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L’amica

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In una Milano borghese e annoiata si intreccia una storia fatta di tradimenti e vendette.
Lisa, ricca borghese sposata con il designer Paolo, scopre che quest’ultimo la tradisce.
Ferita più nell’orgoglio che nell’animo,la donna crea ad arte una relazione con un amante,Franco Raimondi.
Il gioco continua coinvolgendo la migliore amica di Lisa, Carla, che è sposata con un chirurgo; Lisa inventa sempre nuovi particolari che racconta all’amica, ignara del fatto che Carla è davvero l’amante di Raimondi.
Quando Carla inizia a raccontare le storie inventate dall’amica,nel gruppo frequentato dalle due donne tutte iniziano a ridere della cosa, coprendo di ridicolo Lisa.

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 Lisa Gastoni

Che decide di vendicarsi seducendo e abbandonando prima l’amante di carla, poi suo marito e infine il figlio;poi, soddisfatta della raggiunta vendetta, torna a casa tentando di riallacciare i rapporti con il marito.
L’amica esce nelle sale nel 1969, per la regia di Alberto Lattuada; è il momento d’oro del cinema italiano e in primis della commedia, che sia satirica o a sfondo sociale.
Lattuada prende di mira il mondo dorato e pigro della buona borghesia lombarda, raccontando le vicende di una sua appartenente, la viziata e per certi versi amorale Lisa.
Ad una ricostruzione tutto sommato abbastanza puntuale di un mondo molto ipocrita e perbenista dietro la facciata di rispettabilità non corrisponde però un altrettanto riuscito tentativo di delineare i moventi e le psicologie che spingono i vari personaggi della storia alle azioni che compiono.

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Il regista appare molto più interessato ad una descrizione ambientale che ad una personale, che riguardi cioè le motivazioni personali che spingono i diversi protagonisti della storia a fare ciò che fanno.
Così ne risente in qualche modo anche il ritmo del film, che dopo una buona partenza diventa blando prima di accelerare nel finale.
Lo stesso contesto borghese analizzato da Lattuada appare più frivolo e vacuo che immorale; i personaggi sembrano mossi più dall’inerzia che dalla propria volontà, appaiono prigionieri delle convenzioni e le stesse passioni, che dovrebbero risultare violente alla fine sono annacquate sino all’estremo.
Lisa appare come una borghese ansiosa di salvare più l’orgoglio che la sua vita personale; il tradimento dell’amica diventa l’occasione per vendicarsi ristabilendo le regole, assaporando i tradimenti come una sfida a se stessa.
Così, alla fine, tutti ottengono qualcosa perdendo poco o nulla;la mantide Lisa circuisce tutti gli uomini dell’amica, ma non crea nessun danno, perchè alla fine ognuno ritorna a ricoprire il proprio ruolo.

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Non c’è tragedia e non c’è dramma; i personaggi riprendono la vita di tutti i giorni, nascondendosi dietro la rispettabilità e ritornando in ordine alla commedia umana che è in fondo la loro ragione di vita.
In mezzo, una discrezione d’ambiente che alla fine risulta la parte migliore del film; musiche adeguate, arredamenti e acconciature, vestiti e orpelli vari che trionfano su tutto.
L’estetica predomina e travalica il contenuto.
Siamo alla fine degli anni sessanta, c’è stato il 68 ma sembra davvero che sia passato in superficie, senza scalfire minimamente l’inossidabile muro dietro il quale la borghesia sembra trincerata.
Se vogliamo trovare quindi qualcosa di interessante nel film, dovremo accontentarci di quello che diventa a tutti gli effetti un documentario sullo stile di vita di una Milano che ritroveremo pari pari negli anni 80, quando il rampantismo e la Milano da bere sostituiranno di sana pianta l’atmosfera plumbea degli anni settanta, riportando quindi in qualche modo alle atmosfere del film, ad un mondo vacuo e fondamentalmente inoffensivo, in cui la luce delle idee, le stesse ideologie sono quasi un quadro poco interessante destinato ad essere relegato in una soffitta.
Film quindi più d’apparenza che di sostanza.

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Molto interessante invece il cast, che include una brava e affascinante Lisa Gastoni nei panni della borghese Lisa,la ex top model Elsa Martinelli, perfetto esempio di donna borghese e snob nel ruolo di Carla, l’allora star dei fotoromanzi Lancio Marina Coffa recentemente scomparsa a soli 50 anni e un cast maschile di tutto rispetto, che ruota attorno alla figura dell’ape regina Lisa con la quale dovranno fare i conti ( in fondo ben remunerati) e che include Jean Sorel (Franco Raimondi), ovvero l’amante inventato destinato a diventare reale, Gabriele Ferzetti )Paolo Marchesi, marito di Lisa),Frank Wolff (Guido Nervi, marito di Carla) e infine Ray Lovelock (il figlio di Carla)
Decisamente in tema le musiche di Luis Bacalov, destinato nel corso della sua carriera a comporre oltre 150 temi per film e menzione anche per l’ottima fotografia di Sante Achilli.
Il film è passato molto raramente in tv, tuttavia è presente in una versione streaming, peraltro abbastanza mediocre,su un noto sito che potrete reperire facilmente con Google.

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L’amica
Un film di Alberto Lattuada. Con Lisa Gastoni,Gabriele Ferzetti, Frank Wolff, Elsa Martinelli,Jean Sorel, Raymond Lovelock, Marina Coffa, Mita Cattaneo, Sergio Serafini Commedia, durata 105′ min. – Italia 1969.

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Lisa Gastoni: Lisa Marchesi
Gabriele Ferzetti: Mario Marchesi
Elsa Martinelli: Carla Nervi
Jean Sorel: Franco Raimondi
Frank Wolff: Guido Nervi
Ray Lovelock: Claudio Nervi
Marina Coffa: Giovanna

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Regia Alberto Lattuada
Sceneggiatura Alberto Lattuada, Mario Cecchi Gori, Gianni Vernuccio
Fotografia Sante Achilli
Montaggio Sergio Montanari
Musiche Luis Enríquez Bacalov

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L’opinione di sasso67 tratta dal sito http://www.filmtv.it
Storia di un’ingenua moglie borghese, che si fa malandrina per reagire ad una umiliazione subita dalla “migliore amica”. È un film d’altri tempi – oggi nessuno si sognerebbe più di proclamare, come fa il giovane Claudio, che «l’amore è bello con il sole, sotto il cielo!» – ed oggi non fa né caldo né freddo, nonostante che il regista cerchi di far vivere allo spettatore qualche brivido morboso.

L’opinione di mm40 tratta dal sito http://www.filmtv.it
Alla faccia dell’amicizia. Fine, non viene in mente altro, al termine della visione di questo film: centodieci minuti di una piatta storia di adulterio dichiaratamente femministeggiante. Già dal titolo si capisce che si sta parlando al femminile, già dalle prime scene si intuisce che la pellicola non farà altro che rivendicare il ruolo della donna come conquistatrice, tutt’altro che, come ormai in maniera obsoleta inteso, vittima e sottomessa. Ma siamo nel 1969 e tutto ciò non è più una novità: la sceneggiatura firmata dal regista e da Alberto Silvestri e Franco Verucci, da un soggetto di Giovanna Gagliardo e del produttore Mario Cecchi Gori, nasce sorpassata, inattuale, ormai ridondante. Anche l’idea di affidare il ruolo da protagonista a Lisa Gastoni, esperta di simili figure di donne fatali e determinate, non è molto originale: ma perlomeno si può definire perfettamente in parte; fra gli altri interpreti ci sono il sempre piacevole Jean Sorel e altri divi del calibro di Gabriele Ferzetti, Ray Lovelock, Elsa Martinelli e Frank Wolff (in quel periodo quotatissimo nel genere western e appena uscito dall’avventura di C’era una volta il west). L’amica è sicuramente un prodotto figlio del suo tempo: ricorda qualcosa a cavallo fra il primo, psicologico approccio alla lettura della società contemporanea di un Salvatore Samperi (Grazie zia, mica per caso con protagonista la Gastoni, l’anno precedente) e l’imminente invasione del cinema pruriginoso, incastonato di turbe adolescenziali fino all’implosione nel trash di un Mauro Ivaldi (per assonanza, quantomeno, L’amica di mia madre, del 1975). Va infine ricordato che si tratta di un film girato malvolentieri da Lattuada, che non gradì l’imposizione della produzione di ambientare la storia negli ambienti dell’alta borghesia

L’opinione di Galbo tratta dal sito http://www.davinotti.com
Come per molte opere dello stesso genere e realizzate nel medesimo periodo, l’impressione generale è quella di una pellicola un pò invecchiata. La storia è particolarmente anacronistica anche se è apprezzabile (ed abbastanza riuscito) il tentativo del regista di ricostruire l’ambiente borghese nel quale si svolge la vicenda. L’andamento è alquanto noioso, solo in parte ravvivato dalla incisiva prova di parte del cast (la Gastoni in particolare). Buona la colonna sonora.

L’opinione di Giuan tratta dal sito http://www.davinotti.com
C’è qualcosa in questo rarefatto e dimenticato film, qualcosa che ha a che vedere con certo spirito del tempo (gli anni ’60), una specifica classe sociale (la borghesia milanese) e un cinema da noi poco praticato (vengono in mente Godard e Truffaut). La gnomica impassibilità di Lattuada pare far tutt’uno con la vacuità del contesto rappresentato, un milieu (etico ma anche “architettonico”) dal quale Lisa Gastoni (di liquida, inesorabile venustà), sfidata, cerca di emergere, per esserne solo definitivamente fagocitata, infangata e sommersa. Non conciliato.

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settembre 26, 2013 Posted by | Commedia | , , , | Lascia un commento

Paranoia

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Un grave incidente automobilistico costringe la bella e affascinante Helene a dover rinunciare alle corse; rimasta anche senza soldi, accetta riluttante di passare un breve periodo di ferie nella villa spagnola dell’ex marito, Maurice, che nel frattempo ha sposato Costance, una donna più anziana di lui, con una figlia ma sopratutto con tanti, tanti soldi. Al suo arrivo nella splendida villa della donna, Helene scopre che è stata proprio la ricca Costance che ha insistito per averla come ospite; la donna ha in mente un piano.

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Carroll Baker

Servirsi di Helene come esca per sedurre l’ex marito, portarlo ad una gita in barca e sopprimerlo. La donna, sicura delle infedeltà del marito ha organizzato il tutto per liberarsi di un uomo che ormai disprezza, e propone ad Helene l’omicidio di Maurice, promettendo alla stessa una lauta ricompensa in cambio del suo aiuto. Il giorno dell’agguato arriva, e Maurice, Costance e Helene salgono in barca e si dirigono al largo.

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a all’ultimo momento Helene non se la sente di uccidere l’uomo; Maurice colpisce Costance con il fucile subacqueo e la uccide, e getta il corpo in mare. La polizia prende per buona la versione dei due ex coniugi, ma a sospettare l’omicidio ecco che arriva Susan, figlia di Costance. La ragazza mostra di sapere cosa è successo, ma ecco il colpo di scena; Helene si accorge che Maurice e Susan hanno una relazione, e che è questo il vero motivo per cui Costance aveva deciso di uccidere Maurice.

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Ma i due amanti diabolici hanno progettato tutto e si sbarazzano anche di Helene. Il piano è perfettamente riuscito, ma ecco la sorpresa finale.

Diretto da Umberto Lenzi, Paranoia, film del 1970, è un avvincente e credibile thriller, giocato molto sugli sguardi, sugli atteggiamenti, sulla psicologia dei vari personaggi, interpretati davvero bene dal ben assortito cast, che comprende la bellissima Carroll Baker nel ruolo della sventurata Helene, di Jean Sorel nel ruolo di Maurice, della Proclemer in quello di Costance, per finire con Marina Coffa, star dei fotoromanzi Lancio, assolutamente a suo agio nel ruolo di Susan.

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Un film di ottima fattura, che chiude il trittico di Lenzi iniziato con l’ottimo Orgasmo e proseguito un tantino meno bene con Cosi dolce così perversa. Sorretto da un’incalzante colonna sonora, Paranoia si lascia guardare fino alla parola fine, grazie ad una trama non banale, a quel tocco di torbido erotismo, mai volgare, che aggiunge un’atmosfera morbosa al film, che si avvale di una sceneggiatura una volta tanto esente da buchi visibili, anche se tendente in maniera pericolosa al semplicismo.. Bella sicuramente la location, la splendida Palma di Maiorca. Un film sicuramente ancora oggi vedibile.

Il film è ora disponibile su Youtube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=xj4ifiT6XUg in un’ottima versione digitale.

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Paranoia – un film di Umberto Lenzi , con Carroll Baker; Jean Sorel; Marina Coffa; Anna Proclemer; Alberto Dalbes 1970

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Carroll Baker: Helen
Jean Sorel: Maurice Sauvage
Luis Dávila: Albert Duchamps
Alberto Dalbés: Dr. Harry Webb
Marina Coffa: Susan Sauvage
Anna Proclemer: Constance Sauvage
Lisa Halvorsen: Solange (con il nome Liz Halvorsen)
Manuel Díaz Velasco: Miguel
Jacques Stany: James
Rossana Rovere: Infermiera
Calisto Calisti: Dottore
Alfonso de la Vega: Chauffeur

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Regia Umberto Lenzi
Soggetto Marcello Coscia, Rafael Romero Marchent
Sceneggiatura Marcello Coscia, Rafael Romero Marchent, Marie Claire Solleville
Casa di produzione Día P.C., Eagle, Medusa Produzione, Tritone Cinematografica
Fotografia Guglielmo Mancori
Montaggio Enzo Alabiso, Stanley Frazen, Antonio Ramírez de Loaysa
Musiche Gregorio García Segura, Nino Rota

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giugno 8, 2009 Posted by | Thriller | , , , , | 2 commenti