Amore e rabbia


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Agli inizi degli anni cinquanta si diffuse l’idea di creare dei film collettivi, ovvero dei prodotti cinematografici fatti a più mani; due o più registi creavano dei “corti d’autore” di lunghezza variabile in funzione dei cineasti che partecipavano alla costruzione del film stesso,che aveva generalmente una tematica di fondo a cui il regista prescelto partecipava con un suo spezzone.

Nacquero così produzioni più o meno famose e ovviamente più o meno valide dal punto di vista stilistico e narrativo; basti citare Boccaccio ’70 (1962) con 4 registi di casa nostra come Federico Fellini, Mario Monicelli, Vittorio De Sica e Luchino Visconti,Ro.Go.Pa.G. (1963) ancora con 4 registi,Roberto Rossellini, Jean-Luc Godard, Pier Paolo Pasolini e Ugo Gregoretti,Oggi, domani e dopodomani (1965) con 3 registi, Luciano Salce, Marco Ferreri e Eduardo De Filippo oppure Capriccio all’italiana (1968) con ben 6 registi,Mauro Bolognini, Mario Monicelli, Pier Paolo Pasolini, Steno, Pino Zac e Franco Rossi.

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Amore e rabbia nasce nel 1969, è strutturato in cinque episodi diretti da grandi maestri del cinema, come Carlo Lizzani,Bernardo Bertolucci,Pier Paolo Pasolini,Jean-Luc Godard e Marco Bellocchio.
La tematica di base è rappresentata da storie tratte dal Vangelo, tant’è vero che il film venne presentato al festival di Berlino con il titolo di Vangelo 70, che includeva la partecipazione di Lizzani, Bertolucci e Pasolini con in più un episodio diretto da Valerio Zurlini, Seduto alla sua destra, che il regista bolognese aveva dedicato alla vita del leader congolese Lumumba.L’episodio era troppo lungo e difatti in seguito diventò un film a se stante e all’opera collettiva Amore e rabbia vennero aggiunti gli episodi diretti da Godard e da Bellocchio.

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Gli episodi diventano così 5 che formano la stesura definitiva dell’opera e sono :
L’indifferenza diretto da Carlo Lizzani
Agonia, diretto da Bernardo Bertolucci
La sequenza del fiore di carta diretto da Pier Paolo Pasolini
L’amore, diretto da Jean-Luc Godard
Discutiamo, discutiamo, diretto da Marco Bellocchio

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Il primo episodio, L’indifferenza diretto da Carlo Lizzani, ci mostra la vita alienante delle metropoli, con un inizio ripreso dall’alto di un probabile tentativo di stupro.
Mentre barboni e senza tetto dormono in pieno giorno sui marciapiede delle città,la gente corre, indifferente a quanto ha sotto gli occhi.C’è un incidente e un uomo chiede aiuto perchè ha una donna ferita in auto ma sarà solo un criminale a dargli una mano e non certo per pietà…

Il secondo episodio, Agonia diretto da Bernardo Bertolucci mostra un gruppo di giovani impegnato in una pratica pseudo religiosa,nella quale ognuno di loro dopo essersi levato in piedi muore senza nemmeno toccarsi, sotto gli occhi di un anziano che osserva trasognato la scena,che si trasforma in una specie di sogno onirico che lo riporta a vedere la scena come parabola di un’esistenza passata passivamente,senza interessi verso gli altri…

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Il terzo episodio, La sequenza del fiore di carta diretto da Pier Paolo Pasolini mostra un giovane che gira quasi spaesato per una Roma caotica,mentre sullo schermo immagini in bianco e nero si sovrappongono a quelle del giovane. Riccetto, questo il suo nome, sorride a tutto,con un papavero fra le mani, quasi indifferente all’umanità che vive e pulsa attorno a lui.Quando le immagini della seconda guerra mondiale diverranno più cariche dei tristi simboli della morte, Riccetto sentirà la voce di Dio che gli dirà “morire” e così accadrà, con il giovane steso sull’asfalto con quel suo patetico papavero gigante in mano, colpevole agli occhi di Dio di essere troppo innocente per non aver visto il male attorno a se…

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Il quarto episodio, L’amore diretto da Jean-Luc Godard fra scene che riprendono la natura e altre che riprendono mani,braccia e volti parla dell’impossibilità di coniugare rivoluzione e democrazia, la loro impossibile coesistenza con la democrazia nella società moderna,tant’ è vero che persino in amore le differenze tra i due sessi rendono impossibile l’integrazione, cosa simboleggiata dalla separazione dei due protagonisti della storia…

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Il quinto episodio, Discutiamo, discutiamo, diretto da Marco Bellocchio riprende alcuni universitari alle prese con i loro programmi politici e con le loro idee.
Il tutto si chiude con una carica della polizia mentre lo schermo diventa gradualmente rosso…
Cinque episodi legati quindi da un filo sottile, molto sottile, completamente diseguali come nella natura della tecnica registica dei cinque cineasti e che risultano, ad una visione odierna pesantemente datati oltre che poco affascinanti dal punto di vista meramente estetico.
L’impossibilità di condensare in pochi minuti qualcosa che richiederebbe molto più spazio e tempo è evidente da subito, anche se il primo episodio, quello diretto da Lizzani in qualche modo coglie nel segno, pur risultando alla fine quasi un mini documentario sull’indifferenza della società moderna verso l’individuo, completamente alienato e perso nel suo personale a tutto scapito del collettivo.

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Difficile giudicare invece l’episodio diretto da Bertolucci, criptico e francamente noioso in modo patologico mentre l’episodio migliore, a mio avviso resta quello diretto da Pasolini, con il suo solito stile e con un chiaro messaggio sull’innocenza che nel mondo moderno non può trovare spazio,un peccato originale al quale nulla e nessuno può porre rimedio.Infatti Dio decide di eliminare fisicamente l’anomalia rappresentata da Riccetto, candido simbolo di un’umanità persa nell’alienazione che rifiuta di vedere il mondo attorno a se,un giglio, o meglio un papavero-origami condannato dall’alto a dover aprire obbligatoriamente gli occhi sul quotidiano.
L’episodio diretto da Godard è più irritante che altro;il regista della nouvelle vague si auto compiace della sua direzione senza concedere nulla allo spettacolo visivo, cercando di esprimere solo tecnicamente le sue indubbie qualità di regista ma lasciando viceversa lo spettatore orfano di una benchè minima emozione.Un episodio in cui l’estetica prevale su tutto,quasi un atto auto erotico da parte di un regista che pure la critica ha sempre amato alla follia.

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Infine l’episodio di Bellocchio, sperimentale e ironico, girato con illustri sconosciuti e quindi molto simile ad un moderno reality,poco più che un esercizio di stile oggi assolutamente inguardabile.
Amore e rabbia è quindi un opera in cui la disomogeinità rappresenta il filo conduttore ben aldilà di quelle che erano le premesse iniziali.
Per quanto riguarda il cast segnalo la presenza di Milena Vukotic nel ruolo dell’ infermiera nell’episodio Agonia, quello di Nino Castelnuovo (irritante) in Amore, quello di Ninetto Davoli, a mio giudizio il più ispirato in quello dell’episodio La sequenza del fiore di carta
Il film è abbastanza raro in rete; c’è una sua versione con i 5 episodi tutti separati l’uno dall’altro su You tube, purtroppo in inglese.

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Amore e rabbia

Un film di Carlo Lizzani, Jean-Luc Godard, Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini. Con Tom Baker, Julian Beck, Jim Anderson, Judith Malina, Giulio Cesare Castello, Adriano Aprà, Fernaldo Di Giammatteo, Petra Vogt, Ninetto Davoli, Rochelle Barbini, Aldo Puglisi, Christine Guého, Nino Castelnuovo, Marco Bellocchio, Romano Costa Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 100′ min. – Italia 1969.

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Amore e rabbia banner protagonisti

L’indifferenza:

Tom Baker: l’uomo

Agonia:

Julian Beck: moribondo
Giulio Cesare Castello: prete
Adriano Aprà: chierico
Romano Costa: chierico
Milena Vukotic: infermiera

La sequenza del fiore di carta:

Ninetto Davoli: Riccetto
Rochelle Barbini: piccola bambina
Aldo Puglisi: Dio

L’amore:

Christine Guého: l’attrice
Nino Castelnuovo: il direttore
Catherine Jourdan: spettatrice
Paolo Pozzesi: spettatore

Discutiamo, discutiamo:

Marco Bellocchio: lettore

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Regia Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini, Jean-Luc Godard, Carlo Lizzani
Soggetto Piero Badalassi, Marco Bellocchio, Pier Paolo Pasolini, Bernardo Bertolucci, Jean-Luc Godard, Carlo Lizzani, Puccio Pucci
Sceneggiatura Marco Bellocchio, Pier Paolo Pasolini, Jean-Luc Godard, Bernardo Bertolucci, Carlo Lizzani
Fotografia Alain Levent, Sandro Marcori, Giuseppe Ruzzolini, Ugo Piccone
Montaggio Nino Baragli, Franco Fraticelli, Agnès Guillemot, Roberto Perpignani
Musiche Giovanni Fusco
Scenografia Mimmo Scavia

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Amore e rabbia banner recensioni

L’opinione di Terry Malloy dal sito http://www.filmscoop.it

Il film si apre con l’episodio di Lizzani…Il buon samaritano. Tutto senza implicazioni intellettualoidi che francamente fanno svolazzare le palle altamente.
poi in sequenza Bertolucci con un episodio noioso fino all’inverosimile e incomprensibile, Pasolini che riprende in parte il precedente con l’aggravante di essere ancora più astruso e complicato e Godard che si lancia in una metacinematografica operetta sul figliuol prodigo senza cavarci fuori nulla di interessante.
ma poi arriva la svolta…
Bellocchio salva tutto con uno degli episodi più belli che abbia mai visto. “Discutiamo discutiamo” mischia sapientemente ironia, passione politica, analisi accurata e sfondo sociale con un tocco frizzante e divertente che salva in extremis le deludenti prove precedenti.

L’opinione di Darjus dal sito http://www.filmtv.it

Interessante operazione in cui l’intellettualismo di alcuni registi prende il sopravvento sul resto…L’episodio di Lizzani, sebbene piuttosto prevedibile, risulta ben girato (con un montaggio sincopato avanti sui tempi); Bertolucci usa il teatro e il simbolismo estremo, ma il risultato è stucchevole; bello l’episodio di Pasolini, poetico, ma non criptico, sperimentale, ma non assurdo; Godard tenta un audace parallelismo tra la politica e l’amore popolo/borghesia – uomo/donna: splendida la fotografia, noioso il resto; infine Bellocchio non va oltre un semplice documentario sui tipici temi di cui discutono/evano gli studenti universitari. Più utile, al giorno d’oggi come esperimento sociologico su come è cambiata la nostra società e su come certi ideali ora visti come stupidi sogni.

L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Film sperimentale a episodi, spesso di noia micidiale. Quello di Lizzani non pare granché, ma cresce con… la visione di quello (a me incomprensibile) di Bertolucci e di quello – terribile – di Godard (Castelnuovo che, brandendo un sigaro imperioso, esalta la rivoluzione yemenita fa, non per colpa sua, solo ridere). Il migliore è quello di Pasolini, en plein air, con un “candido” Ninetto Davoli (il titolo “La sequenza del fiore di carta” è un decasillabo perfetto). Quello finale, con Bellocchio e studenti, è un sincero divertissement degli intervenuti, non certo un qualcosa di cinematografico. Fu clamoroso insuccesso di pubblico: non si fatica a crederlo.

L’opinione di Pigro dal sito http://www.davinotti.com

Reintepretazioni evangeliche per un film sperimentale e coraggioso. Poetico e intenso Pasolini sulla responsabilità individuale (bello!). Non male Lizzani sull’indifferenza verso i bisognosi in una frenetica New York. Accettabile la provocazione di Bertolucci con il Living Theatre. Insopportabili Godard e Bellocchio: il primo mortalmente noioso nella metafora politica in forma di rapporto amoroso con pedissequa spiegazione; il secondo presuntuoso e ridicolmente raffazzonato nella rappresentazione filodrammatica della contestazione studentesca.

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