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Come imparai ad amare le donne

Come imparai ad amare le donne locandina 4

Commedia vagamente satirica,in bilico tra la sophisticated comedy di stampo più americano che british e la commedia all’italiana,Come imparai ad amare le donne e un film diretto da Luciano Salce nel 1967,ad un anno esatto dal buon successo di critica ottenuto con El Greco;è il periodo più fertile del bravo regista e attore laziale,equamente diviso tra le sue due grandi passioni cinematografiche,l’impegno come attore protagonista e la regia.
Un lavoro discreto,senza grandi acuti ma diretto con mano agile da Salce,generalmente incline nei lavori successivi ad affondare il coltello
nelle parti deboli,nel ventre molle del costume e del sociale italiano,con lavori di buon fattura come Il belpaese e il celebratissimo Fantozzi.
In questo caso la satira c’è ma resta tra le righe.
L’intento di raccontare la storia di uno svagato quanto ingenuo giovanotto che scopre l’universo femminile e l’amore,finendo poi per esserne inglobato dalla rete di seduzione tessuta ai suoi danni.
Salce dicevo utilizza bene un cast sontuoso sopratutto al femminile,con presenza di rilevante spicco come Michèle Mercier,Elsa Martinelli,
Anita Ekberg,Nadja Tiller,una acerbissima Romina Power,Orchidea de Santis e Sandra Milo mentre il cast al maschile,in secondo piano
o comunque mimetizzato per far risaltare le vere protagoniste della storia include Robert Hoffmann,Gianrico Tedeschi,Vittorio Caprioli e
Carlo Croccolo.

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Il film scivola via abbastanza agilmente,grazie anche alla formula delle micro storie legate da un solo filo conduttore,la formazione sessual sentimentale del protagonista della storia che,concupito dalle donne,finirà per cadere nella rete della più astuta di essa.
Finale amaro ma non più di tanto,per la naturale antipatia che sembra circondare Roberto Monti,il giovane protagonista.
Di famiglia prestigiosa,reduce da un’esperienza in college nel quale però è stato ammesso solo perchè figlio del fondatore,il giovane trova come primo lavoro grazie alla sua passione per i motori un lavoro come meccanico.
Passato da li a fare il venditore di auto,Roberto finisce per imbarcarsi,con tutta la sua ingenuità (che man mano andrà scomparendo) in una serie
di avventure galanti,le più importanti delle quali con la bella Laura e la ancor più bella Olga,due donne in affari che dirigono rispettivamente un prestigiosa casa di mode e una importante fabbrica di elicotteri.
Ma è Irene la prima a far palpitare il cuore di Roberto;bella e acerba,Irene decide di intrappolare il giovane in una rete fatta di seduzione e attrazione.
Sarà grazie a sua zia Olga che la ragazza in qualche modo riuscirà nel suo intento…
Una vera divagazione sentimental/ironica questa di Luciano Salce.

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Un film in cui la storia leggera e senza grosse ambizioni prende il sopravvento sulla volontà di colpire la classe medio-lta che è la vera protagonista del film;Salce non affonda mai, quasi avesse l’intento dichiarato di mantenersi sui binari stretti dell’ortodossia cinematografica.
Il lavoro alla fine non delude,ma sicuramente tradisce un po lo spirito guascone e corrosivo del Salce successivo,quello che in modo aggressivo
stigmatizzerà i difetti italici nel citato Fantozzi,opera della piena maturità che consegnerà a noi un regista dalle grandi capacità satiriche,che non sfuggiranno ai più attenti spettatori in lavori che non riscuoteranno grosso successo,come il graffiante Colpo di stato.
Come imparai ad amare le donne è un lavoro ben congegnato,senza dubbio;elegante formalmente e mai da sbadiglio.
Nel gineceo artistico,da segnalare l’ex Angelica Michele Mercier,alla ricerca di un’identità di difficile realizzazione,una brava Sandra Milo,una bellissima Orchidea De Santis e Romina Power,davvero poco espressiva ma dal sicuro fascino estetico.Parti minori per Mariangela Giordano e Mita Medici.Bene il cast maschile.
Belle le location per un film molto trascurato dalle tv e di difficile reperibilità.

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Come imparai ad amare le donne

Un film di Luciano Salce. Con Anita Ekberg, Zarah Leander, Robert Hoffman, Sandra Milo,Nadia Tiller, Michèlle Mercier, Elsa Martinelli, Romina Power,Gianrico Tedeschi, Carlo Croccolo, Mariangela Giordano, Vittorio Caprioli, Gigi Ballista, Mita Medici Commedia, durata 110 min. – Italia 1967

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Come imparai ad amare le donne banner protagonisti

Michèle Mercier: Franziska
Nadja Tiller: Baroness Laura
Elsa Martinelli: Rallye driver
Anita Ekberg: Margaret Joyce
Zarah Leander: Olga
Romina Power: Irene
Robert Hoffmann: Robert
Orchidea De Santis: Agnes
Sonja Romanoff: Monika
Erica Schramm: Betty
Gigi Ballista: Sir Archibald
Heinz Erhardt: Schluessel
Chantal Cachin: Wilma
Gianrico Tedeschi: Direttore

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Regia Luciano Salce
Sceneggiatura Franco Castellano, Willibald Eser, Giuseppe Moccia
Produttore Enrico Chroscicki, Marcello Papaleo, Dieter Pauker, Alfonso Sansone
Casa di produzione Sancro Film
Fotografia Erico Menczer
Montaggio Marcello Malvestito
Musiche Ennio Morricone
Costumi Luca Sabatelli

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L’opinione di Wangyu dal sito http://www.filmtv.it

Mediocre commedia sexy anni 60, di positivo qualche bellezza sensuale, bene la allora quindicenne Romina Power.

Il Gobbo

La carriera di un libertino al tempo del Piper. Salce indovina ambientazione, dècor, cast (pauroso quello femminile che va dalla Milo ancora appetitosa a Mita Medici) e tono. Ottimo fino al segmento con Anitona, poi s’ingolfa un po’ (troppo lungo l’episodio con la Mercier che si auto-parodizza).
Elegante e frivolo, molto swingin’ sixties, quindi per noi di culto.
Homesick

Suddivisa in tanti piccoli episodi tra loro legati dalla presenza costante dell’ingenuo Hoffmann e dalla solita ninfetta Power, un’innocua commedia diretta con mano leggera da Salce.
Tra le affascinanti donne che svezzano il protagonista si distinguono la disponibile servetta De Santis, l’esagitata pilota Martinelli e l’eccentrica diva Ekberg,
che si concede un velato nudo subacqueo; tra i pochi uomini, si ricorda un severo Tedeschi, che spara sentenze latine a raffica. Banalissimo il finale.
Deepred89

Un Salce decisamente minore, non disprezzabile a livello visivo (siamo dalle parti del pop sessantiano) e tecnicamente ben realizzato, ma dalla trama fiacca e ripetitiva  (anche se si notano analogie con L’uomo che amava le donne) e con un protagonista che non incide. Gineceo ricco, variegato e piuttosto spogliato (quel che concedeva il 1966, anno dei primi seni scoperti sugli schermi nostrani). Alla lunga noiosetto, ma l’occhio è appagato.
Dusso

Una durata più breve avrebbe giovato (105 min), per una trama come questa. Hoffmann se la cava mentre il cast femminile è notevolissimo: la Power sedicenne è un’accattivante lolita come in altri suoi film dell’epoca.
Siamo nel 1966 e Salce prova ad osare il massimo consentito con l’erotismo. Oggi può risultare un po’ noiosetto… il film scorre senza sussulti.
Motorship

Un discreto film di Salce che racconta la vita di un avventuriero ai tempi della Roma anni 60. Il film paga lo scotto di alcuni punti morti (ergo noiosi) a causa di una durata troppo lunga per un film prettamente “easy”.
Ma Salce è regista di ottimo spessore per cui il film resta comunque guardabile. Non male Hoffmann, mentre il cast femminile è quanto di meglio si potesse avere in un film (la Medici, la De Santis, la Mercier, la Ekberg,
una giovane Romina Power, tanto per citarne qualcuna). Notevoli scenografie e musiche. Non male.

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agosto 19, 2016 Posted by | Commedia | , , , , , , , , | Lascia un commento

Il debito coniugale

Il debito coniugale locandina 2

In un piccolo borgo Romolo lavora nel distributore di benzina di sua moglie;pigro e indolente,Romolo non ha alcuna
voglia di lavorare e sopporta sempre meno la giunonica compagna,Ines,con la quale è sposato da 10 anni.
L’occasione propizia di evadere dalla prigione nella quale ormai è rinchiuso capita a Romolo il giorno in cui si
imbatte casualmente in Orazio,una vecchia conoscenza,che girovaga in lungo e in largo senza meta e senza punti di riferimento.
Affascinato dai racconti del compagno,Romolo abbandona la stazione e sua moglie e segue Orazio nel suo vagabondaggio;
lungo il percorso fatto assieme Romolo traveste una pecora da montone per rimediare due soldi;scoperto dalla donna che doveva
acquistare l’animale,non prima di averne goduto le grazie Romolo fugge con Orazio finendo per imbattersi,su una spiaggia,in Candida.
La bellissima ragazza,ad onta del suo nome,ha una sessualità libera e sfrenata e mal sopporta le limitazioni imposte dal marito e così finisce per aggregarsi ai due.
Adesso i girovaghi sono tre,alle prese però con i bisogni più elementari.

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Orazio Orlando e Anita Ekberg

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Lando Buzzanca

E’ Romolo ad avere l’idea giusta;in un paesino organizza uno spogliarello di Candida con i maschi del paese;per ogni capo tolto
la donna viene ricompensata con laute mance.Ma mentre la lotteria strip tease è arrivata alla parte cruciale,interviene la polizia
e i tre riescono a scappare per puro caso.
Finalmente hanno un po di denaro per rifocillarsi.
Intanto Ines non riesce a darsi pace per la fuga del marito e sfoga la sua rabbia con il prete che dieci anni prima le aveva proposto
come buon marito l’indolente Romolo.
Durante un pranzo,Romolo mangia troppe salsicce e finisce per stramazzare al suolo;convinto che l’uomo sia morto,Orazio va via e decide
di informare Ines del decesso.
Giunto nella stazione di servizio di Ines,Orazio si lascia irretire dalla donna e alla fine decide di restare con lei.
Nel frattempo Romolo,che non è affatto morto ma ha fatto solo indigestione di salsicce si riprende;vista la partenza dell’amico
non si perde d’animo.
Con Candida e un giovane hippy riprende la vita errabonda alla quale non sa più rinunciare e si avvia verso nuove avventure
con i suoi amici.

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Barbara Bouchet

Girato nell’incantevole cornice del promontorio del Gargano,tra le sabbie di Peschici e le numerose conche della località turistica pugliese,
Il debito coniugale è una commedia del 1970, girata in stile on the road da Franco Prosperi,regista romano autore di una ventina di pellicole
fra le quali vanno segnalate La settima donna e Io non spezzo,rompo.
Un film che si snoda fra alti e bassi,con momenti di buona comicità (la vendita della pecora) e momenti di stanca,ma con risultati alla fine apprezzabili.
Merito del duo Lando Buzzanca e Barbara Bouchet,due dei più importanti attori leggeri degli anni sessanta,qui riuniti per la prima volta.
I due mostrano un affiatamento che darà ulteriori frutti in seguito mentre decisamente in imbarazzo appare Orazio Orlando che non aveva particolari doti comiche;relegata in un ruolo secondario Anita Ekberg.
La pellicola ammicca in qualche modo ai road movie,raccontando anche se molto marginalmente la voglia di libertà dei giovani che avevano vissuto
la gloriosa epopea hippy;marginalmente perchè Prosperi non affronta discorsi impegnativi o non fornisce motivazioni profonde alla fuga dei tre
compagni di vicissitudini,lasciando spazio alle avventure abbastanza casuali che i tre vivono.

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La dimostrazione arriva durante il famoso pranzo in cui Orazio fa indigestione di salsicce,espediente narrativo abbastanza goliardico
che segna il finaledel film,in fondo abbastanza malinconico in cui i ruoli dei due protagonisti si capovolgono.
Romolo diventa uno spirito libero mentre il vagabondo Orazio rientra tra i ranghi;il tutto affrontato con il sorriso sulle labbra e con un tono di leggerezza tale da suggellare quanto si è visto solo come commedia.
La riprova è la canzone cantata da Pippo Franco durante il pranzo “fatale” e che recita in un passo “dormi dormi bimbo bello
che tuo padre è un cornutello e tua madre è una bigotta dormi fio de ‘na mignotta se non dormi stai sicuro
che te pio e te sbatto ar muro e così passa la bua dormi li mortacci tua
Ecco a ben vedere questa canzone è l’epitaffio di un film che avrebbe potuto avere un altro svolgimento,una commedia satirica e che invece rimane negli angusti spazi della commedia leggera;praticamente assente la componente sexy,visto che la Bouchet mostra le sue grazie davvero di sfuggita.
In ultima analisi comunque siamo di fronte ad un prodotto perlomeno gradevole,impalpabile nella sua inconsistenza ma che in fondo non aveva nessuna ambizione artistico/culturale.
Praticamente invisibile,questo film è passato in sordina sulle tv commerciali mentre in rete circola solo in una versione davvero mediocre ottenuta da una vecchia VHS.

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Il debito coniugale

Un film di Franco Prosperi. Con Barbara Bouchet, Orazio Orlando, Lando Buzzanca, Pippo Franco, Mario Carotenuto, Angela Luce, Anita Ekberg, Nerina Montagnani
Commedia, durata 85 min. – Italia 1971.

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Lando Buzzanca: Orazio
Pippo Franco: il cantastorie hippie
Barbara Bouchet: Candida
Anita Ekberg: Ines
Orazio Orlando: Romolo
Mario Carotenuto:Il prete

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Regia Franco Prosperi
Soggetto Massimo Franciosa
Sceneggiatura Massimo Franciosa, Giancarlo Del Re, Marina Chierici, Massimo Andrioli; dial. Massimo Franciosa
Casa di produzione Cinegai
Distribuzione (Italia) Panta Cinematografica
Fotografia Aldo Tonti
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Carlo Pes, Peppino De Luca
Scenografia Arrigo Equini

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L’opinione di SaintlySinner dal sito http://www.filmtv.it

L’idea non è neanche male. Tre persone che si incontrano, fuggono dalla noia della vita quotidiana attraverso un pellegrinaggio senza meta,
cominciano a volersi bene. Il film però è costruito abbastanza male, punta tutto sulla comicità che difficilmente strappa un sorriso.
Uno dei primi esempi di road movie all’italiana.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Undying

Tolta la Bouchet (al top della forma fisica) e la scena della “pesa” pettorale, si sviluppa malamente, perdendo per strada quanto di buono
(Carotenuto, Orlando, Buzzanca e Anita Ekberg) poteva invece sostenere. Lento e avvicendato lungo sentieri e prati, non brilla per scenografie (per lo più naturali) né tantomeno per dialoghi circonvicini al surreale. Pippo Franco in una particina malinconica (il viandante) era ancora di là dal raggiungere la notorietà… Inadempiente.
Homesick

Road movie di campagna la cui immane fiacchezza vanifica il vento libertario che vorrebbe far spirare. La coppia Buzzanca-Orlando non va (il primo è ben al di sotto dei suoi standard e il secondo non ha proprio la stoffa del comico), così a guadagnarsi l’attenzione sono la solarità della ninfomane Bouchet e le poche battute del fratacchione Carotenuto; la Ekberg è solo un nome di pregio, mentre Pippo Franco intona una delirante nenia come ne L’odio è il mio dio.
Ciavazzaro

Insipido. Visto numerose volte su odeon tv, il film è caratterizzato dalla sua pochezza, con la Bouchet usata solo come sirena per attirare il pubblico, la Ekberg e Carotenuto sprecatissimi.
Mediocre Buzzanca, incommentabile Orlando. C’e anche la Montagnani.

Matalo!

Prosperi cerca di alzare il tiro e certi momenti non sono male, però il film non ha il coraggio di svilupparsi fino in fondo e resta una cosina che avrebbe potuto esser migliore.
Pensare a un road movie nell’Italia sempre bruciata dal sole delle estati anni 70, con inni alla libertà più promiscua (e con la “condanna” inflitta al più in apparenza guascone dei due)
poteva portare a risultati più frizzanti: una mini epopea di caratteri e atmosfere; peccato. Bellissima la Bouchet e generosa la Ekberg bruna.
Saintgifts

Più che un on the road movie è un off road, visti i tanti sentieri percorsi dal trio di interpreti, un Buzzanca spirito libero e truffaldino, Orlando fuggitivo (quello del debito coniugale non assolto) e la Bouchet allegra ninfomane. La storia non è male per una commedia di quell’epoca, la sceneggiatura invece è povera e non offre molti spunti per qualche genuina risata, con un Buzzanca in affanno.
Scarsa anche la componente erotica che, con la presenza di una disinibita Bouchet, poteva essere più maliziosamente eccitante.

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marzo 16, 2016 Posted by | Commedia | , , , , , , , | Lascia un commento

7 volte donna

Sette volte donna locandina 1

Un grande regista premiato con l’Oscar, un grande sceneggiatore ed un cast internazionale stellare non sono necessariamente garanzia di un prodotto di altissimo livello.
Ed infatti 7 volte donna (Woman seven times nell’edizione internazionale), diretto nel 1967 da Vittorio De Sica che nel 1965 aveva vinto il suo terzo Oscar (prima del quarto del 1972 per Il giardino dei Finzi Contini) con Ieri oggi e domani, sceneggiato dal grande Cesare Zavattini ed interpretato da star quali la protagonista assoluta Shirley Mc Laine,Peter Sellers,Michael Caine,Vittorio Gassman,Philippe Noiret,Anita Ekberg,Elsa Martinelli è un film disomogeneo e in fin dei conti deludente in rapporto alla qualità dei personaggi che sono dietro alla pellicola.
Un film ad episodi, sette per la precisione, come del resto anticipato dal titolo;sette episodi con una tematica precisa, la donna ed un’unica protagonista assoluta di tutti gli episodi, un’affascinante ed irresistibile Shirley Mc Laine.

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Ecco gli episodi e le loro trame in breve:
-Primo episodio, “Neve
Un misterioso corteggiatore segue con discrezione la bella Jeanne, che dapprima infastidita, in seguito si sente lusingata della cosa.La ragazza è sposata ed è proprio il gelosissimo marito ad aver creato la figura del corteggiatore che in realtà è un detective privato incaricato di seguirla costantemente…
Secondo episodio,”I suicidi
Un coppia irregolare, due amanti, ha preso una decisione drammatica e definitva, quella di suicidarsi assieme.Scelto così un fatiscente alberghetto, i due cercano di mettere in atto il proposito, ma alla fine abbandoneranno l’idea spaventati sia dalla morte sia perchè attratti dalla vita.

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Terzo episodio,”Due contro uno
-Linda è una bella ma contemporaneamente fredda hostess che, durante un congresso di cibernetica, si ritrova a perdere tutta la sua glacialità per colpa (o merito) di due diverse persone, uno scozzese ed un italiano;
Quarto episodio,”Il corteo funebre
A Paulette è morto il marito, così arriva il giorno dei funerali e la donna accompagna la salma del marito al cimitero per la sepoltura;è una donna abituata agli agi ed infatti, mentre è in corso il corteo funebre, ecco che un amico di famiglia, molto ricco, le fa delle avance e lei accetta di sposarlo…
Quinto episodio,”Amateur night
Una donna morigerata,Maria Teresa, onesta e dedita alla famiglia, scopre casualmente che suo marito la tradisce.Sconvolta, decide di rendergli pan per focaccia e si unisce ad un gruppo di prostitute.Ma tra queste c’è un protettore che percuote suo marito, allora lei ne prende le difese scoprendo che vuol bene ancora a suo marito.

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Sesto episodio,”Una sera all’Opera“.
Una moglie ricca e viziata tenta i tutti i modi di evitare che una sua conoscente usi per la prima di una serata all’opera un vestito identico al suo
Settimo episodio,”La Super Simone“.
Simone è la bella moglie di uno scrittore di successo;poichè suo marito ha creato un personaggio del quale lei è fondamentalmente gelosa decide di assomigliarle in tutti i modi, creando situazioni di imbarazzo, paradossali a tal punto da essere presa per pazza.

Le sceneggiature ad episodi sono da sempre un terreno minato, sopratutto quando nel breve arco di un’ora e mezza bisogna condensare troppi elementi, come storie con un minimo di credibilità o almeno paradossali con senso della misura,ironia, umorismo ecc.
Al film di De Sica manca il ritmo, un collante che unisca in qualche modo le varie storie o quanto meno un filo comune; si sorride in alcuni tratti, per la maggior parte del film si assiste impassibili a sequenze poco affascinanti e coinvolgenti.

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L’unico episodio che in qualche modo si stacca dagli altri è quello del funerale, amaro e grottesco ma il resto del film sembra un esercizio diligente di stile e null’altro.
Ed evidentemente così devono averla pensata gli spettatori di mezzo mondo che, attratti dal nome del regista e dai nomi dei protagonisti affollarono i primi giorni della proiezione, salvo poi spandere la voce che la pellicola stessa non aveva alcuna dote particolare per cui meritasse una visione.
L’accoglienza freddissima della critica fece il resto con il risultato che la pellicola praticamente scomparve a breve tempo dai circuiti cinematografici.Vittorio De Sica dovrà attendere l’anno successivo, il 1968, per tornare ai livelli abituali,con il discreto Amanti prima di ritornare ad essere il grande regista che tutti noi conosciamo con il successivo I girasoli, nel quale ricostituisce la coppia Mastroianni-Loren e sopratutto con Il giardino dei  dei Finzi Contini che gli valse il quarto Oscar della sua bellissima e indimenticabile carriera.
Sette volte donna va considerato come un film “divertissement” o come una pausa in una carriera straordinaria, sia come regista che come attore di Vittorio De Sica, uno dei padri del cinema italiano.
Per quanto riguarda il cast, l’unica presente in tutti gli episodi è Shirley Mc Laine, bella e adorabile ed è la sua presenza a salvare la pellicola da un grigiore altrimenti totale.
Tutti gli altri sono solo delle comparse, nonostante i grandi nomi.

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Sette volte donna

Un film di Vittorio De Sica. Con Shirley MacLaine, Vittorio Gassman, Anita Ekberg, Rossano Brazzi, Michael Caine, Peter Sellers, Elsa Martinelli, Lex Barker, Alan Arkin, Judith Magre, Catherine Samie, Philippe Noiret, Robert Morley, Elspeth March, Clinton Greyn, Patrick Wymark, Adrienne Corri Titolo originale Woman Times Seven. Film a episodi, durata 95′ min. – USA 1967

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Shirley MacLaine: Paulette / Maria Teresa / Linda / Edith / Eve Minou / Marie / Jeanne
Elspeth March: Annette – episode ‘Funeral Procession’
Peter Sellers: Jean (segmento “Funeral Procession”)
Rossano Brazzi: Giorgio – episode ‘Amateur Night’
Laurence Badie: Prostituta – episode ‘Amateur Night’
Judith Magre: Bitter Thirty – episode ‘Amateur Night’
Catherine Samie: Jeannine – episode ‘Amateur Night’
Zanie Campan: episode ‘Amateur Night’
Robert Duranton: Didi – episode ‘Amateur Night’
Lex Barker: Rik – episode ‘Super Simone’
Elsa Martinelli: Pretty woman – episode ‘Super Simone’
Robert Morley: Dr. Xavier – episode ‘Super Simone’
Jessie Robins: Marianne, Edith’s Maid – episode ‘Super Simone’
Patrick Wymark: Henri (segmento “At The Opera”)
Michael Brennan: (segmento “At The Opera”)
Adrienne Corri: Mme. Lisiere (segmento “At The Opera”)
Alan Arkin: Fred (segmento “The Suicides”)
Michael Caine: Handsome Stranger (segmento “Snow”)
Anita Ekberg: Claudie (segmento “Snow”)
Philippe Noiret: Victor (segmento “Snow”)
Clinton Greyn: MacCormack – episode ‘Two Against One’
Georges Adet: Old Man (segmento “Snow”) (non accreditato)
Jacques Ciron: Féval (segmento “At The Opera”) (non accreditato)
Vittorio Gassman: Cenci – episode ‘Two Against One’ (non accreditato)
Jacques Legras: Salesman (segmento “Snow”) (non accreditato)
Roger Lumont: Nossereau (segmento “At The Opera”) (non accreditato)

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Regia Vittorio De Sica
Sceneggiatura Cesare Zavattini
Produttore Arthur Cohn
Produttore esecutivo Joseph E. Levine
Casa di produzione Joseph E. Levine Productions
Fotografia Christian Matras
Montaggio Teddy Darvas, Victoria Spiri-Mercanton
Musiche Riz Ortolani
Costumi Marcel Escoffier
Trucco Georges Bouban, Alberto De Rossi

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L’opinione di atticus dal sito http://www.filmscoop.it

Lo promuovo controvoglia, solo perché Shirley MacLaine è a dir poco fantasmagorica. In realtà il film mi è sembrato un campionario di occasioni mancate: con un’attrice simile come protagonista, con un tale cast di supporto e con la premiata coppia De Sica-Zavattini fuori le scene, il risultato sarebbe dovuto essere ben altro che questo scialbo collage di barzellette senza vita.
Il primo segmento, con Shirley vedova (in)consolabile, è senz’altro il peggiore, si fa notare quello in cui interpreta una hostess fissata per l’esistenzialismo che stuzzica un eccitatissimo Gassman, o quello in cui cerca di dimostrare il proprio amore al marito scrittore travestendosi dalle sue eroine e venendo scambiata per pazza. Ma in generale il livello è piuttosto basso e il più delle volte si sorride solo grazie alla verve della protagonista.
Bellissime musiche di Riz Ortolani.

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

De Sica in regia e Zavattini in sceneggiatura: ragionevolmente ci si poteva aspettare di più. Un cast inernazionale stellare (Sellers e la Ekberg, Gassman e Noiret, Caine e ancora molti altri nomi famosi) che fa perno sulla protagonista unica di tutti e sette gli episodi, ovvero Shirley McLaine. Senz’altro tutti discreti i protagonisti, ma si tratta della classica disarticolata pellicola ad episodi – quasi tutti non sono che poco più di spunti – di quegli anni, seppure con un tentativo di lancio internazionale dell’operazione (peraltro non esattamente riuscito). Poco sotto la sufficienza, nel complesso.

L’opinione del Morandini

Sette aneddoti o novellette per un’attrice sola. Il migliore l’ultimo, con M. Caine, è quello della signora che si crede seguita da un corteggiatore innamorato e timido mentre è un investigatore incapace, sguinzagliato dal marito geloso. Festival personale di S. MacLaine che era allora l’attrice più completa di Hollywood. L’incontro con De Sica-Zavattini avrebbe dovuto dare frutti più sostanziosi.

L’opinione di Guru dal sito http://www.davinotti.com

La camaleontica Shirley MacLaine elabora sette figure femminili, diverse tra loro per ceto sociale e cultura, con l’intento di mostrare le reazioni, gli istinti repressi e le insoddisfazioni sviluppate nei confronti del maschio predominante. Ma anche la competizione tra il gentil sesso non viene risparmiata di fronte ad argomenti molto appetibili come… il modello esclusivo di un abito da sera. La grande personalità della protagonista ripaga della carente sceneggiatura di Zavattini.

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Mag 25, 2014 Posted by | Commedia | , , , , , , , | 2 commenti

Suor omicidi (Killer nun)

Suor omicidi locandina

In un ospedale per anziani, in Belgio, lavora suor Gertrude, reduce da un delicato intervento al cervello per la rimozione di un tumore. L’operazione l’ha resa schiava della morfina, che la donna utilizza principalmente come antidolorifico; costretta suo malgrado a dover usare dosi elevate della droga, la donna inizia a rubare i beni dei ricoverati, e poi, vestita in modo civile, quindi tolti gli abiti religiosi, si reca in città dove oltre a vendere quello di cui si è imposessata, si concede avventure erotiche con occasionali personaggi.

Suor omicidi 1
Anita Ekberg è Suor Gertrude

Suor omicidi 2

All’interno del convento però iniziano ad avvenire fatti strani, come la morte di alcuni ricoverati; sono evidentemente morti non accidentali, come quella di una donna uccisa con degli aghi negli occhi. Le indagini della polizia portano ben presto a puntare i sospetti su suor Gertrude, che nel frattempo, come in un incubo, vede avvenire scene violente con protagonisti proprio i suoi degenti.

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Joe D’Alessandro

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Paola Morra è Suor Mathieu

Ben presto però i sospetti su di lei aumentano, e le autorità dell’ospedale, unite  a quelle religiose, decidono, per soffocare lo scandalo, di portare la religiosa in un convento, lontana dal teatro degli omicidi. Qui suor Gertrude muore, assassinata dalle sorelle di fede; ma non cessano gli omicidi, che sono opera di……….

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Thriller ben congegnato, questo Suor omicidi (Killer nun), diretto da Giulio Berruti inserito per errore da molti recensori nell’elenco dei nunexploitation, il filone erotico conventuale che si sostituì al decamerotico; il film è un vero e proprio thriller, con tanto di omicidi e di colpevole una volta tanto non insospettabile. Nel cast figura una matura Anita Ekberg, in una prova appena dignitosa, mentre sicuramente più brava è la giovane Paola Morra, che interpreta sorella Mathieu, compagna di stanza di suor Gertrude, donna libertina e amorale; nel cast figurano anche Joe Dallesandro, il dottor Patrick Roland, che avrà una relazione proprio con sorella Mathieu, Lou Castel, che interpreta Peter, uno dei degenti destinato a finire ucciso e due vecchie glorie del cinema italiano,

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Massimo Serato che interpreta il dottor Poirret e Alida Valli, sacrificata in un ruolo minore, quello della madre superiora.
Film non privo di un certo fascino, reso torbido anche dai nudi integrali della bella Paola Morra, e da qualche scena che però non sconfina mai nello splatter.

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Suor omicidi, un film di Giulio Berruti. Con Anita Ekberg, Massimo Serato, Alida Valli, Paola Morra, Laura Nucci, Nerina Montagnani, Daniele Dublino, Lou Castel
Drammatico, durata 92 min. – Italia 1979.

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Anita Ekberg     …     Suor Gertrude
Paola Morra    …     Suor Mathieu
Alida Valli    …     Madre  Superiora
Massimo Serato    …     Dr. Poirret
Daniele Dublino    …     Direttore dell’ospedale
Lou Castel    …     Peter
Joe Dallesandro    …     Dr. Patrick Roland
Laura Nucci    …     La Baronessa
Alice Gherardi    …     Nurse
Sofia Lusy    …     Janet
Nerina Montagnani    …     Josephine

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Regia: Giulio Berruti
Sceneggiatura:Giulio Berruti,Alberto Tarallo
Produzione: Enzo Gallo
Musiche:Alessandro Alessandroni
Fotografia:Antonio Maccoppi
Montaggio:Mario Giacco
Scenografie:Franco Vanorio

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ottobre 29, 2009 Posted by | Thriller | , , | 3 commenti