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Storie di vita e malavita

Storie di vita e malavita locandina

Nel 1975 Carlo Lizzani, dopo aver diretto Mussolini ultimo atto, gira un film strutturato come un documentario sul losco e sporco mondo dello sfruttamanento minorile della prostituzione. Il titolo, Storie di vita e malavita, sembra anticipare il contenuto dello stesso, un viaggio attraverso più storie di ragazze che per svariati motivi entrano nel mondo della prostituzione, rimanendone fatalmente vittime.

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Sono storie di ragazze che vengono dal sud, quindi figlie di realtà particolarmente abbruttenti, oppure figlie della buona borghesia settentrionale, accomunate dall’età, dall’inesperienza e dalla fragilità; già dalle scene d’esordio si intuisce che il film di Lizzani non si limita solo alla denuncia, ma intende sferrare un colpo diretto all’ipocrisia e contemporaneamente denunciare il losco sottobosco di papponi, depravati e viziosi che ruota attorno al mondo del sesso.

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La prima storia, quella di una madre vestita da stracciona, che viaggia con la figlia minorenne fingendo di chiedere passaggi agli autotrasportatori, a cui poi offre la propria ragazza per 5000 lire è già il primo segnale di vite vissute in prossimità dell’inferno; un inferno fatto di miseria, squallore e mancanze di prospettive per una vita dinitosa.
Anche la seconda storia è una di quelle che parlano di miseria, di fame e emigrazione; la giovanissima Rosina, a cui è morto il padre in un incidente sul lavoro, arriva al nord per cercare lavoro. Si innamora di un giovane, Salvatore detto velluto, che la illude e poi la spinge, lentamente e inesorabilmente, sul sentiero della prostituzione, dove la ragazza sperimenterà la propria degradazione umana (davvero molto forte e disturbante la scena del cliente che intinge scarpe e pane nel bidet colmo di acqua lurida); quando tenterà di fuggire, per ritornare a casa in Sardegna, decisa ad accettare il destino che la vuole moglie di un uomo molto più anziano, verrà sfregiata dal suo amante.

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C’è poi la storia di Gisella, ragazza costretta a vivere in una famiglia dalla mentalità ristretta, educata in maniera eccessivamente repressiva dal punto di vista dell’educazione sessuale, finita per caso in un giro squallido e venduta al miglior offerente perchè vergine, c’è Daniela, prostituta per noia e per ribellione verso una famiglia che si disinteressa completamente di lei, presa com’è dalla sua vita oziosa e amorale, con un padre che frequenta ragazzine prostitute e una madre ninfomane.

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C’è la ragazza rimasta incinta, scaricata al nord per soffocare lo scandalo, che finirà per prostituirsi; le toglieranno il bambino e lei finirà in una struttura psichiatrica, ormai incapace di comunicare.
Storie terribili, di sfruttamento e di isolamento, di vite bruciate nel fiore degli anni; come la storia di Albertina, baby prostituta che “lavora” ovunque capiti, nel camerino di un grande magazzino dell’epoca o in una cabina telefonica o quella di Laura, che finirà sul marciapiede con l’unica compagnia di un cane, che verrà ammazzato da una banda di papponi.

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Tutte storie che ovviamente finiscono male, perchè non c’è uscita dall’inferno, o per le meno non un’uscita dignitosa, ma solo degradante; l’unica storia a concludersi diversamente è proprio quella inziale. La madre che fa prostituire per bisogno la figlia, in collaborazione con quest’ultima, ucciderà un pappone che taglieggiava le due donne.

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Film molto amaro e pessimista, questo di Lizzani; se un limite c’è, è da ricercarsi nella recitazione spesso dilettantistica dei protagonisti, sicuramente voluta dal regista per far assomigliare il film ad un documentario. Il che provoca ovviamente problemi di leggibilità dello stesso film, che spesso si smarrisce in bilico tra la cronaca e la necessità di mantenere comunque la stuttura narrativa del film.
Le storie sono angoscianti, purtoppo anche molto vicine alla realtà; le cronache di quegli anni (siamo nel 1975) non differiscono dalle nostre; la crudeltà, lo sfruttamento e l’emarginazione sono sempre uguali. Sono solo cambiati gli schiavi. Oggi la nuova schiavitù viene dall’Europa dell’Est, piuttosto che dall’America latina o dall’Africa.

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Lizzani anticipa i tempi con un’opera dignitosa e coraggiosa, pur piena di difetti e imperfezioni.
La denuncia è dura e circostanziata, le storie reggono pur nel limite citato delle interpretazioni del cast, spesso a livello dilettantistico; un’opera comunque molto forte, spietata a tratti, che è davvero conosciuta dai pochi che la videro nei cinema dell’epoca.

L’argomento trattato, il divieto ai minori, hanno fatto si che la pellicola sprofondasse nell’oblio. Oggi gira una versione Dvd della Rarovideo di qualità molto bassa, come testimoniato dalle foto che vedete nella galleria; comunque resta un film da vedere, perchè rappresenta uno spaccato ai più ignoto dei vizi anni settanta, della morale ipocrita e perbenista dell’epoca e dei costumi sessuali degli italiani.

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Storie di vita e malavita, un film di Carlo Lizzani, con Cinzia Mambretti,Cristina Moranzoni, Annarita Grapputo, Anna Curti, Danila Grassini, Lidia Di Corato, Nicola Del Buono, Lidia Costanzo, Sergio Masieri, Arturo Corso, Flora Saggese.Drammatico, Italia 1975

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Nicola de Buono: Velluto
Mario Mattia Giorgetti:
Franca Aldrovandi: la psicologa
Enzo Fisichella: giudice
Mimmo Craig: capo dell’agenzia
Domenico Seren Gay: cliente
Anna Curti: Antonietta Barni
Cinzia Mambretti: Rosina
Cristina Moranzoni: Gisella
Lidia Di Corato: Laura
Danila Grassini: Albertina
Annarita Grapputo: Daniela
Susanna Fassetta: ragazza dell’autostop
Bianca Verdirosi: altra ragazza dell’autostop
Giuliana Rivera: madre di Gisella
Franca Mantelli: padrona della “casa”
Paola Fajola: madre di Daniela
Sandro Pizzocchero: Alberto

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Regia Carlo Lizzani
Sceneggiatura Mino Giarda, Carlo Lizzani
Produttore Carlo Maietto
Produttore esecutivo Carlo Maietto
Casa di produzione Thousand cinematografica
Distribuzione (Italia) Thousand cinematografica
Fotografia Lamberto Caimi
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Franco Fumagalli
Costumi Lia Morandini

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gennaio 25, 2010 Posted by | Drammatico | , , , , , , , | 2 commenti

Il giudice e la minorenne

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Mentre sta per recarsi in tribunale dove svolge il suo quotidiano lavoro di giudice, il dottor Serra si trova coinvolto in una rapina con conseguente incidente dei ladri in fuga; è quasi un segno del destino, visto cosa gli succederà nel finale del film. Al giudice viene affibbiato un caso scottante, anche se all’apparenza semplice: una ragazza ha subito quella che sembra una violenza carnale da parte di un idraulico di mezza età.

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Susan Scott, la moglie del giudice

Durante gli interrogatori il giudice si trova di fronte alle testimonianze sia dell’uomo, che accusa la ragazza di averlo adescato, sia a quella della ragazza che invece conferma l’accusa di violenza. L’idraulico, durante gli interrogatori, ricorda al giudice che le ragazze,anche le più giovani, hanno ormai assunto le vesti di moderne Circe, abdicando anche in tenera età alle abitudini tipiche delle adolescenti e passando subito al mondo delle adulte.

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Il giudice vede confermate le teorie dell’uomo proprio da una delle giovanissime amiche della figlia, che lo seduce. Cosa che fa anche la presunta vittima dello stupro. A colmare la misura, arriva la scoperta che la giovane figlia, Mirella, appartiene ad un’organizzazione terroristica. Nonostante una sua ex sottoposta, ora giudice anche lei si offra di insabbiare la faccenda, il giudice decide di andare avanti. Ma è destino che le sorprese non debbano mai finire: l’uomo scopre che la moglie ha una relazione adulterina con un pilota civile, e dopo averli seguiti, decide di togliersi la vita lanciandosi con la sua auto contro quella in cui i due amanti si stanno intrattenendo.

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Film con qualche scoperta ambizione moralistica, Il giudice e la minorenne potrebbe anche raggiungere la sufficienza, non fosse per alcune cose francamente inspiegabili del film, come la decisione del magistrato donna amica del giudice che si propone per insabbiare l’inchiesta sulla figlia del giudice. Tuttavia, il tentativo di denuncia della corruzione dilagante del costume funziona, anche se solo a tratti,

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Un po troppo smaccata infatti, è l’atmosfera erotica in cui si immerge volutamente il film. Le attrici, a parte la solita splendida Susan Scott o Nieves Navarro, se preferite, sono delle sconosciute, a cominciare da Antiniska Nemour, ex centralinista del programma televisivo di Tortora, Portobello. Ci sono anche Flora Saggese e Ketty Berbero. Curioso il ruolo affidato a Teo Teocoli,quello del pilota amante della bella signora Serra. Le musiche del film sono di Mino Reitano.

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Il giudice e la minorenne

un film di Franco Nucci. Con Susan Scott, Chris Avram, Romy Schell, Flora Saggese, Giuliana Rivera, Piero Mazzarella, Romy Shell
Drammatico, durata 91 min. – Italia 1974.

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Chris Avram: Marco Serra, il giudice
Nieves Navarro: Laura, moglie di Serra
Antiniska Nemour: Mirella, figlia di Serra
Piero Mazzarella: Mariani, l’idraulico
Flora Saggese: Cinzia, compagna scolastica di Mirella
Caterina Barbero: Annetta Rossi, la vittima di Mariani
Giuliana Rivera: la madre di Annetta
Annibale Papetti: il padre di Mariani
Romy Schell: la donna al cimitero

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Regia Franco Nucci
Soggetto Franco Nucci
Sceneggiatura Franco Nucci, Gianni Martucci
Produttore Oscar
Distribuzione (Italia) Alpherat
Fotografia Enzo Oddone
Montaggio Enzo Monachesi
Musiche Mino Reitano, Franco Reitano

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Il giudice e la minorenne banner recensioni

L’opinione del sito http://www.bmoviezone.com

La trama appare in realtà molto poco verosimile per non dire letteralmente esagerata, e così pure il finale catartico che il regista propone. La duplicità del contenuto del film poi potrebbe spiazzare più di uno spettatore (come detto Nucci infarcisce la pellicola di discorsi e ragionamenti moralisti, ma poi basa le scene clou del suo prodotto su spogliarelli e maliziose allusioni messe in bocca a ragazzine minorenni). Sembra quasi che Nucci sia addirittura maschilista nello sviluppo dell’idea cardine che c’è alla base del film (che si potrebbe riassumere in qualcosa del tipo “le femmine sono tutte puttane”).
Tra gli attori, il protagonista Chris Avram appare un po’ monoespressivo, ma tutto sommato regge con decenza il ruolo. Susan Scott/Nieves Navarro, nei panni della moglie, non è al top della sua carriera. Meglio le giovani e sconosciute attrici che interpretano le tre maliziose ragazzine del film (Flora Saggese, Caterina Barbero, Antiniska Nemour), che con i loro ammiccamenti rendono interessanti le scene su cui Nucci punta maggiormente per dare un senso al suo prodotto. Forse il migliore del cast è però Piero Mazzarella nella parte dell’idraulico accusato di stupro. Da sottolineare la colonna sonora dei fratelli Reitano, che si fa più martellante nelle scene più drammatiche, e soprattutto quando le certezze del protagonista sembrano frantumarsi da un momento all’altro. In totale: non un brutto film, ma sicuramente più particolare per la commistione di generi così diversi che ben realizzato.

L’opinione del sito http://www.robydickfilms.blogspot.it

Il film non è brutto solo non completamente riuscito, ma è apprezzabile soprattutto per la curiosa singolarità con cui commistiona i vari generi e filoni, una certa amarezza e disincanto di fondo, assieme all’azione (come nell’abbastanza bello e ben girato inseguimento iniziale) e all’intento di denuncia moralistica del malaffare, la quale però funziona a corrente alternata, anche perchè sono troppo scoperte certe assurdità della trama quali la magistrato donna collega ed innamorata del giudice, che vorrebbe nascondere l’inchiesta sul gruppo eversivo perchè coinvolge sua figlia, e la forte componente cochòn del film.
In fondo, alla fine l’unica cosa che rimane del film a cui appigliarsi, peraltro irrisolto in molte altre cose, è che semplicisticamente le donne di oggi sarebbero tutte propositive ed offerenti sé stesse, fin dall’età nella quale dovrebbero essere ancora e soltanto delle bambine, come dirà difendendosi nell’interrogatorio, l’idraulico di mezza età, paccianesco-meneghino, Mariani/Piero Mazzarella.
E soprattutto dietro la promessa di soldi come le 100’000£ a lui chieste, che queste adolescenti solo di età e per bene solo di nomea, donne adulte di fatto, perlopiù di buona famiglia, non fanno altro che provocare gli uomini per delle sane trombate no-stop. Ma dove? Nella Milano anni ’70 in cui è ambientato -anche bene- il film. Ma che appunto, è solo un film, per di più infarcito di approssimativi luoghi comuni maschilisti, da sempre molto in voga, in Italia.
Magari ‘ste lolite fossero tutte “maiale”, ma purtroppo non è mai stato proprio così. O forse si profetizzava senza saperlo le ben più spregiudicate Papi-girl delle “notti di Arcore”,in cerca addirittura di un posto in Parlamento, o ne L’Isola dei famosi?

ottobre 2, 2009 Posted by | Drammatico | , , , | 1 commento