The reader- A voce alta


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C’è un nervo scoperto, c’è un passato che molti vorrebbero venisse definitivamente sepolto, c’è una storia che non lo permette perchè in quella storia milioni di esseri umani hanno perso tragicamente la vita, spesso in modo tanto orribile da rendere assolutamente necessario il perpetuarsi di ricordi pur dolorosi per tutti.
C’è in tutto l’ombra del male, quello assoluto e c’è anche la sua estrema razionalizzazione ovvero l’ergersi su tutto della sua banalità, per quanto orrenda possa sembrare una frase che parla di un orrore senza fine ridotto alla stregua di una radice parallela al male con la M maiuscola.
La banalizzazione del male è uno dei temi di The reader, a voce alta, che racconta anche una storia che molti vorrebbero sepolta, ovvero l’orrore che molti sapevano esistere e che facevano finta di non vedere.
Il nazismo è stato il male, quello senza logica e senza pudore esercitato su milioni di innocenti, per cui parlare di banalizzazione potrebbe sembrare uno schiaffo proprio a quei milioni di morti che hanno pagato un prezzo inumano alla follia di un gruppo di criminali.

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Ma c’è stata anche parallelamente la responsabilità intera di un popolo che vide arrivare la follia e se ne innamorò a tal punto da dimenticare la propria cultura, la propria umanità in una sbornia collettiva che pagò a duro prezzo con milioni di morti e distruzioni ma che lasciò anche strascichi pesantissimi sulle proprie responsabilità.
Perchè in molti, in troppi nella Germania nazista sapevano delle leggi razziali e della loro tragica applicazione; Mathausen e Dachau, Auschwitz e Birkenau sono nomi che in Germania conoscevano, ma che preferivano ignorare.

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Perchè? Forse perchè il lustro e la potenza che il Fuhrer aveva promesso ( e in qualche modo dato) alla Germania portarono la nazione tedesca a prendersi una rivincita sul passato, su quella prima guerra mondiale che aveva lasciato strascichi pesantissimi, forse perchè oscuramente le leve sulle quali faceva forza il regime nazista avevano troppi sostenitori.
E’ un discorso storico affrontato ormai in ogni sua angolazione e quindi è inutile riesumare in questo spazio una storia che purtroppo tutti conosciamo.

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Due fotogrammi con la splendida protagonista del film Kate Winslett

The reader è uno dei tantissimi film dedicati all’argomento, ma per una volta con un’angolazione assolutamente particolare.
Nel film c’è la banalizzazione del male, vista attraverso la storia di un’oscura kapò, Hanna Schmitz, una donna ignorante e analfabeta che finirà per assurgere a emblema di quel male fatto dalla maggioranza silenziosa, quella stessa maggioranza che diceva di non sapere o che sapeva ed eseguiva gli ordini, solo perchè “gli ordini non si discutono, si eseguono”, la frase che in migliaia pronunciarono davanti ai tribunali chiamati a condannare i misfatti del nazismo.
Un film che racconta proprio questo, il male esercitato da gente che accettò il nazismo forse senza nemmeno condividerne in assoluto le motivazioni aberranti attraverso una storia che ci mostra come il male stesso possa annidarsi in una donna qualsiasi,una donna che a fine guerra rimuove tutto l’accaduto come se nulla fosse e che finirebbe i suoi giorni in maniera anonima non fosse per quel senso di giustizia che anche se con enorme ritardo travolse la Germania ponendola di fronte agli errori e agli orrori commessi.

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The reader narra le due storie parallele di Hanna Schmitz e di Michael Berg, due vite qualsiasi che finiscono per incrociare i propri destini casualmente.
Lei è una donna trentacinquenne solitaria e silenziosa che lavora su un tram mentre lui è un ragazzo quindicenne, uno studente di buona famiglia; i due si incontrano per pura fatalità quando Michael viene soccorso da Hanna mentre torna da scuola con un attacco di scarlattina.
Quando lui si reca a cercare la donna per ringraziarla, la scopre mentre sta vestendosi ma scappa via.
Tornerà da Hanna, e da quel momento inizierà per lui la conoscenza della strada affascinante e misteriosa della sessualità.

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Il giovane Michael Berg interpretato da David Kross

Hanna infatti in qualche modo lo seduce chiedendo in cambio al giovane di leggergli delle poesie o dei brani di romanzi; per un po la loro relazione prosegue in questo modo, tra gite in bicicletta e incontri amorosi.
Poi un giorno Hanna scompare; Michael non sa perchè e la cerca, inutilmente.
Siamo nel 1958 e dovranno passare 8 anni prima che il giovane riveda la sua ex amante.
La rivede nell’ultimo posto in cui avrebbe voluto incontrarla ovvero seduta tra le imputate in un processo contro delle sorveglianti naziste, accusate di aver lasciato morire 300 detenute in una chiesa bombardata e incendiatasi a causa del bombardamento stesso.
Hanna viene in pratica accusata dalle sue ex colleghe di essere l’unica responsabile della vicenda; Michael apprende dal racconto delle testimoni che la donna aveva l’abitudine di farsi leggere storie e poesie, com’era accaduto a lui durante la breve stagione del loro rapporto.

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Michael da adulto interpretato splendidamente da Ralph Fiennes

Ad accusare la donna in maniera determinante è anche un documento in cui Hanna ammette davanti ai suoi superiori le sue responsabilità; il documento è firmato da lei ma Michael sa bene che ciò è impossibile essendo Hanna analfabeta.
Il giovane capisce che Hanna non vuole confessare il proprio analfabetismo e che perciò finirà per essere condannata come unica responsabile, cosa che puntualmente accade.
Passano gli anni e Hanna vive in carcere da detenuta modello mentre Michael si è sposato, ha divorziato ed ha una figlia.
L’uomo decide di riallacciare i rapporti con la donna e le invia registrazioni in cui legge interi libri allegando anche copie dei libri stessi.
Hanna, con molta forza di volontà impara a scrivere e a leggere e così passa il suo tempo fino al giorno in cui ha scontato la sua pena.
Michael, avvisato dalla direzione del carcere si reca a trovare la donna ma alla domanda sul suo passato, sul rimorso per essere stata una nazista e una kapò e di aver contribuito a far morire tante esseri umani riceve una gelida risposta : ” I morti sono morti. Quello che ho imparato? A leggere“.
Così Michael va via e il giorno prima di essere liberata Hanna si uccide nella sua cella.

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Lena Olin interpreta la bambina, ormai adulta, scampata all’eccidio nella chiesa

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Anni dopo l’uomo racconterà a sua figlia la sua breve e intensa storia d’amore con Hanna, che non aveva raccontato a nessuno eccezion fatta per una donna che era riuscita a fuggire dalla chiesa mentre era ancora una bambina e alla quale aveva portato tutti i risparmi di Hanna che in qualche modo aveva tentato di riparare in minima parte al male commesso.
Alla luce di quanto descritto, The reader può essere visto in diverse ottiche; come una storia d’amore impossibile, come una storia di riscatto e penitenza da parte di una delle tantissime persone che contribuirono alla follia nazista, come il percorso di redenzione e presa di coscienza del male fatto, come il racconto di una persona che non fosse stata ignorante avrebbe avuto un altro destino e in svariati altri modi.
Un film girato con abilità da Stephen Daldry che adatta per lo schermo il romanzo di Bernhard Schlink del 1995 A voce alta – The Reader (Der Vorleser) su sceneggiatura di David Hare; il regista di Billy Eliot e The hours crea un film tecicamente perfetto e senza sbavature, affrontando il tema spinoso del romanzo senza emettere giudizi personali ma lasciando parlare i fatti.
Tuttavia è evidente nel regista il tentativo di giustificare anche se in maniera minima l’operato di Hanna, suggerendo l’idea che l’ignoranza sia stata la causa principale delle azioni di Hanna e che l’amore che la donna in qualche modo prova per Michael (che ricambia) sia superiore o quanto meno possa fungere da contrappeso alle azioni commesse.

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Il che ha fatto infuriare un bel mucchio di persone; critici, storici e intellettuali hanno creduto di ravvisare nel film un eccessivo buonismo e un revisionismo storico che francamente non mi sono sembrati nell’ottica del regista.

Daldry racconta i fatti. Forse è indulgente con il personaggio di Hanna per i motivi che ho descritto ma è anche vero che se il personaggio stesso  è colpevole di essere stata una nazista non è però responsabile per aver provocato la morte dei prigionieri , accusa infamante lanciatale durante il processo e della quale è innocente.
Questo non sposta ovviamente il discorso sul non aver fatto nulla per aiutare le persone prigioniere, ma allora alla sbarra ci sarebbe dovuto essere l’intero popolo tedesco.
Inutile proseguire con discorsi che si farebbero lunghissimi per cui parliamo del cast.
Gigantesca, bravissima, sensuale, bella: sono aggettivi per omaggiare Kate Winslett autrice di una prova maiuscola premiata nel 2009 con l’Oscar come miglior attrice protagonista.
La Winslett riesce a trasmettere il senso fortissimo di ambiguità del suo personaggio rendendolo però allo stesso tempo umano e degno di comprensione.
Benissimi i due attori che interpretano rispettivamente Michael da giovane e in età adulta e cioè David Kross e Ralph Fiennes entrambi autori di prove maiuscole e segnalazione per il nostro ottimo Bruno Ganz.
4 nomination e l’Oscar per la Winslet sono stati il giusto tributo ad un film scorrevole, intelligente e ben fatto; un film che riesce a far riflettere e che appassiona.

The Reader – A voce alta
Un film di Stephen Daldry. Con Kate Winslet, Ralph Fiennes, David Kross, Lena Olin, Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Alissa Wilms, Florian Bartholomäi, Friederike Becht, Frieder Venus, Marie-Anne Fliegel, Rainer Sellien, Karoline Herfurth, Linda Bassett, Hannah Herzsprung, Jeanette Hain, Susanne Lothar, Kirsten Block, Volker Bruch, Matthias Habich Titolo originale The Reader. Drammatico, durata 124 min. – USA, Germania 2008.

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Michael in visita ai luoghi dell’olocausto

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Ralph Fiennes: Michael Berg

Kate Winslet: Hanna Schmitz
David Kross: Michael Berg da giovane
Alexandra Maria Lara: Ilana Mather da giovane
Lena Olin: Rose Mather / Ilana Mather
Bruno Ganz: Professor Rohl
Karoline Herfurth: Martha
Sylvester Groth: consigliere

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Regia Stephen Daldry
Soggetto Bernhard Schlink
Sceneggiatura David Hare
Produttore Anthony Minghella, Sydney Pollack, Donna Gigliotti, Redmond Morris
Produttore esecutivo Bob Weinstein, Harvey Weinstein
Distribuzione (Italia) 01 Distribution
Fotografia Roger Deakins, Chris Menges
Montaggio Claire Simpson
Musiche Nico Muhly
Scenografia Brigitte Broch

The reader banner doppiatori

Angelo Maggi: Michael Berg
Chiara Colizzi: Hannah Schmitz
Emiliano Coltorti: Michael Berg da giovane
Melina Martello: Rose Mather / Ilana Mather
Franco Zucca: Professor Rohl

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Il romanzo da cui è tratto il film

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5 Risposte

  1. Ciao, io credo che il vero problema di questo film sia sintetizzato dal titolo italiano del romanzo, cioè quello di voler dire davvero tutto “a voce alta”; nel cercare le sfumature per poi tentare di dissiparle a tutti i costi; nel non riuscire a mantenersi sottotraccia, esponendo, o tentando di esporre, gli assunti sempre fino in fondo. Insomma nell’effettare un’etica ed un’estetica “troppo americane” (se non altro nelle intenzioni) per un racconto così profondamente europeo. L’incontro con la superstite, nel prefinale, è emblematico di questo atteggiamento: non so se fosse presente e/o come venisse affrontato nel libro, che non conosco, ma la maniera in cui è reso visivamente mi appare stucchevole, poco credibile.
    Così, quelle ambiguità che hanno destato scalpore, e che sarebbero potute essere lette come una critica sociale (l’analfabetismo di Hannah e dei tanti come lei non può che essere, indubbiamente, il frutto di una condizione modesta), in realtà si svuotano progressivamente posando la narrazione sulla patina del melodramma storico e lasciando il dubbio dell’involontarietà.
    Certo la messinscena è notevole: la fotografia dai toni freddi e spenti fa da egregio supporto al racconto e Daldry sa come mantenere viva l’attenzione. La Winslet è molto brava, le parti riguardanti l’iniziazione sentimentale del “ragazzo”, seppure tentate nell’eccedere in un erotismo, si più crudo di quanto si è abituati a vedere da produzioni del genere, ma un po’ ridondante, sono intensissime. Nella seconda parte, invecchiata e dolente, invece, mi sembra un po’ fuori fuoco e non perfettamente in parte. Guardandola, ho pensato a quanto mi sarebbe piaciuto vedere in questo ruolo la tedesca Martina Gedeck, attrice immensa e solita a dare volto a personaggi doppi ed impenetrabili (e detto per inciso la donna più bella e affascinante del mondo!).
    Agli infiniti “perchè?” che il film solleva sarà sempre difficile dare una risposta: come può un popolo di civiltà esemplare aver partorito, accanto ai vertici della cultura e del sapere di ogni epoca, la quintessenza del Male? Forse, dovremmo cominciare a superare concetti assoluti ed astratti come Bene e Male ed osservare la realtà con occhi scevri da concetti precostituiti. Forse, dovremmo osservare gli eventi storici in prospettiva: calarci nella cultura e nella dimensione sociale del tempo in cui gli eventi si sono svolti e solo dopo azzardare dei giudizi. Perchè, forse, dietro la svastica non stava la follia, o il diavolo in persona, ma la scienza del potere. Un potere che sa come produrre assenzo nelle masse, sa come imporsi, sa come orientare il senso collettivo, la morale comune. Sa come fare apparire “normali” una fascia con la stella di David cinta ad un braccio o teorie metastoriche frutto di inspiegabili sincretismi tra saghe nibelungiche e culti orientali. Forse, dietro questo non può esserci follia ma piena consapevolezza e assoluta, nefasta, capacità. E l’ignoranza è lo strumento più forte che il potere, ogni potere, ha per imporsi (e noi italiani ne sappiamo più di qualcosa).
    “The Reader” ha avuto l’ardire di farsi carico di un portato pesante come il piombo, ma non è riuscito e reggerne l’ingombro, a restituirne il doloroso significato. Ma, credo, che fin’ora nessuno ci sia mai riuscito veramente.

    Finedeltemino

  2. Questo è un film che tenta di dare, molto velatamente, un contributo pacificatore ad una storia orrenda come quella del nazismo; la figura di Hanna è l’emblema dell’ignoranza di un popolo, che vide o forse finse di non vedere quello che accadeva sotto i suoi occhi. Che il film abbia delle crepe è indubbio, tuttavia come in tutte le opere trasposte da un romanzo va dato credito al regista di non aver inventato nulla, poichè si è limitato a seguire la sceneggiatura. I tuoi appunti sono acuti però non dobbiamo dimenticare che in un film è praticamente impossibile riassumere lo spirito di un romanzo, la sua atmosfera e in definitiva la sua tematica di fondo. Certo, Schindler list è ben altra cosa, perchè documenta l’orrore della shoah ma questo film voleva parlare d’amore e di ignoranza, del possibile riscatto tramite la cultura degli errori commessi.
    Esco dal seminato per chiederti se di va di scrivere qualcosa per questo blog, ovvero qualche recensione; alla impaginazione e alle foto provvederei io. Possiamo sentirci via mail, l’indirizzo è: paolobari@email.it
    La cosa mi farebbe davvero molto piacere.
    Ciao 🙂

    • Accidenti, ti ringrazio!
      Anche se sono certo di non poter apportare assolutamente nulla in più di quanto ci sia già sul sito, che non sia il mio semplice punto di vista, ne sarei lietissimo.
      Appena posso ti scrivo subito via mail.
      A presto.

  3. A me è piaciuto molto. Nella stessa misura in cui l’ho trovato amaro. Non ho davvero visto nessun tentativo buonista di regista e sceneggiatori di addolcire il personaggio di Hanna. E’ una donna rozza, zotica, ignorante, quasi brutale nelle sue manifestazioni. E anche una personalità border-line, probabilmente in bilico sul confine che divide l’intelligenza di un normodotato da chi non lo è. Le sue reazioni assurde per celare il suo analfabetismo ne causano la rovina e salvano chi è colpevole come e forse più di lei. Prima perde il lavoro ( sarebbe stata promossa da controllore ad impiegata ) , poi subisce la condanna. Qui vedo semmai un altro piano di lettura : chi non vuol ostinatamente riconoscere le proprie manchevolezze e non è sufficientemente sveglio, paga. Hanna non ha voluto vedere, come tanti, come tutti, e ha pagato perchè molto astuta non è.
    Ma in questo film non si salva davvero nessuno. La colpa ricade anche sul ragazzo, il quale potrebbe scagionarla ma, invece, addirittura fugge prima della visita in carcere perchè si vergogna della sua passata relazione con una nazista ignorante e criminale. Rifiuta anch’egli il suo passato, non lo vuole vedere e la redenzione diventa impossibile anche per lui. Non può pensare di salvarsi nè con le cassette registrate che le manda, e, tantomeno, con quell’ipocrita dialogo finale con la figlia sulla tomba di Hanna.

    • La tua analisi e lucida ma eccessivamente cruda e impietosa: è vero, non c’è buonismo, tuttavia Hanna è l’emblema di quel male assoluto fattosi piccino e incarnatosi in una donna ignorante ma anche capace, in ultima analisi, di provare amore. Forse una chiave di lettura può essere quella che vede il fascino del male come una forza oscura in grado di travolgere tutto, così come però è giustissima la tua analisi (che avevo fatto anch’io 🙂 ) su quello che si vuole ad ogni costo ignorare. E questo è un male non solo accaduto ai tedeschi durante il nazismo ma anche a coloro che fanno finta di non vedere il Darfur, la Somalia ecc.
      In fondo anche quelli sono genocidi quotidiani, che nascondiamo per tanti motivi.

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