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Ammazzare il tempo

Ammazzare il tempo locandina

Sara fa la giornalista per un importante quotidiano; è una donna all’apparenza sicura di se, anche narcisista, secondo il ritratto che ne fa l’ex marito.
In realtà è una donna con molti problemi, preda di segrete angosce e in bilico tra una giovinezza ormai svanita e un’età adulta che mal riesce ad affrontare.
Ha una relazione abbastanza tempestosa con il suo analista, ricavandone in cambio più dubbi di quelli che la perseguitano.

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Stefania Casini

Sara sta indagando sulla morte per overdose di un giovane; attraverso l’indagine, non svolge solo il suo lavoro, ma cerca un’identità perduta, un qualcosa che raffronti ciò che era, e che ora non è più con quel mondo che ovviamente stenta a capire, così distante da lei.
Il mondo giovanile è un universo parallelo, ma a Sara viene offerta un’occasione unica per avvicinarlo, più di quanto stia facendo con la sua indagine.

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Flavio Bucci

Un giorno investe una ragazza che le attraversa la strada.
La porta a casa e scopre così che è una minorenne sbandata, di nome Baby Anna.
Tra le due donne, così diverse tra loro, separate da cultura, modo di vivere, posizione sociale, si stabilisce un contatto.
Attraverso baby Anna, Sara ha modo di rivedere quella che è la sua filosofia di vita, analizzandola anche nei numerosi errori che ha fatto e che fa.
Quello che Sara non sa è che Baby Anna ha una relazione proprio con il suo analista; lo scoprirà, mandando ancora più in crisi il suo precario equilibrio.
Ad un certo punto la convivenza tra le due donne, stabilitasi dopo l’incidente, diventa impossibile, aggravata dalle strane abitudini di Baby Anna, una delle quali è quella di assumere droga.
Così Baby Anna va via, ma Sara decide di seguirla; è l’occasione per lasciarsi alle spalle quel mondo che si attende da lei cose che lei stessa non può dare, confusa e incerta com’è sulla propria identità.

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Paola Morra

Ammazzare il tempo, diretto da Mimmo Rafele nel 1979, è un film in cui predomina il dialogo; Sara parla, parla, parla, quasi cercasse attraverso la parola un rifugio alle sue insicurezze, alle sue ansie, come se andasse alla ricerca di un equilibrio sottile, al quale ambisce ma che non riesce a trovare.
Dialoghi che portano a inquadrare una figura femminile con troppi problemi, rapportata alla figura di baby Anna, che invece sembra non porsi nemmeno uno dei quesiti che sconvolgono Sara.

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Baby Anna non cerca risposte, perchè è presa dal quotidiano, da quel vivere alla giornata senza meta e senza perchè che sembra essere la costante dei giovani delle generazioni successive al 68.
Se Sara appare vulnerabile nel suo passato, in quel suo rifugiarsi in ciò che era e che inevitabilmente ora non è più, come testimoniato dalle parole dell’analista, che le dice “tu hai paura di essere lasciata sola, di non essere amata; sorridi per paura, non per generosità“, a maggior ragione appare evidente la fragilità stessa del personaggio, costretto dalle circostanze, dalle convenzioni, a mostrarsi forte, sorridente, quindi incapace di lasciar libera la propria personalità.

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Che così appare ingabbiata, contribuendo in maniera determinante all’insicurezza della donna.
Questa ricerca dell’equilibrio di Sara, paragonata a quello della giovanissima Baby Anna è uno dei punti base del film, sul quale il regista costruisce la storia.
Che, va detto, barcolla parecchie volte, proprio per l’eccesso di dialogo che caratterizza la pellicola.
Molto lunghi sono, per esempio, il dialogo tra l’analista e l’ex marito di Sara; appesantiti anche dalla scarsa mobilità della pellicola stessa, avvolta in un’aura di problematiche individuali esplicitate si, ma anche scarsamente affascinanti.

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Manca una storia del passato di Sara, quello che era prima di ciò che è ora, mentre il personaggio di Baby Anna è rozzo, tagliato con l’accetta.
Forse perchè la ragazza non si pone problemi, ma accetta ciò che è senza curarsi del passato o del futuro.
Ciò che conta per lei è il presente.
Così la pellicola scivola attraverso 95 minuti in cui non accade davvero nulla, se non la visione delle personali storie di Baby Anna e sopratutto quella di Sara, che comunque uscirà molto cambiata alla fine.
Nel finale Sara racconta a Baby Anna che il suo problema è proprio quello di poter scappare, senza dover dire o dovere qualcosa a qualcuno; e sarà proprio la giovane Baby Anna a dare una lezione di vita alla sua matura amica.

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Due parole sui protagonisti; bene Stefania Casini, che interpreta la tormentata Sara, discreta la prova di Paola Morra nei panni della giovane Baby Anna e bene anche Flavio Bucci, nel ruolo inconsueto dell’analista.
Un film decoroso, Ammazzare il tempo, ben girato, ma che ebbe scarsissima fortuna: colpa dell’eccesso di dialoghi, ovviamente, colpa anche della crisi profondissima del cinema italiano alla fine degli anni settanta.
Una pellicola con un suo valore, che andrebbe riscoperta e valorizzata, proprio per la sua capacità di raccontare il disagio personale di una donna in fuga dal presente, ma non ancora slegata dal suo passato.

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Ammazzare il tempo, un film di Mimmo Rafele. Con Angelo Infanti, Stefania Casini, Fabio Garriba, Flavio Bucci,Paola Morra
Commedia, durata 95 min. – Italia 1979.

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Ammazzare il tempo banner protagonisti

Stefania Casini-Sara

Paola Morra-baby Anna

Ammazzare il tempo banner cast

Regia: Domenico Rafele

Sceneggiatura: Domenico Rafele

Musiche: Enrico Rava

luglio 12, 2010 Posted by | Drammatico | , , | Lascia un commento

Suor omicidi (Killer nun)

Suor omicidi locandina

In un ospedale per anziani, in Belgio, lavora suor Gertrude, reduce da un delicato intervento al cervello per la rimozione di un tumore. L’operazione l’ha resa schiava della morfina, che la donna utilizza principalmente come antidolorifico; costretta suo malgrado a dover usare dosi elevate della droga, la donna inizia a rubare i beni dei ricoverati, e poi, vestita in modo civile, quindi tolti gli abiti religiosi, si reca in città dove oltre a vendere quello di cui si è imposessata, si concede avventure erotiche con occasionali personaggi.

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Anita Ekberg è Suor Gertrude

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All’interno del convento però iniziano ad avvenire fatti strani, come la morte di alcuni ricoverati; sono evidentemente morti non accidentali, come quella di una donna uccisa con degli aghi negli occhi. Le indagini della polizia portano ben presto a puntare i sospetti su suor Gertrude, che nel frattempo, come in un incubo, vede avvenire scene violente con protagonisti proprio i suoi degenti.

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Joe D’Alessandro

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Paola Morra è Suor Mathieu

Ben presto però i sospetti su di lei aumentano, e le autorità dell’ospedale, unite  a quelle religiose, decidono, per soffocare lo scandalo, di portare la religiosa in un convento, lontana dal teatro degli omicidi. Qui suor Gertrude muore, assassinata dalle sorelle di fede; ma non cessano gli omicidi, che sono opera di……….

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Thriller ben congegnato, questo Suor omicidi (Killer nun), diretto da Giulio Berruti inserito per errore da molti recensori nell’elenco dei nunexploitation, il filone erotico conventuale che si sostituì al decamerotico; il film è un vero e proprio thriller, con tanto di omicidi e di colpevole una volta tanto non insospettabile. Nel cast figura una matura Anita Ekberg, in una prova appena dignitosa, mentre sicuramente più brava è la giovane Paola Morra, che interpreta sorella Mathieu, compagna di stanza di suor Gertrude, donna libertina e amorale; nel cast figurano anche Joe Dallesandro, il dottor Patrick Roland, che avrà una relazione proprio con sorella Mathieu, Lou Castel, che interpreta Peter, uno dei degenti destinato a finire ucciso e due vecchie glorie del cinema italiano,

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Massimo Serato che interpreta il dottor Poirret e Alida Valli, sacrificata in un ruolo minore, quello della madre superiora.
Film non privo di un certo fascino, reso torbido anche dai nudi integrali della bella Paola Morra, e da qualche scena che però non sconfina mai nello splatter.

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Suor omicidi, un film di Giulio Berruti. Con Anita Ekberg, Massimo Serato, Alida Valli, Paola Morra, Laura Nucci, Nerina Montagnani, Daniele Dublino, Lou Castel
Drammatico, durata 92 min. – Italia 1979.

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Anita Ekberg     …     Suor Gertrude
Paola Morra    …     Suor Mathieu
Alida Valli    …     Madre  Superiora
Massimo Serato    …     Dr. Poirret
Daniele Dublino    …     Direttore dell’ospedale
Lou Castel    …     Peter
Joe Dallesandro    …     Dr. Patrick Roland
Laura Nucci    …     La Baronessa
Alice Gherardi    …     Nurse
Sofia Lusy    …     Janet
Nerina Montagnani    …     Josephine

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Regia: Giulio Berruti
Sceneggiatura:Giulio Berruti,Alberto Tarallo
Produzione: Enzo Gallo
Musiche:Alessandro Alessandroni
Fotografia:Antonio Maccoppi
Montaggio:Mario Giacco
Scenografie:Franco Vanorio

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ottobre 29, 2009 Posted by | Thriller | , , | 3 commenti