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Vincitori e vinti

Norimberga,1948
Dopo il processo ai principali gerarchi nazisti e il processo ai medici le potenze vincitrici decidono di processare i giudici che agirono durante
la dittatura nazista, accusati di aver commesso crimini contro l’umanità; le ferite lasciate dalla guerra sono ancora aperte e i tedeschi vorrebbero lasciarsi alle spalle il periodo drammatico che ha devastato buona parte del mondo. Contemporaneamente le potenze occidentali hanno fretta di chiudere i conti in quanto la Germania,nello scacchiere europeo rappresenta un baluardo contro l’avanzata del comunismo. Il processo va comunque celebrato e a presiedere la corte composta da tre giudici viene chiamato l’irreprensibile Dan Haywood,un anziano togato americano dalla cristallina moralità.
L’uomo,per meglio comprendere l’atmosfera e la storia socio politica in cui sono avvenuti i fatti contestati agli imputati,decide di calarsi nella realtà, conoscendo persone come la signora Bertholt, vedova di un aviere già condannato da un tribunale
alleato e impiccato. Nel processo ai giudici spicca la figura di Ernst Janning, un magistrato che pur riconoscendo la validità della corte ritiene di aver fatto solo il suo dovere,con scrupolo e onestà.

Il confronto in tribunale,tra la difesa,guidata da un bravissimo avvocato tedesco,Hans Rolfe e l’accusa,rappresentata dal colonnello Ted Lawson diviene l’occasione per uno scontro fra motivazioni diverse.
Da un lato quelle dell’accusa,che sostengono come gli imputati abbiano fatto ne più ne meno le stesse atrocità dei gerarchi nazisti,condannando a morte molti innocenti solo per compiacere il regime o peggio solo in base all’appartenenza alla razza,dall’altra c’è il difensore,l’appassionato
Rolfe che con coraggio arriva ad accusare gli alleati di atrocità, come quelle commesse dall’esercito russo, dallo stesso Stalin e dagli americani,responsabili a suo dire di aver massacrato 250.000 innocenti con le bombe atomiche.
Al termine del processo Haywood legge la sentenza: i giudici vengono tutti condannati all’ergastolo,incluso Janning che ha mostrato segni di ravvedimento.
Il film termina con i titoli che scorrendo raccontano come nel 1961,all’epoca in cui viene girato il film,dei 99 imputati in vari processi nella zona americana nessuno è in galera.


Vincitori e vinti, film del 1961 diretto da Stanley Kramer è uno splendido esempio di cinema psicologico,in cui a fare la differenza è la presenza di un cast di assoluto livello mondiale; a tal punto che la pellicola ebbe ben 11 nomination agli Oscar anche se,con grande sorpresa alla fine furono solo due le statuette attribuite a Vincitori e vinti,quella per il miglior attore protagonista attribuita a Maximilian Schell per la sua grande appassionata interpretazione dell’avvocato difensore Hans Rolfe e quella per la migliore sceneggiatura non originale andata a Abby Mann.
Schell ebbe la meglio su Spencer Tracy, grandissimo nella parte del Giudice Dan Haywood e se vogliamo fu una scelta giusta. Tracy aveva già vinto due volte il premio e una terza non avrebbe aggiunto nulla alla sua prestigiosa carriera mentre per Schell era un riconoscimento che divenne un trampolino di lancio importante.Superbo Burt Lancaster nella parte del tormentato giudice Jenning. Anche Montgomery Clift e Judy Garland ebbero nomination ma non riuscirono ad imporsi nella categoria attori non protagonisti.Nel cast ci sono anche la Marlene Dietrich e Richard Widmark.
Un film teso,affascinante, in cui Kramer bada principalmente a esporre le varie tesi,senza prendere posizioni preconcette ma anzi facendo raccontare,dalla viva voce dell’avvocato Rolfe,un resoconto assolutamente fedele all’originale in cui le inevitabili colpe degli eserciti alleati sono mostrate senza falsi pudori.


Alcuni dialoghi mostrano con minuzia di acume le psicologie dei personaggi,come quella in cui Jennings,con passione dice a Dan Haywood “Tutta quella gente, quei milioni di persone… io non pensavo che si giungesse a tanto. Lei deve credermi, lei deve credermi!” ricevendo in cambio una risposta altrettanto ferma,”Herr Janning, doveva capirlo la prima volta in cui condannò a morte un uomo sapendolo innocente.”
In questi dialoghi c’è l’essenza di ciò che accadde durante il periodo della dittatura nazista; ancora una volta le risposte degli accusati erano immancabilmente le stesse,giustificate dalla paura,dall’obbligo del dovere,dal non poter fare altro.
Emblematica la risposta alle accuse da parte di uno degli imputati,il giudice Hofsstatter :”Io ho seguito il concetto che ritenevo più elevato nella mia professione, il concetto che dice: «Sacrificare il proprio senso di giustizia all’ordine legale costituito. Chiedere solo qual è la legge e non chiedere se sia o meno secondo giustizia». Come giudice, non potevo fare altrimenti.


Ed è la risposta che da Haywood quella che in modo compiuto esprime il perchè tutto sia accaduto e perchè tutti abbiano preferito non guardare o come abbiano poi giustificato i propri crimini: “Se tutti i capi del Terzo Reich fossero stati dei sadici, dei maniaci, allora i loro misfatti non avrebbero più significato morale di un terremoto o di qualsiasi catastrofe naturale, ma questo processo ha dimostrato che in tempi
di crisi nazionale le persone normali, e perfino quelle capaci ed eccezionali, possono indurre se stessi a condurre dei crimini così grandi e odiosi da sfidare qualsiasi immaginazione.
Un film da vedere,per riflettere. Per chi ama il grande cinema e le grandi interpretazioni.

Vincitori e vinti

Un film di Stanley Kramer. Con Spencer Tracy, Burt Lancaster, Richard Widmark, Marlene Dietrich, Maximilian Schell, Montgomery Clift, Ed Binns, Werner Klemperer, Torben Meyer, Martin Brandt, William Shatner, Kenneth MacKenna, Alan Baxter, Ray Teal, Sheila Bromley, Bess Flowers, Judy Garland Titolo originale Judgement at Nuremberg. Drammatico, b/n durata 178 min. – USA 1961.

Spencer Tracy: Giudice Dan Haywood
Burt Lancaster: Ernst Janning
Richard Widmark: colonnello Tad Lawson
Montgomery Clift: Rudolph Petersen
Marlene Dietrich: sig.ra Bertholt
Judy Garland: Irene Hoffmann
Maximilian Schell: Avv.Hans Rolfe
William Shatner: Harrison Byers
Werner Klemperer: Emil Hahn
Kenneth MacKenna: Giudice Kenneth Norris
Torben Meyer: Werner Lampe
Alan Baxter: Generale Merrin
Edward Binns: Senatore Burkette
Virginia Christine: sig.ra Halbestadt (governante)
Ray Teal: Giudice Curtis Ives
Martin Brandt: Friedrich Hofstätter
John Wengraf: Dr.Karl Wieck

Giorgio Capecchi: Giudice Dan Haywood
Emilio Cigoli: Ernst Janning
Giulio Panicali: colonnello Tad Lawson
Gianfranco Bellini: Rudolph Petersen
Lydia Simoneschi: sig.ra Bertholt
Dhia Cristiani: Irene Hoffmann
Giuseppe Rinaldi: Avv.Hans Rolfe
Cesare Barbetti: Harrison Byers
Amilcare Pettinelli: Werner Lampe

Regia Stanley Kramer
Soggetto Abby Mann
Sceneggiatura Abby Mann
Produttore Stanley Kramer per Roxolom Film
Distribuzione in italiano DEAR (1962)
Fotografia Ernest Laszlo
Montaggio Frederic Knudtson
Musiche Ernest Gold, Norbert Schultze, Ludwig van Beethoven

ottobre 6, 2019 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , , | Lascia un commento

Le meravigliose avventure di Marco Polo

Roma, XIII secolo
Alla corte papale arriva una lettera del sovrano mongolo Kubilai Khan diretta a Papa Gregorio X; con essa il Khan chiede di poter stabilire rapporti commerciali con l’Europa e in particolare con Roma.
Il Papa convoca la famiglia Polo di Venezia,conosciuta per essere composta da abili mercanti.
E’ Marco Polo,il più giovane della famiglia ad essere il più entusiasta della spedizione; spirito d’avventura e voglia di conoscenza si scontreranno però con una serie enorme di difficoltà.
Polo dovrà misurarsi con l’ambizione del figlio del Khan,Nazam, guerriero indomito e assolutamente poco incline ad aperture verso l’occidente.
Inoltre Nazam nutre la segreta ambizione di diventare imperatore dei mongoli e conta su un gruppo di dignitari stanchi della durezza del Khan,che governa un paese immenso con durezza ma anche con giustizia.
Sarà proprio Marco Polo a sventare il piano dei congiurati e così facendo si guadagnerà la riconoscenza del Khan,ottenendo di aprire le vie dello scambio commerciale fra oriente e occidente.

Le meravigliose avventure di Marco Polo, liberamente tratte dal Milione di Polo,il libro che apri o meglio spalancò una finestra su un mondo assolutamente sconosciuto come quello dell’enorme impero mongolo è una mega produzione
francese del 1965,costata una fortuna e che si rivelò contrariamente alle speranze del produttore/regista Raoul Levy un fiasco colossale ai botteghini.
Levy,colui che aveva contribuito alla nascita del mito Brigitte Bardot finanziando il film Dio creò la donna,organizzò in modo faraonico la pre produzione;attori di grido (Delon,Blier), location orientale (Afghanistan,Iran) e soldi a profusione.
Ma Delon dopo poche riprese abbandonò il set, la trasferta si rivelò dispendiosa e Levy accantonò il progetto.
Lo riprese grazie a nuovi finanziamenti e con Horst Bucholz come attore protagonista e la regia affidata a Denys de La Patelliere; in qualche modo la pellicola venne terminata e come già detto si rivelò un fiasco colossale.


A ben vedere la cosa appare strana; sia le location che i costumi appaiono adeguati,la recitazione di buon livello e la componente fondamentale del film,la sceneggiatura e la storia tout court non sono poi male.
Eppure il film non incontrò il favore del pubblico,che lo snobbò abbastanza misteriosamente.Nonostante la presenza di star del calibro di Anthony Quinn (un magnifico Khan) ,di Omar Sharif, Orson Welles, i nostri Elsa Martinelli e Massimo Girotti, il film non attrasse il pubblico che ne decretò il flop.
La cosa ebbe conseguenze drammatiche per Levy,che fu colto da depressione e che poco tempo dopo si suicidò,complice il fallimento di due produzioni successive.
Un film nato male,per le vicissitudini raccontate e finito peggio,quindi.


Un film che però ha dalla sua una storia decorosa,che complice una fotografia eccellente e una buona tecnica registica può essere visto per passare due ore disimpegnate.
Uscito prima in Italia con il titolo Lo scacchiere di Dio,ha avuto alcuni passaggi televisivi sopratutto nei decenni 60 e 70; c’è una versione decorosa sul sito di Raiplay all’indirizzo http://h5.raiplay.it/raiplay/video/2016/06/Le-meravigliose-avventure-di-Marco-Polo-5589a4c1-0898-4fd0-b3cb-6bc70357eea2.html previa registrazione assolutamente gratuita.

Le Meravigliose Avventure di Marco Polo (lo Scacchiere di Dio)
Un film di Denys De La Patellière, Raoul Levy, Noël Howard. Con Orson Welles,Horst Bucholz,Omar Sharif,Anthony Quinn,Elsa Martinelli, Massimo Girotti, Folco Lulli, Guido Alberti, Lynne Sue Moon, Bruno Cremer, Titolo originale La fabuleuse aventure de Marco Polo. Avventura, durata 115 min. – Francia 1965.

Horst Buchholz: Marco Polo
Massimo Girotti: Nicolò Polo
Anthony Quinn: l’imperatore Kubilai Khan
Robert Hossein: principe Nayam
Orson Welles: Akerman
Omar Sharif: emiro Alao
Akim Tamiroff: il vecchio della montagna
Elsa Martinelli: la ragazza con la frusta
Folco Lulli: Spinello, mercante veneziano
Guido Alberti: papa Gregorio X
Lynne Sue Moon: principessa Gogatine
Bruno Cremer: Guillaume di Tripoli
Jacques Monod: Nicolò di Vicenza
Mica Orlovic: Matteo, zio di Marco
Grégoire Aslan: Achmed

Massimo Turci: Marco Polo
Emilio Cigoli: l’imperatore Kubilai Khan
Pino Locchi: principe Nayam
Giorgio Capecchi: Akerman
Giuseppe Rinaldi: emiro Alao
Luigi Pavese: il vecchio della montagna
Valeria Valeri: la ragazza con la frusta
Manlio Busoni: Achmed
Renato Turi: voce narrante

Regia Denys de La Patellière, Noël Howard
Sceneggiatura Noël Howard, Raoul Lévy, Jean-Paul Rappeneau, Jacques Rémy, Denys de La Patellière
Produttore Raoul Lévy
Casa di produzione Avala Film, ITTAC, Italaf Kaboul, Mounir Rafla, Prodi Cinematografica, Société Nouvelle de Cinématographie
Distribuzione in italiano Titanus
Fotografia Wladimir Ivanov, Claude Renoir, Armand Thirard
Effetti speciali Roscoe Cline
Musiche Mario Bua, M.J. Coignard-Helison, Georges Garvarentz
Scenografia Jacques Saulnier
Costumi Jacques Fonteray
Trucco Radmila Todorovic

ottobre 3, 2019 Pubblicato da: | Senza Categoria | , , , , , | Lascia un commento