Beati i ricchi


Beati i ricchi locandina

Un contrabbandiere di sigarette e suo cognato vigile urbano; due personaggi del popolo, che sognano qualche lira in più e poco altro.
Geremia, il contrabbandiere, accetta più per fare un piacere ad Augusto, suo cognato, di far passare il confine italo svizzero ad un tipo misterioso che per tale “favore” sborsa un milione di lire.
Ma il tipo incappa in una squadra di finanzieri e si lascia prendere dal panico, sparando addosso ai militari; nel conflitto a fuoco che ne segue l’uomo resta ucciso.

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I due cognati scoprono così che l’uomo portava con se delle borse cariche di denaro, oltre due miliardi di lire.
Ovviamente decidono di tenerselo, senza sapere che i soldi appartengono ad un gruppo di notabili, fra i quali un industriale, un banchiere e il sindaco di un paese che avevano deciso di contrabbandare in una banca svizzera il frutto di attività illecite o poco pulite.
Quasi certi che gli autori della sparizione del denaro siano proprio Geremia e Augusto, gli uomini tentano in tutti i modi di riprendersi il malloppo, ma alla fine di alterne vicende, sarà Geremia a beffare tutti…
Beati i ricchi è un film del 1972, diretto da Salvatore Samperi che passa direttamente dal cinema dell’impegno con il quale aveva esordito con pellicole come Grazie zia, Cuore di mamma e Uccidete il vitello grasso e arrostitelo alla commedia all’italiana, dopo la discreta prova fornita con la commedia leggera Un’anguilla da trecento milioni.

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Per farlo sceglie una storia abbastanza lineare, sfruttando una sceneggiatura alla quale mette mano anche Aldo Lado; il risultato finale è una commedia garbata, dal ritmo discreto che riesce a strappare qualche risata anche se il tema dei vizietti del mondo borghese, dei suoi affari sporchi e di certi traffici illeciti del mondo industriale e politico potevano sicuramente essere stigmatizzati con più nerbo ed efficacia.
Samperi invece sceglie la strada più semplice, lasciando sullo sfondo la denuncia a favore della commedia, con esiti tutto sommato nemmeno disprezzabili, alla luce delle future regie del cineasta veneto, che l’anno successivo avrebbe diretto il cult Malizia.
Il film gioca le sue carte oltre che sulla storiella del malloppo del quale vengono in possesso i due cognati, sul contrasto fra le loro figure e marginalmente sullo sfondo dei tentativi dei tre notabili di recuperare il denaro perso inopinatamente.
geremia e Augusto appaiono sideralmente differenti come personalità;il primo è fondamentalmente onesto ma anche furbo, il secondo è vanaglorioso, pavido e al tempo stesso avido.

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Sarà davvero un miracolo quello che compirà Geremia, nonostante i tentativi dei tre di rientrare in possesso del denaro e la stupidità di suo cognato.
Quest’ultimo, infatti, si lascerà condizionare dai tre furfanti e tenterà di beffare Geremia che a sua volta, da uomo furbo e scaltro, dopo aver messo alla prova sia Augusto sia la ragazza che ama, scoprirà che è meglio non fidarsi di nessuno e ritornerà in Svizzera con il denaro che ha saggiamente nascosto non prima di un piccolo colpo di scena finale.
Una commedia leggera, senza grosse pretese, ma alla fine gustosa; grazie anche all’ottimo cast che Samperi allestisce per il film e grazie anche alla presenza di Lino Toffolo che riesce a rendere il personaggio dello scaltro Geremia al meglio delle sue capacità.

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Sempre a suo agio quando deve interpretare popolani e personaggi umili, Toffolo conquista lo spettatore con la sua enorme carica di simpatia.
Viceversa l’altro protagonista, Paolo Villaggio,non ancora diventato Fantozzi, personaggio con cui alla fine diverrà si famoso ma anche simbiotico al punto tale da essere indistinguibile dalla creatura di Salce, è decisamente su uno standard qualitativo meno apprezzabile, in virtù probabilmente dell’estrema antipatia che il personaggio di Augusto suscita.
Bene anche le tre belle protagoniste femminili del film, a cominciare da Sylvia Koscina (la moglie dell’industriale), di Olga Bisera (quella del sindaco) e di Neda Arneric, la bella Lucia amata da Geremia.
Film, in definitiva, non disprezzabile per passare un paio d’ore in totale disimpegno.
E’ possibile visionare il film, in una versione completa e molto buona qualitativamente, all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=EhCNP-I0E_E

Beati i ricchi
Un film di Salvatore Samperi. Con Paolo Villaggio, Sylva Koscina, Lino Toffolo, Enzo Robutti, Piero Vida, Eugene Walter, Gigi Ballista, Olga Bisera, Neda Arneric, Enrica Bonaccorti Commedia, durata 98′ min. – Italia 1972.

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Beati i ricchi banner protagonisti

Paolo Villaggio: Augusto
Sylva Koscina: La contessa
Lino Toffolo: Geremia
Piero Vida: Il prete
Eugene Walter: Il sindaco
Enzo Robutti: Direttore di banca
Gigi Ballista: Il commendatore
Neda Arneric: La signorina Barti
Enrica Bonaccorti: Adele

Beati i ricchi banner cast

Regia Salvatore Samperi
Soggetto Aldo Lado
Salvatore Samperi
Sceneggiatura Alessandro Continenza
Aldo Lado
Salvatore Samperi
Produttore Silvio Clementelli
Fotografia Claudio Cirillo
Angelo Samperi
Montaggio Franco Arcalli
Olga Pedrini
Musiche Luis Bacalov
Scenografia Luciano Spadoni
Costumi Mariolina Bono

Beati i ricchi banner recensioni

L’opinione di Mark 70 dal sito http://www.davinotti.com
Mentre tante boiate ricevono lo status di film di culto dispiace che opere ben più godibili vengano completamente dimenticate: questo è un film che andrebbe riscoperto. Per carità, non c’è da gridare al capolavoro, ma si tratta di un film divertente, con un Villaggio che fa le prove per Fantozzi (nel film il suo personaggio effettivamente è una “merdaccia”) e un Toffolo che regge bene il suo ruolo di protagonista. La parte debole è la satira sociale, con troppi stereotipie luoghi comuni (grottesca la festa con i cattivi in camicia nera).

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it
Commediola senza grandi idee, basata su una storiella semplice e su personaggi abbastanza trasparenti, forti soltanto delle rispettive interpretazioni. E’ un’opera leggera e nel complesso piuttosto scontata, con qualche accenno di volgarità lieve lieve, tutte caratteristiche che aiutano a capire il momento che sta vivendo i cinema (popolare) italiano; la polemica sociale, sottilissima, sfiora appena il concetto di classe per farne più burletta che riflessione. Villaggio qui è quasi agli esordi nel cinema, ma presto il sodalizio con Salce lo porterà ai fantozziani trionfi; il ruolo principale è però quello di Toffolo, non un cattivo attore, ma sempre un po’ limitato. C’è pure una giovane Enrica Bonaccorti, provocante camerierina sexy (!). Ivano Fossati canta la canzone-tema del film.

L’opinione del sito http://www.filmxtutti.org
Due miliardi di lire in contanti finiscono nelle mani di un contrabbandiere di sigarette _ scarpe grosse e cervello fino _ e di suo cognato, vigile urbano ignobile e leccone. Il primo va in Svizzera col malloppo. Scritto con A. Lade e S. Continenza, montato da F. Arcalli. Buffonesca satira dell’avida e ipocrita borghesia di provincia contrapposta alla sana furbizia degli umili. Samperi e C. lavorano d’accetta, mescolando l’aggressività sessantottina col qualunquismo e un acre anticlericalismo di taglio veneto, esterni in Valgrande

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