lupus,l’uomo è un lupo per l’uomo.
Il detto di Plauto,che sottolinea la malvagità e la malizia degli uomini può essere citato come emblema assoluto della nuova società.
E Monicelli fa sua la citazione latina attraverso un ritratto al vetriolo,corrosivo e grottesco,di quel cardine della socialità che è la famiglia.
Lo fa quasi in maniera subdola;se non ci fosse il titolo del film a mettere in guardia lo spettatore su quello a cui sta per assistere l’inizio del film sembrerebbe quasi idilliaco.

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Una famiglia in auto,la neve candida che scende copiosa,un paesaggio quasi montanaro e la voce di un bambino a fare da Virgilio allo spettatore.
La trama in breve:
a casa di Saverio e Trieste,due anziani coniugi,convergono per le feste natalizie Lina e suo marito Michele con il figlio Mauro,Milena e Filippo,coppia senza figli,Alessandro con sua moglie Gina e la figlia Monica e infine il quarto figlio della coppia,il single Alfredo.
Trieste è una donna contenta,felice come una chioccia che ha accanto a se i suoi figli;Saverio invece sembra preda di un’iniziale demenza senile,che
lo spinge a comportamenti bizzarri.
Tutto sembra scorrere con allegria e spirito natalizio,ma le cose cambiano molto in fretta nel momento in cui una riconoscente e felice Trieste
comunica alla famiglia riunita la decisione di trasferirsi in casa di uno dei figli.
La notizia è accolta con gelo dai figli.
Tutti sembrano decisi a delegare ad Alfredo quella che ritengono una brutta gatta da pelare,ma in realtà Alfredo non ha alcuna intenzione di prendersi carico dei suoi genitori;comunica così agli sbalorditi familiari di essere omosessuale e di condividere la propria casa con una guardia giurata.
A questo punto antiche ruggini,gelosie e altro esplodono tra i vari fratelli e sorelle;si scopre per esempio che Gina ha una relazione con Michele,l’atmosfera delle feste e del Natale sembra ormai completamente dissolta.
Ma una notizia arrivata dalla tv sembra riunire tutti attorno ad un obiettivo comune:una coppia di anziani è morta per una stufa difettosa.
C’è quindi un modo per non prendersi carico dei due incolpevoli anziani e contemporaneamente eliminare alla radice il problema…
Cattivo,beffardo,grottesco,se vogliamo crudele.
Parenti serpenti esaspera un problema reale,lo porta ad una condizione limite.
Certamente condivisa da una minoranza,per fortuna.Eppure terribilmente reale e possibile.
In una società senza più orientamento morale,smarrito,perso dietro gli egoismi personali,può accadere anche quello che Monicelli,con il suo gusto per la provocazione evoca ad arte.

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E allora ecco che i parenti si trasformano in serpenti.
Molti commenti in rete su questo film ritengono lo stesso estremo o esagerato.
Nella realtà delle cose Monicelli non fa altro che amplificare un problema portandolo al punto di rottura,lo stesso che in pratica
segna il finale cinico e crudele del film stesso.
Provocazione o no che sia,il film coglie nel segno e consegna al pubblico molti temi su cui discutere.
Bene tutto il cast,attori non di primissimo piano ma assolutamente adatti ai ruoli interpretati,da Paolo Panelli a Cinzia Leoni alla bravissima
e compianta Monica scattini.
Le location sono ambientate in Abruzzo,nella zona di Sulmona;bella la fotografia ed emozionante l’Adeste fideles che i fedeli cantano la vigilia di Natale.
Un film bello e crudele,con un fascino davvero particolare.
La pellicola è presente su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=CpR2ZgE2NWc

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Parenti serpenti

Un film di Mario Monicelli. Con Paolo Panelli, Alessandro Haber, Marina Confalone, Pia Velsi, Monica Scattini, Eugenio Masciari,
Tommaso Bianco, Cinzia Leone, Renato Cecchetto, Riccardo Scontrini, Eleonora Alberti Commedia, durata 95 min. – Italia 1992.

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Parenti serpenti banner protagonisti

Marina Confalone: Lina
Alessandro Haber: Alfredo
Tommaso Bianco: Michele
Cinzia Leone: Gina
Eugenio Masciari: Alessandro
Monica Scattini: Milena
Paolo Panelli: nonno Saverio
Pia Velsi: nonna Trieste
Renato Cecchetto: Filippo
Eleonora Alberti: Monica
Riccardo Scontrini: Mauro
Elisabetta Centore: Cesira
Alfredo Cohen: La fendessa
Roberto Corbiletto: il sacerdote
Carlo Picone: se stesso
Ramona Badescu: una commensale al veglione
Francesco Anniballi: un operaio stradale

Parenti serpenti banner cast

Regia Mario Monicelli
Soggetto Carmine Amoroso (storia originale)
Sceneggiatura Carmine Amoroso con la partecipazione di Suso Cecchi d’Amico, Piero De Bernardi, Mario Monicelli
Produttore Giovanni Di Clemente
Casa di produzione Clemi Cinematografica
Art director Franco Velchi
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Ruggero Mastroianni
Effetti speciali Paolo Ricci
Musiche Adelio Cogliati
Tema musicale Rudy De Cesaris
Costumi Lina Nerli Taviani

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“Proprio per questo, me l’avete sempre messo nel didiettro, con rispetto parlando…”
“Ma cosa lascio stare se poi mi viene su con un c**o che fa provincia!”

Parenti serpenti banner recensioni
L’opinione di Tafo dal sito http://www.filmtv.it

Il familismo amorale che diventa criminale. Quando il rito parentale per eccellenza diventa cronaca nera resta poco da festeggiare. Non c’è bisogno di essere cattivi per pensare alla famiglia come il luogo degli obblighi verso individui
che non abbiamo scelto ma che dobbiamo in qualche modo sopportare almeno finche regge il velo di ipocrisia di tali rapporti. La famiglia di Monicelli è fatta di cose non dette, covate, tenute segrete all’interno è all’esterno delle mura domestiche affinché
ci si possa rivedere per il natale successivo. Dopo le festività tutti tornano a casa propria con i propri problemi quotidiani senza volersi preoccupare di quelli altrui. La famiglia di Monicelli non è luogo di malinconia e minimalismi, i vecchi sono rimbambiti e i bambini innocenti,
restano gli unici veramente contenti di fare le solite cose in quei soliti giorni. Gli adulti sono contenti finche non devono fare i conti con le responsabilità verso gli anziani genitori, desiderosi di passare gli ultimi anni di vita con la famiglia di uno dei figli. La bomba esplode è ognuno cerca di scansarne i pezzi,
non si parla male solo degli assenti e il rancore è libero di trasformare gli ultimi giorni dell’anno nella resa dei conti tra fratelli sorelle e acquisiti, tra omosessualità scoperte e maternità mancate c’è pure un tradimento incrociato a dimostrare come tutto accada in famiglia ma nulla deve trapelare.
La famiglia di Monicelli è un ritratto feroce grottesco e nero di un istituzione che si può allargare solo per brevi periodi, dove si finge felicità e ognuno ha qualcosa da lamentare, un dramma piccolo piccolo non manca a nessuno, e la malinconia dell’infanzia
è una abitudine per ripulirci dal passato che non evita di farci ridiventare brutti e cattivi.

L’opinione di Gianni Arshavin dal sito http://www.filmscoop.it

Altro grande lavoro di Mario Monicelli che, malgrado con questo “Parenti serpenti” non riesca a raggiungere altri suoi capolavori precedenti, riesce ancora una volta a graffiare e a dire la sua sulla realtà medio-borghese italiana fatta di cinismo e ipocrisia.
Il forte realismo di questa vicenda e l’ironia nera tipica del regista toscano rendono questo film imperdibile per chi ama la comicità drammatica pregna di contenuti. A questo giro forse abbiamo meno risate esplosive rispetto ad altri titolo di quel periodo ma il forte cinismo presente renderà ogni risata amara e difficile da dimenticare.
La situazione proposta sullo schermo riflette perfettamente tante vicende reali e davvero accadute , ed impossibile non riconoscere i propri parenti o alcuni di loro nel vasto nugolo di personaggi viscidi ed egoisti presenti in questa storia.
Nonostante un ritmo forse troppo cadenzato nella fase iniziale e un pochino troppo accelerato in quella conclusiva , il film si lascia vedere in modo godibile e piacevole , fra tante sequenze esilaranti ed altre dure e bastarde come non mai.
Il cast di caratteristi scelto dal cineasta italiano è perfetto nell’impersonare i vari personaggi di questa famiglia abruzzese, divertenti e riconoscibili senza mai però apparire sopra le righe o eccessivamente caricaturali.
Il finale poi è un bel colpo basso , estremo ed esagerato ma allo stesso tempo credibile e veritiero.
Per il compianto Monicelli quindi un’altra opera da ricordare , forse una delle sue ultime di altissimo profilo.

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Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Sapiente commedia nera di Monicelli, che prima ci colloca in un clima familiare (un po’ lo è per davvero, un po’ lo è per salvifica esteriorità), fatto anche di banalità (le discussioni politiche superficiali, la sensualità della Bertè…), e poi piazza la bomba che fa scatenare pure il ricatto, fino all’amarissimo finale. Un bel film.
Galbo

Film ingiustamente poco valutato dalla critica e dal pubblico, si inserisce bene nella filmografia del grande Monicelli; nessuno meglio di lui avrebbe potuto raccontare così bene la perfidia e le bassezze di questo gruppo familiare, ben collocato in una caratteristica cittadina provinciale, con vizi e virtù riconoscibili da tutti. Ottimo il cast con il grande Panelli, Haber e la Confalone su tutti; memorabile il finale.
Il Gobbo

Forte. Monicelli al vetriolo, con un copione degno dei bei vecchi tempi e assecondato perfettamente da un cast di seconde linee in formissima (eccezionali le donne, specie la Confalone, e Haber nel suo solito ruolo). Il maggior merito sta nel far risultare la terribile svolta finale del tutto conseguente e plausibile. Commovente Panelli, l’anziana moglie è ora la petulante suora degli spot con Alex Del Piero e la Chiabotto. Da vedere (il film, non gli spot)
Pigro

Quando i parenti si riuniscono per Natale… Deliziosa commedia che fa del cinismo la sua chiave di volta. Beffardo, cattivo e traditore, il bellissimo film entra ben presto nel succo della questione mettendo a nudo le ipocrisie tra i fratelli proprio nel giorno più ‘santo’. Eccellenti tutti gli attori (anche Haber, in genere troppo esagerato), così come impeccabili sono sceneggiatura e regia, senza dimenticare la bella ambientazione di Sulmona. Da vedere per scoprire come la classica commedia all’italiana abbia ancora molto da dire.
Puppigallo

Si sorride amaro in questa commedia, in cui i due poveri vecchietti tentano di allettare i vari parenti, mettendo a disposizione casa e pensione, pur di farsi in qualche modo adottare, perché sempre meno in grado di badare a loro stessi (soprattutto il nonno, partito anche un po’ con la brocca). Non tutti i colpi vanno a segno e ogni tanto si
eccede in acidità, finendo per buttarla sulla rissa verbale e sulla facile battuta, sfruttando i numerosi difetti di questo colorito gruppo. Un po’ stiracchiato, ma con il pregio di scorrere fino all’epilogo. Non male.

Parenti serpenti foto 1

Monica Scattini

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Una Risposta

  1. Rivisto un sacco di volte.
    Scorre ancora oggi molto bene ed ha anche una certa attualità a suo modo, con i figli che niente vogliono saperne di aiutare i genitori

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