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Le meteore del cinema sexy (Prima parte)

Il termine meteora è diventato d’uso comune per indicare un personaggio che ha avuto un brevissimo momento di celebrità in un ristretto lasso di tempo; in questo caso lo utilizzerò per identificare alcune attrici che hanno avuto un momento di effimera fama (spesso nemmeno quella) in campo cinematografico, nel periodo di massimo fulgore del cinema italiano, quello che generalmente viene identificato temporalmente nel periodo che va dal 1966 al 1976.
Dopo la seconda metà degli anni sessanta il cinema diventa in assoluto la forma di svago preferita dagli italiani e questo porta ad una autentica esplosione di produzioni cinematografiche, cosa che porterà sugli schermi una pletora di belle ragazze chiamate principalmente in produzioni di secondo piano o appartenenti a filoni cinematografici specifici, come i decamerotici, la commedia sexy ecc.
Accanto alle attrici che riuscirono a ritagliarsi un proprio spazio e una certa visibilità, interpretando non solo film destinati ad un breve successo si mossero quindi tante ragazze in cerca di fama e fortuna, che vedevano il cinema come la via più breve e remunerativa per ottenere visibilità.

Daniela Doria in Quella villa accanto al cimitero

In tempi nemmeno tanto recenti la stessa cosa si è verificata in ambito televisivo, con il fenomeno delle vallette di trasmissioni tv che oggi vengono etichettate come “veline”, termine mutuato dalla fortunata e longeva trasmissione tv Striscia la notizia, che con Drive in ha lanciato il fenomeno (per certi versi triste e degradante) della bellezza di turno utilizzata solo in virtù del possesso di particolari anatomici appetiti dal pubblico maschile.
In effetti non c’è molta differenza fra le attricette e mini starlette del cinema sexy e le ragazzotte chiamate spregiativamente letterine o veline: tutte hanno in comune un percorso fatto di audizioni in cui contava davvero poco la preparazione e molto più l’avvenenza fisica e la bellezza.

La Doria in Lo squartatore di New York

La differenza è concentrata tutta sul mezzo utilizzato per diventare famose; ieri il cinema e molto marginalmente la tv, oggi a ruoli invertiti ovvero molto marginalmente il cinema (entrato in una crisi sempre più pericolosa) e in maniera preponderante la tv.
Una ragazza che, a metà anni sessanta, voleva farsi spazio e avere una certa notorietà aveva sicuramente molte più difficoltà da affrontare in paragone alla sua coetanea dei tempi d’oggi: per affermarsi, per avere visibilità c’erano davvero pochi mezzi, ovvero qualche concorso da miss, un contratto pubblicitario come modella e poco altro.
Il cinema era quindi un punto d’arrivo, quello che garantiva il massimo della visibilità e un ritorno importante anche in termini meramente economici, alla luce sopratutto dell’enorme mole di produzioni che vennero allestite nell’arco di almeno una dozzina di anni.
La stragrande maggioranza di queste “meteore” ebbe vita cinematografica piuttosto breve; furno davvero poche quelle che riuscirono ad emergere e ad avere una lusinghiera carriera cinematografica, come la Fenech, la Guida e altre che riuscirono a interpretare ruoli in film di una certa rilevanza oppure che si ritagliarono una carriera che in alcuni casi andò oltre la fine dell’età dell’oro del cinema.
Poichè queste meteore sono davvero un numero rilevante, parlerò solo di quelle che hanno interpretato qualche film divenuto più o meno famoso, citando attrici che per svariati motivi hanno poi abbandonato il cinema.

Daniela Doria in Le seminariste

Ancora una volta va detto che di loro purtroppo non si è saputo più nulla, salvo quando alcune hanno fatto parlare di se tramite le cronache e spesso per motivi tristi.
E’ il caso di Patrizia Viotti, romana nata nel 1950 e divenuta famosa più che per le sue interpretazioni cinematografiche per la storia d’amore con il cantante Mal finita malamente dalle cronache rosa alle aule di un tribunale, in seguito per la triste vicenda legata al suo arresto per detenzione di droga e infine alla sua morte avvenuta nel 1994 ad appena 44 anni.

Patrizia Viotti in La morte scende leggera

Sette i film interpretati dalla Viotti fra il 1971 e il 1974, che vanno da quello d’esordio, Erika di Filippo Walter Ratti allo sconosciutissimo Charlys Nichten di Boos del 1974. In mezzo B movies come La notte dei dannati, La morte scende leggera, il più conosciuto Alla ricerca del piacere e i decamerotici Canterbury proibito e Beffe, licenze et amori del Decamerone segreto.
Bella anche se non appariscente, fisicamente minuta ma ben proporzionata, della Viotti non possono essere citate particolari doti interpretative vista la scarsa consistenza dei suoi ruoli, ma ancora oggi è ricordata con nostalgia da alcuni fans, forse più affascinati dalla sua turbolenta vita fuori dal set che dalle doti messe in mostra in ambito cinematografico.
Sicuramente più consistente la carriera di Daniela Doria, che ha interpretato 9 film nel periodo che va dal 1976 al 1982; alcune partecipazioni a buoni film sono il suo biglietto da visita, avendo l’attrice partecipato a Avere vent’anni di Fernando Di Leo e a Black Cat (Gatto nero) di Lucio Fulci, nel quale interpreta la ragazza uccisa mentre è intenta ad amoreggiare con il suo ragazzo. Brevi parti anche in Le seminariste (accanto alla soubrette Paola Tedesco),

Daniela Doria in Il ginecologo della mutua

La Doria in Black cat-Gatto nero

in Classe mista (accanto alle più famose Dagmar Lassander e Femi Benussi) e infine nei due ultimi film interpretati, ovvero Quella villa accanto al cimitero in cui è la prima vittima del dottor Freudstein e in Lo squartatore di New York, entrambi di Lucio Fulci. Altri film interpretati dalla Doria sono Il ginecologo della mutua, Paura nella città dei morti viventi e I camionisti. Dotata di una buona espressività recitativa, la Doria ha avuto la sfortuna di essere entrata nel mondo del cinema nel periodo in cui lo stesso iniziava la sua lunga parabola declinante.
Bella bionda e affascinante: Silvana Venturelli, nove film all’attivo, è stata una delle attrici più sottovalutate del cinema di genere. Dotata di personalità magnetica e di indubbio carisma,

La Venturelli in Camille 2000

Silvana Venturelli in Erotika esotika psicotika

la Venturelli ha avuto il suo momento di gloria nel 1970 quando ha interpretato due film di buon livello come Camille 2000 e Esotika Erotika Psicotika entrambi diretti da Radley Metzger. In Camille 2000, rifacimento in chiave ermetica della storia della dama delle camelie e sopratutto nel tenebroso e a tratti incomprensibile The lickerish quartet

Annik Borel in Week end with the babysitter

La Borel in La lupa mannara

tradotto in maniera miserabile con il titolo di Esotika Erotika Psicotika la Venturelli è una presenza forte ed affascinante. Anche lei, subito dopo aver interpretato Veruschka (poesia di una donna) di Franco Rubartelli accanto alla modella Veruschka von Lehndorff scomparve nel nulla, per motivi assolutamente incomprensibili viste le sue buone doti recitative.

Mora e sexy, Paola Morra ha interpretato 8 film e ha avuto una breve parte nello sceneggiato tv Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. Romana, nata nel 1959, ha esordito nel cinema molto tardi nel film Le porno relazioni ,

Paola Morra in Suor omicidi

sciagurata traduzione italiana di Silvia ama a Raquel, film diretto dallo spagnolo Diego Santillán. Il suo film più famoso è il thriller Suor omicidi di Giulio Berruti, interpretato accanto a Anita Ekberg e nel quale ha un ruolo da protagonista, quello di sorella Mathieu, una serial killer soprannominata proprio suor omicidi. Di rilievo la partecipazione al bel film di Mimmo Rafele Ammazzare il tempo, in cui divide il ruolo da protagonista con Stefania Casini.

Paola Morra in L’insegnante balla con tutte la classe

Paola Morra in Ammazzare il tempo

Discrete le sue apparizioni in Interno di un convento di Borowczick e in L’insegnante balla… con tutta la classe. Inutile dire che anche della Morra si sono perse completamente le tracce.
Nel 1976 il regista Rino Di Silvestro dirige La lupa mannara, un horror con protagonista una giovane attrice francese: si tratta di Annik Borel, nata a Besançon nel 1948. Non è un’esordiente, perchè è già comparsa in alcuni film però poco conosciuti in Italia. La parte interpretata, quella di Daniela Neseri una giovane donna perseguitata da sogni in cui si identifica con una lupa mannara è di quelle da ricordare, pur nel ristretto ambito dei B movie. La Borel è molto espressiva, tuttavia nonostante il discreto successo del film da allora in poi sarà chiamata a lavorare solo in altre due pellicole poco fortunate, Nel mirino di Black Aphrodite e I grossi bestioni.
Un’autentica meteora, anche se solo cinematograficamente è Marina Coffa, bellissima e famosa attrice di fotoromanzi Lancio prestata al cinema in tre occasioni più un’apparizione nello sceneggiato tv La famiglia Benvenuti.

Marina Coffa in Paranoia

Tre film interpretati, dicevo, il primo dei quali è L’amica di Alberto Lattuada nel quale la bellissima attrice romana interpreta Giovanna, amica/rivale della protagonista Lisa Marchesi, nei cui panni c’era l’affascinante Lisa Gastoni. Ben più importante il ruolo di Susan in Paranoia di Lenzi, nel quale la Coffa verrà smascherata proprio sui titoli di coda del film. Ultima sua apparizione in Il suo nome è qualcuno, di Denys McCoy.

Marina Coffa in L’amica

La Coffa, dopo la breve parentesi cinematografica tornò ai fotoromanzi prima di ritirarsi a vita privata. E’ scomparsa l’anno scorso a soli 60 anni, lasciando il ricordo di una professionista seria e bellissima, poco sfruttata per le doti che possedeva.

 

Patrizia Viotti

1974 Charlys Nichten
1972 Beffe, licenze et amori del Decamerone segreto
1972 Alla ricerca del piacere
1972 Canterbury proibito
1972 La morte scende leggera
1971 La notte dei dannati
1971 Erika

Daniela Doria

1982 Lo squartatore di New York
1982 I camionisti
1981 Quella villa accanto al cimitero
1981 Black Cat (Gatto nero)
1980 Paura nella città dei morti viventi
1978 Avere vent’anni
1977 Il ginecologo della mutua
1976 Le seminariste
1976 Classe mista

Silvana Venturelli

1971 Veruschka
1970 Esotika Erotika Psicotika
1969 Camille 2000
1969 L’assassino fantasma
1969 Il magnaccio
1969 L’alibi
1968 Barbarella
1968 Il figlio di Aquila Nera
1968 Vivo per la tua morte

Paola Morra 

1983 Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (TV mini-serie)
1979 Suor Omicidi
1979 L’insegnante balla… con tutta la classe
1979 Ammazzare il tempo
1978 Interno di un convento
1978 Isola meccanica
1978 As Filhas do Fogo
1978 Le porno relazioni

Annik Borel

1978 I grossi bestioni
1977 Nel mirino di Black Aphrodite
1976 La lupa mannara
1974 The Last Porno Flick
1974 É tempo di uccidere detective Treck
1974 Sulle strade della California (TV series)
1972 Prison Girls
1972 Blood Orgy of the She-Devils
1971 La strana coppia (TV series)
1970 Weekend with the Babysitter

Marina Coffa

1971 Il suo nome è qualcuno
1970 Paranoia
1969 L’amica
1968 La famiglia Benvenuti (TV serie)

ottobre 7, 2012 Pubblicato da: | Miscellanea | | Lascia un commento

1974, un anno di cinema

Siamo nel 1974, un’altra annata decisamente eccezionale per il cinema anche se i primi segnali di crisi ci sono, ma non preoccupano più di tanto i produttori che continuano a investire in una marea di prodotti che raggiungeranno le sale in un anno che si concluderà in modo lusinghiero.
L’Oscar per il miglior film va a La stangata, di George Roy Hill che batte sul filo del rasoio lo splendido American Graffiti; Hill vince anche come migliore regista mentre il miglior attore protagonista è Jack Lemmon per Salvate la tigre. In campo femminile vince Glenda Jackson per Un tocco di classe mentre il miglior film straniero è lo stupendo Effetto notte (La nuit américaine), regia di François Truffaut.
A Cannes sbanca La conversazione (The Conversation), regia di Francis Ford Coppola mentre Pasolini vince il Grand Prix Speciale della Giuria con Il fiore delle Mille e una notte che chiude la trilogia composta da Il Decameron e da I racconti di Canterbury.

Momo e la Antonelli in Peccato veniale

Il film italiano più visto (ed anche quello più visto in assoluto) è Altrimenti ci arrabbiamo, di Marcello Fondato con protagonisti il duo Spencer-Hill; il film che vede i due amici battersi per vendicare la distruzione della loro Dune buggy realizza un incasso di oltre 6 miliardi al botteghino e conferma la validità dell’inseparabile coppia sullo schermo.
Dagli Usa arriva un film che diverrà leggenda, travagante e stralunato, dalla comicità a tratti demenziale ma assolutamente irresistibile: è Frankenstein Junior, diretto da Mel Brooks, che vede Gene Wilder interpretare Frederick Frankenstein (discendente del famose barone), suo malgrado costretto a ripercorrerere la strada dell’illustre antenato.
L’Italia risponde con Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, diretto da Lina Wertmuller, storia stravagante di un’impossibile coppia che si crea e si disfa in seguito al naufragio della barca sulla quale viaggiavano. La storia della ricca e snob milanese e del marinaio siciliano comunista e arrabbiato diverte il pubblico e il film diventa un successo grazie anche alle interpretazioni di Mariangela Melato e Giancarlo Giannini.

La conversazione

Un altro straordinario successo mondiale è Il padrino – Parte II regia di Francis Ford Coppola, seguito del fortunato primo episodio della saga della famiglia Corleone. Nel 1974 arriva sugli schermi Profumo di donna di Dino Risi, uno splendido spaccato sulla solitudine umana che vede tre grandi protagonisti tra gli interpreti, ovvero Vittorio Gassman, Agostina Belli e lo sfortunato Alessandro Momo così come arriva sugli schermi un prodotto low budget di un giovane regista, Tobe Hooper, destinato a diventare non solo un cult ma un apripista per una valanga di prodotti clone :Non aprite quella porta.
La storia della famiglia di macellai che sterminerà un gruppo di persone prima di essere fermati dall’unico superstite della loro follia.

Una calibro 20 per lo specialista

Travolti da un insolito destino…

Grande successo anche per Sidney Lumet che propone Assassinio sull’Orient Express, tratto da un romanzo di Agatha Christie con protagonista il detective dalla testa ad uovo, Hercule Poirot. Il film, molto ben diretto, si avvale di un cast stellare nel quale compaiono Sean Connery, Jacqueline Bisset, Lauren Bacall, Anthony Perkins, Albert Finney, Ingrid Bergman, Richard Widmark, Jean-Pierre Cassel, Martin Balsam,Vanessa Redgrave e Michael York.
Ma il film probabilmente più importante dell’anno, uno dei più belli della storia del cinema lo propone Roman Polanski; si tratta di Chinatown, ispirato ai romanzi di Raymond Chandler e interpretato da tre grandi artisti, ovvero Jack Nicholson, Faye Dunaway e John Houston. La sceneggiatura Robert Towne tesa e vibrante, la storia nera che più nera non si può, l’intrigo fatto di incesto e prepotenza si fondono mirabilmente in un film che farà storia.
Liliana Cavani presenta un film difficile, duro, che suscita polemiche a non finire e che diverrà bersaglio della censura: si tratta di Il portiere di notte, storia drammatica dell’incontro dopo 12 anni dalla fine della guerra della moglie ebrea d’un direttore d’orchestra con il suo ex aguzzino delle SS con il quale riprenderà la tragica relazione sado masochistica che li aveva legati.
Vanno citati, per il loro successo di pubblico e ovviamente di cassetta, due blockbuster della stagione; il primo è L’inferno di cristallo di John Guillermin, film del filone catastrofico che narra le drammatiche vicende seguite all’incendio di un palazzo di 140 piani e all’evacuazione dei presenti. Nel cast figurano stelle hollywoodiane come William Holden, Fred Astaire, Faye Dunaway, Paul Newman, Steve McQueen, Jennifer Jones, Robert Vaughn e Robert Wagner mentre il secondo è Il grande Gatsby, di Jack Clayton, preso di sana pianta dal romanzo omonimo di Francis Scott Fitzgerald che narra le vicende di un giovane divenuto miliardario e che tenterà invano di riconquistare la fidanzata, che non ha voluto aspettarlo mentre era in guerra.

Ornella Muti in Romanzo popolare di Comencini

La Belli e Gassman in Profumo di donna

Il film italiano più importante è C’eravamo tanto amati, di Ettore Scola, straordinario affresco di un paese visto attraverso decenni di storia con lo sguardo e le vicende tristi e melanconiche, felici e spensierate di un gruppo di amici che la vita avvicinerà e dividerà irreparabilmente.
Gassman e la Sandrelli, Satta Flores e Manfredi, la Ralli e gli altri protagonisti del film rendono lo stesso un capolavoro indimenticabile, che anni dopo avrà un eponimo in La meglio gioventù, altro eccellente affresco della storia d’Italia, storia d’amore e amicizia, di vite che si fonderanno in un affresco anche qui assolutamente indimenticabile.
Ancora grande cinema, nel 1974, rappresentato per esempio dal citato vincitore di Cannes, La conversazione di Coppola, storia di un intercettatore che scoprirà di essere colpevole, vittima e complice in un gioco più grande di lui e che in qualche modo ripercorre la vicenda del Watergate. e dall’ultimo film del maestro Bunuel che propone Il fantasma della libertà che resterà l’ultima sua fatica cinematografica, l’apoteosi di un grandissimo che ha scritto la storia del cinema.

Il portiere di notte

Da segnalare ancora Il fantasma del palcoscenico, di Brian De Palma e Prima pagina di Billy Wilder con protagonisti assoluti Jack Lemmon, David Wayne, Susan Sarandon mentre tra i prodotti italiani vanno citati Romanzo popolare di Mario Monicelli, che racconta dell’unione impossibile tra un maturo operaio settentrionale e la sua giovane sposa meridionale, che si innamorerà di un poliziotto, costringendo l’operaio a cacciarla salvo farsi vivo anni dopo quando, anziano, si renderà conto che la giovane moglie gli manca.
Il film di Monicelli conferma la bravura (e la bellezza) di Ornella Muti mentre Peccato veniale di Samperi ripropone il duo Laura Antonelli-Alessandro Momo; il film, brutto e noioso, si rivela un fiasco mentre un lusinghiero successo lo riscuote il film drammatico ispirato alle vicende di Mussolini diretto da Carlo Lizzani Mussolini ultimo atto interpretato da un ottimo Rod Steiger e da una bravissima Lisa Gastoni.

Il Padrino parte II

Il grande Gatsby

Gran film è Cani arrabbiati del maestro Mario Bava, un film duro, crudele e sporco come i suoi protagonisti, nessuno escluso compreso l’uomo che tutti immaginano vittima dei banditi in fuga su un auto, così come ottimo film è L’enigma di Kaspar Hauser di Werner Herzog, che racconta la storia vera di un ragazzo spuntato dal nulla e che finirà male creando un enigma storico che resiste ancora oggi.
Michael Winner porta sugli schermi la figura di un giustiziere metropolitano a cui hanno ucciso la moglie e violentato la figlia; il film è Il giustiziere della notte, molto violento, che avrà un successo mondiale scatenando ancora una volta polemiche sulla facilità con cui lo schermo esalta la figura del cittadino che si fa vendetta da solo.
Buoni risultati anche per Michael Cimino e il suo Una calibro 20 per lo specialista, con protagonisti Jeff Bridges e Clint Eastwood mentre il maestro Antonioni presenta Gruppo di famiglia in un interno, storia drammatica di un professore e di alcuni suoi giovani coinquilini che rischiano di turbare il suo faticosamente raggiunto equilibrio.
Lo 007 dell’anno è L’uomo dalla pistola d’oro, diretto da Guy Hamilton interpretato da Roger Moore; è un film tra i meno riusciti della storia dell’agente segreto creato da Fleming, mentre di ben altro livello è Lancillotto e Ginevra di Robert Bresson, classica vicenda ispirata alle gesta di Artù vista però in un’ottica assolutamente particolare.
Segnalo tra i film “minori” dell’anno La nipote, di Nello Rossati con la bellissima Orchidea De Santis, l’ottimo

Il giustiziere della notte

Il fantasma della libertà

L’anticristo di De Martino con protagonista una bravissima Carla Gravina, Fatti di gente perbene di Mauro Bolognini, Mio Dio, come sono caduta in basso! di Comencini portagonista ancora una volta Laura Antonelli, Finché c’è guerra c’è speranza, commedia di discreto livello di Alberto Sordi, generalmente poco a suo agio dietro la macchina da presa, Porgi l’altra guancia di Franco Rossi ancora con il duo Terence Hill e Bud Spencer.

Un altro kolossal di grande successo è Airport 75, che diviene uno dei cinepanettoni hollywoodiani riproposto praticamente ogni anno, mentre vorrei segnalare uno dei migliori film della stagione, Lenny di Bob Fosse basato sulla storia vera di Lenny Bruce, il dissacrante comico americano qui interpretato benissimo da Dustin Hoffman.
Ancora: il discreto Milano odia: la polizia non può sparare di Lenzi, il discontinuo Non toccare la donna bianca di Marco Ferreri,l’altro kolossal hollywoodiano Terremoto e il capolavoro di Louis Malle, Nome e cognome:Lacombe Lucien la cui recensione potete leggere sul mio blog.
Scorrendo quà e là i titoli dell’anno, segnalerei ancora Per amare Ofelia di Flavio Mogherini mentre sottotono è Pasquale Festa Campanile con il modestissimo La sculacciata, il discreto Dracula cerca sangue di vergine… e morì di sete!!! di Margeriti e l’ottimo Voglio la testa di Garcia di Peckinpah.

Il fantasma del palcoscenico 

Frankenstein Junior

Chiudono l’annata film come La cugina di Aldo Lado, Le farò da padre di Lattuada, La svergognata di Biagetti, Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno di Salce, Il trafficone di Corbucci, Non si deve profanare il sonno dei morti di Grau.

La nipote

Come abbiamo visto, un’annata di ottimo livello, la penultima come qualità dei film in rapporto alla quantità degli stessi; l’anno successivo, il 1975, sarà l’ultimo anno del boom cinematografico prima della grande crisi che travolgerà principalmente il cinema italiano.
Dall’Europa, dagli usa e dal resto del mondo arriveranno altri capolavori ma il cinema italiano entrerà in una crisi dalla quale non si riprenderà più se non con singoli episodi e con film realizzati da grandi registi.

 

C’eravamo tanto amati

Cani arrabbiati

Assassinio sull’Orient express

Altrimenti ci arrabbiamo

Alla mia cara mamma…

Non aprite quella porta

Rod Steiger in Mussolini, ultimo atto

L’inferno di cristallo

Voglio la testa di Garcia

Lancillotto e Ginevra

La svergognata

Il trafficone

Miglior film : La stangata (The Sting), regia di George Roy Hill
Miglior regia: George Roy Hill – La stangata (The Sting)
Miglior attore protagonista: Jack Lemmon – Salvate la tigre (Save the Tiger)
Migliore attrice protagonista:Glenda Jackson – Un tocco di classe (A Touch of Class)
Miglior attore non protagonista: John Houseman – The Paper Chase
Migliore attrice non protagonista:Tatum O’Neal – Paper Moon – Luna di carta (Paper Moon)
Miglior sceneggiatura originale: David S. Ward – La stangata (The Sting)
Miglior sceneggiatura non originale: William Peter Blatty – L’esorcista (The Exorcist)
Miglior film straniero:Effetto notte (La nuit américaine), regia di François Truffaut (Francia)
Miglior fotografia:Sven Nykvist – Sussurri e grida (Viskningar och rop)
Miglior montaggio:William Reynolds – La stangata (The Sting)

Grand Prix: La conversazione (The Conversation), regia di Francis Ford Coppola (USA)
Grand Prix Speciale della Giuria: Il fiore delle Mille e una notte, regia di Pier Paolo Pasolini (Italia/Francia)
Premio della giuria: La cugina Angelica , regia di Carlos Saura (Spagna)
Prix d’interprétation féminine: Marie-José Nat – I violini del ballo , regia di Michel Drach (Francia)
Prix d’interprétation masculine: Jack Nicholson – L’ultima corvè , regia di Hal Ashby (USA)
Prix du scénario: Hal Barwood, Matthew Robbins e Steven Spielberg – Sugarland Express regia di Steven Spielberg (USA)
Grand Prix tecnico: La perdizione (Mahler), regia di Ken Russell (Gran Bretagna)
Premio FIPRESCI: La paura mangia l’anima regia di Rainer Werner Fassbinder (Germania)
Premio della giuria ecumenica: La paura mangia l’anima regia di Rainer Werner Fassbinder (Germania)

Soldi ad ogni costo (The Apprenticeship of Duddy Kravitz) Ted Kotcheff

Migliore film Amarcord, regia di Federico Fellini (ex aequo)
Pane e cioccolata, regia di Franco Brusati (ex aequo)
Miglior regista Federico Fellini – Amarcord
Migliore attrice protagonista Sophia Loren – Il viaggio,Monica Vitti – Polvere di stelle
Migliore attore protagonista Nino Manfredi – Pane e cioccolata
Miglior regista straniero Ingmar Bergman – Sussurri e grida
Migliore attrice straniera Barbra Streisand – Come eravamo (The Way We Were) (ex aequo)
Tatum O’Neal – Paper Moon – Luna di carta (Paper Moon) (ex aequo)
Migliore attore straniero Robert Redford – La stangata (The Sting) (ex aequo)
Al Pacino – Serpico (Serpico) (ex aequo)
Miglior film straniero Jesus Christ Superstar (Jesus Christ Superstar), regia di Norman Jewison

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settembre 24, 2012 Pubblicato da: | Miscellanea | | Lascia un commento

Cinema: appunti e ricordi (Parte seconda)

Scrivere su un blog che parla di cinema significa, personalmente, trasmettere la passione per una forma d’arte che si è imparato a conoscere ed amare da molto più tempo che la memoria ricordi.
Significa anche che non avendo vincoli editoriali o laccetti di nessun genere, visto che un blog non ha nessun padrone ed è la forma di manifestazione del pensiero più libera in assoluto, significa dicevo potersi prendere d’autorità il lusso di non parlare per una volta del tale film o della tale biografia, ma abbandonarsi ai ricordi.
Con la speranza che a qualcuno la cosa interessi e che non abbandoni dopo due righe quello che colui che scrive cerca di raccontare.
Certo succederà, forse in maniera anche vistosa.
Ma oggi questo blog conta su una frequenza di visitatori superiore alle 4500 unità.
Il che può significare che a qualcuno piace anche scartabellare tra gli aneddoti, le storie e gli avvenimenti di un periodo più o meno remoto; ed è proprio a questa fascia di lettori che mi rivolgo usando la parola scritta per far riemergere dai miei ricordi fatti, aneddoti e storie di cinema appartenenti ad un passato che ai più non dirà nulla perchè non c’erano e ai meno porterà invece alla mente storie vissute nell’infanzia e nell’adolescenza accanto alla musa cinema, che per tanti anni è stato lo svago primario di diverse generazioni.

Nel precedente post riguardante il cinema e i ricordi accennavo alla fatidica data dell’anno di grazia 1970 come anno fondamentale per il consolidamento della mia passione per il cinema.
L’occasione mi si presentò quando, finito il primo anno delle superiori, per guadagnarmi due lire (per l’esattezza mille e cinquecento al giorno) accettai di lavorare per un’agenzia di distribuzione cinematografica con l’inquietante qualifica di “verificatore di pellicole”.
In realtà si trattava di un lavoro estremamente semplice, che consisteva nel fare passare una bobina (pizza) sotto le dita attraverso un apparecchietto molto semplice che era composto da due piatti paralleli su cui si appoggiava da un lato la bobina intera e dall’altro l’inizio della pellicola.

La sempre bellissima Silvia Dionisio in Il marito in collegio

Nino Manfredi e Delia Boccardo nell’ottimo Per grazia ricevuta

Prima di andare oltre va detto che un film era composto generalmente da 5 o 6 bobine, che l’operatore cinematografico montava su due ruore che inseriva poi nel proiettore (i famosi due tempi); ovviamente c’erano casi sporadici in cui il film durava tre ore o anche oltre (come Waterloo, Ben Hur, I 10 comandamenti) e che avevano un numero di bobine superiori e che dividevano il film in tre tempi.
Tutto questo può apparire una specie di deja vu qualora si sia visto lo splendido Nuovo cinema Paradiso, in cui appare chiara la dinamica della proiezione di un film, dalla fase di montaggio fino alla parola fine.
Come dicevo prima, la pellicola scorreva così tra le dita e se il film era in condizioni passabili molto difficilmente si agiva sui fotogrammi e il lavoro consisteva principalmente nel sistemare con del comunissimo scotch i denti della pellicola, scotch poi bucato da un geniale apparecchietto che tagliava eventualmente il fotogramma rovinato e risistemava i fori della pellicola.

Orchidea De Santis nell’introvabile Nel labirinto del sesso

Ma le cose non erano quasi mai così semplici; l’agenzia nella quale lavoravo aveva una gran quantità di film di visione successiva e che quindi necessitavano di riparazioni continue.Spesso alcune parti di pellicola erano così malridotte da necessitare di tagli di pellicola più o meno robusti.

Gabriella Giorgelli nel decamerotico Novelle licenziose

Alle volte i tagli si ripetevano in maniera così massiccia che nelle visioni parrocchiali arrivavano pellicole che dalla durata originale di un’ora e trenta a mala pena superavano l’ora con conseguenze facilmente immaginabili.
Accanto alle pellicole tradizionali c’erano i cosidetti provini, chiamati anche presentazioni; in pratica erano dei “prossimamente” spesso falsi come Giuda, in quanto anticipavano la pellicola e sfuggivano alle maglie della censura presentando scene che poi spesso non comparivano nel film.

Un grande successo del decennio settanta: Mimi Metallurgico, con Giannini e la Melato

Grazie a questo lavoro, che era anche abbastanza noioso e ripetitivo, disponevo di una tessera Agis che mi permetteva di entrare in tutti i cinema e non solo; potevo vedere anche i film vietati ai minori, grazie anche alla mia statura (1metro e 75 a 15 anni), cosa che mi ha permesso di vedere film come Arancia meccanica, La montagna sacra o Ultimo tango a Parigi.
La conseguenza pratica è stata una overdose di film, visto che andavo a cinema una sera si e l’altra pure, tanto da esaurire le prime e le seconde visioni e dovermi accontentare alle volte di visioni successive.

Un grande film anti militarista: Mattatoio 5

Cosa che mi ha permesso però di vedere tanti film passati inosservati, sopratutto nei giorni con meno affluenza, quando i cinema mettevano in cartellone pellicole assolutamente sconosciute.
Il 1970, il 1971 e il 1972 sono stati anni assolutamente straordinari per il cinema italiano; una fase di creatività unica e irripetibile, con una mole enorme di film distribuiti accompagnati da un’affluenza di spettatori nei cinema mai più registrata.
Il vero cruccio di un’intera generazione di ragazzi era il fatidico “Vietato ai minori di anni 18”, un divieto che in pratica allontanava dalla visione di molti film una mole consistente di giovani appassionati. I controlli all’ingresso (sia al botteghino che allo “straccia-biglietti) erano molto severi, sopratutto sul finire dei 60 e per i primi 3-4 anni dei 70; era richiesta, implacabilmente,la carta d’identità, che gli under 18 ovviamente non possedevano e che spesso non possedevano nemmeno i 18 enni. Non dimentichiamo infatti che la legge della maggiore età a 18 anni fu promulgata nel 1975 e che prima di allora l’uso di possedere dei documenti era decisamente poco diffusa.

Una splendida Marilu Tolo in Assassinio al cimitero etrusco

Si usavano tutti i sotterfugi possibili e immaginabili, spesso con esiti comici: si inventavano le storie più inverosimili per dichiarare la propria età e solo raramente le maschere abboccavano ( o facevano finta di farlo) alle fantasiose storie raccontate. In alcuni casi sporadici erano presenti anche i carabinieri, quasi la visione di un film corrispondesse ad un’azione sovversiva.
Un caso emblematico, nella mia città, avvenne nel cinema Palazzo in concomitanza con la proiezione di La ragazza dalla pelle di luna; due implacabili carabinieri bloccarono l’ingresso del pubblico controllando minuziosamente i documenti di persone anche di età ben superiore a quella posseduta.

Leonora Fani in un film rarissimo, pressochè introvabile: Eden no sono (Il giardino dell’Eden)

Per avere un’idea della situazione, si guardi Romanzo popolare di Monicelli, ovvero la gustosa scena in cui un’implacabile maschera ( interpretata dal grande giornalista sportivo Beppe Viola) rifiuta di fare accedere Ornella Muti, visibilmente incinta perchè sprovvista di documenti.
Per un ragazzo vedere un decamerotico, il genere più tartassato dai divieti, era un’impresa titanica; tuttavia spesso le maschere, sopratutto in settimana, chiudevano un occhio o anche tutti e due.
Nell’immaginario collettivo Edwige Fenech e Femi Benussi, Malisa Longo e Orchidea De Santis, Gabriella Giorgelli e tutte le altre protagoniste di questo specifico genere erano considerate pressochè delle dee, da venerare e sbirciare con un pò di lubrica curiosità.

Laura Antonelli nello sconosciuto Sledge

C’è ovviamente da sorridere della cosa; alla luce di quanto sarebbe accaduto più tardi sugli schermi, con la triste stagione degli hardcore, quei film in cui le attrici citate e altre mostravano semplicemente i loro splendidi corpi senza scivolare quasi mai nel volgare (almeno le attrici citate) pensare a quella stagione muove i lucciconi agli occhi, segno di un paese ancora ingenuo, nonostante tutto, che si scandalizzava per delle tette in primo piano e osservava con stupore passivo quella che sarebbe stata la triste litania degli anni di piombo, ovvero la stagione delle stragi e del terrorismo.
Per quanto riguarda il cinema nello specifico, siamo nel periodo di massima fioritura di generi, di affermazioni di attori e attrici, di biglietti venduti; le sale agli inizi dei settanta diventano sempre più confortevoli, gli spettatori fanno spesso la fila. Leggendaria quella provocata da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, che bloccò per ore le strade attorno al cinema romano dove veniva proiettato il film di Rosi.

Jessica Lange nel polpettone (indigesto) King Kong

In effetti gli anni che vanno dal 1968 al 1973 sono i più importanti sia dal punto di vista quantitativo dei film prodotti sia dal punto di vista commerciale; spesso gli attori giravano tre film contemporaneamente, altri riuscivano nell’impresa di comparire in una quindicina di pellicole interpretate nel corso di un solo anno solare.
Tutto sembrava non dover finire mai, il cinema era la gallina dalle uova d’oro e anche film di nessun valore avevano un minimo di spettatori con conseguente rientro dei soldi spesi per produrre i film stessi. Un grosso errore di prospettiva, probabilmente non preventivabile; chi, del resto, poteva immaginare il peso preponderante che avrebbe avuto la televisione con la nascita delle televisioni commerciali?

La mini diva Elmi in Il medaglione insanguinato

Gloria Guida nell’introvabile Scandalo in famiglia

Nella prossima parte dedicata ai miei ricordi cinematograici, parlerò del periodo che va dal 1974 al 1979, anno in cui vengono consegnati alla storia i favolosi anni settanta del cinema italiano. E’ ovviamente una data indicativa, visto che gli ultimi tre anni del decennio apparterranno solo anagraficamente al decennio, ma cinematograficamente saranno di bassissimo spessore.

Stefania Sandrelli in Delitto d’amore

Michela Miti in I ragazzi di celluloide

Karin Schubert in Tutti per uno, botte per tutti

La compianta Romy Schneider in Gli innocenti dalle mani sporche

L’ultimo film del grande Hitchcok, Frenzy

Femi Benussi in La ragazza di via Condotti

Evelyn Stewart in Quel maledetto giorno di fuoco

Eva Czemerys in Il figlio della sepolta viva

Erika Blanc in La portiera nuda

Dagmar Lassander in Emanuelle nera n.2

Catherine Spaak, Con quale amore, con quanto amore

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Il profilo è il seguente:

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agosto 28, 2012 Pubblicato da: | Miscellanea | | 12 commenti

I Razzie Awards 1980-1989

Accanto al premio Oscar, nato nel 1929 per premiare i film più importanti dell’anno, sono nati nel corso degli anni dei premi cinematografici decisamente meno ambiti da produttori, registi, attori e attrici e in genere da tutte le componenti del cast di una pellicola. Uno dei più importanti, creato dal giornalista John J. B. Wilson è il Razzie Awards, divenuto con il passare degli anni un autentico incubo per attori e registi in quanto decreta il fallimento dal punto di vista critico di una pellicola.
L’espressione Razzie nasce dal verbo To razz, ovvero prendere a pernacchie, prendere in giro ( i napoletani coloritamente sintetizzano con sfottere), mentre in origine il premio era denominato Golden Raspberry Awards, ovvero Premio lampone dorato ed è stato attribuito per la prima volta nel 1980, quando venne consegnato al film vincitore dell’anno.

Il peggior film del decennio ottanta: Mammina cara, con Faye Dunaway

Il poco ambito trofeo, costituito da un lampone che troneggia su un nastro televisivo Super 8 dipinto d’oro e del valore di pochi dollari viene consegnato il giorno prima dell’Oscar, quasi a rimarcare il carattere irriverente dell’operazione, che nel corso degli anni ha guadagnato enormi consensi tanto da essere un evento atteso con grande curiosità dal pubblico.
L’operazione Razzie award sembra essere principalmente, agli occhi di un poco più che distratto spettatore, una goliardata innocua.

Incredibile nomination per L’ultima tentazione di Cristo di Scorsese

In realtà l’attribuzione del premio riveste una certa importanza, tanto da essere sospetta la presenza all’interno delle nomination di film che hanno fatto la storia del cinema e che non si prestano in alcun modo allo spernacchiamento o al pubblico ludibrio.
E’ il caso di autentiche pietre miliari del cinema come Shining di Stanley Kubrick che nel 1980 fu candidato per la peggior regia ! e per la peggior attrice protagonista, come I cancelli del cielo di Michael Cimino che rischiò di vincere nel 1981 ( un film bellissimo e poco compreso, anche se fu un fiasco clamoroso e fece fallire la UA) o come Cotton club di Francis Ford Coppola, lo splendido affresco sul mondo del jazz nel celebre locale di Harlem.

Razzie Award meritati per il pessimo Laguna blu

Accanto a queste autentiche “sviste”, che dimostrano una goliardia francamente troppo sospetta per essere autentica, ovvero fischi per fiaschi e spernacchiamenti rivolti a film che sono ormai dei culti autentici ecco la presenza altrettanto imbarazzante di attori fra i più celebrati di Hollywood.
Occorre in questo caso fare una premessa: se il giudizio su un film può essere davvero opinabile facendo propendere per la cattiva fede della giuria in alcuni casi come nel film di Kubrick che negli Usa non è mai stato amato, nel caso di molti attori le cose cambiano.
A parte stranissime scelte come quelle di premiare fior di attori come Faye Dunaway o Laurence Olivier, come non sogghignare davanti alla valanga di “riconoscimenti” per attori come Stallone, Madonna, Bo Derek, Brooke Shields ecc?
Il recordman assoluto dei Razzie award è Silvester Stallone, che nel corso della carriera ha ricevuto trenta nomination, 10 premi e l’irriverente premio assoluto quale peggior attore del secolo.

Rebecca De Mornay nel bruttissimo remake di E Dio creò la donna di Vadim

L’attore di New York è riuscito anche nell’impresa di vincere il premio per il peggior attore nel 1985 per i film Rambo II la vendetta e per Rocky IV; come se non bastasse, Sly ha fatto incetta di premi proprio con il suo più celebre personaggio, Rocky, trionfando come peggior regista anche per Rambo II. Ciliegina sulla torta la vittoria della sua allora compagna Brigitte Nielsen come peggior attrice.

Il primo, meritato Razzie per il bruttissimo Can’t Stop the Music

Anche la rock star italo americana Madonna Veronica Ciccone ha avuto la sua larga parte di gloria poco edificante venendo nominata al pari di Stallone come peggior attrice del secolo, ottenendo otto vittorie (5 volte come peggior attrice protagonista, due come peggior attrice non protagonista e una come peggior coppia).

Nudi in paradiso

C’è poi una pletora di attori e attrici abbastanza popolari che hanno ricevuto significativi riconoscimenti dall’Accademia Razzie Awards; tra essi possiamo citare Brooke Shields per Laguna blu (1980), Bo Derek per Tarzan, l’uomo scimmia (1981), Pia Zadora per Butterfly – Il sapore del peccato (1982) (film per il quale ha rischiato il riconoscimento come peggior attore nientemeno che Orson Welles) fino al premio attribuito quest’anno a Jessica Alba.
Queste le categorie premiate dalla giuria:

Peggior film (Worst Picture)
Peggiore attore protagonista (Worst Actor)
Peggiore attrice protagonista (Worst Actress)
Peggiore attore non protagonista (Worst Supporting Actor)
Peggiore attrice non protagonista (Worst Supporting Actress)
Peggior regista (Worst Director)
Peggior esordiente (Worst New Star)
Peggiore coppia/cast (Worst Screen Couple/Worst Screen Ensemble)
Peggior prequel, remake, rip-off o sequel (Worst Prequel, Remake, Rip-off or Sequel)
Peggior sceneggiatura (Worst Screenplay)
Peggior canzone originale (Worst Original Song)
Peggior carriera (Worst Career Achievement Award)
Premi speciali


Diamo quindi un’occhiata analitica anno per anno, dal 1980 al 1990 a questo singolare premio che tanto ha fatto arrabbiare fior di attori e professionisti del cinema.

1980:

Olivia Newton John in Xanadu: per l’attrice,nomination come peggiore attrice

A vincere il premio per il peggior film è Can’t Stop the Music (Can’t Stop the Music) per la regia di Nancy Walker, la pellicola kitsch dedicata al gruppo disco Village People che trionfa meritatamente anche secondo il pubblico. Il peggiore attore è Neil Diamond per Il cantante di jazz (nel quale canta meravigliosamente Love on te rocks) mentre la peggior attrice è Brooke Shields per Laguna blu che la spunta su un’altra cantante Olivia Newton-John per il film Xanadu che però non sfugge al premio per la peggior regia, quella di Robert Greenwald.
La parte del leone la fa il film citato Can’t Stop the Music che si aggiudica 7 nomination e 2 vittorie, mentre tra le nomination scopriamo con orrore che ci sono film come Shining di Stanley Kubrick,Venerdì 13 ,Gloria – Una notte d’estate, Saturno 3 e Vestito per uccidere mentre come attori hanno ricevuto nomination Kirk Douglas e Marlon Brando.

Neil Diamond in The jazz singer

1981:

Il trionfatore dell’anno è il film tratto dalla biografia di Joan Crawford scritta da sua figlia intitolato Mammina cara (Mommie Dearest) per regia di Frank Perry che farà incetta di candidature (ben nove) e anche di premi (5).
E’ l’anno del trionfo di Klinton Spilsbury per La leggenda di Lone Ranger, film praticamente passato inosservato al grande pubblico ma non agli occhi spietati dei giudici del lampone dorato mentre fra le attrici c’è un ex aequo tra Bo Derek per Tarzan, l’uomo scimmia e la grande Faye Dunaway per Mammina cara, un riconoscimento che la grande attrice americana avrebbe volentieri evitato.

Bo Derek trionfa con Tarzan l’uomo scimmia

Il peggior film dell’anno è diretto da Michael Cimino ; si tratta dello stupendo I cancelli del cielo, un film evidentemente non per tutti e che mostra i limiti dell’operazione Razzie award, condizionata da antipatie viscerali e altre motivazioni.
A parte il caso del film di Cimino e quello eclatante di SOB di Blake Edwards, il graffiante affresco sul cinema americano che venne ritenuto evidentemente offensivo dall’establishment cinematografico, l’edizione del 1981 non presenta altre clamorose sviste.

1982:

Il bistrattato Inchon

Pia Zadora mostra l’unico motivo per vedere Butterfly

E’ l’anno delle 10 nomination per Butterfly – Il sapore del peccato di Matt Cimber che però alla fine riuscirà a portar via solo 3 lamponi. Il vero trionfatore è invece Inchon per la regia di Terence Young, un film ambientato nel periodo della guerra di Corea e interpretato pensate un pò, da Laurence Olivier, Toshiro Mifune, Ben Gazzarra e Jaqueline Bisset. Non amo i film bellici per cui non ho mai visto la pellicola di Young, devo quindi fidarmi di chi lo bollò come un filmaccio.
Il peggior attore dell’anno è Sir Lawrence Olivier per Inchon, mentre la peggior attrice è Pia Zadora per Butterfly – Il sapore del peccato; mai come in questo caso il verdetto fu azzeccato, visto che la Zadora mostra solo due espressioni, con i vestiti e senza. Il Razzie al peggior regista venne attribuito a Ken Annakin per Il film Pirata mentre il grandissimo Morricone rischiò di vincere il razzie per aver composto le musiche del film di Cimber. Il maestro si vide nominato anche per la colonna sonora di La cosa di Carpenter (anatema sui giudici) mentre anche Woody Allen entrò nel mazzo per “colpa” di Mia Farrow, nominata per il premio come peggior attrice per il film Una commedia sexy in una notte di mezza estate.

1983:

Carla Romanelli interprete di Il prezzo del successo

Stravince Il prezzo del successo (The Lonely Lady) regia di Peter Sasdy che si assicura 6 premi su 11 candidature. Tratto da un romanzo del pornografo Harold Robbins, uno che ha raccattato una fortuna con romanzi con descrizioni di scene di sesso, il film vede nel cast oltre che la Zadora anche Ray Liotta e la nostra bellissima Carla Romanelli.
A sbaragliare tutti per la sua interpretazione in Nudi in Paradiso (A Night in Heaven) è Christopher Atkins , mentre per il secondo anno consecutivo a vincere è Pia Zadora per Il prezzo del successo; orrore allo stato puro per le nomination del grandissimo film di Brian De Palma Scarface (scritto da Oliver Stone), per la assurda nomination di Barbra Streisand protagonista di Yentl e per la nomination di Young and Joyful Bandit, musica di Peer Raben, testo di Jeanne Moreau , per il film Querelle de Brest di RW Fassbinder.

1984:

 Savage streets

Uno dei più brutti film della storia del cinema: Bolero exctasy con Bo Derek

E’ l’anno della meritatissima vittoria per una vaccata di film (mi si passi il termine, ma è il più educato che conosca); Bolero Extasy (Bolero) per la regia di John Derek che porta a casa 6 lamponi dorati su 9, trionfo completato dalla vittoria di Bo Derek, interprete e moglie del regista che nel film mostra solo un corpo decisamente ben fatto e le stesse abilità recitative di un asino sardo.

Incredibile nomination per Omicidio a luci rosse di Brian De Palma

Ancora un trionfo per Sylvester Stallone interprete di Nick lo scatenato e en plein di John Derek che si aggiudica il Razzie anche come peggior film oltre che quello come peggior regista.
Da segnalare la presenza di due ottimi film come Cotton Club (Diane Lane peggior attrice, ma l’avranno visto il film?) e di Omicidio a luci rosse, ancora una volta due clamorose sviste della giuria.

Due nomination ingiuste: per  Farrah Fawcett protagonista di Saturn 3…

… e per lo splendido S.O.B. di Blake Edwards

1985:

Il trionfatore del 1985: Rambo II


Difficile, quasi impossibile contestare le decisioni della giuria che nel 1985, riunita al Morgan-Wixon Theatre a Santa Monica decreta i vincitori dei Razzie Awards dell’anno.
Ancora un personale trionfo per Stallone che vede trionfare il film in cui è protagonista, Rambo II: la vendetta regia di George Pan Cosmatos e si vede attribuire anche il premio come peggior attore nello stesso film con la ciliegina finale del premio come peggior regista per Rocky IV e l’ulteriore imprimatur per la peggior sceneggiatura di Rambo II.
A sorpresa il premio per la peggior attrice se lo aggiudica Linda Blair per Savage streets mentre Brigitte Nielsen si aggiudica due premi per due film diversi, un record ancora imbattuto per Rocky IV e Yado.
Vergognosa la nomination per la bellissima e brava protagonista di L’anno del dragone Ariane Koizumi e poichè l’ennesimo capolavoro di Cimino finisce per beccarsi 5 nomination appare chiara l’assoluta mancanza di buona fede della regia nei confronti di questo grande regista.

1986:

Madonna, peggior attrice per il film Shangai Surprise

Nella sede del Roosevelt Hotel di Hollywood vengono attribuiti i Razzie dell’anno. Annata contrastata, piena di film e premi molto contesi con Under the Cherry Moon diretto da Prince che si aggiudica ben 5 delle 8 candidature. Prince si becca anche il tributo come peggior attore mentre è Madonna a stravincere tra le donne con Shanghai Surprise battendo ancora una volta la Nielsen e sopratutto Kim Basinger per 9 settimane e mezzo, una candidatura francamente incomprensibile.
Ben 4 premi su 7 candidature per Howard… e il destino del mondo di Willard Huyck mentre incredibilmente Stallone, bersagliato da 6 candidature per Cobra esce indenne.

1987:

L’ingiusta nomination per la Hannah interprete di Wall Street

Il trionfatore: Leonard salverà il mondo

E’ sempre la sede del Roosvelt hotel ad accogliere l’edizione di quest’anno; un’edizione molto combattuta, che vede la vittoria come peggior film attribuita a Leonard salverà il mondo di Paul Weiland,con protagonista Bill Cosby che ebbe l’infelice idea di sceneggiarlo e produrlo. Il film ebbe premi come peggior attore per Cosby, peggior film e peggior sceneggiatura per Jonathan Reynolds e Cosby e 2 nomination per peggior la attrice non protagonista Gloria Foster e la peggior regia ,quella di Weiland. Ancora una volta la peggior attrice è Madonna per Who’s that’s girl, premio meritatissimo, mentre la peggior attrice non protagonista è Daryl Hannah per il film Wall Street ( e la cosa grida vendetta). Da rimarcare che Stallone evita l’ennesimo Razzie con Over the top, che in lizza ci sono Michael Caine, Sharon Stone e Isabella Rossellini candidata per ben due film ovvero Siesta e I ragazzi duri non ballano

La Burstyn in Siesta, un buon thriller ingiustamente nominato

1988:

Il sacrosanto trionfo di Cocktail

Tradizionale sede e tradizionale lotta per il lampone poco ambito, che vede il trionfo di Cocktail per la regia di Roger Donaldson che però si rifece ai botteghini vincendo anche dei Grammy award per la colonna sonora. Il peggiore attore dell’anno è, manco a dirlo, Sylvester Stallone per Rambo III che batte Tom Cruise protagonista di Cocktail, mentre la peggior attrice è la grande Liza Minnelli per Arturo 2 On the Rocks.
Il film è decisamente una schifezza ma il premio alla Minnelli è ingiusto. Molto peggio aveva fatto Rebecca De Mornay nell’orrendo E Dio creò la donna di Vadim,il remake che nell’originale aveva visto nascere la leggenda di Brigitte Bardot. Peggior attore è Dan Aykroyd per Due palle in buca,

Due palle in buca

un vero sacrilegio mentre ancora peggio fa la giuria attribuendo il premio per il peggior regista a Blake Edwards per Intrigo a Hollywood, che in realtà è una gradevole commedia per tutti famiglie e bambini.
Da segnalare, in un’edizione davvero poco ispirata, la presenza di ottimi film come Congiunzione tra due lune e L’ultima tentazione di Cristo.

1989:

Il trionfatore del 1989, Star Trek V: L’ultima frontiera

Ancora una volta il Roosvelt accoglie la serata di gala per il conferimento dei Razzie; è un’edizione senza polemiche perchè vengono attribuiti meritatamente spernacchiamenti a film indifendibili.
Vince come peggior film Star Trek V: L’ultima frontiera (Star Trek V: The Final Frontier), regia di William Shatner forse il peggiore dei tanti film sulla saga stellare, mentre il peggior attore è William Shatner protagonista maschile del film stesso. Attribuito il razzie come attrice femminile a Heather Locklear per The Return of Swamp Thing mentre la peggior attrice non protagonista è Brooke Shields per l’ignobile La corsa più pazza del mondo 2 . Curiosamente il peggior attore non protagonista maschile è quel Christopher Atkins che era diventato famoso proprio con la Shields nel film Laguna blu. Stallone si becca le solite nomination per Sylvester Stallone con Sorvegliato speciale e Tango & Cash, ma evita il peggio.
In questa edizione vengono anche attribuiti i Razzie ai peggior film del decennio ottanta: il peggior film del decennio è Mammina cara per la regia di Frank Perry, mentre il peggior attore maschile è ovviamente Stallone.
Tra le donne a stravincere è giustamente Bo Derek, mentre il peggior esordiente è Pia Zadora. E questa volta sono tutti d’accordo.
Nel prossimo articolo seguiremo i Razzie dal 1990 ai giorni nostri….

Congiunzione tra due lune, un buon film

I ragazzi duri non ballano

Un gran brutto film: Howard e il destino del mondo, giustamente premiato

L’ex signora Stallone, Brigitte Nielsen nell’inguardabile Yado

Stallone, recordman di nomination, vittorie ed eletto peggior attore del secolo

Madonna,eletta peggior attrice del decennio e recordman di nomination

aprile 17, 2012 Pubblicato da: | Miscellanea | | Lascia un commento

Cinema: appunti e ricordi (parte prima)

Scrivere su un blog che parla di cinema significa, personalmente, trasmettere la passione per una forma d’arte che si è imparato a conoscere ed amare da molto più tempo che la memoria ricordi.
Significa anche che non avendo vincoli editoriali o laccetti di nessun genere, visto che un blog non ha nessun padrone ed è la forma di manifestazione del pensiero più libera in assoluto, significa dicevo potersi prendere d’autorità il lusso di non parlare per una volta del tale film o della tale biografia, ma abbandonarsi ai ricordi.
Con la speranza che a qualcuno la cosa interessi e che non abbandoni dopo due righe quello che colui che scrive cerca di raccontare.
Certo succederà, forse in maniera anche vistosa.
Ma oggi questo blog conta su una frequenza di visitatori superiore alle 4500 unità.
Il che può significare che a qualcuno piace anche scartabellare tra gli aneddoti, le storie e gli avvenimenti di un periodo più o meno remoto; ed è proprio a questa fascia di lettori che mi rivolgo usando la parola scritta per far riemergere dai miei ricordi fatti, aneddoti e storie di cinema appartenenti ad un passato che ai più non dirà nulla perchè non c’erano e ai meno porterà invece alla mente storie vissute nell’infanzia e nell’adolescenza accanto alla musa cinema, che per tanti anni è stato lo svago primario di diverse generazioni.

Non ricordo quale sia stato il primo film che ho visto al cinema, ma sicuramente sarà stato un peplum, un western oppure un film del duo Franchi e Ingrassia.
Erano i primi anni del decennio sessanta, la tv non era in tutte le case ed era rigorosamente in bianco e nero, trasmetteva su due soli canali e a mezzanotte circa chiudeva le trasmissioni.
Per guardare un film in tv dovevi necessariamente aspettare l’appuntamento settimanale con il cinema, anche perchè la parte predominante delle trasmissioni televisive era composta da sceneggiati, quelli che oggi chiamano fiction e che sono profondamente diverse dai loro antenati, come Belfagor, La cittadella o I promessi sposi.
I bambini che avevano un età massima di 11 o 12 anni ovviamente non potevano vedere i film che venivano trasmessi alle 21,00; vigeva per quasi tutti la legge scritta del “a letto dopo Carosello” che in pratica mandava spessissimo controvoglia a dormire bambini e ragazzini che avrebbero voluto fare ben altro.
Altri tempi, per usare un’espressione abusata.
L’unico modo per poter vedere un film nella sua forma completa era quindi andare al cinema.
Va da se il discorso che un bambino di 7 anni e più non poteva certo recarsi in una sala a vedere un film, e qui venivano in soccorso i cinema parrocchiali.
Che la domenica mattina dopo la messa trasmettevano film di visione successiva che però per noi ragazzini rappresentavano la manna dal cielo.

Thomas Milian, ottimo interprete dell’affascinante Vamos a matar companeros

Devo aprire una necessaria parentesi.
Le sale cinematografiche dei primi anni sessanta (che sopravvissero fin poco oltre la metà dei settanta) erano divise sostanzialmente in tre fasce di utenza a cui si aggiungeva anche un discorso di qualità sia di pellicole sia di struttura tout court;
Sale di prima visione, che trasmettevano film inediti e che erano sostanzialmente eleganti, con il massimo dei confort disponibili all’epoca e con tanto di maschera in sala che ti accompagnava alla poltrona vuota.
Munita di torcia elettrica, la maschera dei cinema di prima visione vestiva in maniera impeccabile, era gentile ed accettava con un certo sussiego la mancia che lo spettatore spesso con imbarazzo allungava e che consisteva generalmente in poche lire. Le pellicole erano intonse, quindi quasi mai la visione si interrompeva per improvvise rotture delle stesse; i fotogrammi scorrevano in maniera naturale e lo spettatore godeva quindi di una visione pressochè perfetta. Seduto comodamente in poltrone di velluto, munito spesso dell’immancabile sigaretta, si godeva la pellicola e gli agi offerti dal cinema.

Uno dei film più belli degli anni 60, Un uomo da marciapiede

Uno dei casti nudi che facevano impazzire i ragazzi: Femi Benussi in Tarzana sesso selvaggio

Anche alcuni teatri erano attrezzati a sale cinematografiche ed erano quelli che offrivano, per ovvi motivi, gli agi migliori.
Nella mia città erano tre e contemplavano il mitico Petruzzelli, il teatro Oriente e il Margherita; i primi due possedevano poltrone comodissime mentre il Margherita le tradizionali poltrone in legno.
Il prezzo del biglietto, almeno dopo il 1968 era di settecento lire, che rappresentavano un bel patrimonio almeno per un ragazzino. Di conseguenza o ci andavi con gli adulti che ti pagavano il biglietto o erano decisamente off limits.
In città c’erano al massimo una decina di queste sale, eleganti e dotate anche di bar.
Sale di seconda visione, le più frequentate, che trasmettevano film dopo un periodo di almeno sei mesi dall’uscita del film stesso.Erano costruite secondo criteri spartani ma non troppo; c’era una qualche forma di eleganza, in molte di esse c’era la maschera che però non usava una uniforme ma abiti più comuni. Le pellicole portavano i segni delle visioni precedenti e difatti spesso mancavano fotogrammi e la cosa si vedeva.

Soldato blu, il film che mostrava come i cattivi non fossero i pellerossa

L’intervento del verificatore dell’agenzia di noleggio (lavoro che ho fatto e del quale parlerò) a volte era visibile e qualche volta accadeva che la pellicola si interrompesse.
Le macchine da proiezione erano generalmente di buon livello, ma non di qualità come quelle dei cinema di prima visione; le sale erano per la quasi totalità fatte con file di sedili di legno e solo a volte era presente un bar. Per la sala girava un addetto con frigo per vendere gelati, in alcuni casi erano attrezzati con cesto porta patatine o pop corn.
Il prezzo del biglietto era esattamente la metà di quello dei cinema di prima visione; nel 1970 costava 350 lire, una cifra abbordabile sopratutto in relazione allo stipendio medio di un lavoratore che era di 100.000 lire.
Nella mia città erano la maggioranza e i nomi variavano da Odeon a Adriatico.

Un grande Marlon Brando in Queimada di Pontecorvo

Senta Berger nell’irresistibile Quando le donne avevano la coda

Non era infrequente proiettassero film di prima visione, generalmente quelli poco appetiti dale sale di prima e che le agenzie di noleggio spingevano quando sapevano che non avrebbero riscosso successo in altro modo.
Sale di visione successiva o di terza visione, le più frequentate da ragazzini e anziani. Due mondi assolutamente inconciliabili e che spesso venivano in conflitto. In queste sale le pellicole arrivavano dopo centinaia di passaggi e come conseguenza c’era la possibilità, molto frequente, che la pellicola si interrompesse o saltasse vergognosamente intere sequenze. La mano del verificatore era presente in maniera più o meno massiccia e suscitava spesso rumorio o peggio in platea. Se c’era la maschera aveva compiti specifici, come quello di allontanare noi ragazzini dopo la proiezione.

Divertente e leggero, campione d’incassi 1970: Lo chiamavano Trinita’

Accadeva frequentemente infatti che si vedesse il film due volte di fila; gli spettacoli iniziavano alle 16,30 e quindi fino alle 20,00 era possibile vedere il film anche tre volte.
Memorabile il caso del cinema Ariston, forse il più povero dei cinema della mia città, luogo nel quale la maschera si aggirava come un fantasma per la sala armata di candela!
Ovviamente il dispetto classico dei ragazzi consisteva nel spegnere la candela stessa, con tanto di imprecazioni e invocazioni di defunti e maledizioni alla progenie di noi spettatori.
Il prezzo del biglietto variava tra le 100 e le 150 lire, il che rendeva abbordabile la frequentazione degli stessi un pò per tutti; a questa categoria appartenevano anche le sale d’essai, i cinema-dopolavoro e i cinema parrocchiali. Avevano nomi che variavano da Manzoni a Capitol, da Jolly e Lucciola, da Impero a Supercinema.
Questa dunque la divisione rigorosa tra le sale, che durò fin dopo il 1970 e che cambiò lentamente a cavallo tra il 1975 e il 1980, in concomitanza con la grande crisi del cinema.

Una scena vietatissima dell’ottimo La ragazza del bagno pubblico

All’inizio accennavo al cinema come unico vero passatempo extra giochi dei ragazzini; eravamo davvero in tanti ad essere affascinati dal mondo della celluloide.
Anche nei giochi tra bambini si trasportava l’immaginario cinematografico dei film e nelle quotidiane guerre, forse il gioco collettivo più praticato, si era lo sceriffo o il bandito, Ercole o Sansone, il pirata o il cavaliere.
Può sembrare paradossale, ma la vera età dell’oro del cinema è quella che va dal 1960 grosso modo fino al 65, anno in cui decrescono gli spettatori, lentamente ed inesorabilmente fino alla stagione d’oro vera dei tre anni a cavallo fra il 1970 e il 1973, anno dopo il quale le presenze caleranno sempre più significativamente fino all’emorragia degli anni successivi al 1976.
Quindi, come già detto, l’offerta cinematografica era davvero ampia e spaziava tra tanti generi come il peplum, lo spaghetti western, il musicarello, il giallo, il fantasy ecc.

Una stupenda Romy Schneider in un grande film targato 1970: La califfa

Potrei parlare per ore di film come Le sette fatiche di Ercole o Rita la zanzara, dei vari Django, Sartana ecc. perchè erano questi i film che un ragazzino poteva vedere al cinema. Accanto alla produzione di questi B movies a tutti gli effetti c’era ovviamente una produzione di film d’autore che però per ovvi motivi non erano appetiti dai ragazzi.
Con un salto temporale quindi mi porto sul finire degli anni sessanta, quando il sottoscritto e la generazione a cui appartenevo si ritrovarono di fronte una rivoluzione epocale sia di costume che culturale.
Il 68 non modificò soltanto il costume e non fu soltanto una nuova maniera di lottare per un mondo migliore; fu un vento che attraversò tutta la società modificandone comportamenti e stili di vita.
E il cinema, sempre attento ai cambiamenti di costume afferrò il toro per le corna e iniziò ad esplorare la galassia di novità che la rivoluzione studentesca ed operaia aveva portato.

Un altro personale mito: l’attrice Dagmar Lassander, qui in Il rosso segno della follia

Il cinema divenne quindi più attento ai fenomeni sociali e i ragazzi più svegli, quelli appassionati di cinema che seguivano con attenzione quasi maniacale le novità si ritrovarono di fronte una moltitudine di prodotti che avrebbe richiesto per la visione un patrimonio in tempo e denaro.
La tv aumentò di conseguenza la disponibilità di pellicole, attestandosi all’incirca in 150-170 film per anno mentre al cinema approdavano opere che però avrei visto qualche anno più tardi come 2001: Odissea nello spazio o C’era una volta il West e tanti altri.
Fra i film che vidi nel 68 ci sono ottime cose come Il pianeta delle scimmie, la commedia Il medico della mutua, ritratto abbastanza impietoso di un’ Italia che cambiava vorticosamente eppur tuttavia schiava di antichi vizi e difetti, Banditi a Milano e Grazie zia di Samperi, Straziami, ma di baci saziami di Risi accanto a pellicole decisamente più leggere come Il fantasma del pirata Barbanera.

Un film quasi impossibile da vedere e capire per un ragazzo: Il conformista

Le sale cinematografiche aumentavano a dismisura e grazie all’abitudine di proiettare film anche in orari abbastanza inusuali (il primo spettacolo era alle 16,30) c’era una grande possibilità di accesso a prodotti che altrimenti sarebbero rimasti fuori portata.
L’Italia passò bruscamente dal grande sogno del boom economico e dalla motorizzazione di massa all’età adulta il 12 dicembre del 1969, con l’attentato di Piazza Fontana; anche noi ragazzini avvertivamo che le cose stavano cambiando, complice un’atmosfera che in quasi tutte le case divenne più cupa e preoccupata.
C’era stato l’autunno caldo, le lotte operaie e il decennio sessanta, a tratti spensierato fatto di lunghe estati accompagnate da musiche coinvolgenti e allegre; tutto stava per dissolversi portandoci al drammatico decennio settanta, fatto di poche luci e tantissime ombre, stretto tra le guerre, l’incubo dell’atomica e il terrorismo, tra disoccupazione e inflazione a due cifre, tra crisi del petrolio e domeniche a piedi.

Un capolavoro: Easy rider

Il cinema era invece un’isola felice; per dimenticare pene ed affanni quotidiani restava una delle poche alternative reali; anche se la tv iniziava ad entrare sempre più in maniera massiccia nelle vite degli italiani, attraverso un’offerta sempre più ampia di prodotti di qualità. Il cinema sfornava capolavori a ritmo vertiginoso, alcuni dei quali son riuscito a vedere grazie al fatto che a 14 anni ero alto un metro e settantadue, cosa che mi faceva passare indenne dal controllo documenti e che mi permise di vedere capolavori come Arancia meccanica, che ritengo ad oggi uno dei primi 5 film di tutti i tempi,Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (durante la visione del quale mi innamorai follemente della Bolkan), Soldato blu che ebbe il merito di farmi capire che i cattivi non erano i pellerossa ma gli occupanti bianchi, Fragole e sangue che rividi anni dopo e che mi affascinò oltremodo,

La Cardinale e la Spaak in Certo, certissimo, anzi… probabile

Piccolo grande uomo che smitizzava il west demolendone il mito, Il conformista di Bertolucci, che avrei capito appieno dieci anni dopo e poi ancora Brancaleone alle crociate,L’uccello dalle piume di cristallo, lo splendido noir francese I senza nome, Un uomo chiamato cavallo, La figlia di Ryan, Venga a prendere il caffè da noi e I diavoli di Ken Russell che vidi in piedi perchè la sala era strapiena in seguito all’annuncio dell’imminente sequestro del film e tanti altri.
Ed è proprio nel 1970 che ebbi modo di coronare uno dei miei sogni, entrare cioè a far parte anche se in maniera estremamente marginale di quel mondo che mi affascinava sin dalla culla.
Ma ne parlerò prossimamente…

Nino Manfredi nel simpatico Straziami ma di baci saziami

Sadismo di Roeg, uno dei registi che stimo di più

La smitizzazione del west e della frontiera: Piccolo grande uomo

L’affascinante Marlene Jobert nel buon giallo francese L’uomo della pioggia

Una modesta commediola, L’uomo dal pennello d’oro, ma c’è Edwige Fenech

Un mito: Silvia Dionisio nel discreto La ragazza di nome Giulio

Il polpettone (digeribile) La figlia di Ryan

Un western atipico e molto bello: La ballata di Cable Hogue

Dirompente, violentissimo, splendido: Il mucchio selvaggio di Peckinpah

Un grande Gabin nell’ottimo Il clan dei siciliani

Un altro grande film, Fragole e sangue

La compianta Tina Aumont in Corbari

Un grande classico: Butch Cassidy

L’ottimo bellico Ardenne 44: un inferno

Una delle colonne miliari del cinema, Arancia meccanica

Un grande Tognazzi in Venga a prendere il caffè da noi

febbraio 25, 2012 Pubblicato da: | Miscellanea | | Lascia un commento

Il cinema e i tabù: l’incesto

I tabù da infrangere, da esporre, da analizzare, da proporre in maniera esplicita e no.
I tabù intesi anche come quel complesso di norme morali che regolano la convivenza tra le genti, visti principalmente come un ostacolo alla libertà, quand’anche freni allo sviluppo, ad una morale più elastica. Sin dagli esordi del cinema registi e produttori hanno esplorato quel confine sottile che separa il lecito dall’illecito, sia a livello morale sia a livello legislativo, andando a sondare il complesso di leggi che regolano l’equlibrio spesso instabile della morale corrente.
Negli anni sessanta sembra scatenarsi di colpo la corsa ad infrangere i tabù più inviolabili, riferiti spesso al complesso di norme che regolano la sessualità, oltre che ovviamente i rapporti con la sfera della cultura in genere, che sia religiosa o civile.
Uno dei tabù più frequentemente affrontato è quello dell’incesto, spesso con film mediocri, poco propensi a scendere in profondità, limitati alla parte epidermica del problema.

Open my heart

Open my hearth

Angeli e insetti

Angeli e insetti

Altro tabù con cui il cinema si è confrontato è quello dell’omosessualità maschile o femminile, spesso con opere coraggiose, altrettanto spesso osteggiate perchè non in linea con la morale corrente.
Per quanto riguarda il tema incesto oggi e il complesso che regola i rapporti tra consaguinei, va fatta una distinzione che ormai è usuale quando si parla di temi inerenti la sessualità, ovvero la scelta di affrontare il problema dal punto sociale e umano, quindi scavando nei perchè l’incesto stesso sia un tabù, le conseguenze spesso tragiche a cui vanno incontro le persone che lo infrangono e la parte prettamente voyeuristica dello stesso tabù, ovvero la maniera assolutamente superficiale di raccontare queste storie, utilizzando l’aspetto morboso delle storie stesse, attraverso l’utilizzo di immagini o situazioni a scopo puramente sensazionalistico.

Diabolicamente Letizia

Magda Kokopka nel thriller incestuoso Diabolicamente Letizia

In poche parole c’è una differenza davvero abissale tra pellicole come Addio fratello crudele di Patroni Griffi, che racconta una storia molto difficile nei rapporti fra tue fratellastri e pellicole come Grazie nonna, appartenenti più al filone della commedia sexy più becera che ad un cinema di tipo documentaristico o teso allo svisceramento del problema.
Uno dei primi film a parlare di incesto, ovvero del rapporto anche carnale che si sviluppa tra una zia e suo nipote è Grazie zia, film d’esordio di Salvatore Samperi, datato 1968.

Chinatown

Nicholson e la Dunaway nello splendido Chinatown di Roman Polanskj

Un’opera coraggiosa, realizzata in bianco e nero in cui viene raccontato il rapporto tra Lea e suo nipote Alvise, che si snoderà attraverso una storia dai risvolti dramatici, fino alla conclusione decisamente tragica.
Sempre negli anni sessanta, precisamente nel 1969, un’opera di Lucio Fulci, Beatrice Cenci, affronta dal punto di vista storico, con ottima aderenza alla stessa materia, il dramma della sventurata Beatrice figlia di Francesco Cenci, probabilmente costretta a cedere alla violenza del genitore e che finirà decapitata per aver organizzato l’omicidio del padre.
Nel 1971 è Louis Malle  a raccontare la morbosa storia di una madre che avrà rapporti sessuali con il figlio in Soffio al cuore; un film in cui l’incesto finisce per essere sfrondato dalla sua aura di mistero e tabù, per diventare un percorso accidentale nella vita dei due protagonisti.

Cosi come sei

Mastroianni e la Kinskj in Cosi come sei

Ci sono anche incesti possibili e non verificati, che lasciano spazio all’interpretazione dello spettatore sulla possibilità o meno che il tabù venga infranto; è il caso di Cosi come sei, di Alberto Lattuada, storia di un maturo architetto che avrà una relazione con quella che potrebbe essere sua figlia; nel film il rebus non viene risolto, lasciando il tutto in sospeso.
In questo caso il fascino morboso del peccato, della moralità infranta resta aleatorio, con buona pace di tutti.
L’incesto è anche il tema di L’eredità Ferramonti, film molto efficace di Mauro Bolognini, diretto nel 1975, che racconta del tobido rapporto tra un suocero e la sua bellissima nuora, che avrà, anche in questo caso una conclusione tragica.
Storia molto morbosa, ma con un incesto molto alla lontana è La seduzione, di Fernando Di Leo, che questa volta racconta la storia di un uomo amante della figlia e della di lei madre; lo svolgimento e il finale sono ovviamente drammatici, come del resto la stragrande maggioranza dei finali delle pellicole con questo tema.

Close my eyes

Close my eyes, inedito in Italia

Appassionata

Ornella Muti in Appassionata

E’ come se queste storie avessero bisogno di un finale purificatore, nel quale i peccatori scontino l’azzardo delle loro relazioni proibite con la morte o la follia.
In Non commettere atti impuri,un film di Giulio Petroni, l’incesto tra uno zio perbenista e la sua nipotina finta santarellina è visto più come un’ipocrita espressione di perbenismo che come un peccato contro la morale; in questo caso il tabù è meno importante delle convenzioni sociali, di quel voler apparire ad ogni costo per bene mentre si nasconde, dietro la facciata della rispettabilità, vizio e “peccato”.
Nel film La luna, di Bernardo Bertolucci il tema viene vissuto con un estraneante senso di incomunicabilità, espresso attraverso immagini fredde e raccontato attraverso una storia per molta parte scarsamente comprensibile; in questo caso l’incesto si consuma tra una donna, un’attrice e il suo giovane figlio, con grossi problemi di comunicabilità.

Pola X

Due grandi attrici in due film “difficili”: Catherine Deneuve in Pola X

Savage Grace

… e Julianne Moore in Savage Grace

Il ragazzo, preda dell’eroina, verrà salvato dalla madre proprio con un atto incestuoso, con un gesto che sembra riportare il giovane alla realtà dalla quale voleva fuggire.
Ma non tutto il cinema affronta il tema con la serietà dovuta ad un aspetto della sessualità che scuote dalle radici convinzioni profonde e paure inconsce.
Spesso il tema viene affrontato nella sua dimensione più goliardica, quasi scherzosa, facendo passare in secondo piano tutte le implicazioni psicoanalitiche, eliminando alla radice il problema del tabù secolare.
Negli anni settanta, infatti, qualche film della commedia sexy gioca proprio con questo tema trasformandolo quasi in una barzelletta, alle volte sconcia, spesso becera.

La luna

La bravissima Jill Clayburgh in La luna di Bertolucci

Si pensi al film di Mattei Cuginetta amore mio, con Ria De Simone, tutto incentrato sulle nudità ben esposte delle protagoniste, oppure al film di Lado, datato 1974 La cugina, con protagonisti Dayle Haddon e Massimo Ranieri, storia di due cugini che si sentono attratti l’uno dall’altro sin da piccoli, ma che consumeranno l’incesto solo dopo che la donna sarà andata sposa ad un ricco nobile.
Ancora più leggero e scanzonato è Le dolci zie, di Mario Imperoli, storia boccaccesca di tre zie di diversa età che circuiscono un giovane, di nome Libero, sottraendolo al nonno anticlericale e comunista, e che svezzeranno il giovane in tutti i sensi.
In questo genere di film il tabù incesto praticamente non esiste; tutto sembra surreale, predomina quasi l’aspetto favolistico della narrazione, come nel film Peccati in famiglia, di Bruno A. Gaburro, in cui il tabù stesso finisce per diventare quasi normalità.
In alcuni casi si scava nel passato, rivisitando con molta fantasia le storie di eroine del passato; una delle più saccheggiate, ingiustamente diffamate per via di una fama largamente immeritata guadagnata attraverso i secoli è Lucrezia Borgia.

Grazie zia

Lisa Gastoni in Grazie zia di Samperi

Un esempio è Lucrezia giovane, di Luciano Ercoli, in cui la donna è vista come una spietata maliarda che per ambizione sedurrà sia suo padre che suo fratello; un pò quello che accade nei Racconti immorali di Borowczyck, dove ancora una volta Lucrezia attraverso rapporti incestuosi placa la sua sete di potere ( e in parte la sua lussuria) o in  Le Notti Segrete di Lucrezia Borgia, di Roberto Montero, operazione smaccatamente commerciale permeata da un erotismo di grana grossa.
Uno dei film più crudi sull’incesto è Charlotte forever, diretto da Serge Gainsbourg nel  1986, storia crudele di un rapporto tempestoso tra un padre e sua figlia, legati a doppio filo dalla tragedia che ha sconvolto le loro vite la morte della moglie di lui e madre di lei mentre uno dei film più curiosi sul tema è Byleth il demone dell’incesto, storia horror dell’insana passione di un giovane per sua sorella, culminato in un giuramento di sangue tra i due fratelli che avrà tragiche conseguenze.
Molte pellicole affrontano il tema creando attorno ad esso trame improbabili o comunque semplicemente raffazzonate alla meglio, come nel caso di Uccidi,uccidi ma con dolcezza (in origine My lovers my son) diretto da John Newland, che racconta l’insana passione di una madre per il figlio adolescente, vicenda che finirà tragicamente con la morte del padre del ragazzo.

L'eredità Ferramonti

Anthony Quinn e Dominique Sanda in L’eredità Ferramonti

Questa è una delle costanti della quasi totalità dei film riguardanti l’incesto: i protagonisti, afflitti dai sensi di colpa finiscono per uccidere o per perire tragicamente, quasi ad espiare il terribile peccato commesso.
La morale è insita quindi in ogni pellicola; non si sfugge al castigo per aver violato una legge morale cardine.
Fa nulla che scavando nella storia si incontrino esempi lampanti di relazioni incestuose spesso incoraggiate come durante l’epoca dei faraoni, quando per preservare la purezza della razza e per impedire “contaminazioni” della divinità del faraone erano frequentissimi i matrimoni in famiglia mentre nella stessa Bibbia invece l’incesto è narrato per descrivere l’atto incorso tra le figlie di Lot e il padre stesso subito dopo la fuga da Sodoma e Gomorra.

Addio fratello crudele

Il drammatico Addio fratello crudele di Giuseppe Patroni Griffi

In alcuni casi l’incesto nasce da violenza personale, come in La caduta degli dei; nel film Martin von Essenbeck stupra sua madre Sophie per liberarsi da un’influenza che il giovane trova ormai nefasta con conseguenze drammatiche. La donna infatti entrerà in uno stato catatonico prima della morte mediante suicidio.
Scorrendo qua e la gli almanacchi del cinema, troviamo film di valore molto differente fra loro come Pola X (1999) diretto da Leos Carax che racconta della passione improvvisa e irrefrenabile fa un giovane e la sua sorellastra (con tanto di epilogo drammatico), il bellissimo Zona di guerra, del quale ho parlato recentemente e che narra la drammatica vicenda di un padre che stupra la figlia più grande e in seguito anche la neonata che ha appena avuto, un film crudele e durissimo, forse il più teso e il più difficile da vedere.

Peccati in famiglia

L’incesto nella commedia sexy: Simonetta Stefanelli in Peccati in famiglia

My sister my love

My sister my love

Ancora, Savage Grace (2007) diretto da Tom Kalin, drammatica storia di una donna alla ricerca di un posto nella società bene che frequenta e del suo tormento interiore che la porterà a sedurre suo figlio; si parla di incesto, ma in modo trasversale nel capolavoro di Polanski Chinatown. Nel film il detective Jake “J.J.” Gittes scopre la vera natura che legava Evelyn Cross Mulwray a suo padre, che originerà un finale tragico e amarissimo.
Altri film che parlano di incesto sono Butterfly – Il sapore del peccato (1982), che racconta la storia di un guardiano accusato di aver avuto rapporti con sua figlia, un film demolito e sbertucciato dalla critica tanto da aggiudicarsi ben 6 Razzie awards per il peggior film dell’anno, Appassionata (1974) di Gianluigi Calderone che narra del rapporto che si viene a creare tra un dentista e la sua figliola sedicenne che sostituisce nel letto la madre e l’amica che aveva avuto una fatua relazione  con lo stesso, Close my eyes (disponibile solo in lingua originale) storia di una passione che travolge fratello e sorella che sono stati separati alla nascita e che procurerà loro grossi guai, l’ottimo La bestia nel cuore della Comencini che narra l’opera di rimozione della violenza subita dal padre da parte di una donna che alla morte dei genitori rivivrà il trauma subito (anche da suo fratello) e della difficoltà di convivere con questa tragedia.
Film che in qualche modo parlano di storie di incesto sono anche Wide Sargasso Sea-Fiamme di passione (1993), Clement (2001), Geminis (2005), Il giardino di cemento (1993),Tenere cugine (1980); film che in maniera diversa affrontano l’argomento, in parte o con sceneggiature studiate ad hoc.

Tenere cugine

Tenere cugine, di David Hamilton

Come abbiamo visto, l’incesto non è un argomento di nicchia, tutt’altro; se negli anni sessanta il tabù era stato affrontato in modo molto marginale, almeno da Hollywood e dalle principali produzioni mondiali, negli anni settanta e maggiormente in seguito l’argomento è diventato se non frequente almeno abitudinario, contribuendo in qualche modo ad affrontare l’incesto non più solo come un oscuro tabù ma come una problematica diffusa molto più di quello che la società può immaginare.
La cronaca ha finito per fornire molteplici soggetti, facendo apparire la realtà molto più incredibile della finzione.

La cognatina

La cognatina

Il giardino di cemento

Il giardino di cemento

Wide sargasso sea

Wide Sargasso sea

Lucrezia giovane

L’incesto nella storia: Lucrezia giovane

Le dolci zie

Le dolci zie

Butterfly

Butterfly

Vaghe stelle dell'orsa

Vaghe stelle dell’orsa

Segreti

Segreti

Grazie nonna

Edwige Fenech in Grazie nonna

Charlotte forever

Charlotte forever

Byleth

Byleth il demone dell’incesto

Ritorno a Brideshead

Ritorno a Brideshead

febbraio 8, 2012 Pubblicato da: | Miscellanea | | Lascia un commento

I Mondo Movie

Mondo movie banner

Il mondo movie è un genere cinematografico che in realtà con il cinema vero è proprio ha pochissimo a che vedere.
Affermatosi in Italia agli inizi degli anni sessanta, si caratterizzò da subito per la crudezza delle scene mostrate e sopratutto per le tematiche estremamente settoriali affrontate, che erano ristrette a pochi argomenti, come i tabù sessuali i riti e modi di vivere di popoli poco conosciuti o anche sguardi sulla natura, vista però quasi sempre nella sua espressione più violenta.
Difficile collocare storicamente una data di inizio della effimera stagione del genere, che però si dilatò nel tempo fino a toccare le soglie degli anni ottanta, quando il genere mondo movie tramontò definitivamente, complice anche la grande diffusione dei documentari che proposero, con ben altri fondamenti scientifici e culturali, le tematiche che i mondo movie avevano mostrato sin dagli esordi.
Probabilmente il primo vero mondo movie venne girato nel 1962: si trattava di Mondo cane, che conteneva al suo interno tutti gli stereotipi che poi caratterizzarono il genere.
Ovvero la onnipresente voce dello pseudo sociologo/dottore/antropologo che spiega o cerca di spiegare i comportamenti al limite della stravaganza o della follia di essere umani, le bizzarrie del mondo animale, gli strani riti di tribù sconosciute, dall’Africa all’Australia, dall’America latina fino all’Asia in un viaggio alla ricerca di quanto di più strano l’umanità è in grado di produrre in ambito sessuale, religioso, sociale.
Ovviamente ad avere la massima visibilità è quasi sempre il sesso, visto attraverso un viaggio alla scoperta di stravaganze di ogni genere.

1 America così nuda, così violenta

America così nuda, così violenta

In Mondo cane per esempio grande risalto viene dato alla mutilazione genitale, oltre all’immancabile serie di pistolotti sulla crudeltà degli uomini verso gli animali estrinsecata in raccapriccianti immagini di mutilazioni verso gli stessi.
In pratica Paolo Cavara, Gualtiero Jacopetti e Franco E. Prosperi, i registi del documentario, danno lo spunto per quello che diverrà un vero e proprio genere cinematografico a se stante, anche se, lo ripeto, il cinema centra poco o nulla.

2 Africa ama

Africa ama

3 Svezia inferno e Paradiso

Svezia inferno e paradiso

Mancano gli attori, manca una storia a fare da collante, spesso gli stessi documentari sono assemblati senza cura e con immagini sfocate, per dare l’idea del documento sensazionale, unico nella sua crudezza e realtà.
Se Mondo cane è il capostipite del genere, non fosse altro per la canonizzazione di quelli che saranno i parametri del genere stesso, in realtà è Europa di notte del grande Blasetti il primo film a struttura documentaristica che mostra in rapida carrellata tutta una serie di stravaganze, ma anche di spettacoli artistici che avvengono nelle principali città europee.
Ovviamente c’è un abisso tra questo film e i successivi; manca la componente violenta, manca anche la componente voyeuristica e scabrosa.
Il genere serve anche per farsi le ossa cinematograficamente; Luigi Scattini, per esempio, gira Sexy magico (1963) e Svezia, inferno e paradiso (1968), uno dei primissimi mondo movie dedicato al sesso; ambientato nella Svezia che negli anni 60 era vista come il paradiso della libertà e dell’emancipazione sessuale, è uno dei più curati documentari di sempre, oltre ad avere una narrazione organica poco incline al sensazionalismo.
Il buon successo ottenuto dal documentario di Scattini convinse Vittorio De Sisti a girare Inghilterra nuda, con la voce narrante di Edmond Purdom, e anche in questo caso assistiamo ad un lusinghiero successo di pubblico.
Ma sono gli anni settanta a decretare l’effimero successo dei mondo movie, complice l’allentamento delle maglie della censura.
Angeli bianchi… angeli neri (1970) di Luigi Scattini e America così nuda, così violenta (1970) di Sergio Martino sono i due apri pista; il film di Martino, uno dei migliori del genere, va alla ricerca di qualcosa di più profondo del sensazionalismo, arrivando a descrivere con una certa efficacia le discriminazioni razziali, gli enormi problemi della più grande delle democrazie.

4 Sesso perverso

Sesso perverso

5 Mondo topless

Mondo topless

Un viaggio attraverso le mille contraddizioni di un paese in cui è possibile la ricchezza più estrema accanto al suo opposto, la povertà.
Il successo più eclatante spetta a Africa ama, di Angelo e Alfredo Castiglioni, un film crudissimo in cui si sprecano immagini da volta stomaco, come clitoridectomi e infibulazioni, accompagnate dalle solite immagini crudeli di animali uccisi in maniera cruenta.
Stesso successo spetta a  Addio zio Tom (1971) di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi, in cui finalmente c’è un impianto narrativo mescolato ad un documentarismo non più reale ma simulato.
C’è una forte condanna dello schiavismo mescolato però ad una satira corrosiva e sulle righe, che alle volte disturba e spiazza.
Filippo Walter Ratti propone nel 1973 Mondo erotico, che già dal titolo anticipa quello che è il contenuto della pellicola, un viaggio nel mondo del sesso visto con parecchia sospetta furbizia e con una larga esplicitazione di nudi femminili.
Nel 1974 arriva sugli schermi il violento Ultime grida dalla savana, diretto da Antonio Climati e Mario Morra con la supervisione di Franco Prosperi, autentico documentario shock ambientato nella savana africana, con immagini di un leone che sbrana un uomo e l’uccisione di un indigeno da parte di due cacciatori bianchi.
Le scene sono dei falsi, ma girate con indubbia abilità e mescolate ad immagini dal vero; a vedere il film c’è una coda insolita di spettatori, attratti dal sinistro fascino della violenza che in questo caso appare come un prodotto della natura nella quale l’uomo è immerso, parte integrante di essa, dominante ma allo stesso tempo vittima.
Africa nuda, Africa violenta, diretto da Mario Gervasi nel 1974 riprende in qualche modo la tematica centrale e l’impianto di Addio Zio Tom; c’è una struttura narrativa, che vede due ragazze addentrarsi in Africa alla ricerca di un amuleto e imbattersi nelle solite sequenze violente di iniziazione al sesso con tutto il solito corollario.
Il genere nel frattempo muta pelle, assumendo connotati più violenti ed espliciti.
E’ il caso di Savana violenta, regia del duo Antonio Climati e Mario Morra, uscito nel 1976 e che spazia tra immagini brutali di un’epidemia in Mozambico e immagini sessualmente esplicite, tra una fucilazione di un depredatore di case abbandonate in seguito ad un’alluvione e immagini shock dei morti del carnevale di Rio.

6 Mondo cane n.2 fot1

6 Mondo cane n.2 fot2

Due fotogrammi da Mondo cane n.2

Anche Aristide Massaccesi arriva ai mondo movie e nel 1976 propone Follie di notte, utilizzando per la sua carrellata attraverso i locali notturni di mezza Europa la cantante Amanda Lear, che in seguito rinnegherà la sua partecipazione al film vista la solita abitudine di Massaccesi/D’Amato di rinforzare il film con scene hard.
Subito dopo la metà degli anni settanta i mondo movie mostrano ormai profondi segni di stanchezza.
La presenza di un sempre più fiorente mercato di film a luci rosse, la ripetitività delle scene di violenza creano negli spettatori un effetto overdose che porta ben presto al declino del genere.
Gli ultimi prodotti si chiamano, malinconicamente,  Mondo porno oggi (1976) diretto da Giorgio Mariuzzo, Mondo di notte oggi (1976) di Gianni Proia, Le notti porno del mondo (1977) di Bruno Mattei fino a quello che è l’ultimo atto ufficiale dei mondo movie,  Addio ultimo uomo (1978) di Angelo e Alfredo Castiglioni, una via di mezzo tra i cannibal movie e i mondo movie tout court,

7 Mondo cane

Mondo cane

che mostra le rituali immagini di lotte tribali attraverso una visione quasi romantica di un uomo ormai profondamente cambiato nei costumi e negli usi, in cammino verso una civiltà fagocitante e che segna per certi versi la fine del mondo primitivo in cui ha vissuto in alcune zone della terra.
Senza quasi nessun rimpianto il genere tramonta e scompare.
La crisi del cinema è ormai quasi inarrestabile e la pochezza della stragrande maggioranza delle pellicole appartenenti a quasi tutti i generi testimonia l’acuirsi di una crisi che diverrà ben presto eclatante.
I mondo movie quindi scompaiono senza aver lasciato tracce significative; parliamo di meno di cento pellicole, includendo comunque tra esse anche quelle provenienti da altri paesi e che cercarono di sfruttare la nicchia scavata dagli stessi.

8 Magia nuda

Magia nuda

9 Mondo cane oggi, l’orrore continua

Mondo cane oggi, l’orrore continua

Come per altri generi cinematografici esplosi e poi sgonfiatisi nell’arco di pochi anni, i mondo movie verranno confinati in un limbo, riemergendo solo in sporadici casi quando veranno proposti dal fiorente mondo delle tv private.
Così, accanto ai nazisploitation, al flone conventuale e ai decamerotici, i mondo movie vivranno nell’ombra, ignorati dai grandi circuiti commerciali e riemergendo solo in particolari occasioni.
La loro carica violenta ed esplicita infatti impedisce ancora oggi una visione allargata alle prime serate della tv; e va detto che la cosa è sicuramente un bene.

Mondo movie banner gallery

10 Africa addio

Africa addio

11 Ultime grida dalla savana

Ultime grida dalla savana

12 Mondo balordo

Mondo balordo

13 Africa dolce e selvaggia

Africa dolce e selvaggia

14 Sexy magico

Sexy magico

15 Inghilterra nuda

Inghilterra nuda

16 Mondo di notte n.3

Mondo di notte n.3

17 Angeli bianchi, angeli neri

Angeli bianchi, angeli neri

18 Malamondo

Malamondo

Mondo movie banner i titoli

Europa di notte (1958) di Alessandro Blasetti
Il mondo di notte (1959) di Luigi Vanzi
Il mondo di notte numero 2 (1961) di Gianni Proia
America di notte (1961) di Giuseppe Maria Scotese
Mondo caldo di notte (1961) di Renzo Russo
Mondo cane (1962), di Gualtiero Jacopetti, Paolo Cavara, Franco Prosperi.
Le città proibite (1962) di Giuseppe Maria Scotese
Il paradiso dell’uomo (1962) di Giuliano Tomei
Sexy al neon (1962) di Ettore Fecchi
I piaceri nel mondo (1962) di Vinicio Marinucci
La donna nel mondo (1963), di Franco Prosperi, Paolo Cavara, Gualtiero Jacopetti.
Mondo cane 2 (1963) di Franco E. Prosperi, Gualtiero Jacopetti
Il mondo di notte numero 3 (1963) di Gianni Proia
Il pelo nel mondo (1963) di Antonio Margheriti
Mondo nudo (1963) di Francesco De Feo
Tentazioni proibite (1963) di Osvaldo Civirani
Mondo infame (1963) di Roberto Bianchi Montero
90 notti in giro per il mondo (1963) di Mino Loy
Sexy nel mondo (1963) di Roberto Bianchi Montero
Sexy nudo (1963) di Roberto Bianchi Montero
Questo mondo proibito (1963) di Fabrizio Gabella
Africa sexy (1963) di Roberto Bianchi Montero
Sexy magico (1963) di Luigi Scattini
Sexy al neon bis (1963) di Ettore Fecchi
Ecco il finimondo (1964) di Paolo Nuzzi
Mondo balordo (1964) di Roberto Bianchi Montero
Le schiave esistono ancora (1964) di Roberto Malenotti, Maleno Malenotti e Folco Quilici
I malamondo (1964) di Paolo Cavara
Nudo, crudo e… (1964) di Adriano Bolzoni e Francesco De Feo
Canzoni nel mondo (1965) di Vittorio Sala
Africa addio (1966) di Gualtiero Jacopetti, Franco Prosperi
Mondo Topless (1966) di Russ Meyer
Acid – delirio dei sensi (1967) di Giuseppe Maria Scotese
Mal d’Africa (1967) di Stanislao Nievo
Svezia, inferno e paradiso (1968) di Luigi Scattini
Inghilterra nuda (1968) di Vittorio De Sisti
Africa segreta (1969) di Angelo e Alfredo Castiglioni
Angeli bianchi… angeli neri (1970) di Luigi Scattini
America così nuda, così violenta (1970) di Sergio Martino
The Satanists (1970) di Luigi Scattini
Dove non è peccato (1970) di Antonio Colantuoni
Riti segreti (1970) di Gabriella Cangini
Questo sporco mondo meraviglioso (1971) di Mino Loy
Africa ama (1971) di Angelo e Alfredo Castiglioni
Addio zio Tom (1971) di Gualtiero Jacopetti, Franco Prosperi
Mondo erotico (1972) di Filippo Walter Ratti
Mondo Freudo (1974) di Robert Lee Frost
Ultime grida dalla savana (1974) di Antonio Climati
Africa nuda, Africa violenta (1974) di Mario Gervasi
Nuova Guinea: L’isola dei cannibali (1974) di Akira Ide
Magia nuda (1975) di Angelo e Alfredo Castiglioni
Follie di notte (1976) di Joe D’Amato
Mondo porno oggi (1976) di Giorgio Mariuzzo
Savana violenta (1976) di Antonio Climati
Mondo di notte oggi (1976) di Gianni Proia
Mondo diavolo (1976) di Mario Morra
Le notti porno del mondo (1977) di Bruno Mattei
Uomo, Uomo, Uomo (1977) di Lionetto Fabbri
L’Italia in pigiama (1977) di Guido Guerrasio
Mondo infernale (1977) di Larry Savadove
Le facce della morte (1978) di John Alan Shwartz
Addio ultimo uomo (1978) di Angelo e Alfredo Castiglioni
Des Morts (1979) di Jean-Paul Ferbus e Dominique Garny
Cannibals (1980) di Jess Franco
Intersesso (1980) di Robert Crus
Siamo fatti così – Aiuto! (1980) di Gianni Proia
Le facce della morte n. 2 (1981) di John Alan Shwartz
Africa dolce e selvaggia (1982) di Angelo e Alfredo Castiglioni
Cannibali domani (1983) di Giuseppe Maria Scotese
Dimensione violenza (1983) di Mario Morra
Dolce e selvaggio (1983) di Antonio Climati
Nudo e crudele (1984) di Adalberto Albertini
Mondo senza veli (1985) di Adalberto Albertini
Le facce della morte 3 (1985) di John Alan Shwartz
Love duro e violento (1985) di Claudio Racca
Nudo e crudele 2 (1985) di Adalberto Albertini
Mondo cane oggi, l’orrore continua (1986) di Stelvio Massi
Mondo cane 2000: l’incredibile (1988) di Stelvio Massi e Gabriele Crisanti
Mondo New York (1988) di Harvey Keith
Natura contro (1988) di Antonio Climati
Droga sterco di Dio (1989) di Stelvio Massi
Mondo ossesso (1989) di Stelvio Massi e Gabriele Crisanti

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dicembre 29, 2011 Pubblicato da: | Miscellanea | | 2 commenti

Addio zio Tom

Addio zio Tom banner locandine 2

Sequestrato e dissequestrato, poi nuovamente sequestrato e processato, assolto e mutilato in molte scene; vituperato dai critici, accusato di razzismo e di apologia della violenza e i suoi autori messi all’indice e banditi in molti paesi.
Una storia tormentatissima, quella di Addio zio Tom, un documentario estremo e brutale che affronta di petto e senza mediazioni un tema assolutamente scottante come il razzismo e la storia dell’immigrazione forzata dei nativi africani in America, lo schiavismo.

Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi, la coppia di registi che diresse Addio zio Tom nel 1971, era al quinto lungometraggio; in passato aveva co-diretto La donna nel mondo (1963), Mondo cane 1 e 2 (1962 e 1963) e Africa addio (1966), suscitando scandalo e sopratutto attirandosi le ire di buona parte della critica per il contenuto delle loro opere accusate di essere un inno al razzismo. Così nel 1970 tra varie difficoltà e sostenuti solo dalla produzione il duo gira un documentario inframezzato da una serie di citazioni storiche con inserti in stile film storico che all’uscita fu accolto da una marea di critiche tali da suscitare l’effetto domino di portare in sala un nugolo di spettatori.

Addio zio Tom 1

Che così si trovarono di fronte ad un’opera assolutamente particolare, piena zeppa di violenza e di situazioni slasher simulate ma così ben fatte da sembrare reali, con in mezzo scene di follia quotidiana come la violenta rivolta dei primi anni sessanta contro l’apartheid e le successive lotte per l’integrazione di Martin Luther King, ma non solo.
C’è il movimento delle Black panther e di Malcom X,  l’altra faccia di una violenza che si opponeva a quella dei bianchi con l’arma stessa della specularità, ovvero una violenza altrettanto cieca e brutale.

Addio zio Tom 2

Addio zio Tom parte proprio in questo modo, con una voce fuori campo impersonale ma allo stesso tempo carica di sarcasmo, che sottolinea come le parole che la voce stessa sta pronunciando non sono affatto il sentire dei registi quanto piuttosto una maniera di vedere condivisa purtroppo da molti americani.
Così la gente di colore, che la voce chiama sprezzantemente “negri”, viene di volta in volta appellata con termini spregiativi: sono brutti, sporchi e cattivi, sono violenti e infidi, scansafatiche e buoni solo alla riproduzione. Questo quando va bene perchè alcuni dei personaggi che funzionano da trait d’union nel film/documentario spesso li paragonano a bestie, ad animali che di umano non hanno nulla e che su di loro esercita una violenza cieca quanto folle.

Addio zio Tom 3

Uno dei motivi, se vogliamo la pietra dello scandalo principale in Addio zio Tom consiste nel racconto dei primi anni dell’immigrazione forzata sopratutto negli stati del sud degli Usa, incoraggiata se non favorita dai primi 14 presidenti degli Usa che furono proprietari di schiavi, con il racconto crudele delle parole di Andrew Jackson, presidente degli States che chiedeva di punire gli schiavi ribelli con 100 frustate per ogni tentativo di fuga.
Alla luce di questo, il film non fa altro che ripercorrere quella che fu la triste odissea degli schiavi deportati dalla terra di origine e trasportati attraverso l’oceano in condizioni assolutamente disumane.

Addio zio Tom 4

Le varie sequenze del film mostrano un carico umano trattato alla stessa stregua del bestiame, mostra stupri e crudeli torture inflitte a coloro che non si adeguavano alle dure leggi dello schiavismo.
Assistiamo così alla durissima vita nelle piantagioni di cotone e a tutta la serie di orrori di cui si resero responsabili i primi schiavisti, a cominciare dai latifondisti proprietari dei campi nei quali la gente di colore era costretta a lavorare.
“Sono umani? Ma allora perchè puzzano di bestia?” si chiede un dottore incaricato di studiare la “specie negra”, così come si chiede se “la gente del nord sa che la pelle di queste bestie ha il doppio delle ghiandole sudorifere di un bianco”. E’ solo una delle tante, tantissime sequenze che induce lo spettatore ad un brivido di orrore, perchè lo stesso spettatore non ha mai assistito in prima persona ad un racconto per immagini così brutale e per certi versi agghiacciante.

Addio zio Tom 5

Quella che la coppia Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi raffigura e racconta è una verità scomoda per gli americani, quasi ignota per gli europei che fecero un uso estremamente limitato di schiavi.
Così le immagini choc che si susseguono passano attraverso castrazioni e stupri, bambini trattati di volta in volta come cuccioli di cane: “non date ossa di pollo ai cuccioli, l’altro giorno ne ho portati due dal veterinario” racconta una bagascia in ghingheri durante un pranzo di gala, testimoniando il livello bieco di mancanza di umanità oltre che di cultura raggiunta dai bianchi dominatori.
Addio zio Tom è sopratutto questo, una galleria di orrori gettata in faccia agli spettatori, senza alcun filtro.
Ad un certo punto del film la condizione della gente di colore viene messa a confronto con quella dei nativi americani, i cosi detti “indiani”; il solito dottore saccente e razzista parla delle differenze tra “negri” e indiani dicendo che “tra di loro c’è la stessa differenza tra un cane ed un coyote; il cane puoi coprirlo di bastonate e sarà li a leccarti i piedi mentre se levi la libertà ad un coyote gli levi l’aria”

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Dopo un’ora di proiezione (il film dura 140 minuti), si ha l’impressione di essere stati proiettati in una dimensione terrena delle scene dantesche dell’inferno, e la pietà mista al disgusto permeano lo spettatore.
Alla fine del film si esce dalla sala distrutti e oppressi da un coacervo di sensazioni che vanno dalla umana pietà per la gente  di colore al disgusto per quello che uomini come noi, che vivono solo ad un’altra latitudine, hanno saputo produrre.
In fondo tra loro e i nazisti, che raccoglieranno l’eredità dello spregio per la gente di colore, non esiste alcuna differenza se non quella dettata dall’utilizzo di questa povera gente, considerata dai primi “bestiame da lavoro” mentre dai secondi come una razza inferiore da sterminare.
Follie dell’uomo.Addio zio Tom è un ‘operazione, come già detto, che scatenò una tempesta di critiche molte delle quali immotivate; non c’è razzismo in esso, c’è soltanto la rappresentazione esasperata di quella che per i registi è una verità storica, sulla quale non entro perchè poco documentato. Il sarcasmo facilmente intuibile nella voce del narratore spegne in anticipo qualsiasi valutazione di stampo razzistico; Jacopetti e Prosperi provocano con scene ed immagini choc, con un uso ossessivo del nudo del resto giustificato proprio dal trattamento bestiale riservato alla gente di colore.

Il linguaggio a tratti e crudo, così come alcune immagini sono in puro stile slasher: le più forti quelle del massacro della famiglia bianca ad opera dei soliti cattivi negri e l’infanticidio di uno di essi che scaraventa contro il muro una bambina oppure la caccia ai “negri” fuggiti dalle piantagioni con conseguente taglio della testa degli stessi.

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Il titolo del film, che riprende quello del romanzo di Harriet Beecher Stowe La capanna dello zio Tom in fondo è la rappresentazione visiva estremizzata di ciò che raccontò la stessa Stowe nel romanzo e che in qualche modo originò la guerra civile americana, sintetizzata dalle parole di Lincoln rivolte alla Stowe quando la incontrò : “Allora questa è la piccola signora che ha scatenato questa grande guerra”
Un film come non ne vengono più prodotti ormai da anni; discutibile fin quanto si vuole, ma anche scomodo e politicamente scorretto.
Segnalo la colonna sonora di Ortolani che mescola swing e altri generi musicali con sapienza e la splendida fotografia di Claudio Cirillo, Antonio Climati e Benito Frattari.
Addio zio Tom, un film/documentario di Franco Prosperi, Gualtiero Jacopetti. Documentario, durata 92 min. – Italia 1971

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Addio zio Tom banner cast

Regia     Gualtiero Jacopetti, Franco E. Prosperi
Produttore     Angelo Rizzoli
Casa di produzione     Euro International Films
Fotografia     Claudio Cirillo, Antonio Climati, Benito Frattari
Montaggio     Gualtiero Jacopetti
Musiche     Riz Ortolani

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Addio zio Tom foto 1
Franco Prosperi e Gualtiero Jacopetti

Addio zio Tom foto 2
Lomi sul set del film

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Jacopetti mostra un trucco scenico

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Soundtrack del film

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La lobby card italiana che ricorda l’iter processuale del film

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Flano del film

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agosto 2, 2011 Pubblicato da: | Miscellanea | | 2 commenti

1973, un anno di cinema

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Il 1973 è un anno assolutamente fondamentale per la storia del cinema; si producono migliaia di pellicole e gli spettatori affollano le sale cinematografiche di tutto il mondo.
Negli Usa vengono prodotti film destinati a diventare degli autentici cult, nonostante la nazione sia alle prese con il più grave scandalo politico della sua storia, il Watergate, episodio che avrà anche riduzioni cinematografiche importanti con pellicole come Tutti gli uomini del presidente.
In Italia siamo alle prese con gravi problemi interni dovuti all’escalation del terrorismo, con fatti di sangue come la strage alla questura di Milano o la morte dell’agente Marino sempre a Milano o con gravi fatti di cronaca come l’epidemia di colera che costerà la vita a 30 persone.

Come eravamo
Barbra Streisand in Come eravamo

L'esorcista
Linda Blair in L’esorcista

Nonostante tutto, il cinema tira e il 1973 sarà ricordato come l’anno più fecondo dal punto di vista degli incassi.
Merito anche di film importanti come L’esorcista, diretto da William Friedkin e interpretato da Ellen Burstyn, Max von Sydow e Linda Blair ; la storia della giovane Regan, posseduta da un demone sarà il film più visto della stagione e scatenerà una teoria di film di ispirazione satanica impressionante.

La stangata
Paul Newman e Robert Redford in La stangata

Il film di Friedkin diventa anche un fatto di costume, suscita paura e in alcuni casi terrore, conseguenze anche del fascino oscuro di ataviche paure dell’uomo, come la presenza delle forze del male e la raffigurazione visiva della sua componente più importante, il diavolo.
Dagli Usa arriva un altro film importante e campione di incassi: si tratta di Come eravamo di Sidney Pollack interpretato straordinariamente bene da Robert Redford e Barbra Streisand.

Jesus Christ Superstar
Jesus Christ Superstar di Norman Jewison

La storia della coppia che si conosce, si ama e poi si lascia lungo un periodo importante della storia americana che va dalla guerra alle prime proteste contro le armi nucleari affascina e commuove grazie anche all’indimenticabile colonna sonora della Streisand, The way we where.
Grandissimo successo per Jesus Christ Superstar, riduzione cinematografica anticonformista di Norman Jewison che riprende il grande successo del musical di Andrew Webber e Tim Rice e che consegna alla storia del cinema l’opera rock filmata più bella di sempre.
Un altro film che potremmo definire un musical mascherato ottiene un successo straordinario in tutto il mondo: si tratta di American Graffiti diretto da George Lucas e interpretato da un gran cast che include Richard Dreyfuss, Ron Howard e un giovane Harrison Ford.

Bella ricca lieve difetto fisico cerca anima gemella
Marisa Mell e Erika Blanc in Bella ricca lieve difetto fisico cerca anima gemella

La ricerca della felicità di un gruppo di amici che finirà per avere destini diversi è esaltato anche da una colonna sonora di primissimo ordine con brani leggendari come Rock Around The Clock di Bill Haley and the Comets o Smoke Gets In Your Eyes dei Platters.
Ancora gli Usa protagonisti con un film che racconta della beffa giocata da due imbroglioni ai danni di un re della mala di Chicago; è il film di George Roy Hill La stangata, anche questo interpretato da un grande Robert Redford coadiuvato da Paul Newman.
In Italia non si sta a guardare e si assiste al trionfo nelle sale del film di Fellini Amarcord, commossa e commovente pellicola dedicata alla Rimini dell’infanzia del regista, arricchita dalle splendide musiche del maestro Nino Rota, mentre dal punto di vita prettamente commerciale è l’anno del travolgente successo del film di Samperi Malizia, protagonista una giovane e affascinante Laura Antonelli che diverrà parte importante dell’immaginario erotico italiano.

L’agente speciale MackIntosh
Paul Newman e Dominique Sanda in L’agente speciale MackIntosh

Il film racconta le vicissitudini di una giovane cameriera che finirà per sposare il suo datore di lavoro ma che nel frattempo dovrà guardarsi dalle attenzioni dei figli dell’uomo.
La pellicola è anche il grande successo di un giovane attore che purtroppo scomparirà l’anno successivo a causa di un incidente motociclistico.
Si tratta di Alessandro Momo, che nel 1974 sarà consacrato grande attore dal suo ultimo film, Profumo di donna.
Ma gli Usa continuano a fare la parte del leone, sfornando autentici capolavori come Mean street di Martin Scorsese, regista tra i più importanti della cinematografia moderna; lo spaccato della Little Italy mostrato dal regista di origini italiane rivela anche lo straordinario talento di Robert De Niro che diverrà una vera star con Taxi driver.
Lusinghiero successo anche per una pellicola di pura evasione, tratta da un romanzo di Henri Charrière: si tratta di Papillon, film autobiografico di Charriere diretto da Franklin J. Schaffner e interpretato da due grandi attori, Steve Mc Queen e Dustin Hoffman.

A Venezia un dicembre rosso shocking
Julie Christie in A Venezia…un dicembre rosso shocking

La storia di amicizia dei due condannati alla prigione infernale della Cayenna in Guyana, pur non essendo un film riuscitissimo a fine stagione risulterà tra i più visti, per merito anche della splendida ambientazione ma sopratutto per la gara di bravura tra i due interpreti.
Grandissimo successo anche per Lumet con Serpico, storia di un poliziotto italo americano che scopre le magagne della polizia della sua città, un film che rivela un altro talento straordinario, quello dell’italo americano Al Pacino.
Scandalo e polemiche a non finire suscita invece il film di Marco Ferreri La grande abbuffata, iperbole di una società destinata a consumarsi nei riti del consumismo e che quattro amici decidono di affrontare in un modo assolutamente particolare, isolandosi cioè in una villa e lasciandosi morire attraverso una spaventosa indigestione di cibi accompagnata da una serie di atti sessuali che completeranno il loro annichilimento.
Il film ebbe traversie giudizarie a non finire, non certo per le immagini di sesso quanto per il durissimo colpo inferto da Ferreri alla morale sociale.

La seduzione
Maurice Ronet e Lisa Gastoni in La seduzione

Nella rassegna dell’anno non può mancare una citazione per il drammatico Giordano Bruno di Montaldo.
Il grande regista svedese Ingmar Bergman presenta nello stesso anno due film amatissimi dalla critica e accolti tiepidamente dal punto di vista degli incassi dagli spettatori: si tratta di Scene da un matrimonio e di Sussurri e grida, visioni intimistiche del rapporto di coppia con protagonista in entrambi i casi Liv Ulmann.
Buoni successi anche per il film di Woody Allen Il dormiglione, per Zardoz di John Boorman, un gioiello che racconta la storia di Zed che distruggerà la città dei sogni degli immortali riportandoli ad una vita mortale ma sicuramente meno noiosa di quella condotta al riparo della cupola che protegge la città dal resto dell’umanità.

Quando l'amore è sensualità
Quando l’amore è sensualità

Un altro film dal grande successo, anche se su un piano diametralmente opposto a quello di Ferreri è l’erotico Emmanuelle, tratto da un romanzo di Emmanuelle Arsan e che lancia la sua protagonista, Sylvia Kristel come icona dell’erotico.
Film dozzinale, il cui successo è spiegabile solo con la morbosa attenzione che parte del pubblico iniziava a riservare ai prodotti del soft erotico.
Dalla Francia arriva il capolavoro di François Truffaut, Effetto notte, grandissima opera che narra la storia di un gruppo di attori alle prese con un film che sembra non debba mai essere terminato e che avrà su di loro l’effetto di legarli indissolubilmente.
Sam Peckinpah propone un altro capolavoro, Pat Garrett e Billy Kid, storia di un’amicizia che si concluderà tragicamente e che lancerà la sua struggente colonna sonora, Knocking on heaven door come una delle più belle soundtrack della storia del cinema.

Sessomatto
Laura Antonelli in Sessomatto

Zardoz
Zardoz, di John Boorman

Michael Crichton porta sugli schermi un suo romanzo, Il mondo dei robot, storia di Delos, una città parco divertimenti in cui gli abitanti sono dei robot del tutto simili agli uomini, che hanno su d loro diritto di vita e di morte fino a quando un incidente tecnico non causerà una strage. Nel film la parte del leone la fa uno straordinario Yul Brinner nei panni di un cowboy pistolero che inseguirà l’ultimo sopravissuto fino alla drammatica resa dei conti.
Uno dei film più belli, che ebbe un lusinghiero successo ma che sarebbe diventato un cult negli anni successivi è lo straordinario A Venezia…un dicembre rosso schocking diretto dal grande Roeg e che racconta la storia in bilico tra paranormale e reale di una coppia che si trasferisce a Venezia dopo la drammatica morte della loro figlioletta e che sarà funestata anche dalla morte dell’uomo.

La montagna sacra
La montagna sacra

Effetto notte
Effetto notte, di Truffaut

Segnalo i buoni successi di film importanti come L’ultima corvè di Hal Ashby, di Il gabbiano Jonathan Livingston di Hall Bartlett tratto dal celebre romanzo di Richard Bach, di L’Amerikano di Constantin Costa Gavras,di L’agente speciale Mackintosh per la regia di John Huston, di Electra Glide per la regia di James William Guercio.
Ma non c’è solo il cinema americano o straniero, ovviamente.
La produzione italiana è di buon livello, anche se non eccelso.
Si va da Ludwig diretto da Luchino Visconti che però si rivelò un tremendo fiasco ai botteghini interpretato da Helmut Berger e Romy Schneider a Piedone lo sbirro di Steno, primo fortunato capitolo delle avventure del poliziotto tutto ceffoni Piedone passando per Polvere di stelle diretto da Sordi e alle cui riprese ho assistito personalmente.
Il regista romano girò parte della pellicola nella mia città, mentre le scene più belle ambientate in teatro vennero girate al Petruzzelli di Bari e quelle in albergo nell’ex Albergo delle Nazioni sul lungomare.

Serpico
Al Pacino in Serpico

Papillon
Steve McQueen, Papillon

Il film diventò famoso anche per il tormentone “Ma ‘ndo vai se la banana non ce l’hai? bella Hawaiana attaccate a sta banana” interpretato dal duo Sordi-Monica Vitti.
Il 1973 è anche l’anno del trionfo dei decamerotici, che si chiamino L’Aretino nei suoi ragionamenti… sulle cortigiane, le maritate… e i cornuti contenti…oppure Beffe, licenze et amori del Decamerone segreto, E continuavano a mettere lo diavolo ne lo inferno o al contrario Leva lo diavolo tuo dal… convento, Quando le donne si chiamavano madonne, I Racconti di Viterbury
Questi prodotti girati alla velocità della luce vengono visti comunque da un vasto pubblico, con effetti incredibilI; registi di nessun talento e attricette alla ricerca di notorietà finiranno per inflazionare il mercato sgonfiando nell’anno successivo il fenomeno.

Emmanuelle
Emmanuelle

La grande abbuffata
Marcello Mastroianni e Andrea Ferreol in La grande abbuffata

Gloria anche per western parodistico, rappresentato dal successo di Il mio nome è nessuno, ideato e prodotto da Sergio Leone ed interpretato da Terence Hill (orfano di Bud Spencer) e da Henry Fonda.
Buoni successi, di critica e di pubblico per Il delitto Matteotti di Florestano Vancini conMario Adorf, Vittorio De Sica, Riccardo Cucciolla, Franco Nero che ricostruisce con sobrietà l’assassinio da parte dei fascisti del deputato socialista, per Lucky Luciano di Francesco Rosi con il solito grande Gian Maria Volonté dedicato alla figura del gangster di origini italiane, per Pane e cioccolata di Franco Brusati con Nino Manfredi, storia di un emigrante in Svizzera che sperimenterà sulla sua pelle il dramma di vivere in una nazione che non lo ama e che anzi lo ripudia, per l’ottima riduzione di un romanzo di Brancati, Paolo il caldo di Marco Vicario caratterizzato da un cast all star che presenta attori come Giancarlo Giannini, Adriana Asti, Riccardo Cucciolla, Rossana Podestà,Vittorio Caprioli, Ornella Muti, Gastone Moschin,Orchidea De Santis e Femi Benussi.

Mean Streets
Mean Streets di Martin Scorsese

Citerei ancora del 1973 i film Vogliamo i colonnelli di Mario Monicelli con Ugo Tognazzi, mediocre pellicola dedicata ad un golpe da opeeretta ed ispirato a fatti degli anni sessanta,il poliziottesco Milano trema: la polizia vuole giustizia di Sergio Martino con Luc Merenda, Silvano Tranquilli, Richard Conte, Martine Brochard, Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer? un film di Giuliano Carnimeo con George Hilton, Paola Quattrini, Edwige Fenech
Un’annata importante, quindi sia per qualità, sia per quantità di film prodotti; siamo davvero nell’età dell’oro del cinema che si protrarrà ancora per circa tre anni prima del declino imprevedibile e imprevisto, coinciso con l’avvento delle tv private e che ha modificato completamente la storia stessa del cinema.

Tony Arzenta
Alain Delon e Nicoletta Machiavelli in Tony Arzenta

Amarcord
Amarcord

American graffiti
American graffiti

Storia di una monaca di clausura
Storia di una monaca di clausura

Anna, quel particolare piacere
Anna, quel particolare piacere

2022, I sopravissuti
2022, I sopravissuti (Soylent green)

Rivelazioni di uno psichiatra sul perverso mondo del sesso
Rivelazioni di uno psichiatra sul perverso mondo del sesso

I corpi presentano tracce di violenza carnale
I corpi presentano tracce di violenza carnale

Una 44 magnum per l’ispettore Callaghan
Una 44 magnum per l’ispettore Callaghan

Perchè quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer
Perchè quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer?

Malizia
Malizia

Ultimo tango a Zagarol
Ultimo tango a Zagarol

Polvere di stelle
Polvere di stelle

Paper moon
Paper moon

Il delitto Matteotti
Il delitto Matteotti

banner Oscar1973

Il padrino (Miglior film)
Bob Fosse (Miglior regia per Cabaret)
Marlon Brando (Miglior attore per Il padrino)
Liza Minnelli (Miglior attrice per Cabaret)
Joel Grey (Miglior attore non protagonista per Cabaret)
Eileen Heckart (Miglior attrice non protagonista per Le farfalle sono libere)
Il candidato (Miglior sceneggiatura originale)
Il padrino (Miglior sceneggiatura non originale)
Cabaret (Miglior fotografia)
Cabaret (Miglior adattamento musicale)
Le farfalle sono libere (Miglior colonna sonora originale)
Luci della ribalta (Miglior colonna sonora originale)
L’avventura del Poseidon (Miglior canzone)
Cabaret (Miglior scenografia)
In viaggio con la zia (Migliori costumi)
Cabaret (Miglior montaggio)
Cabaret (Miglior suono)
L’avventura del Poseidon (Migliori effetti speciali)
Il fascino discreto della borghesia (Miglior film straniero)

banner Palma 1973

Gran prix:
Un uomo da affittare (The Hireling), regia di Alan Bridges (Gran Bretagna)
ex aequo Lo spaventapasseri (Scarecrow), regia di Jerry Schatzberg (USA)
Grand Prix Speciale della Giuria:
La maman et la putain, regia di Jean Eustache (Francia)
Premio della giuria:
Sanatorium pod klepsydra, regia di Wojciech Has (Polonia) ex aequo
L’invito (L’invitation), regia di Claude Goretta (Svizzera/Francia)
Prix d’interprétation féminine:
Joanne Woodward – Gli effetti dei raggi gamma sui fiori di Matilde
Prix d’interprétation masculine:
Giancarlo Giannini – Film d’amore e d’anarchia
Premio opera prima:
Jeremy, regia di Arthur Barron (USA)
Premi FIPRESCI:
La grande abbuffata, regia di Marco Ferreri (Francia/Italia) ex aequo
La maman et la putain, regia di Jean Eustache (Francia)
Premio OCIC:
Lo spaventapasseri (Scarecrow), regia di Jerry Schatzberg (USA

banner David 1973

Migliore film

Alfredo Alfredo, regia di Pietro Germi (ex aequo)
Ludwig, regia di Luchino Visconti (ex aequo)

Miglior regista

Luchino Visconti – Ludwig

Migliore attrice protagonista

Florinda Bolkan – Cari genitori (ex aequo)
Silvana Mangano – Lo scopone scientifico (ex aequo)
Migliore attore protagonista
Alberto Sordi – Lo scopone scientifico
Miglior regista straniero
Bob Fosse – Cabaret (Cabaret)
Migliore attrice straniera
Liza Minnelli – Cabaret (Cabaret)
Migliore attore straniero
Yves Montand – È simpatico, ma gli romperei il muso (César et Rosalie) (ex aequo)
Laurence Olivier – Gli insospettabili (Sleuth) (ex aequo)
Miglior film straniero
Il padrino (The Godfather), regia di Francis Ford Coppola

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Tuoni lontani (Ashani Sanket)     Satyajit Ray

Maggio 10, 2011 Pubblicato da: | Miscellanea | | 1 commento

Il Poliziottesco o Poliziesco all’italiana

Il poliziesco banner

Il film poliziesco denominato all’italiana per distinguerlo dai prodotti arrivati sui nostri schermi da altri paesi e con connotazioni molto differenti, ebbe il suo massimo fulgore nel periodo intercorso tra la fine degli anni sessanta e la fine del decennio settanta, anche se sporadici casi di questo particolare genere di produzioni arrivarono prima e dopo il periodo indicato.
Un genere che si caratterizzò a tal punto da essere riconosciuto con la definizione di “poliziottesco”, brutto termine che però è entrato nel linguaggio comune per indicare quel filone cinematografico distinto dal film poliziesco vero e proprio per alcune caratteristiche particolari.
In primis l’uso della violenza, di tematiche locali (quindi non legate a discorsi internazionali) come la lotta alla mafia e alla camorra, il terrorismo, i sequestri di persona o anche semplicemente la cronaca nera, quella piena di tragici fatti di sangue di cui purtroppo è costellato il nostro passato.

Milano difendersi o morire 7
Barbara Magnolfi in Milano difendersi o morire

Altra caratteristica specifica può essere individuata nel binomio poliziotto/legge, tutto conflittuale, nel quale il difensore (i difensori) della legge si trovano a combattere non solo contro il crimine organizzato,contro terroristi di varia natura e contro serial killer spietati o semplici assassini casuali, ma anche contro le leggi di un paese spesso troppo garantiste nei confronti di coloro che facevano parte dei mondi citati, criminali spesso spietati che uccidevano inermi cittadini per portare a termine le loro losche imprese.

1 La mala ordina
La mala ordina (Femi Benussi e Mario Adorf)

All’interno del cinema poliziottesco si sviluppano quindi una serie di tematiche ben precise, come la denuncia della violenza e l’uso della forza per stroncarla, discorso molto complesso affrontato spesso dai registi con sceneggiature discutibili in cui assistiamo visivamente ad esplosioni di violenza, da parte dei tutori della legge, che nulla hanno da invidiare agli stessi malviventi.
La miscela tipica del genere poliziottesco è composta da violenza-azione-legalità, mescolata spesso a ingredienti classici del thriller come delitti efferati e un pizzico più o meno velato di sesso, immancabile anche in un genere che teoricamente non ne avrebbe bisogno.
Un’analisi generale della produzione dei polizieschi porterebbe a dire che il livello medio delle pellicole tende al basso; il che sarebbe però un’analisi troppo semplicistica, perchè tra le centinaia di pellicole girate nel periodo di massimo splendore del genere ci sono diversi film degni di menzione.

2 Paura in città
Silvia Dionisio in Paura in città

A partire da quello che può essere definito il capostipite di tutti (anche se non certamente il primo) i polizieschi, ovvero La polizia ringrazia, diretto da Stefano Vanzina alias Steno nel 1972, uscito in un periodo davvero drammatico della storia italiana.
Sono infatti passati solo tre anni dalla strage di Piazza Fontana a Milano e il decennio settanta è iniziato con cupi presagi e con una crisi economica che toccherà il culmine nel periodo della grande depressione dovuta alla crisi energetica. Non siamo ancora negli anni di piombo, eppure la violenza che inizia ad esplodere nel contesto sociale trova immediato riscontro nelle pellicole del periodo, pellicole che mostrano la grande attenzione del mondo del cinema verso la società e i suoi mutamenti.
Il merito del film di Steno è quello sopratutto di aver fissato dei paletti precisi, che saranno da allora in poi degli autentici canoni per tutti coloro che seguiranno la scia del fortunato film del regista romano.

3 Mark il poliziotto
Franco Gasparri in Mark il poliziotto

4 Mark colpisce ancora
Malisa Longo in Mark colpisce ancora

5 Mark il poliziotto spara per primo
Ely Galleani
in Mark il poliziotto spara per primo

In La polizia ringrazia troviamo per esempio l’onesto e integerrimo commissario Bertone alle prese con un’ondata di criminalità dilagante e contemporaneamente alle prese con l’ottusità della legge rappresentata dal miope Sostituto Procuratore Ricciuti; è una situazione che verrà ripresa moltissime volte, allor quando troveremo commissari e ispettori costretti a muoversi in un mondo crudele e determinato come quello della malavita senza avere alle spalle la tutela e il sostegno della legge.
L’amara conclusione del film di Steno mostra una tendenza che era tipica della  maggioranza silenziosa, ovvero di tutta quella parte della società civile che viveva e lavorava senza far sentire mai la propria voce: la tendenza al silenzio e alla rassegnazione, che in pratica favorivano l’esplosione dei fenomeni di criminalità diffusa.
Il cinema si impossessa anche del fatto di cronaca portandolo sullo schermo e dando colori vividi a fatti già di per se sintomatici di una realtà in continuo movimento come quella dell’escalation della criminalità organizzata; Lizzani con Banditi a Milano crea qualcosa di molto simile ad un poliziottesco quando gira il film che racconta le criminali gesta della Banda Cavallero, usando un ampio respiro per raccontare anche la metamorfosi della criminalità stessa, che si organizza e taglieggia aiutata anche dal silenzio e dall’omertà sia delle vittime che dei testimoni.

6 Genova a mano armata
Genova a mano armata

Banditi a Milano è quindi un altro paletto storico, sia per la bella ambientazione in un bianco e nero che ricorda tanto il noir, sia per la gigantesca prova di uno degli attori più bravi del cinema italiano, Gian Maria Volontè sia per la capacità di mostrare una Milano in evoluzione che ben presto avrebbe conosciuto una violenza cieca e feroce come quella esplosa nel dicembre del 1969 con la citata strage di Piazza Fontana.
Enrico Maria Salerno, il commissario Bertone e Gian Maria Volontè, il feroce bandito Cavallero: due facce di una medaglia opposte e diametralmente differenti come caratteri e comportamenti sociali.
La dove Bertone è il rappresentante delle forze oneste della nazione, Cavallero è l’epigono di coloro che quella società combattono, non certo per motivi ideologici ma semplicemente di opportunità.
E’ questa la parte migliore del cinema poliziottesco, quella che delinea e tratteggia comportamenti sociali diametralmente opposti, mostrando anche scene di vita quotidiana di realtà differenti del paese: la Milano industriale è lontanissima dalla Palermo in cui la mafia in maniera sempre più massiccia influenza la vita degli abitanti.
In comune c’è però, tra loro, la stessa volontà distruttiva del vivere comune, della legalità, di tutti quei valori che fanno della società l’unica forma possibile di convivenza.

7 Il cittadino si ribella
Il cittadino si ribella

C’è un altro film che può diventare a buon titolo emblematico della situazione italiana dei primi anni settanta, e che diventa poliziottesco solo marginalmente, ovvero per l’utilizzo dei canoni citati del genere: si tratta di Confessione di un commissario di polizia al procuratore della repubblica diretto da Damiano Damiani nel 1971, che quindi precede di un anno il citato film di Vanzina.
La storia del commissario Bonavia che combatte la mafia e che sarà costretto a farsi giustizia da solo perchè la legge non lo protegge e perchè il Procuratore generale della repubblica è colluso con la mafia stessa è emblematica del filone poliziottesco.
Qui troviamo davvero tutti gli elementi del genere mescolati con sapienza, inclusa la diffidenza tra poteri dello stato (il conflitto tra il giudice Traini e il commissario Bonavia), l’uccisione dell’integerrimo commissario ma anche la decisione di Traini di proseguire le indagini di Bonavia, di combattere quindi quei poteri forti che sono il vero cancro della società.

8 La belva col mitra
La belva col mitra (Helmut Berger e Marisa Mell)

Accanto a questo cinema di denuncia contenuto nel filone poliziottesco, c’è anche una parte eminentemente noir rappresentata egregiamente da due ottimi film di Fernando Di Leo, Milano calibro 9 e La mala ordina, entrambi del 1972.
Attraverso una descrizione fatta di azione con il giusto equilibrio di violenza, il regista pugliese racconta dall’interno le vicende e le contraddizioni della mala attraverso personaggi diventati autentici cult, come l’Ugo Piazza protagonista di Milano calibro 9 interpretato da uno straordinario Gastone Moschin e il Luca Canali protagonista di La mala ordina, interpretato dal rude ma efficace Mario Adorf.
Sono personaggi della mala, è vero, ma hanno dalla loro un codice d’onore che è sconosciuto alla malavita e alla fine il pubblico si ritrova a provare simpatia per le loro vicende.
Di Leo, che chiuderà quella che è conosciuta come la trilogia del milieu con Il Boss, racconta un mondo contraddittorio e violento con un uso della violenza che mostra davvero come la malavita sia da considerare a tutti gli effetti un inferno senza ritorno.

9 La polizia è al servizio del cittadino
La polizia è al servizio del cittadino?

Un altro film da segnalare che riprende ancora la tematica del poliziotto duro e inflessibile costretto a fare i conti con le pastoie della legge è Milano trema: la polizia vuole giustizia, diretto da Sergio Martino nel 1973.
Il commissario Caneparo assomiglia solo in parte a Bonavia e ancor meno a Bertone.
Siamo all’estremizzazione della figura del poliziotto, che è certo dell’inefficacia delle leggi e che agisce in maniera quasi anarchica contro la criminalità.
Un giustiziere solitario, quindi, che usa la legge per fare giustizia senza però rispettarne i dettami fondamentali.
Luc Merenda, che interpreta Caneparo, ha le phisique du role e la giusta dose di ironia per muoversi da cane sciolto nell’acqua torbida, carico di una rabbia che simboleggia proprio quella parte di società civile stanca di dover sempre sopportare.

10 Milano trema, la polizia vuole giustizia
Luc Merenda in Milano trema, la polizia vuole giustizia

11 I familiari delle vittime non saranno avvertiti
I familiari delle vittime non saranno avvertiti

La polizia è al servizio del cittadino? (1973) di Romolo Guerrieri porta ancor più in avanti il discorso dell’intreccio tra poteri forti e la conflittualità con la legge, rappresentata dalla figura del Commissario Sironi (Enrico Maria Salerno), un poliziotto che ricorda Caneparo almeno nella disillusione sui metodi legali per affrontare la criminalità questa volta legata ai colletti bianchi. La reazione del poliziotto si tramuta in una vendetta personale quando, smessi i panni del funzionario di polizia si trasforma in giustiziere per fare quello che la legge non ha potuto fare, punire il capo di un’organizzazione malavitosa.
Praticamente identico nella tematica di fondo è La polizia incrimina, la legge assolve, che già dal titolo denuncia una situazione molto sentita dal comune cittadino.
Con questo film, diretto da Enzo G. Castellari nel 1973, un anno d’oro per il cinema italiano, troviamo elementi di novità sopratutto a livello di azione, con la sequenza spettacolare dell’inseguimento di un’ambulanza con a bordo i classici delinquenti e un’auto della polizia.

12 Napoli si ribella
Sonia Viviani in Napoli si ribella

13 da Corleone a Brooklin
… e in Da Corleone a Brooklin

La sequenza, che dura 8 minuti, mostra anche come la tecnologia stia facendo passi da gigante e di come i registi si avvalgano sempre più di scene d’azione per movimentare i film.
Un poliziottesco di buona fattura e abbastanza anomalo nel suo svolgimento è Revolver di Sergio Sollima. Questa volta il protagonista centra marginalmente con la legge, in quanto è direttore di un istituto penitenziario, costretto a fare un’alleanza insolita con un criminale per liberare sua moglie dalle grinfie di un’organizzazione malavitosa.
L’interpretazione del direttore è affidata a Oliver Reed, leggendario interprete dei Diavoli di Ken Russell; la faccia e il temperamento anglo sassone dell’attore mal si sposano però con le caratteristiche del personaggio che è chiamato ad interpretare e per una volta a uscirne meglio è il co-protagonista Fabio Testi che allo spettatore risulta di gran lunga più simpatico e umano.

14 La polizia accusa il servizio segreto uccide
La polizia accusa:il servizio segreto uccide

Come appare chiaro, la grande protagonista e ovvia protagonista rimane la polizia; una struttura in cui si formano legami fortissimi o odi e rivalità feroci, in cui il senso di solidarietà fra colleghi diventa caratteristica pregnante, ma dove può annidarsi il giuda di turno.
E’ un mondo quasi votato tutto al maschile, perchè sono lontanissimi i tempi delle pari opportunità: carabinieri, finanza e altri corpi sono quasi esclusivamente popolati da maschi e la figura femminile quando è presente è sempre di contorno.

15 Liberi, armati, pericolosi
Eleonora Giorgi in Liberi, armati, pericolosi

La donna è anche presente nella criminalità, spesso  con il ruolo di vittima mentre raramente lo è come protagonista.
In Milano rovente di Lenzi il boss è Salvatore Cangemi, che gestisce appunto un giro di prostitute.
La donna come merce, quindi, mentre questa volta il criminale di turno non verrà preso dalla polizia, ma beffato da un’organizzazione concorrente; siamo quindi di fronte ad un ribaltamento di ruoli inusuale per il poliziottesco.
Lo stesso Lenzi gira nel 1974 il poliziesco più violento del filone, quel Milano odia: la polizia non può sparare che vede protagonisti Thomas Milian e Henry Silva, rispettivamente il delinquente estremizzato come sadico e violento e il poliziotto che alla fine farà giustizia da solo.

16 La città gioca d’azzardo
La città gioca d’azzardo

17 Revolver
Oliver Reed in Revolver

Lenzi amplifica tutte le caratteristiche negative del personaggio del malvivente trasformando il suo Giulio Sacchi (Thomas Milian) in un insieme di tutti i peggiori vizi e di tutte le peggiori debolezze.
Man mano che ci inoltriamo nel cuore degli anni di piombo, il cinema poliziottesco descrive sempre più scene di lotta politica, di terrorismo, di scontri tra la legge e le fazioni politiche in lotta contro il potere costituito e la legalità, ma non dimentica comunque le nuove frontiere costituite dalla diffusione della droga, del traffico di armi o di esseri umani.
Tra le pellicole più importanti del periodo che va dal 1974 alla conclusione del decennio si possono citare:
Il cittadino si ribella, 1974 diretto da Enzo G. Castellari che racconta la vendetta privata di un cittadino costretto suo malgrado a difendersi da solo;
La polizia chiede aiuto, 1974, di Massimo Dallamano con protagonista Claudio Cassinelli, con la polizia costretta questa volta a fare i conti con un maniaco omicida. Il film di Dallamano, che mescola con sapienza elementi di giallo e thriller ad elementi tipici del poliziottesco è una delle parti terminali del periodo migliore del genere stesso.
L’elenco dei poliziotteschi potrebbe continuare ancora a lungo, ma i film più rappresentativi sono quelli che ho citato.
Dopo il 1975 le cose iniziano a cambiare, per molteplici ragioni e sopratutto in conseguenza dei mutati gusti del pubblico; il poliziottesco evolve in altre forme, anche se non mancano i prodotti canonici.

18 Quelli della calibro 38
Carole Andrè in Quelli della calibro 38


Rosita Torosch in Milano odia la polizia non può sparare

La forma estrema è rappresentata dall’enorme successo riscosso dalla serie con protagonista Thomas Milian, che interpreta  Monnezza e che connota i film con ironia ma anche con trivialità accentuate.
Il Monnezza è un personaggio che sembra preso di corpo da un decamerotico o da una commedia becera all’italiana; bestemmia, veste in maniera assolutamente anticonvenzionale, usa le mani piuttosto che la pistola.
E’ l’apologo di un certo tipo di cinema e sta al poliziottesco come Pierino sta alla commedia all’italiana, mentre lo stesso Milian interpreta il poliziotto Giraldi nella serie di film che assumerà le denominazioni di Squadra antimafia, Squadra antitruffa ecc.

19 Napoli spara
Napoli spara

20 Luca il contrabbandiere
Luca il contrabbandiere

Accanto a questa tipologia di film troviamo anche la fortunata serie interpretata da Bud Spencer con protagonista il poliziotto buono Piedone.
Il poliziottesco quindi muta pelle e si adatta ai nuovi gusti del pubblico.
La parte più fedele alla tradizione è rappresentata dalla serie dei film interpretati da Maurizio Merli (Poliziotto sprint (1977), Il commissario di ferro (1978), Un poliziotto scomodo (1978) ) diretti da Stelvio Massi e dalla breve serie con protagonista lo sfortunato ex attore dei fotoromanzi Lancio Franco Gasparri che interpreterà il Commissario Mark Terzi nei film Mark il poliziotto (1975), Mark il poliziotto spara per primo (1975) e Mark colpisce ancora (1976), tutti diretti dallo specialista Massi.

21 La città è sconvolta, caccia spietata ai rapitori
La città è sconvolta, caccia spietata ai rapitori

Numerose le pellicole ambientate nelle varie città italiane, che diventano di volta in volta violente o spietate, drogate o preda della criminalità.
I titoli parlano da soli, perchè si va da Roma violenta (1975) di Franco Martinelli a Genova a mano armata (1976) di Mario Lanfranchi, da Milano violenta (1976) di Mario Caiano a Roma a mano armata (1976) di Umberto Lenzi passando per Roma: l’altra faccia della violenza (1976) di Franco Martinelli e per il ciclo napoletano composto per esempio da Napoli violenta (1976) di Umberto Lenzi e Napoli spara! (1976) di Mario Caiano oltre che da Napoli si ribella (1977) di Michele Massimo Tarantini.
Attorno al 1977/1978 il genere poliziottesco mostra la corda; le storie ormai sono troppo ripetitive e la realtà sociale del paese ha ormai superato da tempo la fantasia.
Siamo al culmine degli anni di piombo che hanno la parte terminale nel caso Moro, vero punto di svolta della storia del nostro paese.

22 Italia a mano armata
Maurizio Merli in Italia a mano armata

Il poliziottesco tardo, quello di fine anni settanta, è affidato a Corbucci come abbiamo visto che gira oltre una dozzina di pellicole con i citati film di Milian  mentre Steno furoreggia con Spencer/Piedone.
Al fianco di questi film, che hanno una loro dignità, troviamo tutta la serie partenopea con protagonista Mario Merola; il re della sceneggiata interpreta I contrabbandieri di Santa Lucia (1979) di Alfonso Brescia, Luca il contrabbandiere (1980) di Lucio Fulci , I guappi non si toccano (1979) di Mario Bianchi, Napoli… la camorra sfida e la città risponde (1979) di Alfonso Brescia ,Luca il contrabbandiere (1980) di Lucio Fulci che resterà di gran lunga il prodotto migliore del tardo poliziottesco.
Per l’ennesima volta tocca citare la grande crisi del cinema che travolse tutto nel 1979; il poliziottesco cessa praticamente di vivere se si escludono pochi tentativi di resuscitare il genere, come L’avvertimento (1980) di Damiano Damiani, Da Corleone a Brooklyn (1979) di Umberto Lenzi, Il giorno del Cobra (1980) di Enzo G. Castellari.

23 Squadra volante
Squadra volante


Confessione di un commissario di polizia

Una fine annunciata, tuttavia, come del resto accaduto per i decamerotici e la commedia sexy, per il thriller all’italiana e per l’horror di derivazione “baviana”
Un genere, il poliziottesco, amato abbastanza dal pubblico e pochissimo o nulla dai critici, che rimproveravano ai registi una dose troppo massiccia di violenza e qualunquismo unita a razzismo e intolleranza.
Tuttavia i decenni successivi hanno in qualche modo riabilitato il genere, con la riscoperta di alcune di queste pellicole.
E in rete sono nati diversi siti dedicati al fenomeno, il più completo dei quali è (vera miniera per gli appassionati e non) il sito http://www.pollanetsquad.it/ che ha in pratica tutte le schede dei film poliziotteschi prodotti in Italia.

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La polizia ringrazia

24 Milano calibro 9
Milano calibro 9

25 Diamanti sporchi di sangue
Diamanti sporchi di sangue

26 La banda del gobbo
La banda del gobbo


La legge violenta della squadra anticrimine

28 La polizia interviene ordine di uccidere
La polizia interviene: ordine di uccidere

29 Fango bollente
Fango bollente

30 Il cinico l’infame e il violento
Il cinico l’infame e il violento

31 Roma a mano armata
Roma a mano armata

32 La polizia sta a guardare
La polizia sta a guardare

33 Si può essere più bastardi dell’ispettore Cliff
Si può essere più bastardi dell’ispettore Cliff?


La polizia chiede aiuto

34 No, il caso è felicemente risolto
No, il caso è felicemente risolto

35 La polizia incrimina, la legge assolve

La polizia incrimina, la legge assolve

36 Un detective
Un detective

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 Sound Squadra volante

Sound Calibro 35

Sound Italia a mano armata

Sound La mala ordina

Sound La polizia accusa

Sound La polizia ha le mani legate

Sound La polizia incrimina la legge assolve

Sound La polizia sta a guardare

Sound Mark il poliziotto

Sound Milano calibro 9

Sound Milano il clan dei calabresi

Sound Milano odia la polizia non può sparare

Sound Napoli violenta

Sound Quella carogna dell'ispettore Sterling

Maggio 7, 2011 Pubblicato da: | Miscellanea | | 7 commenti