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Un uomo da marciapiede

Tre Oscar, un tema portante sonoro divenuto un evergreen, l’inserimento nella lista speciale della National Film Registry del Congresso americano come opera d’arte fondamentale; sono tre dei motivi che hanno reso celebre Un uomo da marciapiede (Midnight cowboy) e sono tre validissimi motivi per vedere uno dei film fondamentali del cinema anni sessanta.
Diretto da John Schlesinger, che ridusse per lo schermo il romanzo omonimo di James Leo Herlihy nel 1969, Un uomo da marciapiede è un film fondamentale sotto molti punti di vista, a partire dalla splendida sceneggiatura di Waldo Salt, passando per le grandissime interpretazioni dei due attori protagonisti ovvero Jon Voight e Dustin Hoffman e infine per la colonna sonora di Harry Nilsson, quella Everybody’s Talkin’ divenuta poi una canzone senza tempo, che ancora oggi è usata come jingle pubblicitario.


Schlesinger, con molto coraggio, portò sullo schermo una storia malinconica di amicizia e prostituzione, mostrando una Manhattan moto differente da quella politicamente corretta che appariva in tutti i lavori cinematografici precedenti; a ciò aggiunse il racconto delle storie omosessuali del protagonista principale e qualche scena di nudo, incluso uno stupro che furono un autentico pugno nello stomaco per gli spettatori.
E non solo per loro, perchè il film venne bollato con il famigerato X rated, che in pratica si attribuiva ai film pornografici.
Fu solo l’anno successivo che la UA, la casa di produzione, riuscì a far declassare l’X rated attribuito al film permettendo così un’allargamento delle sale che potevano proiettare la pellicola.
Un uomo da marciapiede è in primis una storia di amicizia, tra due persone che vivono ai margini della società; il primo, Joe Buck è un texano che è stufo della sua vita anonima di lavapiatti in un locale di provincia e che parte per New York con il dichiarato scopo di divenire un mantenuto a ore da signore o donne in cerca di compagnia a letto.
Ma se la provincia gli ha dato gratificazioni con le donne, molto diversa è la situazione che incontra nella Grande mela; resta ai margini di quella città operosa e brulicante, la città che non dorme mai.


Così dopo aver tentato inutilmente di vendere le sue prestazioni, incontra finalmente Cass, una donna che accetta di andare a letto con lui senza sapere le intenzioni di Joe.
Finrà in maniera tragicomica, con Joe che sarà costretto a consolare la donna e a darle i pochi soldi che gli restano.
L’altro protagonista della storia, che intreccerà il suo destino in modo indissolubile da quello di Joe si chiama Rico; Enrico Rizzo per l’esattezza detto Sozzo,un italoamericano zoppo che vive di truffe e imbrogli.
L’incontro tra i due, casuale, avviene in un bar; tra i due si stabilisce subito un’intesa, favorita dal fatto che Rico si propone come intermediario per il nuovo “lavoro” di Joe.
Ma Rico non è altro che un piccolo imbroglione e per Joe inizia un periodo drammatico; dopo aver tentato inutilmente la strada della prostituzione è costretto a lasciare la camera che abita e ad andar via senza bagagli, perchè i proprietari della camera stessa trattengono il suo bagaglio.
Ormai ridotto alla disperazione, Joe tenta la carta disperata della prostituzione maschile ma non ha miglior fortuna.
L’unica strada rimasta sembra quella di un malinconico ritorno a casa, allo squallido lavoro di lavapiatti.

Ritrova Rico che dopo aver rischiato di essere picchiato da Joe, si offre di aiutarlo ospitandolo nella sua miserevole casa.
Inutilmente la improbabile coppia tenta di raccattare il necessario per il proprio sostentamento; mentre Joe non riesce a trovare lavoro come gigolo, Rico inizia ad ammalarsi anche per la mancanza di un’alimentazione regolare e per le condizioni di vita al limite della sopravvivenza che affrontano nel tugurio di Rico stesso.L’unica cosa positiva che resta ai due è il rapporto di amicizia che pian piano si instaura tra Rico e Joe e che diventa più profondo anche per le vicissitudini che i due affrontano.
Rico sogna di poter un giorno trasferirsi in Florida,lontano dal freddo e dal clima malsano della grande mela mentre Joe è sempre più preso dal miraggio di diventare qualcuno con la professione di gigolo.

Sarà il caso a dare una chance proprio a Joe; incontrata la giovane Shirley ad un party,Joe dopo alcune difficoltà passa una notte di sesso selvaggio con la stessa e la ragazza, il giorno dopo, propone a Joe un incontro sessuale con una sua amica.
Sembra l’inizio dell’avverarsi dei sogni di Joe, ma Rico è ormai alle prese con gravissimi problemi di salute. Joe riuscirà dopo alcune vicissitudini a procurarsi il denaro per portare Rico a Miami, ma la storia è destinata a prendere una piega amara…
Lo sfondo di una New York gelida e disumana, la storia di due esistenze ai margini, le miserie e i peccati segreti della moltitudine brulicante di esseri umani che portano avanti esistenze totalmente dissimili l’una dall’altra sono le costanti del film, l’ideale scenografia di un dramma amaro e cinico sulle vite perdute di due uomini che simboleggiano a loro modo la difficoltà d’integrazione e il sogno perduto di una buona parte di americani messi ai margini dal grande sogno a stelle e strisce.


Rico e Joe sono due dei tanti emarginati della città, lucente e affascinate dietro i suoi grattacieli immensi e le sue limousine, dietro l’ostentamento della ricchezza delle Avenue e dei grandi alberghi; due vite perdute alla ricerca di un’impossibile riscatto sociale che è tale già nelle premesse.
Il piccolo imbroglione dalla salute malferma e il gigolò che vorrebbe costruire il suo futuro fidando nelle proprie doti di stallone sono degli sconfitti in partenza.
Sono due persone qualunque, non hanno particolari doti di intelligenza nè altre doti che li possano far emergere dalla massa amorfa che li circonda.
Così i loro destini, legati indissolubilmente dai fattori che li hanno uniti e dall’amicizia che li legherà si sconteranno con l’impossibilità di emergere dal buco nero che sembra contenere a viva forza un moltitudine di invisibili, quegli stessi invisibili che popolano i quartieri più degradati della città.


John Schlesinger fotografa tutto implacabilmente, usando cinismo e realismo a piene mani.
Dal sogno impossibile di Joe, quello della provincia che sogna le luci della metropoli all’amara esistenza di Rico che sogna invece una vita in un posto differente, climaticamente e umanamente più sopportabili della grande mela,lo spettatore è trascinato in un vortice di sensazioni spesso sgradevoli, mentre in sottofondo, quasi invisibilmente scorrono frammenti della vita americana come la guerra nel Vietnam.
Un film bello e struggente, amaro e disilluso. Diretto da quel finissimo regista che è John Schlesinger reduce da Via dalla pazza folla del 1967 e interpretato da due attori in stato di grazia, Jon Voight, e Dustin Hoffman
con l’ aiuto di attori bravissimi come Brenda Vaccaro e Sylvia Miles.
Hoffman che nel 1967 aveva interpretato il ruolo di Ben Braddock nel Laureato di Nichols realizza una delle sue performance migliori mentre Voight, che fino ad allora era stato un interprete principalmente di serie e film tv da vita ad un personaggio indimenticabile.
La citata colonna sonora di Nilsson completa un film che chiude il decennio sessanta del cinema americano in modo degno, introducendo la grande stagione degli anni settanta, in cui il cinema americano diverrà punto di riferimento per tutta la cinematografia mondiale.


Ancora oggi Un uomo da marciapiede è un film che passa raramente in tv; consiglio quindi una visione domestica del film, che è agevolmente rintracciabile online o in versione digitale.

 Un uomo da marciapiede

Un film di John Schlesinger. Con Jon Voight, Brenda Vaccaro, Dustin Hoffman, Sylvia Miles, Bob Balaban, John McGiver, Barnard Hughes, Ruth White, Jennifer Salt, Gilman Rankin, Gary Owens, T. Tom Marlow, George Eppersen, Al Scott, Linda Davis, Ann Thomas, Viva, Gastone Rossilli Titolo originale Midnight Cowboy. Drammatico, durata 113′ min. – USA 1969.

Dustin Hoffman: Enrico Salvatore (Rico) “Sozzo” Rizzo
Jon Voight: Joe Buck
Brenda Vaccaro: Shirley
Sylvia Miles: Cass
John McGiver: Mr. O’Daniel
Barnard Hughes: Towny
Ruth White: Sally Buck
Jennifer Salt: Annie
Bob Balaban: Giovane studente

Regia John Schlesinger
Soggetto James Leo Herlihy
Sceneggiatura Waldo Salt
Produttore Jerome Hellman
Casa di produzione United Artists
Fotografia Adam Holender
Montaggio Hugh A. Robertson
Musiche John Barry
Costumi Ann Roth
Trucco Irving Buchman

Ferruccio Amendola: Enrico Salvatore (Rico) “Sozzo” Rizzo
Massimo Turci: Joe Buck
Rita Savagnone: Shirley
Vittorio Stagni: studente
Guido Celano: fruttivendolo

Ci stanno quelli che pensano di tornare a vivere nel corpo di un altro.Speriamo che non mi tocchi il corpo tuo.
E chi ti chiede di beccarti il mio? Ti dico solo che potresti rinascere con un corpo diverso, hai capito? Magari ti capita quello d’un cane, o d’un presidente.

Era perfino più fesso ‘e te: non sapeva nemmeno scrivere il suo nome. Lo sai che cosa ci dovrebbero mettere su ‘sta pietra?, lo sai? Una maledettissima X, come sulle finestre del nostro porcaio: da demolire, per ordine del Municipio.
Mia nonna Sally Buck morì senza farsene accorgere.

L’unica cosa che mi riesce è fare l’amore.

 

novembre 25, 2012 Posted by | Drammatico | , , , , | 4 commenti

Sentinel

La giovane e bellissima modella Alison Parker, fidanzata con Michael Learman, un giovane vedovo, riceve da quest’ultimo una proposta di matrimonio con conseguente coabitazione. La ragazza però, molto indipendente, decide di trasferirsi in un appartamento a Manhattan. A farla propendere per questa scelta è la morte dell’anziano padre e i dolorosi ricordi legati alla sua figura. Alison infatti anni prima ha tentato il suicidio, sconvolta dall’aver sorpreso suo padre (già molto avanti negli anni), in un’orgia casalinga con due giovani prostitute.
La scelta dell’appartamento, caldeggiata dall’immobiliarista Logan, si orienta su una vecchia casa dall’aspetto rassicurante, coperta d’edera e silenziosa.
Dopo essersi trasferita, Alison fa conoscenza con gli inquilini della casa, aiutata in questo da un simpatico e invadente vecchietto, Charles Chazen che le fa conoscere gente all’apparenza stramba, come una coppia di lesbiche composta da una donna matura, Gerde Engstrom e la sua giovane e silenziosa amante, Sandra e che le parla dell’inquietante figura di un prete cieco che guarda ossessivamente fuori dalla finestra dell’ultimo piano.


L’incontro con Gerde e Sandra si rivelerà quantomeno sconvolgente, perchè proprio Sandra non esiterà a masturbarsi impudicamente davanti all’allibita Alison, che così in qualche modo avrà un primo approccio davvero poco ortodosso con la sua nuova casa e i suoi co inquilini.
I problemi sono solo all’inizio, per Alison.
Già durante la prima notte vede oscillare il lampadario della casa, sente dei passi provenire dall’appartamento superiore, l’unico che, stando ai discorsi di Chazen, dovrebbe essere disabitato.
Anche degli incubi terribili si affacciano alla mente di Alison, incubi durante i quali vede scene di un’orgia alla quale partecipa anche il suo fidanzato Michael.
L’equilibrio di Alison, già duramente provato dal tentativo di suicidio, sembra vacillare, sopratutto dopo un’esperienza terribile che le capita una notte; la ragazza infatti, sempre più insospettita dai rumori provenienti dal piano superiore, sarà costretta a pugnalare un vecchio ripugnante che la assale.

Cristina Raines

Nel frattempo Michael scopre alcune cose sugli abitanti della casa e scopre che Alison non è andata casualmente ad abitare in quel posto…
Sentinel (The sentinel nell’edizione originale), è un horror quasi dimenticato diretto da Michael Winner nel 1977, tre anni dopo il successo mondiale di Il giustiziere della notte; Sentinel è un film che mescola abilmente il plot di Rosemary’s baby con quello di L’inquilino del terzo piano.
Sono quindi i due film di Polanski a fare da incubatrice per un film davvero particolare, che pur girato su un ritmo non altissimo riesce a coinvolgere lo spettatore in una caccia all’indizio per quella che si rivelerà una storia assolutamente particolare, con tanto di finale a sorpresa.
La storia della giovane e bellissima Alison si snoda quindi su un percorso lineare, attraverso la descrizione del suo rapporto con Michael (che come scopriremo ha  qualcosa da nascondere), del suo doloroso passato con quel tentativo di suicidio che le condizionerà pesantemente la vita fino all’arrivo (assolutamente non casuale) in una casa in cui gli strambi inquilini nascondono qualcosa che Alison purtroppo scoprirà a sue spese.
Winner introduce da subito l’elemento sovrannaturale presentando nelle primissime immagini un consesso a cui partecipano alti prelati, che appaiono preoccupati da qualcosa di estremamente pericoloso, simboleggiato dalla frase “La minaccia esiste“, pronunciata dal prelato di Brotherhood.


Quando vediamo Alison arrivare nella sua nuova casa e notare da subito l’inquietante presenza del prete immobile alla finestra, sappiamo che nella casa c’è non solo qualcosa di arcano e misterioso, ma anche qualcosa di diabolico.
E attraverso il dipanarsi della storia, che diventerà convulsa nel finale dopo una lunga parte descrittiva, apprenderemo della vera natura degli abitanti del condominio, del perchè dell’arrivo di Alison in quella casa e del perchè della presenza inquietante del prete alla finestra.
Sarà un finale sorprendente e ben studiato a dipanare tutti i misteri seminati qua e la dal regista, a portare a compimento la missione di Alison, assolutamente incosapevole della stessa.


Sentinel è un ottimo horror, giocato principalmente sulle atmosfere in luogo degli effettacci e del gore; a parte la splendida scena dello scontro tra Alison e il vecchio, tutto si gioca sul piano psicologico piuttosto che su quello dell’azione e quindi degli effetti speciali.
Per quasi un’ora assistiamo alla preparazione di un finale sorprendente, uno dei più felici del cinema horror; lascia allibiti quindi il leggere critiche anche abbastanza pesanti al film, da parte principalmente di appassionati di cinema, mentre per una volta la critica ufficiale è abbastanza equilibrata nei suoi giudizi.

“Lasciate ogni speranza voi che entrate…”

Quà e la in rete ho letto recensioni che parlano di filmaccio o di boiata, con poco senso del cinema in assoluto: riporto questo giudizio che mi sembra emblematico del modo di concepire il cinema da parte di alcuni spettatori.
FIlm terribile: non capisco i giudizi positivi che ho letto qui, e mi sento di raccomandarne la visione esclusivamente ai cultori più devoti del genere. Il fatto è che sin dall’inizio si respira un’aria di deja vu davvero stantia. In partenza ricorda l’Esorcista, poi passa a Rosemary’s Baby, quindi aggiunge spruzzi di Romero e del Presagio, il tutto senza mai diventare qualcosa di originale. Winner è un regista che usa la macchina da presa come un gorilla manovra una mazza: la finezza non è il suo forte“.
Un genere di critica irrispettoso e poco obiettivo; il film di Winner è ben congegnato, la sua regia asciutta ed equilibrata e la recitazione del cast assolutamente adeguata.


Basti pensare che in questo film ci sono attori del calibro di Ava Gardner,Martin Balsam,John Carradine,José Ferrer,Arthur Kennedy,Burgess Meredith,Sylvia Miles,Eli Wallach,Christopher Walken oltre a camei di Beverly D’Angelo, Tom Berenger e Jeff Goldblum.
In realtà Sentinel è un ottimo prodotto che si avvale di una sceneggiatura con i fiocchi, tratta di peso dal romanzo di Jeffrey Konvitz che qui collabora alla sceneggiatura stessa, ben diretto dallo stesso Winner e ottimamente interpretato, con su tutte la splendida prova dell’attrice Cristina Raines (che rivedremo nello stesso anno nel grandissimo I duellanti) e che è più nota al pubblico come attrice televisiva.
La sua performance è convincente e affascinante; il personaggio di Alison, nella sua recitazione, acquista spessore ed è caratterizzato in modo tale da surclassare il pur stellare cast.


Inutile citare le prove degli altri attori anche perchè alcuni compaiono solo per alcune sequenze o in ruoli secondari.
Purtroppo Sentinel è un film quasi dimenticato, che però è rintracciabile in formato digitale; ho recuperato una splendida versione in dvx e ho potuto quindi rivedere questo film dopo oltre trent’anni.

Sentinel
Un film di Michael Winner, con Cristina Raines,Ava Gardner,Martin Balsam,John Carradine,José Ferrer,Arthur Kennedy,Burgess Meredith,Sylvia Miles,Eli Wallach,Christopher Walken, Beverly D’Angelo, Tom Berenger, Jeff Goldblum Horror, Usa 1977

Ava Gardner

Martin Balsam

Eli Wallach

Christopher Walken

Burgess Meredith

Jeff Goldblum

The Sentinel (1977)

Cristina Raines: Alison Parker
Chris Sarandon: Michael Lerman
Eli Wallach: Detective Gatz
Christopher Walken Detective Rizzo
Martin Balsam: Prof. Ruzinsky
John Carradine: Fr. Francis Matthew Halloran
José Ferrer: Prelato di Brotherhood
Ava Gardner: Miss Logan
Arthur Kennedy: Monsignor Franchino
Burgess Meredith: Charles Chazen
Sylvia Miles: Gerde Engstrom
Deborah Raffin: Jennifer
Jerry Orbach: Michael Dayton
Beverly D’Angelo: Sandra
Hank Garrett: James Brenner
Jeff Goldblum: Jack

Regia Michael Winner
Soggetto Jeffrey Konvitz
Sceneggiatura Jeffrey Konvitz, Michael Winner
Fotografia Richard C. Kratina
Montaggio Bernard Gribble, Terry Rawlings
Effetti speciali Robert Laden, Dick Smith
Musiche Gil Melle
Scenografia Edward Stewart

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agosto 16, 2012 Posted by | Horror | , , , , , , , , , , , , , | 7 commenti