Ecce Homo- I sopravvissuti


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Tre persone si muovono su una spiaggia di sabbia bianchissima:un uomo, una donna e un bambino si stagliano su un panorama silenzioso,con l’unico rumore percepibile che sale dal mare con la risacca delle onde.
I tre formano una famiglia: lui,il padre, è Jean, la donna è Anna sua moglie mentre Patrick e il loro unico figlio e hanno eletto la spiaggia come loro dimora.
Sono infatti, apparentemente,gli unici sopravvissuti ad una spaventosa catastrofe nucleare che ha annientato l’umanità;infatti attorno a loro gli unici segni superstiti della civiltà sono una roulotte che serve a loro da riparo e una Citroen con il cofano aperto che giace malinconicamente su una duna.
La vita dei tre è durissima, le loro giornate sono scandite dalla ricerca del pesce, che sembra essere l’unica fonte di sopravvivenza e dalla vicina città, nella quale Jean ogni tanto si reca per prendere qualche indispensabile oggetto.

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Irene Papas e Marco Stefanelli

Per Anna c’è un problema in più legato a Jean; l’uomo  infatti in seguito all’esposizione alle radiazioni è diventato praticamente impotente.
Ma un giorno, inaspettatamente,arrivano due uomini, altri due sopravvissuti:si tratta di Len, un uomo che faceva parte dell’esercito e di Quentin, uno spocchioso intellettuale.
Ben presto Jean mostra di non gradire la presenza dei due uomini e a ragione; Len infatti è attratto irresistibilmente da Anna, che da parte sua mostra di non essere indifferente alle sue attenzioni mentre Quentin sembra legare facilmente con il piccolo Patrick.

Ecce homo i sopravvissuti 2Philippe Leroy

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Quando Jean una mattina si allontana per andare in città, Anna e Len si amano nell’acqua,circondati dalla meravigliosa natura del posto;ma è solo un attimo di spensieratezza perchè Jean,al ritorno,intima ai due uomini di andarsene.
Ner nasce una violenta lite durante la quale Len uccide Jean.
Contemporaneamente Len, che ormai considera Anna la sua donna, costringe Quentin ad allontanarsi dal campo e a vivere in solitudine.
Ma ben presto arriva la resa dei conti.
Quentin, appreso da Patrick che i due vogliono andar via in cerca di un posto migliore, brucia l’unico mezzo di locomozione della coppia suscitando le ire di Len che lo affronta.
Nello scontro a fuoco Quentin uccide Len e l’indomani…

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Film post apocalittico che segna l’esordio dietro la macchina da presa di Bruno Gaburro, convertitosi in seguito alla commedia erotica prima, al soft porno poi e infine riciclatosi con qualche successo in tv dove ha diretto qualche tv movie, Ecce homo-I sopravvissuti è una felice opera d’esordio tutta incentrata sulla drammatica storia di cinque persone delle quali alla fine ne sopravviveranno solo due, due maschi che simboleggeranno l’impossibilità di costruire un futuro vista la morte dell’unica donna del gruppo.

Girato su una candida spiaggia, selvaggia e assolata, con soli due emblemi della scomparsa civiltà umana (un auto e una roulotte) come sfondo e le armi a dettare e suggellare la fine delle speranze dell’umanità, Ecce homo è un film totalmente nichilista, che il regista gira con mano ferma e buona scelta dei tempi scenici.

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Gabriele Tinti

Nonostante la presenza di soli 5 personaggi,il film regge bene la tensione che Gaburro allunga per tutta la durata del film, che vive principalmente di alcuni momenti topici: la vita della famiglia prima dell’arrivo di Quentin e Len, quella successiva, con la storia d’amore tra Anna e Len e la contemporanea morte di Jean e infine la parte più buia, quella che vede la morte di Len, il suicidio di Anna e la fine delle speranze dell’umanità,simboleggiata dalla passeggiata finale di Quentin in compagnia di Patrick,unico scampato della famiglia alla tragedia che si abbatte su di essa.
C’è spazio per una serie di considerazioni, da parte dello spettatore, sui messaggi che Gaburro semina quà e là con intelligente nonchalance;l’umanità è perita, ma quel che ne resta è comunque figlia di essa e vive delle stesse pulsioni che la hanno portata all’autodistruzione,l’amore può nascere sul dolore e finire in esso senza soluzione di continuità mentre la sequenza finale è quella più tragica e buia, perchè Quentin e Patrick, due uomini, non potranno dare una speranza all’umanità.

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Frank Wolff

Molto bene il cast, che regge la tensione e la difficoltà di impegnare un’ora e mezza di film con interpretazioni di ottimo livello;molto bene un irriconoscibile Philippe Leroy che interpreta Jean, splendida e affascinante oltre che bravissima Irene Papas, unico personaggio femminile del film,benissimo anche Frank Wolff nei panni dell’antipaticissimo Quentin e bene anche Gabriele Tinti in quelli di len.Chiude il lotto delle buone interpretazioni quella di Marco Stefanelli nel ruolo di Patrick (l’attore romano, tredicenne all’epoca del film, nello stesso anno girò Tre passi nel delirio e Il pistolero segnato da Dio).
Ecce homo-I sopravvissuti è un film che per oltre 45 anni è rimasto sepolto per riemergere improvvisamente circa un anno fa con un passaggio televisivo;oggi è disponibile in una discreta versione all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=TCTXO4nvjpQ

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Ecce Homo – I sopravvissuti
Un film di Bruno Gaburro. Con Irene Papas, Gabriele Tinti, Philippe Leroy, Frank Wolff, Marco Stefanelli Drammatico, durata 90 min. – Italia 1969

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Ecce homo i sopravvissuti banner personaggi

Philippe Leroy … Jean
Irene Papas … Anna
Gabriele Tinti … Len
Frank Wolff … Quentin
Marco Stefanelli … Il piccolo Patrick

Ecce homo i sopravvissuti banner cast

Regia:Bruno Gaburro
Sceneggiatura:Bruno Gaburro,Giacomo Gramegna
Produzione:Pier Luigi Torri
Musiche:Ennio Morricone
Fotografia:Marcello Masciocchi
Montaggio:Renato Cinquini

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L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

Onore al merito di Gaburro, esordiente totale che si occupa anche della sceneggiatura (insieme a Giacomo Gramegna) e che confeziona con sufficiente cura questo ambizioso lavoro. Ecco homo – I sopravvissuti non è soltanto una parabola nietzschiana (Ecce homo è l’opera-summa del filosofo tedesco), non è solo l’annullamento del cristianesimo in una vampata di nichilismo (le analogie con la favoletta biblica di Adamo ed Eva sono esplicite), ma è anche un discreto ‘pezzo di cinema’, realizzato con pochi attori e altrettanti mezzi, ma innegabilmente funzionante. Per i contenuti il film ricorda da vicino inoltre Il seme dell’uomo, coeva opera di Marco Ferreri (ma, pare di capire informandosi in rete, uscita per seconda) altrettanto disperante sulle sorti di un’umanità sempre più (luci)ferina e allo sbando, moralmente e concretamente, nei singoli gesti quotidiani. Alla fine degli anni Sessanta, complice il movimento di protesta che prese vita attorno al ’68, un lavoro di questo stampo era assolutamente in linea con lo spirito dei tempi; oggi può apparire datato nel suo forzato impianto didascalico, ma ciò che più importa è che l’opera non smette di consegnare il proprio messaggio. Irene Papas viene contesa da Philippe Leroy, Gabriele Tinti e Frank Wolff: difficile obiettare sulle scelte di casting; qualcosina si può ridire invece sul ritmo altalenante della narrazione. Gaburro negli anni seguenti si darà al pornosoft e infine alle candide fiction tv per famiglie, soffocando con forza e in ogni modo le belle speranze suscitate dal suo debutto.

L’opinione di Mirrrko dal sito http://www.davinotti.com

Primo post-atomico del cinema italiano; Gaburro firma la sua prima regia con un film notevole e sopratutto con tematiche lontanissime da quello che farà in futuro. Era il ’69 e andavano di moda i film socio-politici, ma Gaburro pesca a piene mani sopratutto da Nietzsche, sfornando un film pessimista e cinico. Un po’ lento nella parte centrale ma mai noioso. Irene Papas ci regala il suo meglio. Da scoprire.

L’opinione di Fauno dal sito http://www.davinotti.com

Suggestive, anzi incantevoli, parecchie inquadrature, specie quelle della scena d’amore in acqua; molto eloquente e indicativo di bisogno vitale il sentire gli ormoni femminili annusando un foulard… Il film è però scarno di contenuti e quelli presenti sono poco marcati: perfino la denuncia di un uomo finito sulla certezza di una nuova catastrofe non mi ha ispirato o coinvolto particolarmente. La Papas è splendida, Leroy è ottimo ma irriconoscibile, gli altri se la cavano.

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