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L’uomo che cadde sulla terra

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Un oggetto proveniente dallo spazio profondo entra nell’atmosfera terrestre e precipita in un lago; all’interno c’è un alieno, proveniente da un altro pianeta. Apprenderemo in seguito che l’alieno ha famiglia ed è arrivato sulla terra perchè una terribile siccità ha colpito la sua gente, ed è in cerca di aiuto.
L’operazione però è complessa, e l’alieno, assunte sembianze umane, decide di sfruttare le proprie conoscenze tecnologiche per impiantare un’azienda; nasce così la World Enterprise, che in breve tempo lo rende l’uomo più ricco del pianeta.

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Assunto uno scienziato,Nathan Bryce, gli affida il compito di trovare una soluzione al problema del suo pianeta, costruendo una nave spaziale in grado di arrivarvi e di salvarlo.
Ma la vita sotto forma umana è molto difficile, e Thomas Jerome Newton (l’identità sotto la quale si nasconde l’alieno) ben presto cede alla tentazione dell’alcool, intrecciando anche una relazione con Mary-Lou.
Nel frattempo Nathan scopre la vera identità di Thomas, che viene seguito anche dalla Cia, perchè il suo impero economico minaccia aziende concorrenti.
Così Thomas….

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Film tratto  dall’omonimo romanzo di Walter Tevis, The man who fell to earth, ovvero L’uomo che cadde sulla terra, venne girato nel 1976 da Nicholas Roeg, uno dei registi più geniali dell’ultimo secolo, autore di splendidi film come Walkabout, A Venezia un dicembre rosso shocking, Sadismo.
Come nel romanzo, un amaro apologo della solitudine, della disillusione, della diversità, il film ricalca le linee guida del romanzo di Tevis, assumendo una potenza ancor più devastante grazie alla geniale intuizione di Roeg di portare sugli schermi, nei panni del malinconico alieno Thomas il cantante rock David Bowie, che con il suo aspetto androgino e il volto scavato, quasi allucinato, forma una simbiosi con il personaggio interpretato difficilmente riscontrabile in altri film.

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Roeg riprende i temi tracciati da Tevis per tessere un film in cui la figura dell’alieno, costretto a celare la sua identità sotto un aspetto umano, diventa il paradigma stesso dell’esistenza degli umani; l’alieno vive le contraddizioni dell’umano con più sofferenza degli umani stessi, perchè si rende conto dell’assurdità delle loro vite, delle loro ambizioni.
Quel suo essere diverso lo porterà paradossalmente ad essere un emarginato per la sua ricchezza, e lo porterà fatalmente a soffrire di quegli stessi problemi che soffrono gli uomini.

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Thomas non è l’andoride Roy di Blade runner, che rimpiange la vita perchè ha visto cose incredibili, è molto più vicino ad un essere umano perchè si è calato tra loro, ha sperimentato vizi e virtù degli umani stessi; ha provato l’amore e l’alcool, l’inferno e il paradiso, ha scoperto le miserie degli umani e si è reso conto, con tristezza e malinconia, di essersi caricato addosso un problema senza nessuna soluzione, ovvero qualcosa che possa salvare le poche unità superstiti del suo popolo dall’estinzione.

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Così la parabola dell’alieno finisce per coincidere con il percorso di una vita umana, fatta di speranza e disillusione, di amarezze e di gioie, tutte mescolate senza soluzione di continuità.
Nel film molti passi testimoniano l’assoluta astrazione di Thomas dal contesto umano in cui vive; se il romanzo inizia con una frase importante «Non era un uomo, eppure era molto simile all’uomo» il film inizia con il classico impatto tra l’astronave e la terra.
Il primo impatto è proprio con l’elemento vitale che manca sul pianeta di Thomas, l’acqua; c’è una specie di stridente ironia tra il tragico destino che attende la gente di Thomas e l’abbondanza di quell’elemento vitale su un pianeta che lo sperpera in maniera allucinante.

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Thomas imparerà ben presto che lo strano pianeta sul quale è arrivato vive di forti contraddizioni; il denaro, l’autentico dio venerato dalla gente umana si trasforma per lui dapprima in un mezzo per raggiungere i suoi fini, e in ultimo nella causa prima dei suoi problemi e infine del suo destino.
E’ inconciliabile Thomas con la gente alla quale si è mescolato; i suoi occhi da rettile, il suo corpo senza sesso lo rendono davvero un alieno.
Eppure sembrerebbe esserci un contatto possibile tra questi due universi paralleli; è l’amore, ma Thomas ha da svolgere una missione.

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Tutto il film vive su questa atmosfera rarefatta, sulle violente contraddizioni che vive Thomas immerso in un ambiente alieno come e quanto lui.
La solitudine di Thomas si amplia e si confonde con quella di Mary Lou, ma in fondo sono soli anche gli altri umani; lo si capisce dalla mancanza di emozioni che trapela in molte sequenze del film, con l’alieno che attraversa un pianeta di gente sola anche se abituata a vivere in comunità.
Roeg conferisce al film un’aria malinconica e stranita, un’atmosfera lugubre e senza speranza, andando probabilmente oltre la stessa capacità di Tevis di rendere il senso di vuoto, di solitudine e di mancanza di speranze in cui si muove l’alieno del libro; ed è questo il gran merito di un regista capace come pochi di realizzare film in cui il senso di smarrimento dell’uomo arrivi quasi alla cosmicità delle esistenze rapportate all’infinito, ovvero quel senso di smarrimento e di paura che l’essere umano porta con se come una seconda pelle.

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L’uomo che cadde sulla terra è un film tecnicamente perfetto, in cui è davvero difficile trovare difetti tali da incrinarne il giudizio finale; quando un regista riesce a pareggiare ( e forse anche a superare) quel calderone di peculiarità che distinguono sempre un’opera scritta da una visiva, che per forza di cose ha tempi molto meno dilatati ed è di difficile espressione attraverso le immagini, allora ci si rende conto di essere davanti ad un’opera che può essere definita davvero un capolavoro.
Un’opera metafisica, esistenzialista, definitela come volete.
Ma un’opera assolutamente fondamentale della cinematografia.

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L’uomo che cadde sulla Terra, un film di Nicolas Roeg. Con Rip Torn, David Bowie, Buck Henry, Candy Clark, Bernie Casey, Jackson D. Kane, Rick Riccardo, Tony Mascia, Linda Hutton, Hitary Holland, Adrienne La Russa, Lilybelle Crawford, Richard Breeding, Albert Nelson, David Bowie, Peter Prouse, Jim Lovell
Titolo originale The Man Who Fell to Earth. Fantascienza, durata 118 (138) min. – Gran Bretagna 1976.

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L'uomo che cadde sulla terra banner protagonisti

David Bowie     …     Thomas Jerome Newton
Rip Torn    …     Nathan Bryce
Candy Clark    …     Mary-Lou
Buck Henry    …     Oliver Farnsworth
Bernie Casey    …     Peters
Jackson D. Kane    …     Professor Canutti
Rick Riccardo    …     Trevor
Tony Mascia    …     Arthur
Linda Hutton    …     Elaine
Hilary Holland    …     Jill
Adrienne Larussa    …     Helen
Lilybelle Crawford    …     Jewelery Store Owner
Richard Breeding    …     Receptionist
Albert Nelson    …     Cameriere

L'uomo che cadde sulla terra banner cast

Regia     Nicolas Roeg
Soggetto     Walter Tevis
Sceneggiatura     Paul Mayersberg
Produttore     Michael Deeley, Barry Spikings
Fotografia     Anthony B. Richmond
Montaggio     Graeme Clifford
Musiche     John Phillips, Stomu Yamashta

Dopo due miglia di cammino arrivò a una città. Prima dell’abitato vi era un cartello: HANEYVILLE, e sotto: 1400 AB. Andava benissimo, gli occorreva proprio una cittadina di quella grandezza. Era di mattina e ancora molto presto, aveva scelto quell’ora per la sua camminata in modo da approfittare del fresco. Non c’era ancora nessuno per la strada. Oltrepassò ancora parecchi isolati nella luce incerta, sconcertato dall’ambiente estraneo. Si sentiva tutto teso e un po’ spaventato. Cercò di distrarre la sua mente da ciò che si accingeva a fare: ci aveva già pensato abbastanza.
Nel piccolo centro commerciale trovò quello che cercava: un negozietto con l’insegna: LO SCRIGNO. A un angolo di strada lì vicino vide una panchina e andò a sedersi, con tutto il corpo indolenzito per lo sforzo del gran camminare.
Fu di lì a qualche minuto che vide un essere umano.


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Chilometrica pellicola, che alterna squarci di cospicuo interesse a lentezze soporifere, le cui motivazioni si stenta a comprendere. Il sentimento che emerge è quello della pietà, che nasce dalla situazione di partenza del protagonista e del fallimento della sua missione. Il messaggio politico, di critica alla nostra società, è spesso generico o stereotipato, per cui stenta ad andare a segno.

Alieno sulla Terra per salvare il proprio pianeta, ma è risucchiato dalla vita terrena e poi sequestrato. Da ricordare solo per la presenza di Bowie, carismatica popstar, e per qualche immagine ad effetto (per esempio, l’alieno lucertoloso senza ciglia). Ed è un peccato perché la storia sarebbe bella (Icaro come metafora dell’uomo, i cui ideali si infrangono facendolo cadere nell’alienazione), così come alcuni spunti visivi e una dinamica narrativa non convenzionale. Ma il film è noioso, sfilacciato, senza mordente: un’occasione sprecata.

Jerome Newton, imprenditore di origine aliena, scoprirà a sue spese le conseguenze della forza gravitazionale… Lo stile lisergico di Roeg, fatto di montaggi incrociati, ralenti e immagini subliminali, per quanto datato, fa faville su soggetti ad hoc. Qui restituisce le percezioni di un extraterrestre cui Bowie ha donato il suo corpo anodino e androgino. L’approccio alla fantascienza è adulto, con velleità sociali e psicologiche non proprio di prima mano. Il gioco delle allusioni invece è un po’ tirato per le lunghe: così torpore e stupore si alternano con discutibile perizia. Fascinoso.

Nichoals Roeg dirige un film di fantascienza originale ed interessante, purtroppo appesantito da lentezze esagerate. Non male la trama che vede David Bowie nei panni di un extraterrestre, perfettamente mescolato tra gli umani, che vuole tornare sul suo pianeta di origine. L’opera possiede un suo fascino innegabile e l’interpretazione di Bowie è da ricordare, ma il giudizio complessivo risente troppo della pesantezza del tutto. Comunque merita sicuramente una visione.

Un film di fantascienza con buoni spunti ma che appare quasi privo di post-produzione, essendo troppo, troppo lungo e sfilacciato nel suo evolversi. Idea di partenza buona e fedele al romanzo di Walter Tevis, con una grande interpretazione di David Bowie, ma il “mancato montaggio” ne fa una pellicola tediosa anche se lungimirante. Qui e lì spunti visivi interessanti.

Un film così-così, ed è un vero peccato perché l’occasione era ghiotta: David Bowie protagonista di un film che sembra uscito da una dalle sue canzoni. Ma la pellicola risulta lentissima, con una trama difficile da seguire e noiosa. Bene invece Bowie, che sembra interpretare se stesso nei panni dei suoi alter-ego più riusciti (Ziggy Stardust e thin White Duke): da ricordare solo per questo.

Tratto da un romanzo di Walter Tevis, pubblicato nel 1963, il film narra delle peripezie di un alieno umanoide che cerca in tutti i modi di permettere ai suoi (pochi) simili di raggiungere la Terra e la salvezza. La sottotrama ci riporta alla guerra fredda, alla necessità di segretezza da parte di diversi (alieni e non) all’interno della società americana che, con la scusa di “ricercare”, finirà sempre e immancabilmente per distruggerli. Il film, molto visionario, non riesce a rende completamente lo sensazione di oppressione presente nel libro.


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settembre 20, 2010 Posted by | Drammatico | , , , | Lascia un commento

Miriam si sveglia a mezzanotte

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Miriam e John Blaylock sono una coppia sposata; una sera agganciano una coppia di punk in un locale notturno, li invitano nella loro elegante casa e li uccidono succhiando subito dopo il loro sangue.
Miriam, infatti, è una vampira, ormai viva da oltre 40 secoli.
Ha sposato, tre secoli prima, il musicista John, promettendogli la vita eterna.
Mentre accadono questi fatti, la scena si sposta sulla vita di Sarah Roberts, una valente studiosa che da tempo segue il caso di animali soggetti ad un precoce invecchiamento, dovuto ad una decadenza accelerata delle cellule.

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Susan Sarandon è Sarah

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David Bowie è John

E’ a lei che si rivolge John, un giorno che scopre come anche a lui stia accadendo la stessa cosa; il suo organismo invecchia di colpo a vista d’occhio, e l’uomo si reca nello studio della dottoressa per cerarvi un rimedio.
Ma in sole due ore John passa dalla giovinezza alla vecchiaia, e riesce a malapena a tornare a casa, dopo aver tentato inutilmente di aggredire un giovane di colore per succhiarne il sangue.
John si rivolge disperato a Miriam, chiedendogli di aiutarlo, ma la donna confessa di non poter fare nulla per lui; lei è l’unica ad essere destinata ad essere immortale, per i suoi amanti c’è un destino peggiore della morte.

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L’invecchiamento veloce di John

Invecchiati fin quasi ad essere ridotti pelle e ossa, vengono sepolti, dalla diabolica Miriam, in casse mortuarie e conservati in solaio.
Proprio qui Miriam depone il suo ultimo marito, dopo averlo rinchiuso, ancor vivo, in una bara, al fianco di quelle dei suoi numerosi amanti che si sono succeduti nel corso dei secoli.
La donna vede in tv la dottoressa Sarah Roberts e rimane affascinata dai suoi studi; il caso vuole che arrivi a casa sua proprio Sarah, rimasta colpita dal breve colloquio con John, che portava sul suo corpo proprio i segni della malattia da lei studiata.
Miriam la soggioga e ne fa la sua amante, subito dopo la vampirizza.

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Quando Sarah si rende conto di quello che le è accaduto, torna da Miriam, appreso il suo destino, decide di morire.
Si auto infligge una profonda ferita con la croce Ank egizia che Miriam porta al collo.
Ma è come se a quel punto venisse meno un sortilegio: Miriam, sconvolta, fugge in solaio dove nel frattempo le anime dei suoi vecchi amanti sono finalmente uscite dai loro sarcofaghi, libere dalla terribile  maledizione.
Miriam precipita dal solaio e si schianta sul pavimento, trovando la morte.
Il finale del film vede…………

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La celebre sequenza della seduzione

Horror atipico e fuori da tutti i canoni, questo film di Tony Scott, fratello di Ridley; un film decisamente innovativo anche.
Miriam si sveglia a mezzanotte, girato nel 1983, presenta diversi elementi inusuali, a cominciare da una fotografia molto curata e raffinata, che riporta ad opere come Pretty baby, di genere completamente diverso o ai film di Hamilton, senza per questo avvalersi dell’uso esagerato dell’effetto flou.
Inusuale anche per il ritmo e la narrazione stessa del film, che si snoda su binari molto lenti e descrittivi, senza l’utilizzo del solito splatter, di bidoni di sangue e di scene da sobbalzare sulla sedia.

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Scott predilige il dialogo, usando una struttura narrativa che crea un’atmosfera rarefatta, in cui le vicende dei coniugi Blaylock sembrano prendere la piega più della storia d’amore disperata piuttosto che la solita brama di sangue tipica dei film con protagonisti eponimi di Dracula.
Se l’atmosfera del film è rarefatta, basata sui dialoghi e sulle atmosfere, le storie dei tre personaggi assumono ben presto l’amaro sapore della tragedia.
Se John pagherà con una fine atroce l’amore per la sua bellissima e incorrotta moglie vampira, Sarah in qualche modo rischierà di fare la stessa fine, e forse a lei sarà riservata la stessa orrenda sorte di miriam, costretta a vivere in eterno uccidendo gli altri per mantenersi giovane, per sfidare in pratica le leggi del tempo e della natura.
Incredibile l’inizio, con scene prese in un locale gotico/punk, in cui imperversa la celebre “Bela Lugosi Is Dead” dei Bauhaus, con ovvi riferimenti al re del cinema muto, uno dei primi vampiri dello schermo; in seguito, quando il film cala di velocità per diventare descrittivo e analitico, ecco apparire la melodia triste di Schubert, suonata da una ragazzina allieva di Miriam e del mairto.
pezzo forte del film è la celebre sequenza lesbo tra Miriam e Sarah, che dura davvero un’eternità, pur non possedendo nulla di morboso o degno di un voyeur; tutti i passaggi sono sottolineati, ovviamente in maniera non casuale, dal canto della schiava Mallika e della principessa Lakmè, tratto dall’opera Lakmè di Léo Delibès.
L’amore tra le due donne è commentato da questa musica, reso visivamente da una fotografia morbidissima e reso quasi pudico dall’utilizzo della dissolvenza e grazie all’ausilio di veli, che nascondono le nudità delle due donne, appena intravedibili.
I baci saffici tra Sarah e l’etera e aristocratica Miriam, sembrano avvolgere il film in un manto di astrazione che rende la scena indimenticabile.

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bene anche il finale, nel quale si scioglie la maledizione di Miriam e se ne apre un’altra… forse.
Il cast è ovviamente di assoluto rilievo: mentre a David Bowie è affidato il compito di marito e amante dell’immortale Miriam, alla bionda, algida e aristocratica catherine Deneuve è affidato quello della bellissima Miriam.
Del resto, chi più della bionda attrice francese avrebbe potuto impersonare un vampiro con un aria di superiore altezza rispetto agli altri umani, un’essere del quale innamorarsi perdutamente e altrettanto perdutamente dannarsi l’anima?
Sarah è interpretata da una dolente e bravissima Susan Sarandon, che  tratti sembra davvero persa in un’altra dimensione; la simpatia che ispira il suo personaggio dura fino alla fine del film, trascendendo anche un finale in cui ua volta tanto viene demolito il detto che il delitto non paga.
Un’opera di grande fascino, quindi, decisamente molto al di sopra della media, in cui Scott mostra già talento da vendere.
Cosa del resto confermata in seguito.

Miriam si sveglia a mezzanotte, un film di Tony Scott. Con Catherine Deneuve, David Bowie, Susan Sarandon, Cliff De Young, Dan Hedaya, Bessie Love
Titolo originale The Hunger. Horror, durata 97 min. – USA 1983.

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Catherine Deneuve: Miriam Blaylock
David Bowie: John
Susan Sarandon: Dottor. Sarah Roberts
Cliff De Young: Tom Haver
Dan Hedaya: Tenente Allegrezza
Bessie Love: Lillybelle
Dan Hedaya     …      Allegrezza
Rufus Collins    …     Charlie Humphries
Suzanne Bertish    …     Phyllis
James Aubrey    …     Ron
Ann Magnuson    …     La ragazza della  Discoteca
John Stephen Hill    Il ragazzo della  Discoteca
Shane Rimmer    …     Arthur Jelinek
Bauhaus    …     Il gruppo che suona in Discoteca

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Regia     Tony Scott
Soggetto     Whitley Strieber
Sceneggiatura     Ivan Davis, Michael Thomas
Produttore     Richard Shepherd
Fotografia     Stephen Goldblatt
Montaggio     Pamela Power
Effetti speciali     Martin Gutteridge
Musiche     Denny Jaeger
Scenografia     Clinton Cavers

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“È una pellicola vampiresca, dotata di inconsueta eleganza e di dolce immaginazione. Benché io non ami certo alla follìa David Bowie come attore, devo dire che la scelta sua e quella della algidissima Catherine Deneuve costituiscono un’arma vincente. Un bel film.

Raffinata pellicola sul vampirismo, intrisa di una forte vena d’erotismo che percorre (di fondo) l’intera sceneggiatura. Patinato, cerebrale, intriso di una componente di romanticismo quasi stucchevole, ma nobilitato da una colonna sonora vivace ed interessante. Deputato inizialmente alla regia, Alan Parker ha ceduto la mano al più commerciale Tony Scott…

Film di vampiri che può vantare una bella fotografia e ottimi attori. Per il resto la storia scorre molto (troppo) lenta e non mostra particolari innovazioni. L’esordio cinematografico di Tony Scott (fratello del ben migliore Ridley) è un film discreto e con tutta probabilità resta anche il suo migliore. Il film ha dato spunto per una serie di telefilm (credo prodotta proprio da Scott).

Una Catherine Deneuve stupenda (controfigurata nelle scene lesbiche con la Sarandon). Il sangue che dona la vita è ossessione della protagonista (visto la sua natura) e soprattutto di Bowie, vampiro suo amante, che invecchia senza possibilità di scampo e che si consola presto con la Sarandon. Scene di sesso patinate, ottima ambientazione chiusa (l’appartamento della vampira). Ricordo anche una bella scena sanguinaria. Anche per me supera bene i due pallini, senza ombra di dubbio.

Ottima pellicola girata dal fratello di Ridley Scott, che in questa occasione (e non solo in questa) dimostra di saper usare molto bene la macchina da presa, caratterizzando il film con una regia altamente professionale. La sceneggiatura è intrigante e la Deneuve splendida ed ambigua. Perfetto anche Bowie con il suo personaggio e incredibile la sequenza con cui invecchia velocemente. Ottimo esordio registico, un film che consiglio vivamente.”

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luglio 28, 2010 Posted by | Drammatico | , , , | 4 commenti