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The Life of David Gale

A Bitsey Bloom, giovane e rampante giornalista specializzata in reportage a sfondo sociale viene affidato dal direttore
della sua testata l’incarico di intervistare per sei ore David Gale, un ex professore di Università molto stimato all’epoca delle docenza accusato
di aver strangolato e ucciso Constance Harraway, sua amica e fidata collaboratrice che l’uomo affiancava nella lotta per l’abolizione della pena di morte.
Con l’ausilio di un giovane praticante, Zack Stemmons, impostogli dal direttore, Bitsey si reca nel braccio della morte nel quale è rinchiuso Gale, in attesa di essere giustiziato mediante un’iniezione letale.
Qui ha modo di conoscere la storia dell’uomo, la discesa all’inferno dello stesso causata da una allieva che in realtà si è fatta possedere con violenza volontariamente.
Per Gale era scattato il licenziamento e ciò aveva causato anche la fine del già traballante matrimonio, oltre a seri problemi di alcolismo.
Ma David Gale non aveva rinunciato al suo impegno, sempre aiutato da Constance, che scoprirà essere malata terminale di leucemia.


Attraverso una serie di eventi Bitsy scoprirà che in realtà Gale è innocente e farà una scoperta che la porterà verso una sorpresa finale…
In estrema sintesi questa è la trama di The Life of David Gale, film diretto da Alan Parer nel 2003, giocato su un doppio piano: il primo quello del racconto di ciò che si può nascondere dietro la pena capitale, il secondo quello della vita nascosta di Gale e di Constance, due appassionati sostenitori dei diritti umani e dell’abolizione di quella barbarie che è la pena di morte.
Parker lo fa con un linguaggio assolutamente scorrevole, intrecciando quasi fosse un thriller la storia di David Gale e la verità che si cela dietro la morte di Costance, anche lei  impegnata,nonostante la vita stia sfuggendole di mano, in una battaglia fatta in nome dell’umanità.
Il regista, autore di grandi film come Fuga di mezzanotte,Saranno famosi,Birdy le ali della libertà,Angel Heart ascensore per l’inferno e Mississipi Burning, aggiunge un’altra ottima regia al suo prestigioso curriculum,
con un film asciutto e nel quale il flashback della vita di Gale si sposa mirabilmente con il tentativo estremo di Bitsy di salvargli la vita, dopo
che la stessa, tramite alcuni colpi di scena ben congegnati, è riuscita ad ottenere le prove che Costance è morta non perchè uccisa da lui, ma per un suicidio.


Quello che sorprende è il finale, avvincente, che alcuni detrattori hanno trovato irreale e che invece, a mio parere, chiude degnamente una pellicola che apre uno squarcio su un tema da sempre dibattuto negli Usa, quello della pena di morte,
barbaro retaggio di civiltà di grado decisamente più basso di quella americana, tanto decantata tra i paesi democratici. Il finale, dicevo, appare quasi beffardo perchè trascina il film in direzione opposta a quella che si era intuita fino a tre quarti di film.
Per non accennare nemmeno di sfuggita al finale stesso , dirò che Parker fa suo il detto “la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni“, un finale che lascia sia l’amaro in bocca sia il dubbio sulla reale posizione del regista sul tema del film.
Momenti topici del film sono il dibattito tv fra David Gale e il governatore,nel corso del quale riesce a mettere nell’angolo lo stesso facendogli citare nientemeno che Hitler oltre alla descrizione della casa dell’omicidio arredata come un barraccone circense,gestita
da una ragazza che per 20 dollari intrattiene i turisti dell’orrore, un’altra abitudine purtroppo non solo americana, quella della spettacolarizzazione del male.


Grande contributo alla riuscita del film lo danno una sempre bravissima Kate Winslet (Bitsy), Kevin Spacey in grande spolvero nel ruolo di David Gale e la ottima Laura Linney nel ruolo di Constance. Da segnalare anche la buona prova di Gabriel Mann ( Zack Stemmons), valida spalla di Bitsy.
Un film scorrevole, ben congegnato e che si fa seguire con interesse e che vi consiglio caldamente di vedere.

The Life of David Gale 

di Alan Parker,con Kevin Spacey, Kate Winslet, Laura Linney, Gabriel Mann, Matt Craven, Rhona Mitra, Leon Rippy, Cleo King, Constance Jones, Lee Ritchey, Cindy Waite, Jim Beaver Drammatico, durata 131 min. – USA 2003.

Kevin Spacey: David Gale
Kate Winslet: Bitsey Bloom
Laura Linney: Constance Harraway
Lee Ritchey: Joe Mullarkey
Gabriel Mann: Zack Stemmons
Matt Craven: Dusty Wright
Rhona Mitra: Berlin
Leon Rippy: Braxton Belyeu
Melissa McCarthy: Nico/Goth Girl

Regia Alan Parker
Sceneggiatura Charles Randolph
Produttore Nicolas Cage, Alan Parker
Casa di produzione Saturn Films
Fotografia Michael Seresin
Montaggio Gerry Hambling
Musiche Alex Parker, Jake Parker
Scenografia Geoffrey Kirkland

febbraio 25, 2020 Posted by | Drammatico | , , , | 5 commenti

Jude

Jude locandina

Jude Fawley è uno scalpellino che vive nel Wessex; ha alle spalle un passato doloroso e difficile, fatto di violenza, miseria e umiliazioni.
La sua esistenza è abbarbicata ad un sogno: studiare presso un’università per riscattare sia il suo passato sia il presente che non lo soddisfa.
Ma per poter studiare è necessario avere alle spalle una posizione solida, cosa che Jude non ha e deve quindi fare i conti anche con il suo stato sociale e con le difficoltà che ciò comporta.
Jude sposa una sua compaesana, Arabella, che con l’inganno gli fa credere di aspettare un bambino; la donna resterà incinta davvero ma il matrimonio tra i due è destinato ben presto a naufragare.

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Kate Winslet

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Christopher Eccleston

Insofferente a quella vita che considera riduttiva, Jude si trasferisce a Christminster, sede di una prestigiosa università nella speranza di poter coronare il suo sogno; qui incontra casualmente sua cugina Sue, sposata.
Tra i due inizia ben presto una travolgente relazione, nonostante le diffidenze iniziali della donna, quasi presaga di ciò che accadrà in seguito, ma non solo; la donna sa di vivere in un posto in cui le convenzioni sociali hanno la meglio su tutti gli altri aspetti della vita.
L’unione tra Jude e Sue è coronata però dalla nascita di due figli e i due nonostante le difficoltà portano avanti la loro relazione, aggiungendo al nucleo famigliare anche il figlio nato dal matrimonio di Jude con Arabella.

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La decisione avrà però un effetto catastrofico: il bimbo convinto che l’infelicità della coppia, osteggiata da tutti in paese dipenda dalla sua presenza e da quella dei fratellastri, li uccide e poi si suicida.
L’episodio sconvolge il già precario equilibrio della coppia, minato dalle difficoltà di trovare casa, lavoro e sopratutto dal fatto di essere guardati con malcelato disprezzo dalla gente del posto.
Sue, in profonda crisi, decide di tornare da suo marito e riprendere la tranquilla vita di prima e a Jude, a cui l’università ha in pratica proibito di proseguire gli studi in virtù della sua posizione sociale e dello scandalo della sua relazione con Sue, non resta altro da fare che ritornare all’ovile dove riprenderà la relazione con Arabella.
Jude, diretto da Michael Winterbottom nel 1996 è tratto dal romanzo di Thomas Hardy “Jude the Obscure” edito nel 1896.
Un film che si snoda su due piani di lettura paralleli eppure allo stesso tempo convergenti; le storie di Jude e Sue, che ignorano di stare per incamminarsi su un sentiero che li porterà a condividere prima e a separare poi le proprie esistenze.

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Jude è un giovane che ha degli ideali, un sogno e delle aspirazioni, Jane è una donna sposata con un benestante e colto uomo che probabilmente però non suscita in lei nessuna fiamma di desiderio; i due, così profondamente diversi come passato e presente finiranno per attrarsi fatalmente, complice il legame indissolubile di sangue che li unisce e che costituirà il primo dei baluardi contro cui dovranno lottare.
L’altro baluardo è la morale sociale, che vede nelle coppie di separati qualcosa di moralmente inaccettabile; contro questi pregiudizi, contro la barriera sociale che impedisce al giovane Jude di poter accedere agli studi perchè povero e sopratutto perchè impegnato in una relazione giudicata scandalosa la coppia tenta di opporre il legame che la unisce.
Che però è un legame difficile e complesso, altalenante, che vedrà il suo punto di arrivo dopo numerose incertezze e titubanze da parte di Sue; un legame che si rivelerà fatale per entrambi, oltre che causa della morte dei bambini nati dalla loro unione più quella del figlio di Jude, causa scatenante del tutto.

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Il film segue quindi le vicende dei due amanti costretti a fare i conti con la morale e i pregiudizi, a vivere una vita umiliante sotto tutti i punti di vista;  alla fine sarà proprio la morale corrente a scegliere il futuro dei due, anche se in modo involontario.
Il figlio di Jude infatti uccide proprio perchè la società in cui vive quella che è in fondo la sua famiglia respinge la coppia, li tiene ai margini e di conseguenza emargina anche lui e i suoi fratellini.
Nella scena più crudele del film,quella della morte dei tre fratelli,un senso di fatale destino pervade la sequenza, quasi il tutto dovesse arrivare a quella conseguenza per segnare la fine di una storia senza via d’uscita; “Siamo in troppi” scrive, il bambino, lapidario e tragico come un eroe greco.
Il piccolo che uccide i fratelli è così l’emblema, il braccio armato di una società cinica e bigotta che elimina il problema alla radice senza doverci fare i conti giornalmente.
E’ la vittoria del puritanesimo e della falsa morale, delle convenzioni sociali e al tempo stesso il trionfo dello status quo.
A nulla può quindi l’amore tra i due protagonisti, già di per se tormentato da secoli di tabù e di leggi scritte non cancellabili come quella che vuole la coppia indissolubile,

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il povero che deve restare tale e non ambire a ciò che è riservato alla classe sociale superiore, come quella che vieta l’incesto (pur molto annacquato come nel caso di due cugini). La scena simbolo rappresentativa di tutto il film è quella finale, in cui i due protagonisti si incontrano davanti alle tombe degli sventurati figli e tra le lacrime decidono di lasciarsi.
Winterbottom usa una regia asciutta e lineare per descrivere i rapporti tra i due amanti (tali sono, non avendo contratto matrimonio), alternando i loro sorrisi e le loro speranze, la loro ingenua fiducia al buio medioevale di una società rinchiusa dietro le sbarre del pregiudizio e della morale conservatrice.

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Jude e Sue usciranno sconfitti e la dimensione maggiore di questa sconfitta è rappresentata non solo dal dolore e dai dubbi di Sue ma anche dal malinconico ritorno della stessa alla casa del marito; quel marito che ha sposato per entrare nella società per bene, dal quale non è attratta in alcun modo, meno che mai da quello sessuale ma che rappresenta il ritorno ad una normalità tranquillizzante e narcotizzante al tempo stesso.
Una sconfitta su tutti i fronti, così come sconfitto esce Jude da una storia che lo ha privato di tutto; delle illusioni di potersi evolvere socialmente e culturalmente, dall’illusione di poter vivere la propria vita integrandosi in una società che viceversa lo respinge e lo emargina.
Jude torna a casa, all’ovile, dove riprende la relazione con Arabella.
Ha perso la partita e si è arreso.
Questo film va visto in diverse ottiche, quindi, con un occhio particolare al legame simbiotico fra il film e il romanzo da cui è tratto, che all’epoca della sua uscita scatenò un putiferio in un’epoca puritana come poche.
Il regista inglese Winterbottom, reduce da Butterfly kiss – il bacio della farfalla e da Go now, dirige un bel film, a cui contribuiscono le ottime prestazioni dei due attori principali ovvero Christopher Eccleston (Jude) e Kate Winslet (Sue) a cui vanno aggiunte le ottime performance di Liam Cunningham (Phillotson,il marito di Sue) e di Rachel Griffiths (Arabella)
Film ineccepibile, con una buona fotografia che esalta la cupezza del racconto e che in stridente contrasto esalta i pochi momenti felici della coppia.

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Jude
Un film di Michael Winterbottom. Con Kate Winslet, Christopher Eccleston, James Nashbitt Drammatico, durata 123′ min. – USA 1996.

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Christopher Eccleston: Jude Fawley
Kate Winslet: Sue Bridehead
Liam Cunningham: Phillotson
Rachel Griffiths: Arabella
June Whitfield: Zia Drusilla
James Lambert: Zio Joe

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Regia Michael Winterbottom
Soggetto Thomas Hardy (romanzo)
Fotografia Eduardo Serra
Montaggio Trevor Waite
Musiche Adrian Johnston
Scenografia Joseph Bennett
Costumi Janty Yates

Maggio 21, 2012 Posted by | Drammatico | , | Lascia un commento

The reader- A voce alta

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C’è un nervo scoperto, c’è un passato che molti vorrebbero venisse definitivamente sepolto, c’è una storia che non lo permette perchè in quella storia milioni di esseri umani hanno perso tragicamente la vita, spesso in modo tanto orribile da rendere assolutamente necessario il perpetuarsi di ricordi pur dolorosi per tutti.
C’è in tutto l’ombra del male, quello assoluto e c’è anche la sua estrema razionalizzazione ovvero l’ergersi su tutto della sua banalità, per quanto orrenda possa sembrare una frase che parla di un orrore senza fine ridotto alla stregua di una radice parallela al male con la M maiuscola.
La banalizzazione del male è uno dei temi di The reader, a voce alta, che racconta anche una storia che molti vorrebbero sepolta, ovvero l’orrore che molti sapevano esistere e che facevano finta di non vedere.
Il nazismo è stato il male, quello senza logica e senza pudore esercitato su milioni di innocenti, per cui parlare di banalizzazione potrebbe sembrare uno schiaffo proprio a quei milioni di morti che hanno pagato un prezzo inumano alla follia di un gruppo di criminali.

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Ma c’è stata anche parallelamente la responsabilità intera di un popolo che vide arrivare la follia e se ne innamorò a tal punto da dimenticare la propria cultura, la propria umanità in una sbornia collettiva che pagò a duro prezzo con milioni di morti e distruzioni ma che lasciò anche strascichi pesantissimi sulle proprie responsabilità.
Perchè in molti, in troppi nella Germania nazista sapevano delle leggi razziali e della loro tragica applicazione; Mathausen e Dachau, Auschwitz e Birkenau sono nomi che in Germania conoscevano, ma che preferivano ignorare.

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Perchè? Forse perchè il lustro e la potenza che il Fuhrer aveva promesso ( e in qualche modo dato) alla Germania portarono la nazione tedesca a prendersi una rivincita sul passato, su quella prima guerra mondiale che aveva lasciato strascichi pesantissimi, forse perchè oscuramente le leve sulle quali faceva forza il regime nazista avevano troppi sostenitori.
E’ un discorso storico affrontato ormai in ogni sua angolazione e quindi è inutile riesumare in questo spazio una storia che purtroppo tutti conosciamo.

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Due fotogrammi con la splendida protagonista del film Kate Winslett

The reader è uno dei tantissimi film dedicati all’argomento, ma per una volta con un’angolazione assolutamente particolare.
Nel film c’è la banalizzazione del male, vista attraverso la storia di un’oscura kapò, Hanna Schmitz, una donna ignorante e analfabeta che finirà per assurgere a emblema di quel male fatto dalla maggioranza silenziosa, quella stessa maggioranza che diceva di non sapere o che sapeva ed eseguiva gli ordini, solo perchè “gli ordini non si discutono, si eseguono”, la frase che in migliaia pronunciarono davanti ai tribunali chiamati a condannare i misfatti del nazismo.
Un film che racconta proprio questo, il male esercitato da gente che accettò il nazismo forse senza nemmeno condividerne in assoluto le motivazioni aberranti attraverso una storia che ci mostra come il male stesso possa annidarsi in una donna qualsiasi,una donna che a fine guerra rimuove tutto l’accaduto come se nulla fosse e che finirebbe i suoi giorni in maniera anonima non fosse per quel senso di giustizia che anche se con enorme ritardo travolse la Germania ponendola di fronte agli errori e agli orrori commessi.

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The reader narra le due storie parallele di Hanna Schmitz e di Michael Berg, due vite qualsiasi che finiscono per incrociare i propri destini casualmente.
Lei è una donna trentacinquenne solitaria e silenziosa che lavora su un tram mentre lui è un ragazzo quindicenne, uno studente di buona famiglia; i due si incontrano per pura fatalità quando Michael viene soccorso da Hanna mentre torna da scuola con un attacco di scarlattina.
Quando lui si reca a cercare la donna per ringraziarla, la scopre mentre sta vestendosi ma scappa via.
Tornerà da Hanna, e da quel momento inizierà per lui la conoscenza della strada affascinante e misteriosa della sessualità.

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Il giovane Michael Berg interpretato da David Kross

Hanna infatti in qualche modo lo seduce chiedendo in cambio al giovane di leggergli delle poesie o dei brani di romanzi; per un po la loro relazione prosegue in questo modo, tra gite in bicicletta e incontri amorosi.
Poi un giorno Hanna scompare; Michael non sa perchè e la cerca, inutilmente.
Siamo nel 1958 e dovranno passare 8 anni prima che il giovane riveda la sua ex amante.
La rivede nell’ultimo posto in cui avrebbe voluto incontrarla ovvero seduta tra le imputate in un processo contro delle sorveglianti naziste, accusate di aver lasciato morire 300 detenute in una chiesa bombardata e incendiatasi a causa del bombardamento stesso.
Hanna viene in pratica accusata dalle sue ex colleghe di essere l’unica responsabile della vicenda; Michael apprende dal racconto delle testimoni che la donna aveva l’abitudine di farsi leggere storie e poesie, com’era accaduto a lui durante la breve stagione del loro rapporto.

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Michael da adulto interpretato splendidamente da Ralph Fiennes

Ad accusare la donna in maniera determinante è anche un documento in cui Hanna ammette davanti ai suoi superiori le sue responsabilità; il documento è firmato da lei ma Michael sa bene che ciò è impossibile essendo Hanna analfabeta.
Il giovane capisce che Hanna non vuole confessare il proprio analfabetismo e che perciò finirà per essere condannata come unica responsabile, cosa che puntualmente accade.
Passano gli anni e Hanna vive in carcere da detenuta modello mentre Michael si è sposato, ha divorziato ed ha una figlia.
L’uomo decide di riallacciare i rapporti con la donna e le invia registrazioni in cui legge interi libri allegando anche copie dei libri stessi.
Hanna, con molta forza di volontà impara a scrivere e a leggere e così passa il suo tempo fino al giorno in cui ha scontato la sua pena.
Michael, avvisato dalla direzione del carcere si reca a trovare la donna ma alla domanda sul suo passato, sul rimorso per essere stata una nazista e una kapò e di aver contribuito a far morire tante esseri umani riceve una gelida risposta : ” I morti sono morti. Quello che ho imparato? A leggere“.
Così Michael va via e il giorno prima di essere liberata Hanna si uccide nella sua cella.

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Lena Olin interpreta la bambina, ormai adulta, scampata all’eccidio nella chiesa

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Anni dopo l’uomo racconterà a sua figlia la sua breve e intensa storia d’amore con Hanna, che non aveva raccontato a nessuno eccezion fatta per una donna che era riuscita a fuggire dalla chiesa mentre era ancora una bambina e alla quale aveva portato tutti i risparmi di Hanna che in qualche modo aveva tentato di riparare in minima parte al male commesso.
Alla luce di quanto descritto, The reader può essere visto in diverse ottiche; come una storia d’amore impossibile, come una storia di riscatto e penitenza da parte di una delle tantissime persone che contribuirono alla follia nazista, come il percorso di redenzione e presa di coscienza del male fatto, come il racconto di una persona che non fosse stata ignorante avrebbe avuto un altro destino e in svariati altri modi.
Un film girato con abilità da Stephen Daldry che adatta per lo schermo il romanzo di Bernhard Schlink del 1995 A voce alta – The Reader (Der Vorleser) su sceneggiatura di David Hare; il regista di Billy Eliot e The hours crea un film tecicamente perfetto e senza sbavature, affrontando il tema spinoso del romanzo senza emettere giudizi personali ma lasciando parlare i fatti.
Tuttavia è evidente nel regista il tentativo di giustificare anche se in maniera minima l’operato di Hanna, suggerendo l’idea che l’ignoranza sia stata la causa principale delle azioni di Hanna e che l’amore che la donna in qualche modo prova per Michael (che ricambia) sia superiore o quanto meno possa fungere da contrappeso alle azioni commesse.

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Il che ha fatto infuriare un bel mucchio di persone; critici, storici e intellettuali hanno creduto di ravvisare nel film un eccessivo buonismo e un revisionismo storico che francamente non mi sono sembrati nell’ottica del regista.

Daldry racconta i fatti. Forse è indulgente con il personaggio di Hanna per i motivi che ho descritto ma è anche vero che se il personaggio stesso  è colpevole di essere stata una nazista non è però responsabile per aver provocato la morte dei prigionieri , accusa infamante lanciatale durante il processo e della quale è innocente.
Questo non sposta ovviamente il discorso sul non aver fatto nulla per aiutare le persone prigioniere, ma allora alla sbarra ci sarebbe dovuto essere l’intero popolo tedesco.
Inutile proseguire con discorsi che si farebbero lunghissimi per cui parliamo del cast.
Gigantesca, bravissima, sensuale, bella: sono aggettivi per omaggiare Kate Winslett autrice di una prova maiuscola premiata nel 2009 con l’Oscar come miglior attrice protagonista.
La Winslett riesce a trasmettere il senso fortissimo di ambiguità del suo personaggio rendendolo però allo stesso tempo umano e degno di comprensione.
Benissimi i due attori che interpretano rispettivamente Michael da giovane e in età adulta e cioè David Kross e Ralph Fiennes entrambi autori di prove maiuscole e segnalazione per il nostro ottimo Bruno Ganz.
4 nomination e l’Oscar per la Winslet sono stati il giusto tributo ad un film scorrevole, intelligente e ben fatto; un film che riesce a far riflettere e che appassiona.

The Reader – A voce alta
Un film di Stephen Daldry. Con Kate Winslet, Ralph Fiennes, David Kross, Lena Olin, Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Alissa Wilms, Florian Bartholomäi, Friederike Becht, Frieder Venus, Marie-Anne Fliegel, Rainer Sellien, Karoline Herfurth, Linda Bassett, Hannah Herzsprung, Jeanette Hain, Susanne Lothar, Kirsten Block, Volker Bruch, Matthias Habich Titolo originale The Reader. Drammatico, durata 124 min. – USA, Germania 2008.

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Michael in visita ai luoghi dell’olocausto

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Ralph Fiennes: Michael Berg

Kate Winslet: Hanna Schmitz
David Kross: Michael Berg da giovane
Alexandra Maria Lara: Ilana Mather da giovane
Lena Olin: Rose Mather / Ilana Mather
Bruno Ganz: Professor Rohl
Karoline Herfurth: Martha
Sylvester Groth: consigliere

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Regia Stephen Daldry
Soggetto Bernhard Schlink
Sceneggiatura David Hare
Produttore Anthony Minghella, Sydney Pollack, Donna Gigliotti, Redmond Morris
Produttore esecutivo Bob Weinstein, Harvey Weinstein
Distribuzione (Italia) 01 Distribution
Fotografia Roger Deakins, Chris Menges
Montaggio Claire Simpson
Musiche Nico Muhly
Scenografia Brigitte Broch

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Angelo Maggi: Michael Berg
Chiara Colizzi: Hannah Schmitz
Emiliano Coltorti: Michael Berg da giovane
Melina Martello: Rose Mather / Ilana Mather
Franco Zucca: Professor Rohl

The reader locandina romanzo

Il romanzo da cui è tratto il film

The reader locandina

gennaio 16, 2012 Posted by | Drammatico | , , , , , | 5 commenti