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Femina ridens


Femina ridens locandina

Un uomo cresciuto con la convinzione che le donne siano simili alle mantidi religiose, abituate a divorare il maschio dopo l’accoppiamento; una donna che accetterà supinamente il ruolo di vittima sacrificale delle deviazioni di lui, e che si rivelerà essere ben altro. Questo lo schema, l’impianto di Femina ridens, un thriller anomalo targato Pietro Schivazappa, girato nel 1969 con due attori non particolarmente conosciuti, all’epoca: la bellissima Dagmar Lassander e un insolitamente biondo Philippe Leroy.

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Philippe Leroy

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Lorenza Guerrieri

Sayer, il dottore traumatizzato, ha sviluppato una sessualità contorta, che lo porta a cercare, nei rapporti sessuali, un ruolo contemplativo, in cui si presenta come aguzzino e torturatore sia fisico che psicologco; la sua morbosità lo porta a cercare un ruolo dominante, e per appagare i suoi istinti, non esita ad assoldare, una volta alla settimana, delle donne che accettino il ruolo supino delle vittime. Per caso ( ma scopriremo che il caso non c’entra nulla), un giorno appare una nuova vittima, Marie, segretaria del dottore. Su di lei la follia contorta dell’uomo trova la massima espressione: le torture psicologiche si sommano a quelle fisiche. La donna viene messa in una piscina e colpita con violenti getti d’acqua, costretta a simulare di avere un rapporto sessuale con un uomo/totem in gomma, sotto gli occhi del dottore e via dicendo.

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Dagmar Lassander

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Maria sembra accettare in qualche modo il suo ruolo, e questo porta il dottore a provare per lei un sentimento diverso dai precedenti; forse si sta innamorando di lei, e dopo aver spinto la donna fin quasi sull’orlo del suiìcidio, le confessa che nei giochi precedenti ha sempre portato il gioco stesso fino alle estreme consguenze, senza però uccidere mai la propria vittima. Per la prima volta il dottore è innamorato e sembra che Marie lo ricambi. Ma la realtà è diversa…..

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Film più psicologico che d’effetto, Femina ridens è un curioso melange di vari generi; dal cinema psicologico al thriller, dall’erotico, peraltro assolutamente castigato, all’horror. Ma in realtà non appartiene a nessun genere ben definito, e si distingue per la morbosa aria di peccato, mai esplicitata nemmeno nei dialoghi, che pervade la pellicola. I due attori sono molto bravi neld elineare i due personaggi; da un lato c’è un Leroy quasi satanico agli inizi, dall’altro una Lassander ingenua al punto giusto

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Il capovolgimento dei ruoli sorprenderà lo spettatore proprio per l’abilità dei due protagonisti nel mascherare, ognuno, le vere motivazioni di quello che vedremo avvenire nel film. Buone le atmosfere, tra il gotico e il dark al punto giusto, buona la musica, d’effetto.

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Femina ridens,un film di Piero Schivazappa. Con Philippe Leroy, Dagmar Lassander, Lorenza Guerrieri, Mirella Pamphili
Drammatico, durata 88 min. – Italia 1969.

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Femina ridens banner protagonisti

Philippe Leroy: dottor Sayer
Dagmar Lassander: Mary
Lorenza Guerrieri: Gida
Varo Soleri: amministratore
Maria Cumani Quasimodo: segretaria
Mirella Pamphili: prostituta

Femina ridens banner cast

Regia Piero Schivazappa
Sceneggiatura Piero Schivazappa
Produttore Giuseppe Zaccariello
Casa di produzione Cemo Film
Fotografia Sante Achilli
Montaggio Carlo Reali
Effetti speciali Carlo Rambaldi
Musiche Stelvio Cipriani
Tema musicale Femina ridens di Giulia De Mutiis-Schivazappa-Cipriani, cantata da Olympia
Scenografia Francesco Cuppini
Costumi Enrico Sabbatini
Trucco Franco Freda

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febbraio 21, 2009 - Posted by | Thriller | , , ,

10 commenti »

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  4. Perdonami Paul, ma non riuscirò mai a capire COME Dagmar Lassander uccide Philippe Leroy in piscina.. Che arma usa? Non capisco.. Questo particolare mi rende ostica la visione dell’intero film..

    Commento di Davide Carminati | aprile 2, 2019 | Rispondi

    • In effetti è uno dei lati oscuri del film,che del resto è ricco di simbolismi e di difficili chiavi di lettura.Ma resta comunque un’opera molto interessante.Ciao

      Commento di Paul Templar | aprile 4, 2019 | Rispondi

  5. Le cause della morte sono probabilmente da ricercare nelle pillole che nella scena seguente la Lassander recupera, nascoste in un cuscino, riponendole al loro posto. Ci si può arrivare solo per deduzione così come, allo stesso modo, anche nella scena in cui, sempre la Lassander cade svenuta bevendo il whisky nel bicchiere. Evidentemente drogato in precedenza direttamente nella bottiglia.

    Commento di Legrandegaspard | aprile 5, 2019 | Rispondi

    • Ipotesi più che probabile la tua;il film viaggia nel senso da te esposto,tuttavia proprio il finale non aggiunge nulla alle geometrie studiate dal regista,che tratteggia il film con voluta ambiguità.

      Commento di Paul Templar | aprile 6, 2019 | Rispondi

  6. Tuttavia, riguardando il film, mi sono accorto che potrebbe esserci un’ipotesi più plausibile: Nella scena del pranzo al ristorante del castello, notate come la Lassander fa abbuffare di spiedini Le Roy, mentre lei rimane praticamente digiuna. Il tempo di attraversare il lago in motoscafo ed ecco la scena della piscina: lei invita lui a immergersi provocandolo sessualmente. Si presuma sia una piscina non riscaldata, lui in piena digestione ed accaldato dall’eccitazione. Fatale congestione…

    Commento di Legrandegaspard | aprile 6, 2019 | Rispondi

  7. In questo modo acquista un senso la scena della piscina e la frase che lei pensa al momento di provocarlo “imponi la tua forza e virilità di maschio”, in coppia con la frase che lei pronuncia nel finale rivolta alla prostituta “vendicati di loro giocando al loro stesso gioco”.Cioè sfruttando la loro presunzione di superiorità.

    Commento di Legrandegaspard | aprile 6, 2019 | Rispondi

    • Può essere.Però anch’io rimasi sconcertato dal finale e dalla morte del protagonista.Ma in seguito abbiamo visto finali molto più sconcertanti di film decisamente meno belli

      Commento di Paul Templar | aprile 6, 2019 | Rispondi


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