Ritratto di borghesia in nero


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In una Venezia sonnolenta e pigra, nell’estate del 1938, Mattia Morandi,un giovane lombardo arriva nel capoluogo veneto grazie ad una borsa di studio che si è aggiudicato.
Mattia è un musicista,studia pianoforte e diventa amico di Renato Richter.
Il quale ha una madre molto giovane e bellissima, insegnante di pianoforte;tra Mattia e Carla, la madre di Renato, scoppia fulminea la passione e i due diventano amanti.
La donna insegna pianoforte presso una ricchissima famiglia veneziana, quella dei Mazzarini;suoi allievi sono i due coniugi e i loro figli, Edoardo ed Elena.
Carla ha dei progetti proprio su quest’ultima; spera che suo figlio Renato possa un giorno sposare la ricca rampolla di casa Mazzarini.
Ma le cose vanno ben diversamente da come vorrebbe Carla.
Mattia, infatti, conosce Elena e tra i due nasce l’amore.

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Furibonda sia per la fine della sua relazione con il ragazzo sia per la fine dei suoi progetti, Carla tenta in tutti i modi di sabotare l’unione tra Mattia ed Elena, arrivando anche ad avere una relazione saffica con la sua allieva.
Ma quando Carla inizia a diventare troppo ossessiva e pericolosa per Elena, quest’ultima la uccide.
La polizia, incaricata di seguire le indagini sull’omicidio, dovrà fermarsi di fronte agli ordini arrivati dall’alto e così i due promessi sposi potranno coronare degnamente il loro sogno d’amore.
Tratto dal racconto La maestra di piano di Roger Peyrefitte,Ritratto di borghesia in nero è un dramma a sfondo sentimentale diretto da Tonino Cervi nel 1978;il racconto di Peyrefitte,autore fra l’altro di romanzi come Le amicizie particolari,mostra una grande conoscenza dei meccanismi alto borghesi e Cervi, figlio del grande Gino,si adegua al racconto stesso per creare un film dal grande fascino.

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Un film che non affonda i colpi contro la morale borghese imperante nel ventennio fascista;Cervi crea un dramma d’atmosfera, raccontando la passione che scoppia tra Mattia e Carla prima e quella tra Mattia e Elena poi.
L’ambientazione è quella di una Venezia sensuale e dai colori caldissimi,con sullo sfondo il mondo frivolo e ipocrita della borghesia veneta.
Quello che più conta, però,nel film, è l’atmosfera decadente a livello morale che striscia in parte nel film, sopratutto quando la storia d’amore tra Carla e Mattia si sgretola per la nascita del sentimento tra il giovane lombardo e la rampolla della buona borghesia veneziana.
Che non sono personaggi positivi; Mattia è meno ingenuo di quel che appare mentre Elena ha tutti i classici difetti della classe sociale alla quale appartiene.
E’ viziata,egoista.

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Difenderà quello che vuole con le unghie, non fermandosi nemmeno davanti al delitto.
Ritratto di borghesia in nero è un film interessante, ben diretto e ben recitato, al quale va aggiunta la splendida location veneziana, una tradizione di molte produzioni degli anni settanta.
Ben assortito il cast che include due ottime e bellissime attrici, Senta Berger (Carla) e Ornella Muti (Elena) oltre alla presenza garbata e puntuale della affascinante Capucine (la madre di Elena);il cast maschile include Stefano Patrizi (Mattia),Christian Borromeo (Renato Richter) oltre a due ottimi attori come Paolo Bonacelli (Paolo Mazzarini) e Giancarlo Sbragia.
Ritratto di borghesia in nero è un film praticamente introvabile;in rete esiste una versione, priva di alcune sequenze osè e di scarsa qualità perchè proveniente da una riduzione televisiva.

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Ritratto di borghesia in nero
Un film di Tonino Cervi. Con Ornella Muti, Senta Berger, Capucine, Mattia Sbragia,Paolo Bonacelli, Giuliana Calandra, Stefano Patrizi, Maria Monti, Eros Pagni, Christian Borromeo Drammatico, durata 105′ min. – Italia 1978.

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Ritratto di borghesia in nero banner personaggi

Senta Berger: Carla Richter
Ornella Muti: Elena Mazzarini
Mattia Sbragia: Edoardo Mazzarini
Stefano Patrizi: Mattia Morandi
Capucine: Amalia Mazzarini
Paolo Bonacelli: Riccardo Mazzarini
Giuliana Calandra: Insegnante conservatorio
Giancarlo Sbragia: Maffei, il gerarca
Maria Monti: Linda
Eros Pagni: commissario di polizia
Christian Borromeo: Renato Richter

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Regia Tonino Cervi
Soggetto di Roger Peyrefitte
Sceneggiatura Goffredo Parise, Cesare Frugoni, Tonino Cervi
Fotografia Armando Nannuzzi
Montaggio Nino Baragli
Musiche Vince Tempera
Scenografia Luigi Scaccianoce

Ritratto di borghesia in nero locandina soundtrack

Ritratto di borghesia in nero banner RECENSIONI

Recensione di sasso67 dal sito http://www.filmtv.it
Gli elementi essenziali, veri e propri tòpoi cinematografici, sono tre: la borghesia, Venezia e l’epoca fascista. Se negli anni Settanta andava di moda sviscerare la corruzione della borghesia (oggi, invece, si piange sulla sua scomparsa), Tonino Cervi cerca di prendersi qualche vantaggio in più, ambientando la vicenda nella città che più poteva accentuare la sensazione di fradiciume, cioè Venezia; in aggiunta, ambienta la storia in epoca fascista, anzi, alla fine del Ventennio, quando già si sente parlare della concreta ipotesi della guerra. Più della metà dei film che ho visto, ambientati a Venezia, non mi è piaciuta: e questo di Cervi è uno di quelli. RITRATTO DI BORGHESIA IN NERO sembra una versione morbosa del GIARDINO DEI FINZI CONTINI, ma la materia non è altrettanto importante e su tutto domina l’atmosfera languida ed estenuata di Venezia, mentre nella scena finale, quella più riuscita di tutto il film, provvede la polizia fascista a mettere la sordina sull’intera, tragica, vicenda. Gli attori sembrano quasi tutti imbambolati, compresa Senta Berger, per non parlare di Ornella Muti, che a 23 anni recitava ancora la parte della ragazzina. Bonacelli e Patrizi, bravi, sono un po’ sbiaditi, mentre convince Pagni nel ruolo del commissario di polizia, ma la sua parte è troppo breve.

Recensione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com
Film discreto (**½) ma con titolo sbagliato, che non corisponde allo svolgimento. La satira alla borghesia che esso fa presumere è presente in maniera infinitesimale (al punto che si fa quasi il tifo per i “colpevoli”), mentre lo scenario fascista è, appunto, solo uno scenario. Non che ciò sia errato, ma è il titolo, come detto, che non quadra. Il film funziona: ambientazioni splendide, recitazioni spesso buone (Borromeo è il meno riuscito, ma Senta Berger, Capucine e Bonacelli sono perfetti, mentre Patrizi se la cava, non male la Muti) e finale (momento spesso critico in queste operazioni) che regge.

Recensione di Undying dal sito http://www.davinotti.com
La borghesia in nero è quella del ventennio fascista attiva, in una Venezia decadente e crepuscolare, a compiere atti e gesta (a sfondo erotico) ben celate dietro la facciata del perbenismo e della moralità. Tonino Cervi (figlio del celebre Gino) realizza un’opera decisamente accattivante grazie al variegato (ed eccellente) gruppo d’attori, all’ottima scenografia, alla presenza della Muti particolarmente ispirata/aggraziata e all’uso (non indifferente) di una rimarchevole colonna sonora, realizzata dal trio Bixio-Frizzi-Tempera. Da segnalare la presenza di Capucine, morta suicida nel 1990.

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