Il vichingo venuto dal sud

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Lando Buzzanca ha spesso dato vita sullo schermo alla figura del classico stereotipo del maschio latino; questa è stata la sua fortuna ma anche, se vogliamo, il suo limite. Sicuramente le sue qualità di attore erano superiori ai ruoli che ha quasi sempre interpretato ma a “Il mio vizio” la figura del Landone nazionale piace da matti e continuerò sempre a tesserne le lodi. Ora, pensare al maschio del profondo Sud nei primissimi anni ’70 (ma anche all’ italiano in genere, direi) associato alla “modernità” di paesi dell’ Europa settentrionale come Svezia e Danimarca è compito assai arduo; figuriamoci se poi parliamo del masculo siculo per eccellenza! Da una geniale idea di Giulio Scarnicci, Steno e Raimondo Vianello, Buzzanca veste i panni del meridionale all’ avanguardia con idee “nordiche”: non esistono le corna, la gelosia e quant’ altro, il sesso non è tabù, lo scambismo è all’ ordine del giorno e cose così (ovviamente tutto sulla carta)…Siamo nel 1971 e nel film vengono mostrate cose che in Italia erano ancora lontanissime, a cominciare dai sexy shop e dai filmini porno. Oggi il film risulta un po’ datato poichè siamo nell ‘era del web e il porno è a portata di click comodamente e in ogni momento, per non parlare dei sexy shop che pullulano in ogni dove. Ma 45 anni fa la cosa era ben diversa… Ottima la regia di Steno che, di fronte a simili tematiche scottanti, non sbraca e non scivola mai nella volgarità. Buzzanca è, come sempre, strepitoso a tratteggiare il suo personaggio ipocrita e bellissima è Pamela Tiffin, sua giovane mogliettina danese che egli scopre interprete in un filmino porno. Gigi Ballista è il solito “cumenda” lumbard e altri piccoli ruoli se li ritagliano Dominique Boschero (che si vede solo nel prologo), Victoria Zinny e Rita Forzano.

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Il film ha goduto anche di una riedizione un anno dopo (con il titolo “Il magnifico mandrillo”), sulla scia del successo de “Il merlo maschio” e, soprattutto, di “Homo eroticus”, dal quale riprende clamorosamente la locandina originale (con Buzzanca a torso nudo e con cravatta, contornato da donne adoranti) con qualche leggera modifica. Da vedere.
Rosario Trapanese (Lando Buzzanca) è un rampante manager siciliano che lavora per l’ importante calzaturificio milanese Borelon, che ha svariate sedi in Italia e in Europa. Rosario, che si vanta di avere lontane origini normanne, si sente sprecato a lavorare in Italia e sogna di poter vivere nella terra dei suoi avi. Maschio caliente e scapolo impenitente, afferma continuamente di avere idee libere, moderne e anticonformiste e non vede l’ ora di fuggire da un posto retrogrado come l’ Italia dove un suo amico geloso (Gastone Pescucci) può addirittura tentare di sparargli se scopre che va a letto con sua moglie (Dominique Boschero). L’ occasione gliela offre il Dottor Borelon (Gigi Ballista) su un piatto d’ argento, allorquando gli affida il comando della sua filiale di Copenhagen. Rosario è entusiasta ma non conosce il danese e il problema della lingua lo frena tantissimo nelle relazioni interpersonali. Il suo braccio destro del posto, Larsen (Renzo Marignano), lo invita ad una festa di coppie scambiste per risollevargli il morale ma Rosario va in bianco… L’ incontro fortuito con Karen (Pamela Tiffin), una ventitreenne studentessa di psicologia che vissuto 2 anni a Firenze e conosce l’ italiano, è il raggio di sole che trasforma la vita di Rosario: i due si innamorano perdutamente e, nel giro di poco tempo, si sposano. Tornato dopo qualche tempo a Milano per un vertice aziendale, Rosario viene invitato da Borelon ad una festa in casa sua e lo stesso lo invita a tirare fuori una sorpresa per i suoi ospiti: un filmino pornografico danese in Super 8, una autentica chicca da proporre ai curiosissimi invitati che non avevano mai visto nulla di simile.

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Si spengono le luci, la proiezione ha inizio e i commenti sono fenomenali… Rosario se ne sta in disparte e sogghigna con distacco, ostentando la sua mentalità fredda e nordica, mentre osserva le sbigottite reazioni degli astanti, fino a quando non allunga uno sguardo verso lo schermo e scopre che la biondina protagonista del film hard è proprio sua moglie Karen! Risultato: Rosario sviene all’ istante… Una volta ripresosi, pazzo di gelosia, pensa a come lavare l’ onta, in barba al freddo distacco nordico, e medita un delitto d’ onore: si precipita a Copenaghen e affronta malamente sua moglie che gli confessa di aver girato il filmino prima che loro due si conoscessero, giustificandolo come un mero errore commesso da una giovane ragazza desiderosa di fare esperienze. Ma Rosario non sente ragioni, la lascia e ritorna in Italia. Dopo un po’ di tempo, però, ci ripensa e torna a Copenhagen da Karen chiedendole di far pace; sarebbe tutto perfetto se Karen però, per fargli dispetto, non avesse accettato di girare un secondo film porno… Rosario decide di parlare con il produttore (Steffen Zacharias) per far sciogliere il contratto firmato da sua moglie ma c’ è da pagare una penale di 40 milioni di lire…

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Purtroppo del film non esiste ancora alcuna edizione italiana in dvd e quindi per vederlo bisogna accontentarsi di una paleolitica vhs risalente agli anni ’80. Nel 2009 è stato trasmesso in tv su RaiUno a notte fonda in un ottimo master con i titoli in inglese ma con il prologo spostato dopo i titoli di testa: arcane bizzarrie… Al momento resta, in ogni caso, la migliore versione reperibile in italiano. Sul versante della colonna sonora dobbiamo soffermarci un attimo sul solito ottimo lavoro del Maestro Armando Trovajoli che compone uno score interessante con la main theme “Jingles on my mind” interpretata dal gruppo dei Godfather da poco formatosi (al suo interno ci sono un paio di ex esponenti dei Motowns) e che di lì a poco diventerà il famoso gruppo dei Primitives con Mal. Che tempi…

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Il vichingo venuto dal sud

Un film di Steno. Con Lando Buzzanca, Pamela Tiffin, Gigi Ballista, Renzo Marignano, Gastone Pescucci, Dominique Boschero, Steffen Zacharias, Rita Forzano, Nino Terzo, Victoria Zinny, Ferdy Mayne Comico, durata 106 min. – Italia 1971.

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Il vichingo venuto dal sud banner protagonisti

Lando Buzzanca: Rosario Trapanese
Pamela Tiffin: Karen
Rita Forzano: Ilse, la moglie di Carl
Steffen Zacharias: Bosen, il produttore
Dominique Boschero: Priscilla, amante di Rosario a Milano
Victoria Zinny: Luisa, moglie di Borelon
Ada Pometti: donna al party di Borelon
Ferdy Mayne: prof. Grutekoor
Kjeld Nørgaard Larsen: Carl, l’attore svedese
Edda Ferronao: donna al sexy-party
Else-Marie: madre di Karen
Renzo Marignano: Gustav Larsen
Donatella Della Nora: Annelise Jørgensen, segretaria di Rosario
Nino Terzo: l’italiano al sexy-shop
Gigi Ballista: Silvio Borelon
Gastone Pescucci: Valerio, marito di Priscilla
Elizabeth Turner: Eva Grete, l’amica di Karen

Il vichingo venuto dal sud banner doppiatori

Maria Pia Di Meo: Karen
Gianrico Tedeschi: Silvio Borelon
Bruno Persa: Bosen, il produttore
Rolf Tasna: prof. Grutekoor
Michele Gammino: l’italiano al sexy-shop
Gianfranco Bellini: Valerio, marito di Priscilla
Richard Mc Namara: Gustav Larsen

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Regia Steno
Soggetto Giulio Scarnicci, Steno, Raimondo Vianello
Sceneggiatura Giulio Scarnicci, Steno, Raimondo Vianello
Casa di produzione International Film Company
Distribuzione (Italia) Twenty Century Fox
Fotografia Angelo Filippini
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Armando Trovajoli

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L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

Stanca riproposizione degli stereotipi sessuali sul maschio italiano: focoso ma inconcludente, indipendente ma geloso, moderno ma primitivo e via dicendo. Nonostante le premesse fossero buone (il regista è pur sempre Steno, il protagonista è il bravo Buzzanca, la sceneggiatura è un parto di Scarnicci, Vianello e Steno), la qualità scarseggia e si rimane inchiodati a qualche scenetta facile e superficiale che non solo non dice nulla di nuovo, ma pure perpetua le solite, vecchie barzellette maschiliste – nonostante il maschio ne esca sempre in apparenza scornato. Buzzanca è ormai tristemente relegato in parti di questo tipo: non se ne staccherà più per vari anni, rovinando una carriera fino a quel momento dignitosa (aveva infatti recitato diretto da Germi, Risi, Zampa, Pietrangeli, Lattuada e molti altri); la Tiffin è bella e se la cava; c’è Gigi Ballista in un ruolo secondario.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Homesick

«Tu vuo’ fa’ lo vichingo, ma sei nato in Sisilì…»: Steno così sogghigna dirigendo un commedia di costume che prende di mira il maschilismo inveterato e la gelosia possessiva degli italiani, vizi duri a morire anche quando si persegue il proverbiale spirito libertario dei paesi nordici. Dopo la partenza grintosa, il meccanismo inizia tuttavia ad arrugginirsi per il ripetersi di una sceneggiatura povera e dal fiato corto. Buzzanca replica il suo ruolo avito di maschio italico, ma stavolta, o per il colpo della strega o per semplice sfortuna, finisce spesso in bianco.

Daidae

Appena passabile. Inizia bene, ma troppi momenti lenti e inutili lo rendono leggermente pesante; si riprende nel finale. Il cast non si discute: bene Ballista, ottimo come sempre Buzzanca e splendida la Tiffin. Da un regista come Steno mi aspettavo di più… Comunque sufficiente.
Albstef90

Non mi è dispiaciuto. Film gradevole con un Buzzanca sempre raffinatissimo e davvero molto bravo. Steno come regista sa davvero il fatto suo. Girato in parte in Italia e molto in Danimarca il film abbandona un po’ i classici cliché del solito Buzzanca e ne esalta la sua ottima recitazione. Musiche gradevolissime molto seventies, personaggi di contorno buoni (segnalo la presenza dei bravi Renzo Marignano, Gigi Ballista e l’americano Steffen Zacharias) e location indovinate. Promosso.

Shannon

Il film risale all’epoca in cui l’italiano medio sognava avventure bollenti con le emancipate donne scandinave. Allora la pellicola ebbe un discreto successo; quarant’anni dopo, in un’Europa senza più frontiere e con Copenaghen ad un tiro di schioppo, appare decisamente datata. Agli appassionati ed ai nostalgici strapperà qualche sorriso.

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Giornata nera per l’ariete

In un tunnel si consuma l’aggressione al professor Lubbock; apparentemente sembra un atto teso alla rapina. Ma poco tempo dopo viene assassinata una donna invalida, Sophie, sposata ad un medico amico di Lubbock. Andrea, un giornalista con problemi di alcolismo, e con una vita privata burrascosa (ha lasciato la compagna con cui viveva da tempo, Helena, e vive con una spregiudicata ragazza Lu), indaga, per conto del suo redattore capo, Traversi.

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Franco Nero (Andrea)

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Rossella Falk

Ma le sue indagini creano problemi al dottor Bini, marito della defunta Sophie e finanziatore del giornale,  così Andrea si trova ben presto a rischiare il licenziamento. Ma improvvisamente Traversi muore, colpito da un infarto in un parco pubblico, inseguito dal misterioso assassino, che lascia vicino al cadavere dell’uomo un guanto privo di un due dita, tante quante sono le vittime che ha finora fatto.

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I sospetti della polizia, sopratutto dopo la violenta lite avvenuta tra Andrea e Traversi si indirizzano sul giornalista, che però non viene arrestato. Una sera Andrea riceve una misteriosa telefonata da Isabelle, donna bellissima e molto ricca, della quale è innamorato Lubbock, ma che viceversa andrà sposa ad un amico di questi, Valmont;

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Pamela Tiffin (Lu)

con la telefonata Isabelle dice di avere importanti informazioni da rivelargli e lo invita a recarsi, per incontrala, nell’hotel in cui vive. Andrea accompagnato da Lu, si reca all’appuntamento e scopre il cadavere di Isabelle nella vasca da bagno. La donna è stata strangolata, e nell’acqua galleggia il solito guanto, questa volta privo di tre dita. Andrea evita l’arresto grazie a Lu, che testimonia per lui; la donna sta per lasciarlo, e da questo momento Andrea è praticamente solo. Dopo aver in qualche modo riannodato il suo rapporto con Helena, Andrea scopre che Bini è impelagato in una storia squallida di voyeurismo, ma non fa in tempo a interrogare la prostituta spiata dal Bini, perchè quest’ultima viene brutalmente uccisa.

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Ira Furstenberg

Manca ormai solo un omicidio al misterioso assassino per compiere la sua terribile missione, e l’ultima vittima designata è Tony, figlio di Helena; ma Andrea riesce a salvarlo e a scoprire l’insospettabile assassino e sopratutto il suo movente.

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Silvia Monti

Diretto con mani abili da Luigi Bazzoni nel 1971, Giornata nera per l’ariete si segnala per il cast bene assortito che recita con sobrietà, per l’ottima fotografia e per il ritmo, una volta tanto non frenetico, d’ambientazione. Sicuramente all’altezza Franco Nero nel ruolo di Andrea, la bellissima Silvia Monti in quello di Helena, la sempre sexy biondissima Pamela Tiffin in quello della disinibita Lu, e le tre vittime al femminile, Rossella Falck (Sophie), Ira Furstenberg ( Isabelle) e una giovanissima e splendida Agostina Belli in quello della prostituta. Un thriller ben diretto, quindi, assolutamente godibile e senza sbavature di rilievo nella sceneggiatura; non ci sono delitti sanguinolenti o i soliti cadaveri massacrati, e questo è sicuramente un elemento fondamentale del film. Il film è tratto dal romanzo The Fifth Cord di David Macdonald Devine, e venne distribuito all’estero con questo titolo.

Giornata nera per l’ariete,un film di Luigi Bazzoni. Con Ira Fürstenberg, Edmund Purdom, Silvia Monti, Rossella Falk,Agostina Belli, Pamela Tiffin, Franco Nero, Wolfgang Preiss, Andrea Scotti, Guido Alberti, Renato Romano, Corrado Gaipa, Maurizio Bonuglia, Luciano Bartoli
Giallo, durata 95 min. – Italia 1971.

Andrea Bild: Franco Nero

Lu Auer: Pamela Tiffin

Isabelle: Ira Furstenberg

Edward Beaumont: Edmund Purdom

Helene: Silvia Monti

Sofia Binni: Rossella Falk

Giulia : Agostina Belli

Il commissario: Wolfang Preiss

Traversi: Guido Alberti

Riccardo Binni: Renato Romano

 

Regia Luigi Bazzoni
Soggetto David McDonald Devine (romanzo “The Fifth Cord”)
Sceneggiatura Luigi Bazzoni, Mario di Nardo, Mario Fanelli
Produttore Manolo Bolognini
Casa di produzione B.R.C. Produzione
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Eugenio Alabiso
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Gastone Carsetti
Costumi Fiorenzo Senese
Trucco Vittorio Biseo, Marisa Marconi

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