Filmscoop

Tutto il mio cinema

Macabro

Jane e Leslie sono una coppia come tante, sposata da anni e con due figli, il piccolo Michael e la sorella più grande Lucy.
Jane vive una vita parallela, perchè ha un amante con il quale ha una relazione appassionata.
Gli incontri con Fred avvengono con frequenza nella casa di un giovane musicista cieco, che si arrangia riparando strumenti musicali e affittando alcune stanze saltuariamente.
Lucy un giorno mette in pratica un piano terribile; scoperta l’infedeltà della donna nei confronti del marito, simula la morte del fratellino annegandolo nella vasca da bagno.

 Il raccapricciante bacio di Jane

Poi chiama la madre dicendole che è accaduta una disgrazia terribile.
Jane e Fred si precipitano verso casa, ma durante la corsa incorrono in un drammatico incidente, nel corso del quale l’uomo rimane letteralmente decapitato.
Mesi dopo ritroviamo Jane in casa di Robert, il musicista;Jane ha dovuto passare mesi in una clinica poi la donna ha ripreso lentamente a vivere e stringe un rapporto d’amicizia con il giovane non vedente.
Il quale poco alla volta si innamora di quella strana donna, che ormai vive da sola e che ha come unica compagnia le saltuarie visite della figlia Lucy.

Lucy , la figlia di Jane

Ma ben presto Robert si rende conto che c’è qualcosa di strano in Jane e che la donna non gli ha raccontato tutta la verità sulla sua vita privata.
Infatti la notte il giovane sente distintamente dei gemiti d’amore e si convince che Jane incontri qualcuno; Jane ha anche nella stanza un frigo che custodisce gelosamente tanto da tenerlo chiuso a chiave.
Deciso a scoprire cosa essa conservi all’interno Robert apre il frigo è ha la macabra sorpresa di rinvenire la testa mozzata del suo vecchio amante Fred.
Sconvolto Robert…….


Macabro è un film del 1980, diretto da Lamberto Bava, figlio del grande Mario, che si era fatto le ossa collaborando sia con il padre sia con Dario Argento.
Sfruttando un ottimo soggetto scritto dai fratelli Avati, dallo stesso Lamberto e da Roberto Gandus il giovane regista ottiene un prodotto molto interessante, che si inquadra nel genere horrorifico/thriller, con suggestioni sia del cinema del padre che di quelle di Argento.
La storia è sicuramente nuova e racconta il percorso di vita di una donna, Jane, che agli inizi ci appare solo come una persona che ha una relazione adulterina e che vedrà sconvolta la sua esistenza dalla duplice tragedia che sia abbatte su di lei, causata dalla gelosia della figlia Lucy che uccide suo fratello annegandolo e che subito dopo è causa involontaria della morte dell’amante della madre.
L’infelice Jane finisce in un manicomio e chiaramente, come vedremo nel corso del film, non supererà mai il trauma ricavato accentuando anzi in maniera esponenziale la mania per il suo amante che si rivelerà fatale per tutti i personaggi della vicenda.
Pur con pochi attori e con pochi soldi, Bava costruisce un film molto interessante, psicologicamente equilibrato e sopratutto basato più sulla suggestione del racconto che sugli elementi splatter che si riducono a poche sequenze, ovvero quella dell’incidente stradale, la morte del piccolo Michael e sull’impressionante verosimiglianza del capo mozzato di Fred, appassionatamente baciato da Jane.

I due amanti adulteri


Il finale è di stampo apocalittico e non lascia spazio all’happy end così amato da molti registi degli anni settanta.
Bava firma quindi un film molto interessante pur in un periodo in cui il cinema italiano è di fatto in una narcosi profonda; il film scorre alla perfezione, carico di tensione com’è, una tensione generata dall’atmosfera rarefatta creata dal regista romano, che dimostra di aver appreso appieno gli insegnamenti del padre.
Mario Bava aveva permesso solo a suo figlio Lamberto di girare qualche scena dei suoi ultimi lavori, e proprio Lamberto aveva messo mani a quello che era stato l’ultimo lavoro del grande Mario, quel La venere d’Ile girato per la tv e che non aveva riscosso molto successo.

Il bagno di Jane

Necrofilia…

Mario Bava riuscì a vedere il film del figlio e morì due mesi dopo l’uscita nelle sale di Macabro.
Aiutato dalla puntuale e rigorosa fotografia di Franco Delli Colli, Bava costruisce un film senza cedimenti aiutato anche dalle buone performance dei protagonisti, ovvero Bernice Stegers (Jane), peraltro poco sfruttata nel cinema, di Stanko Molnar (Robert) che appare spaesato proprio come dovrebbe essere il difficile personaggio di un non vedente e di Veronica Zinny (Lucy).

Il mortale incidente

Il soggetto del film probabilmente venne adattato da un fatto di cronaca nera realmente accaduto; Bava conduce lo spettatore per mano attraverso una storia morbosa, ai confini della follia con evidenti riferimenti necrofili e con un occhio al cinema fantastico adattando quindi quella che è una storia di malattia mentale presa di peso dalla cronaca ad immagini molto affascinanti.
Colonna sonora adeguata, con un sax in sottofondo che rende morbosa la pellicola; il termine esatto sarebbe malata, vista la particolare patologia di Jane…
Un film da riscoprire, accolto all’epoca della sua uscita con lusinghieri commenti e oggi divenuto un piccolo cult.

Robert sta per fare una terribile scoperta…

L’orribile segreto di Jane

Macabro
Un film di Lamberto Bava. Con Stanko Molnar, Bernice Steegers, Roberto Posse, Veronica Zinny- Horror, durata 89 min. – Italia 1980.

Bernice Stegers: Jane Baker
Stanko Molnar: Robert Duval
Veronica Zinny: Lucy Baker
Roberto Posse: Fred Kellerman
Ferdinando Orlandi: Mr. Wells
Fernando Pannullo: Leslie Baker
Elisa Kadigia Bove: Mrs. Duval

Regia Lamberto Bava
Soggetto Antonio Avati, Pupi Avati, Lamberto Bava, Roberto Gandus
Sceneggiatura Antonio Avati, Pupi Avati, Lamberto Bava, Roberto Gandus
Produttore Antonio Avati, Gianni Minervini
Casa di produzione A.M.A. Film, Medusa Distribuzione
Fotografia Franco Delli Colli
Montaggio Piera Gabutti
Effetti speciali Tonino Corridori, Angelo Mattei
Musiche Ubaldo Continiello
Scenografia Katia Dottori
Costumi Katia Dottori
Trucco Alfonso Cioffi

aprile 10, 2012 Posted by | Horror | , , | Lascia un commento

La signora della notte

La signora della notte banner gallery

Una classica coppia borghese, con lui, Marco, preciso e ordinato, anche per via della sua professione (è un ingegnere) e con lei, Simona,  insegnante di ginnastica aerobica a fare la brava mogliettina docile e fedele. Quadro idilliaco destinato a mutare quando una sera, rientrando dalla consueta passeggiata con il suo cagnolino, Simona viene assalita e violentata da un giovane. La violenza, lungi dal traumatizzarla, si trasforma in una rivelazione: la donna scopre di provare piacere durante il rapporto con il giovane, esplorando quindi una nuova dimensione della propria sessualità.

La signora della notte 15

La signora della notte 1

Da quel momento il quadretto idilliaco cambia visceralmente; la donna inizia ad accettare le varie avance che le vengono offerte, anzi, inizia a provare un sottile piacere nel provocare reazioni nei maschi che incontra. Così assistiamo ad un incontro tra Simona e un suo amante impegnati in un focoso amplesso in auto, a quello con un cacciatore in una toilette, dove la donna, prima di congiungersi con l’uomo, pratica una fellatio con conseguente masturbazione al fucile dello stesso.

La signora della notte 10

La signora della notte 11

A lungo andare la donna si trasforma quindi in una Signora della notte, periodo temporale in cui ama trasgredire per ricavarne perverso piacere. Le cose cambiano quando Marco finalmente si rende conto delle relazioni extraconiugali della donna. Ne segue un violento litigio, con tanto di ceffoni, che ha come conseguenza la separazione tra i coniugi. Ma tra i due, evidentemente, c’è qualcosa di più profondo, così Marco saprà riconquistare l’amore ( e la fedeltà? ) della moglie, usano un escamotage.

La signora della notte 12

La signora della notte 13

Questo in breve il plot di La signora della notte, film di Pietro Schivazappa, autore non particolarmente prolifico fino al 1985, data di uscita di questo film erede della commedia sexy all’italiana, ormai divenuta border line della commedia softcore. Il regista, autore tra l’altro del buon Femina ridens, girato nel 1969 con la Lassander e Leroy e di Una sera c’incontrammo, commedia grottesca con Dorelli e la compianta Fran Fullenwider sceglie la via più facile per portare sugli schermi un’operazione ad assoluto scopo commerciale, ovvero spingere tutto, dai dialoghi alle immagini, sul sesso spinto e sulle giunoniche forme di Serena Grandi, di li a poco valorizzata ulteriormente dal famoso Miranda di Tinto Brass.

La signora della notte 14

Il film non ha alcuna dote particolare; la Grandi gira nuda in lungo e in largo, esponendo le burrose forme e producendosi in amplessi vari, inclusa qualche variazione Sul tema come nel caso della scena descritta della fellatio al fucile. La trama quindi viene piegata alla necessità di mostrare quanto più possibile del corpo della stessa Grandi, all’epoca del film in forma straordinaria. La ventisettenne attrice bolognese si impegna al meglio; ma la sua è una recitazione di tipo corporale, e non poteva essere altrimenti vista la trama del film. A parte la sua presenza e quella di Tiberio Mitri e di Stanko Molnar, il cast non si segnala se non per la latitanza da un minimo accettabile di sapienza recitativa.

La signora della notte 9

Alla fine lo spettatore va via dalla sala cinematografica convinto di essersi imbattuto in un onesto film erotico che nulla ha a che fare con il cinema vero, con l’aggravante che la parte voyeuristica della pellicola si limita all’esposizione, in tutte le salse, delle abbondanti natiche e degli oltraggiosi seni fuori misura di una Serena Grandi che recita solo con il corpo.
Probabilmente alla stragrande maggioranza del pubblico stesso la cosa resta totalmente indifferente; dopo 15 minuti di pellicola l’interesse per la storia precipita a zero, poi sotto zero, e gli unici momenti in cui la tensione sale sono quelli in cui ci si appresta alla nuova avventura erotica dell’insoddisfatta Simona.

La signora della notte 8

Film inutile e mortalmente noioso, quindi; Schivazappa, che dopo questo film girerà solo opera per la tv, si commiata dal cinema con un film che non meriterebbe nemmeno i commenti prolissi come questo.
Per una volta scrive bene un recensore del famoso sito cinematografico che così spesso contesto per le inesattezze dei plot narrati:
Serena Grandi è una moglie insoddisfatta che si concede ad amanti occasionali per sfuggire alla monotonia della vita coniugale. Storiellina esile confezionata su misura per le gustose esibizioni della protagonista. Involontariamente umoristico il finale (i coniugi ritrovano un equilibrio quando fanno l’amore per procreare, e non per esclusivo piacere).
Ultima annotazione: faccio eccezione alla regola e non attribuisco un voto alla pellicola.
Anzi, faccio di meglio; ignoro la pessima idea che ho avuto perdendo un’ora e mezza davanti ad uno schermo per guardare un prodotto così indignificante e scialbo.

La signora della notte 7

La signora della notte, un film di Piero Schivazappa. Con Serena Grandi, Tiberio Mitri, Fabio Sartor, Stanko Molnar, Francesca Topi
Commedia, durata 93 min. – Italia 1985.

La signora della notte 6

La signora della notte 5

La signora della notte 4

La signora della notte 3

La signora della notte 2

Serena Grandi: Simona
Fabio Sartor: Marco
Francesca Topi: Giuliana
Tiberio Mitri: Il barista

Regia: Piero Schivazappa
Sceneggiatura: Galliano Juso, Piero Schivazappa
Produzione:San Francisco Metro Film
Distribuzione:Medusa Distribuzione-Videogram
Montaggio:  Daniele Alabiso
Scenografia:  Bruno Amalfitano
Fotografia:  Giuseppe Ruzzolini
Musiche:  Guido De Angelis, Maurizio De Angelis

Le recensioni appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

“Il film esibisce subito le credenziali: finiti i titoli di testa, si comincia con un congiungimento carnale. In auto, scomodissimo, da tergo. La media con cui questi congressi si susseguono è di uno ogni 7 minuti. Gli intervalli sono spesso riempiti da lezioni collettive di ginnastica aerobica che sono, discretamente allusive, simulazioni degli stessi. (¿) Il contenuto evidente del film è il masochismo. Schivazappa, regista colto, non trascura un’allusione: canna da fucile, bossolo che s’infila nella canna, bottiglia ecc. Il suo contenuto latente è la fallocrazia al livello più basso. Li conoscete quei maschietti che, sfusi o in compagnia, preferibilmente di sera, apostrofano per la strada le signore sole dicendo: ‘Ven scià che t’aduperi’, vieni qui che ti adopero, nei dialetti dell’Alta Lombardia, oppure con altre introduzioni altrettanto esplicite? Quella è l’ideologia di ‘La signora della notte’. Cinema minimale come quello dei fratelli Lumière, il porno riproduce sempre una scena delle origini: l’ingresso del treno nella stazione della Ciotat. Ma non si tratta più dello stesso treno né delle stesse stazioni.” (Morando Morandini, ‘Il Giorno’, 15 Aprile 1986)

“Il titolo, dunque, sta a simboleggiare la parte celata della donna, il suo lato notturno, sviluppato in una chiave che sintetizza Bataille, Reich e anni di autocoscienza femminista. Ma se gli intenti sono validi, dove il film rivela il suo lato debole è proprio nel discorso per immagini, ovvero nel compiacimento che lo spinge ai limiti del pornografico. Non c’è volgarità, tuttavia le situazioni era meglio suggerirle che costruirle così dettagliatamente: ne avrebbe guadagnato, in termini di spessore quasi psicanalitico, l’intera storia. Peccato, perché la pellicola rischia di farsi una fama da luci rosse (e, invece, è tutt’altra cosa, nonostante la pulita regia di Paolo Schivazappa e l’interpretazione solare di Serena Grandi (ma qui, a differenza del personaggio di Miranda, e di una solarità solcata da dubbi ed angosce). Gli altri interpreti sono Fabio Sartor (Marco), Alberto Di Stasio, Francesca Topi, Stanko Molnar e, in una breve apparizione, Tiberio Mitri.” (‘Il Tempo’, 15 Marzo 1986)

“Nel sottosuolo del film ci sarà anche il proposito di fotografare le smanie di certi sposi, e soprattutto di frugare nell’inconscio di signore che preferiscono essere prese con la violenza, ma poiché le ragioni della bottega prevalgono sull’ambizione dell’autore la superficie è d’una tristezza e monotonia senza fine: un susseguirsi di contorsioni sessuali, nei luoghi più vari, con dimenìo di bacini, parole sconce di circostanza e appropriate scritte sui muri, tette e pubi in libertà, e per ciliegina un uso improprio delle bottiglie di birra. Dispiace molto che un regista come Piero Schivazappa, dimentico dei suoi meriti di documentarista televisivo, per tornare al cinema dopo dieci anni si sia andato a impantanare in questa storia di gemiti e cosce, servita da dialoghi banalissimi nella loro scabrosità e da interpreti di terza fila. L’accoglienza riservatagli dal pubblico si condensa negli schiamazzi di chi, in sala, lamenta il dimagramento della protagonista rispetto a Miranda, e fra le comparse riconosce il pugile Tiberio Mitri.” (Giovanni Grazzini, ‘Il Corriere della Sera’, 13 Aprile 19

dicembre 30, 2009 Posted by | Erotico | , , , , , | Lascia un commento