La ragazza dal pigiama giallo


La ragazza dal pigiama giallo locandina

La vicenda inizia in Australia, sulla spiaggia cittadina di Sidney.
Sul bagnasciuga viene rinvenuto il cadavere di una ragazza, spaventosamente sfigurato dal fuoco.
Il corpo è quasi irriconoscibile, fatto salvo il particolare che indossa un pigiama giallo.
Le indagini di rito vengono affidate agli ispettori Ramsey e Morris, i quali devono accettare, loro malgrado, l’interesse dell’ispettore Thompson, ormai in pensione che si affianca ai due non richiesto.
Mentre Ramsey sceglie una pista sbagliata, facendo arrestare un ubriacone innocente, Thompson indaga su alcuni immigrati, fra i quali Antonio, un cameriere italiano.

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Il corpo della sconosciuta

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Attraverso alcuni sbalzi temporali, apprendiamo la storia della sua relazione con la splendida e conturbante Glenda, una donna dal passato turbolento.
Antonio sposa la ragazza, che però mantiene relazioni proibite con il professor Douglas, un eminente e ricco uomo d’affari di Sidney e contemporaneamente con Roy che è un operaio irlandese amico proprio di Antonio.
Le cose sono destinate a diventare ancor più complicate quando Glenda scopre di essere rimasta incinta.

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Dalila Di Lazzaro è Glenda

Dopo aver tentato un impossibile riavvicinamento con Antonio e sopratutto dopo aver perso il bambino che aspettava, Glenda entra in crisi.
Tenta di riconquistare il ricco Douglas che però deluso dalla donna la respinge.
Nel frattempo Thompson, con le sue indagini, è arrivato ad un passo dalla verità; ma è destino che non possa godersi il frutto del suo lavoro, perchè viene ucciso.

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L’uomo però ha lasciato scritto tutto ciò che ha scoperto, così la polizia risolve comunque il caso.
Glenda era fuggita da casa di Douglas decisa a lasciare tutti, ma nella sua fuga era stata raggiunta da suo marito Antonio e dall’altro suo amante, Roy, che durante un furibondo litigio l’aveva ferita mortalmente colpendola con un crick.Appartiene dunque a lei il corpo rinvenuto sulla spiaggia, ed è stato proprio Roy a bruciarlo.
Antonio, deciso a piegare la genesi dell’omicidio, si rivolge all’ispettore Ramsey, ma spaventato dall’arrivo delle auto della polizia, scappa per finire tragicamente investito e ucciso.

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La ragazza dal pigiama giallo, film del 1977 diretto da Flavio Mogherini è un buon prodotto che si eleva di parecchio su molti film simili girati negli anni settanta.
Anche perchè non è propriamente un thriller, quanto un film che mescola diversi generi, caratterizzandosi anche per il buon uso degli sfalsamenti temporali.
Buona l’idea, per esempio, di raccontare la storia dalla fine, senza arrivare a palesare da subito l’identità della misteriosa ragazza dal pigiama giallo.
Certo, appare chiaro che l’identità della donna coincide con quella della turbolenta Glenda, ma per lo spettatore il tutto resta un’ipotesi.
Mentre il film si dipana con una certa eleganza, assistiamo alle indagini di Thompson, vediamo la vita disordinata di Glenda, conosciamo suo marito e i suoi amanti.
Il ritmo non è frenetico, c’è molta attenzione ai dialoghi, per una volta.
E se manca la tensione, ci si consola con la sapiente scelta di mescolare passato e presente.
Il film ha diversi difetti, consistenti sopratutto nella lentezza del film stesso e in una recitazione non sempre convincente, ma tutto sommato riesce a catturare l’attenzione dello spettatore, intriso com’è di una malinconia di fondo che generalmente non è presente nei film gialli.

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Tra le scene da segnalare, quella curiosa in cui il corpo di Glenda viene esposto nudo per permettere alla gente di vederlo e identificarlo.
Anche se La ragazza dal pigiama giallo non è un noir vero e proprio, ha dalla sua una location finalmente lontana dalle sponde italiche e un cast che assicura al film una certa dignità.
Discrete le prove di Ray Milland che interpreta il caparbio ispettore Thompson, che pagherà con la vita la sua ostinazione, così come una garanzia è Michele Placido  a suo agio nel ruolo di Antonio Attolini; anche Howard Ross, che interpreta Roy è una garanzia, mentre la Di Lazzaro, pur affascinante come sempre, risulta alla fine la meno convincente del gruppo, con una recitazione che spesso eccede la drammaticità del suo ruolo, che andava interpretato con più malizia e mistero.

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Michele Placido è Antonio

Nel cast compare anche Mel Ferrer, il maturo prof. Henry Douglas, amante di Glenda.
Un film che non piacque moltissimo quando uscì, forse perchè dopo la metà degli anni settanta il giallo non aveva molti seguaci; colpa anche della realtà quotidiana, che presentava storie e vicende sociali drammatiche, degne davvero di un film thriller.

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La ragazza dal pigiama giallo, un film di Flavio Mogherini. Con Michele Placido, Dalila Di Lazzaro, Ray Milland, Mel Ferrer, Howard Ross, Eugene Walter, Rod Mullinar
Giallo, durata 105 min. – Italia 1977.

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La ragazza dal pigiama giallo banner personaggi

Ray Milland     …     Ispettore Thompson
Dalila Di Lazzaro    …     Glenda Blythe
Michele Placido    …     Antonio Attolini
Mel Ferrer    …     Professor Henry Douglas
Howard Ross    …     Roy Conner
Ramiro Oliveros    …     Ispettore Ramsey
Rod Mullinar    …     Ispettore Morris
Giacomo Assandri    …     Quint
Eugene Walter    …     Dorsey
Fernando Fernán Gómez
Antonio Ferrandis    …     Nottingham
Vanessa Vitale    …     Evelina
Mónica Rey    …     Patricia Clark Dorsey


“Già scopritore sullo schermo di Renato Pozzetto e iniziatore di una vena calligrafica della commedia all’italiana, l’architetto Flavio Moghemi cambia genere e continente. Sfruttando in Australia un’insolita cornice ambientale e i servizi di una cinematografia in ascesa, si affida a un thrilling articolato con abilità su due binari: l’inchiesta della polizia intorno a una ragazza dal pigiama giallo trovata semicarbonizzata sulla spiaggia, e le disavventure di una bella emigrata olandese mal maritata con un cameriere italiano e divisa fra molti uomini. I due motivi si fondono, sulla dirittura finale, in maniera da riservare al pubblico una piccola sorpresa. Ma se Mogherini sa inquadrare e tagliare come i registi americani, scegliendo fra l’altro interni ed esterni con gusto avvertito, anche stavolta non riesce a scandire la qualità formale su autentici ritmi di racconto. Se all’autore interessava rappresentare l’ambiente degli emigranti, come la drammatica scena finale di Placido nel cimitero marino farebbe supporre, bisogna constatare che se n’è dimenticato per la strada; e anche l’approccio ai personaggi rimane freddo, distaccato e spesso decorativo. Con tanto nitore contrasta la deliberata volgarità di certe battute e situazioni, che attestano un cinico proposito dl mercificare il film. Perfino un gentiluomo come Ray Milland si abbassa al livello delle parolacce e dei gesti osceni.
Da Tullio Kezich, Il nuovissimo Mille film. Cinque anni al cinema 1977-1982, Oscar Mondadori”


Non male questo lavoro, più noir che giallo, di un regista più a suo agio con la commedia. L’ambientazione estera e la tematica della solitudine e lo spaesamento ricorda Blue nude (molto piu bello). Il montaggio alternato tra la vicenda e le indagini della polizia crea un po’ di confusione e la sceneggiatura ha diversi buchi, ma l’atmosfera molto triste è resa con efficacia. La Di Lazzaro è stupenda e anche piuttosto brava.

Se fosse solo un giallo, come recita il genere scritto nella locandina, probabilmente sarebbe un ottimo giallo e basta. Invece c’è molto altro. In primo luogo una tragedia umana di forte impatto sociale, fatta di povertà e di stenti, in secondo un’impostazione dei tempi narrativi che, ancora prima di incidere positivamente sul versante tecnico, risulta essere emotivamente coinvolgente. Complici sono indubbiamente le atmosfere, i silenzi usati per sconfinare nell’indicibile, un cast a prima vista quasi inconciliabile, ma in verità di gran lunga indovinato.

La bravura di Ray Milland e i concetti investigativi da lui rappresentati sono veramente sopra le righe e il vero piatto forte del film. Geniale il regista nel parallelismo dell’antefatto con la diretta. Io lo vidi quando uscì e ne rimasi molto toccato. Oggi gli riconosco anche il merito di aver saputo estrarre le migliori qualità di allora della Di Lazzaro e di Amanda Lear nella colonna sonora, allora al massimo del successo. Quasi odioso Michele Placido, che rappresenta gli emigrati italiani come una massa di zoticoni, analfabeti e terroni…

Terribile esempio di cinema, nel senso peggiore del termine: mal diretto, mal interpretato, mal montato, sceneggiatura inesistente, più o meno siamo ai livelli di Rose rosse per una squillo. Squallido nel suo presunto erotismo. Resta solo la bellezza della Di Lazzaro, che da sola non risolleva minimamente le sorti del film. Penoso.

Bizzarro melodramma erotico tinto di giallo: operazione curiosa ma dai risultati mediocri. C’è un colpo di scena che per quanto leggermente prevedibile possiede una certa originalità, ma la storia, per quanto ben strutturata, scorre un po’ troppo lentamente. Non manca qualche scena di sesso (di cui una piuttosto squallida) ma non viene mostrato nulla di che. Ottimo il cast ma mediocri le musiche di Ortolani, fatta eccezione per l’azzeccatissima canzone (cantata da Amanda Lear) che accompagna molte scene del film (come quella iniziale).

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Una Risposta

  1. Con sombrero de “cow boy”, creo ver en un fotograma al salmantino TITO GARCÍA…….

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