Mamma Ebe


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Versione cinematografica della controversa vicenda, finita nelle aule giudiziarie, di Ebe Giorgini, la santona/guaritrice condannata poi in tribunale per aver sfruttato, secondo la sentenza, la credulità di alcune sue protette. Il film inizia con Laura, una giovane seguace di Mamma Ebe, che si rinchiude in una chiesa alla notizia che la donna è stata arrestata, e che minaccia il suicidio se la donna non verrà rilasciata. Si apre così uno squarcio sulla vicenda, che mostra la Ebe in tribunale, accusata di vari reati, con la sfilata consueta di  testimoni della difesa; arrivano così, sulla sedia dei testimoni, la stessa Laura, che inizialmente dubitava della donna, ma che in seguito si dedicherà ad essa anima e corpo, arrivando per lei ad abbandonare la sua famiglia. Sfilano, tra i testimoni a favore, anche un sacerdote, Don Paolo, che ne esalta la figura; arriva anche una ex prostituta, Sandra, che ha subito varie violenze nella casa di Mamma Ebe, ma che per paura paradossalmente ne prenderà le difese.

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Ma arrivano anche testimoni d’accusa, che denunciano il clima di violenza, di sopraffazione, di coercizione fisica e mentale subita dalla santona. E’ il caso di Maria Pia, ex suorina di mamma Ebe, madre di un giovane seminarista, che racconta una storia alternativa, fatta di punizioni corporali, di digiuni impossibili, di docce gelide e di farmaci ipnotici, di violenza sessuale e di intimidazioni e minacce. Chi è allora Mamma Ebe? Una donna denigrata ad arte oppure una squallida approfittatrice delle altrui debolezze? Una santona con doni di guaritrice oppure soltanto una mistificatrice? Il film lascia aperta ogni soluzione, limitandosi a ripercorrere gli avvenimenti e le deposizioni. Mostrando, quà e la, scene di sadismo e di sesso, di violenza morale, psicologica, fino alla decisione finale del tribunale, che condanna la donna a 10 anni di reclusione, poi ridotti ad alcuni da trascorrere agli arresti domiciliari.

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Mamma Ebe, film di Carlo Lizzani girato nel 1985, non verrà di certo ricordato come il suo miglior film; i ritmi sono più quelli della fiction che quelli cinematografici, e l’insistere sulle scabrosità della storia non aggiunge nulla alle deposizioni, finendo per risultare quasi un maldestro tentativo di erotizzare la pellicola e quindi renderla appetibile ad un certo tipo di pubblico.

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Il dubbio che l’operazione sia alla fine prettamente commerciale arriva proprio con la presenza in scena di una Stefania Sandrelli in pieno successo post La chiave, film che ne aveva rilanciato la carriera in chiave pruriginosa; a ciò si aggiungano le scene delle docce gelate, della stessa Sandrelli ripresa più volte nuda e di spalle. Il resto del cast vede protagonisti una giovane Barbara De Rossi, molto convincente, la Di Benedetto, Alessandro Haber e la bravissima Laura Betti. Un film non memorabile, che tuttavia può essere visto nell’ottica del documento su una storia dell’Italia recente.

Mamma Ebe, un film di Carlo Lizzani. Con Ida Di Benedetto, Barbara De Rossi, Cassandra Domenica, Maria Fiore.Laura Betti, Luigi Pistilli, Stefania Sandrelli, Massimo Sarchielli, Paolo Bonacelli, Alessandro Haber, Enzo Robutti, Carlo Monni, Riccardo Rossi, Giuseppe Cederna
Drammatico, durata 103 min. – Italia 1985.

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Mamma Ebe banner personaggi

Berta Dominguez D. (con il nome di Cassandra Domenica): Mamma Ebe
Alessandro Haber: Mario Bonetti
Stefania Sandrelli: Sandra Agostini
Ida Di Benedetto: Maria Pia Sturla
Barbara De Rossi: Laura Bonetti
Laura Betti: Lidia Corradi
Paolo Bonacelli: Don Paolo Monti
Giuseppe Cederna: Bruno Corradi
Carlo Monni: Foschi
Massimo Sarchielli: oste
Luigi Pistilli: Roberto Lavagnino
Maria Fiore: Mara
Enzo Robutti: vescovo

Mamma Ebe banner cast
Regia Carlo Lizzani
Soggetto Gino Capone, Carlo Lizzani
Sceneggiatura Iaia Fiastri, Gino Capone, Carlo Lizzani
Produttore Giovanni Di Clemente
Produttore esecutivo Bruno Ridolfi
Casa di produzione Clemi Cinematografica
Fotografia Romano Albani
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Franco Piersanti
Scenografia Massimo Razzi
Costumi Rita Corradini

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L’opinione di Kovalsky dal sito http://www.filmscoop.it

Da una storia del genere poteva nascere un piccolo capolavoro.
Purtroppo Lizzani da un po’ di anni ha lavorato in televisione, e si vede.
Non pago, sciorina il peggior repertorio di gigionismi ed enfasi delle fiction televisive.
“Mamma Ebe” risulta pertanto patetico sia come tentativo di dramma di denuncia sia come testimonianza dell’evento: a ridosso di tutto cio’, è un campionario ordinario di moralismo, qualcosa di quello che possiamo leggere su “cronaca vera” (la rivista).
Cast ignobilmente sprecato, dalla De Rossi ad Haber alla Sandrelli, con l’eccezione di Laura Betti, che offre un’interpretazione di grande bravura.
I volti “deliranti” delle suorine sono tra le poche eccezioni positive, ma a costo di evocare i risvolti “maligni” del Sacro con il Profano, si rischia di finire nel vortice del passatismo integralista-religioso.
Non era questa l’intenzione, ma i tempi dei “Diavoli” di Ken Russell sono davvero lontani soprattutto in Italia

L’opinione di Lor.cio dal sito http://www.filmtv.it

Un consiglio spassionato: recuperate subito Mamma Ebe. Non perché sia un capolavoro, beninteso, ma per una ragione molto più interessante: è il film più vaporosamente e al contempo essenzialmente kitsch di Carlo Lizzani. Un vero cult, se il tempo non l’avesse relegato alla stanza dei ricordi rimossi. Lizzani, dall’alto della sua esperienza secolare, capì che non si poteva che rappresentare una storia talmente allucinante a cui si stenta a credere nel modo più ovvio possibile: miscelando il ridicolo all’allarmante, il minaccioso al folkloristico, il mistico alla cialtroneria. Ne esce fuori un’inchiesta indiretta (funzionalmente condotta da Alessandro Haber nei panni del padre dell’assatanata Barbara De Rossi) che in realtà è anche un film ad episodi camuffato, nonché un horror sui generis sul quotidiano dell’assurdo, in cui regnano sovrani il distacco quanto l’eccesso in un turbinio di personaggi squilibrati ed esagerati, ma realmente esistiti (e questo è davvero angosciante). A volte davvero non è facile accettare il fatto che tutto ciò che viene raccontato sia successo. La misteriosa Cassandra Domenica impersona la santona con inquietante cinismo: pensare che per questo ruolo affascinante e pericoloso s’era candidato nientepopodimenoche Gian Maria Volonté, e sarebbe stato una meraviglia. Attorno a lei, il coro femminile invasato e redento nel quale non si possono non segnalare Ida Di Benedetto e Laura Betti, quest’ultima impegnata in una delle sequenze più pazzesche all’interno di Villa Ebe, teatro di deliri, sesso e perversioni. Ma la palma della scena più cult se la becca Giuseppe Cederna vestito con i preziosi abiti della Mamma: splendidamente kitsch.

L’opinione di Stefania dal sito http://www.davinotti.com

Instant-movie superficiale e fallimentare: se l’intento era quello di informare sulla vicenda di Ebe Giorgini, manca lo scopo: non si capisce neppure quando, né dove, la vicenda si svolga. L’operosa, ed apparentemente evoluta, provincia toscana del fior fiore degli anni ottanta, tra nuove ricchezze e vecchie superstizioni, non si vede proprio. Se l’intento era addirittura quello di suggerire una riflessione sul vuoto di valori e sulla fame d’assoluto apparentemente saziata da quella specie di Wanna Marchi con le stimmate, peggio mi sento! Haber e la Betti forzati fino al ridicolo. Pessimo.

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6 Risposte

  1. Un film che metteva in risalto la vera immagine della sedicente guaritrice.
    La Sandrelli era stupenda nella sua interpretazione, in modo particolare nelle scene di nudo.

  2. su questa persona fate una ricerca cercando il nome di questa persona e paolo franceschetti

  3. Questi sono film che dovrebbero esser trasmessi nelle scuole,per far capire che in Italia,un paese nobile nel midollo,abbiamo personalità che ci umiliano peggio di una carogna,agli occhi del mondo,che per questo ci ridono alle spalle.Ad ogni modo,interpretazioni magistrali:Stefania Sandrelli convincentissima e quando nuda mai volgare,Haber da applausi e le altre tre donne la De Rossi,la Betti e la Di Benedetto,lavorano a pieno regime.Tu dici che non è indimenticabile,ma quando io l’ho visto,mi è rimasto nell’anima.
    Davvero!Ciao.

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