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Le meravigliose avventure di Marco Polo

Roma, XIII secolo
Alla corte papale arriva una lettera del sovrano mongolo Kubilai Khan diretta a Papa Gregorio X; con essa il Khan chiede di poter stabilire rapporti commerciali con l’Europa e in particolare con Roma.
Il Papa convoca la famiglia Polo di Venezia,conosciuta per essere composta da abili mercanti.
E’ Marco Polo,il più giovane della famiglia ad essere il più entusiasta della spedizione; spirito d’avventura e voglia di conoscenza si scontreranno però con una serie enorme di difficoltà.
Polo dovrà misurarsi con l’ambizione del figlio del Khan,Nazam, guerriero indomito e assolutamente poco incline ad aperture verso l’occidente.
Inoltre Nazam nutre la segreta ambizione di diventare imperatore dei mongoli e conta su un gruppo di dignitari stanchi della durezza del Khan,che governa un paese immenso con durezza ma anche con giustizia.
Sarà proprio Marco Polo a sventare il piano dei congiurati e così facendo si guadagnerà la riconoscenza del Khan,ottenendo di aprire le vie dello scambio commerciale fra oriente e occidente.

Le meravigliose avventure di Marco Polo, liberamente tratte dal Milione di Polo,il libro che apri o meglio spalancò una finestra su un mondo assolutamente sconosciuto come quello dell’enorme impero mongolo è una mega produzione
francese del 1965,costata una fortuna e che si rivelò contrariamente alle speranze del produttore/regista Raoul Levy un fiasco colossale ai botteghini.
Levy,colui che aveva contribuito alla nascita del mito Brigitte Bardot finanziando il film Dio creò la donna,organizzò in modo faraonico la pre produzione;attori di grido (Delon,Blier), location orientale (Afghanistan,Iran) e soldi a profusione.
Ma Delon dopo poche riprese abbandonò il set, la trasferta si rivelò dispendiosa e Levy accantonò il progetto.
Lo riprese grazie a nuovi finanziamenti e con Horst Bucholz come attore protagonista e la regia affidata a Denys de La Patelliere; in qualche modo la pellicola venne terminata e come già detto si rivelò un fiasco colossale.


A ben vedere la cosa appare strana; sia le location che i costumi appaiono adeguati,la recitazione di buon livello e la componente fondamentale del film,la sceneggiatura e la storia tout court non sono poi male.
Eppure il film non incontrò il favore del pubblico,che lo snobbò abbastanza misteriosamente.Nonostante la presenza di star del calibro di Anthony Quinn (un magnifico Khan) ,di Omar Sharif, Orson Welles, i nostri Elsa Martinelli e Massimo Girotti, il film non attrasse il pubblico che ne decretò il flop.
La cosa ebbe conseguenze drammatiche per Levy,che fu colto da depressione e che poco tempo dopo si suicidò,complice il fallimento di due produzioni successive.
Un film nato male,per le vicissitudini raccontate e finito peggio,quindi.


Un film che però ha dalla sua una storia decorosa,che complice una fotografia eccellente e una buona tecnica registica può essere visto per passare due ore disimpegnate.
Uscito prima in Italia con il titolo Lo scacchiere di Dio,ha avuto alcuni passaggi televisivi sopratutto nei decenni 60 e 70; c’è una versione decorosa sul sito di Raiplay all’indirizzo http://h5.raiplay.it/raiplay/video/2016/06/Le-meravigliose-avventure-di-Marco-Polo-5589a4c1-0898-4fd0-b3cb-6bc70357eea2.html previa registrazione assolutamente gratuita.

Le Meravigliose Avventure di Marco Polo (lo Scacchiere di Dio)
Un film di Denys De La Patellière, Raoul Levy, Noël Howard. Con Orson Welles,Horst Bucholz,Omar Sharif,Anthony Quinn,Elsa Martinelli, Massimo Girotti, Folco Lulli, Guido Alberti, Lynne Sue Moon, Bruno Cremer, Titolo originale La fabuleuse aventure de Marco Polo. Avventura, durata 115 min. – Francia 1965.

Horst Buchholz: Marco Polo
Massimo Girotti: Nicolò Polo
Anthony Quinn: l’imperatore Kubilai Khan
Robert Hossein: principe Nayam
Orson Welles: Akerman
Omar Sharif: emiro Alao
Akim Tamiroff: il vecchio della montagna
Elsa Martinelli: la ragazza con la frusta
Folco Lulli: Spinello, mercante veneziano
Guido Alberti: papa Gregorio X
Lynne Sue Moon: principessa Gogatine
Bruno Cremer: Guillaume di Tripoli
Jacques Monod: Nicolò di Vicenza
Mica Orlovic: Matteo, zio di Marco
Grégoire Aslan: Achmed

Massimo Turci: Marco Polo
Emilio Cigoli: l’imperatore Kubilai Khan
Pino Locchi: principe Nayam
Giorgio Capecchi: Akerman
Giuseppe Rinaldi: emiro Alao
Luigi Pavese: il vecchio della montagna
Valeria Valeri: la ragazza con la frusta
Manlio Busoni: Achmed
Renato Turi: voce narrante

Regia Denys de La Patellière, Noël Howard
Sceneggiatura Noël Howard, Raoul Lévy, Jean-Paul Rappeneau, Jacques Rémy, Denys de La Patellière
Produttore Raoul Lévy
Casa di produzione Avala Film, ITTAC, Italaf Kaboul, Mounir Rafla, Prodi Cinematografica, Société Nouvelle de Cinématographie
Distribuzione in italiano Titanus
Fotografia Wladimir Ivanov, Claude Renoir, Armand Thirard
Effetti speciali Roscoe Cline
Musiche Mario Bua, M.J. Coignard-Helison, Georges Garvarentz
Scenografia Jacques Saulnier
Costumi Jacques Fonteray
Trucco Radmila Todorovic

ottobre 3, 2019 Posted by | Senza Categoria | , , , , , | Lascia un commento

L’eredità Ferramonti

Irene, bellissima e avida figlia di un commerciante romano, ritiratosi in pensione, sposa Pippo Ferramonti, uno dei tre figli di Gregorio Ferramonti, ricco e avaro fornaio romano.La donna, tanto bella d’aspetto, quanto segretamente avida di denaro, ambiziosa e desiderosa di un ruolo sociale più rilevante, da subito si adopera per riportare la pace in famiglia tra il vecchio e testardo Gregorio e i suoi tre figli, il debole Pippo, suo marito, la sorella di Pippo, Teta, sposata ad uno scaltro funzionario statale ed infine l’ultimo figlio, il playboy di famiglia,Mario.

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Gigi Proietti interpreta Pippo Ferramonti

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Fabio Testi è Mario Ferramonti

Siamo sul finire dell’800,  Roma è tutta un cantiere, perchè è la capitale del nuovo regno d’Italia, e Irene non si accontenta della posizione sociale che sta per raggiungere, grazie anche a Paolo, il marito di Teta, che con le sue conoscenze favorisce il cognato Pippo. Così cerca in tutti i modi di avvicinarsi al suocero, che tiene a distanza i figli, non avendo alcuna intenzione di lasciare il suo patrimonio ai tre.

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Anthony Quinn è il vecchio Ferramonti

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Dominique Sanda  è Irene

Poco alla volta, la donna, come un ragno, tesse la sua tela; dapprima irretisce il cognato Mario, poi mette in disparte il marito, che inizia a bere, e infine, installatasi a casa del maturo suocero, ne diviene l’amante. Alla morte del suocero, è proprio Irene ad essere nominata erede del vecchio; ma la donna non riuscirà a godersi il frutto della sua trama diabolica e della sua avidità. Mario, che si era davvero innamorato di lei, si uccide sparandosi un colpo di pistola e suo cognato Paolo, che la trascinerà in tribunale, riuscirà a spogliarla legalmente dell’eredità.

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Dramma storico in costume diretto da Mauro Bolognini nel 1976, L’eredità Ferramonti è un film a tinte cupe, basato su una storia ricca di avidità, egoismo e tradimenti. I personaggi del film sono quasi tutti visti in luce negativa, a cominciare dal debole e pusillanime Pippo (Gigi Proietti),passando per il vecchio Ferramonti, il solito grande Anthony Quinn, e proseguendo con l’amorale e vizioso Mario, Fabio Testi, per finire con le due protagoniste femminili del film, l’arrivista Teta,

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Adriana Asti è Teta Ferramonti

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una brava Adriana asti e infine l’anima della storia, la cinica, amorale Irene, interpretata dalla bellissima Dominique Sanda. Sullo sfondo, si agita l’Italia dell’unificazione, con tutti i suoi traffici economici, con il bussiness della ricostruzione o meglio, della costruzione dell’identità nazionale, fatta di strade e scuole, uffici e palazzi, con il carico di corruzione che inevitabilmente portò con se.

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Un film che riesce a calamitare l’attenzione degli spettatori, pur nei limiti di una denuncia di un mondo, quello della piccola borghesia, che appare alle volte troppo forzato o caratterizzato da una visione eccessivamente di color cupo. Bolognini ricava comunque dal romanzo di Chelli un soggetto interessante, svolgendo il suo compito con la solita eleganza, coadiuvato dal cast citato che appare ben assortito e sopratutto in gardo di non caratterizzare troppo i personaggi.

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Impeccabile la fotografia di Ennio Guarnieri, così come delicata e adatta appare la colonna sonora del solito Ennio Morricone.Un plauso in particolare per Dominique Sanda, dal volto angelico, che trasmette questa sua caratteristica al personaggio ambiguo e amorale di Irene , rendendo particolarmente credibile lo stesso.

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L’eredità Ferramonti, un film di Mauro Bolognini. Con Fabio Testi, Adriana Asti, Anthony Quinn, Dominique Sanda, Paolo Bonacelli, Luigi Proietti, Harold Bradley, Rossana Di Lorenzo, Rossella Rusconi, Harald Bromley, Silvia Cerio, Maria Russo, Simone Santo
Drammatico, durata 118 min. – Italia 1976.

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Gigi Proietti: Pippo Ferramonti
Anthony Quinn: Gregorio Ferramonti
Fabio Testi: Mario Ferramonti
Dominique Sanda: Irene Carelli Ferramonti
Adriana Asti: Teta Ferramonti Furlin
Paolo Bonacelli: Paolo Furlin

Regia Mauro Bolognini
Soggetto Gaetano Carlo Chelli (romanzo)
Sceneggiatura Sergio Bazzini, Roberto Bigazzi e Ugo Pirro
Fotografia Ennio Guarnieri
Montaggio Nino Baragli
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Luigi Scaccianoce, Bruno Cesari
Costumi Gabriella Pescucci
Trucco Giuseppe Capogrosso, Massimo De Rossi

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Mag 3, 2009 Posted by | Drammatico | , , , , , | 5 commenti