Il conformista


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Il conformista, film del 1970 diretto da Bernardo Bertolucci rappresenta un caso rarissimo in cui la trasposizione cinematografica è di gran lunga migliore della fonte scritta da cui proviene, in questo caso l’omonimo romanzo di Alberto Moravia.
Bertolucci ambienta il film ( come del resto il romanzo) nella Roma fascista e per rendere il tutto più credibile sceglie l’Eur, il complesso urbanistico e architettonico di Roma nato negli anni trenta in previsione dell’Esposizione Universale di Roma che in realtà poi non si tenne.
Il quartiere, costruito nell’imponente stile impero caratteristico del fascismo, fa così da scenario a parte del film, quella ambientata a Roma e che vede l’inizio della storia di Marcello Clerici.
Siamo nel 1938 e l’uomo, che è un docente di filosofia che segretamente è anche una spia del regime fascista, ha una situazione personale estremamente complessa.Figlio di un uomo manesco e violento e di una donna alcolizzata all’estremo stadio, ha un segreto nascosto dal e nel tempo: da ragazzino, quando aveva 13 anni, ha ucciso un autista che aveva tentato di stuprarlo.

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Con questo oscuro passato Marcello ha dovuto in qualche modo convivere ma da uomo ha comunque saputo costruirsi una vita normale: è infatti fidanzato con la bella e allegra Giulia, che lo ama con passione che in qualche modo è il rovescio della medaglia dell’uomo, decisamente meno propenso all’allegria e alla solarità.
Essere spia del governo fascista significa anche dover obbedire ad ordini a volte crudeli e che ti mettono a contatto con il tuo passato, che torna sotto forma del professor Luca Quadri che nel passato era stato professore di filosofia di Marcello.
L’uomo vive da esule e da dissidente a Parigi, dove è riparato per sfuggire al regime; secondo gli ordini ricevuti Marcello dovrà raggiungerlo e sopprimerlo.
Così, approfittando del viaggio di nozze con Giulia, che nel frattempo ha sposato, Marcello giunge a Parigi,dove ha modo di contattare il professor Quadri.
Marcello conosce anche la bellissima e ambigua Anna, con la quale allaccia una relazione, mentre la donna sembra essere attratta in maniera fatale principalmente da Giulia.

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Seguito come un’ombra da Manganiello, un agente dei servizi segreti fascisti, Marcello riesce a portare in un luogo solitario il professore; quest’ultimo viene ucciso proprio da Manganiello perchè Marcello non riesce a sparare il colpo fatale e purtroppo a perire è anche Anna, che è presente all’attentato e che disperatamente cerca di salvarsi la vita, sotto lo sguardo un po impotente e un po indifferente di Marcello.
Passano 5 anni e la notte del 25 luglio 1943 Marcello si ritrova per strada mentre in giro circola la voce dell’avvenuto armistizio tra l’Italia e le potenze alleate:per puro caso l’uomo incontra l’autista che aveva tentato di abusare di lui e che credeva di aver ucciso.
Il grande equivoco che Marcello aveva costruito attorno a se stesso, alla sua personalità, diventando un conformista che si è adeguato per tutta la vita agli altri lo porta a urlare la sua rabbia all’autista, accusandolo di quello che ha commesso di turpe nella vita.
Elegante, affascinante e tecnicamente perfetto, Il conformista è uno dei film più importanti della cinematografia italiana;Bertolucci, che ne cura anche la sceneggiatura fonde mirabilmente il linguaggio visivo fondendo il romanzo originario di Moravia con la sua straordinaria capacità descrittiva, estrinsecata attraverso la ricerca continua della purezza formale.

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Bertolucci narra più storie mantenendo l’alchimia del romanzo in maniera eccezionale: la vita di Marcello,il suo viaggio di nozze e il delitto di stato,la descrizione dell’odissea di un uomo che sembra non desiderare altro che diventare parte della maggioranza oscura e amorfa della gente e che solo alla fine sembra trovare lo spiraglio di luce per capire che ha vissuto una vita all’insegna della menzogna e del conformismo per nulla.
Una fotografia praticamente perfetta, curata da Vittorio Storaro e un cast strepitoso concorrono a rendere Il conformista un film da ricordare;grandissimo Jean Louis Trintignant, che interpreta Marcello, un uomo sconfitto da un errore di gioventù, che pagherà a caro prezzo vivendo una vita da conformista adeguandosi al pensiero comune alla ricerca di approvazione dagli altri.
Bravissima la vitale Stefania Sandrelli che interpreta il lato solare di Marcello, l’alter ego umano e vivo dell’uomo cupo e tormentato che diventerà il suo compagno di vita così come bravissima è Dominique Sanda, l’ambigua moglie del professore che sarà l’amante di Marcello e ancora segnalazione per Gastone Moschin, il viscido Manganiello, per Pierre Clémenti che interpreta Lino Semirama e infine Yvonne Sanson ( la madre di Giulia) e la grande attrice e cantante Milly, che interpreta la madre di Marcello.

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Il conformista
Un film di Bernardo Bertolucci. Con Jean-Louis Trintignant, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Gastone Moschin, Enzo Tarascio,Yvonne Sanson, Fosco Giachetti, Giuseppe Addobbati, Carlo Gaddi, Massimo Sarchielli, Alessandro Haber, Christian Alegny, Benedetto Benedetti, José Quaglio, Pierre Clémenti, Luciano Rossi, Milly, Orso Maria Guerrini Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 116 min. – Italia 1970.

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Il conformista banner protagonisti

Jean-Louis Trintignant: Marcello Clerici
Stefania Sandrelli: Giulia
Dominique Sanda: Anna Quadri
Gastone Moschin: agente speciale Manganiello
Pierre Clémenti: Lino Semirama
Enzo Tarascio: Luca Quadri
José Quaglio: Italo Montanari
Fosco Giachetti: il colonnello
Yvonne Sanson: la madre di Giulia
Milly: la madre di Marcello
Giuseppe Addobbati: il padre di Marcello
Antonio Maestri: Don Lattanzi
Christian Aligny: Raoul
Pasquale Fortunato: Marcello a 13 anni
Alessandro Haber: Senigallia, il cieco ubriaco

Il conformista banner cast

Sergio Graziani: Marcello Clerici
Rita Savagnone: Anna Qaudri
Giuseppe Rinaldi: Italo Montanari
Arturo Dominici: il colonnello
Lydia Simoneschi: la madre di Giulia

Regia Bernardo Bertolucci
Soggetto Alberto Moravia (romanzo)
Sceneggiatura Bernardo Bertolucci
Produttore Maurizio Lodi-Fè
Produttore esecutivo Giovanni Bertolucci
Casa di produzione Mars Film, Marianne Productions, Maran Film
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Franco Arcalli
Musiche Georges Delerue
Scenografia Ferdinando Scarfiotti
Costumi Gitt Magrini

Il conformista banner dal romanzo

“Nel tempo della sua fanciullezza, Marcello era affascinato dagli oggetti come una gazza. Forse perché, a casa, più per indifferenza che per austerità, i genitori non avevano mai pensato a soddisfare il suo istinto di proprietà; o, forse, perché altri istinti più profondi e ancora oscuri si mascheravano in lui da avidità; egli era continuamente assalito da voglie furiose per gli oggetti più diversi.”

“Ma, tornò a domandarsi, sarebbe forse stato possibile che le cose avessero potuto andare altrimenti? No, non sarebbe stato possibile, pensò ancora, a guisa di risposta. Lino aveva dovuto insidiare la sua innocenza e lui, per difendersi, aveva dovuto ucciderlo, e poi, per liberarsi dal senso di anormalità che ne era derivato, aveva dovuto ricercare la normalità nel modo che l’aveva cercata; e per ottenere questa normalità aveva dovuto pagare un prezzo corrispondente al fardello di anormalità dal quale aveva inteso liberarsi; e questo prezzo era stata la morte di Quadri”. In questo senso la normalità “era proprio questo affannoso quanto vano desiderio di giustificare la propria vita insidiata dalla colpa originaria”.

” …se la montagna venisse rimossa, il sole farebbe sorridere le acque; ma la montagna è sempre là e il lago è triste “.

” Tutti, pensò, dovevano recitare la loro parte e soltanto in questo modo il mondo poteva durare “.

” La malinconia, egli l’aveva addosso, come una seconda pelle, più sensibile di quella vera… “.

” …io sono come quel fuoco, laggiù nella notte… divamperò e mi spegnerò senza ragione, senza seguito… “.

” …ed egli, in un solo sguardo, ebbe il senso della sua bellezza come di qualche cosa che gli era destinata da sempre… “.

” Il desiderio non era in realtà che l’aiuto decisivo e potente della natura a qualcosa che esisteva prima di essa e senza di essa “.

” Quando si dice fatalità si dicono appunto tutte queste cose, l’amore e il resto… “.

” Si sentiva stanco e stranamente trasognato, come se in mezzo a quella folla e a quel tumulto, egli si fosse portato dietro una sfera di solitudine trasparente e invisibile ma infrangibile, dalla quale non gli era possibile uscire “.

Il conformista banner recensioni

L’opinione di Antonio Canzoniere dal sito http://www.mymovies.com

Nella Roma fascista del ’38, Marcello Clerici, professore di filosofia e promesso sposo di Giulia, piccolo borghese solare e civettuola, ottiene una missione per conto dell’OVRA: uccidere il suo vecchio professore, dissidente politico residente a Parigi. S’innamorerà di Anna, la moglie del vecchio docente, attraente quanto ambigua, che intreccerà rapporti morbosi con Marcello e consorte. Alla fine scoprirà la verità su un risvolto del suo passato. Tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, che viene sovvertito nei temi e nel contenuto, il film segna l’inizio della serie dei capolavori del grande Bertolucci. Diviso tra una grigia Roma mussoliniana e una Parigi luminosa ed esistenzialista illuminate dalle luci di stampo espressionista del grande Vittorio Storaro, questo opus n.8 è, nonostante il protagonista voglia essere un conformista, un inno all’anticonformismo, alla libertà di amore, pensiero e dell’essere sé stessi. E’ il dramma di un’esistenza tormentata che non trova appoggi e che sembra perfino rifiutarli in un certo senso: Marcello, sconvolto da un trauma infantile, non riesce a non ricordare l’autista che tentò di violentarlo e sfogandosi sparandolo, trova nella violenza un’ancora disperata, fuori dalla religione e dagli affetti. L’unico sprazzo di vita e di libertà che gli passerà davanti sarà l’infatuazione per la moglie del professore, che però lascerà morire per mano dei sicari fascisti nell’imboscata in Savoia. Opera cinefila in ogni senso, omaggia l’espressionismo tedesco da Stenberg fino ad Ophuls ed immancabilmente, Il disprezzo di Godard. Trintignant straordinario, Sandrelli fantastica, Sanda celestiale, ammirevole Moschin. Nomination al Golden Globe come miglior film straniero e all’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale. La magnifica sequenza del ballo è girata nei sobborghi di Parigi.
L’opinione di Crimson dal sito http://www.filmscoop.it

Il regista torna a lavorare sull’identità dopo ‘Partner’; stavolta il riferimento letterario è l’omonimo romanzo di Moravia e non c’è un chiaro omaggio a Dostoevskij, ciononostante è pur presente l’ennesimo lavoro sulle ombre e perché no, sul doppio – la coscienza del protagonista ha la possibilità di redimersi non nella fede e neppure nella società come lui confessa candidamente di aspirare a giungere, ma nella fiducia dei due coniugi che contribuisce ad uccidere in modo agghiacciante. Omertoso e vigliacco fino in fondo, precipita al livello più basso della dignità, banderuola priva di personalità.
Ancora un lavoro sottile e acuto su realtà e ombra, sulla falsa riga dell’intramontabile “uomo della caverna” del citato Platone. La stessa ombra che scompare col primo raggio di sole metaforico che nella realtà appartiene all’evento cardine della fine della dittatura fascista. In quel preciso momento Marcello si dissolve e da delatore cerca disperatamente, ormai nel baratro, di riappropriarsi dell’immagine di normalità che ha tanto rincorso con tutte le sue forze.
Stavolta Bertolucci sul piano formale non strizza l’occhio a Godard ma mostra già di aver raggiunto una cifra stilistica matura di tutto rispetto. Il film è tecnicamente ineccepibile e la sequenza del brutale omicidio di Quadri totalmente mancante di emozione, scioccante come poche.
Rispetto alla prima visione ho ritrovato le stesse sensazioni ma avevo rimosso la figura indispensabile di Anna – lei che è a conoscenza, più a fondo del marito, del ruolo di Marcello ma che sembra non voler considerare, ingenuamente, che questa attrazione animale e irrazionale la condurrà inevitabilmente alla morte. E’ una donna che vive sul presentimento ma non comprende la crudeltà fino alle pugnalate ricevute dal marito e alla successiva corsa per la salvezza. L’incrocio di sguardi con Marcello è indescrivibile, la punta di diamante che eleva questo film da bellissimo a capolavoro.
‘Il Conformista’ non solo racconta dello smarrimento dell’identità e della possibilità che gli altri ci danno per renderci conto in extremis del reale valore della parola ‘normalità’ contrapposta a ‘individualità’, non solo rende conto che in determinati periodi storici in cui si afferma una mentalità egemone c’è sempre chi è pronto a inabissarsi tra le piaghe della mancanza di ideali, riflessione e confronto, ma pone le basi per considerare più genericamente quanto la cieca uniformità ad un Credo (politico, religioso) possa svilire l’uomo e renderlo ignobile.
Magistrale la sequenza della confessione di Marcello. Egli mostra di essere ateo non come risultato di una riflessione approfondita, ma come abitudine. Diffida della Chiesa perché intende essere assolto dalla società. Ciò che ricorda essere stato un omicidio è l’episodio che ha cambiato per sempre la propria vita. Il rifiuto della propria omosessualità latente lo ha spinto verso l’insoddisfazione e la conseguente ricerca ossessiva della “normalità”. Famiglia, stabilità, a tutti i costi. Paradigma che accomuna chi ha come unico obiettivo nella vita quello di essere qualcuno agli occhi degli altri. Marcello è tale. Non ha sentimenti di amore, la relazione con Giulia è assolutamente priva di calore. Egli la considera piccolo-borghese meschina e mediocre, e non a torto. Sua moglie è una ragazzina viziata e conformista quanto lui, ma a basso profilo. Si auto compiace del ruolo di donna che vive all’ombra del marito, che deve assuefarsi economicamente e filosoficamente ai valori che quel tipo di società che la culla le impone. E soccombe senza mai porsi la domanda. Il suo è un conformismo che non prevede la lotta per accaparrarsi un ruolo nella società, essendo fin dall’infanzia stata educata ad autolimitarsi conformemente alla concezione che solo al futuro marito pertiene quell’ambizione. E la sua bassezza morale si conferma in toto quando racconta a Marcello che in fondo aveva capito che l’omicidio dei coniugi Quadri era stata ordita da lui, eppure confessa candidamente che avendo pensato che potesse servirgli per fare carriera ha implicitamente e vergognosamente taciuto. Imputa a coloro che festeggiano la caduta di Mussolini di essere ipocriti dimenticando di eseguire un esame di realtà su se stessa e sul marito. La stabilità prima di tutto.
Anna vuole Marcello, lo scuote, forse lo ama. Marcello vorrebbe che lei non parta perché sa che Luca Quadri morirà. Quando scopre che anche lei è partita ordina a Manganiello di accelerare perché intende salvarla. Il disorientamento che Marcello prova nei sentimenti per ‘merito’ di Anna è il medesimo che prova sul piano intellettuale per filantropico candore del professore (che sfocia nell’eccesso di sprovvedutezza che gli costerà la vita). Non è un fascista fino in fondo e non lo sarà mai, ma non è neppure un uomo che riesce a guadagnare una dimensione etica, individuale. Resta una figura a metà, nulla, ignava.
La parvenza del cambiamento è sempre dietro l’angolo. Una mano tesa che si infrange contro il muro eretto dalla corruzione morale, cronica e irrimediabile; dall’incapacità di diventare un essere umano uscito dalla caverna. Marcello resta lì, a fissare le ombre.
Jean Louis Trintignant è una maschera. Anima un personaggio raccapricciante, vittima ma colpevole.
Un film sconvolgente, profondo, longevo.
L’opinione di Chinaskj dal sito http://www.filmtv.it

Un uomo si deve recare a Parigi per uccidere il suo ex professore di filosofia, fuggito dall’Italia quando il fascismo ha preso il potere. Questo uomo, ambiguo e mediocre, si chiama Marcello Clerici ed è il simbolo della ricerca di quella normalità borghese cara a tanta parte della nostra popolazione. Rivedere a quaranta anni di distanza Il Conformista di Bertolucci è come accorgersi che il tempo non è passato, che nulla è cambiato. Che quella mediocrità esistenziale è diventata uno stile di vita, che quel servilismo al potere è diventato la morale dei nostri giorni. E in più c’è il rimpianto per la grandezza di un cinema (nelle idee, nello stile, nella forza espressiva, nella denuncia aperta) che da decenni ha smesso di vivere.
Bertolucci esaminava il fascismo e lo combatteva dall’interno, negli istinti, nelle pulsioni (omo)sessuali represse, come se la vera liberazione potesse arrivare solo attraverso la presa di coscienza del proprio istinto, dei propri desideri, Dominique Sanda e Stefania Sandrelli che ballano, la distruzione delle gabbie borghesi doveva avvenire attraverso l’esplosione erotica, ci penserà un paio di anni dopo Marlon Brando, sempre a Parigi, in un appartamento in affitto in Rue Jules Verne.
I luoghi e i volti del fascismo si astraggono, diventano grotteschi (quello di Gastone Moschin che interpreta Manganiello) e metafisici (le sequenze girate nel Palazzo dei Congressi a Roma) come i ricordi di un sogno, Parigi evoca la nostalgia di un mondo perduto eppure ancora vitale, dove le fantasie sessuali possono diventare reali, l’attrazione fisica elimina le distanze, supera le barriere ideologiche, elude lo scontro politico, la lotta diventa quella dei corpi per il raggiungimento del piacere, dell’orgasmo.
I boschi dove verrà ucciso il professor Quadri, il respiro degli alberi, il montaggio di Franco Arcalli, il cambiamento continuo della visuale, gli uomini in nero che arrivano, i coltelli, il fiato che si condensa, la corsa folle di una donna che diventa una preda animale che fugge.
Il mito della caverna di Platone, il professor Quadri che rimprovera a Marcello Clerici l’illusorietà della vita sociale italiana durante il fascismo, siamo ancora incatenati in quella caverna e le ombre non passano più su una delle sue pareti, ma su uno schermo televisivo e noi continuiamo a credere che quanto vediamo sia la realtà, l’unica e la sola possibile.

Il conformista banner citazioni
“Ma che t’aspetti dal matrimonio?Vedi, l’impressione della normalità.”

“La normalità… Voglio costruire la mia normalità, faticosamente…”

“È strano, però… Tutti vorrebbero sembrare diversi dagli altri e tu invece vuoi somigliare a tutti.”

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