Angel heart ascensore per l’inferno


Angel heart ascensore per l'inferno locandina

New York, 1955
L’investigatore privato Harry Angel riceve la telefonata di un avvocato, che vuol affidargli l’incarico di rintracciare una persona per conto di un suo cliente.
Pur titubante, Harry si reca all’indirizzo fornitogli dall’avvocato, dove, all’interno di una chiesa di uno dei tanti santoni americani, trova il suo nuovo cliente Louis Cyphre.
Quest’ultimo gli affida l’incarico di trovare per suo conto una persona scomparsa 12 anni addietro, un cantante di una certa fama di nome Johnny Favorite, con il quale a suo dire ha un conto in sospeso.

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Robert De Niro è Louis Cyphre

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Mickey Rourke è l’investigatore privato Angel

L’ultimo indizio sulla vita di Favorite, scomparso misteriosamente nel nulla, risale a 12 anni prima, quando l’uomo era stato ricoverato in una clinica specializzata, dopo essere ritornato dalla guerra sfigurato e in preda ad una totale amnesia.
Attirato dai 5000 dollari promessi da Cyphre come ricompensa in caso di soluzione fruttuosa, Angel parte alla ricerca del misterioso Johnny Favorite, partendo proprio dalla clinica in cui era degente prima di scomparire nel nulla.
Qui scopre che Johnny è stato dimesso dal dottor Albert Fowler, uno dei medici della clinica che ne ha favorito la scomparsa alterando la cartella clinica su ordine di un uomo e una donna che gli hanno pagato 25.000 dollari in cambio del silenzio.

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L’uomo, schiavo della morfina, viene cosi costretto da Angel a raccontare tutti i particolari di sua conoscenza, ma quando l’investigatore ritorna da lui dopo essersi assentato per poco tempo per comprare da mangiare lo trova riverso sul letto con un occhio squarciato da un colpo di pistola.
Un evidente suicidio, a prima vista.
Angel decide di seguire le scarse informazioni in suo possesso e dopo una breve puntata a Coney Island dove apprende dell’esistenza di alcuni amici di Johnny che vivono nel sud degli States, parte per la Louisiana.

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Qui rintraccia Toots Sweet, chitarrista amico di Johnny che suona in un locale di New Orleans e che appartiene ad una setta voodoo che pratica sacrifici animali e riti orgiastici ; ma Angel non fa in tempo ad apprendere molto di più  perchè l’uomo viene ucciso ferocemente e mutilato dei suoi genitali che gli vengono ficcati in gola.
Sempre seguito dall’ombra della morte, ma ormai invischiato nella ricerca drammatica di Favorite che appare sempre più come un ombra inafferrabile e sinistra, Angel si reca nello studio di una chiromante/maga, Margaret Krusemark che sembra avere qualche legame con Johnny.
Ma anche la donna viene trovata uccisa poco dopo il colloquio con Johnny; l’investigatore la ritrova con il petto squarciato e con il cuore asportato, riversa sul pavimento della casa in cui abitava.
Sempre più inquieto, Angel riesce a parlare con la giovanissima Epiphany Proudfoot, figlia di una donna che Johnny aveva amato e apprende così da lei che è la figlia naturale dell’uomo e che sua madre è morta.
Ormai Angel ha in mano diversi elementi che diventano più chiari dopo un drammatico colloquio con Ethan Krusemark, padre della defunta Margaret: da lui apprende che Favorite, dodici anni prima, aveva fatto un patto con il diavolo per avere successo, sacrificando la vita di un giovane soldato. Ma dopo il primo lusinghiero successo, l’uomo era partito per la guerra ed era tornato in condizioni orribili, sfigurato e senza memoria.

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Era stato proprio Ethan a presentare Johnny a Margaret;Favorite era molto potente ed era in grado di evocare i demoni, in particolare il principe di essi, Lucifero.
Con Satana Johnny aveva fatto un patto, il successo in cambio dell’anima, ma al momento di rispettare i patti l’uomo si era rifiutato e aiutandosi con un antico libro che descriveva come impadronirsi di un’anima era riuscito a scambiare i propri ricordi e la propria vita con quella del giovane soldato offerto in olocausto al principe delle tenebre.
Il piano del cantante era di appropriarsi dell’identità del soldato, ma accadde che venne arruolato e spedito in guerra dalla quale tornò senza memoria e devastato nel volto.
Erano stati quindi Ethan e sua figlia Margaret a corrompere il dottor Fowler e a portare via Johnny.
Le scoperte di Angel sono quelle che Louis Cyphre attendeva: durante un drammatico colloquio con lui, Harry Angel apprende la terribile e sconvolgente verità….

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Angel heart, ascensore per l’inferno (titolo originale Angel heart) è un film del 1987 diretto dal regista inglese Alan Parker rielaborato dal romanzo Falling angel di William Hjortsberg del 1978.
Parker, autore di grandi successi e di ottimi film come Fuga di mezzanotte (1978),Saranno famosi (Fame, 1980),Pink Floyd The Wall (1982) e nel futuro di Mississippi Burning – Le radici dell’odio (1988) e di The Commitments (1991) crea qui il suo film più affascinante e riuscito, mescolando con grande sapienza visiva gli elementi thriller e horror contenuti nel romanzo di Hjortsberg.
Un film in cui la storia si mescola alle immagini in maniera così perfetta da creare un amalgama raramente tanto ben riuscito nella storia del cinema di genere.
L’aria del film, la sua atmosfera è quanto di più malato e malsano si possa immaginare; lasciando da parte la storia, già di per se abbastanza lugubre con morti ammazzati, demonio e spiritismo, voodoo e bassi istinti umani come l’ambizione e il tradimento, ci si immerge in un’atmosfera umida e appicicaticcia come l’onnipresente pioggia della Luoisiana, come l’aria restituita dagli onnipresenti ventilatori che costellano il film e che sembrano rimandarci contro un pò di quell’aria umida e soffocante che Harry Angel respira ad ogni passo che compie verso l’atroce verità finale.
E’ l’aria opprimente del profondo sud degli Usa, in cui l’affascinante e malinconico suono delle chitarre si mescola ad arcani e primordiali riti voodoo e in cui seguiamo con crescente senso di oppressione i progressi che Angel fa nella sua ricerca dell’inafferrabile e misterioso Johnny Favorite, un uomo amato e odiato in egual misura.

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Amato dalla mamma di Epiphany, a cui ha lasciato come unica eredità quella stupenda figlia che poi durante un rito voodoo avrà un figlio nientemeno che dal principe delle tenebre e in egual misura idolatrato da Margaret, la sensitiva occultista che, come racconta il padre, “da piccola ha imparato prima a leggere i tarocchi e poi a scrivere“.
Detestato in egual misura dai suoi vecchi compagni di band, temuto e allo stesso tempo disprezzato.
Questo è quello che vediamo scorrere sullo schermo, mentre l’indagine di Harry ci trasporta in un mondo opprimente in cui tutti sembrano voler sfuggire ad un segreto che ritengono aver riposto in un angolo del passato.
Ma Louis Cyphre, ovvero Lucifero, il principe dei demoni, non lascia mai una sua preda e quando il mistero su quello che ha realmente fatto Favorite appare chiaro, al detective privato Harry si presenterà la sconvolgente verità, annunciata dal demone stesso che appare imperturbabile, senza come dice lui “zampa caprina e puzza di zolfo”

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Angel heart è anche principalmente una gigantesca gara tra due attori splendidi: Mickey Rourke e Robert De Niro.
Il primo crea un personaggio per il quale inspiegabilmente lo spettatore parteggia prima di apprendere la sua reale identità e questo va ascritto alla bravura dell’attore americano che sembra anch’egli respirare a fatica l’atmosfera insalubre della Louisiana, quel misto di musica e sudore, di pioggia e di tanto odiate galline, di voodoo e morte che lo segue come un’ombra.

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Charlotte Rampling

Il secondo si sacrifica in un ruolo più defilato, ma sicuramente di uno spessore inarrivabile: chi più di De Niro può far scorrere sotto le mani un uovo e disquisire su di esso e sulla religione mantenendo un’aria tra il sarcastico e il diabolico?
Due grandi attori complementari, quindi.
A cui vanno aggiunti Charlotte Rampling /Margaret, Lisa Bonet/Epiphany Proudfoot ovvero le due donne protagoniste del film, misurate e affascinanti.
Bene anche il resto del cast, così come particolarmente opprimenti e riuscite sono le musiche di Trevor Jones mentre da oscar è la fotografia di Michael Seresin.
Un film di straordinario valore, quindi, in cui paradossalmente è più interessante il contorno ovvero la descrizione ambientale fatta da Parker di quanto lo sia la trama che tutto sommato, se escludiamo ovviamente il finale, appare abbastanza prevedibile.
Da inserire nell’elenco degli horror/thriller a sfondo parapsicologico e demoniaco meglio riusciti di sempre.
Angel Heart – Ascensore per l’inferno
Un film di Alan Parker. Con Mickey Rourke, Charlotte Rampling, Robert De Niro, Pruitt Taylor Vince, Lisa Bonet,Stocker Fontelieu, Brownie McGhee, Michael Higgins, Elizabeth Whitcraft, Eliott Keener, Charles Gordone, Dann Florek, Kathleen Wilhoite, Judith Drake, George Buck, Gerald Orange
Titolo originale Angel Heart. Drammatico, durata 113 min. – USA 1987

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Angel heart ascensore per l'inferno banner personaggi

Mickey Rourke     …     Harry Angel
Robert De Niro          …     Louis Cyphre
Lisa Bonet         …     Epiphany Proudfoot
Charlotte Rampling          …     Margaret Krusemark
Stocker Fontelieu         …     Ethan Krusemark
Brownie McGhee         …     Toots Sweet
Michael Higgins         …     Dr. Albert Fowler
Elizabeth Whitcraft          …     Connie
Eliott Keener          …     Detective Sterne
Charles Gordone          …     Spider Simpson
Dann Florek         …     Herman Winesap
Kathleen Wilhoite          …     Nurse
George Buck          …     Izzy
Judith Drake          …     La moglie di Izzy
Gerald Orange     …                     Il pastore John

Angel heart ascensore per l'inferno banner cast

Regia     Alan Parker
Soggetto     William Hjortsberg
Sceneggiatura     Alan Parker
Produttore     Alan Marshall, Elliott Kastner
Fotografia     Michael Seresin
Montaggio     Gerry Hambling
Musiche     Trevor Jones

Angel heart ascensore per l'inferno banner citazioni

“Secondo alcune religioni, l’uovo è il simbolo dell’anima, lo sapeva?” (Louis Cyphre)
“C’è morte dovunque, di questi tempi” (Louis Cyphre)
“Io lo so chi sono” (Angel)
“La carne è debole, solo l’anima è immortale” (Louis Cyphre)
“Ahimè, com’è terribile la verità quando la si apprende troppo tardi “(Louis Cyphre)
“Solo gli sbirri e le cattive notizie non bussano!” (Angel)

 

Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Storia malsana, ben condotta in ambienti suggestivi, con svolgimenti ambigui, popolata da personaggi ben tagliati, (nel senso che si fa in modo che di loro qualcosa si veda ma, contemporanemente, si fa percepire che qualcosa resta nell’oscurità). Rourke ce la mette tutta ma sparisce, quasi inevitabilmente, accanto a De Niro e agli occhi taglienti della Rampling.

Strana commistione tra thriller e horror realizzata dal regista britannico Alan Parker. Più che la trama in questo film sono primari la caratterizzazione dei personaggi, in particolare lo scalcinato e dimesso ma affascinante Harold Angel, oltre che il personaggio (luciferino in senso letterale) reso da Robert De Niro e le atmosfere noir che si esprimono attraverso le belle inquadrature e la fotografia torbida delle location adottate (specie New Orleans).

Alan Parker è regista cui il genere sta stretto, e quindi solo marginalmente affronta la tematica horror. Meglio: la storia dell’investigatore privato (un bravissimo Mickey Rourke) attraversa una serie di momenti strettamente di genere (il rituale voodoo, ad esempio), ma questi sono marginali rispetto al viaggio “spirituale” che conduce il protagonista in luoghi decadenti (per inciso: ottima la fotografia) e violentati da pioggie dove l’acqua è sostituita dal sangue. Un percorso in discesa, che precipita in un caotico (ma affascinante) finale.

Discreto thriller horrorifico, con qualche decisa puntata nell’erotismo, girato da Parker con grande eleganza e che si rivela abbastanza (ma non del tutto) avvincente, a causa di una sceneggiatura un po’ farraginosa e con qualche lungaggine che, a tratti, rischia di diluire la tensione che ci si aspetterebbe da una pellicola del genere. Bello il colpo di scena finale, anche se non del tutto imprevedibile. Ottime le ambientazioni. Piacevole, ma non certo essenziale.

Forse la miglior interpretazione di Mickey Rourke che rimane comunque offuscata da quella di Robert De Niro. Parker dirige un buon noir che presenta una trama interessante e che si sviluppa in modo del tutto originale. Molto bella anche la fotografia volutamente “sporca”. Consigliato.

Buon thriller a sfondo satanico che mescola sapientemente una trama quasi da hard boiled con numerosi spunti onirici ed orrorifici. La regia è curatissima, la fotografia opprimente quanto basta e la trama molto intrigante (nonostante qualche passaggio possa lasciare momentaneamenti perplessi). Grandi interpretazioni di Rourke e De Niro. Gustosissimo il colpo di scena finale. Godibile e ben realizzato e quindi da vedere.

Non indegno anzi, ci son buoni momenti e Rourke è al top della forma. Ma oleografico nell’illustrazione della Louisiana (Parker commette tutti i peccati che si possono commettere nel nome del “cartolinesco”) e fumettistico nel soggetto. Sappiamo già tutto dopo 20 minuti. Però, in mezzo, seguendo il girovagare dell’ennesimo private eye bollito capita di imbattersi in belle situazioni e il film, se lo si prende come giocattolone costoso si fa seguire. Tra il piacevole e il ridicolo.

Incursione di Parker nel giallo/horror, con esiti superlativi. La storia, tratta dal bel romanzo di William Hjortsberg “Fallen Angel”, si mantiene abbastanza fedele al libro e anzi ne migliora alcune parti (ad esempio ambienta il finale in una piovosa e sempre suggestiva New Orleans). Mickey Rourke dà una delle sue migliori interpretazioni di sempre e De Niro si mantiene su toni sobri riuscendo comunque a risultare inquietante nel ruolo demoniaco. Il finale giunge inaspettato e trascina il film verso una soluzione surreale ma d’impatto.

Bel film di Alan Parker, con Mickey Rourke nei panni dell’investigatore privato assoldato da mister Louis Cypher per ricercare tale Johnny Favorite. La verità sarà agghiacciante. De Niro si cala in modo ammirevole nei panni di Cypher, diciamo in modo… luciferino. Il gran pregio del film è nella recitazione, nella fotografia “sporca” e in uno script avvincente e inquietante che porta dove non si immaginava di arrivare. Parentesi voodoo. Bene.

Il miglior lavoro di Alan Parker, regista discreto che con gli anni si è perso un po’. Partendo da un buon romanzo di William Hjortsberg, apparso a puntate su Playboy, il regista britannico trae dalla fonte romanzesca il meglio, lo depura del superfluo (o del poco funzionale) e trasmette nel racconto tutta la sua visionarietà. Il risultato è un tripudio di nero e sangue, di vudù e credenze popolari, simbolismi e morti. Ottimi gli attori anche se Rourke è una spanna sopra tutti, superbe le ambientazioni e le musiche.

Thriller d’alta classe dai risvolti paranormali. Buona intepretazione degli attori principali (Mickey Rourke e Robert de Niro), ma anche di Charlotte Rampling, un’attrice troppo presto dimenticata dagli spettatori. Quanto a Lisa Bonet, la Denise de I Robinson, qui è veramente in forma splendida, come Rourke che allora era un sex-symbol. Ritmo serrato, colpi di scena a getto continuo e ambientazioni a New Orleans. Insomma, è una pellicola che t’inchioda alla poltrona fino all’ultimo fotogramma.

Bel thriller ben diretto dall’ottimo Parker e interpretato in maniera magistrale da un Rourke mai più a questi livelli e, soprattutto, da un De Niro inquietante come poche volte è accaduto. Gran ritmo, un paio di scene da ricordare e in particolare quella tra Rourke e la Bonet a letto, violenta e erotica allo stesso tempo. Colonna sonora da mandare a memoria. Da riscoprire.

Lungometraggio di qualità sopraffina diretto con maestria da un ispiratissimo Alan Parker ed interpretato con convinzione da un cast decisamente in parte. Punti di forza del film sono le opprimenti atmosfere da noir che si fondono magnificamente con una trama da thriller e con situazioni da puro horror. Rourke è perfetto nella parte di uno sfatto detective privato invischiato in una situazione dai risvolti macabri, De Niro è quanto di più diabolico si sia mai visto sullo schermo fino ad ora. Inutile l’appellativo di cult in quanto troppo riduttivo.

Ottimo giallo con venature horror e splendida e cupa ambientazione anni ’50. L’asso nella manica del film sta nelle scene con Louis Cypher (De Niro) e soprattutto nel finale insospettabile e inquietante. Rourke dà il meglio di sè e resta una delle sue interpretazioni migliori, ma anche Robert De Niro (con sole 4 scene a disposizione) riesce ad essere incisivo e memorabile. Imperdibile.

Tenebrosa sciarada, sinistro indovinello, ottimo mix di generi (detective story, noir, thriller, horror). Angel regge proprio l’anima con i denti, si vede, e la sua ricerca del fantomatico cantante Johnny, dalle nebbie di New York alle paludi di New Orleans, è uno slalom tra simboli di decadenza, di perdizione, di morte. Parker si appropria dei luoghi comuni dell’ horror soprannaturale – demoniaco e li stilizza in maniera estrema, inserendoli in una storia originale, dolorosa, diabolicamente beffarda! Rourke è al suo meglio, De Niro è sottile..

Alla fine il conto del diavolo si paga sempre. Un dismesso investigatore deve ritrovare un individuo per conto di un inquietante figuro. Una lucida discesa nei meandri della paura e della disperazione. Ambientata nelle atmosfere infide della Lousiana, la pellicola si avvale di un valido cast e di una narrazione elettrizzante, anche se lievemente contorta.

Alan Parker si dimostra, come sempre, bravo e versatile, affrontando una tematica per lui inedita come l’horror. Lo fa in modo personale, naturalmente, puntando su una trama di indubbio fascino, complessa al punto giusto senza essere artificiosa. Rourke si cala bene nell’ambiguità del personaggio assegnatogli, e De Niro istrioneggia da par suo. Non manca qualche sequenza di macabro impatto visionario, come pure un finale di grande efficacia.

Al diavolo bastava aspettare la morte di Johnny Favorite per incassarne l’anima, ma ha voluto che il cantante “furbo” se ne rendesse conto; da qui la nascita del romanzo di William Hjortsberg e di questo intrigante ed avvincente film. Poche cose non convincono in questo lavoro, anzi forse una sola, il finale; non per la “quasi sorpresa”, quella ci sta tutta (anzi, è come detto sopra il film stesso), ma per la frettolosità dell’esecuzione rispetto ai tempi della storia e per gli inutili occhi colorati del “nipotino”. Rourke e De Niro perfetti.

Amo alla follia questo superlativo Southern Gothic – ispirato al romanzo “Fallen Angel” di William Hjortsberg – secondo me uno dei migliori film degli anni ’80 e il più bello in assoluto di Alan Parker. Regia curatissima, atmosfere perfette e attori in stato di grazia. Splendida la scena del passionale amplesso fra Mickey e la Bonet, sottolineato musicalmente dal brano “Soul on Fire” di LaVerne Baker (1929-1997): canzone e sequenza divenute per me cult assoluti, come ovviamente l’intero film.

Delirante quanto deliziosa pellicola made in USA: due grandissimi attori (Rourke e DeNiro) sono al servizio di un Alan Parker visionario, crudo, spirituale. Scene che rimarranno scolpite nella memoria dello spettatore per molto tempo. C’è tutto in questo film: gli appassionati di horror-thriller-mystery sono avvertiti.

Chi cerca l’horror rimarrà, come si suol dire, a bocca asciutta. Nonostante il risvolto esoterico (abbastanza evidente fin dall’inizio), ci troviamo davanti ad vero e proprio giallo, bello ma complessivamente non troppo avvincente. Parker si dimostra un maestro nel valorizzare ogni dettaglio dei suoi scenari: come la Dublino di The Commitments, qui New York e la Louisiana degli anni 50 diventano un vero valore aggiunto. Bravo Rourke, De Niro elegantemente magnetico, sebbene il suo “diabolico” personaggio sia destinato a poche e brevi sequenze.

Ottima pellicola, piena di suspence. Un thriller che non annoia. Intriganti i riferimenti al voodoo, affascinante un Robert De Niro forse lasciato un po’ in disparte; un finale di quelli che difficilmente si riuscirebbe ad ipotizzare. Sicuramente da vedere.

4 Risposte

  1. Capolavoro visto anche al cinema all’epoca della sua uscita…
    Quelle ventole che girano continuamente mi hanno ossessionato per anni… ed è memorabile la discesa finale di Johnny all’inferno mediante un ascensore che va sempre più giù sui titoli di coda……
    Meraviglioso.

    • Grande film, grandi attori e sopratutto un’ambientazione da brividi, con quella pioggia che sembra appicciarsi addosso e quei ventilatori ossessivi che pare ti vogliano mandare contro aria umida e soffocante.
      Un film quasi senza punti deboli se si esclude un finale un tantino frettoloso con quell’immagine del figlio di Ephyphany che francamente Parker poteva risparmiarsi.

    • Quoto tutto. Mi ricordo che quando lo vidi, mi impressionò talmente tanto che avevo paura a scendere in cantina. E’ un film che rivedo volentieri e mi suscita sempre lo stesso effetto. Povero Harry Angel…
      orribile quando si rende conto. Lucifero: crudelissimo. Capolavoro.

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