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La sposina

La sposina locandina

Chiara è una bella e disinibita ragazza che lavora in uno store di dischi come commessa; un giorno nel negozio capita Massimo Raimondi, appassionato cultore di musica classica e scrittore in erba.
Il giovane è alla ricerca di un editore che pubblichi il suo primo libro e nell’attesa vivacchia alla giornata.
L’incontro con Chiara si rivela per lui ma anche per la ragazza come il classico colpo di fulmine.
I due così convolano a giuste nozze ma è durante la luna di miele che Chiara scopre che Massimo è praticamente impotente.

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Riccardo Garrone

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Antiniska Nemour e Tiberio Murgia

Decisa a eliminare l’ostacolo che mina la felicità della coppia, Chiara cerca conforto in libri che parlano di sessuologia, senza peraltro ottenere risultati.
Nel frattempo la coppia versa in cattive condizioni economiche così Chiara suo malgrado è costretta ad accettare le avances del proprietario del negozio di dischi presso il quale lavora.
Nonostante la ragazza ceda, viene licenziata aggravando ancor più la situazione economica della famiglia, visto che Massimo non riesce nonostante gli sforzi a pubblicare il suo libro.
Sarà Chiara a risolvere il tutto, andando a letto con l’editore Ansaldi, che le promette la pubblicazione del libro.
L’uomo mantiene la parola data e il libro viene pubblicato, ottenendo anche un notevole successo.
Nel campo del rapporto di coppia tuttavia le cose non cambiano e alla fine Chiara decide di accettare la corte di suo cognato prima, poi di un amico di lunga data oltre quella dell’Arnaldi.
Sarà questa la mossa vincente perchè Massimo……

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Nella foto: Riccardo Garrone e Antiniska Nemour

Sull’asse gelosia – corna usate come dimostrazione di un teorema un tantino strampalato Sergio Bergonzelli costruisce questo La sposina, filmetto a marcato sfondo erotico attorno ad una sceneggiatura vista e rivista; il regista piemontese (morto nel 2002) autore di una trentina di film di genere i cui titoli dicono tutto come Io Cristiana, studentessa degli scandali, Il compromesso… erotico,Taxi love, servizio per signora, La trombata – quattro ladroni a caccia di milioni ecc. usa l’erotismo come una clava senza economizzare in nudi e situazioni scabrose.

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Magda Konopka

Ne vien fuori un film di scarsissimo valore in cui cercare qualcosa degno di nota è assolutamente compito proibitivo; forse le uniche attrattive del film vanno cercate nelle grazie della bella Antiniska Nemour che molti spettatori dell’epoca conoscevano come centralinista della trasmissione di Enzo Tortora Portobello.
Sempre a proposito del cast, da rimarcare la presenza di Riccardo Garrone che appare un extraterrestre nei confronti degli altri scialbi intepreti del film, come Carlo De Mejo (che interpreta Massimo) o come i restanti caratteristi assemblati alla men peggio.
C’è anche l’ex “satanika” Magda Konopka con qualche chilo di troppo, mentre la location è Pescara; il capoluogo abruzzese esce mortificato da un accostamento sacrilego tra questo film e le sue bellezze naturali.
Purtroppo La sposina, uscito nel 1976, mostra come negli anni successivi alla seconda metà degli anni settanta la tendenza del cinema italiano fosse quella di privilegiare ad ogni costo l’incasso, senza tener conto minimamente di un decoro dovuto sia al rispetto verso il pubblico pagante sia alla credibilità del cinema stesso.

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Fioccavano produzioni assemblate nell’arco di una notte, con cast raccogliticci e sceneggiature pagate un tanto al quintale.
Produzioni prive anche di un minimo valore artistico, a meno che non si vogliano considerare artistiche le esposizioni generosissime di seni e natiche femminili unite ad amplessi che ripetuti migliaia di volte ingeneravano più un principio di sonnolenza che solletichi al basso ventre.
In La sposina c’è abbondanza di nudi e per fortuna la Nemour è un bel vedere, mentre in molti altri casi venivano scelte attricette raccattate sui sofà dei produttori; a voler fare un paragone largo, un pò come i vari cast dei bolliti odierni che popolano i realtiy tanto amati da parte del pubblico televisivo.
Se amate il cinema, evitate questo filmaccio.

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La sposina
Un film di Sergio Bergonzelli. Con Carlo De Mejo, Riccardo Garrone, Magda Konopka, Antiniska Nemour,Tiberio Murgia
Erotico, durata 90 min. – Italia 1976

 

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Antiniska Nemour     … Chiara,
Carlo De Mejo         …     Massimo Raimondi
Tiberio Murgia         …     ‘Ninuzzo’ Mancuso
Magda Konopka          …     Margot
Riccardo Garrone          … L’editore Arnaldi
Alfredo D’Ippolito     …     Adolfo ‘Cicillino’
Aldo Massasso          …     Stefano

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Regia: Sergio Bergonzelli
Sceneggiatura:Sergio Bergonzelli, Leandro Lucchetti
Produzione: Carlo Pescino
Musiche: Nico Fidenco
Editing: Luciano Cavalieri
Fotografia: Claudio Morabito

settembre 8, 2011 Posted by | Erotico | , , | Lascia un commento

L’ultima orgia del Terzo Reich

L'ultima orgia del terzo Reich locandina

Lisa è una splendida ragazza ebrea, che durante le persecuzioni razziali operate dai nazisti, sopravvive allo sterminio della propria famiglia in virtù della sua avvenenza.
Imprigionata, viene destinata ad uno dei campi di piacere per la soldataglia tedesca, comandato da Konrad Stalker con l’aiuto di una bieca kapò, Wagma.

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Daniela Poggi è Lisa

Qui la ragazza è costretta a subire e ad assistere ad una serie interminabile di orrori.
Ma lo fa quasi fosse indifferente alla sua sorte, tanto da suscitare le ire sia del comandante che della diabolica kapò.
Lisa viene torturata, appesa a testa in giù con sotto un secchio di topi, oppressa psicologicamente eppure resiste.
A darle la forza è anche l’amore che prova per un ufficiale medico del campo.
Ben presto Lisa decide di sopravvivere a dispetto di tutti e accetta la corte del comandante, che ammira in quella splendida donna il coraggio e la determinazione.

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I due diventano amanti, e Lisa dopo qualche mese da alla luce un figlio, che però verrà ucciso.
Alla fine della guerra, dopo un periodo di detenzione, Konrad viene liberato; Lisa lo contatta e gli da appuntamento in una fabbrica abbandonata.
Qui, la donna, dopo aver fatto credere al maturo ex amante di essere ancora sessualmente attratta da lui, durante l’amplesso lo uccide con un colpo di pistola.

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Il comandante Stalker tenta di piegare la volontà di Lisa

L’ultima orgia del Terzo Reich, diretto da Cesare Canevari nel 1977 è un nazisploitation fra i più forti (naturalmente solo nel senso delle immagini) dell’intera serie, mutuata sul precursore del filone, quell’Ilsa la belva delle SS che si rivelò essere un ottimo affare a fronte dei pochi soldi investiti.
Anche in questo film, girato in stretta economia, siamo di fronte all’ormai consueto uso ed abuso di situazioni choc, con i cattivi nazisti che torturano, umiliano e uccidono solo per gusto sadico.

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Il che è sicuramente vero anche a livello storico, ma francamente situazioni come quella descritta nel film in cui il comandante, assieme ad alcuni ospiti, assiste alla morte di una prigioniera, coperta da brandy infiammabile e data alle fiamme per fornire un pasto da cannibali ai feroci nazi, è decisamente aldilà di tutto.
Una sequela di torture e umiliazioni, marchio di fabbrica dei nazisploitation, è ovviamente la caratteristica anche di questo film; si vedono prigioniere costrette a nutrirsi di escrementi, violenze carnali ( un classico immancabile), amplessi davanti al cadavere carbonizzato della prigioniera bruciata mentre un nazi più pervertito degli altri tocca in maniera oscena il cadavere, donne immerse nella calce viva e quindi dilaniate dall’effetto corrosivo della stessa, i soliti cani sadici come i loro padroni che addentano glutei e gambe delle prigioniere, amplessi e visite ginecologiche assolutamente incongruenti.

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La selezione

Il campionario è quindi il solito; quello che distingue questo film, al limite, è la violenza feroce e cieca che agita la pellicola stessa.
Al solito, per il cast vengono scelte attrici presso che sconosciute; Antiniska Nemour, Maristella Greco, Caterina Barbero dicono davvero poco se non allo spettatore dei b movie.
L’unica a mostrare qualcosa in più è Daniela Poggi, futura attrice di buone qualità e di discrete pellicole oltre che conduttrice televisiva ed attrice teatrale.
La Poggi, anche se davvero poco espressiva in questo caso, mette in mostra un fisico degno di una pin up.
All’attrice viene chiesto di mostrare indifferenza alle torture; lei lo fa, mostrando però più un’aria di imbambolamento che di estraneazione dal contesto in cui vive il suo dramma.

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Ancora torture

Poco male; costretta ad una parte anche abbastanza osè, come quando deve avere un amplesso con il tenente tedesco, nudo e visibilmente interessato (sic!) oppure quando deve praticare una fellatio alla pistola del comandante (sic!)
Messa a testa in giù, costretta a girare nuda per buona parte della pellicola, la Poggi si districa alla meno peggio; tutto il resto del film, come già detto, verte sulle torture o sulla solita schiera di belle fanciulle nude e costrette a subire le solite immancabili umiliazioni dai cattivi tedeschi.
Detto ciò, usando come metro di paragone le altre pellicole appartenenti al genere nazisploitation, si può dire che questo film non sia nemmeno il peggiore.
C’è una certa cura formale nella fotografia, anche se i dialoghi restano impresentabili.
Il finale è il solito tipico del “morte al cattivo” e “giustizia è fatta”

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L’ultima orgia del Terzo reich, di Cesare Canevari con Marc Loud, Daniela Levy (Daniela Poggi), Antiniska Nemour, Maristella Greco, Caterina Barbero, Renato Paracchi, Fulvio Ricciardi, Tino Polenghi, Grazia Cisera, Nazisploitation/Erotico, Italia 1977

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Regia: Cesare Canevari
Sceneggiatura: Cesare Canevari, Antonio Lucarella
Produzione: Cesare Canevari
Musiche: Alberto Baldan Bembo
Editing: Enzo Monachesi
Direzione del set: Ettore Lurà
Costumi: Alberto Giromella
Trucco:      Franca Verdirosi
Produttori esecutivi: Ruggero Gorgoglione, Maria Grazia Grossi

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Regia Cesare Canevari
Soggetto Antonio Lucarella
Sceneggiatura Cesare Canevari, Antonio Lucarella
Produttore Cesare Canevari
Casa di produzione Cine Lu.Ce.
Fotografia Claudio Catozzo
Musiche Alberto Baldan Bembo
Scenografia Alberto Giromella
Costumi Alberto Giromella
Trucco Franca Verdirosi

Della manciata di pellicole “innominabili”, sineddoche dei contenuti Nazi-Erotico (aka Eros-Svastica, aka Nazi-Porno) questo è quello meno impressionante e, vuoi per un manto presunto (ma non concreto) di autorialità (molto meglio Le Lunghe notti della Gestapo), quasi svilente. Inserti forzati (su bombardamenti e altro) che mal si incastrano col girato. Girato che assume valenza nel momento emblematico (ed iconografico del film) della violenza sulla giovane (e bellissima) Poggi, legata a gambe in aria, con la testa in un secchio di sorci…

Nazi-erotico di Canevari, che tenta però (con insperato successo) la carta del sottotesto “autoriale”. La storia vede una donna e un uomo tornare sulle macerie di quello che fu un lager. Lui lo dirigeva, lei ne era prigioniera. In flashback la coppia rivive il morboso legame creatosi. Ovviamente, mentre esplora questo amour fou, Canevari snocciola un bel po’ di sevizie trucissime e clamorose scene exploitation. La Poggi si vergogna del film e ha fatto di tutto per farlo sparire, ma inutilmente. Da vedere, astenersi sensibili.

Messinscena squallida, recitazione isterica, dialoghi ridicoli, regìa anonima… è davvero difficile salvare qualcosa in questo nazi di Canevari, se non il reparto femminile, che è di un certo livello (Poggi, Nemour, Barbero). Si parte con una folle voce off che dà subito l’idea del livello di delirio cui assisteremo, peraltro tratto comune di tutto il sottogenere. Molte le scene violente, grazie alle quali il film tutto sommato non annoia più di tanto. Certo i nazisti cannibali non li avevo mai visti…

Non male. Parecchio violento, con alcune scene che rimangono impresse nella memoria (il pranzo cannibale). Cito anche la calce nella quale le prigioniere vengono gettate. Bella e brava la Poggi, più che discreto Marc Loud. Il film riesce a salvarsi dal ridicolo involontario il più delle volte. Per i fan del genere sicuramente da vedere, ma anche i non addetti al lavoro potrebbero dare un occhiata.

Naziploitation tutto sommato non malvagio. Gran quantità di sesso e violenza a buon mercato (violenza soprattutto psicologica e verbale), ma la regia è più curata del solito, la fotografia è passabile e le musiche sono efficaci nell’accentuare l’effetto delle immagini. Anche gli attori (tra cui Daniela Poggi nei panni della protagonista) bene o male se la cavano. Il ridicolo spesso è dietro l’angolo, ma il film ha una sua dignità. La scena del banchetto, così folle e delirante da scadere nel grottesco, ricorda il Salò di Pasolini.

Comincia male, con un tocco registico assolutamente di serie b, ma migliora sulla distanza. Non si raggiungono i livelli esploitativi e malati di Beast in Heat  ma il film offre comunque abbondanti sequenze tipiche del (sotto) genere, di cui alcune da non sottovalutare. Interessante l’analisi, piuttosto approfondita, del personaggio Conrad, che mostra un ufficiale ora tanto devoto alla causa e calato nel suo ruolo, ora vittima di debolezze e complessi. I fans dell’erosvastika apprezzeranno.

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settembre 3, 2010 Posted by | Erotico | , , , , | Lascia un commento

La sorella di Ursula

La sorella di Ursula locandina

In un albergo situato sulla costiera amalfitana, arrivano due sorelle; la prima, Ursula, una bella ragazza, sembra in preda a qualche particolare trauma subito in passato.
Ha un comportamento ambiguo, sembra vedere nel futuro squarci di avvenimenti.
Sua sorella Dagmar, pur preoccupata, non da peso alla cosa.

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Ma ben presto una serie di misteriosi omicidi turba la quiete dell’albergo, che in realtà nasconde qualcosa.
Sarà un poliziotto che si spaccia per un tossico dipendente a scovare il misterioso assassino e a scoprire che all’interno dell’albergo avviene un traffico di droga.
Sintesi di un film assolutamente da dimenticare; siamo di fronte ad uno degli ultimi thriller degli anni settanta, uscito quando il genere era ormai avviato al tramonto.

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La regia di Enzo Milioni appiattisce ancor di più il film, di per se non sorretto da una sceneggiatura accettabile; diventa quindi fondato il sospetto che il film altro non fosse che un erotico mascherato da thriller.
Si, perchè è proprio l’eros a farla da padrone; sono numerose le scene di sesso presenti nel film, alcune davvero ai limiti dell’hard.
Una delle scene per esempio vede protagonista un fallo di dimensioni notevoli, che l’assassino usa per punire ritualmente le sue vittime.
Ma il film non possiede nerbo, e ben presto si spegne dietro la sequenza degli assassini in cui vediamo il killer avvolto dall’oscurità in qualsiasi momento, un espediente che la dice lunga sull’inventiva del regista.

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Così si scivola verso il finale, tra un amplesso e un nudo, mentre l’identità dell’assassino viene svelata senza provocare nessun sussulto, tanto diventa lapalissiana la sua figura di killer che uccide per motivi legati a traumi adolescenziali.
Se c’è un motivo per vedere il film, a parte la conturbante bellezza di Barbara Marzano, l’unica a elevarsi sulla soglia della dignità, è la splendida location del film.

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Girato nella bellissima Ravello, località fiabesca della costiera amalfitana,il film mostra parti di paesaggio che quantomeno fanno conoscere Amalfi, la stessa Ravello, attraverso una fotografia che ha il pregio, quanto meno, di essere molto chiara.
Il resto del film è davvero poca cosa, sia per la sceneggiatura davvero da brividi (in senso negativo) sia per la sciatteria e l’insulsaggine dei dialoghi, oltre a mostrare crepe vistose nelle sequenza temporali.

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A completare l’opera una colonna sonora pesante, in cui il sax la fa da protagonista senza creare un minimo di atmosfera.
Peccato, perchè se è vero che la trama dell’omicida traumatizzato puzzava di stantio, l’aver scelto un posto cosi bello come la zona di Amalfi avrebbe potuto creare contrasti molto forti tra la bellezza del paesaggio e la crudezza delle morti.
Alla fine, resta solo una quantità industriale di nudi.
E qualcuno si sarà consolato almeno con essi.

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La sorella di Ursula, un film di Enzo Milioni. Con Marc Porel, Stefania D’Amario, Antiniska Nemour, Barbara Magnolfi,Anna Zinnemann, Vanni Materassi, Yvonne Harlow, Giancarlo Zanetti
Erotico, durata 92 min. – Italia 1978

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Barbara Magnolfi     …     Ursula Beyne
Stefania D’Amario    …     Dagmar Beyne
Vanni Materassi    …     Roberto
Marc Porel    …     Filippo / Gianni Nardi
Anna Zinnemann    …     Vanessa
Antiniska Nemour    …     Jenny
Yvonne Harlow    …     Stella Shining

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Regia Enzo Milioni
Soggetto Enzo Milioni
Sceneggiatura Enzo Milioni
Produttore Armando Bertuccioli
Casa di produzione Supercine
Fotografia Vittorio Bernini
Montaggio Francesco Bertuccioli
Musiche Mimì Uva
Tema musicale Eyes performed by Yvonne Harlow
Scenografia Italia Verdelli
Costumi Anna Onori
Trucco Carlo Sindici

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aprile 22, 2010 Posted by | Erotico | , , | 2 commenti

Il giudice e la minorenne

Il giudice e la minorenne locandina

Mentre sta per recarsi in tribunale dove svolge il suo quotidiano lavoro di giudice, il dottor Serra si trova coinvolto in una rapina con conseguente incidente dei ladri in fuga; è quasi un segno del destino, visto cosa gli succederà nel finale del film. Al giudice viene affibbiato un caso scottante, anche se all’apparenza semplice: una ragazza ha subito quella che sembra una violenza carnale da parte di un idraulico di mezza età.

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Susan Scott, la moglie del giudice

Durante gli interrogatori il giudice si trova di fronte alle testimonianze sia dell’uomo, che accusa la ragazza di averlo adescato, sia a quella della ragazza che invece conferma l’accusa di violenza. L’idraulico, durante gli interrogatori, ricorda al giudice che le ragazze,anche le più giovani, hanno ormai assunto le vesti di moderne Circe, abdicando anche in tenera età alle abitudini tipiche delle adolescenti e passando subito al mondo delle adulte.

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Il giudice vede confermate le teorie dell’uomo proprio da una delle giovanissime amiche della figlia, che lo seduce. Cosa che fa anche la presunta vittima dello stupro. A colmare la misura, arriva la scoperta che la giovane figlia, Mirella, appartiene ad un’organizzazione terroristica. Nonostante una sua ex sottoposta, ora giudice anche lei si offra di insabbiare la faccenda, il giudice decide di andare avanti. Ma è destino che le sorprese non debbano mai finire: l’uomo scopre che la moglie ha una relazione adulterina con un pilota civile, e dopo averli seguiti, decide di togliersi la vita lanciandosi con la sua auto contro quella in cui i due amanti si stanno intrattenendo.

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Film con qualche scoperta ambizione moralistica, Il giudice e la minorenne potrebbe anche raggiungere la sufficienza, non fosse per alcune cose francamente inspiegabili del film, come la decisione del magistrato donna amica del giudice che si propone per insabbiare l’inchiesta sulla figlia del giudice. Tuttavia, il tentativo di denuncia della corruzione dilagante del costume funziona, anche se solo a tratti,

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Un po troppo smaccata infatti, è l’atmosfera erotica in cui si immerge volutamente il film. Le attrici, a parte la solita splendida Susan Scott o Nieves Navarro, se preferite, sono delle sconosciute, a cominciare da Antiniska Nemour, ex centralinista del programma televisivo di Tortora, Portobello. Ci sono anche Flora Saggese e Ketty Berbero. Curioso il ruolo affidato a Teo Teocoli,quello del pilota amante della bella signora Serra. Le musiche del film sono di Mino Reitano.

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Il giudice e la minorenne

un film di Franco Nucci. Con Susan Scott, Chris Avram, Romy Schell, Flora Saggese, Giuliana Rivera, Piero Mazzarella, Romy Shell
Drammatico, durata 91 min. – Italia 1974.

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Chris Avram: Marco Serra, il giudice
Nieves Navarro: Laura, moglie di Serra
Antiniska Nemour: Mirella, figlia di Serra
Piero Mazzarella: Mariani, l’idraulico
Flora Saggese: Cinzia, compagna scolastica di Mirella
Caterina Barbero: Annetta Rossi, la vittima di Mariani
Giuliana Rivera: la madre di Annetta
Annibale Papetti: il padre di Mariani
Romy Schell: la donna al cimitero

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Regia Franco Nucci
Soggetto Franco Nucci
Sceneggiatura Franco Nucci, Gianni Martucci
Produttore Oscar
Distribuzione (Italia) Alpherat
Fotografia Enzo Oddone
Montaggio Enzo Monachesi
Musiche Mino Reitano, Franco Reitano

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Il giudice e la minorenne banner recensioni

L’opinione del sito http://www.bmoviezone.com

La trama appare in realtà molto poco verosimile per non dire letteralmente esagerata, e così pure il finale catartico che il regista propone. La duplicità del contenuto del film poi potrebbe spiazzare più di uno spettatore (come detto Nucci infarcisce la pellicola di discorsi e ragionamenti moralisti, ma poi basa le scene clou del suo prodotto su spogliarelli e maliziose allusioni messe in bocca a ragazzine minorenni). Sembra quasi che Nucci sia addirittura maschilista nello sviluppo dell’idea cardine che c’è alla base del film (che si potrebbe riassumere in qualcosa del tipo “le femmine sono tutte puttane”).
Tra gli attori, il protagonista Chris Avram appare un po’ monoespressivo, ma tutto sommato regge con decenza il ruolo. Susan Scott/Nieves Navarro, nei panni della moglie, non è al top della sua carriera. Meglio le giovani e sconosciute attrici che interpretano le tre maliziose ragazzine del film (Flora Saggese, Caterina Barbero, Antiniska Nemour), che con i loro ammiccamenti rendono interessanti le scene su cui Nucci punta maggiormente per dare un senso al suo prodotto. Forse il migliore del cast è però Piero Mazzarella nella parte dell’idraulico accusato di stupro. Da sottolineare la colonna sonora dei fratelli Reitano, che si fa più martellante nelle scene più drammatiche, e soprattutto quando le certezze del protagonista sembrano frantumarsi da un momento all’altro. In totale: non un brutto film, ma sicuramente più particolare per la commistione di generi così diversi che ben realizzato.

L’opinione del sito http://www.robydickfilms.blogspot.it

Il film non è brutto solo non completamente riuscito, ma è apprezzabile soprattutto per la curiosa singolarità con cui commistiona i vari generi e filoni, una certa amarezza e disincanto di fondo, assieme all’azione (come nell’abbastanza bello e ben girato inseguimento iniziale) e all’intento di denuncia moralistica del malaffare, la quale però funziona a corrente alternata, anche perchè sono troppo scoperte certe assurdità della trama quali la magistrato donna collega ed innamorata del giudice, che vorrebbe nascondere l’inchiesta sul gruppo eversivo perchè coinvolge sua figlia, e la forte componente cochòn del film.
In fondo, alla fine l’unica cosa che rimane del film a cui appigliarsi, peraltro irrisolto in molte altre cose, è che semplicisticamente le donne di oggi sarebbero tutte propositive ed offerenti sé stesse, fin dall’età nella quale dovrebbero essere ancora e soltanto delle bambine, come dirà difendendosi nell’interrogatorio, l’idraulico di mezza età, paccianesco-meneghino, Mariani/Piero Mazzarella.
E soprattutto dietro la promessa di soldi come le 100’000£ a lui chieste, che queste adolescenti solo di età e per bene solo di nomea, donne adulte di fatto, perlopiù di buona famiglia, non fanno altro che provocare gli uomini per delle sane trombate no-stop. Ma dove? Nella Milano anni ’70 in cui è ambientato -anche bene- il film. Ma che appunto, è solo un film, per di più infarcito di approssimativi luoghi comuni maschilisti, da sempre molto in voga, in Italia.
Magari ‘ste lolite fossero tutte “maiale”, ma purtroppo non è mai stato proprio così. O forse si profetizzava senza saperlo le ben più spregiudicate Papi-girl delle “notti di Arcore”,in cerca addirittura di un posto in Parlamento, o ne L’Isola dei famosi?

ottobre 2, 2009 Posted by | Drammatico | , , , | 1 commento