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Il prato macchiato di rosso


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Antefatto: un agente dell’UNESCO scopre in una bottiglia di vino tracce di sangue e decide di investigare. L’UNESCO in questione naturalmente non ha nulla a che vedere con l’omonima organizzazione per la cultura dell’ONU.
Con un veloce cambio di sequenza veniamo trasportati nell’azienda vinicola del dottor Antonio Genovese, dove troviamo l’uomo intento a scrivere qualcosa su dei fogli di carta mentre un uomo siede con lo sguardo perso nel vuoto accanto a dei fiaschi di vino.
Il cognato di Genovese, Alfiero, fratello della moglie dell’uomo, Nina, si reca dalla donna e sulla strada raccoglie due giovani hippy in cerca di un passaggio.

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Nella villa facciamo la conoscenza con l’enigmatica e bellissima Nina e ritroviamo l’ubriacone e una prostituta, entrambi ospiti dei Genovese; a completare lo strambo gruppo c’è una giovane zingara, che ha fermato Alfiero promettendogli di leggergli la mano in cambio di 5000 lire.
Il dottor Genovese, all’apparenza uomo inoffensivo e stravagante, in realtà è un pazzo furioso che ha ideato un meccanismo per succhiare letteralmente il sangue dai corpi delle malcapitate vittime, che vengono raccolte per strada proprio da Alfiero.
All’interno della villa inizia così il macabro cerimoniale per utilizzare i 4 giovani per gli assurdi esperimenti del dottore, ma per fortuna dei ragazzi è in arrivo l’agente dell’UNESCO, che seguendo le tracce del vino…
Imbarazzante.

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E’ il primo aggettivo che viene in mente di fronte a questa pellicola contraddistinta da una pochezza e da una sciatteria più uniche che rare.
Diretto da Riccardo Ghione (A cuore freddo, La rivoluzione sessuale) qui al suo ultimo film, Il prato macchiato di rosso esce nelle sale nel 1972 nel più assoluto anonimato, tanto da essere riproposto tre anni dopo con risultati pressochè identici.
E i motivi di tale insuccesso sono ascrivibili a fattori diversi; il film ha una sceneggiatura ai limiti del ridicolo, dove spesso sconfina per situazioni, ha un cast che pur composto da buoni attori deve fare i conti con dialoghi a volte surreali a volte francamente imbarazzanti.

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Girato quasi totalmente in una villa sfarzosa, Il prato macchiato di rosso vorrebbe dare l’impressione di un prodotto claustrofobico finendo invece per far sprofondare l’incauto spettatore in un sonno profondo, dal quale non può risvegliarsi in assenza totale di qualcosa che contribuisca a sollevare le palpebre.
La pochezza del film la si intuisce dopo pochi minuti, quando vediamo il robot che il folle dottor Genovese ha ideato, che è la copia carbone del ben più famoso
robot del dottor Moebius protagonista di Il pianeta proibito, film del 1956.

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Qua non siamo nei mitici anni 50, ma in un periodo in cui la tecnologia degli effetti speciali aveva fatto passi da gigante; ma Ghione, evidentemente a corto di budget ( e di idee), ripropone stancamente stereotipi del passato, incluso il folle “scienziato” che inventa un apparecchio destinato a donare immortalità tramite il prelievo del sangue.
Un vampiro moderno quindi, meccanico e non più semi umano.
Mentre il film scorre assistiamo a scene davvero imbarazzanti, come quella dell’orgia in una stanza piena di specchi, mentre i presenti nella villa parlano di cose banali, che non hanno il minimo fascino o interesse per lo spettatore.
A colmare la misura la presenza del folle dottor Genovese addobbato come un damerino con degli assurdi ed enormi papillon!
Inutile quindi cercare qualcosa di buono nella pellicola; il cast è terribilmente in difficoltà di fronte alla mancanza di motivazioni dei personaggi, che appaiono trasportati in uno scenario che vorrebbe essere malato e malsano e che invece sprofonda immediatamente nel ridicolo.

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Peccato per attori di valore come Marina Malfatti (Nina) o come Castelnuovo (l’agente UNESCO), costretti a barcamenarsi i azioni deliranti.Nino Castelnuovo sembra alle prese con problemi gastointestinali mentre tenta disperatamente di fare la faccia seria,mentre la Malfatti riesce a mantenere un contegno grazie anche al ruolo che ricopre con la solita professionalità.
Il gineceo è completato da Barbara Marzano (la zingarella), da Daniela Caroli (la ragazza Hippy) e da Dominque Boschero (la prostituta), che si segnalano principalmente per l’esposizione dei loro corpi nudi.
Ghione punta proprio su un erotismo peraltro blando per vivacizzare le scene, che hanno un’unico momento di interesse quando i due hippy fanno la doccia e si vedono coprire da litri di sangue.
Tutto il resto è quindi noia profonda.

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Nel film vaga come un’ombra anche Lucio Dalla, costretto dal copione a fare l’ubriacone (sic) ;il compianto cantautore è anche l’interprete dei motivi iniziali e di chiusura del film, che forse restano le cose migliori dello stesso.
Recentemente editato in DVD, il film è rimasto per quattro decenni in naftalina e per quanto mi riguarda avrebbe potuto restarci per sempre.
In ultimo segnalo agli incauti spettatori che vorranno visionare la pellicola la sua presenza (in digitale) in streaming nella rete.

Il prato macchiato di rosso

Un film di Riccardo Ghione. Con Lucio Dalla, Dominique Boschero, Marina Malfatti, Enzo Tarascio, Daniela Caroli,Claudio Biava,Barbara Marzano, Nino Castelnuovo, George Willing Horror, durata 92 min. – Italia 1975.

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Il prato macchiato di rosso banner personaggi

Marina Malfatti … Nina Genovese
Enzo Tarascio … Dr. Antonio Genovese
Daniela Caroli … Compagna di Max
George Willing … Max
Claudio Biava … Alfiero, fratello di Nina
Barbara Marzano …La ragazza hippy
Dominique Boschero …La prostituta
Lucio Dalla … L’ubriacone
Nino Castelnuovo … Agente dell’ UNESCO

Il prato macchiato di rosso banner cast

Regia Riccardo Ghione
Soggetto Riccardo Ghione
Sceneggiatura Riccardo Ghione
Fotografia Romolo Garroni
Montaggio Cleofe Conversi
Musiche Teo Usuelli

 

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marzo 1, 2013 - Posted by | Horror | , , ,

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