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Il giorno dello Sciacallo

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Nome in codice Sciacallo.
Un killer inafferrabile,costosissimo ma anche mortalmente efficiente.
Nessuno lo conosce e sopratutto è un killer solitario,uno che agisce da solo,sempre.
E’ a lui che si rivolge l’OAS, guidata da Marc Rodin;l’Organisation de l’armée secrète è un gruppo che si oppone all’indipendenza dell’Algeria,
che da poco è stata concessa al paese africano dal Generale Charles De Gaulle.
Ora l’Oas vuole che a pagare con la vita sia il Presidente della Repubblica francese reo,secondo i terroristi,di tradimento.
L’Organizzazione contatta quindi lo Sciacallo,il quale durante l’incontro segreto che avviene in Austria chiede l’esorbitante cifra di 500.000 dollari
per portare a termine l’attentato,rifiutando anche l’aiuto dell’Organizzazione che ritiene infiltrata dai servizi segreti francesi.
Il problema dell’Oas è recuperare l’ingente cifra richiesta dallo Sciacallo;il tutto viene risolto con una serie di rapine che però mettono sul chi va là
i servizi segreti,che intuiscono la matrice para militare dalla perfezione delle rapine stesse.
Gli stessi rapiscono Wolenski,ex maresciallo della Legione straniera che fiancheggia i capi in esilio dell’Oas,fornendo loro protezione e aiuto.
Con al tortura gli estorcono il nome n codice Chacal e allertano il Ministero degli interni.
Che non resta a guardare e rapidamente creano una unità di crisi e affidano le indagini all’abile commissario Claude Lebel,che contatta immediatamente altri servizi di polizia in tutta Europa.

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Nel frattempo lo Sciacallo non è rimasto inoperoso e ha iniziato a pianificare l’attentato,procurandosi documenti falsi,un auto e un fucile di precisione
che sarà l’arma che dovrà uccidere De Gaulle.
Inizia una caccia all’uomo gigantesca:lo Sciacallo,informato da un infiltrato dell’Oas ora sa che la polizia è sulle sue tracce,uccide una donna e prende l’identità
del danese a cui ha rubato il passaporto,sempre inseguito implacabilmente dagli uomini di Lebel,che però sono sempre un passo indietro.
Dopo numerosi colpi di scena si arriva al redde rationem;ora lo Sciacallo è sul luogo dell’attentato,è riuscito ad evadere tutti i controlli.
La polizia lo ha identificato ma arriva poco dopo che il killer ha sparato a De Gaulle.
Solo il caso salva il generale:al momento dello sparo si china e il colpo va a vuto.
Lo Sciacallo non ha il tempo per un altro colpo perchè la polizia lo uccide.
Verrà sepolto senza un nome in un cimitero.
Dall’omonimo romanzo di Frederick Forsyth uscito nel 1971,Il giorno dello Sciacallo è uno dei più letti ed apprezzati libri a sfondo Spy story,il regista regista austriaco naturalizzato statunitense Fred Zinnemann ricava un film teso ed avvincente quanto il romanzo.
Ad appena due anni dalla sua uscita il libro di Forsyth è ormai un caso letterario e la casa di produzione di John Woolf acquista i diritti dello stesso libro creando nel 1973 un film che otterrà in tutto il mondo un lusinghiero successo.
La trama è avvincente e Zinnemann non fa rimpiangere l’atmosfera tesa del libro con un film che non tradisce mai lo spirito originario del romanzo.
La caccia all’uomo è vibrante e piena di colpi di scena;chi ha letto il romanzo non può non notare la fedeltà assoluta di Zinneman alla trama del romanzo stesso, del quale ha cambiato solo qualche dettaglio trascurabile.

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Ritmo,tensione,cura dei dettagli.
Caratteristiche di Zinneman,5 Oscar e sopratutto grandi film all’attivo come Mezzogiorno di fuoco (1952),Da qui all’eternità (1953),Un uomo per tutte le stagioni (1966) e Giulia (1977)
Da un regista del genere quindi ci si attende un film rigoroso e affascinante;e il film mantiene sia le premesse che le promesse.
Ottimo il cast,privo di grandissimi nomi ma con attori eccellenti come Edward Fox,Lo Sciacallo e Michael Lonsdale,Claude Lebel.
Bella la fotografia,belle le incursioni nei caruggi genovesi o a Roma.
Un film molto bello,più volte trasmesso in tv ma che curiosamente è di difficile reperibilità in rete.
Sette candidature e una vittoria ai BAFTA Awards 1974 grazie al miglior montaggio (Ralph Kemplen );una candidatura agli Oscar 1974 per il miglior montaggio sempre a Ralph Kemplen

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tre candidature ai Golden Globe 1974 come miglior film drammatico, migliore sceneggiatura cinematografica (Kenneth Ross), miglior regista cinematografico (Fred Zinnemann)sono il palmares del film.
Segnalo la scheda location del sito http://www.davinotti.com che mostra le foto delle sequenze girate in Italia all’indirizzo http://www.davinotti.com/index.php?forum=50001298

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Il giorno dello sciacallo

Un film di Fred Zinnemann. Con Michel Auclair, Edward Fox, Terence Alexander, Delphine Seyrig
Titolo originale The Day of the Jackal. Giallo, durata 141 min. – USA 1973

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Il giorno dello sciacallo banner protagonisti

Edward Fox: Lo Sciacallo
Terence Alexander: Lloyd
Michel Auclair: Colonnello Rolland
Michael Lonsdale: Claude Lebel
Derek Jacobi: Caron
Timothy West: Berthier
Eric Porter: Colonnello Rodin
Maurice Denham: Generale Colbert
Donald Sinden: Mallinson
Philippe Léotard: Poliziotto
Alan Badel: Ministro degli Affari Interni
Tony Britton: Ispettore Thomas
Adrien Cayla-Legrand: Il Presidente Charles De Gaulle
Jean Martin: l’ex Maresciallo Victor Wolenski
Vernon Dobtcheff: Il poliziotto che interroga Wolenski
Olga Georges-Picot: Denise
Delphine Seyrig: Colette
Denis Carey: Casson
Ronald Pickup: Il falsario ricattatore
Cyril Cusack: Il Sig. Gozzi, l’armaiolo
Jean Sorel: capo commando OAS Jean Bastien-Thiry

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Sandro Iovino: Lo Sciacallo
Riccardo Cucciolla: Claude Lebel
Dante Biagioni: Caron
Dario Penne: Ministro degli Affari Interni
Giorgio Piazza: Il Sig. Gozzi, l’armaiolo
Renato Izzo: capo commando OAS Jean Bastien-Thiry

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Regia Fred Zinnemann
Soggetto Frederick Forsyth (romanzo)
Sceneggiatura Kenneth Ross
Produttore John Woolf
Fotografia Jean Tournier
Montaggio Ralph Kemplen
Musiche Georges Delerue
Costumi Joan Bridge, Rosine Delamare, Elizabeth Haffenden
Trucco Pierre Berroyer

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Fa freddo a Parigi, alle sei e quarante di mattina in una giornata di marzo, e il freddo sembra ancora più intenso
quando sta per essere giustiziato un uomo. L’11 marzo 1963, a quell’ora, nel cortile principale di Fort d’Ivry,
un colonnello dell’aviazione francese era in piedi davanti a un palo conficcato nella ghiaia gelida e mentre gli legavano le mani
fissava con incredulità sempre meno evidente il plotone di fronte a lui, a una ventina di metri.
Un piede strisciò sui sassi, imprecettibile sollievo alla tensione, nell’attimo in cui la benda veniva avvicinata
agli occhi del tenente colonello Jean-Marie Bastien-Thriy, a nascondergli definitivamente la luce.
Il mormorio del sacerdote fu il vano contrappunto al crepitare degli otturatori, quando i soldati caricarono e armarono i fucili.
Al di là del muro di cinta, un clacson insistente: un autocarro Berliet chiedeva strada a qualche veicolo più piccolo che lo intralciava nella sua corsa verso il centro della città. Il suono si spense lontano, confondendosi con il “Puntate!” dell’ufficiale al comando del plotone.
La scarica di fucileria, quando fu il momento, non provocò alcuna increspatura sulla superficie della città al risveglio; soltanto uno stormo
di piccioni si levò in volo verso il cielo, per pochi attimi. L’eco del singolo coup-de-grace, qualche secondo più tardi, si perse nella crescente confusione del traffico al di là del muro.
La morte dell’ufficiale, capo di una banda di assassini della Organisation de l’Armée Secrète che avevano tentato di uccidere il presidente francese, doveva significare una fine – la fine di nuovi attentati alla vita del presidente.
Per uno scherzo del destino segnava invece un inizio, e per spiegarne perché è necessario spiegare prima perché un corpo crivellato  di proiettili si trovasse, legato a un palo, nel cortile del carcere militare, a pochi chilometri da Parigi, in quella mattina di marzo…

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Il giorno dello sciacallo banner recensioni
L’opinione di galaverna dal sito http://www.filmtv.it

Film che, nella sua freddezza e relativa semplicità stilistica, regala un’ottima prova di cosa dovrebbe essere un thriller senza inutili orpelli,
sovrascritture ed effetti speciali che non sempre riescono a dare la marcia in più a film spesso mediocri. Qui invece si lavora unicamente sulla psicologia dei protagonisti,
non distinguendo in questo che si tratti di “guardie” o di “ladri” ma facendo emergere (ma non predominare) debolezze umane e presunte virtù. Al tempo stesso però si riesce ad avere un buon ritmo d’insieme
grazie anche ai continui spostamenti del protagonista e soprattutto ad un finale rocambolesco ed a tratti imprevedibile.
Ottima la prova di Fox, forse la sua migliore in assoluto, un film che ha fatto scuola e merita sicuramente la sua lunga visione.

L’opinione di Manticora dal sito http://www.filmscoop.it

Altro che The Jackal, l’originale è superiore sotto tutti i punti di vista. Zinneman costruisce un piccolo gioiello di tensione e suspance,
dando alla figura dello sciacallo un profondità notevole, certo potrebbe essere il solito killer a pagamento, ma la costruzione della sua
figura merita un plauso. Il personaggio è perfettamnete calibrato, elegante, inteligente, attento, spietato, capace di improvvisazione
e assolutamente letale. Lo seguiamo nella sua “missione” con la polizia che gli arranca dietro, più che le forze dell’ordine
sono gli imprevisti che porteranno ad un epilogo al cardiopalma: l’auto danneggiata in un incidente,
la scoperta della sua identità fittizia perchè il cadavere del suo prestanome viene trovato, infine il chinarsi in avanti del bersaglio
che evita di essere ucciso al primo colpo. Ottime musiche, le location francesi sono eccellenti, il tutto caratterizzato da una prova
attoriale per quanto riguarda tutti gli attori ottima. Un vecchio crime story che non perde di freschezza, infarcito anche di fatti reali,
come il fallito attentato al Generale che riesce a scamparla grazie alla resistenza della sua DS.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Galbo

Questo non è solo un buon thriller (diretto da un ottimo regista) ma è anche uno dei migliori adattamenti cinematografici realizzati da un
libro (la spy story di Forsyth). Film ottimamente sceneggiato, con un buon ritmo e senza inutili trovate spettacolari,
il film ha il pregio di essere interpretato da attori non conosciutissimi e perciò credibili nei propri ruoli,
a partire dal tenace vice ispettore Lebel (Michel Londsdale), impegnato nella caccia al killer.
Pigro

La certosina preparazione dell’omicidio di De Gaulle contro la spasmodica ricerca dei sicario: un thriller emozionante,
scandito dal laborioso silenzio della lunga organizzazione del delitto, quasi una pantomima di morte
ben incarnata da un algido Fox (equilibrata dall’altrettanto freddo Lonsdale).
Un’asciuttezza stringente (anche se la durata del film è eccessiva), esaltata dal duello a distanza tra i protagonisti.
Di grande efficacia anche il bel carosello paesaggistico-ambientale nella triangolazione Inghilterra-Francia-Italia.
Cotola

Teso e vibrante fanta-thriller che nonostante la sua lunga ed insolita durata per un film di genere (circa due ore e mezzo) riesce a
mantenere altissima la tensione fino al finale.
Merito di una regia estremamente professionale e di una sceneggiatura essenziale ma molto efficace.
Godibile per tutti, da non perdere per chi ama questo tipo di pellicole.
Daniela

Buon fanta-thriller che dimostra come sia possibile girare un film avvincente nonostante la durata (forse eccessiva) senza ricorrere a
nomi illustri nel cast oppure a facili scappatoie spettacolari per vivacizzare una storia a rischio di “freddezza”.
Confronto a distanza fra Fox, killer elegante e quasi stilizzato, ed il bravo Lonsdale, poliziotto paziente e tenace che gli dà la caccia.
Mentre le scelte di regia imprimono alla vicenda un carattere quasi documentario, la tensione concede poche pause, fino al secco finale.
Caesars

Fred Zinnemann ci regala un film spionistico di notevole livello a cui una notevole durata non reca nessun danno.
La vicenda è raccontata senza nessun eccesso teso a spettacolarizzare gli eventi e si segue col fiato sospeso dall’inizio alla fine.
Oltre al regista il merito della riuscita del film è dovuto anche ad una sceneggiatura precisa e senza fronzoli e all’ottima
interpretazione degli attori. Nota di colore: alcune scene sono ambientate nei “caruggi” della mia amata Genova. Assolutamente da vedere.

Magnetti

“Il giorno dello sciacallo” è un thriller/poliziesco che avvince come pochi altri. Si rimane affascinati da una vicenda fantapolitica-terroristica
molto suggestiva in cui sceneggiatori e regista vanno sicuramente premiati. In alcuni momenti la tensione si fa quasi insostenibile,
nonostante si siano evitate inutili scene ad effetto. Molto interessante anche la prova del commissario di polizia.
Lo sciacallo Fox è l’unico anello debole (con quel suo aspetto un po’ dandy e effeminato). Farà meglio di lui Bruce Willis nel remake.
Saintgifts

Senza dubbio un grande esempio di cinema. Non solo perché riesce a far quadrare tutto (sceneggiatura, regia, interpretazioni affidandosi “solo” ai mezzi classici di ripresa,
quindi cinema allo stato puro) ma perché, in una apparente freddezza quasi documentaristica riesce a coinvolgere emotivamente lo spettatore, senza alcun momento vuoto e con
ricchezza di particolari che si potevano ritenere superflui ma utili invece a farci entrare nella psicologia dei personaggi. Per questo e per l’alternanza delle scene, la durata non si avverte.
Graf

Grande Zinnermann! Uno dei rari esempi nel quale un film di origine letteraria non è inferiore al romanzo da cui è tratto.
Il regista ha scelto la via della non spettacolarizzazione della vicenda–thrilling,
una scelta stilistica che sembrava suicida ma che invece si è rilevata vincente. Niente ridondanza del linguaggio,
anzi secchezza documentaristica, niente pedinamenti ma giochi di scacchi tra sicario e polizia, niente sparatorie assordanti
ma silenzi tesi ed ansiosi, niente scoppi di violenza ma inganni freddi e razionali. Un film a sangue freddo.

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novembre 4, 2015 Posted by | Drammatico | , , , , | 5 commenti

La vestale di Satana

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Valeria e Stefano sono due giovani sposi in viaggio per l’Inghilterra; provengono dalla Svizzera e hanno attraversato il Belgio per raggiungere la costa e imbarcarsi.
Arrivati ad Ostenda i due coniugi, dietro pesanti insistenze di Stefano, si fermano in un albergo nel quale è alloggiata la contessa Elisabeth Bathory accompagnata dall’enigmatica segretaria Ilona.
Il concierge dell’albergo rivela ai due coniugi di conoscere la contessa; a suo giudizio è la stessa donna che ha alloggiato nell’hotel 40 anni prima, che per qualche inesplicabile motivo dimostra sempre un’età indefinibile, attorno ai 30 anni.
La contessa inizia a mostrare un certo interesse per Valeria, che accetta con disagio e riluttanza le evidenti intenzioni della contessa; nel frattempo alcuni inspiegabili fatti di sangue accadono nei dintorni.
Quattro ragazze vengono ritrovate morte, tutte completamente dissanguate.

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Stefano e Valeria arrivano nell’hotel

Poco alla volta l’ipnotica contessa riesce ad avere la meglio sulle resistenze della ragazza, aiutata anche da un inspiegabile gesto di violenza di Stefano: Elisabeth seduce la giovane Valeria e riesce a sconvolgere la ragazza mostrandole il marito che tenta di sedurre Ilona.
La quale, però, non ha accettato la corte dell’uomo perchè interessata a lui, ma solo dietro ordine della contessa.
Nel tentativo di sfuggire all’uomo, Ilona muore accidentalmente, e sia Elisabeth sia Valeria lo aiutano ad occultare il cadavere.
A questo punto Stefano vorrebbe lasciare il Belgio, ma è la moglie a non voler partire, ormai completamente soggiogata dalla contessa.

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Andrea Rau è Ilona, la segretaria della contessa

La vestale di satana 2Delphine Seyrig, la  Contessa Elisabeth Bathory

Le due donne lo uccidono e ne bevono il sangue, poi decidono di partire all’imbrunire, per evitare il sorgere del sole che avrebbe effetti letali su di loro.
Ma durante il viaggio l’auto con a bordo le due donne sbanda e la contessa muore infilzata da un palo; sarà la sola Valeria, sopravvissuta all’incidente, a tentare di trovare nuovo sangue con cui alimentarsi.
Infatti la Contessa, emula dell’antenata omonima Bathory, era riuscita a trovare il segreto dell’eterna giovinezza bevendo il sangue delle fanciulle, che poi lasciava morte.

Ennesimo rifacimento delle tragiche avventure della Contessa Bathory, la più grande serial killer della storia responsabile della morte di un numero imprecisato di ragazze (tra le 500 e 700 vittime) nel periodo a cavallo tra
il 1580 e il 1614, anno della sua morte.
La vestale di Satana, conosciuto all’estero come Les lèvres rouges (titolo originale) e Daughters of Darkness (Usa e altri paesi), è in realtà il primo dei film dedicato alle gesta della contessa Dracula, come venne soprannominata subito dopo la sua morte.
A dirigere il film troviamo il regista Harry Kümel, praticamente sconosciuto in Italia fatto salvo un breve documentario sull’attrice Claudia Cardinale.

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Usando una sceneggiatura essenziale e senza fronzoli, con dialoghi scritti da Jean Ferry, un prolifico writer con all’attivo già una ventina di adattamenti, Kümel crea un film dall’atmosfera rarefatta e morbosa, senza tuttavia eccedere con l’erotismo o con il gore.
Il film è essenzialmente d’atmosfera, elegante e a tratti molto raffinato: la storia della contessa e del suo legame proibito con il mito dell’eterna giovinezza, rafforzato da quella discendenza mortale dalla contessa Dracula, regge perfettamente per tutto il film, caratterizzato anche da dialoghi mai banali ed essenziali.
In ciò il regista è aiutato, oltre che dalla geometrica potenza delle immagini e da una fotografia impeccabile, dalla buona vena degli attori; a cominciare da quella impeccabile di Delphine Seyrig, attrice non famosissima ma dal curriculum di tutto rispetto, che include film come L’anno scorso a Marienbad, La via lattea e Il fascino discreto della borghesia.

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L’attrice di origine libanese, morta prematuramente nel 1990 all’età di 58 anni, tratteggia in maniera misurata ed elegante il personaggio della discendente di Elizabeth Bathory, rendendo la sua interpretazione di gran lunga la migliore dei pur tanti cloni del film.
Molto brava anche Daniele Ouimet, la debole Valeria che raccoglierà l’eredità sanguinaria della Contessa, così come bravissima è Andrea Rau, l’enigmatica Ilona che morirà banalmente nel tentativo di disobbedire alla contessa, sfuggendo alla corte di Stefano.

Personaggio interpretato con disinvoltura da John Karlen, attore in seguito specializzato in fiction tv (lavorerà, tra l’altro nelle serie Tenente Kojak e saranno famosi).
Il personaggio dell’inquietante concierge dell’albergo è interpretato da Paul Esser; il film non conta molti attori, anche perchè è incentrato quasi esclusivamente sul rapporto morboso che si viene a creare ta Elizabeth e Valeria, con sullo sfondo la maledizione dell’eterna giovinezza causa della morte di tanti innocenti.

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La vestale di Satana non è da considerare un horror, quanto piuttosto un thriller psicologico a sfondo horrorifico; ed è sicuramente il migliore dei film dedicati alla Contessa Dracula, come già detto.
Serie di film che include anche una parte dei Racconti immorali di Borowzick, l’elegante film in cui il ruolo della contessa è interpretato dalla figlia del grande Pablo Picasso, Paloma,  il film diretto da Grau Le vergini cavalcano la morte, debole e confuso, oppure il buon La morte va a braccetto con le vergini, con Ingrid Pitt nel ruolo della contessa ed infine Stay alive diretto da William Brent Bell nel 2005
Un film particolare, che a tratti può sembrare anche monotono o eccessivamente freddo, ma che ha dalla sua il fascino di una regia abilissima.

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La vestale di Satana, un film di Harry Kumel. Con Delphine Seyrig, John Karlen, Andrea Rau, Paul Esser. Titolo originale Les Lèvres rouges. Horror, durata 100 min. – Belgio 1971

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La vestale di satana banner personaggi

Delphine Seyrig    …     Contessa Elisabeth Bathory
John Karlen    …     Stefano
Danielle Ouimet    …     Valeria
Andrea Rau    …     Ilona Harczy
Paul Esser    …     Concierge
Georges Jamin    …     Poliziotto in pensione
Joris Collet    …     Maggiordomo
Fons Rademakers    …     Madre

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Regia di Harry Kümel
Scritto da Pierre Drouot,Harry Kümel, Jean Ferry (dialoghi)
Prodotto da:
Paul Collet    ….     produttore
Pierre Drouot    ….     produttore associato
Alain C. Guilleaume    ….     produttore associato
Henry Lange    ….     produttore
Musiche originali di François de Roubaix
Costumi di Bernard Perris

Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI


In un albergo di Ostenda una bella sposina si ritrova a spartire le location con una piacente e lesbica signora, quest’ultima accompagnata dalla cameriera-amante. Pellicola quantomeno unica nel panorama horror dei primi Anni Settanta: per via della suggestiva ambientazione e per una tematica, insolitamente, femminista e omoerotica in tal direzione. Collocato nella tradizionale vena fantastica di matrice belga, sulla scia di Magritte, Delvaux, Wiertz e Khnopff, ha una struttura gelida, fredda e stilizzata vivacizzata, però, dall’inserimento di elementi commerciali quali nudo, sangue e violenza.
I gusti di Undying

Monotono e sanguinoso vampiresco ispirato alla leggenda della contessa Bathory, che si distingue unicamente per la fotografia luminosa e rosseggiante e per un pre-finale in cui il ruolo di Van Helsing viene svolto… dal fato. Il resto si riduce ad un lesbismo di bassissima lega condotto dalla Sewell, vampira ben poco intrigante a dispetto dell’aura enigmatica alla Baba Yaga.

Horror a due facce: a una parte narrativa bolsa, poco originale e a tratti anche abbastanza noiosa, se ne contrappone invece una registica che risulta essere abbastanza riuscita e raffinata anche se, naturalmente, non ci troviamo certo dinanzi a qualcosa di eccezionale. In definitiva un film dignitoso che si lascia guardare ma nulla di più.

Buon film vampirico, con protagonista la contessa-vampiro Bathory (interpretata in modo regale da Delphine Seyrig), che seduce la ragazza di una coppia di giovani sposini. Nonostante la durata molto lunga, il film non annoia neanche per un minuto, vi è molta atmosfera e la scenografia dell’hotel vuoto funziona alla perfezione. Ottimo anche il cast di contorno e la scena sulla spiaggia. Da vedere assolutamente.

Curioso horror vampiresco con venature erotiche. Il ritmo per tutta la prima parte è lentissimo e nel secondo tempo le cose migliorano solo parzialmente. Però la regia possiede una stile e una raffinatezza notevoli e la fotografia, che ricorda alcuni film di Mario Bava, è eccellente. Poi c’è una particolare atmosfera, tipica di alcuni horror dell’epoca, che rende il tutto piuttosto interessante e che riesce, anche se solo in parte, a tenere lontana la noia. Bravi gli attori e suggestive le musiche. Consigliato.

Vampirico particolarissimo, con una indubbia riuscita ambientazione ed una recitazione più che discreta. Ci sono elementi classici del vampirico 70 quali l’ omosessualità, in questo caso indirizzata all’emancipazione della sessualità della donna dal potere dell’uomo. Si inverte quindi la linea, ma alla fine l’uso strumentale della passione c’è sempre. Ci sono momenti davvero forti, come il fattaccio nel bagno, con la vampira sofferente sotto la doccia per colpa della violenza del suo amante. Alla fine risulta tra i più originali del genere, da vedere!

A mio avviso è leggermente inferiore all’altro capolavoro horror del belga Kumel, “Malpertuis”, tuttavia rimane uno dei più raffinati ed eleganti film di donne-vampiro mai realizzati. Delphine Seyring è una “contessa Dracula” di gran classe, algida ed ironica al contempo. Davvero incantevole Andrea Rau: minigonna, labbra rosse e un caschetto di capelli neri che la fa sembrare la Valentina di Crepax capitata (ma non “per caso”) in un’intrigante ed ambigua avventura soprannaturale. Assolutamente da vedere.

Horror erotico di grande impatto. Bella la musica inquietante che lo accompagna. Interessante il riferimento al voyeurismo del protagonista, che si ferma curioso mentre portano via il cadavere di una giovane donna e viene… immortalato. Delphine Seyrig giganteggia.

marzo 31, 2011 Posted by | Horror | , , , | 4 commenti