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La casa sulla collina di paglia

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Lo scrittore Paul Martin in cerca di ispirazione per scrivere il suo secondo romanzo si rifugia in una villetta di campagna.
Il giovane è reduce dal grande successo del romanzo d’esordio,che Paul ha dedicato all’amico Simon morto suicida;per aiutarlo nella stesura del romanzo il suo editore gli invia una giovane e attraente stenografa,Linda.
La donna nasconde un segreto: è la vedova di Simon, che in realtà era il vero scrittore del romanzo che ha dato popolarità a Paul.
Inizia così un morboso e perverso gioco da parte della donna, che intende vendicarsi dello scrittore; per far ciò non esita a usare le armi della seduzione, arrivando a spiare anche Paul mentre si intrattiene con la fidanzata Susanne.
Il piano di Linda è semplice;eliminare chiunque ostacoli la sua vendetta e così la ragazza uccide senza rimorsi Susanne, non prima di averla sedotta.

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Anche lei però dovrà guardarsi prima da un tentativo di stupro da parte di alcuni cacciatori e infine proprio da Paul nel drammatico duello finale…
La casa sulla collina di paglia (House on strow hill) esce nelle sale nel 1975 con un ottimo riscontro in termini di pubblico; il film è un sexploitation caratterizzato da un’atmosfera malsana e morbosa le cui scene principali non mancano di affascinare quel pubblico che va alla ricerca di emozioni visive forti.
In effetti il film ha delle sequenze abbastanza forti, anche se rigorosamente nei limiti del “lecito”, ovvero senza scivolare nell’hard o nello slasher più crudo.
Il regista James Kenelm Clarke, al suo terzo lavoro cinematografico,non va tanto per il sottile costruendo un film sicuramente molto ruvido visivamente ma con qualche pregio.
E’ abbastanza evidente la fretta che caratterizza la lavorazione del film, visibile in diversi passaggi dello stesso, film che però ha una struttura abbastanza solida dal punto di vista narrativo.
La storia non è certo nuova;siamo di fronte a una specie di rape e revenge al contrario, in cui la vittima diventa protagonista di una vendetta per interposta persona:Linda decide di perseguire l’uomo che ha causato il suicidio del marito vendicandosi crudelmente ( e crudamente) senza curarsi troppo del fatto che due sue vittime in effetti siano completamente innocenti, come per esempio Susanne, la fidanzata di Paul.
La sua è una vendetta cieca, esasperata anche dallo stupro che la ragazza subisce nei campi e che probabilmente manda definitivamente in tilt il suo già precario stato mentale.
Difatti il suo personaggio appare da subito dissociato mentalmente; ha un atteggiamento sprezzante nei confronti dello scrittore salvo poi spiarlo nei momenti di intimità con Suzanne per poi praticare un insoddisfacente e frustrante autoerotismo che il regista con furbizia e mestiere non manca di sottolineare ampiamente.
sarà proprio uno di questi momenti di piaceri solitari a causare lo stupro di cui sarà vittima la donna.

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L’elemento sesso è assolutamente preponderante nel film, unito alla cieca violenza di cui sono preda i personaggi della storia.
Che sono tutti negativi, dal primo all’ultimo.
E’ negativo il personaggio di Paul, un uomo che non esita a impossessarsi del romanzo del suo migliore amico pur di diventare famoso, così come è negativo il personaggio di Linda, ossessionata dalla vendetta a tutti i costi tanto da sacrificare in nome di essa anche la vita della sua occasionale amante Susanne.
Lo è Susanne, sfuggente e perversa così come lo sono i violentatori di Linda.
Un microcosmo quindi amorale e perverso, popolato da uomini amorali che vivono in una atmosfera malata.
La violenza è l’altro elemento determinante del film, che esploderà nel brutale finale.
La casa sulla collina di paglia non può certo essere definito un grande film, sopratutto per la mancata caratterizzazione dei personaggi in modo psicologico; le varie gesta dei protagonisti appaiono determinate solo dai peggiori impulsi e mancano di razionalità.
Tuttavia il film ha un suo fascino perverso e un’atmosfera decisamente inquietante, grazie anche alla sua location claustrofobica;peccato per i tagli subiti dalla pellicola stessa che hanno impedito, almeno finora di apprezzare alcuni dettagli probabilmente determinanti nell’economia della pellicola.

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Per quanto riguarda il cast, va segnalata la buona performance dell’enigmatico Udo Krier, uno dei volti che più si prestavano nel descrivere personaggi inquietanti, che assolve alla perfezione al suo compito.
Splendida Linda Hayden, che qualcuno ricorderà quindicenne e all’esordio, nel bel film la pelle giovane e nel successivo La pelle di Satana così come brava è Fiona Richmond che lavorerà ancora con Clarke nel successivo Hardcore del 1977.
Distribuito anche con i titoli di Exposè e Trauma, La casa sulla collina di paglia è purtroppo un film quasi invisibile in rete; tuttavia, vista la recente uscita della sua versione digitale, è probabile che a breve risulti disponibile o in streaming o su You tube.

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La casa sulla collina di paglia

Un film di James Kenelm Clarke. Con Linda Hayden, Udo Kier, Fiona Richmond Titolo originale The House on Straw Hill. Drammatico, durata 80 min. – USA 1976.

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La casa sulla collina di paglia banner protagonisti

Udo Kier … Paul Martin
Linda Hayden … Linda
Fiona Richmond … Suzanne
Patsy Smart … Mrs. Aston
Karl Howman … Un violentatore
Vic Armstrong … Un violentatore

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Regia: James Kenelm Clarke
Sceneggiatura:James Kenelm Clarke
Produzione:Brian Smedley-Aston e Paul Raymond
Musiche: Steve Gray
Fotografia:Dennis C. Lewiston
Montaggio:Jim Connock

La casa sulla collina di paglia banner recensioni
L’opinione di Ciavazzaro dal sito http://www.davinotti.com
Buon thriller. Il cast è ottimo: l’ispirato Kier, la bravissima Linda Hayden (il punto forte del film) e la seducente Richmond. Non mancano scene di sangue; il regista riesce a creare una buona tensione e a dare un senso di claustrofobia in molte sequenze, nella piccola casa. Anche il colpo di scena finale, che forse poteva essere evitato, alla fin fine funziona. Da vedere!
L’opinione di Herrkinski dal sito http://www.davinotti.com
Questo thriller inglese si è ritagliato una certa fama “cult” principalmente a causa dell’inclusione nella famigerata lista dei “video nasties”; tuttavia i motivi sono anche da ricercarsi in una trama abbastanza originale e nel clima di morbosità che permea la pellicola. Oltre a scene di sesso abbastanza audaci per l’epoca, il film si segnala per uno stupro alquanto esplicito e per esplosioni di violenza improvvise e brutali. Grande Kier (come sempre) e brava la Hayden; buone alcune intuizioni registiche. Peccato per l’inizio un po’ lento.
L’opinione di John Trent dal sito http://www.davinotti.com
Notevole thriller anglosassone con venature horror. Udo Kier è uno scrittore dal passato oscuro tormentato da incubi e visioni orrende, la Richmond è la sua disinibita amante e la Hayden è una ambigua dattilografa con tendenze lesbiche. Il triangolo potrebbe essere perfetto ma qualcuno comincia a usare il coltello… Alcune scene sono davvero molto spinte (lo stupro agreste, gli amplessi tra Kier e una Richmond che non si risparmia) e per questo è stato pluricensurato. Un po’ irrisolto ma affascinante.

L’opinione del sito http://www.filmhorror.com
(…) Non siamo di fronte a un film dalla storia avvincente, perché se guardiamo alla sceneggiatura e soprattutto al finale (che definire bruttarello sarebbe probabilmente un eufemismo) c’è da rimanere delusi, ma non è questa la chiave di lettura: LA CASA SULLA COLLINA DI PAGLIA ricorda i fumettoni porno sadici di una volta, dove le tavole pepate e al sangue solleticavano la fantasia di chi leggeva, senza troppe pretese di verosimiglianza. Non è importante cosa lo spettatore vede nell’epilogo, ma il modo in cui ci arriva: la violenza e il sesso (etero e lesbo) sono gli ingredienti principali di una vicenda in cui i personaggi sono volutamente squallidi e dove a creare una situazione ostile ci pensano tensione e nervosismo.
Un applauso a Udo Kier, piuttosto convincente nella parte dello scrittore un po’ sciroccato, alla “polposa” Fiona Richmond e alla perversa Linda Hayden; LA CASA SULLA COLLINA DI PAGLIA è ben lontano dall’essere un capolavoro, ma una visione se la merita tutta. Dategli un’occhiata, ma fate attenzione alle varie versioni che girano.

L’opinione di ezio dal sito http://www.filmtv.it
Uno scrittore assume una dattilografa per concludere il suo nuovo libro e sara’ solo sangue e morte con sorpresa finale niente male,il tutto condito con numerose scene erotiche,compresa una di genere lesbo,ma il tutto rigorosamente soft.Per cultori…non e’ male.
L’opinione del sito http://www.horrormovie.it
(…) A parte il fascino puramente 70’s dell’opera, “La casa della collina di paglia”, se epurato da singoli e rari momenti ben costruiti, è in generale un prodotto piuttosto mediocre che presenta una storia molto esile completamente costruita sulla rivelazione finale. La sceneggiatura appare in più punti improbabile, a cominciare dall’incredibile deus ex machina nel finale che dona all’epilogo un tocco quasi ridicolo, oltre che estremamente diluita in situazioni inutili all’economia La casa sulla collina di paglianarrativa (vedi la citata scena dello stupro). Il ritmo, poi, è lento e se non fosse per i picchi erotici inseriti di frequente, si potrebbe tranquillamente parlare di film noioso.
L’unico merito davvero rilevante è la buona costruzione dei due personaggi principali, supportata dalla convincete interpretazione dei due attori, Udo Kier e Linda Hayden. Kier impersona uno scrittore inetto, infido, dalle abitudini maniacali che sfociano quasi nel patologico (indossa guanti di lattice quando fa l’amore), un ideale precursore del Jack Torrance di Nicholson; la Hyden invece è una ragazza attraente che alterna momenti di estrema pudicizia e timidezza ad altri in cui appare quasi una ninfomane, un comportamento schizofrenico che funge da sentore per la sua reale personalità dedita ad un intento di folle e alo stesso tempo lucida vendetta.
“La casa sulla collina di paglia” è un film che va visto solo per completezza riguardo al filone dedicato al sesso e alla violenza tipico degli anni ’70, una pellicola per soli appassionati, per gli altri si può tranquillamente soprassedere.

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gennaio 3, 2014 Posted by | Drammatico | , , , | Lascia un commento

La pelle giovane (Baby love)

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Lucy vive in una piccola cittadina industriale del nord dell’Inghilterra, in un sobborgo povero e dimesso.
E’ una bella ragazza,che frequenta la scuola locale, ma ha anche seri problemi personali;sua madre infatti è una ex prostituta,ormai dedita all’alcool e ammalata gravemente.
Rientrando da scuola, un giorno Lucy scopre che sua madre ha deciso di farla finita con la sua miserevole vita, scegliendo di tagliarsi i polsi nella vasca da bagno, in una nuvola di vapore.
Ma la donna previdentemente ha chiesto ad un suo vecchio amico (ed amore), Robert, di prendersi cura di quella ragazza rimasta ormai sola.
Robert è un dottore affermato, che vive in un’elegante casa con una moglie,Amy, ricca ma anche repressa e insoddisfatta; la coppia ha un figlio, Nick, ma ad Amy manca una figura femminile di riferimento, una figlia a cui voler bene e a cui dedicare le sue attenzioni.

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Così quando Robert decide di andare a trovare Lucy e scopre le condizioni miserevoli nelle quali vive, dopo aver parlato con la moglie, prende la decisione di comune accordo con Amy di accogliere in casa la ragazza.
Lucy accetta l’invito con diversi stati d’animo:da un lato ha un risentimento irragionevole verso Robert, che accusa interiormente dell’infelicità della madre, dovuta alla fine della relazione di un tempo, dall’altro ha un fortissimo bisogno d’amore, di protezione, di una famiglia che in realtà non ha mai avuto.
Ed è in preda a questi sentimenti che entra,in punta di piedi,nella famiglia.
Che ben presto sconvolgerà.
Perchè Lucy è una ragazza che ha in se una sensualità fortissima, della quale uno dietro l’altro gli appartenenti alla famiglia subiscono il fascino.
Poichè Lucy è perfettamente consapevole della cosa, decide di utilizzare quel suo magnetismo da Lolita, perverso e ingenuo al tempo stesso, per legare a se i componenti della famiglia stessa.

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Il primo a cedere all’ambiguo fascino della ragazza è proprio il giovane Nick, che però si vede respinto dalla ragazza; che contemporaneamente lega a se la debole e confusa Amy, sempre in bilico fra il sentimento materno verso quella ragazza che rappresenta la figlia che non ha mai avuto e il fascino sensuale che da lei proviene.
Ed è proprio con Amy che Lucy stabilisce il legame più ambiguo, che culminerà con una relazione lesbica.
Robert è attratto anch’esso dalla ragazza, ma quando si renderà conto che l’influenza della ragazza è ormai diventata quasi nefasta per il suo nucleo famigliare deciderà…
Baby love, tradotto in italiano con il furbetto titolo di La pelle giovane è un film uscito nelle sale nel 1968 che segna l’esordio dietro la macchina da presa di Alistair Reid, regista televisivo alla prima delle sue tre direzioni cinematografiche.
Il film è tratto da un romanzo di Tina Chad Christian, i cui diritti vennero acquistati dal produttore Michael Klinger ancor prima che il romanzo venisse concluso e si ispira abbastanza chiaramente al Lolita di Nabokov del quale riprende il personaggio dell’adolescente scomoda, sensuale e ingenua allo stesso tempo.

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Lucy è infatti il prototipo della ragazza perennemente in bilico tra l’adolescente che vorrebbe vivere la sua vita come tale ma che deve fare i conti con la realtà che la circonda.
Che è costituita da un ambiente dimesso e squallido, da una madre che scompare di scena immediatamente lasciandola praticamente sola ad affrontare una vita che per lei si prospetta densa di incognite.
L’arrivo di Robert, medico di Hampton Court,cinico ed arrivista, che ha sposato la debole Amy per i soldi e per il prestigio sociale, rappresenta per Lucy un occasione di riscatto e un trampolino di lancio verso un futuro meno nero.
Consapevole del suo fascino torbido da adolescente bella e sensuale, Lucy porterà scompiglio nella famiglia, fino al drammatico finale che lascia aperta la porta all’interpretazione dello spettatore, un finale enigmatico del quale ovviamente non parlo per far gustare allo spettatore il fascino che emana.
la pelle giovane è un film drammatico ben condotto e guidato da Reed, che descrive molto bene la ragnatela di sentimenti e di passioni proibite in cui Lucy trascina la famiglia di Robert, descrivendone le contraddizioni e le debolezze senza mai scivolare nel patetico o all’opposto nel pruriginoso.
La scena madre della seduzione (davvero apparente) di Amy nei confronti di Lucy è emblamitca in questo senso; la donna abbraccia la ragazza e poi la bacia mentre la camera sfuma lentamente la sequenza senza indugiare sull’aspetto morboso della cosa.

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Unico neo la frammentarietà del personaggio di Lucy, che non è mai esplicitato in modo tale da far capire fino a che punto la ragazza voglia davvero una protezione da una figura paterna e da un surrogato di madre rappresentato da Amy e quanto invece decida coscientemente di sfruttare la propria carica seduttiva per intrappolare i componenti della famiglia e vivere così un’esistenza più agiata.
I tempi del film sono dilatati e in effetti mostrano i complicati rapporti fra Amy e Robert, l’inquieta personalità di Nick e l’enigmatica figura di Lucy ce sconvolgerà l’equilibrio ipocrita della famiglia, con Robert e Amy ormai arrivati al capolinea del loro matrimonio mantenuto in vita solo dal formalismo e dalla necessità di lasciare inalterato il proprio status sociale.
L’uscita del film non creò particolari problemi con la censura, nonostante la tematica scabrosa;intelligentemente Reed costruisce un film attento a non privilegiare l’aspetto morboso della storia,che pur si prestava a stimolare il voyeurismo dello spettatore.
Il personaggio di Lucy, a differenza di quello del celebre Lolita, usa la sensualità come un mezzo per ottenere la stabilità affettiva piuttosto che l’appagamento dei sensi.

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In questo senso appare assolutamente perfetta la scelta dell’attrice Linda Hayden, esordiente dalle ottime capacità recitative ma non particolarmente appariscente.
Stranamente la Hayden non avrà una carriera esaltante, nonostante la qualità del suo debutto e la fama ricavata sia da Baby love sia dai due film successivi, La pelle di Satana e Una messa per Dracula.
Bene il resto del cast e la fotografia; il film è assolutamente introvabile nella versione italiana e non è mai passato in tv.
Su You tube c’è la versione originale del film, di bassissima qualità;chi ha buona padronanza dell’inglese può avventurarsi nella visione di questo film che consiglio vivamente.

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La pelle giovane
Un film di Alastair Reid. Con Linda Hayden, Ann Lynn, Keith Barron Titolo originale Baby Love. Drammatico, durata 93 min. – Gran Bretagna 1968

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Diana Dors …La madre di Lucy
Linda Hayden …Lucy
Troy Dante …L’amante
Ann Lynn …Amy
Sheila Steafel … Tessa
Dick Emery … Harry
Keith Barron … Robert
Lewis Wilson … Prete
Derek Lamden … Nick
Patience Collier … La signora Carmichael
Terence Brady …L’uomo nel negozio
Marianne Stone … La proprietaria del negozio
Christine Pryor …Una ragazza che fa shopping
Yvonne Horner …Una ragazza che fa shopping
Vernon Dobtcheff …L’uomo nel cinema

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Regia:Alastair Reid
Romanzo:Tina Chad Christian
Sceneggiatura:Alastair Reid,Guido Coen, Michael Klinger
Produzione:Guido Coen,Michael Klinger
Musiche:Max Harris
Fotografia:Desmond Dickinson
Montaggio:John Glen
Art Direction:Scott MacGregor

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Vi prego di dedicare pochi secondi per rispondere al sondaggio che segue:le vostre opinioni sono importantissime!

novembre 29, 2013 Posted by | Drammatico | , , , | Lascia un commento

La pelle di Satana

La pelle di Satana locandina

Siamo in Inghilterra, nel XVII secolo.
Ralph Gower sta lavorando nei campi e mentre ara si imbatte in uno strana parte di corpo, che non sembra essere umana e nemmeno animale.
L’uomo porta il macabro reperto a casa e da quel momento nella contea si verificano fatti raccapriccianti.
Una giovane donna inizia a dare segni di squilibrio mentale, mentre al suo fidanzato capita di peggio; mentre è su un giaciglio, vede spuntare al posto della sua mano una zampa con artigli pelosa e mostruosa.
L’uomo, sconvolto si amputa l’arto, mentre alcune persone vedono comparire sul loro corpo strane zone di pelle coperte di peli.
Accanto a questi avvenimenti si sviluppa parallelamente la vicenda di una splendida ragazza, Angela Blake, che trova nei boschi un artiglio mostruoso e da quel momento viene posseduta da uno spirito satanico.

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La ragazza inizia un’opera di reclutamento tra la popolazione locale, costringendo i neo adepti ad effettuare riti diabolici, in uno dei quali vengono sacrificati a Satana due ragazzi.
Dilaga la paura e a farne le spese è una giovane innocente, Margareth che viene gettata in un fiume dal quale viene salvata in extremis proprio dal contadino Gower.
Intanto in paese arriva un magistrato dai metodi spicci e dalla mente aperta, che grazie alla collaborazione di Margareth che non era poi così innocente come si pensava, identifica il luogo dove avvengono le cerimonie e con l’aiuto dei paesani spezza il sortilegio….
La pelle di Satana (Satan skin o anche Blood on Satan ’s Claw) è uno dei tanti horror britannici nati sulla falsariga dei prodotti Hammer, la gloriosa casa di produzione britannica che proprio in quegli anni presentava la famosa “trilogia dei Karnstein”, composta dai tre film Vampiri amanti (The Vampire Lovers) (1970), Mircalla, l’amante immortale (Lust for a Vampire) (1971) e Le figlie di Dracula (Twins of Evil) (1972).

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La celebre sequenza in cui Angel si spoglia davanti al sacerdote

Un horror con una sceneggiatura abbastanza esile ma con uno scorrimento agile e interessante, strutturato come un gotico medioevale (bella la ricostruzione del paese in cui si succedono gli eventi) e con un pizzico di erotismo.

Memorabile la scena che lanciò la splendida protagonista Linda Hayden che compare completamente nuda davanti al prete del villaggio; Linda, che in seguito farà una discreta carriera specializzandosi in serie tv appare in tutta la sua sfolgorante bellezza e convince anche per la sua aria angelica, opposta al personaggio diabolico interpretato.
Qualche scena è ben congegnata, come quella iniziale del ritrovamento del pezzo anatomico che darà il via al diabolico sortilegio o la scena dello stupro della ragazza nei boschi o ancora la sequenza finale che vede protagonista il magistrato che riesce a spezzare l’incantesimo.

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A convincere di più è proprio l’ambientazione, con un paese che sembra preso di peso dalle leggende nere inglesi, preda di superstizioni e paure irrazionali, ma che in questo caso si rivelano abbastanza fondate.

Un film onesto, senza grosse ambizioni ma anche senza grosse sbavature.

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La pelle di Satana
Un film di Piers Haggard. Con Linda Hayden, Patrick Wymark, Barry Andrews Titolo originale Blood on Satan ’s Claw. Horror, durata 96 min. – Gran Bretagna 1970.

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Patrick Wymark … Il giudice
Linda Hayden … Angel Blake
Barry Andrews … Ralph Gower
Michele Dotrice … Margaret
Wendy Padbury … Cathy Vespers
Anthony Ainley … Reverendo Fallowfield
Charlotte Mitchell … Ellen Vespers
Tamara Ustinov … Rosalind Barton
Simon Williams … Peter Edmonton
James Hayter … Middleton
Howard Goorney … Il dottore
Avice Landone … Isobel Banham
Robin Davies … Mark Vespers

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Regia: Piers Haggard
Sceneggiatura: Robert Wynne-Simmons, Piers Haggard
Produzione: Peter L. Andrews, Malcolm Heyworth, Tony Tenser
Musiche: Marc Wilkinson
Editing:Richard Best
Casting: Weston Drury Jr.
Direzione artistica: Arnold Chapkis

 

Pellicola di stampo “satanico” realizzata nel perfetto english style. Il clima perturbante è garantito dalla bellezza (un tantino inquietante) della sublime Linda Hayden, divenuta vestale del Demonio a seguito del rinvenimento d’un insolito artiglio. La maledizione è cagionata da oggetti infernali, sparsi qua e là (l’incipit con il pezzo anatomico parte umano, parte bestiale). Un contandino, con l’aiuto d’un magistrato, porrà fine alla mefistofelica concatenazione d’atti sanguinari. La scarsità degli effetti speciali limita il risultato finale.

Non male questo horror satanico con alcuni personaggi ben costruiti (il giudice scettico, il dottore, che fa solo salassi, legato ai miti e alle leggende popolari con annesso libro illustrato, Angela, di nome ma non di fatto e il povero prete, che vede diminuire sempre più le sue giovani pecorelle). Certo, il ritmo è quel che è, la datazione si sente, facendo fare qua e là qualche sorriso (Angela posseduta con sopracciglia alla Bergomi), ma tra un “gioco”, una sparizione e il diavolo che, più che lo zampino, ci mette gli artigli, ci si può accontentare, grazie anche a una recitazione decente.
Gotico rurale britannico immerso in un clima claustrofobico di bigottismo e peccato ove a provocare orrore non sono tanto gli artigli della pelosa Bestia disseppellita, quanto il gruppo di ragazzini – di qui l’aggancio con film passati e futuri è immediato – da essa reso diabolico e sanguinario; e, per di più, la loro sacerdotessa è una bionda fanciulla dal nome ingannevole (Angela) e dall’impressionante sguardo lubrico… La missione di sconfiggere il Maligno brandendo la spada della Fede è compiuta da un implacabile Wymark, figura ibrida fra un Grande Inquisitore, un esorcista e Van Helsing.
Discreto horror britannico che a tratti ricorda il successivo e ben più riuscito The wicker man, in cui il regista riesce a descrivere con efficacia un clima che diventa sempre più allucinato ed inquietante col procedere della storia. Finale un po’ troppo affrettato. Per l’epoca abbastanza forte. Godibile.

Ottimo horror inglese targato TIGON, che conta su un Wymark in perfetta forma e una raggiante Linda Hayden, con una non indifferente carica erotica (come nella scena in cui cerca di sedurre il prete) e tensione costante. Ottime fotografia e musica. Soltanto il make-up della creatura lascia un pochino delusi, ma si può anche sorvolare.
Opera che intriga con l’atmosfera rurale, i personaggi ben amalgamati e quelle forti pennellate di sex and demons date qua e là. Allo stesso tempo è un po’ lentina e legnosa nella regia. Altro punto double-face sono le musiche, che all’inizio mi sembravano invadenti e senza uno stile preciso. Alla fine invece il leitmotiv composto da Marc Wilkinson mi è veramente entrato dentro e vale mezzo punto in più.

Horror gotico/satanico non certo memorabile, ma non privo di qualche pregio (l’atmosfera, la prestazione di alcuni attori) e girato con una certa professionalità. Il mood generale riporta ai classici dell’horror british, per cui il film potrà piacere ai cultori del (sotto) genere; personalmente ho però trovato lo svolgimento decisamente catatonico e poco coinvolgente, oltre ad una sceneggiatura non propriamente solida e ad effetti speciali a dir poco caserecci. In definitiva, un B-movie solo per appassionati; invecchiato abbastanza male.

Il film inizia in sordina, quasi una fiaba scura, ma poi l’indirizzo cambia. Dopo il nudo integrale di Angela di fronte all’incorruttibile sacerdote, la pellicola assume un morboso connotato allo zolfo. La setta di Belzebù persevera la sua opera con lo stupro di una dannata, perpetrato in un palcoscenico inquietante e sotto lo sguardo perverso di vecchi e ragazzi, sani e malati. La furia purificatrice si esalta nella sfida alle pratiche magiche delle streghe e del loro padrone. I segni sono parte della bestia ed alla fine la verità verrà mostrata!

Echi polanskiani in particolare da Rosemary’s baby, un’ambientazione particolarmente azzeccata, quella delle campagne inglesi e l’adorazione del diavolo, alla base di questa pellicola, omaggio al maligno. Molti altri gli spunti interessanti, tra questi la ricostruzione scenica e una prima attrice perfetta nel suo ruolo. Un film da annoverare di diritto tra le opere sataniste. Le streghe ti daranno il benvenuto.

In un villaggio inglese per caso viene scoperto il cadavere di un essere che si ritiene di Satana. Da allora vengono commessi rituali di magia nera con tanto di sacrifici umani, mentre il “contagio” diabolico si espande sugli abitanti, marchiati da strane chiazze pelose sul corpo. Film inusuale, dal sottofondo pauroso e con una buona ricostruzione dell’epoca passata, ma che sbanda qua e là, sforzandosi di trovare uno stile univoco, invano. Annacquato..

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dicembre 13, 2011 Posted by | Horror | , , | Lascia un commento