La mia droga si chiama Julie


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Un amore malato, drogato, folle.
Un amore nato per corrispondenza, tra un uomo che resta colpito nell’intimo al punto tale da decidere di incontrare la donna dei suoi sogni per allacciare con lei una relazione stabile.
E’ il canovaccio sul quale Francois Truffaut costruisce una storia nera, in cui l’amore e i sentimenti forti vengono dapprima esaltati e poi annichiliti da un finale nerissimo, amaro e crudele.
La mia droga si chiama Julie, diretto nel 1969 da Francis Truffaut è uno dei film meno amati dai critici e viceversa più esaltati dai fans del grande regista francese.
Tratto dal romanzo Vertigine senza fine in originale Waltz Into Darkness di William Irish pseudonimo sotto il quale scrive Cornell Woolrich,il film è una fiaba crudelissima e apologetica nel classico stile noir diTruffaut,qui alle prese con una vicenda che mescola sapientemente il tema sentimentale dalla struttura classica,ovvero il ricco che si innamora della povera cenerentola al giallo fino alle venature profondamente noir del finale del film, costruito con grande abilità attorno alle figure di Louis Mahé, ricco possidente di una piantagione di tabacco sull’isola di Reunion (facente parte dell’arcipelago delle isole Mascarene) e una donna bellissima,misteriosa e affascinante di nome Julie Roussel.

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Un amore nato per caso,che passa attraverso il rapporto epistolare tra Louis e Julie,che un giorno arriva come un temporale nella vita del ricco Louis; lei è bellissima,seducente,ma non è affatto simile alle foto che Louis possiede della sua amica di penna.
Ma lei è tanto bella che Louis perde la testa tanto che nonostante le menzogne che la donna si inventa per giustificare la sua differenza con l’immagine che Louis ha di lei lui decide di sposarla.
Fatalmente Louis,innamorato perdutamente della donna, le permette di accedere ai suoi conti bancari;Julie preleva quasi tutti i soldi del marito e fugge,lasciando l’uomo in preda alla disperazione e consapevole ormai del vero piano della donna.

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Scoperto che la donna si è sostituita alla vera Julie e con l’aiuto della sorella di lei Louis ingaggia un detective per per trovarla;distrutto psicologicamente e anche in difficoltà economiche,Louis si reca in Francia per cercare di riprendersi dalla brutta avventura.
Qui,a Cap d’Antibes, ecco il colpo di scena:l’uomo incontra la moglie che in realtà non si chiama Julie,ma Marion,è una prostituta dalla vita passata piena di miseria e sfruttamento.
Louis resta colpito dalla triste vicenda della donna, le offre il suo perdono e la possibilità di ricominciare.
I due decidono di ritirarsi a vivere in Provenza.
Ma qui vengono rintracciati e scoperti da Comolli, il detective ingaggiato da Louis,il quale,scoperto che Marion ha ucciso deliberatamente Julie,vuole consegnarla alla giustizia.
Louis reagisce uccidendo il detective, ormai assolutamente in balia del fascino sinistro di sua moglie.
Inizia cosi per la coppia una vita errabonda,con la polizia che è ormai alle loro calcagna.
Venduta la sua parte di proprietà della piantagione, Louis dissipa il patrimonio e sempre con la perfida Marion accanto si rifugia in montagna.
E’ innamorato ed è convinto che Marion lo ami; ma la donna ha in mente un piano preciso….

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Storia torbida, in tutti i sensi.
Che pesca a piene mani qua e la tra i peggiori istinti umani.
Louis è un debole,un uomo che dietro l’apparente solidità datagli anche dalla ricchezza,nasconde una profonda insicurezza e fragilità.
Marion invece,cresciuta nella miseria e nella carenza assoluta di valori umani pregnanti,ha metabolizzato un’amoralità totale, che la spinge a cercare ad ogni costo la ricchezza,quasi come forma di riscatto da una vita squallida, contrassegnata da un lavoro degradante e da un’assoluta mancanza di scrupoli.
I due universi alla fine cozzano e producono la tragedia.
Louis è incapace di vedere la vera natura di Marion, perchè è innamorato di lei,crede a tutte le sue bugie negando persino a se stesso l’evidenza delle cose.
Così,per amore,finirà per macchiarsi di un orrendo crimine,che lo porterà a pagare un prezzo altissimo al suo amore,con la perdita di tutto ciò che possedeva,dalla ricchezza alla propria dignità.
Una discesa degradante,simboleggiata da un finale così nero da non lasciare spazio ad alcuna mediazione,lasciando lo spettatore attonito davanti alla crudeltà e alla miseria morale di Marion.
Lei è una sfruttatrice,una creatura ormai persa che insegue solo il proprio interesse,che non coltiva nel cuo cuore alcun sentimento positivo; non c’è riscatto per lei,in nessun senso.
La sua triste vicenda umana non trova alcuna giustificazione nei suoi comportamenti;Louis la ama,potrebbe renderla felice ma lei è ormai morta dentro,incapace di capire che lui è la sua sola ancora di salvezza.

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Un amore disperato e anche unilaterale.
Se i personaggi sono estremizzati, lo sono volutamente.
Altrimenti come rappresentare il dramma della condizione umana relativo ad uno dei suoi valori fondamentali qual’è l’amore?
L’amore come dolore,come perdizione,come smarrimento dei valori fondamentali,come svendita della propria dignità.
Può sembrare una situazione paradossale,sino dalla sua costruzione.
Un rapporto nato non con il contatto fisico,ma con la parola scritta.
Punto primo di un dramma che sembra partire già in maniera impossibile.
In realtà accade.
Nell’era della multimedialità anche sulla rete nascono rapporti sentimentali.
Rapporti difficilissimi da creare prima,mantenere poi,consolidare in ultimo;i perchè sono ovviamente leagiti alla mancanza della fisicità,elemento fondamentale dell’unione di due individui.
Con questo genere di handicap solo un sentimento profondo può svilupparsi e crescere.
Louis ci crede ed è questa la sua dannazione,perchè quando si ritrova davanti la donna con cui crede di aver stabilito una relazione profonda, scopre improvvisamente che non è lei, che quei sentimenti,quelle parole che aveva trasfuso nella loro relazione sentimentale in realtà erano rivolte ad un’altra.
Colpevolmente,lui accetta di sostituire la sua “Julie” con quella donna affascinante che si spaccia per lei;c’è già quindi un elemento malato alla base di tutto, amplificato poi dal drammatico scorrere degli avvenimenti

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A distanza di 45 anni dall’uscita del film si potrebbero ampliare le implicazioni della base del film;la solitudine,il isogno disperato di affetto e tante altre componenti che sono alla base del successo delle relazioni via rete trovano oggi applicazione corrente.
Purtroppo i rischi di questo genere di relazioni sono altissimi;un po come in La mia droga si chiama Julie,accade a tanti di incontrare in rete quella che sembra l’anima gemella e che alla fine si comporta un po come Marion,un parassita che succhia le energie vitali per i propri fini abietti.

Il film è bello e affascinante; grazie a Jean Paul Belmondo e Catherine Deneuve, rispettivamente nei ruoli di Louis e di Marion, il film vola verso il tragico finale attirando come una calamita l’attenzione dello spettatore.
La folgorante bellezza della Deneuve rende il personaggio di Julie/Marion diabolicamente affascinante e sinistro.
Qualche parola sul finale del film.
Louis sceglie consapevolmente di perdonare la sua donna in nome dell’amore che nutre per lei;lei lo uccide lentamente,lui se ne accorge ma in un impeto di profondo e inalienabile amore la lascia fare e la perdona.

La mia droga si chiama Julie 8. Bel film,in stile Truffaut,nero e cattivo con un finale probabilmente surreale.Ma la vita alle volte riesce a stupire quanto un film.
La mia droga si chiama Julie

Un film di François Truffaut. Con Jean-Paul Belmondo, Catherine Deneuve, Nelly Borgeaud, Martine Ferrière, Marcel Berbert,Yves Drouhet, Michel Bouquet, Roland Thenot Titolo originale La sirène du Mississippi. Drammatico, durata 120 min. – Francia, Italia 1969.

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La mia droga si chiama Julie banner protagonisti

Jean-Paul Belmondo: Louis Mahé
Catherine Deneuve: Julie Roussel/Marion
Michel Bouquet: Detective Comolli
Nelly Borgeaud: Berthe Roussel
Marcel Berbert: Jardine
Yves Drouet: Sig. Hoareau, direttore di banca
Rolan Thénot: Richard

La mia droga si chiama Julie banner cast

Regia François Truffaut
Soggetto William Irish (romanzo)
Sceneggiatura François Truffaut
Fotografia Denys Clerval
Montaggio Agnès Guillemot
Musiche Antoine Duhamel
Scenografia Claude Pignot

La mia droga si chiama Julie banner doppiatori

Pino Locchi: Jean-Paul Belmondo
Maria Pia Di Meo: Catherine Deneuve
Sergio Tedesco: Michel Boquet
Flaminia Jandolo: Nelly Borgeaud
Oreste Lionello: Marcel Berbert
Arturo Dominici: Yves Drouet
Anna Miserocchi: Madame Traviol

La mia droga si chiama Julie banner recensioni

L’opinione di Viola96 dal sito http://www.filmtv.it

(…) Difficile non intuirlo, ma ormai spero sia chiaro: Truffaut è nel mio cuore. Dopo aver descritto grandi menage a trois in tempi di guerra e aver consegnato alla storia saghe che dall’adolescenza arrivano all’età adulta, il grande maestro francese decide di impegnarsi in un lungometraggio di una brillantezza più unica che rara, in cui riesce come suo solito a mescolare con grande abilità melò e giallo, commedia e thriller. La mia droga si chiama Julie è probabilmente il più sottovalutato tra i film del francese, complice anche la grande quantità di citazioni e ammiccamenti, che lo rendono un bene necessario per i cinefili, ma che potrebbe risultare(ed è risultata) inconcludente per i critici di mezzo mondo. Invece il film è un capolavoro: un melodramma comico in cui l’amore si pone come unica liberazione dalle infamie della vita e dalle cattive intenzioni. La coppia di attori straordinari(Belmondo e Denueve), la musica spiazzante, i dialoghi eccezionali tra i due innamorati, contribuiscono a rendere il film quel gran film che è. Louis non conosce i rischi di prendere moglie per corrispondenza. Infatti, quando si sposa con Julie non può minimamente sospettare che quella è una truffatrice di nome Marion che ha come unico scopo quello di mettere mano al patrimonio del benestante marito. Quando la donna fugge, l’uomo la rincorre e cominceranno una nuova vita. Finchè lei non deciderà di voler mettere fine alla loro “felicità” per il gusto di avere qualche soldo in tasca. Importante da esaminare nel cinema della Nouvelle Vogue e di Truffaut in particolare è il ruolo e lo sviluppo della donna. Conosciamo le donne di Truffaut: belle, malvagie, seducenti, provocatorie, intelligenti e furbe. Julie/Marion presenta tutte le caratteristiche che potrebbero ricondurla alla donna tipo truffautiana.(…)

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

L’opinione di Galbo

La dissoluzione dell’uomo in nome del sentimento amoroso. François Truffaut si ispira a suo modo al maestro Hitchcock (al quale ha dedicato un memorabile libro), e confeziona un giallo con profonde venature noir in cui più attenzione del solito (nell’ambito del genere) è dedicato alla caratterizzazione dei personaggi e vincente in questo caso è la scelta di Belmondo come protagonista, in un ruolo distantissimo da quelli generalmente interpretati dall’attore. Molto migliore il titolo originale rispetto a quello italiano.

L’opinione di Ilgobbo

Nuova trasposizione truffautiana di Irish/Woolrich. Belmondo, piantatore di tabacco al largo del Madagascar, sposa una tal Julie per corrispondenza. La donna che arriva non è quella vista in foto, è meglio (la Deneuve!), ma porterà guai. Liberissimo e iper-citazionista, è il film più “godardiano” di Truffaut (infatti fu un flop), ironicamente quando i due avevano già litigato. Da riscoprire, magari in versione integrale, dato che in Italia fu tagliato di una ventina di minuti abbondanti. Se aggiungiamo l’exploit dei titolisti c’è da munirsi di revolver…

L’opinione di Homesick

Il concatenamento di indizi, sospetti, raggiri ed imprevisti intesse un lungo preambolo di suspense hitchcockiana per la solenne celebrazione dell’amour fou, benefica “droga” in grado forse di guarire dalla bramosia del denaro e dai letali effetti di un veleno. Un armonioso compendio di temi cari alla sensibilità di Truffaut, eseguito dal passo a due tra il cieco romanticismo del fragile Belmondo e la recidiva perfidia della femme fatale Deneuve. Tassativo procurarsi la versione integrale originale: quella cut è tutta un altro film.

L’opinione di Cotola

Splendido dramma-noir, tratto da un romanzo di Cornell Woolrich, di marca squisitamente truffautiana dal primo all’ultimo minuto. C’è un plot “giallo” ma quello che interessa al regista francese è, al solito, l’amore (in questo caso fou). Intenso, emozionante, coinvolgente, con un finale da brividi. La Deneuve e Belmondo sono bellissimi e perfetti nei loro ruoli. Tantissime le citazioni di autori cari a Francois. Per oscuri motivi in Italia è sempre più arduo vederlo in versione integrale.

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Una Risposta

  1. Ti ho mandato due mail.Fammi sapere.Paolo

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