Ecco noi per esempio


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Un incontro tra due personaggi svagati, spaesati e in qualche modo complementari, anche se fondamentalmente diversi.
Il primo, un fotografo sempre a caccia si scoop, scanzonato e un tantino cinico, si chiama Click;  l’altro, Palmambrogio, è convinto di essere un poeta.
E’ un provinciale, quindi ha in se valori e comportamenti tipici della persona di provincia, che a cospetto della grande città si ritrova come un bimbo in un mondo di adulti.

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Adriano Celentano è Click

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B
arbara Bach è Ludovica

Siamo a Milano, città tentacolare, siamo nel 1977, anno drammatico per il nostro paese, drammaticamente in rpeda allo scontro politico armato e attanagliato dalla crisi economica.
Click, approfittando dell’ingenuità di  Palmambrogio, lo deruba, salvo poi in qualche modo pentirsene e invitarlo a casa.
Così tra i due nasce una strana amicizia; un’amicizia tra due sconfitti, verrebbe da pensare, assistendo alle loro gesta.
Clcik non riesce a fare lo scoop che darebbe una sterzata alla sua vita; prima fotografa un gruppo di malviventi che sta rubando un cavallo da corsa e viene quindi picchiato, poi è inseguito per lo stesso motivo da un gruppo di femministe decisamente arrabbiate.

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Renato Pozzetto è Palmambrogio

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Palmambrogio non se la cava meglio; conosciuto un poeta famoso, viene in pratica raggirato.
I due si muovono sullo scenario di una Milano arrabbiata, cupa, cinica: e loro due non riescono ad adattarsi a quel mondo alieno.
Difatti Click, che finalmente ha il colpo della vita, fotografa un sequestro di persona, ma i sequestratori gli sparano sul volto rendendolo cieco.
A questo punto Click decide di lasciare l’incarico a Palmambrogio di vegliare sulla sua famiglia; l’amico possiede quella saggezza popolare che permette alla gente semplice di mimetizzarsi nella società, e rappresenta l’unica persona pulita che Click conosca.

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Così, armato solo di un bastone, il fotografo parte per girare il mondo, deciso a non lasciarsi abbattere.
Ecco noi per esempio non è un gran film, pur possedendo delle qualità: in bilico tra la commedia amara e la commedia comica, Sergio Corbucci che è anche lo sceneggiatore del film assieme a Giuseppe Catalano e Sabatino Ciuffini non riesce ad imprimere personalità alla pellicola, lasciandola in un limbo che non permette di apprezzarne appieno alcune indubbie peculiarità.
Colpa anche di una sceneggiatura imperfetta, troppo basata sulle differenze tra i due protagonisti e poco attenta a dare un ritratto più forte della situazione in cui viveva Milano, e di riflesso quella dell’intero paese.

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Non mancano le buone idee, ma il film è troppo costruito su Adriano Celentano, il fotografo Click e su Renato Pozzetto, il poeta Palmambrogio che ovviamente caratterizzano, secondo le loro corde professionali i due personaggi.
Che poi alla fine possono sembrare la cosa migliore del film, che vive momenti di stanca molto lunghi.
Al solito, c’è il Celentano di cui non si sente il bisogno, quello che si muove a passo di danza oppure il solito Pozzetto troppo imbambolato.
Il discorso socio politico quindi è appena sfiorato;nonostante il regista mostri uno spaccato della città preda dell’eterno conflitto tra la classe borghese e quella operaia, rimane sospeso il grande equivoco di quegli anni, quello di una città non ancora pronta a diventate la Milano da bere tuttavia abitata da losche figure preda di quelle chimere che fatalmente la traghetteranno verso gli anni del craxismo, gli anni della grande illusione, quando tutti pensarono che un nuovo boom economico, che sarebbe durato per sempre, era alle porte.

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La storia ci dice com’è andata, ma questo è un discorso che con il film centra poco.
Se Corbucci ha inteso coniugare la commedia ironica con l’umorismo nero, ha ottenuto un risultato solo a tratti evidente.
Mescolare i drammi famigliari con la contestazione femminista, i conflitti di classe con il terrorismo, il crollo dei valori e la profonda trasformazione di una società in divenire non è cosa semplice e sopratutto mal si coniuga con i voli dei due protagonisti.

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Tuttavia Corbucci ci mette l’impegno, Celentano e Pozzetto la loro professionalità quindi il risultato alla fine è sufficiente.
Nulla di più, intendiamoci.
Una scena su tutte avrebbe meritato di essere tagliata; l’auto ispezione alle parti intime di una femminista arrabbiata.
Scena che non aggiunge nulla, anzi, volgarizza un momento che poteva essere raccontato in ben altro modo.
Un’occhiata al cast.
C’è la Bond girl Barbara Bach, protagonista di una sequenza mozzafiato con Renato Pozzetto, sequenza in cui si mostra nuda in tutta la sua avvenenza;c’è la diva francese Capucine, il solito Felice Andreasi, la bravissima Giuliana Calandra.
Le musiche, adeguate, sono di Vince Tempera, mentre la bella fotografia è di Giuseppe Rotunno.

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Ecco noi per esempio…un film di Sergio Corbucci. Con Renato Pozzetto, Barbara Bach, Adriano Celentano, Antonio Casagrande, Giuliana Calandra, Guido Lazzarini, Franca Marzi, Elio Crovetto, Ester Carloni, Georges Wilson, Walter Valdi, Ugo Bologna, Imma Piro, Felice Andreasi
Commedia, durata 120 min. – Italia 1977.

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Adriano Celentano-Click
Renato Pozzetto-Palmambrogio
Giuliana Calandra- Beatrix
Imma Piro- Vincenzina
Antonio Casagrande- Il commissario Potenza
Ugo Bologna- Gianni, il negoziante dischi
Franca Marzi- Carmen, la padrona della pensione
Barbara Bach- Ludovica
Georges Wilson- Melano Melani
Ester Carloni- La suocera di Vincenzina
Felice Andreasi- Cesare Capriotti

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Regia     Sergio Corbucci
Soggetto     Giuseppe Catalano, Sabatino Ciuffini, Sergio Corbucci
Sceneggiatura     Giuseppe Catalano, Sabatino Ciuffini, Sergio Corbucci
Produttore     Achille Manzotti
Fotografia     Giuseppe Rotunno
Montaggio     Sergio Montanari
Musiche     Vince Tempera


“Mediocre commedia a base di luoghi comuni: quelli dei personaggi (lo sprovveduto iellato e il furbastro) e della società italiana di quegli anni, alle prese con femminismo, contestazioni, omosessualità e tentazioni reazionarie. Bene la coppia Celentano-Pozzetto, sebbene non aggiunga nulla alle tipiche caratterizzazioni dei due; la Bach si mostra in uno splendido nudo integrale. Decisamente audace la riunione femminista, con tanto di ispezione ginecologica.

Grande incontro tra due icone assolute del nostro cinema comico, che rivedremo insieme solo nel successivo Lui è peggio di me, costruito peggio ma forse persino più divertente. Pozzetto fa il suo solito personaggio stralunato (un poeta alla ricerca di un editore), mentre Celentano è un fotografo a caccia di scoop. Tutto funziona egregiamente, anche se forse il film è un po’ troppo lungo ed alcuni passaggi si sarebbero potuti alleggerire. Appare anche il cantante da osteria Rodolfo Magnaghi, nella parte di un improbabile boss della malavita.

Il 1977 italiano è stato un anno decisamente drammatico: la nostra cinematografia ne ha dovuto tener conto, dunque anche in questo caso, con il bel “Ecco noi per esempio…”, il regista Sergio Corbucci ci regala una commedia brillante contestualizzata in un periodo grigio. I due protagonisti (Celentano & Pozzetto) sono perfettamente calati nelle parti e, forse senza saperlo, recitano in uno dei loro film più belli di sempre… Sicuramente tra i più significativi degli anni settanta! Offuscato dal successivo (1984) Lui è peggio di me, ma in realtà quest’ultimo è inferiore.

Modesto tentativo di illustrare gli anni settanta usando come virgili i campioni d’incasso del momento. Corbucci ha detto la sua nel western e bene ma qui è solo mestierante. Curioso col senno di poi come portfolio di modernariato ma con sponsorizzazioni così poco occulte da far gridar vendetta. L’approccio di Wilson a Pozzetto è copia del Majeroni-Trieste de I vitelloni. I protagonisti vivono di rendita, l’idea sull’Italia degli anni caldi è approssimativa e qualunquista.

L’ho guardato due volte di fila per tentare di farmelo piacere, purtroppo senza riuscirci. Il grande difetto è una storia scritta coi piedi, in cui compaiono a intermittenza troppi caratteri secondari senza un vero motivo, spesso calati in scene inutili o comunque alla fine della fiera incomprensibili. Bisognava tagliare almeno 20 minuti di riempitivi. Adriano e Renato bravi come sempre, sono gli unici personaggi positivi in una Milano cinica, stritolata dalla tensione sociale. Il clima di fondo però è molto amaro, così come il bel finale.

L’aspirante poeta (Pozzetto) che arriva, carico di velleità e goffaggine, nella turbolenta Milano di fine anni 70, dove incontra lo smaliziato fotografo (Celentano), è un po’ lo specchio di chiunque di noi entri in una nuova realtà sentendosi spaesato. I due attraversano letteralmente i vari milieu di quel periodo, dagli ambienti (finto) intellettuali alla proletaria periferia, dai cortei femministi al nevrotico centro città (pre-Milano da bere). Risate e qualche riflessione, e non è poco!”

 

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