Il commissario Lo Gatto


Il commissario Lo Gatto locandina

Natale Lo Gatto è un commissario delegato al posto di polizia all’interno della città del Vaticano; dopo un misterioso delitto avvenuto ai danni di un sacerdote, il commissario indaga all’interno dell’ambiente ecclesiale, ma spinge il proprio zelo troppo in là, finendo per chiedere un alibi niente meno che al Santo Padre.
Questa leggerezza gli costa il trasferimento in Sicilia, nell’isola della Favignana.

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“Mi scusi la domanda, ma lei dov’era ieri sera?”

Il commissario Lo Gatto 7Isabel Russinova è Maria Papetti / Wilma Cerulli

Qui non accade assolutamente nulla, e Lo Gatto, affiancato dal fido agente Gridelli deve solo guardarsi dalla più grande di tre sorelle che gestisce la pensione dove il commissario alloggia, mentre l’agente Gridelli ha una relazione con la sorella più giovane.
L’arrivo dell’estate porta naturalmente un grosso flusso turistico e con esso ecco arrivare uno strano caso.
L’agente Gridelli trova in casa di una bella donna, Wilma, delle lenzuola sporche di sangue e un coltellaccio anch’esso con tracce di sangue.
Natale Lo Gatto fiuta finalmente la sua occasione, e si dedica a indagini a tutto campo.

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L’agente Gridelli e la bella turista Brigitte

Scopre così che nell’isola, a dispetto della quiete apparente, quasi tutti hanno un segreto da nascondere; c’è il bagnino che presta servizi particolari sia a uomini che a donne, c’è il professionista con annessa bella moglie, che ha una relazione con un altro uomo, c’è la ragazzina di casa che ama farsi vedere nuda la sera e via dicendo.
sul posto arriva anche uno scalcinato giornalista dell'”Eco di Trapani”, che inutilmente cerca di carpire informazioni al poliziotto.

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Licinia Lentini è la signora Bellugi

Alla fine Lo Gatto, anche se involontariamente, arriva alla soluzione del caso.

Wilma ricompare, viva; non è stata uccisa, ma si è concessa una scappatella con, nientemeno, il Presidente del consiglio.
La notizia scoppia come una bomba, grazie anche a Vito Ragusa, che carpisce il segreto di Lo Gatto con uno stratagemma.
Lo scandalo però aiuta il commissario, che così viene promosso dal nuovo Presidente del consiglio, succeduto al precedente in virtù dello scandalo.

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Lo Gatto viene inviato quindi ad una conferenza internazionale, dove è incaricato di vigilare sulla sicurezza dei sette più grandi uomini della terra.
Qui, vista spuntare da una tenda quella che sembra la canna di u  fucile, fa tuffare i sette in una piscina; in realtà la canna del fucile è solo il tubo di un aspiratore, e questa volta Lo Gatto viene inviato in una località sperduta della Sicilia, in mano alla mafia.
Li, infatti, qualche giorno prima il vice questore è stato ucciso da una bomba.
Dino Risi dirige, nel 1986, Il commissario Lo Gatto usando la sua ironia garbata e tranquilla, girando un film gradevole tutto incentrato sulle epripezie di Natale Lo Gatto, commissario maldestro e anche un tantino sfigato alle prese con vicende più grandi di lui.Ad interpretare il funzionario di polizia viene chiamato Lino Banfi, reduce da una serie interminabile di commedie sexy; qui, per una volta, abbandona il caratteristico accento pugliese e assume un ruolo diverso, anche se chiaramente orientato sul comico.
Aiutato da una valida spalla, quel Maurizio Ferrini lanciato da Arbore nel suo fortunato programma Quelli della notte, Banfi sfoggia di un discreto repertorio, mostrando di sapersela cavare anche in ruoli diversi dai soliti.

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Il film, ambientato per la massima parte nella splendida Favignana, è anche un occasione per alcune belle caratteriste del cinema italiano; si va dalla bella e sexy Isabella Russinova (Wilma) a Licinia Lentini, che interpreta il ruolo della signora Bellugi, moglie cornificata di uno stimato professionista, passando per  Renata Attivissimo e Nicoletta Boris, le sorelle Patanè che gestiscono la pensione in cui alloggia il commissario.
Nel ruolo del giornalista Ragusa, che farà la sua fortuna proprio grazie all’imperizia di Lo Gatto c’è Maurizio Micheli.
Ironia, un sottile sarcasmo caratterizzano il film: Risi capovolge i canoni del classico giallo trasformandolo in una gradevole farsa, puntando bonariamente il dito sui tanti vizietti italici.

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Il giallo non è più giallo, quanto una commedia degli equivoci; i vari personaggi sembrano ritratti sfocati dell’italietta provinciale, in bilico tra bigottismo e un’ardita e improbabile immoralità.
Film discreto, quindi, con qualche sprazzo divertente, qualche spunto di riflessione e, cosa che non guasta, una discreta presenza di belle donne.

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Maurizio Micheli, il giornalista Ragusa

Il commissario Lo Gatto, un film di Dino Risi. Con Lino Banfi, Maurizio Micheli, Maurizio Ferrini, Galeazzo Benti, Licinia Lentini,Armando Marra, Andrea Montuschi, Isabel Russinova, Valeria Milillo, Nicoletta Boris
Commedia, durata 100 min. – Italia 1986.

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Il commissario Lo Gatto banner personaggi

Lino Banfi commissario Natale Lo Gatto
Maurizio Ferrini agente Gino Gridelli
Licinia Lentini signora Bellugi
Isabel Russinova Maria Papetti / Wilma Cerulli
Maurizio Micheli il giornalista Vito Ragusa
Galeazzo Benti Barone Fricò
Renata Attivissimo Addolorata Patanè
Nicoletta Boris Annunziata Patanè
Albano Bufalini il farmacista
Armando Marra il barbiere
Andrea Montuschi il prete don Giacomo
Valeria Milillo Manuela Bellugi
Roberto Della Casa architetto Arcuri

Il commissario Lo Gatto banner cast

Regia     Dino Risi
Sceneggiatura     Dino Risi, Enrico Vanzina, Carlo Vanzina
Produttore     International Dean Film per Medusa (Pepite) – Pentavideo
Fotografia     Sandro D’Eva
Montaggio     Alberto Gallitti, Claudio Risi
Musiche     Manuel De Sica
Costumi     Silvio Laurenzi
Gianluigi Pizzetti ingegner Bellugi

Davinotti

Non è certo gran cosa, ma l’incipit è straordinario. Incaricato di indagare su un omicidio avvenuto nel Vaticano, Lo Gatto viene ricevuto da Papa Woityla, cui si presenta come “cattolico praticante”. Il Sommo Pontefice lo esorta ad andare ad indagare, ma Lo Gatto, imperterrito, chiede: “Dove si trovava Sua Santità la notte in cui fu commesso il delitto?”. E l’altro: “Sbaglio, figliolo, o tu vuoi sapere se Sua Santità ha un alibi?”. Fosse rimasto a questo livello, sarebbe stato un capolavoro.

Tentativo ad opera di un regista “nobile” di sdoganare l’umorismo a forte connotazione regionale del comico Lino Banfi che interpreta il personaggio del titolo in modo piuttosto misurato ma che in questo modo snatura la propria comicità e risulta meno efficace del solito. Il film è comunque vedibile anche per la bella ed insolita ambientazione (le isole Egadi).

Non è il film per cui ricorderemo il comico pugliese, e di certo nemmeno quello per cui ricorderemo Dino Risi; insomma è stato un tentativo onesto ma solo parzialmente riuscito di nobilitare la straordinaria maschera comica di Lino Banfi costruendoci sopra un film un po’ più ragionato dei suoi soliti. Il problema è che già dopo 20 minuti della sottotrama gialla non frega più niente a nessuno, e il fatto che il protagonista contenga la sua esuberanza contribuisce ad annacquare il tutto. Formalmente è un’opera discreta, ma non c’è il vero Banfi.

Non così male. A partire da un inizio culto, con Banfi commissario che chiede l’alibi al Papa, riesce a mantenersi in modo più che sufficiente anche nella seconda parte della pellicola, con Banfi che indaga su un omicidio in una località isolana. Bravi Ferrini brigadiere e il cast di contorno (c’è pure l’imitazione di Andreotti). Buona prova registica di Risi.

Commedia banfiana isospettabilmente diretta da un regista di classe quale Dino Risi, solitamente non avvezzo a prodotti di questo genere. Risi riesce però a dare un taglio alla pellicola diverso dai soliti standard della commediaccia all’italiana dei primi ’80, creando un discreto incrocio tra la trama poliziesca (all’acqua di rose) e i momenti di comicità slapstick di un Banfi ispirato. Buono il cast di contorno, con un Ferrini divertente e un rodato Micheli, così come l’interessante location siciliana. Si ride moderatamente, ma è gradevole.

Riuscita commedia sperimentale di Risi. Buona la prova di Lino Banfi, a partire dal clamoroso incipit, in cui il commissario Lo Gatto mette sotto torchio addirittura il santo padre (da qui l’esilio nella strepitosa ma angusta Favignana). Il contrasto comico nasce proprio dalla discrasia Banfi-“ferreo tutore della legge”. Le parti comiche ci sono e funzionano bene (con acide puntate satiriche contro l’arrapata borghesia vacanziera). Il tocco è al contempo sofisticato e demenziale (ha un che di Zucker e Abrahams, vedi i flashback parigini). Da rivalutare!

Ultimi fuochi per Dino Risi, costretto a fare da mestierante al servizio di Banfi (l’anno dopo dovrà addirittura occuparsi di Serena Grandi). Un (finto) giallo-rosa-brillante i cui momenti migliori sono nell’incipit e nel finale. Nel mezzo (ovvero il film) qualcosa di riuscito c’è, ma la sceneggiatura è troppo indecisa su che registro addottare, così come Banfi che alterna momenti misurati ad altri slapstick fuori contesto. Colonna sonora nazional-popolare che sciorina innumerevoli hits estive. Al di là delle sue imperfezioni, è comunque un film gradevole.

Uno dei più brutti di Banfi. La partenza non sarebbe stata male, cosi come il finale, ma è la parte centrale che delude. Una commedia gialla dagli sviluppi prevedibili, dialoghi risibili e personaggi figurine che non riescono a strappare che una debole e ben poco convinta risata. Banfi è bravo ma non salva la baracca. Cosi come Ferrini e sopratutto Micheli.

Sottovalutato, forse perché Banfi nel 1987 non era più onnipresente come ai tempi di Vieni avanti cretino. In realtà il film è tutt’altro che anacronistico, la location siciliana (tra bigottismo manifesto e tragressione serpeggiante) fornisce un bel contrasto con l’avvento di una politica contaminata da triangoli amorosi, tradimenti e quant’altro. In tutto questo, la coppia LoGatto/Gridelli funziona e ricorda palesemente Auricchio/DeSimone di Fracchia la Belva Umana. Da non sottovalutare.

Ottima prova di Banfi, misurato ed elegante in questa commedia che ha il suo punto di forza nella splendida location. La storia parte benissimo e si sviluppa in modo interessante anche quando l’azione si sposta sull’isola. Ottimi Ferrini e Micheli, che regalano due caratterizzazioni credibili e divertenti. Bellissima la Russinova, strepitose le tre sorelle Patané e riuscite le musiche. Da rivalutare. Un Banfi diverso, maturo e memorabile.

Dirige Dino Risi e si vede. Meno volgarità gratuita, meno battute folgoranti a doppio senso, meno parolacce… e questo alla fine nuoce al film perché Banfi sembra avere sempre il freno a mano tirato. Se avesse avuto più spinta e l’antica verve dei vecchi personaggi banfeschi (pensiamo al commissario Auricchio di Fracchia la belva umana) il Commissario Lo Gatto sarebbe stato un capolavoro. È comunque una buona commedia, misurata e ricca di ottime caratterizzazioni (Micheli, Ferrini, Marra e le strepitose sorelle Patanè). Non male.

Commedia comica gradevolissima, con un Banfi che regge benissimo il ruolo da protagonista, aiutato anche da ottimi comprimari. A riguardarlo oggi non possiamo non notare l’attualità di questo film: o Risi è un indovino o le cose non sono affatto cambiate… battute e situazioni sempre molto divertenti; da notare l’uso molto disinibito del nudo femminile (praticamente non ne manca mai).

 

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