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Maccheroni

Scorrendo la lista dei film diretti da Ettore Scola, mi sono imbattuta in questo titolo che, a prima lettura, credevo fosse una pellicola a tema culinario, pensata e realizzata intorno alla tavola. Giacché sfuggo ai programmi televisivi che promuovono con insistenza talenti e anti talenti, poeti e macellai, amici e nemici della “tecia“, mi sarebbe dispiaciuto trascorrere la serata visionando un film a tema gastronomico. Quindi, al fine di evitare una delusione, ho effettuato una veloce ricerca per consultare qualche parere in rete. Premetto che non è mia abitudine condizionare la curiosità all’opinione altrui. Ciò non di meno, le informazioni in merito ai protagonisti e ai comprimari, alla colonna sonora o ai riconoscimenti ottenuti, possono rafforzare il mio interesse per la visione di un film. Ho scoperto, quindi, che se avessi optato per “Maccheroni” avrei dilettato i miei sensi con le presenze di Jack Lemmon, Marcello Mastroianni e Daria Nicolodi, e con le musiche del maestro Trovajoli, premesse che mi hanno invogliato ad assaporare la pellicola.
Anche se ad opinione di alcuni critici e recensori, “Maccheroni” non è “tra i memorabili di Ettore Scola“, farò del mio meglio per evidenziare quello che “Maccheroni” è o potrebbe essere nel caso uno scegliesse di visionarlo. Quanto alle valutazioni negative, preferisco lasciarle lievitare nell’immaginario sconfinato dei critici Saccharomyces Cerevisiae.

Siamo a Napoli, città in cui De Sica girò “Matrimonio all’italiana” (1964), Dino Risi collocò “Operazione San Gennaro” (1966) , Pasolini ambientò “Il Decameron” (1971) e Lenzi dirisse “Napoli violenta” (1976).
Ed è qui, a Napoli, che Scola fa arrivare Mr. Robert Traven (Jack Lemmon), manager di successo dell’industria aeronautica americana nonché veterano della Seconda Guerra Mondiale. Mr. Traven appare sin da subito stanco e svogliato dalle riunioni di lavoro, disinteressato all’ambiente che lo circonda, restio al contatto con il mondo napoletano. In preda a uno stato d’animo triste, sofferente per il mal di testa che lo tormenta, Mr. Traven si rifugia nell’alcool, rinchiudendosi in un’anonima stanza dell’Excelsior. Capita, però, che alla sua porta bussi con insistenza Antonio Jasiello (Marcello Mastroianni) il quale avendo assistito a una intervista televisiva del manager, è venuto a sapere della sua presenza in città. Antonio sventola con nostalgia una fotografia che ritrae il giovanissimo Mr. Traven, d’ora innanzi Bob, abbracciato a Maria Jasiello, sorella minore di Antonio, nel cortile della Chiesa di Santa Chiara, a Napoli, al termine della guerra. Antonio, entusiasta di ritrovare l’amico americano, si lascia andare a manifestazioni d’affetto che non trovano riscontro nel comportamento di Bob. Infatti, in preda alla rabbia, Bob reagisce malamente perfino alla scola (cura per il mal di testa) applicata da Antonio, scacciandolo con parole brusche.

Ma, come spesso accade, il bene passato vince il male presente e Bob parte alla ricerca di Antonio con l’intenzione di restituirgli la fotografia e di porgergli le scuse per l’accaduto. Scopre, quindi, che Antonio è sposato con Carmelina (Isa Danieli) e che lavora come impiegato presso l’archivio storico del Banco di Napoli. Bob lo rintraccia e, da quell’istante, i due ritrovano la cordialità e la complicità dei tempi della giovinezza. Sembra quasi che l’intera città gioisca assieme a loro: dalla portinaia ai vicini di casa, ai parenti e agli amici di Antonio, tutti si rallegrano a vista di Bob. Come si verrà a scoprire in seguito, la calorosa accoglienza è dovuta alla costante corrispondenza che Bob avrebbe intrattenuto con Maria (Giovanna Sanfilippo). In verità, Antonio, in quarantanni, aveva scritto numerose lettere alla sorella, apponendo però la firma di Bob e facendole credere che l’americano girava il mondo come giornalista alle prese con missioni estreme in paesi lontani.

Gli incontri si susseguono inarrestabili: dapprima, il nipote di Maria, il “monaciello” energico sconvolge l’animo stanco di Bob; poi, i familiari di Maria, dal marito, ai figli e ai nipoti, tutti gli manifestano affetto e ammirazione. Infine, il figlio di Antonio, Giulio (Bruno Esposito), giovanissimo “figlio d’arte“, convince Bob a esibirsi al pianoforte.
Bob si lascia guidare da Antonio alla scoperta dei luoghi di una volta, in una Napoli ottimista, vestita per le tradizionali festività natalizie. I due percorrono la Galleria Umberto I con la sua scalinata imponente e condividono i deliziosi babà tridimensionali. Passeggiano, poi, sul lungomare di via Caracciolo illuminato dalla tenue luce dicembrina.

Bob è assorto dalla bontà e dalla genuinità dei sentimenti di Antonio. Dichiara che potrebbe trasformarsi in uno di quei reporter coraggiosi descritti nelle sue missive. Vorrebbe salvare la dott.ssa Di Falco (Daria Nicolodi) dalle grinfie dell’amante “feriale“. Vorrebbe contribuire alle finanze del teatro popolare per il quale Antonio lavora come sceneggiatore. Nel finale, Bob diventa l’eroe di Antonio salvando in extremis l’incolumità del figlio Giulio, coinvolto negli affari loschi della malavita napoletana.
In preda alla stanchezza, fortemente scosso dagli avvenimenti, Antonio trova la sua fine sulla spiaggia, accanto all’amico Bob.
A casa Jasiello la famiglia si è riunita per il pranzo funebre. Vengono serviti maccheroni col ragù per tutti i parenti, per Bob e perfino per il defunto Antonio Jasiello, disteso sul letto addobbato, con il filo di una campanella deposto tra le mani nell’eventualità di una miracolosa resurrezione, pensiero non del tutto infondato, visto che Antonio raccontava di essere risorto ben due volte in passato.
Napoli stessa spera nel compimento del miracolo, mentre la telecamera si sposta lentamente all’esterno sopra i terrazzi affacciati sul Cavone e sul golfo di Napoli animato dal suono di una campanella. Forse il prodigio è avvenuto veramente: Antonio Jasiello è risorto a Natale?!

Non c’è chi non possa intuire che “Maccheroni” sia stato girato con l’intenzione di conquistare anche il pubblico oltreoceano. Tuttavia, la pellicola non ebbe grossi riconoscimenti né in Italia né in America. Forse il titolo “Un americano a Napoli” avrebbe suscitato maggior interesse nello spettatore statunitense. Gli americani, paradossalmente, apprezzeranno il successivo “La Famiglia“, film che racconta una storia italiana al cento per cento.

Maccheroni” è un omaggio all’amicizia, un inno alla speranza, un incoraggiamento alla vita sopra e oltre la morte. Bellissimo il pensiero di Scola verso il collega Monicelli: il film che passa in tv a casa Jasiello è “La grande guerra“, più precisamente, la scena che rappresenta l’atto di coraggio dei soldati che improvvisamente diventano salvatori della patria. Scarpelli, Maccari e Scola ci insegnano che c’è sempre qualcuno o qualcosa valevole di salvezza.
Impeccabili le prove dei protagonisti, ottime le prestazioni dei comprimari, commoventi le musiche di Trovajoli. Una menzione particolare va fatta alla costumista, Nanà Cecchi, per l’eleganza informale, rilassata, dei completi da uomo e, sopratutto, per l’abbinamento delle cravatte Marinella.

Maccheroni

Un film di Ettore Scola. Con Jack Lemmon, Marcello Mastroianni, Daria Nicolodi, Marta Bifano, Franco Angrisano, Isa Danieli, Marc Berman, Giovanni Mauriello, Ernesto Mahieux, Orsetta Gregoretti, Jean-François Perrier, Maria Luisa Santella, Clotilde De Spirito, Patrizia Sacchi, Bruno Esposito, Giovanna Sanfilippo, Fabio Tenore, Aldo De Martino, Vincenza Gioioso, Alfredo Mingione, Daniela Novak, Umberto Principe, Giovanni Riccardi, Corrado Taranto, Carlotta Ercolino Commedia, durata 107 min. – Italia 1985.

Jack Lemmon: Robert Traven
Marcello Mastroianni: Antonio Jasiello
Daria Nicolodi: Laura Di Falco
Isa Danieli: Carmelina Jasiello
Maria Luisa Santella: portiera
Patrizia Sacchi: Virginia
Bruno Esposito: Giulio Jasiello
Orsetta Gregoretti: giovane attrice nel teatro
Marc Berman: 1° produttore discografico francese
Jean-François Perrier: 2° produttore discografico francese
Giovanna Sanfilippo: Maria
Fabio Tenore: Pasqualino
Marta Bifano: Luisella
Aldo De Martino: Cottone (manager del teatro)
Clotilde De Spirito: la donna del cattivo nella commedia teatrale
Carlotta Ercolino: giornalista TV
Vincenza Gioioso: Donna Amalia
Ernesto Mahieux: giovane attore nel teatro
Giovanni Mauriello: Severino
Alfredo Mingione: manager Aeritalia
Daniela Novak: Daniela Cecere, la fidanzata di Giulio
Umberto Principe: Michele Vitale
Giovanni Riccardi: Eugenio
Corrado Taranto: Alberto
Franco Angrisano: Palla di riso, strozzino

Regia Ettore Scola
Soggetto Ruggero Maccari, Furio Scarpelli, Ettore Scola
Sceneggiatura Ruggero Maccari, Furio Scarpelli, Ettore Scola
Produttore Franco Committeri, Aurelio De Laurentiis, Luigi De Laurentiis
Casa di produzione Filmauro
Fotografia Claudio Ragona
Montaggio Carla Simoncelli
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Luciano Ricceri
Costumi Nanà Cecchi
Trucco Francesco Freda

“- Io non ricordo granché del periodo di guerra, per fortuna. E ho una pessima memoria anche per fatti più recenti. Comunque, mi dica in che cosa posso aiutarla, insomma, in che cosa posso esserle utile?
– Utile?
– Sì, sì, utile. Ha capito benissimo. Ci sarà bene una ragione se è venuto qui. Se mi dice che accidenti vuole, eh?! Cristo, io sto cercando di capire che cosa diavolo posso fare per lei, ha capito?!
– Lei non può fare niente per me. Forse può fare qualche cosa per se stesso.
– Sarebbe a dire?
– Sospettare sempre che gli altri siano mossi da uno scopo o da un interesse, invece che da un sentimento, è un brutto segno. È segno di aridità.”

“Cara Maria, volevo finalmente fare un salto a Napoli per riabbracciarti ma debbo invece precipitarmi in Amazzonia, al seguito di una spedizione umanitaria che recherà soccorso ad una tribù in estinzione. In quelle plaghe tutto è immobile tranne le sabbie che, notoriamente, ingogliano un bisonte in pochi secondi.”

“- Un uomo non vale per quello che è ma per quello che potrebbe essere.
– Bella frase, schiaffala in una tua commedia.
– Già fatto.”

“Mamma dice che la vita è una cosa che ti devi guadagnare, meritare. È così che si sconfigge la morte. Questo è il concetto. Perché la morte in se stessa, Robe’, non esiste. Cancella forse quello che un uomo ha fatto in vita? No. Annulla i suoi meriti, la memoria? No. E allora, morte, ma chi sei, ma chi ti conosce?! Cosa conti? Tu non conti niente. Tu vorresti essere importante, presa in considerazione come la vita, eh? Ma la vita dura una vita, cara mia, invece tu, morte, tu duri solo un momento, l’istante in cui ti presenti. Insomma, bisogna essere seri, alla morte non si deve dare spago.”

“Ah, com’è bello perdere tempo!”

“Ho comprato una dozzina di cartoline per spedirle agli amici ma non mi viene in mente nessuno. Me le porto in America e le spedisco tutte a te… .”

“- E non poteva chiederli a me [i soldi]?
– Eh, io gliel’ho pure suggerito. “Mai, mai!” mi ha gridato. E io gli ho detto: “Ma allora l’amicizia a che serve?”. E lui mi ha risposto: “A non rompere i coglioni agli amici.”

settembre 3, 2017 Posted by | Commedia | , , | 2 commenti

America oggi

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America oggi (1993) di Robert Altman è uno spaccato sugli Usa che assomiglia pericolosamente e in maniera sinistra alla società moderna di uno qualsiasi dei paesi industrializzati, non necessariamente occidentali.
Un film cinico e crudele e allo stesso tempo asettico come una sala operatoria, cattivo al punto giusto e didascalico, con storie intrecciate legate fra loro da sottilissimi fili a con protagonista un’umanità disorientata e a tratti amorale, maleducata e sfrontata, rissosa e priva di orientamento.

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Altman utilizza 9 racconti e 1 poesia di Raymond Carver, lo scrittore di Clatskanie morto 23 anni addietro all’età di 50 anni e li trasforma in potenti immagini cinematografiche  usando un linguaggio crudo ed essenziale, un pò come sono le vite dei vari protagonisti del film.
L’America pre 11 settembre appare desolante, chiusa in egoismi personali, in cui i rapporti umani appaiono mediati solo dall’interesse o dall’ego dei vari soggetti, pronti ad aggredire e a plagiare le vite altrui.
Gli altri però fanno lo stesso, così alla fine guardiamo amareggiati un gatto che si morde la coda, riflettendo però su quanto siamo simili noi a quella gente che ci appariva distante anni luce.

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Si, perchè nel frattempo il film di Altman si è attualizzato, così che un italiano piuttosto che un inglese o un francese possono riconoscere buona parte dei propri difetti in una pellicola che non risparmia niente.
Il senso desolante di deja vu nella vita quotidiana si fa così pressante e per fortuna il grande regista americano si limita ad una fredda esposizione di storie e situazioni, senza accennare ad alcun biasimo morale o senza prendere posizione.
Il film dura 188 minuti, un’enormità.
Le storie che seguiamo sullo schermo, intimamente collegate fra loro si incrociano, si dividono.
I protagonisti litigano, fanno cose tremende sotto i nostri occhi; lo spettatore finisce per chiedersi se dentro di se non aleggi malignamente lo spettro evocato sullo schermo, se quel personaggio in fondo in qualche modo non gli somigli.
Dal volo degli elicotteri iniziale, quasi un Apocalipse now in versione metropolitana al terremoto finale, non potentissimo ma che sembra presagire lo spettro del temutissimo Big one, il terremoto che raderebbe al suolo buona parte dei totem della civiltà americana, è un susseguirsi di storie tragiche nella loro banalità.
Così come in fondo è banale l’esistenza dell’uomo qualunque descritta nel film, fatta di birra e sesso ma anche di malignità, rivalità e gelosie.

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La donna sposata con due figli, che lavora come voce erotica e che cambia il pannolino alla figlia mentre sussurra parole a luce rossa al telefono, sotto lo sguardo quasi assente di un marito frustrato è una delle immagini più spietate del film. E’ un “lavoro” semplice, il suo; in fondo parlare di sesso orale mentre tuo figlio segue la tv o tua figlia ti sputa in faccia l’omogeinizzato è sempre meglio che alzarsi presto per andare in fabbrica.
Cosa c’è di meglio che ripetere oscenità stando semplicemente seduta a casa o impegnata nelle faccende domestiche?
E’ questa l’America oggi di Altman.
E’ quella dei pescatori in libera uscita che mentre pescano sulle rive di un torrente rinvengono un corpo nudo di ragazza e decidono di non privarsi del divertimento, ignorandolo e continuando a pescare; “Perchè pisci nell’acqua?“, chiede uno dei pescatori, “Mi piace il rumore che fà” è la risposta di colui che scopre il cadavere della ragazza che giace poco sotto il pelo dell’acqua.
The show must go on, il divertimento deve andare avanti perchè è il personale che conta, non l’altro.
Così i pescatori sono l’emblema di un americano medio ormai narcotizzato a tal punto da considerare la morte degli altri un intralcio, una limitazione al proprio piacere.

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C’è l’americano crudele e menefreghista, rappresentato dal telegiornalista che in ospedale sta seguendo un avvenimento drammatico, la morte del figlio mentre suo padre con il quale non è più in contatto da tanti anni si disinteressa della sorte del nipote, recandosi a far visita ad un giovane nella stanza accanto, con il quale non ha nessun legame di sangue e che non ha mai visto prima: è la disgregazione della famiglia?
In un certo senso si, perchè la famiglia tradizionale ormai è un dinosauro estinto da tempo, consumato dall’egoismo personale e dalla mancanza di valori, che ormai resiste solo nel ricordo come qualcosa che c’era e non c’è più, che non richiede nemmeno il rimpianto.
America oggi è la coppia mal assortita con lui ubriacone e alcolizzato e lei cameriera, che si riavvicinano dopo un incidente durante il quale la donna travolge e uccide il figlio dei vicini.

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Tutte le storie sono legate fra loro, come dicevo all’inizio ma in realtà possono essere considerate come vite parallele di universi paralleli, distanti e destinati a non incontrasi se non per puro caso, a incrociare le vite non volutamente ma per quella causalità che è poi una delle caratteristiche specifiche della vita.
Questi i tanti pregi del film.
Che venne giustamente omaggiato alla Mostra del cinema di Venezia con il Leone d’oro.
Tuttavia un difetto di base c’è ed è grande come una casa.
Tre ore e passa di film sono davvero tante per un film che in pratica dedica oltre 20 minuti in media ad ogni singolo episodio pur inquadrabile in un quadro di fondo omogeneo; la tendenza di Altman ad essere principalmente didascalico e a basare gran parte del film sui dialoghi può ingenerare insofferenza nello spettatore.

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Generalmente film così lunghi appartengono alla tradizione dei film d’avventura o alle epopee alla Dottor Zivago o ad affreschi (grandiosi) come i film di Leone.
Altman osa l’inosabile arrivando a mostrare 180 minuti di vita vera in cui però ad un certo punto ci si smarrisce proprio per l’estenuante concatenarsi delle storie e delle vicende dei vari protagonisti; un difetto non da poco.
Quando Altman gira America oggi è reduce dal gran successo di I protagonisti, girato l’anno precedente che ottenne la Palma d’oro a Cannes; è quindi un periodo fecondo, quello del gran regista americano, reduce da anni di lavoro quasi oscuro segnato da produzioni low budget e da sperimentazioni.
Per questo film ingaggia un gruppo di attori emergenti o già affermati, inserendo anche la star Jack Lemmon; nel cast troviamo Andie MacDowell e Julianne Moore, Tim Robbins e Madeleine Stowe, Jennifer Jason Leight, Tom Waits… insomma un cast che alla fine risulta omogeneo nonostante le diverse scuole di recitazione dalla quale provengono gli attori, che si muovono all’unisono sullo sfondo asettico della città degli angeli.
A fare da collante al film, una colonna sonora classica fino al midollo.

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Si spazia (in senso letterale strettissimo,perchè la mente vola sulle note) da Bach a Dvorak con il suo cello, da Igor Stravinsky a Mark Isham; una musica che ci trasmette il senso apocalittico del film.
L’apocalisse di Altman, la rivelazione in senso letterale non è quella biblica, ma è quella metropolitana, la disperata solitudine dei gesti e delle parole, di tutti i protagonisti messi di fronte alla loro realtà quotidiana che rappresenta il passato, il presente e probabilmente anche il futuro.

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Noi sappiamo che al momento non è ancora accaduto quanto lasciato presagire da Altman; ma l’America oggi del 1993 non è l’America post 11 settembre, quella per intenderci che ha scoperto di essere vulnerabile e non più invincibile, il grande mito dell’epopea storica americana.
E’ una nazione piena di contraddizioni che si sono acuite e che Altman in qualche modo aveva presagito.
Qesto forse è il gran merito di America oggi, l’aver posto delle domande senza retorica, l’aver mostrato un mondo in crisi già vent’anni addietro.
Una crisi che è allo stesso tempo strutturale,individuale, sociale, collettiva, di sistema e di ideologia.
Tanta carne al fuoco cucinata benissimo da uno dei grandi maestri della cinematografia.

America oggi
Un film di Robert Altman. Con Anne Archer, Jack Lemmon, Madeleine Stowe, Lily Tomlin, Tim Robbins,Matthew Modine, Tom Waits, Buck Henry, Andie MacDowell, Fred Ward, Peter Gallagher, Bruce Davison, Julianne Moore, Chris Penn, Jennifer Jason Leigh, Robert Downey Jr., Frances McDormand, Lori Singer, Lyle Lovett, Huey Lewis
Titolo originale Short Cuts. Drammatico, durata 188 min. – USA 1993.

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Andie MacDowell: Ann Finnigan
Bruce Davison: Howard Finnigan
Jack Lemmon: Paul Finnigan
Julianne Moore: Marian Wyman
Matthew Modine: Dr. Ralph Wyman
Tim Robbins: Gene Shepard
Madeleine Stowe: Sherri Shepard
Anne Archer: Claire Kane
Fred Ward: Stuart Kane
Jennifer Jason Leigh: Lois Kaiser
Chris Penn: Jerry Kaiser
Lili Taylor: Honey Bush
Robert Downey Jr.: Bill Bush
Tom Waits: Earl Piggot
Lily Tomlin: Doreen Piggot
Frances McDormand: Betty Weathers
Peter Gallagher: Stormy Weathers
Annie Ross: Tess Trainer
Lori Singer: Zoe Trainer
Lyle Lovett: Andy Bitkower
Buck Henry: Gordon Johnson
Huey Lewis: Vern Miller

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Regia     Robert Altman
Sceneggiatura     Robert Altman, Frank Barhydt
Fotografia     Walt Lloyd
Montaggio     Suzy Elmiger Geraldine Peroni
Musiche     Johann Sebastian Bach Antonín Dvorák Gavin Friday Victor Herbert Mark Isham Doc Pomus Igor Stravinsky

Capolavoro di uno dei più grandi registi americani contemporanei: con questo film (cui devono molto Magnolia di Anderson e Crash di Paul Haggis), Altman conferma la sua abilità nel raccontare storie; la sceneggiatura è quasi perfetta e la durata del film (pur non indifferente) non pesa sullo spettatore grazie alle ottime performance di un grande gruppo di attori (tra i migliori del cinema americano) tra i quali spiccano Jack Lemmon e Julianne Moore.

Un capolavoro. Il graffio beffardo e amaro del grande Altman colpisce ancora con un affresco di storie meschine e disperate di una grande metropoli sull’orlo del baratro: il terremoto fisico, pronto a sancire apocalitticamente la fine di un mondo che ha perso l’orizzonte dell’etica e dell’umanità. Straordinaria la capacità di raccontare “banalmente” le micro-storie “banali” dei diversi personaggi “banali” che si intrecciano più o meno casualmente, trasformando tutto in una catastrofe antropologica. Epocale.

Tratto da un libro di racconti di Carver, un gran film corale griffato Altman che si conferma il regista più capace nel girare pellicole di questo tipo. Tante storie che si intrecciano molto bene tra loro con denominatore comune lo sguardo impietoso e pessimista nei confronti del popolo americano. La durata fiume (tre ore piene) non impedisce un ottimo controllo del materiale narrativo e dell’incastro tra i vari pezzi. Inoltre tutti gli attori del ricchissimo cast sono diretti, al solito, molto bene e fanno la loro parte.

Alcuni giorni nelle vite di abitanti di LA, fatterelli, amori, liti, drammi. Ispirato ai racconti di Raymond Carver, il film è il capostipite di un filone i cui epigoni non sono riusciti ad avvicinarsi al modello, forse proprio per la mancanza di una solida base di scrittura. La cruda prosa minimal di Carver finisce sullo schermo disegnando storie comuni che ci costringono a guardare, o almeno a sbirciare anche dentro di noi. Straziante l’episodio (quasi letteralmente preso dal racconto) della torta di compleanno. Non per tutti, ma bellissimo.

America oggi sta agli anni 90 come Nashville stava agli anni 70. Assoluto capolavoro Altmaniano, forse il suo film testamento, una summa di tutto il suo cinema. Gli elicotteri all’inizio che sovrastano Los Angeles fanno venire alla mente il Coppoliano Apocalypse now, Jennifer Jason Leigh che fa sesso telefonico mentre è affacendata in lavori domestici, un cadavere di donna che galleggia nelle fogne, Chris Penn che dà improvvisamente di matto ed esplode in una violenza feroce e inaspettata con l’arrivo del terremoto… Capolavoro.

Episodi drammatici come la perdita di un figlio, ordinari come mariti e mogli con amanti vari, surreali come una madre che alleva i propri figli mentre lavora al telefono per una hot-line: è questo il quadro bizzarro che Altman riesce a cucire insieme realizzando un film di oltre 3 ore che non pesano assolutamente. Lo spettatore si diverte a riconoscere dai piccoli curatissimi particolari le peculiarità di ogni personaggio. Un cast eccezionale mantiene alto il livello recitativo.

Ennesimo grande film per l’indiscusso Maestro del cinema corale USA. Uno sguardo approfondito, veritiero ma distaccato nelle vite di una serie di personaggi che vivono nella realtà e che vivono la vita come tutti noi, ognuno con i propri problemi, ognuno con i propri ostacoli da superare. Altman dirige l’intricata matassa splendidamente, con lo sguardo analitico e lucido di chi vuole lasciare allo spettatore la possibilità di giudizio. Ma i toni disperati e impietosi non lasciano scampo… anche ai non americani, ovvio. Egregiamente interpretato.

Uno splendido manifesto core. Le storie di nove o più famiglie si intrecciano, si collegano tra loro in un modo o nell’altro, anche solo per uno sguardo o una situazione. Uno scontro continuo che scivola in un vortice di tensione, culminante con un avvenimento/metafora finale. Ed è in questo modo che possiamo seguire le vite e le vicissitudini di alcuni personaggi dell’America anni ’90 allo sbando. Altman si “limita”, in maniera eccellente, a raccontare gli avvenimenti con grande lucidità e partecipazione, lasciando a noi la libertà di giudicare.

America oggi è un’appropriata traduzione italiana di ciò che il film vuole mostrare: una nazione quanto più malata e disastrata anche nei ceti medi (-alti). Le tre ore di durata certo non facilitano la gestione del ritmo ed infatti si notano alcuni cali sopratutto nella parte centrale, che pur non essendo gravi si fanno sentire. Comunque bilanciato è il cast, composto da molti volti noti. Ottima la regia di Altman.

Interessante sguardo realista dell’America (di ormai 20 anni fa), il film è l’intreccio di vite di molti personaggi a Los Angeles; più che altro si sofferma sui problemi delle giovani coppie, i tradimenti, le insicurezze e i rapporti genitore/figlio. Un film vero e drammatico che raccoglie qualche giorno di quotidiana vita intrecciata in un meccanismo perfetto di incontri/scontri.

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settembre 14, 2011 Posted by | Capolavori | , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Che cosa è successo tra mio padre e tua madre?

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Il ricco industriale Wendell Armbruster Jr. e Pamela Piggott stanno per intrecciare le loro vite ma ancora non lo sanno mentre convergono su Ischia ; l’uomo deve recuperare il corpo del padre  morto in un incidente d’auto e la donna deve fare lo stesso per recuperare il corpo della madre.
Mentre Miss Pamela è al corrente del legame segreto che esisteva tra sua madre e il padre di Wendell, l’uomo ignora assolutamente che l’integerrimo Wendell Armbruster senior aveva una relazione con la signora Piggott.
Wendell Armbruster senior per oltre dieci anni si era assentato da casa sua, lasciando la moglie e i figli per recarsi ad Ischia, con la scusa delle cure termali necessarie per la sua salute; qui aveva allacciato una tenera relazione d’amore con miss Piggott madre, relazione di cui erano a conoscenza un pò tutti sull’isola.
Quando Wendell junior tenta di portarsi via il cadavere del padre, inizia a scontrarsi con la burocrazia e la mentalità isolana, fatta di tempi dilatati rispetto a quelli a cui è abituato Wendell mentre miss Pamela affronta la situazione con la dovuta serenità, quasi la sua fosse una vacanza necessaria, anche perchè la donna è reduce dalla fine di una tempestosa relazione d’amore.

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Così i due finiscono per incontrarsi e Wendell, stupefatto, apprende proprio da Pamela e dal direttore dell’albergo della relazione del padre; complice una serie di disguidi con un sequestro farsesco della salma del defunto, Wendell è costretto suo malgrado a restare sull’isola dove però a poco a poco viene conquistato dalla magica e sonnolenta atmosfera locale.
Così in breve tempo il burbero e cinico uomo d’affari si trasforma in un’altra persona, complice anche l’affetto che inizia a provare per quella donna disarmante figlia dell’amante di suo padre.
Il destino ha in serbo quindi un ultimo colpo di scena.
L’isola che era stata la culla dell’amore del vecchio industriale che aveva finito per morire assieme alla donna amata assiste alla nascita di un nuovo amore quasi clandestino tra i figli dei defunti, in un segno di continuità che è anche da addebitare alla magia del posto, tanto che al momento di rimandare in patria la salma del padre, Wendell sceglierà di restituire il corpo del cameriere Bruno, ucciso da una fidanzata gelosa pur di far restare la salma del padre accanto a quella della donna che aveva amato.

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La sequenza con il bagno di Pamela raggiunta poi da Wendell

Cosa è successo tra tuo padre e mia madre? è una sontuosa commedia brillante diretta dall’indimenticabile Billy Wilder, regista di capolavori come Sabrina, Viale del tramonto, A qualcuno piace caldo , Quando la moglie e in vacanza, Prima pagina e di tanti altri film entrati ormai nella storia del cinema.
La mano del grande regista, il suo humour raffinato, la sua sottile e delicata ironia si avvertono praticamente in ogni scena del film.
E questa volta Wilder sembra anche intenerirsi e tributare un affettuoso omaggio alla popolazione, alla storia e alla cultura di un popolo (quello ischitano) che descrive quasi conoscendone a memoria i pregi e i difetti che poi sono quelli della gente italica.
Non c’è retorica nella pellicola di Wilder, ma un omaggio ironico, divertito e a tratti quasi commosso ad un modo di vivere che il regista sente più vicino a se di quanto lo sia quello americano, incarnandosi in qualche modo nell’industriale Wendell jr che alla fine sarà vinto proprio da quel modo antitetico di vivere la vita, accontentandosi di cose semplici e spontanee, a ritmi assolutamente estranei a chi viene da una civiltà frenetica, consumistica e poco attenta ai veri valori come quella americana.
Avvalendosi di un cast di attori assolutamente perfetto, Wilder porta in scena quindi una commedia leggera che scivola dall’inizio alla fine come se osservassimo il complesso meccanismo di un orologio, con tempi perfetti e con una logica stringente.

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Il regista racconta, divertito la storia di due mondi antitetici come quelli dei due protagonisti facendoli incontrare, toccare e legare alla fine in modo indissolubile: Pamela con la sua grazia, la sua allegria e il suo romanticismo coinvolgerà l’inizialmente stressato Wendell in una malia che lo avvolgerà lentamente, come la tela di un ragno , facendogli conoscere ed apprezzare le doti del posto ma non solo.

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Wendell conosce se stesso, conosce l’amore e alla fine conosce anche quel padre che venerava però come un simulacro.
Così quando arriverà l’amico di famiglia a riprendersi finalmente il corpo del defunto, Wendell capirà di aver vissuto non un’avventura senza futuro, ma un qualcosa che in fondo è solo l’inizio di una nuova vita, anche se limitato ad un breve periodo estivo.

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L’omaggio ai due defunti amanti

Assolutamente perfetti sono Jack Lemmon, che con Wilder ha esaltato le sue grandi doti d’attore nel celebre A qualcuno piace caldo e in seguito nello splendido Prima pagina e la bella ed affascinante Juliet Mills, assolutamente strepitosa nel ruolo della candida e romantica miss Pamela, una donna che attribuisce ai sentimenti un valore fondamentale, nonostante le delusioni patite fino ad allora.
Memorabile la sequenza in cui si mostra colpita dall’apprezzamento irriverente di Wendell sulle sue rotondità.
Ad aiutare Wlder ci sono anche le grandi performance di Clive Revill, l’inappuntabile direttore dell’albergo Carlo Carlucci, complice dapprima della coppia senior e poi complice anche del nascente amore tra Wendell e Pamela e un favoloso Gianfranco Barra, che interpreta il losco cameriere Bruno pronto a fotografare con una polaroid i due futuri amanti mentre fanno il bagno nudi nelle acque isolane.

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I sequestratori della salma

Piccole parti per Pippo Franco e Janet Agren, mentre le musiche gradevoli del film sono affidate a Carlo Rustichelli.
Un film commedia che si può vedere numerose volte, perchè ad ogni visione si resta incantati sia dall’abilità di Wilder sia dallo splendido scenario scelto, quello dell’isola verde di Ischia; se mi si consente un breve excursus, chi è stato nella perla del golfo di Napoli sa di quale magia parli il regista attraverso immagini che esaltano un paesaggio unico.
All’ombra dei grandi ficus o sulla spiaggia di Maronti, ai giardini Poseidon o a Casamicciola, lungo la passeggiata dal porto al castello Aragonese, Ischia mostra quell’incanto che finirà per addolcire e trasformare anche un uomo d’affari cinico e scafato come Wendell.

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Mister Wendell ha trovato l’amore

La stessa magia che mi ha colpito quelle volte che ci sono stato e che ti lascia dentro tanta nostalgia.
Che cosa è successo tra mio padre e tua madre? un film di Billy Wilder. Con Jack Lemmon, Juliet Mills, Pippo Franco, Gianfranco Barra,Edward Andrews, Clive Revill, Franco Acampora, Sergio Bruni, Janet Agren, Franco Angrisano, Giacomo Rizzo, Yanti Somer, Lino Coletta Titolo originale Avanti!. Commedia,  durata 144 min. – USA 1972.

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Che cosa è successo tra tuo padre e mia madre banner personaggi

Jack Lemmon: Wendell Armbruster Jr.
Juliet Mills: Pamela Piggott
Clive Revill: Carlo Carlucci
Edward Andrews: J.J. Blodgett
Gianfranco Barra: Bruno
Pippo Franco: Mattarazzo
Janet Agren: Infermiera
Franco Angrisano: Arnoldo Trotta
Aldo Rendine: Rossi
Franco Acampora: Armando Trotta
Giselda Castrini    :Anna
Raffaele Mottola    : Addetto all’ufficio passaporti
Lino Coletta: Cipriani
Harry Ray:     Dr. Fleischmann
Guidarino Guidi    :Maitre D’Hotel
Giacomo Rizzo    :Barman
Antonino Faa Di Bruno:    Concierge

Che cosa è successo tra tuo padre e mia madre banner cast

Regia     Billy Wilder
Soggetto     Samuel A. Taylor
Sceneggiatura     I.A.L. Diamond
Fotografia     Luigi Kuveiller
Montaggio     Ralph E. Winters
Musiche     Carlo Rustichelli
Responsabile casting  Isa Bartalini
Aiuto regista  Rinaldo Ricci

Le recensioni appartengono al sito http://www.davinotti.com

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Semplicemente adorabile in un’Italia il cui colore sottolinea il progressivo distacco dai doveri di due persone che devono lasciare le briglie, uno troppo perso negli affari, una troppo costretta dai complessi, sino all’accettazione che la felicità sta nel concedersi. In mezzo la morte di due adulteri, i genitori, che morirono felici. Acido invito alla trasgressione mascherato da spaghettata alla scogliera con un Sergio Bruni che sul set si rivelò ben più pignolo di Wilder. Cameo esilarante di Franco, l’unico ruolo decente della sua carriera.

Meravigliosa piccola grande commedia crepuscolare di un Wilder che non perse mai il vizio di pungere. Già dalla prima scena muta nell’aereo si capisce dove si va a parare: contro tutti i moralismi. Lemmon che a tratti ricorda Sordi in Africa alla ricerca di suo cognato (Riusciranno i nostri eroi… girato 4 anni prima) e come lui alla fine scopre che la civiltà con tutti i suoi cliché non è poi così civile e desiderabile. Deliziosa e burrosa Juliet Mills, ottimi comprimari con un grande Pippo Franco su tutti.

Strepitosa commedia firmata dal Maestro Wilder, ambientata in Italia (Ischia per la precisione) e interpretata da un immenso Jack Lemmon, impegnato nel tentativo di riportare in patria la salma del paparino deceduto in circostanze un po’ particolari. Anche il resto del cast è all’altezza, a partire dalla Mills e dal formidabile Clive Revill, fino alla nutrita schiera di caratteristi italiani reclutati per l’occasione. Non ci si accorge nemmeno che dura più di due ore.

Film molto divertente quanto poco considerato dalla critica, questa commedia di Billy Wilder è invece una delle sue opere migliori. L’ambientazione italiana (ad Ischia) consente agli autori e al regista di realizzare una pungente satira del moralismo americano e contemporaneamente dei costumi e delle abitudini del nostro paese. Un’ottima coppia di protagonisti (Lemmon e la Mills) più alcune apparizioni di attori italiani (tra i quali Pippo Franco).

Nevrotico industriale americano è a Ischia per recuperare la salma del padre, morto in motoscafo. Scopre però che col defunto c’era una inglese, la cui esuberante figliola è ugualmente a Ischia… Trasferta italiana del grande Wilder, che recluta per l’occasione uno stuolo di caratteristi della nostra commediaccia. Malgrado qualche scivolata (voluta?) nel bozzettismo, un film esilarante, di gran ritmo, sorretto da un Lemmon letteralmente superlativo. Da riscoprire. Titolo in italiano già nell’originale, ma tant’è…

Due americani si ritrovano in Italia per riportare in patria le salme dei rispettivi genitori che scoprono essere stati amanti. Graziosa commedia esotica (nel senso che l’Italia è molto esotica per gli americani) con storia sentimentale su un ironico sfondo macabro. L’idea è buona, ma se già sarebbe stato sufficiente un corto per svilupparla, figuriamoci quanto possa essere esagerata la diluizione su oltre due ore, che quindi alla fine rischiano di essere ripetitive. La regia di Wilder riesce comunque a trovare quasi sempre il ritmo giusto.

Uomo d’affari americano ad Ischia per recuperare il corpo del padre scopre che lo stesso si recava da decenni sull’isola una volta all’anno non per scopo curativo ma per una parentesi d’amore con una signora inglese. Dato che la donna, morta anch’essa nell’incidente, ha una prosperosa figliola… Commedia garbata (ma con morale felicemente trasgressiva) in cui si prendono in giro il puritanesimo americano e certi noti “vizi” italiaci, con qualche caduta nel luogo comune. Lemmon e Mills in gran forma, attorniati da bravi caratteristi.

Wilder si conferma grande direttore di commedie anche con questo “Che cosa è successo tra mio padre e tua madre?” che, pur non rientrando nelle sue opere migliori, sa divertire con gusto e con un ritmo elevatissimo. Alla riuscita del film collabora in maniera poderosa Jack Lemmon autore di una prova notevole. Da segnalare che l’intera vicenda si svolge ad Ischia, valore aggiunto a questo film.

 

maggio 16, 2011 Posted by | Commedia | , , , , , , | 2 commenti