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L’insostenibile leggerezza dell’essere

Praga,1968

Tomas è un neurochirgo di una certa fama,economicamente ben messo e sopratutto irresistibile conquistatore di donne.
Tra di esse si distingue Sabina,un’artista prototipo della femminista,indipendente e priva di qualsiasi inibizione; tra i due,oltre al rapporto intimo
esiste un vero rapporto di amicizia.  due infatti,pur volendosi bene,amano troppo la loro indipendenza,la loro libertà.
A breve le cose cambiano,in modo irreversibile.
Mentre è in trasferta per lavoro,conosce Teresa,una ragazza che coltiva l’hobby della fotografia e che vorrebbe andar via dal piccolo paese nel quale è confinata.
Sogna infatti di sfondare in un mondo che è quasi totalmente al maschile.
Tomas,che si è innamorato di lei,della sua freschezza,della sua voglia di vivere riesce a convincerla a seguirlo a Praga.


Qui Teresa e Sabina si conoscono e diventano amiche,tanto che la fotografa la riprende più volte;ma sta per scoppiare la primavera di Praga,con l’invasione dei carri armati russi che occupano militarmente la Cecoslovacchia,stritolando il sogno di libertà dei cecoslovacchi e dei loro leader,Dubcek e Svoboda.
Grazie ad alcune riprese fatte di nascosto,Teresa rimedia dei soldi e i tre vanno a rifugiarsi in Svizzera.Qui mentre Sabina conosce un insegnante universitario,sposato, Tomas nonostante il legame con Teresa continua a frequentare altre donne.L’amicizia tra i tre si interrompe,fisicamente,nel momento in cui Sabina decide di andar via dalla Svizzera,rifiutando di legarsi con il docente,che nel frattempo a lasciato moglie e figli per lei.
La sua vita libera non può accettare limitazioni,e pur amandolo,Sabina lo abbandona.
Cosa che fa anche Teresa,stanca dei tradimenti di Tomas;la ragazza torna a Praga,seguita però da Tomas,che è diventato suo marito.
Che lo fa rischiando molto,in quanto il neurochirurgo aveva pubblicato dei pamphlet anti sovietici; difatti appena arrivato a Praga
a Tomas viene ritirato il passaporto e bloccata la sua professione.
Dopo un periodo difficilissimo,Tomas e Teresa,che hanno ripreso il loro legame che è sicuramente più forte delle infedeltà dell’uomo,dopo
un tentativo di Teresa di togliersi la vita,i due dicevo vanno a vivere in un tranquillo posto di campagna,dove per breve tempo vivranno finalmente una vita serena,anzi,felice.Ma il destino è in agguato…


L’insostenibile leggerezza dell’essere (The Unbearable Lightness of Being,nella versione internazionale),tratto dall’omonimo romanzo di Milan Kundera,è un film molto bello diretto dal regista statunitense Philip Kaufman che porta sullo schermo la riduzione del romanzo considerato uno dei più ostici da rappresentare su pellicola.
Kaufman ci riesce dimenticando in parte il pedissequo ripercorrere delle parole di Kundera,lasciando in un canticcuio la più che chiara critica
alla realizzazione del socialismo reale dello stesso,badando essenzialmente a raccontare la storia d’amore con tanto di tragico finale di due amanti
che dovrebbero essere confinati in un mondo che non sentono loro,nel quale le libertà non solo sono negate,ma completamente annichilite.
Il regime sovietico infatti instaura nel paese,che appena vent’anni prima aveva conosciuto la brutale occupazione nazista,un regime forse non cosi sanguinario,ma sicuramente illiberale e oppressivo.
Il romanzo di Kundera parte da assunti che per forza di cose nel film vengono accantonati;manca la descrizione del vivace mondo culturale della Cecoslovacchia pre invasione,manca sopratutto il punto di forza del racconto,l’impossibilità da parte dell’uomo di determinare il proprio destino (uso una semplificazione massima),insomma manca lo spirito del romanzo.
Ma questo non è un punto negativo.


Il film non scende in profondità,preferisce raccontare delle vite;come dice Tomas,”Se io avessi due vite, nella prima inviterei Tereza a restare a casa mia e nella seconda la sbatterei fuori: così potrei fare un paragone e decidere come comportarmi. Ma si vive una volta sola. La vita è così leggera: è come uno schema che non si può mai riempire né correggere né migliorare. È spaventoso!”
In termini semplici,è la filosofia del libro…
Vite sospese,in balia degli avvenimenti,in balia del potere,del destino.
Che in modo lato è il fondamento del romanzo di Kundera,se vogliamo.Ma tutto finisce quà.A Kaufman interessa la descrizione delle psicologie dei suoi personaggi,tormentati più dal quotidiano che da astruse preoccupazioni filosofiche.
Molto bella la descrizione ambientale,con una parte del film che mostra le reali foto,piccoli filmati della brutale aggressione russa;imperialista ne più ne meno,molto lontana da quella idea di liberazione dei popoli che aveva ispirato Marx e in fondo la rivoluzione d’ottobre.
Kaufman,del quale ricordo con piacere lavori di ottimo livello come Terrore dallo spazio profondo,Henry & June,Sol levante,usa un’ottima fotografia,una sceneggiatura appropriata e prima di tutto degli ottimi attori per creare un film ricco d’atmosfera e di momenti interessanti.


Lena Olin,Juliette Binoche e Daniel Day Lewis sono impeccabili,intensi e credibili nei ruoli di tre persone diversissime,ma conscie di un ruolo a loro attribuito da un destino che alla fine si rivelerà anche beffardo.
Menzione d’onore per Sven Nykvist,il fotografo preferito da Bergman,fortemente voluto da Kaufman.
Un bel film,davvero,che ha avuto una buna accoglienza da parte della critica e controverse reazioni da parte del pubblico;in rete ho letto recensioni molto approssimative,legate alla presunta infedeltà del film al romanzo.Ancora una volta gioverebbe ricordarsi che un film non deve portare sullo schermo,sic e simpliciter,quella che è l’ossatura di un romanzo ma deve essere la sintesi della sensibilità del regista unita
allo “sfruttamento” delle qualità dei propri attori.
Per chi volesse vedere il film in una definizione ottima il link streaming è il seguente: http://www.altadefinizione01.zone/6592-linsostenibile-leggerezza-dellessere.html

L’insostenibile leggerezza dell’essere
Un film di Philip Kaufman. Con Juliette Binoche, Daniel Olbrychski, Daniel Day-Lewis, Lena Olin, Erland Josephson, Stellan Skarsgård, Derek de Lint, Pavel Landovský, Donald Moffat, Tomasz Borkowy, Bruce Myers, Pavel Slaby, Pascale Kalensky, Jacques Ciron, Anne Lonnberg Titolo originale The Unbearable Lightness of Being.Drammatico Commedia, durata 173 min. – USA 1988

Daniel Day-Lewis: Tomáš
Juliette Binoche: Tereza
Lena Olin: Sabina
Derek de Lint: Franz
Erland Josephson: Ambasciatore
Pavel Landovský: Pavel
Donald Moffat: Chirurgo capo
Tomek Bork: Jiri
Daniel Olbrychski: Ufficiale del Ministero degli Interni
Stellan Skarsgård: L’Ingegnere
Bruce Myers: Editore cecoslovacco
Pavel Slaby: Nipote di Pavel
Pascale Kalensky: Infermiera Katja
Jacques Ciron: Manager del ristorante svizzero
Anne Lonnberg: Fotografa svizzera
Clovis Cornillac: Ragazzo al bar

Regia Philip Kaufman
Soggetto Milan Kundera (omonimo romanzo)
Sceneggiatura Jean-Claude Carrière, Philip Kaufman
Produttore Saul Zaentz
Produttore esecutivo Bertil Ohlsson
Fotografia Sven Nykvist
Montaggio Vivien Hillgrove Gilliam, Michael Magill, Walter Murch, B.J. Sears
Effetti speciali Trielli Bros.
Musiche Mark Adler, Ernie Fosselius, Leos Janácek
Costumi Ann Roth
Trucco Suzanne Benoit

L’idea dell’eterno ritorno è misteriosa e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi nell’imbarazzo: pensare che un giorno ogni cosa si ripeterà così come l’abbiamo già vissuta, e che anche questa ripetizione debba ripetersi all’infinito! Che significato ha questo folle mito?
Il mito dell’eterno ritorno afferma, per negazione, che la vita che scompare una volta per sempre, che non ritorna, è simile a un’ombra, è priva di peso, è morta già in precedenza, e che, sia stata essa terribile, bella o splendida, quel terrore, quello splendore, quella bellezza non significano nulla. Non occorre tenerne conto, come di una guerra fra due Stati africani del quattordicesimo secolo che non ha cambiato nulla sulla faccia della terra, benché trecentomila negri vi abbiano trovato la morte fra torture indicibili. E anche in questa guerra fra due Stati africani del quattordicesimo secolo, cambierà qualcosa se si ripeterà innumerevoli volte nell’eterno ritorno? Si, qualcosa cambierà: diventerà un blocco che svetta e perdura, e la sua stupidità non avrà rimedio. Se la Rivoluzione francese dovesse ripetersi all’infinito, la storiografia francese sarebbe meno orgogliosa di Robespierre. Dal momento, però, che parla di qualcosa che non ritorna, gli anni di sangue si sono trasformati in semplici parole, in teorie, in discussioni, sono diventati più leggeri delle piume, non incutono paura. C’è un’enorme differenza tra un Robespierre che si è presentato una volta nella storia e un Robespierre che torna eternamente a tagliare la testa ai francesi. Diciamo quindi che l’idea di eterno ritorno indica una prospettiva nella quale le cose appaiono in maniera diversa da come noi le conosciamo: appaiono prive della circostanza attenuante della loro fugacità. Questa circostanza attenuante ci impedisce infatti di pronunciare qualsiasi verdetto. Si può condannare ciò che è effimero? La luce rossastra del tramonto illumina ogni cosa con il fascino della nostalgia: anche la ghigliottina. Or non è molto, mi sono sorpreso a provare una sensazione incredibile: stavo sfogliando un libro su Hitler e mi sono commosso alla vista di alcune sue fotografie; mi ricordavano la mia infanzia; io l’ho vissuta durante la guerra; parecchi miei familiari hanno trovato la morte nei campi di concentramento hitleriani; ma che cos’era la loro morte nei campi di concentramento davanti alla fotografia di Hitler che mi ricordava un periodo scomparso della mia vita, un periodo che non sarebbe più tornato? Questa riconciliazione con Hitler tradisce la profonda perversione morale che appartiene a un mondo fondato essenzialmente sull’inesistenza del ritorno, perché in un mondo simile tutto è già perdonato e quindi tutto è cinicamente permesso.

maggio 26, 2018 Posted by | Drammatico | , , , | Lascia un commento

Havana

Havana locandina

C’ e una citazione del film che illustra in maniera chiara lo spirito del film,una citazione che ho riportato alla mente grazie a shewolf
che l’ha usata nell’ultimo articolo Cinema:pensieri,parole e parolacce parte quinta (https://filmscoop.wordpress.com/2016/03/07/cinemapensieriparole-e-parolacce-parte-quinta/)
e che recita testualmente ““A volte vedo una barca al largo e qualcosa mi si muove dentro…la speranza credo.
Se Fidel Castro va allo show del sabato sera in tv,può succedere qualsiasi cosa”
Una frase che si riferisce alla tematica di fondo del film,la libertà conquistata a caro prezzo dal popolo cubano oppresso dalla dittatura
di Fulgencio Batista e appoggiata dagli americani.
Dittatura che terminò grazie alla rivolta dei “barbudos”,capitanata da Fidel Castro e dal comandante Ernesto “Che” Guevara,che costrinse Batista a lasciare in tutta fretta Cuba e che lasciò il popolo cubano stesso in braghe di tela.
Diretto da Sidney Pollack nel 1990,Havana segue tre grandi successi del regista americano,Diritto di cronaca (1981),Tootsie (1982) e sopratutto
La mia Africa (1985) ed è interpretato da Robert Redford,che torna ancora una volta davanti alla macchina da presa diretto da Pollack dopo
Corvo rosso non avrai il mio scalpo (1972),Come eravamo (1973),I tre giorni del condor (1975),Il cavaliere elettrico (1979) e il citato La mia Africa.
Una coppia inossidabile,che da vita ad un film di grande respiro,una storia d’amore che si sviluppa sotto il cielo fiammeggiante e lindo della capitale cubana,l’Avana.

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Havana 2

Havana 3
Una storia d’amore dicevo.
Ma languida e impossibile,che porta a incrociarsi due destini,due vite che sembrano impossibili da unire.
L’uscita di Havana non ebbe accoglienze benevole da parte della critica,e se vogliamo nemmeno dei critici.
Scrive Edoardo Becattini,a proposito del film che”Cinema americano e ideologia rivoluzionaria non sono mai andati d’accordo, ma il vero problema
nasce quando un film hollywoodiano riesce a far litigare persino i suoi elementi chiave: l’avventura storica, l’esotismo patinato e il romanticismo palpitante.
Giudizio ingeneroso ed arbitrario,come spesso accade a critici dal palato raffinato,o almeno presunti tali.
Prima di inoltrarmi nel racconto del film,che sarà insolitamente breve e sintetico per lasciare spazio alla personale interpretazione degli spettatori del film stesso,cito ancora alcuni “soloni” della critica.
Scrive Alessandra Levantesi su ‘La Stampa” che “‘Havana’ risulta convenzionale nella fattura, superficiale politicamente e sbadato nel disegno psicologico.” mentre Francesco Bolzoni, su l”Avvenire’,scrive che “Il rimando a ‘Casablanca’ è obbligatorio. A Pollack non riesce, ovviamente, il colpo gobbo che fruttò fama all’ungherese Curtiz.”
Ancora,Maurizio Porro su ‘Il Corriere della Sera’scrive che “A chi piacciono i bei filmoni di una volta, così finti che sembravano veri, ecco ‘Havana’. Se ci si lascia cullare dalla memoria del cinema, l’operazione funziona nella sua artificiosità divistica, nella sua improbabilità storica, nella sua finta ‘equidistanza’ politica.

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Non intendo confutare queste opinioni bislacche,basta semplicemente ascoltare qualche dialogo per capire che la levatura del film è ben altra
rispetto a quanto riportato dai soloni della celluloide.
Ad esempio la citata frase di shewolf,che fa il paio con “Non c’è nulla di simile alla donna, sono fantastiche: amano gli uomini, anche gli stronzi.
Prendi il più grande stronzo che hai conosciuto, in qualche  parte del mondo c’è una donna disposta ad amarlo. Le donne sono perfette, il resto sono cazzate.
Ecco,questi sono soltanto alcuni dialoghi del film,dal quale appare evidente che di patinato o strappa lacrime nel film non c’è nulla.
Veniamo alla trama,che vede protagonista Jack Weil,un giocatore d’azzardo irriverente e guascone che arriva a l’Avana negli ultimi giorni del suo dorato e decadente splendore,in una città piena di contraddizioni in cui da una parte c’è la popolazione locale oppressa dai sistemi dittatoriali di Batista,dall’altra i ricchi e oziosi americani che popolano la città frequentando locali fastosi e sfarzosi,arricchendo con i propri dollari i casinò fra i quali spicca quello scelto da Jack,il locale di Joe Volpi,un americano dai mezzi spicci.

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L’ultimo viaggio all’Avana sarà fatale per Jack; durante il viaggio stesso incontra Roberta Duran,moglie di un ricco possidente ma segretamente avversario irriducibile di Batista e simpatizzante della causa castrista.
La aiuta a superare un controllo e la ritrova proprio nel locale di Volpi;scatta la scintilla dell’amore,ma quando lei sarà arrestata farà di tutto per liberarla.
Appresa la morte del di lei marito,Jack si finge un agente della Cia,ma in realtà il marito di Roberta non è morto.
Per Jack si presenta una dura scelta…
Secondo alcuni la somiglianza con Casablanca di Curtiz è troppo accentuata per essere casuale.
Il che equivale alla scoperta che il ghiaccio è freddo.
Pollack si ispira in buona parte al film di Curtiz;c’è la storia d’amore tra l’americano e la cubana,un incontro di culture diverse e c’è l’amore tra il guascone e la bella pasionaria, che è diventata tale probabilmente anche per amore del marito,del quale condivide la vita e gli ideali rivoluzionari (Ingrid Bergman- Ilsa Lund e Paul Henreid-Victor Laszlo di Casablanca) per finire con l’addio tra Humphrey Bogart- Rick Blaine e Ilsa Lund sulla pista dell’aeroporto davanti al capitano Renard che assomiglia effettivamente alla fine della love story tra Jack e Roberta.
Ma le somiglianze finiscono qui;dal periodo bellico e dalla location africana si passa alla fine degli anni 50 e una location caraibica.
Pollack utilizza lo sfondo rivoluzionario castrista non tanto per condannarne l’ideologia e la storia,quanto piuttosto per descrivere l’evoluzione
di Jack da simpatico e irriverente menefreghista a uomo che scopre come l’amore e gli ideali valgano più di una vita ridanciana e fondamentalmente priva di valori.

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Di conseguenza l’ottica in cui va visto il film è questa,una storia d’amore impossibile (che ricorda Come eravamo) e la triste rinuncia ad esso,con la nascita però di una coscienza civile e sociale assolutamente imprevedibile agli inizi del film per la figura di Jack.
Un film di ben altro spessore quindi rispetto a quanto scritto da alcuni critici;un film in cui primeggia un grande attore,Robert Redford che non oscura la protagonista femminile,la bella e seducente Lena Olin.
Sullo sfondo una capitale cubana decadente come una vecchia signora con troppo belletto e il fascino straordinario dei Caraibi.
Un film intenso e ben girato,ottimamente interpretato e troppo facilmente stroncato.
Un grande cantautore, Rino Gaetano,in una sua splendida canzone diceva che “mio fratello è figlio unico perchè non ha mai criticato un film senza prima vederlo
Ecco,forse alcuni dovrebbero vederli,i film.
Con gli occhi e il cuore,senza pregiudizi o quanto meno con una certa apertura mentale.

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Havana

Un film di Sydney Pollack. Con Robert Redford, Alan Arkin, Tomas Milian, Lena Olin, Daniel Davis, Tony Plana, Betsy Brantley, Lise Cutter,
Richard Farnsworth, Mark Rydell, Vasek Simek, Fred Asparagus, Richard Portnow, Dion Anderson, Carmine Caridi, Raul Julia
Avventura, durata 140 min. – USA 1990.

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Robert Redford: Jack Weil
Lena Olin: Roberta Duran
Raul Julia: Arturo Duran
Alan Arkin: Joe Volpi
Tomas Milian: Colonnello Menochal
Tony Plana: Julio Ramos
Daniel Davis: Marion Chigwell
Richard Farnsworth: professore
Mark Rydell: Meyer Lansky
Vasek Simek: Willy
Dion Anderson: Roy Forbes

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Regia Sidney Pollack
Soggetto Judith Rascoe
Sceneggiatura Judith Rascoe, David Rayfiel
Produttore Sidney Pollack, Richard Roth
Casa di produzione Mirage, Universal Pictures
Fotografia Owen Roizman
Montaggio Fredric Steinkamp, William Steinkamp
Musiche Dave Grusin
Costumi Bernie Pollack

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Cesare Barbetti: Jack Weil
Vittoria Febbi: Roberta Duran
Alessandro Rossi: Arturo Duran
Manlio De Angelis: Joe Volpi
Sandro Sardone: Colonnello Menochal
Marco Mete: Julio Ramos
Francesco Vairano: Marion Chigwell
Mario Mastria: professore
Lucio Saccone: Meyer Lansky
Claudio Fattoretto: Willy
Renato Mori: Roy Forbes

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“Stavi aspettando me, Jack?” “Sì, da una vita”

“Se vuoi cambiare il mondo, cambia il mio.”

“Me ne sto seduto con le spalle al muro e fisso l’ingresso.Non si sa mai chi potrebbe entrare.
Qualcuno portato dal vento…Dopo tutto,questo è il paese degli uragani.”

“Ti voglio ringraziare per aver sedotto mia moglie
-Davvero?-
“E’l’odio che mi ha tenuto in vita!”

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L’opinione di will kane dal sito http://www.filmtv.it

Uno dei sodalizi più consolidati del cinema hollywoodiano,così come quello tra Martin Scorsese e Robert DeNiro,si riforma a cinque anni di distanza dal successo e dagli Oscar de”La mia Africa”:ma il riaccostarsi sui cartelloni di Sidney Pollack e Robert Redford,interprete romantico ideale dell’autore di “Come eravamo” risultò questa volta fiasco al botteghino.Forse “Havana” è un lungometraggio troppo “old fashion” per l’inizio degli anni Novanta,forse la trama e i personaggi riecheggiano un pò troppo il superclassico “Casablanca”,con tanto di finale citazionista,ma questa storia d’amore lunga quasi due ore e mezza di proiezione ha ,
benchè ciò che si vede sullo schermo talvolta sia un pò laccato,il suo fascino e la sua componente,fortissima,di malinconia sincera.”Ho conosciuto una donna …settantadue ore fa..” dice il protagonista Jack Weill,giocatore di professione,improntato a un pratico cinismo,che manda all’aria tutta la sua vita pianificata dopo l’incontro con la moglie di un rivoluzionario castrista,
arrendendosi ai sentimenti e alla loro forza incontrollabile:buoni attori in generale,compreso un notevole Tomas Milian ruvido ufficiale di Batista,ma l’interpretazione di Redford è una delle più belle e dense di una carriera ammirevole.Il monologo finale,solo su una spiaggia a guardare il mare,è un’immagine splendida e fortemente struggente,illustratrice scarna ma straordinaria di un uomo finalmente innamorato.
L’opinione di Hackett dal sito http://www.davinotti.com

La coppia Redford-Pollack è una garanzia e questo film non fa che confermare la regola. Girato con classe, riporta una lucida ricostruzione della vita cubana prerivoluzionaria.
L’aria di cambiamento che si respira è imminente come la fine di un’epoca che non tornerà più, fase storica che pochi hanno raccontato. Grande cast.

L’opinione di Caesars dal sito http://www.davinotti.com

Francamente mi aspettavo qualcosa di più. La prima parte è interessante con la ricostruzione della Cuba pre castrista, con le sue contraddizioni legate al regime di Batista.
Poi la storia d’amore tra Redford e la Olin prende il sopravvento e la pellicola perde d’incisività (oltre che di credibilità nella trama).
Rimane comunque un film che merita la visione in quanto girato bene dal compianto Pollack. Ho fatto fatica a riconoscere Tomas Milian, in un ruolo decisamente non secondario.

marzo 8, 2016 Posted by | Drammatico | , , | 2 commenti

The reader- A voce alta

The reader locandina 2

C’è un nervo scoperto, c’è un passato che molti vorrebbero venisse definitivamente sepolto, c’è una storia che non lo permette perchè in quella storia milioni di esseri umani hanno perso tragicamente la vita, spesso in modo tanto orribile da rendere assolutamente necessario il perpetuarsi di ricordi pur dolorosi per tutti.
C’è in tutto l’ombra del male, quello assoluto e c’è anche la sua estrema razionalizzazione ovvero l’ergersi su tutto della sua banalità, per quanto orrenda possa sembrare una frase che parla di un orrore senza fine ridotto alla stregua di una radice parallela al male con la M maiuscola.
La banalizzazione del male è uno dei temi di The reader, a voce alta, che racconta anche una storia che molti vorrebbero sepolta, ovvero l’orrore che molti sapevano esistere e che facevano finta di non vedere.
Il nazismo è stato il male, quello senza logica e senza pudore esercitato su milioni di innocenti, per cui parlare di banalizzazione potrebbe sembrare uno schiaffo proprio a quei milioni di morti che hanno pagato un prezzo inumano alla follia di un gruppo di criminali.

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Ma c’è stata anche parallelamente la responsabilità intera di un popolo che vide arrivare la follia e se ne innamorò a tal punto da dimenticare la propria cultura, la propria umanità in una sbornia collettiva che pagò a duro prezzo con milioni di morti e distruzioni ma che lasciò anche strascichi pesantissimi sulle proprie responsabilità.
Perchè in molti, in troppi nella Germania nazista sapevano delle leggi razziali e della loro tragica applicazione; Mathausen e Dachau, Auschwitz e Birkenau sono nomi che in Germania conoscevano, ma che preferivano ignorare.

The reader 2

Perchè? Forse perchè il lustro e la potenza che il Fuhrer aveva promesso ( e in qualche modo dato) alla Germania portarono la nazione tedesca a prendersi una rivincita sul passato, su quella prima guerra mondiale che aveva lasciato strascichi pesantissimi, forse perchè oscuramente le leve sulle quali faceva forza il regime nazista avevano troppi sostenitori.
E’ un discorso storico affrontato ormai in ogni sua angolazione e quindi è inutile riesumare in questo spazio una storia che purtroppo tutti conosciamo.

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Due fotogrammi con la splendida protagonista del film Kate Winslett

The reader è uno dei tantissimi film dedicati all’argomento, ma per una volta con un’angolazione assolutamente particolare.
Nel film c’è la banalizzazione del male, vista attraverso la storia di un’oscura kapò, Hanna Schmitz, una donna ignorante e analfabeta che finirà per assurgere a emblema di quel male fatto dalla maggioranza silenziosa, quella stessa maggioranza che diceva di non sapere o che sapeva ed eseguiva gli ordini, solo perchè “gli ordini non si discutono, si eseguono”, la frase che in migliaia pronunciarono davanti ai tribunali chiamati a condannare i misfatti del nazismo.
Un film che racconta proprio questo, il male esercitato da gente che accettò il nazismo forse senza nemmeno condividerne in assoluto le motivazioni aberranti attraverso una storia che ci mostra come il male stesso possa annidarsi in una donna qualsiasi,una donna che a fine guerra rimuove tutto l’accaduto come se nulla fosse e che finirebbe i suoi giorni in maniera anonima non fosse per quel senso di giustizia che anche se con enorme ritardo travolse la Germania ponendola di fronte agli errori e agli orrori commessi.

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The reader narra le due storie parallele di Hanna Schmitz e di Michael Berg, due vite qualsiasi che finiscono per incrociare i propri destini casualmente.
Lei è una donna trentacinquenne solitaria e silenziosa che lavora su un tram mentre lui è un ragazzo quindicenne, uno studente di buona famiglia; i due si incontrano per pura fatalità quando Michael viene soccorso da Hanna mentre torna da scuola con un attacco di scarlattina.
Quando lui si reca a cercare la donna per ringraziarla, la scopre mentre sta vestendosi ma scappa via.
Tornerà da Hanna, e da quel momento inizierà per lui la conoscenza della strada affascinante e misteriosa della sessualità.

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Il giovane Michael Berg interpretato da David Kross

Hanna infatti in qualche modo lo seduce chiedendo in cambio al giovane di leggergli delle poesie o dei brani di romanzi; per un po la loro relazione prosegue in questo modo, tra gite in bicicletta e incontri amorosi.
Poi un giorno Hanna scompare; Michael non sa perchè e la cerca, inutilmente.
Siamo nel 1958 e dovranno passare 8 anni prima che il giovane riveda la sua ex amante.
La rivede nell’ultimo posto in cui avrebbe voluto incontrarla ovvero seduta tra le imputate in un processo contro delle sorveglianti naziste, accusate di aver lasciato morire 300 detenute in una chiesa bombardata e incendiatasi a causa del bombardamento stesso.
Hanna viene in pratica accusata dalle sue ex colleghe di essere l’unica responsabile della vicenda; Michael apprende dal racconto delle testimoni che la donna aveva l’abitudine di farsi leggere storie e poesie, com’era accaduto a lui durante la breve stagione del loro rapporto.

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Michael da adulto interpretato splendidamente da Ralph Fiennes

Ad accusare la donna in maniera determinante è anche un documento in cui Hanna ammette davanti ai suoi superiori le sue responsabilità; il documento è firmato da lei ma Michael sa bene che ciò è impossibile essendo Hanna analfabeta.
Il giovane capisce che Hanna non vuole confessare il proprio analfabetismo e che perciò finirà per essere condannata come unica responsabile, cosa che puntualmente accade.
Passano gli anni e Hanna vive in carcere da detenuta modello mentre Michael si è sposato, ha divorziato ed ha una figlia.
L’uomo decide di riallacciare i rapporti con la donna e le invia registrazioni in cui legge interi libri allegando anche copie dei libri stessi.
Hanna, con molta forza di volontà impara a scrivere e a leggere e così passa il suo tempo fino al giorno in cui ha scontato la sua pena.
Michael, avvisato dalla direzione del carcere si reca a trovare la donna ma alla domanda sul suo passato, sul rimorso per essere stata una nazista e una kapò e di aver contribuito a far morire tante esseri umani riceve una gelida risposta : ” I morti sono morti. Quello che ho imparato? A leggere“.
Così Michael va via e il giorno prima di essere liberata Hanna si uccide nella sua cella.

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Lena Olin interpreta la bambina, ormai adulta, scampata all’eccidio nella chiesa

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Anni dopo l’uomo racconterà a sua figlia la sua breve e intensa storia d’amore con Hanna, che non aveva raccontato a nessuno eccezion fatta per una donna che era riuscita a fuggire dalla chiesa mentre era ancora una bambina e alla quale aveva portato tutti i risparmi di Hanna che in qualche modo aveva tentato di riparare in minima parte al male commesso.
Alla luce di quanto descritto, The reader può essere visto in diverse ottiche; come una storia d’amore impossibile, come una storia di riscatto e penitenza da parte di una delle tantissime persone che contribuirono alla follia nazista, come il percorso di redenzione e presa di coscienza del male fatto, come il racconto di una persona che non fosse stata ignorante avrebbe avuto un altro destino e in svariati altri modi.
Un film girato con abilità da Stephen Daldry che adatta per lo schermo il romanzo di Bernhard Schlink del 1995 A voce alta – The Reader (Der Vorleser) su sceneggiatura di David Hare; il regista di Billy Eliot e The hours crea un film tecicamente perfetto e senza sbavature, affrontando il tema spinoso del romanzo senza emettere giudizi personali ma lasciando parlare i fatti.
Tuttavia è evidente nel regista il tentativo di giustificare anche se in maniera minima l’operato di Hanna, suggerendo l’idea che l’ignoranza sia stata la causa principale delle azioni di Hanna e che l’amore che la donna in qualche modo prova per Michael (che ricambia) sia superiore o quanto meno possa fungere da contrappeso alle azioni commesse.

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Il che ha fatto infuriare un bel mucchio di persone; critici, storici e intellettuali hanno creduto di ravvisare nel film un eccessivo buonismo e un revisionismo storico che francamente non mi sono sembrati nell’ottica del regista.

Daldry racconta i fatti. Forse è indulgente con il personaggio di Hanna per i motivi che ho descritto ma è anche vero che se il personaggio stesso  è colpevole di essere stata una nazista non è però responsabile per aver provocato la morte dei prigionieri , accusa infamante lanciatale durante il processo e della quale è innocente.
Questo non sposta ovviamente il discorso sul non aver fatto nulla per aiutare le persone prigioniere, ma allora alla sbarra ci sarebbe dovuto essere l’intero popolo tedesco.
Inutile proseguire con discorsi che si farebbero lunghissimi per cui parliamo del cast.
Gigantesca, bravissima, sensuale, bella: sono aggettivi per omaggiare Kate Winslett autrice di una prova maiuscola premiata nel 2009 con l’Oscar come miglior attrice protagonista.
La Winslett riesce a trasmettere il senso fortissimo di ambiguità del suo personaggio rendendolo però allo stesso tempo umano e degno di comprensione.
Benissimi i due attori che interpretano rispettivamente Michael da giovane e in età adulta e cioè David Kross e Ralph Fiennes entrambi autori di prove maiuscole e segnalazione per il nostro ottimo Bruno Ganz.
4 nomination e l’Oscar per la Winslet sono stati il giusto tributo ad un film scorrevole, intelligente e ben fatto; un film che riesce a far riflettere e che appassiona.

The Reader – A voce alta
Un film di Stephen Daldry. Con Kate Winslet, Ralph Fiennes, David Kross, Lena Olin, Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Alissa Wilms, Florian Bartholomäi, Friederike Becht, Frieder Venus, Marie-Anne Fliegel, Rainer Sellien, Karoline Herfurth, Linda Bassett, Hannah Herzsprung, Jeanette Hain, Susanne Lothar, Kirsten Block, Volker Bruch, Matthias Habich Titolo originale The Reader. Drammatico, durata 124 min. – USA, Germania 2008.

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Michael in visita ai luoghi dell’olocausto

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Ralph Fiennes: Michael Berg

Kate Winslet: Hanna Schmitz
David Kross: Michael Berg da giovane
Alexandra Maria Lara: Ilana Mather da giovane
Lena Olin: Rose Mather / Ilana Mather
Bruno Ganz: Professor Rohl
Karoline Herfurth: Martha
Sylvester Groth: consigliere

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Regia Stephen Daldry
Soggetto Bernhard Schlink
Sceneggiatura David Hare
Produttore Anthony Minghella, Sydney Pollack, Donna Gigliotti, Redmond Morris
Produttore esecutivo Bob Weinstein, Harvey Weinstein
Distribuzione (Italia) 01 Distribution
Fotografia Roger Deakins, Chris Menges
Montaggio Claire Simpson
Musiche Nico Muhly
Scenografia Brigitte Broch

The reader banner doppiatori

Angelo Maggi: Michael Berg
Chiara Colizzi: Hannah Schmitz
Emiliano Coltorti: Michael Berg da giovane
Melina Martello: Rose Mather / Ilana Mather
Franco Zucca: Professor Rohl

The reader locandina romanzo

Il romanzo da cui è tratto il film

The reader locandina

gennaio 16, 2012 Posted by | Drammatico | , , , , , | 5 commenti

La nona porta

Dean Corso è una strana figura di mercante d’arte:tratta generalmente libri,dei quali è sicuramente un esperto. Infatti,all’inizio del film,lo vediamo impegnato in un acquisto di un testo raro,un’edizione pregiata del Don Chisciotte,che acquista ad un prezzo molto basso dagli eredi del proprietario.

Un giorno Dean riceve una telefonata da Boris Balkan,un equivoco quanto potente magnate d’industria,collezionista di libri esoterici e trattanti tutti l’argomento demonologico.

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Johnny Depp è Dean Corso

 Balkan affida a Corso un’indagine:verificare se la sua copia del libro delle Nove porte è stata scritta o no da Aristide Torchia,un dotto esoterista veneziano,bruciato sul rogo assieme ai suoi libri dall’inquisizione.

Le copie attualmente esistenti del libro sono tre,e Corso dovrà andare a trovare gli altri due proprietari per verificarne l’autenticità.

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Lena Olin

Ben presto Corso si rende conto che la sua indagine non è affatto semplice;un suo amico librario,a cui aveva affidato la copia di Balkan viene ucciso e lo stesso Corso correrà più volte il rischio di essere ammazzato.

Aiutato da una strana ragazza,Dean ripercorre la storia del libro delle nove porte,che scoprirà contenere un segreto pericoloso;ognuno dei tre libri contiene tre immagini disegnate da Lucifero in persona.

Dopo aver scoperto che dietro gli omicidi c’è una setta di patetici adoratori del diavolo,Dean arriva all’appuntamento finale con il suo destino,dove farà due sorprendenti scoperte.

Una trasposizione riuscita a metà,quella del libro Il club Dumas,di Arturo Perez Reverte,il film di Polansky è affrettato e poco chiaro,soprattutto nel finale tirato per i capelli.

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Manca completamente l’atmosfera demoniaca del libro,e il Club Dumas che tanta importanza ha nel romanzo viene completamente messo da parte dal regista polacco.

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Emmanuelle Seigner (moglie del regista)

Alla fine quello che si salva è davvero poca cosa;nonostante un buon Johnny Depp e una splendida Lena Olin,il film si smarrisce per strada trasformandosi in un thriller poco avvincente.Ed è un vero peccato,perché l’inizio del film lasciava presagire ben altro svolgimento.

La nona porta,

un film di Roman Polanski. Con Johnny Depp, Lena Olin, Emmanuelle Seigner, Frank Langella, James Russo, Vanessa Paradis.
Genere Drammatico, colore 132 minuti. – Produzione Francia, Spagna 1999.

La nona porta banner personaggi

Johnny Depp: Dean Corso
Emmanuelle Seigner: la ragazza
Lena Olin: Liana Telfer
Frank Langella: Boris Balkan
James Russo: Bernie
Jack Taylor: Victor Fargas
Jose Lopez Rodero: Pablo e Pedro Ceniza
Allen Garfield: Witkin
Barbara Jefford: baronessa Kessler
Willy Holt: Andrew Telfer

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Regia Roman Polanski
Soggetto dal romanzo Il club Dumas
Sceneggiatura John Brownjohn, Roman Polanski, Enrique Urbizu
Produttore Roman Polański
Fotografia Darius Khondji
Montaggio Hervé de Luze
Effetti speciali Gilbert Pieri, Jean-Louis Trinquier
Musiche Wojciech Kilar
Scenografia Dean Tavoularis

 

Doppiatori italiani
Riccardo Rossi: Dean Corso
Micaela Esdra: la ragazza
Pinella Dragani: Liana Telfer
Luciano De Ambrosis: Boris Balkan
Francesco Pannofino: Bernie
Giorgio Lopez: Victor Fargas
Miranda Bonansea: baronessa Kessler

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La nona porta banner incipit

Il lampo di luce proiettò la sagoma dell’impiccato sulla parete. Penzolava immobile da una lampada al centro del salone e man mano che il fotografo gli si muoveva attorno, facendo scattare l’otturatore, l’ombra provocata dal flash si delineava via via su quadri, vetrine piene di porcellane, scaffali coperti di libri e tende aperte su grandi finestre, dietro le quali cadeva la pioggia.

La nona porta banner citazioni

Sei un avvoltoio Corso! Un avvoltoio! (Witkin)
Insomma il Diavolo non si fa vivo. (Corso)
Nulla è più affidabile di un uomo la cui lealtà può essere comperata dal denaro. (Balkan)
Il diavolo signora Telfer. Questo libro serve a evocare il diavolo. (Corso) [Parlando del libro: Le nove porte del Regno delle ombre]
Sai che non ti fregherei mai se non per un buon motivo: soldi, donne, affari. (Bernie)
L’uomo che scrisse questo libro, lo fece con l’alleanza del diavolo, e finì sul rogo per questo. (Pedro Ceniza)
Ci sono libri pericolosi, non vanno aperti impunemente. (Fargas)
Sono io, baronessa, il lupo travestito da pecora. (Dean Corso)
Li ho mandati tutti al diavolo. (Baronessa Kessler)
Lei non sa in cosa si sta cacciando signor Corso! Ne esca prima che sia troppo tardi! (Baronessa Kessler)
Mumbo Jumbo! Mumbo Jumbo! Mumbo Jumbo! Mumbo Jumbo! (Balkan) [Interrompendo una seduta satanica]
L’enigma è finalmente risolto: viaggiare in silenzio per una strada lunga e tortuosa, affrontare le frecce della sfortuna, senza temere né cappio né fiamme, giocare la più grande delle partite e vincere, non astenendosi da alcuna spesa e sfidare le vicissitudini del fato, e ottenere alla fine la chiave che aprirà… la nona porta! (Balkan)
Cancellami dal libro della vita, iscrivimi nel libro nero della morte, ammettimi alla nona porta. E così sia. (Balkan)
Sono invulnerabile, sono invicibile. Posso fluttuare nell’aria, posso camminare nell’acqua. Immergo le mani nelle fiamme, non avverto calore. (Balkan)

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La nona porta romanzo edizione italiana

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La nona porta il castello

aprile 30, 2008 Posted by | Thriller | , , , | Lascia un commento