Salvare la faccia

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L’amore è un sentimento complesso, ricco di sfaccettature. Può essere illustrato attraverso un amplesso amoroso, o meglio, attraverso timidi dettagli di un atto di passione. La cinepresa inquadra la carezza di una mano elegante, i capelli sciolti di una giovane donna, il lieve respiro di una ragazza innamorata sulla pelle dell’uomo che l’abbraccia… . Allo spettatore verrebbe voglia di sorridere, verrebbe voglia di immergersi in quell’attimo sognato, nel bene che trasmette alla mente e, sopratutto, all’anima. Tuttavia, qualcosa lo frena. Un suono, una musica fastidiosa, inadatta all’intimità ed in netto contrasto con essa. “Love your neighbour as yourself” recita il ritornello e, lentamente, quasi senza accorgersi, allontana lo spettatore dal sogno, lo accompagna verso la realtà, verso il mondo dei fasulli equilibri, ove, pare che non ci sia spazio per l’amore e per la tenerezza.
La giovane donna è Licia Brignoli (Adrienne La Russa), figlia dell’imprenditore Marco Brignoli (Rossano Brazzi), industriale di Prato, assiduamente impegnato nell’accrescimento del patrimonio familiare. Infatti, con l’inaugurazione della nuova fabbrica, Brignoli non solo solidifica la propria posizione sociale ma agevola la carriera politica dell’Onorevole amico, candidato al Governo. Tanta fatica spesa, quindi, tanti sacrifici per accumulare denaro e potere vanno salvaguardati “ad ogni costo”.

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Licia è la figlia minore di Brignoli la quale, all’età di diciott’anni, sorride e canta al suo primo amore, Mario (Nino Castelnuovo). A causa della giovane età e, probabilmente, del benessere in cui è cresciuta, Licia è estranea alla perfidia umana, è una “credente”. La sua visione del mondo è fiabesca: Cenerentola e l’amore che la unirà al Principe Azzurro, ovvero, il bene che prevale sul male. Mario, al contrario, dimostra di perpetrare una filosofia di vita all’estremo opposto: tutto è in vendita, anche Cenerentola. Quando Licia viene fotografata tra le sue braccia, per commissione dello stesso Mario, quest’ultimo la svende per venti milioni di vecchie lire. A tanto ammonta la somma che lo stimato Brignoli è disposto a sborsare pur di evitare uno scandalo con conseguenze economiche rovinose. Non solo. Alla pari dell’amante, anche il padre è disposto a svendere gli affetti. Con il consenso della figlia maggiore, Giovanna (Paola Pitagora), e del genero, Francesco (Alberto de Mendoza), Brignoli rinchiude la figlia in un istituto di salute mentale. La famiglia di Licia, con l’appoggio del “sempre disinteressato” clero, decide di costruire una commovente storia: solo una ragazza affetta da malattia mentale avrebbe potuto commettere l’imprudenza di concedersi ad un proletario, in una casa di appuntamenti. Quindi, la famiglia Brignoli, tragicamente colpita dalla disgrazia, susciterà nell’opinione pubblica un sentimento di commozione e solidarietà. Nessuno oserebbe puntare il dito contro una creatura ammalata e, tanto meno, contro una famiglia che la accudisce amorevolmente, nel migliore dei modi, quasi fosse una “cornice di chiesa”.
Tradita negli affetti, svenduta nell’amore, privata dalla libertà, Licia subisce l’impeto del padre. Si sottopone alla terapia psicofarmacologica e al severo regime di reclusione. Uscirà dal manicomio viva, forse diversa, ma viva.

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Alla conclusione del ricovero, Licia torna in famiglia, apparentemente contenta di riabbracciare le persone che la circondano: papà Brignoli, Giovanna e Francesco. Tuttavia, lo spettatore attento comprende sin da subito che la condotta di Licia, seppur mascherata da gesti affettuosi, è caratterizzata da azioni malefiche. Sarà che Licia è impazzita? Sarà che ha imparato una lezione da venti milioni di lire?
Dapprima, Licia seduce il cognato, Francesco, punendo in questo modo la sorella Giovanna. Licia condanna la promiscuità tra i pensieri e le azioni di Giovanna la quale, pur consapevole di essersi sposata per convenienza, tollera le azioni scorrette del padre e del marito. L’attenzione di Licia si rivolge, poi, al pavido Mario. Il lupo perde il pelo ma non le abitudini: Mario si dimostra entusiasta all’idea di ricattare il padre di Licia e acconsente ad un’improbabile proposta di matrimonio della ragazza.
Nemmeno il clero sfugge all’ira di Licia: durante una proiezione privata, ove viene presentato il pellegrinaggio a Lourdes organizzato per le maestranze della fabbrica, “un’esperienza davvero indimenticabile!”, Licia scambia il nastro del percorso religioso con un nastro che ritrae lo stimatissimo Brignoli e l’amante Laura (Idelma Carlo) avvinghiati in atteggiamenti licenziosi.
Lentamente, la famiglia Brignoli s’incammina verso l’orlo del precipizio. Giovanna, stanca e arresa, muore suicida. Francesco, privato dal sogno di ereditare il patrimonio Brignoli, si allontana dalla famiglia. Mario, intrappolato nel proprio arrivismo, morirà per mano dell’ignaro papà Brignoli.
I sopravvissuti sono increduli, spossati, si interrogano confusi sulle ragioni dei propri fallimenti.

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Forse, per alcuni di loro trattasi di rovina. L’unico che dovrebbe sentirsi realizzato è proprio papà Brignoli. In fondo, la piccola Licia è stata plasmata secondo l’immagine dell’ignobile padre. L’educazione ha reso. Nel finale, Licia e papà Brignoli, isolati nel lusso opulente della villa familiare, si fanno compagnia a tavola. La stessa cinepresa che all’inizio inquadrava interessata i dettagli di un tenero atto d’amore, ora, arretra lentamente, quasi volesse prendere le distanze dalle rimanenze delle esistenze rovinate. Nessuno si è salvato. Si salva chi si allontana.
Salvare la faccia uscì nelle sale italiane il 2 febbraio 1969 e, due anni dopo, negli Stati Uniti con il titolo “Psychout for Murder”. Gli intenditori dicono che la pellicola destinata alle sale oltre oceano si è salvata dalle sforbiciate, pertanto, presenta una storia omogenea ed intrisa di scene più spinte.
Rossano Brazzi si firma Edward Ross e dirige con buoni risultati un film cattivo e/o sulla cattiveria.
Infatti, grazie al soggetto del fratello Oscar, il regista bolognese mette in scena una convincente storia malata. Il film denuncia l’ipocrisia, la labilità dei buoni sentimenti e la slealtà familiare che si estende alla società ed alle istituzioni. Infatti, come accade nei film di Salvatore Samperi, la famiglia, pilastro della società, crolla su se stessa a causa dell’ipocrisia e della corruzione.
Ma il film non si limita ad essere un’opera contestataria. La pellicola mescola il dramma al giallo, anche se con risultati a volte banali, riscontrabili nelle scene che vedono Licia impegnata ad escogitare e mettere in atto trappole letali.

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Il cast è di ottimo livello. La bellissima Adrienne La Russa si cala abilmente nei panni di Licia, tanto dolce e altrettanto torbida da rendere credibile il tormentato personaggio. Adrienne la Russa brillerà nuovamente lo stesso anno nell’ottimo film di Lucio Fulci, “Beatrice Cenci”.
Altrettanto bella e brava è Paola Piagora la quale, a differenza della protagonista, sprigiona una sensualità più matura e rende, quindi, credibile la comparsa della sorella maggiore, Giovanna.
Bene anche il cast maschile. Forse a De Mendoza avrebbero potuto risparmiare la scena giocherellona in piscina, ove lo stesso appare a disaggio. Rossano Brazzi che dirige se stesso, risulta convincente nella parte dell’industriale che tenta di salvare una faccia che, in fondo, non ha.
Ottima sceneggiatura da parte di Biagio Proietti, coautore del film “Black Cat” di Lucio Fulci; azzeccate le musiche psichedeliche composte da Benedetto Ghiglia; splendida la fotografia curata da Luciano Trasatti (bravissimo anche nel film “Miseria e nobiltà”).
Salvare la faccia è un film da scoprire o riscoprire; probabilmente più apprezzabile oggi che all’epoca in cui fu realizzato, dato che il cinema italiano degli anni ’60 e ’70 abbondava di pellicole di denuncia sociale, caratteristica, oggi, dimenticata.
Il film è disponibile su Youtube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=OmjuURiqf60 in una versione molto buona.

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Salvare la faccia
Un film di Edward Ross. Con Rossano Brazzi, Nino Castelnuovo, Paola Pitagora, Adrienne La Russa,Alberto De Mendoza,
Nerio Bernardi, Valentino Macchi, Renzo Petretto Drammatico, durata 92 min. – Italia 1969

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Rossano Brazzi: Marco Brignoli
Nino Castelnuovo: Mario
Paola Pitagora: Giovanna Brignoli
Adrienne La Russa: Licia Brignoli
Alberto de Mendoza: Francesco
Nerio Bernardi: cameriere

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Regia Rossano Brazzi
Soggetto Oscar Brazzi
Sceneggiatura Biagio Proietti, Diana Crispo
Produttore Oscar Brazzi
Casa di produzione Chiara Film, Banco Film, Glori Art
Fotografia Luciano Trasatti
Montaggio Amedeo Giomini
Musiche Benedetto Ghiglia
Scenografia Giovanni Fratalocchi

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– Mi sento come Cenerentola che incontra il suo Principe Azzurro.
– Il Principe Azzurro era ricco, io non lo sono… ancora.
– I soldi non m’interessano. Per me tu conti molto di più. Io ti amo.

– La ricchezza, il potere, vanno salvaguardati ad ogni costo!
– Se devo essere costretta a pagarli ad un prezzo tanto alto, io non so proprio che cosa farmene!

Non sei cambiato per niente Mario, non trovi mai la strada di casa. Sono due ore che ti sto aspettando… . Ciao. Non dici niente? Non sono un fantasma, sono proprio io. Da quei posti si esce vivi, tesoro. Forse diversi… ma vivi.

– L’Onorevole verrà alla inaugurazione del Circolo ricreativo.
– Ah, lo credo bene, l’idea del Circolo è stata sua.
– Ha invitato molti cinegiornali. Si raccomanda, in particolare, che ci sia molta gente e … .
– E che tutti si dimostrino entusiasti della sua visita.
– Ha bisogno di pubblicità in questo momento. L’idea di poter entrare nel Governo lo fa letteralmente impazzire!
– Io impazzirò se penso ai milioni spesi per la piscina!
– Sono soldi spesi bene… .
– Già.
– L’Onorevole è un investimento molto sicuro.
– Inviti tutti quelli che hanno chiesto di essere assunti.
– E’ un po’ vecchio come trucco. L’abbiamo già utilizzato per l’inaugurazione della mensa e, poi, del campo di calcio e, soprattutto, per i comizi dell’Onorevole durante le elezioni e, quindi … .
– Sì, lo so, qualcuno non verrà più. Ma, ci sono i nuovi immigrati meridionali. Quelli verranno.

– La nostra famiglia rinnova la sua linfa con sangue nuovo e di prima qualità: prima un playboy, adesso un ricattatore. Va bene, facciamo progressi.
– Giovanna, certe cose non le dovresti dire.
– Certo, papà, hai ragione. Ma, per non dirle, non avrei dovuto fare tante altre cose. Non avrei dovuto vivere qui, né fare questa vita che non significa niente. Ma, soprattutto, non dovrei avere un padre come te! E’ tutto così stupido. A che gioco stai giocando?! Ma non ti rendi conto che stai cercando di distruggere della gente che è già morta?! Sono tutti morti, Licia. Solo che non lo sanno… . Va via Licia, non stare qua, vattene! Noi non possiamo darti niente, perché non abbiamo niente. Abbiamo soltanto la faccia da salvare e non vale molto neppure quella.

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Amore mio,spogliati che poi ti spiego

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Il timido Alberto ha una bellissima fidanzata,Cristina,sulla quale però nutre qualche dubbio.
Giustificato.
La donna infatti ha una relazione con un impenitente playboy,Giuliano,che tra l’altro è il suo migliore amico.
Lungi dall’essere un amante traquillo e fidato,Giuliano ha una vita sentimentale molto movimentata.
Ha infatti altre due relazioni con le belle Benita e Helga,mantenendo in piedi un impossibile menage a quattro.
Dietro consiglio della sua segretaria Rossana,segretamente infatuata di lui,Alberto assume un investigatore privato
scoprendo così di essere fatto becco dal suo miglior amico.
Consigliato da Rossana,Alberto prepara una trappola per Giuliano,riuscendo a combinare un incontro tra tutte e tre le amanti e Giuliano;
tutti i nodi verranno al pettine e Alberto in un colpo solo si vendicherà della coppia di amanti e seminerà zizzania fra loro,
oltre che trovare un nuovo amore nella timida Rossana.

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Dopo un passato di assistente regista e con alle spalle quattro documentari,Renzo Ragazzi si cimenta nella sua prima e unica
regia cinematografica,con risultati tutto sommati sufficienti,con la co direzione dello scrittore,regista e sceneggiatore Fabio Pittorru.
Amore mio spogliati che poi ti spiego è una delle tantissime commedie a sfondo sexy uscite sugli schermi a metà degli anni settanta,
garbata e con qualche sprazzo di umorismo.
Nonostante il titolo pesantemente allusivo,non siamo di fronte ad una delle tante versioni osè del florido filone erotico,bensi
ad una commedia in agro dolce,ben recitata e tenuta su con dignitoso mestiere da Ragazzi,che si era fatto le ossa in precedenza
con Margheriti,per esempio,facendogli da spalla in Il pianeta degli uomini spenti, con Jacques Deray in Sinfonia per un massacro e con Tessari
nel suo Il fornaretto di Venezia e da Fabio Pittorru,fecondo scrittore di soggetti come …A tutte le auto della polizia… Una ondata di piacere,
La dama rossa uccide sette volte ed altri,anche lui proveniente come regista da tre documentari a carattere di divulgazione scientifica.
Una commedia gustosa,quindi,non volgare,con un cast di comprimari di buon livello,fra cui spiccano Enzo Cerusico,il timido dottore fatto becco
dalla splendida fidanzata,interpretata dalla bellissima Silvia Dionisio,brava e in parte,da Nino Castelnuovo che è Giuliano,falso amico del dottore
e da una imbruttita per esigenze di copione Lia Tanzi.

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Completano il cast Valeria Fabrizi e la sorella minore di Silvia,Sofia Dionisio,carina ma nulla più.
Un’ora e mezza che scivola via senza grossi sussulti ma piacevolmente,per un film in ultima analisi inoffensivo ma almeno non becero.
Passato raramente in tv,è oggi assolutamente introvabile in rete.

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Amore mio spogliati che poi ti spiego…

Un film di Fabio Pittorru. Con Nino Castelnuovo, Enzo Cerusico, Silvia Dionisio, Lia Tanzi, Valeria Fabrizi, Umberto D’Orsi,
Gino Pagnani Commedia, durata 95 min. – Italia 1975.

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Enzo Cerusico: Alberto Donati
Silvia Dionisio: Cristina
Nino Castelnuovo: Giuliano
Lia Tanzi: Rosanna
Valeria Fabrizi: Benita
Umberto D’Orsi: Il commissario
Gino Pagnani: Otello
Dante Cleri: Martuccio
Luca Sportelli: Carabiniere
Toni Ucci: Gerbino

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Regia Fabio Pittorru, Renzo Ragazzi
Soggetto Fabio Pittorru
Sceneggiatura Fabio Pittorru
Casa di produzione Jarama Film
Fotografia Pier Luigi Santi
Montaggio Romeo Ciatti
Musiche Mario Pagano
Costumi Orietta Nasalli-Rocca

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Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Undying

Alberto (Enzo Cerusico) mette alle calcagna della fidanzata un investigatore privato, perché dubita fortemente della sua fedeltà. Come volevasi dimostrare la bella Cristina (Silvia Dionisio) se la spassa con il suo migliore amico, tale Giuliano (Nino Castelnuovo) che a sua volta se l’intende con altre due stangone. Con il supporto della segretaria Rossana (Lia Tanzi) Alberto medita vendetta. La storia è piuttosto scontata e si ricorda per essere un’insolita regia dell’esperto sceneggiatore di gialli e thriller Pittorru. Ottimo il comparto d’attori, con presenza di entrambe le sorelle Dionisio.
Homesick

Commedia erotica dalla trama elementare ma spiritosa, irrobustita da interpreti disinvolti come Cerusico, ingenuo ma risoluto, e l’amichevole Castelnuovo. Da parte sua il cast femminile, oltre a spogliarsi con una grazia e un’allegria purtroppo non più riscontrabile nel cinema di oggi, sa infondere personalità e vividezza ai suoi personaggi simpaticamente vogliosi di fidanzate irrequiete (Silvia Dionisio) e di segretarie in carriera (Tanzi, Sofia Dionisio).
Markus

Modesta pellicola vagamente sexy con un titolo piuttosto divertente e “prurignosamente” promettente, come spesso capitava negli anni Settanta. Per l’ennesima volta il bravo attore Nino Castelnuovo è mal gestito, ma forse anche lui, in fin dei conti, ha dato il meglio di sè a teatro e negli sceneggiati Rai. Il film si segnala più che altro per la presenza graditissima al pubblico maschile delle sorelline Dionisio.
Motorship

Commediola sexy non riuscitissima ma neanche da buttar via. La storia è una delle più semplici (uomo maturo geloso della fidanzata giovane la pedina tramite un investigatore) e anche prevedibili (ha ragione: lo fa becco col baldo giovine), ma c’è un bel clima, personaggi simpatici e battute sagaci che convergono in una sceneggiatura troppo all’acqua di rose. Ottimo il cast, a cominciare dal simpatico Enzo Cerusico passando per la bellissima (e qui simpatica anche) Silvia Dionisio, Lia Tanzi, Sofia Dionisio e Nino Castelnuovo.

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Versione erotico/soft dal famoso romanzo di Alexandre Dumas La signora delle camelie, edito nel 1848 e ridotto per il grande schermo dal regista Radley Metzger.
La storia è abbastanza fedele al romanzo di Dumas;la variante introdotta dal regista americano, la morte della protagonista per droga e non per la tubercolosi porta la storia ai giorni nostri.
Un’altra variante è costituita dall’introduzione di immagini psichedeliche, giustificate anche dal momento storico in cui venne girato il film.
Siamo nel 1969 e Metzger utilizza ad ampie mani l’atmosfera pop tipica della seconda metà degli anni sessanta; l’abbigliamento dei protagonisti, gli ambienti e la fotografia stessa del film ripercorrono un periodo in cui erano di moda i colori sgargianti, le figure geometriche utilizzate dappertutto, dalle tende ai vestiti fino ai quadri e ai mobili.

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La storia, dicevo, è praticamente quella raccontata da Dumas; Armand Duval, giovane e affascinante rampollo della buona società parigina si trasferisce a Roma.
Il padre un ricco industriale, lo ha inviato nella capitale per curare alcuni affari e Armand, ben presto, si lascia sedurre dall’ambiente e sopratutto dalla bellissima Margherita Gauthier, una donna ricca di fascino che vive una vita amorale concedendosi a ricchi amanti.
Il primo incontro tra i due avviene nella villa dell’ultimo amante della donna, il conte De Mauriac;i due diventano inseparabili ma l’amore di Armand, pur ricambiato da Margherita non è seguito dalla fedeltà.
La donna infatti continua a vivere la sua esistenza dissoluta, con grande scorno di Armand.
I due si concedono una intensa vacanza sul mare, abordo dello yacht dell’amante di Margherita, ma la cosa arriva all’orecchio di Duval padre.
Che, naturalmente, è ben poco felice della relazione tra i due; l’uomo, ottenuto un incontro con Margherita, convince la donna stessa ad abbandonare Armand, facendo leva sui sentimenti della donna.
Margherita, pur amando Armand, decide di lasciarlo per non rovinargli il futuro e riprende la sua vita mondana, pur sapendo che l’abuso di droghe e di vizi la sta portando alla tomba.
Ad una festa Armand incontra finalmente l’ex amante: ignorando completamente il gesto d’amore di Margherita, la offende pubblicamente.

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Ma Margherita è ormai allo stremo delle forze fisiche e sta per morire.
Sarà proprio sul letto di morte della donna che Armand confesserà il suo amore per lei.
Ma ormai è troppo tardi…
Camille 2000 esce nelle sale nel 1969 e pur non essendo un film esplicitamente erotico incontra gravi problemi con la censura; per quanto Metzeger usi tutti gli accorgimenti per evitare situazioni esplicite, l’erotismo che pervade il film diventa un alibi per la censura che blocca la proiezione.
Ma in realtà l’erotismo del film è solo sussurrato; le scene erotiche sono ridotte al lumicino e gli amplessi sono filmati in maniera statica, tanto da suggerire più un accostamento con un quadro che con un immagine in movimento.
Il film, per buona parte, ha un andamento spaventosamente lento per poi animarsi nell’ultima parte, quando cioè Duval padre parla con Margherita chiedendole di lasciare suo figlio.

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Ma è ormai troppo tardi e lo spettatore, con ogni probabilità è sprofondato nella noia se non nel sonno.
A conti fatti, quello che resta di tutto il film è l’ambientazione pop/psichedelica della quale accennavo all’inizio, davvero troppo poco per un film che assomiglia molto più ad un fotoromanzo anni 60 o ad un fumetto blandamente erotico in stile Valentina.
Ci si consola con le splendide protagoniste femminili del film, la sfortunatissima Danièle Gaubert, morta nel 1987 a soli 44 anni per un inesorabile cancro, la bellissima e seducente Silvana Venturelli, un’attrice di livello che però non ha raccolto in seguito quello che aveva promesso,interpretando nel corso della sua carriera solo 9 film, tra i quali va segnalato un altro lavoro di Metzeger,Esotika Erotika Psicotika.

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Il ruolo di Armand è affidato a Nino Castelnuovo, che appare decisamente fuori parte mentre decisamente meglio è Massimo Serato nel ruolo di Duval padre.
Punti di forza del film sono la bellissima e sofisticata fotografia di Ennio Guarnieri e la bella musica di corredo opera di Piero Piccioni;il film è stato recentemente restaurato ed edito in Dvd ed è facilmente reperibile in rete.

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Un film di Radley Metzger. Con Nino Castelnuovo, Eleonora Rossi Drago, Danièle Gaubert, Massimo Serato,Philippe Forquet, Silvana Venturelli, Roberto Bisacco, Graziella Galvani, Peter Chatel Drammatico, durata 90 min. – Italia 1969.

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Danièle Gaubert … Marguerite Gautier
Nino Castelnuovo … Armand Duval
Eleonora Rossi Drago … Prudence
Roberto Bisacco … Gastion
Massimo Serato … Padre di Armando
Silvana Venturelli… Olympe
Zachery Adams … Gody
Peter Chatel … Amico di Marguerite
Virginia Rodin …Amica di Marguerite
Enzo Fiermonte … Giocatore
Graziella Galvani… Una ragazza del villaggio
Philippe Forquet … De Varville

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Regia: Radley Metzger
Sceneggiatura:Michael DeForrest
Romanzo:La signora delle camelie,di A.Dumas
Produzione:Radley Metzger
Musiche:Piero Piccioni
Fotografia:Ennio Guarnieri
Montaggio:Amedeo Salfa
Costumi:Enrico Sabbatini

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Incipit del romanzo La signora delle Camelie

“Penso che non si possano creare dei personaggi senza aver studiato a fondo gli uomini, come non si può parlare una lingua che a patto di averla imparata seriamente.
Non avendo ancora raggiunto l’età nella quale s’inventa, mi accontento di riferire.
Invito pertanto il lettore a convincersi della realtà di questa storia, di cui tutti i personaggi, tranne la protagonista, sono ancora vivi.
Del resto, a Parigi molti potrebbero testimoniare la maggior parte dei fatti che qui descriverò, e potrebbero confermarli, se la mia sola testimonianza non fosse sufficiente, ma, per una particolare circostanza, soltanto io posso narrarli, perché solo a me furono confidati gli ultimi particolari, senza i quali sarebbe stato impossibile fornire un racconto interessante e compiuto.
Ecco in che modo mi furono resi noti quei fatti. Il 12 marzo 1847, in rue Laffitte, potei leggere un grande manifesto giallo che annunciava una vendita all’asta di mobili e di rare curiosità. La vendita avveniva in seguito alla morte del proprietario, sull’avviso non era scritto il nome del defunto, ma si diceva che la vendita si sarebbe tenuta il giorno 16, da mezzogiorno alle cinque, al numero 9 di rue d’Antin.
Il manifesto annunciava inoltre che il 13 e il 14 si sarebbe potuto visitare l’appartamento con i mobili.
Sono sempre stato un amatore di oggetti rari, e mi riproposi perciò di non perdere l’occasione di vedere questi, e forse anche di acquistarli.
L’indomani, mi recai al numero 9 di rue d’Antin. Nonostante fosse ancora mattina presto, l’appartamento era già invaso dai visitatori e anche da visitatrici che per quanto vestite di velluto, avvolte in cachemire e attese alla porta dalle loro eleganti carrozze, contemplavano con stupore, e anche con ammirazione, quel lusso che si offriva ai loro occhi. Quell’ammirazione e quello stupore mi furono chiari più tardi, quando, guardandomi intorno, potei accorgermi di essere nell’abitazione di una mantenuta.
Ora, se c’è una cosa che le signore della buona società desiderano conoscere – e infatti quelle visitatrici appartenevano appunto alla buona società – è proprio la casa di quelle donne il cui guardaroba quotidiano supera per fasto il loro, e che hanno, come loro e accanto a loro, palchi riservati all’Opéra e al Théâtre des Italiens, e che sfoggiano, per le strade di Parigi, l’insolente abbondanza della loro bellezza, dei loro gioielli, dei loro scandali.
Colei che viveva nell’appartamento mi trovavo era morta: e dunque le signore più virtuose potevano finalmente entrare fino nella sua stanza da letto.”

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L’opinione di Kotrab tratta dal sito http://www.filmtv.it
Scialbissima trasposizione della Signora delle camelie in età di “liberazione sessuale”: qualche finezza registica (peraltro un pò di maniera) non aiuta il film a sollevarsi da una generale piattezza di sceneggiatura, imbevuta di ridicoli e noiosi festini psichedelici e voyeurismo annacquato.
Come si afferma sul dizionario Mereghetti: “il divertimento (non si dice lo spessore) è dubbio”.
Unica curiosità (personale) è una parte dell’ambientazione a Porto Ercole (mentre il resto è a Roma).

L’opinione di atticus dal sito http://www.filmscoop.it
Rilettura in chiave contemporanea del celebre romanzo di Dumas: la tisi diventa una specie di Aids, con i protagonisti letteralmente travolti da un turbinio di festini psichedelici a base di sesso, droghe e musiche ossessive. Un film velleitario, figlio di un epoca vaga e lontana che oggi lo fa sembrare un reperto archeologico, ma è un curioso oggetto di raffinata follia che merita rispetto per il suo coraggio in un periodo piuttosto piatto per il nostro cinema. Metzger è un regista che gode di una certa fama tra i cultori del trash ed in effetti anche in questo caso fa sfoggio di uno stile allucinato difficilmente descrivibile. Anche il tipo di erotismo ricreato lascia il segno, a metà strada tra sadomasochismo soft (nonostante l’immagine forte di Camille tenuta al guinzaglio) e romanticismo alto-borghese (con gli aplessi inquadrati tramite ogni sorta di artifizio visivo, attraverso specchi, tramite giochi di luci e ombre…). Convincenti anche i due interpreti principali, la bella e sfortunata modella francese Daniele Gaubert e l’aitante Castelnuovo che con questo film ruppe la sua immagine di ragazzo pulitino e perbene, sconvolgendo le ammiratrici con una serie di nudi, diciamo ehm…artistici.

L’opinione di Fauano dal sito http://www.davinotti.com
Per quasi un’ora ci voleva una telecamera che riprendesse i miei smadonnamenti mentre lo guardavo; poi, quando protagonista e padre di Armand si incontrano, inizia un’altra storia tutt’altro che sgradevole. Allora sì che si comincia ad apprezzare il design quasi futurista e i colpi di scena che non mancano, stile la partita a punto-banco, il denaro sbattuto in faccia e la magistrale scena dell’ospedale verso la fine… Solo che se più di metà film è percolato putrido di spazzatura biologica, non si può non tenerne conto e il voto non può essere alto.

L’opinione del sito http://www.rogerebert.com
(…) Well, Daniele Gaubert is presented in the nude all right, but with about as much erotic effect as an Arid ad. She has a lot of love scenes with Nino Castelnuovo. The way they make love is interesting. Their key technique is to assume the conventional configuration and then . . . not move! Mostly, they’re looking at themselves in the mirrors. There are mirrors all over her bedroom. No matter where they look, they see themselves in the mirror. Danielle and Nino aren’t too bright, I guess. They’re just about to start making love when their eyes wander, and they get interested in that beautiful couple up on the ceiling, I kept wanting to shout: “That’s YOU, dummy!”
Anyway, after 20 minutes of this, Metzger speeds up his pace. There’s a fascinating close-up of a flower, and as it goes in and out of focus we hear a lot of heavy breathing and see Daniele’s face on the left side of the screen. Apparently something is happening to her. Maybe a manicure.
I’m not sure, but I think the heavy breathing was dubbed in from Metzger’s “Therese and Isabel.” That one starred Essy Persson, the all-time heavy breathing champ. It was a movie about a woman who looked at the ceiling and breathed heavily. If she ever co-starred with Clint Eastwood, the breathing would get so heavy we’d attack the screen with Vicks Inhalers.(…)

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Danielle Gaubert

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La collegiale

Raggiunta la maggiore età la giovane Daniela abbandona il college dove è rimasta a studiare per alcuni anni e torna a casa.
L’impatto con la famiglia però si rivela durissimo: dal padre alla matrigna, nella casa dei suoi vige una moralità degna di Sodoma e Gomorra.
Suo padre Carlo infatti trascura tutto impegnato com’è ad accumulare denaro, non accorgendosi nemmeno che la sua seconda moglie (la matrigna di Daniela) passa il suo tempo cornificando il marito, che sua zia Emy fa ancora di peggio saltando in tutti i letti possibili e che suo cugino, per completare l’edificante quadretto famigliare, è un ricattatore.
Per Daniela la situazione è davvero imbarazzante e dopo poco decide di adeguarsi in qualche modo all’andazzo della casa, accettando la corte del giardiniere di casa, Marco.


Sarà con lui che Daniela sceglierà di allontanarsi in cerca di aria pulita.
Se non è certo l’originalità il tema portante del film La collegiale, regia di Gianni Martucci, va riconosciuta a questo film una mancanza di volgarità tipica delle commedie sexy scollacciate degli anni settanta.
Costruito attorno ad un cast di qualche pretesa, il film di Martucci, uscito nel 1975 e quindi nell’ultimo anno di grande affluenza ai botteghini pur essendo infarcito delle solite nudità proposte ad ogni occasione utile, mantiene un certo decoro nei dialoghi e nelle situazioni ad alto calore erotico.
C’è un tentativo appena abbozzato di critica sociale, all’istituzione della famiglia e alla solita morale di provincia ma è solo un timido e velleitario tentativo.

Martha Katherin

Sofia Dionisio

Il film infatti non esce mai dai binari rigorosi della commedia spinta, pur mantenendo come dicevo prima un decoro che in altre produzioni del genere è mancato del tutto.
I dialoghi non sono eccelsi ma nemmeno imbarazzanti e qualche situazione muove al sorriso; sembra di assistere ad una prosecuzione del film La minorenne, uscito l’anno prima per la regia di Amadio con protagonista Gloria Guida.
Il livello della pellicola è praticamente lo stesso, ma questa volta nel film di Martucci quanto meno ci si bea gli occhi.

Femi Benussi

Se le protagoniste sono la sorella minore di Silvia Dionisio, Sofia e Martha Katherin alla sua prima ed ultima comparsa in un film, c’è la presenza di una splendida Femi Benussi ad alzare il livello qualitativo almeno a bellezza corporea.
L’attrice friulana, splendida trentenne, è uno spettacolo per i sensi e compare più svestita che con i panni addosso.
Ad interpretare il ruolo di Marco (il giardiniere) troviamo l’ex fidanzato d’Italia Mario Castelnuovo,che nel 1975 si dedicò anima e corpo alle partecipazioni a film del filone commedia sexy (ricordiamo i vari Amore mio spogliati… che poi ti spiego! ,Quella età maliziosa e l’ottimo thriller Nude si muore).
L’attore lombardo è impegnato a guadagnarsi la pagnotta e si vede; questo è il suo penultimo ruolo in un film sexy, visto che negli anni successivi si dedicherà anima e corpo agli sceneggiati tv, forse meno remunerativi dal punto di vista economico ma sicuramente più appaganti professionalmente.


In quanto a Martucci, la sua è una regia più che dignitosa, nella quale il regista milanese evita di calcare la mano sui soliti stereotipi della commedia sexy puntando ad un intrattenimento che non scivoli nel trash.
Il suo è un esordio dietro la macchina da presa, la prima delle cinque regie globali che lo vedranno protagonista, prima dell’ultimo capitolo firmato nel 1988 con I frati rossi.
Un film ormai sepolto in un cassetto, La collegiale.
Tuttavia può capitare di rivederlo trasmesso dalle private; in questo caso scegliete di vederlo, quanto meno per rifarvi gli occhi con delle bellezze femminili che non usavano silicone o altri trucchi per mostrarsi più appetibili.
La collegiale
Un film di Gianni Martucci. Con Femi Benussi, Nino Castelnuovo, Silvia Dionisio, Marta Katherin,Franco Diogene Erotico, durata 97 min. – Italia 1975.

Nino Castelnuovo: Marco
Martha Katherin: Daniela De Marchi
Sofia Dioniso: Marta De Marchi
Franco Diogene: Carlo De Marchi
Femi Benussi: Emy
Franco Merli: Stefano
Sergio Di Pinto: hippy

Regia Gianni Martucci
Produzione Giuliano Simonetti
Soggetto Gianni Martucci
Sceneggiatura Piero Regnoli
Musiche Berto Pisano
Cinematography Fausto Rossi
Montaggio Bruno Mattei
Costumi Elena De Cupis

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Bella di giorno, moglie di notte

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Un uomo viene ucciso a colpi di pistola in un locale: a sparare è stata una donna, che viene arrestata senza fare alcuna resistenza. Viene tradotta in commissariato, e mentre attende l’arrivo degli inquirenti, pensa a come è arrivata all’insano gesto. Paola, bella e seducente moglie di Giorgio, pubblicitario in difficoltà con il suo lavoro, è innamorata di suo marito.

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Eva Czemerys

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Così, quando si rende conto che il menage familiare senza il suo contributo economico non può continuare a lungo, decide di lavorare anche per poter dare una mano a Giorgio nel suo lavoro. Trova così un’occupazione nella galleria d’arte di Anna, un’ambigua e ricca mercante d’arte, che le dimostra subito simpatia. Ma i soldi che Paola guadagna non bastano per comprare abiti, per organizzare cene che siano d’aiuto al marito; così la donna accetta l’offerta della mercante di soldi in prestito, con i quali comprare le cose necessarie.

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Ben presto Paola si ritrova a dovere più soldi di quelli che guadagna; così, confidatasi con Anna, ne riceve in cambio il subdolo suggerimento di accettare per denaro la compagnia di maturi o ricchi professionisti. Messa alle strette, Paola accetta: comincia così un periodo in cui la donna si trova a dover prostituirsi con uomini che mostrano il peggio della loro natura; Paola va con giovani e ricchi, con viziosi che la vogliono fotografare o con sadici pervertiti, scendendo sempre più i gradini dell’abiezione.

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Ma il lato positivo è rappresentato dalle grosse somme che la donna riesce a guadagnare; Paola regge fino al giorno in cui si rende conto che non solo il marito era al corrente della sua doppia vita di bella di giorno e moglie di notte, ma che ci speculava su, trattandola ne più ne meno come un pappa con la sua protetta. Così, una sera, stanca di quella vita miserabile, Paola spara al marito……

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Dramma cupo e ben diretto da Nello Rossati, Bella di giorno moglie di notte si lascia guardare ben volentieri; merito di una regia sicura e asciutta, aiutata senza dubbio dalla grande prova di Eva Czemerys, che intepreta perfettamente Paola, dando al suo personaggio un sapore dolente, sofferto. Bene anche Nino Castelnuovo, abile nel definre il personaggio di Giorgio con le caratteristiche dell’antipatia viscerale per un uomo non dissimile da un pappa. Film da rivalutare, anche se purtroppo di difficilissima reperibilità; le immagini che compaiono sono frutto di una paziente ricostruzione da una vecchia Vhs.

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Bella di giorno moglie di notte, un film di Nello Rossati, con Lee Banner, Ennio Biasciucci, Nino Castelnuovo, Fernando Cerulli, Eva Czemerys, Vincenzo Liberti, Carla Mancini, Franco Marletta, Anna Miserocchi, Renato Panciroli Drammatico, Italia 1971

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Eva Czemerys … Paola Nino Castelnuovo

Giorgio Giulio Baraghini … Marcello

Enzo Liberti … Commissario

Fernando Cerulli … Poliziotto

Renato Pinciroli … Giudice

Carla Mancini … Cameriera

Franco Marletta … amico di Giorgio

Pietro Torrisi … Maciste

Anna Miserocchi Anna

Regia: Nello Rossati
Sceneggiatura:Nello Rossati e Tiziano Longo
Musiche:Gianfranco Plenizio
Fotografia:Franco Delli Colli
Montaggio:Mauro Bonanni
Set Decoration:Toni Rossati
Costumi:Toni Rossati

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Quell’età maliziosa

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Napoleone è un pittore, che un giorno decide di fuggire dalla sua vita, divenuta inutilmente complicata, sentimentalmente instabile anche per colpa di una fidanzata spaventosamente chiacchierona. Decide quindi di cambiare lavoro e ambiente, e si reca sull’isola d’Elba, e qui si presenta alla proprietaria di una villa, proponendosi come manutentore dei giardini.

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Napoleone, Nino Castelnuovo e la conturbante Paola, Gloria Guida

La donna, una piacente signora con una figlia poco più che adolescente, lo assume, e da quel momento per il povero Napoleone iniziano i guai. La donna lo provoca in tutti i modi, facendosi vedere nuda, e lo stesso fa la maliziosa figlia, Paola, che approfitta del giovane pittore/giardiniere per esporgli le proprie grazie, in un gioco sottilmente erotico.

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Anita Sanders

Le cose però sono destinate a precipitare e a volgere nel dramma; un giorno Paola invita Napoleone ad una passeggiata sulle colline dell’isola. Qui, al solito, si spoglia completamente; ma questa volta andrebbe incontro ad un brutto destino non fosse per la presenza proprio di Napoleone; un pescatore, che ha visto la ragazza nuda, stesa sotto il sole, la assale,e la ragazza per difendersi.lo colpisce con un sasso, rompendogli il cranio. Napoleone, accorso, va in cerca di qualcosa per curare l’uomo, che nel frattempo muore.

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La mamma di Paola, accorsa, getta il cadavere dell’uomo in mare, e costruisce  delle prove che incolpino ingiustamente il povero Napoleone qualora il delitto venga scoperto. Al pittore non resta altro da fare che fuggire ancora, meditando sul suo destino tanto simile a quello dell’illustre predecessore che portava il suo nome.
Commedia erotica in bilico tra il sexy e il drammatico, Quell’età maliziosa, film del 1975 diretto da Silvio Amadio si divide nettamente in due parti, coincidenti grosso modo con i due tempi canonici dello stesso;

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ad un primo tempo scanzonato, malizioso e in qualche modo irriverente, segue una seconda parte drammatica, che culmina nell’omicidio del pescatore, passando attraverso i classici e pruriginosi fotogrammi della Sanders (la madre di Paola) e quelli con protagonista una bellissima e sexy Gloria Guida (Paola), attraverso sequenze in cui predomina un certo gusto ricercato per l’ambientazione (mare e colline dell’isola d’Elba), scene anche scanzonate (il palpeggiamento di Paola nell’autobus), la seduzione con rifiuto dell’amplesso (la madre di Paola).

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Qualche caduta di tensione, tutto sommato non determinante; ben delineato il personaggio di Napoleone, un perdente su più fronti, interpretato con professionalità da Nino Castelnuovo, bene anche la maliziosa figura di Paola, interpretata dalla solita, finta ingenua Gloria Guida, che comunque ben tratteggia il personaggio della ragazza provocante e finta pudica. Un film di discreta fattura, lento quanto basta, erotico solo in alcune sequenze, il che lo discosta in qualche modo dall’abbondante produzione cinematografica a sfondo sexy.

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Quell’età maliziosa,un film di Silvio Amadio. Con Nino Castelnuovo, Gloria Guida, Anita Sanders, Andrea Aureli, Mimmo Palmara
Drammatico, durata 93 min. – Italia 1975.

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Gloria Guida: Paola
Nino Castelnuovo: Napoleone
Anita Sanders: madre di Paola
Mimmo Palmara: il pescatore spagnolo
Andrea Aureli: il patrigno di Paola

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Regia Silvio Amadio
Soggetto Silvio Amadio
Sceneggiatura Piero Regnoli, Silvio Amadio
Casa di produzione Domizia Cinematografia
Fotografia Antonio Maccoppi
Montaggio Silvio Amadio
Musiche Roberto Pregadio
Scenografia Saverio D’Eugenio

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Nude per l’assassino

Durante una pratica d’aborto, una ragazza muore per arresto cardiaco; il dottore che le praticava l’aborto, sconvolto, chiama un amico per simulare un incidente, immergendo la ragazza in una vasca d’acqua. In qualche modo la ragazza è legata ad una agenzia fotografica, la Albatros,diretta da Gisella, un’ambigua donna con un marito voyeur e impotente .

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Edwige Fenech

 Da quel momento si vedranno cadere, sotto i colpi di un misterioso killer, molti dei suoi componenti. Il primo ad essere colpito è un fotografo, che viene brutalmente assassinato. E’ poi la volta di Lucia (Femi Benussi), una giovane modella che Carlo (Nino Castelnuovo), un donnaiolo fotografo dello studio, ha conosciuto in uno stabilimento al coperto, e che con lei ha avuto una breve relazione.

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 La polizia inizia ad indagare, e i sospetti sembrano concentrarsi proprio su carlo. Che, nel frattempo ha intrecciato una relazione con la bellissima Magda (Edwige Fenech),e che sembra essere al centro della vicenda. Tocca poi al marito di Gisella essere ucciso, e in rapida successione tocca alla donna stessa. Ormai la polizia è sulle tracce di Carlo, ritenendolo l’assassino seriale;ma Carlo, che ha seguito Gisella, ricattata da un personaggio misterioso, assiste all’omicidio di quest’ultima, e riesce a scattare, con una pellicola all’infrarosso, dei fotogrammi del misterioso assassino.

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Femi Benussi

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 Che rapisce Magda, e la trascina a casa di Stefano e Doris, altri due personaggi legati alla Albatros, che vengono uccisi in maniera efferata. L’intervento provvidenziale di Carlo salva Magda , che alla fine scopre la vera identità e il movente dei misteriosi omicidi.

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Nonostante i molti buchi della sceneggiatura, Nude per l’assassino è un thriller di discreta fattura, diretto da Andrea Bianchi nel 1975.Il titolo, molto ammiccante, risulta particolarmente adeguato alla pellicola; dalla Benussi con qualche chiletto di troppo, alla splendida Fenech, questa volta con una curiosa capigliatura alla maschiaccio, passando per Erna Schurer e Giuliana Cecchini, è tutto un proliferare di generosi nudi frontali. Che, se vogliamo, è comunque un bel vedere. Le musiche sono di Berto Pisano, che ben si adattano all’atmosfera leggermente dark del film, che per buona parte del secondo tempo è stato girato in penombra.

Forse il neo maggiore è nei dialoghi, spesso infantili. Ma una volta tanto le scene di sangue sono contenute, senza alcuna concessione allo splatter

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Nude per l’assassino, un film di Andrea Bianchi. Con Femi Benussi, Nino Castelnuovo, Edwige Fenech, Erna Schurer,Solvi Stubing, Franco Diogene Drammatico, durata 93 min. – Italia 1975

Nude per l'assassino banner personaggi

Edwige Fenech -Magda
Nino Castelnuovo -Carlo Gunter
Femi Benussi-Lucia Cereser
Solvi Stubing -Patrizia
Giuliana Cecchini-Gisella Pozzani Mayer
Franco Diogene -Maurizio Pozzani
Erna Schürer -Doris

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Regia Andrea Bianchi
Soggetto Andrea Bianchi
Sceneggiatura Massimo Felisatti
Casa di produzione Fral Cin.ca
Fotografia Franco Delli Colli
Montaggio Berto Pisano
Musiche Francesco Bertuccioli
Scenografia Sergio Palmieri
Costumi Adriana Manini, Clary Mirolo
Trucco Marcello Di Paolo

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