Addio fratello crudele


Addio fratello crudele locandina

Storia di una passione proibita, aldilà della morale comune, storia d’amore e di morte, di passione, di inganni.
Siamo nei primi anni del 1500, l’azione si svolge a Mantova.
Il bel Giovanni rientra nella sua città dopo aver completato gli studi; ad attenderlo c’è la sorella Annabella, che lui ha lasciato quando era poco più di una bambina.
Tra i due c’era già una forte attrazione, nonostante il vincolo di parentela, e ora che i due sono diventati una coppia di splendidi giovani, ecco scoppiare, irrefrenabile, la passione.
I due si amano totalmente, senza pudori ancestrali, mentre attorno a loro la vita sembra avere un altro ritmo, scandito dalla violenza quotidiana, dal sangue versato in cento battaglie.

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Angela Luce

Ma arriva il giorno in cui Annabella scopre di essere incinta; il che è già un problema gravissimo, per la morale contemporanea.
Ma l’aggravante è l’incesto, un peccato mortale, condannato dalla società e dalla chiesa, entrambe pronte a decretare la morte sul rogo per quello che è considerato un peccato contro Dio e contro gli uomini.

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La ragazza, per sfuggire al suo destino, accetta di sposare uno dei suoi corteggiatori, il ricco e affascinante Soranzo.
Per un po le cose fra i due sembrano andare bene, ma una notte, mentre finalmente l’uomo è riuscito a vincere le resistenze della moglie, che finora ha rifiutato i contatti fisici, Annabella sviene.
Soranzo chiama un dottore, che fatalmente gli comunica che la moglie è incinta.

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Charlotte Rampling

Pazzo d’ira, Soranzo picchi la moglie cercando di sapere chi è il padre del bambino, inutilmente.
Così l’uomo organizza la sua vendetta; convoca i famigliari della moglie a pranzo.
Nel frattempo Giovanni, che non vuol lasciare la sua amata nelle mani dell’odiato cognato, uccide Annabella e le strappa il cuore; con il macabro trofeo in mano si reca nella sala dov’è ancora in corso il banchetto.
Il gesto scatena l’ira di Soranzo, che da ordine di massacrare tutti i presenti.

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Fabio Testi

Sarà lui ad uccidere personalmente Giovanni, che così si troverà riunito alla sua amata nella morte.
Giuseppe Patroni Griffi, regista di questo Addio fratello crudele, adatta per lo schermo il dramma Tis Pity She’s A Whore (Peccato che sia una puttana) di John Ford, scritto agli inizi del 1600.
Lo fa girando un film molto cupo, ambientato in una Mantova quasi immersa nella nebbia, a simboleggiare la nemesi del cupo drammone che i protagonisti della storia si apprestano a vivere.
Il clima è quello della tragedia incombente, e lo si respira da subito; i due amanti, assolutamente lontani dalla preoccupazione che la loro unione dovrebbe loro comportare, si amano follemente, incuranti di convenzioni e leggi sia civili che religiose.

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Il vecchio adagio “al cuor non si comanda” però mal si sposa con uno dei tabu assoluti della società, in qualsiasi tempo recente lo si voglia collocare.
Così la storia avanza verso il suo tragico finale, con i due amanti separati dall’imprevista gravidanza di lei, che la costringe a nozze riparatrici con l’uomo che poi annienterà la sua famiglia, in un bagno di sangue purificatore che, alla luce della storia, appare ancora più stridente in rapporto al peccato consumato.
Ma il 1500 è un secolo denso di violenza, testimoniata dalle carneficine che intuiamo avvenire collateralmente alle storie che vediamo svolgersi sotto i nostri occhi.

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Così come intuiamo la pesante cappa repressiva della religione, testimoniata dalla presenza dell’umile fraticello, preoccupato più dalla severità della chiesa a cui appartiene che dai peccati dei mortali.
Un film dignitoso, questo di Patroni Griffi, assecondato dal cast che svolge egregiamente il proprio compito; a Charlotte Rampling, intrigante, sensuale e misteriosa, è affidato il compito di interpretare la peccatrice Annabella, mentre Fabio Testi è il terribile e vendicativo Soranzo. Oliver Tobias, un altro belloccio degli anni settanta se la cava con dignità nel ruolo dell’amante/fratello di Annabella, Giovanni.

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Il tema dell’incesto è trattato tutto sommato con sobrietà; nel film non c’è erotismo, quanto piuttosto una ricerca visiva, dialogata e percettiva di un tabù fra i più radicati nella morale comune.
Il regista si limita a raccontare la storia, eccedendo solo nella parte finale, quando il film si anima all’improvviso, dopo aver vissuto lunghe pause languide; la scena del massacro finale è cruenta, sopratutto nella parte in cui Giovanni entra nella sala da pranzo con il cuore della sorella in mano.

Il film è disponibile in un’ottima versione in italiano su You tube all’indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=ciUS9tc4KAg

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Addio fratello crudele,un film di Giuseppe Patroni Griffi. Con Fabio Testi, Charlotte Rampling, Oliver Tobias, Rik Battaglia.
Antonio Falsi, Angela Luce,Drammatico,  durata 111 min. – Italia 1971.

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Addio fratello crudele banner protagonisti

Charlotte Rampling: Annabella
Fabio Testi: Soranzo
Oliver Tobias: Giovanni
Antonio Falsi: Bonaventura
Rik Battaglia: Mercante
Angela Luce: governante
Rino Imperio: cameriere di Soranzo

Addio fratello crudele banner cast


Regia     Giuseppe Patroni Griffi
Soggetto     John Ford
Sceneggiatura     Giuseppe Patroni Griffi
Produttore     Silvio Clementelli
Fotografia     Vittorio Storaro
Montaggio     Franco Arcalli
Musiche     Ennio Morricone
Scenografia     Mario Ceroli
Costumi     Gabriella Pescucci

Poche le regie prettamente cinematografiche (più numerose e riuscite quelle teatrali) Patroni Griffi ha però lasciato un segno importante del suo passaggio: da Metti, una sera a cena a Divina creatura, passando per La gabbia. Addio fratello crudele – ispirato da una tragedia scritta da John Ford (Peccato che sia una sgualdrina) – si avvale di un cast d’eccellenza, sul quale predomina Charlotte Rampling. La storia, ambientata in epoca rinascimentale, è torbida ed avvicendata su un rapporto incestuoso tra fratello e sorella, segnati da un destino tragico e impietoso. Formalmente elegante.

Tragedia senza lacrime brividi né emozioni sclerotizzata da un ossequio prosaico al testo e all’edulcorazione linguistica, quasi si mirasse a epitomare tutto Shakespeare, Donne e Marlowe. Il risultato è barboso e schernibile, dato che a mettersi in bocca certe ariosità c’è Fabio Testi. Tuttavia certi barocchismi e certi svolazzi rimandano da un lato a Visconti e dall’altro fanno ricordare il Caligola brassiano.Incomprensibile divieto ai 18 per un’opera blablablata in cui l’esposizione non mantiene quella morbosità e graficità che il tema promette.

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