4 mosche di velluto grigio


4 mosche di velluto grigio locandina

Quattro mosche di velluto grigio esce nel 1971 ad un anno di distanza dal travolgente successo di L’uccello dalle piume di cristallo e poco dopo l’uscita di Il gatto a nove code; Dario Argento chiude così la cosi detta trilogia “animalesca” con un film che se non ha lo stesso impatto dei primi due mostra tuttavia alcuni segnali che indicano come il regista romano stia evolvendo verso una fase nuova della carriera, che culminerà nel suo capolavoro, Profondo rosso.
Quattro mosche di velluto grigio è un film con tanti pregi ma anche con difetti rilevanti; per la prima volta Argento usa l’elemento comico nel film, usa sapientemente il flash back e sopratutto usa un finale davvero indimenticabile ma utilizza una sceneggiatura con più di una lacuna e sbaglia la scelta dell’interprete principale, quel Michael Brandon che si rivelerà l’anello più debole della pellicola.

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Come location del film Argento sceglie Roma e Tivoli e Milano con Torino; a Roma c’è la baracca del simpaticissimo Diomede (Dio), che vive come un barbone in riva al Tevere in compagnia del suo linguacciuto pappagallo, mentre a Tivoli, nei giardini di Villa D’Este è realizzata la splendida sequenza dell’omicidio della colf di Roberto, Amelia. A Milano viene girata la sequenza della morte di Arrosio mentre lo studio dell’investigatore privato è a Torino nella Galleria Subalpina.
In questo film l’elemento predominante è la follia, così come per la prima volta Argento introduce la componente parapsicologica legata ai sogni premonitori di Roberto mentre come dicevo prima compare l’elemento umoristico, legato al personaggio di Diomede e sopratutto a quello dell’investigatore privato Gianni Arrosio, ingaggiato da Roberto (il protagonista), un investigatore che nel corso della sua carriera ha collezionato 84 casi falliti, come racconterà nel colloquio con il suo nuovo cliente.

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La trama:
-Roberto Tobias, che fa il batterista in un gruppo rock, si accorge che è seguito da un misterioso individuo. La cosa va avanti per alcuni giorni,fino a quando Roberto non segue il suo misterioso pedinatore in un teatro, dove in maniera banale finisce per ucciderlo con il pugnale che l’uomo ha con se.
All’incidente ha assistito qualcuno, che fotografa la scena del crimine e subito dopo invia copia di una foto a casa di Roberto, il quale si accorge anche che il misterioso individuo si è introdotto in casa sua.
Dopo essere stato aggredito, Roberto decide di raccontare a sua moglie Nina degli avvenimenti a cui è andato incontro; il passo successivo è incontrare l’amico Diomede, che vice in una baracca lungo il fiume.

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L’uomo gli consiglia di rivolgersi ad un investigatore privato, Arrosio ma nel frattempo accadono due fatti di sangue; la domestica di Roberto, che ha capito chi è il misterioso ricattatore, tenta a sua volta di usare l’arma del ricatto, ma viene assassinata in un parco pubblico.
Lo stesso accade a Carlo Marosi, l’uomo che in origine aveva pedinato Roberto;Marosi non era morto nel teatro,perchè aveva attirato in una trappola Roberto, usando per simulare il proprio omicidio un pugnale da spettacolo.
L’uomo tenta anche lui un ricatto, ma il misterioso persecutore di Roberto lo uccide.
Roberto rifiuta di allontanarsi dalla città con Nina e resta a casa sua con Dalia, sua cugina; tra i due nasce improvvisa la passione.

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Arrosio, l’investigatore, riesce dopo alcune indagini a capire l’identità del misterioso assassino, ma anche per lui la cosa sarà fatale; da quel momento gli eventi precipitano, con la prematura morta anche di Dalia.
Chi è il misterioso assassino, allora?
Quattro mosche di velluto grigio ha quindi una trama elaborata con un finale a sorpresa, in cui forse l’elemento destabilizzante non è tanto l’identità del misterioso assassino (si va per esclusione, ad un certo punto) quanto piuttosto l’espediente utilizzato che ne svelerà l’identità, un medaglione con incisa una mosca, l’ultima immagine che è rimasta impressa nella retina dell’occhio di Dalia, una mosca che muovendosi fa vedere l’immagine in movimento, quella di quattro mosche.

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Naturalmente ometto l’identità del misterioso omicida, per evitare il fastidio dello spoiler che toglie suspense ad un finale di pellicola che è forse la parte più interessante del film.
Un film largamente disomogeneo, che però ha tuttavia il pregio di essere affascinante, a dispetto di alcune illogicità del film e dei tentativi di inserire sketch comici poco efficaci al film stesso;bene il cast ad eccezione dello spento e insignificante Michael Brandon, che interpreta il personaggio principale, quello di Roberto Tobias mentre assolutamente strepitosa è Mimsy Farmer nel ruolo di Nina.Nel cast c’è spazio per un inedito Bud Spencer, nel ruolo del filosofo Dio, irresistibile Jean-Pierre Marielle nel ruolo dell’investigatore Arrosio.

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Detto della bella fotografia e delle discrete musiche di Morricone, va ricordato che solo da poco più di un anno è disponibile la versione digitale del film, rimasta per motivi assurdi priva di diffusione.
Oggi le copie che trovate in rete sono ridotte proprio da supporti digitali; il film è stato anche trasmesso  dalle tv private.
Quattro mosche di velluto grigio
Un film di Dario Argento. Con Mimsy Farmer, Michael Brandon, Aldo Bufi Landi, Jean-Pierre Marielle, Oreste Lionello,Renzo Marignano, Stefano Oppedisano, Calisto Calisti, Corrado Olmi, Sandro Dori, Marisa Fabbri, Fabrizio Moroni, Jacques Stany, Fulvio Mingozzi, Francine Racette, Guerrino Crivello Giallo, durata 105′ min. – Italia 1971.

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4 mosche di velluto grigio banner personaggi

Michael Brandon: Roberto Tobias
Mimsy Farmer: Nina Tobias
Jean-Pierre Marielle: Gianni Arrosio
Bud Spencer: Diomede
Stefano Satta Flores: Andrea
Marisa Fabbri: Amelia, la domestica
Francine Racette: Dalia
Laura Troschel: Maria Pia (col nome di Costanza Spada)
Calisto Calisti: Carlo Marosi
Oreste Lionello: Il Professore
Fabrizio Moroni: Mirko
Aldo Bufi Landi: Medico
Tom Felleghy: Poliziotto
Guerrino Crivello: Rampanti, il vicino di casa zoppo
Corrado Olmi: Portinaio
Gildo Di Marco: Postino
Leopoldo Migliori: Musicista
Fulvio Mingozzi: Manager studio musicale
Dante Cleri: Commesso della bara
Pino Patti: Inserviente alla mostra funeraria
Ada Pometti: Donna sulla strada
Jacques Stany: Psichiatra
Stefano Oppedisano:
Renzo Marignano (non accreditato): addetto alle pompe funebri

4 mosche di velluto grigio banner cast

Regia Dario Argento
Soggetto Dario Argento, Luigi Cozzi, Mario Foglietti
Sceneggiatura Dario Argento
Produttore Salvatore Argento
Casa di produzione Seda Spettacoli, Universal Productions France
Distribuzione (Italia) 01 Distribution
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Françoise Bonnot
Effetti speciali Cataldo Galliano
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Enrico Sabbatini
Trucco Paolo Borselli, Giuliano Laurenti

4 mosche di velluto grigio banner doppiatori

Massimo Turci: Roberto Tobias
Melina Martello: Nina Tobias
Pino Locchi: Gianni Arrosio
Sergio Graziani: Diomede
Vittoria Febbi: Dalia
Serena Verdirosi: Maria Pia
Luciano De Ambrosis: Carlo Marosi
Roberto Chevalier: Mirko
Pino Colizzi: Psichiatra
Giorgio Piazza: poliziotto
Gianfranco Bellini: postino
Mario Mastria: manager musicale
Arturo Dominici: inserviente
Cesare Barbetti: becchino

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3 Risposte

  1. Film davvero notevole, c’è poco da dire, effettivamente però le lacune che dici te le ho notate anche io

  2. Non il mio preferito della trilogia zoonomica di Argento ma sicuramente un ottimo film. I primi 10 minuti sono da antologia…

    • Concordo;resta comunque un’opera degna del miglior Argento.
      Peccato per la scelta dell’attore principale, espressivo come un ghiacciolo sotto il sedere.Ciao Giulio 🙂

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