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L’oro di MacKenna

Mentre cavalca in una valle,lo sceriffo Glen Mackenna si imbatte in un anziano pellerossa,ormai morente;l’uomo,prima di spirare,racconta allo sceriffo
che in una valle esiste una gola con un giacimento d’oro immenso.Seguendo le indicazioni del defunto,MacKenna trova tra le sue cose un’antica mappa.
Convinto che si tratti di una fandonia,lo sceriffo la distrugge.
Inseguito da un apache,convinto della responsabilità della morte del vecchio,MacKenna riesce a scamparla per finire nelle mani
di Colorado (un fuorilegge) e della sua banda a cui ben presto si aggiunge un’altra banda di avidi tagliagole,capeggiati da Ben Baker.
Costretto a fare da guida al branco di fuorilegge,MacKenna si trascina dietro le bande,attraverso una serie di pericoli e di emozionanti avventure.
L’uomo,che ha impresso nella mente la mappa e l’eterogeneo gruppo riescono miracolosamente a scampare ad un attacco dell’esercito e infine ad uno degli Apache,con gravi perdite e senza tregua per i superstiti.


Arrivati alla gola che porta al canyon,i pochi rimasti scoprono che l’oro non era una leggenda ma non riusciranno a goderselo.
Prima gli Apache poi un terremoto lasciano in vita solo tre persone;sorpresa finale…
Un buon western,L’oro di Mackenna;nel 1969,l’anno di uscita del film,il genere in Italia era ancora popolarissimo e gli “spaghetti western” erano prodotti in gran numero.
Ma la qualità americana restava insuperabile,del resto basta guardare il cast impiegato nel film che vede star del calibro di
Gregory Peck,Omar Sharif,Eli Wallach,Telly Savalas,Lee J. Cobb,Burgess Meredith,Anthony Quayle e niente meno che Edward G. Robinson.
Ovvio che con un cast del genere si è già a metà dell’opera; a questo va aggiunta la buona mano del regista J. Lee Thompson,

uno specialista in film
del genere avventuroso,autore tra l’altro dei più che discreti I cannoni di Navarone,Il promontorio della paura,I re del sole.
Il film è tratto dal romanzo Mackenna’s Gold, 1963 di Will Henry,un discreto successo editoriale.
Così come fu un buon successo di pubblico il film,attirato sia dal cast sia da un battage pubblicitario rilevante.
Sicuramente un film in cui non mancano le componenti canoniche del genere western;i banditi,Omar Sharif e Eli Wallach,lo sceriffo tutto d’un pezzo,un bravissimo Gregory Peck, il soldato traditore,Telly Savalas e via via tutti gli altri.


Molto bello il finale,che premia l’onestà di Mackenna e in qualche modo risarcisce Inga,la donna che lo sceriffo salva dopo che le hanno ammazzato il padre, bella la colonna sonora opera di Quincy Jones.
Pellicola trasmessa con buona regolarità dalle tv,è disponibile in streaming all’indirizzo http://mondolunatico.org/stream/movies/loro-di-mackenna/

L’oro di MacKenna

Un film di J. Lee Thompson. Con Lee J. Cobb, Gregory Peck, Eli Wallach, Keenan Wynn, Edward G. Robinson,
Anthony Quayle, Telly Savalas, Camilla Sparv, Burgess Meredith, Omar Sharif Titolo originale MacKenna’s Gold.
Western, durata 128 min. – USA 1969.

Gregory Peck: Sceriffo Mackenna
Omar Sharif: Colorado
Eli Wallach: Ben Baker
Telly Savalas: Sgt. Tibbs
Camilla Sparv: Inga Bergmann
Eduardo Ciannelli: Cane della prateria
Keenan Wynn: Sanchez
Julie Newmar: Hesh-Ke
Ted Cassidy: Hachita
Lee J. Cobb: Sam Fuller
Raymond Massey: Predicatore
Burgess Meredith: Weaver
Anthony Quayle: L’inglese
Edward G. Robinson: Adams

Sergio Graziani: Sceriffo Mackenna
Giuseppe Rinaldi: Colorado
Renato Turi: Sgt. Tibbs
Fiorella Betti: Inga Bergmann
Giampiero Albertini: Sanchez
Glauco Onorato: Hachita
Alessandro Sperlì: Sam Fuller
Roberto Bertea: Predicatore
Gianfranco Bellini: Weaver
Manlio Busoni: Inglese adulto
Gino Baghetti: Adams
Renato Cortesi: Accompagnatore di Adams
Romano Ghini: Capitano
Riccardo Mantoni: Besh
Ferruccio Amendola: Laguna
Bruno Persa: Cane della prateria
Sergio Tedesco: Ben Baker
Giulio Panicali: Voce Narrante

Regia J. Lee Thompson
Soggetto dal romanzo Mackenna’s Gold, 1963 di Will Henry
Sceneggiatura Carl Foreman
Produttore Carl Foreman, Dimitri Tiomkin
Fotografia Joseph MacDonald
Montaggio Bill Lenny
Musiche Quincy Jones, Jose Feliciano
Scenografia Geoffrey Drake
Costumi Norma Koch
Trucco Virginia Jones

1. “Overture” 4:36
2. “Ole Turkey Buzzard” 2:46
3. “Canon del Oro” 5:13
4. “Waterhole Trek” 2:37
5. “Reve Parisien” 2:40
6. “Ole Turkey Buzzard (Instrumental version)” 2:30
7. “Soul Full o Gold” 2:40
8. “Main Title” 3:00
9. “Apache Camp” 4:36
10. “Massacre Montage” 2:42
11. “Ole Turkey Buzzard (Spanish version)” 1:30
12. “Finale”

Mag 14, 2018 Posted by | Western | , , , , , , , , | 4 commenti

Eli Wallach

Eli Wallach, temibile e simpatica carogna in numerosi western (I magnifici sette; I Quattro dell’Ave Maria), amante di Marilyn Monroe (Gli spostati) e boss mafioso avvelenato da un cannolo siciliano (Il Padrino – terzo capitolo), nel lontano 1966, conquistò un pezzettino del cuore di ogni cinefilo interpretando nel capolavoro di Sergio Leone, Il buono,il brutto,il cattivo, “lo sperone che entrava dalla finestra” , ovvero, Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramirez.

Nonostante i suoi moltissimi successi al cinema ed i suoi ruoli memorabili, Eli Wallach non fu mai nominato per un Oscar. Nel 2011, però, venne premiato con un Oscar alla carriera. Nel discorso di ringraziamento disse:
Amici, signori e signore, membri dell’Academy: grazie. Lasciate che vi racconti qualcosa di me stesso. Come attore ho interpretato più banditi, ladri, killer, signori della guerra, molestatori e mafiosi di quanti voi ne possiate immaginare. Come civile colleziono orologi antichi, racconto storie infinite di quando ero un medico durante la seconda Guerra Mondiale, guardo ogni singola partita di tennis e vivo per la mia famiglia, per la posta che ricevo ogni giorno, per lavare i piatti e scattare foto di sagome nella corteccia degli alberi. Ho anche un debole per un uomo chiamato Josh Brolin, eccolo lì!
Parlando di posta, a volte ricevo le lettere più strane, che vanno da quella di un signore inglese che mi chiede aiuto per pagare un’operazione a sua madre fino a quella dell’anno scorso in cui il Papa – davvero! – si complimentava per il suo film preferito: “I magnifici sette”. Non riuscivo a capire, io in quel film non facevo altro che uccidere persone. E mi ha anche invitato ad andare a trovarlo la prossima volta che sono a Roma. Non sapevo di avere amici così importanti. Non sapevo neanche che avrei ricevuto un Oscar, per Dio! Parlando di cose più serie, sono profondamente commosso da questo onore. Il vostro riconoscimento del mio lavoro da artista rende chiara una cosa per me: io non recito per vivere, io vivo per recitare.”

Baby Doll La bambola viva

Infatti, più spesso che no, il cinema gli aveva cucito addosso ruoli da “cattivo”, sfidando Wallach ad assumersi personaggi maligni, fuori legge baffuti, rapinatori di treni ecc., ma, anche ad impegnarsi in ruoli brillanti, nei quali l’attore newyorkese risultò particolarmente affabile. Wallach spesso affermò che i suoi ruoli di “cattivo” tendevano ad essere “più complessi” rispetto ad alcuni dei suoi ruoli teatrali.
In realtà io conduco una vita doppia,” disse una volta: “Nel teatro, sono il piccolo uomo, o l’uomo irritato, l’uomo incompreso, mentre nei film vengo sempre promosso come cattivo.
Eli Herschel Wallach nacque a New York il 7 dicembre del 1915, in una famiglia di ebrei emigrati dalla Polonia. Suo padre, Abramo Wallach, possedeva un negozio di dolciumi a Brooklyn.
Da ragazzo, aveva studiato prima al City College di New York e, poi, all’Università del Texas, dove aveva imparato pure a cavalcare – abilità che avrebbe sfruttato, in seguito, nei film western.

Con Clark Gable in Gli spostati

I sette ladri

L’inizio della Seconda Guerra Mondiale costrinse Wallach ad interrompere gli studi per dare il contributo alla patria, lavorando nel corpo medico alle Hawaii, in Marocco e persino in Francia, dopo lo sbarco in Normandia. Congedatosi come Capitano, conseguì la laurea coltivando la passione per il teatro, nata proprio negli anni della guerra, quando assieme a dei commilitoni scrisse un pezzo in cui vestiva i panni di Hitler, dal titolo “Is This The Army?”.
Dopo i primi studi di recitazione alla Neighborhood Playhouse, Wallach si formò all’Actors Studio, seguendo il famoso metodo Stanislavskij, e debuttò a Broadway con “Skydrift” di Harry Kleiner, passando di successo in successo e condividendo le tavole del palcoscenico con attori dello spessore di Charlton Heston.
Nel 1951, vinse un Tony Award per il ruolo di Alvaro Mangiaco in “La rosa tatuata” di Tennessee Williams.
Il debutto nel mondo della celluloide avvenne nel 1956 con un film scandalo (all’epoca) “Baby Doll” di Elias Kazan, con co-protagonisti Carol Baker (Bambola) e Karl Malden (Archie, ovvero, Angelo). Nella pellicola Eli Wallach assume la parte del proprietario di una piantagione di cotone, Silva Vaccaro, che cerca di sedurre una vergine diciottenne. Fortemente voluto da Tennesse Williams che ne curò la sceneggiatura, in ruolo valse a Wallach un BAFTA e la nomination ai Golden Globe.
Per Wallach fu l’inizio scoppiettante di una carriera cinematografica fruttuosa quanto quella teatrale, che lo vide tra i protagonisti di tante pellicole:
I magnifici sette” di John Sturges, del 1960, (The Magnificent Seven) – pellicola da top position del genere western, con protagonisti che sono passati alla storia del cinema come i Sette Samurai del West. Infatti, Sturges mise in scena “la crème de la crème” degli attori del tempo: Yul Brynner, Charles Bronson, Steve McQueen, Robert Vaughn, Brad Dexter, James Coburn. L’azione si svolge intorno al 1880, in un paese alla frontiera tra Messico e Stati Uniti. Chris Adams (Brynner), un pistolero professionista, viene ingaggiato dal capo del villaggio messicano di Ixcatlan perché ne protegga i contadini dalle scorrerie della banda di Calvera (Eli Wallach).
Calvera: “C’è un proverbio qui da noi: un ladro che ruba a un altro ladro e perdonato per cento anni.

Con E.G.Robinson in I vincitori

Con Kirk Douglas in Jim l’irresistibile detective

Accettato l’incarico, arruola sei compagni per difendere il villaggio. I sette si installano a Ixcatlan e, quando arriva Calvera con i suoi bandidos, lo mettono in fuga. Il villaggio festeggia l’avvenimento, ma ben presto tra i peones si manifesta un sentimento di disagio per la presenza dei pistoleri. Comunque, per liberare definitivamente il villaggio dal pericolo di Calvera, i sette tentano una sortita notturna; ma, nel frattempo, Calvera ed i suoi hanno occupato il villaggio. Al ritorno Calvera li sorprende, li circonda, li disarma e intima loro di ritornare negli States. Sotto scorta li fa accompagnare al confine. A questo punto i sette prendono il compito loro assegnato come una questione d’onore e tornano indietro a difendere il villaggio. Riusciranno nel loro intento, anche se a caro prezzo… .
Memorabile, inoltre, la colonna sonora composta da Elmer Bernstein, nominata al Permio Oscar.

I magnifici sette

Seguono: “Gli spostati” di John Huston del 1961, dove affianca Clark Gable e Marilyn Monroe; “La conquista del West”, di John Ford, del 1962, con Gregory Peck, Henry Fonda e John Wayne; “Come rubare un milione di dollari e vivere felici” di William Wyler, del 1966, commedia che vede nel cast la splendida Audrey Hepburn; il già citato “Il buono, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone, del 1966, che regala a tutti i protagonisti la fama internazionale; “I quattro dell’Ave Maria” di Giuseppe Colizzi, del 1968, con la coppia Bud Spencer – Terence Hill; “L’oro dei MacKenna”, di J. Lee Thompson, del 1969, ove Wallach lavora, di nuovo, a fianco di Peck; “Un grande amore da 50 dollari”, di Mark Rydell, del 1973; “Sentinel” horror demoniaco del 1977 diretto da Michael Winner, “Il boxeur e la ballerina” commedia di Stanley Donen, del 1978; “Rebus per un assassinio” di William Richert, del 1979; l’avventuroso “Il cacciatore di taglie” di Buzz Kulik, del 1980, dove Wallach condivide il set con l’amico di sempre, Steve McQueen; “Pazza” del 1987, film drammatico di Martin Ritt, che lo vede recitare a fianco di Barbara Streisand e Karl Malden; “Il padrino – Parte III”, del 1990, di Francis Ford Coppola, dove interpreta Don Altobello; ancora del 1990 “Il grande inganno”, diretto e interpretato da Jack Nicholson; “Two Much – Uno di troppo” del 1996, commedia frizzante di Fernando Trueba, con la coppia Banderas – Griffith.

L’uomo della porta accanto

The tiger makes out

Eli Wallach lavorò con alcuni tra i più apprezzati registi di Hollywood, da Francis Ford Coppola a Oliver Stone, e pure con molti stimatissimi registi italiani, da Sergio Corbucci a Duccio Tessari.
Il 1966 fu l’anno che segnò la svolta per l’attore: chiamato da Sergio Leone per affiancare Clint Eastwood e Lee Van Cleef nel terzo capitolo della trilogia del dollaro, “Il buono, il brutto, il cattivo“, Wallach regalò al pubblico un’interpretazione straordinaria di un fuorilegge capace di concedere un sorriso anche alla propria vittima. Memorabile la frase rivolta a Mario Brega, alias caporale Wallace, tirapiedi del “cattivo” Sentenza: “ I tipi grossi come te mi piacciono, perché quando cascano fanno tanto rumore.”
Bandito simpatico, sfuggirà a cavallo ad ogni conformismo, facendo risuonare nelle orecchie di chi l’ha apprezzato: “Ehi Biondooo … Lo sai di chi sei figlio tu??!!! Sei figlio di una grandissima puttanaaa…!!!!!!
Al fine di una migliore comprensione della trama, invito i gentili lettori all’approfondimento dell’articolo pubblicato sul blog dal mio amico Paul.
Due anni dopo, Giuseppe Colizzi vuole Wallach per “I Quattro dell’Ave Maria“, fra i più celebri western all’italiana, secondo capitolo della trilogia del regista iniziata con “Dio perdona… io no!” e conclusa con “La collina degli stivali“. Cacopoulos (Eli Wallach) è un vecchio bandito che, a causa del tradimento dei suoi compari, sta scontando una lunga pena detentiva. Gli viene fatta una proposta per poter porre termine al suo soggiorno in carcere: deve ritrovare Cat (Terence Hill) e Hutch (Bud Spencer), due rapinatori, e recuperare i soldi che i due malviventi hanno rubato ad una banca… .
Cacopoulos: “Mi raccomando, non dire mai bugie: significherebbe avere paura. Ma neppure la verità devi dire: nel migliore dei casi ti metterebbero in croce com’è già capitato a qualcuno nei secoli andati.”

Eli Wallach è Tuco in Il buono il brutto e il cattivo

Nel 1971 Wallach venne diretto, accanto a Franco Nero, da Duccio Tessari nel “Viva la muerte…tua!“, pellicola che racconta la storia di due banditi evasi, i quali, con la complicità di una giornalista (che li credeva rivoluzionari messicani), riescono a impadronirsi di un tesoro che poi finisce però nelle mani delle truppe regolari. I due si aggregano ai rivoltosi col solo scopo di recuperare il loro tesoro, ma poi prendono coscienza della bontà della causa dei loro compagni e, tornati in possesso dell’oro, lo distribuiscono fra i peones.
In seguito, nel 1973 Maurizio Lucidi lo volette al fianco Ursula Andress e Fabio Testi nel noir “L’ultima chance“, una pellicola che molti fans del genere ricordano come “un cast internazionale per un flop clamoroso“.
Segue, nel 1975, la commedia diretta da Alberto Bevilacqua “Attenti al buffone“, brillantemente recensita sul blog da Mr. Paul.
Brevemente la trama: Marcello (Nino Manfredi) è un uomo semplice, un musicista ed un padre che vive per la sua famiglia. È sposato con Giulia (Mariangela Melato), donna incapace di trarre soddisfazione dalla vita, con la quale ha avuto due figli. Mentre lui è lontano da casa Giulia viene concupita dal rude Cesare (Eli Wallach), detto “il ras”, uomo senza scrupoli ed ex ufficiale fascista. L’uomo, approfittando del perenne stato di irrequietezza della donna, riesce a conquistarla e ad ottenere l’annullamento del precedente matrimonio (per impotenza sessuale). Al suo ritorno a casa Marcello la trova vuota: la moglie lo ha lasciato portandosi i bambini.

Attenti al buffone

Come rubare un milione di dollari e vivere felici

Sempre nel 1975 Wallach si trova accanto a Giuliano Gemma e Tomàs Miliàn nel western parodia di Sergio Corbucci, “Il bianco, il giallo, il nero” . Tre bizzarri personaggi si mettono sulle tracce del cavallino sacro, dono dell’Imperatore giapponese ai suoi sudditi emigrati nel West, ma rubato per ottenere un riscatto. I tre sono: il maldestro samurai Sakura ( Tom°s Miliàn “Il Giallo”, nato dall’unione di un cowboy con una “giapposotta” ovvero giapponese-mignotta), che aveva il compito di prendersi cura dell’animale e quindi lo deve recuperare per recuperare il proprio onore; lo sceriffo Black Jack ( Eli Wallach “Il Nero”), famoso per il suo senso del dovere (dettato anche dal voler stare il meno possibile con la moglie petulante), che deve portare il riscatto ai rapitori; lo svizzero Blanc De Blanc (Giuliano Gemma “Il Bianco”), piccolo delinquente (nato dall’unione di un cowboy con una “svizzerana”, neologismo affine a “giapposotta”…) che vuole impadronirsi dei soldi del riscatto.
Nel 1976 Wallach venne diretto da Paolo Cavara nel atipico giallo “… e tanta paura“, accanto a Corinne Cléry e Michele Placido. La pellicola è ambientata in una Milano torbida, corrotta e morbosa. Ad opinione di chi scrive, c’è poco di giallo e molto di sesso, ma, come si suol dire, de gustibus non est disputandum.

E tanta paura

Gengis Khan

Poi, nel 1978, Bruno Corbucci gli riservò un ruolo nel poliziottesco “Squadra antimafia“, nella parte di don Girolamo Giarra.
La fine del vecchio millennio fece a Wallach un regalo sgradito, un brutto ictus, dal quale si riprese, ma che lo privò della vista all’occhio sinistro. Nonostante ciò, continuò a lavorare trovando nuovi stimoli anche nel cinema indipendente.
Ricordiamo: la divertente commedia di Edward Norton “Tentazioni d’amore” del 2000, con lo stesso Norton e Ben Stiller, dove Wallach dà vita alla figura spassosa di un rabbino; “Mystic River” del 2003, dove viene diretto dal “buono” Clint Eastwood, e condivide la scena con Sean Penn e Tim Robbins; “L’amore non va in vacanza” di Nancy Meyers,commedia dai buoni sentimenti del 2006, dove, a fianco a Kate Winslet, Cameron Diaz, Jack Black e Jude Law, impersona una vecchia gloria di Hollywood, alla quale dona un’umanità ed una profondità veramente considerevoli.
Nel 2010 troviamo Wallach più bravo che mai nel thriller di Roman Polanski “L’uomo nell’ombra”, con Ewan McGregor, e in “Wall Street – Il denaro non dorme mai”, di Oliver Stone, con Michael Douglas e Shia LaBeouf.

Il bianco,il giallo,il nero

Wallach, sin dagli esordi ha portato avanti con successo anche la carriera televisiva, tra le ultime apparizioni ricordiamo serie come “La signora in giallo”, “Law & Order”, dove ha avuto la gioia di condividere il set con la moglie Anne e la figlia Roberta, “ER – Medici in prima linea”.
Nel 2007 ha ottenuto la nomination agli Emmy Awards come Miglior Attore ospite di una serie tv brillante per “Studio 60 on the Sunset Strip”, bissandola per “Nurse Jackie – Terapia d’urto”.
Eli Wallach era sposato dal 1948 con l’attrice Anne Jackson, con la quale ha spesso condiviso il set, e dalla quale ha avuto tre figli, Peter, Roberta e Katherine. Quando le chiesero qual’era il segreto del loro lungo matrimonio, Wallach disse: “Non lo so, non volevo divorziare. La amavo. Litigavamo e discutevamo e tutte ‘ste cose, ma andavamo d’accordo.
L’attore pubblicò “Il buono, il brutto, ed io” – libro in cui espone l’eccezionale storia dei moltissimi anni in cui si è dedicato al suo mestiere. Wallach raccontò divertito come, alla prima lettura, il suo agente gli disse: “Eli, non so come farò per vendere questo libro. Hai avuto un solo matrimonio, né scandali, né droghe.” Sua moglie intervenne: “Digli di inviarci il manoscritto e aggiungeremmo tutto ciò che ti ho fatto passare io durante questi anni!”
Eli Wallach si è spento alla veneranda età di 98 anni, lasciando dietro di sé il mito di un attore capace di attraversare la storia del cinema mimetizzando la formazione teatrale in una sfilza di personaggi che esercitano sullo spettatore di ogni età “il fascino perverso del male”.

“Per gli attori, i film sono un mezzo per un fine.”
“Goditi la vita e fai ciò che vuoi.”
“Il grande segreto della recitazione è ascoltare la gente.”
“La critica ti loda alla stessa maniera di un uomo che vuole impiccarti, dicendoti che hai proprio un bel collo.”

Crimine silenzioso

Abissi

Act one

Amanti primedonne

Articolo 99

Crazy Joe

Due tipi incorreggibili

Funny Money

Giallo a Creta

Ho sposato 40 milioni di donne

How to Save a Marriage and Ruin your Life

Il cacciatore di taglie

Il cervello

Il padrino parte terza

Il papavero è anche un fiore

I quattro dell’Ave Maria

Kings of the Corner

L’oro di Mackenna

L’ultima chance

L’uomo nell’ombra

Mamas boy

Messaggi da forze sconosciute

New York i Love you

Rebus per un’assassinio

Squadra antimafia

Tentazioni d’amore

The Angel Levine

The Sentinel

Two Much

Un grande amore da 50 dollari

Viva la muerte tua

Wall Street il denaro non dorme mai

Studio 60 on the Sunset Strip (Serie TV)

Nurse Jackie terapia d’urto (Serie TV)

2010 Wall Street – Il denaro non dorme mai
2010 L’uomo nell’ombra
2009 Tickling Leo
2009 Nurse Jackie – Terapia d’urto (TV Series)
2008 New York, I Love You
2008 The Toe Tactic
2008 Vote and Die: Liszt for President
2007 Mama’s Boy
2006 L’amore non va in vacanza
2006 Studio 60 on the Sunset Strip (TV Series)
2006 L’imbroglio
2005 Stroker and Hoop (TV Series)
2005 A Taste of Jupiter
2005 Character Studies (TV Series)
2004 King of the Corner
2004 Whoopi (TV Series)
2003/I The Root
2003 Mystic River
2003 E.R. – Medici in prima linea (TV Series)
2003 Veritas: The Quest (TV Series)
2002 Advice and Dissent (Short)
2002 The Education of Max Bickford (TV Series)
1992-2002 American Experience (TV Series documentary)
2002 The Job (TV Series)
2002 Monday Night Mayhem (TV Movie)
2001 100 Centre Street (TV Series)
2000 Tentazioni d’amore
2000 The Bookfair Murders (TV Movie)
1999 L’escluso
1998 Naked City: Justice with a Bullet (TV Movie)
1998 The Devil’s Twilight (Short)
1996 Funny Money – Come fare i soldi senza lavorare
1996 Two much – Uno di troppo
1996 O. Henry’s Christmas (TV Movie)
1994 Miele dolce amore
1993 Vendetta II: The New Mafia (TV Movie)
1993 Tribeca (TV Series)
1992 Nonesense and Lullabyes: Poems (Video)
1992 La notte e la città
1992 Teamster Boss: The Jackie Presser Story (TV Movie)
1992 Law & Order – I due volti della giustizia (TV Series)
1992 Amanti, primedonne
1992 Una sporca eredità (TV Movie)
1992 Articolo 99
1992 Nonesense and Lullabyes: Nursery Rhymes (Video)
1991 Avvocati a Los Angeles (TV Series)
1990 Il padrino – Parte III
1990 Il grande inganno
1990 Vendetta: Secrets of a Mafia Bride (TV Mini-Series)
1989 CBS Schoolbreak Special (TV Series)
1988 Alfred Hitchcock Presents (TV Series)
1988 La signora in giallo (TV Series)
1987 Pazza
1987 Screen Two (TV Series)
1986-1987 Autostop per il cielo (TV Series)
1987 Worlds Beyond (TV Series)
1986 Something in Common (TV Movie)
1986 Due tipi incorreggibili
1986 American Playhouse (TV Series)
1985-1986 L’onore della famiglia (TV Series)
1985 Murder: By Reason of Insanity (TV Movie)
1985 Embassy (TV Movie)
1985 Cristoforo Colombo (TV Mini-Series)
1984 Sam’s Son
1984 Anatomy of an Illness (TV Movie)
1982 La ballata della sedia elettrica (TV Movie)
1982 The Wall (TV Movie)
1981 Diritto d’offesa (TV Movie)
1981 Il brivido dell’imprevisto (TV Series)
1981 The Pride of Jesse Hallam (TV Movie)
1981 La salamandra
1980 Doppia identità (TV Movie)
1980 Il cacciatore di taglie
1979 Guri
1979 Rebus per un assassinio
1979 Bocca da fuoco
1978 The Pirate (TV Movie)
1978 Il boxeur e la ballerina
1978 Squadra antimafia
1978 Girl friends
1978 Messaggi da forze sconosciute
1977 Abissi
1977 Il principio del domino: la vita in gioco
1977 Cattive abitudini
1977 Sentinel
1977 Settima strada (TV Mini-Series)
1976 E tanta paura
1976 20 Shades of Pink (TV Movie)
1975 Attenti al buffone
1975 Il tenente Kojak (TV Series)
1975 Il bianco il giallo il nero
1974 Crazy Joe
1974 I misteri di Orson Welles (TV Series)
1974 Indict and Convict (TV Movie)
1973 Un grande amore da 50 dollari
1973 L’ultima chance
1973 A Cold Night’s Death (TV Movie)
1971 Viva la muerte… tua!
1971 The Typists (TV Movie)
1971 Il romanzo di un ladro di cavalli
1971 Great Performances (TV Series)
1971 Avvocati alla prova del fuoco (TV Series)
1970 L’uomo della porta accanto
1970 The Angel Levine
1970 Le avventure di Gerard
1970 Il falso testimone
1970 The Reason Why (Short)
1969 L’oro di Mackenna
1969 Il cervello
1968 I quattro dell’Ave Maria
1968 Jim l’irresistibile detective
1968 How to Save a Marriage and Ruin Your Life
1967 CBS Playhouse (TV Series)
1967 The Tiger Makes Out
1967 Batman (TV Series)
1966 Il buono, il brutto, il cattivo
1966 Come rubare un milione di dollari e vivere felici
1966 Il papavero è anche un fiore
1965 Gengis Khan il conquistatore
1965 Lord Jim
1964 Ho sposato 40 milioni di donne
1964 Giallo a Creta
1963 Act One
1963 I vincitori
1962 La conquista del West
1962 The Dick Powell Show (TV Series)
1962 Le avventure di un giovane
1960-1962 La città in controluce (TV Series)
1962 Outlaws (TV Series)
1961 Gli spostati
1960 I magnifici sette
1960 The Robert Herridge Theater (TV Series)
1960 I sette ladri
1960 Play of the Week (TV Series)
1960 Goodyear Theatre (TV Series)
1960 Lullaby (TV Movie)
1960 Sunday Showcase (TV Series)
1959 The DuPont Show of the Month (TV Series)
1958-1959 Playhouse 90 (TV Series)
1958 The Gift of the Magi (TV Movie)
1958 Shirley Temple’s Storybook (TV Series)
1958 Westinghouse Desilu Playhouse (TV Series)
1958 Suspicion (TV Series)
1958 Where Is Thy Brother? (TV Movie)
1958 Crimine silenzioso
1958 Climax! (TV Series)
1957 BBC Sunday-Night Theatre (TV Series)
1957 The Seven Lively Arts (TV Series)
1952-1957 Studio One (TV Series)
1957 The Lark (TV Movie)
1956 Baby Doll – La bambola viva
1956 The Kaiser Aluminum Hour (TV Series)
1949-1955 The Philco Television Playhouse (TV Series)
1954 Kraft Television Theatre (TV Series)
1954 Goodyear Television Playhouse (TV Series)
1952 The Web (TV Series)
1952 Danger (TV Series)
1952 Armstrong Circle Theatre (TV Series)
1951 Lights Out (TV Series)

Mag 1, 2017 Posted by | Biografie | | 1 commento

E tanta paura

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Un misterioso e inafferrabile serial killer semina la morte a Milano;ad essere uccisi sono sopratutto giovani,senza distinzione di sesso.
A capo delle indagini viene nominato l’ispettore Lomenzo,che si ritrova ben presto a fare i conti con un autentico puzzle;cosa lega le vittime se
non una serie di illustrazioni raffiguranti Pierino Porcospino rinvenute accanto alle vittime?
Alla fine,grazie ad un investigatore privato e a tanta pazienza,Lomenzo riesce a collegare le morti ad un’oscuro club,Gli amici della fauna,che
nascondono,dietro una facciata di rispettabilità,perversioni legate al sesso.
Grazie anche all’aiuto di Jeanne,una bella fotomodella della quale è diventato l’amante,l’ispettore riuscirà a trovare il bandolo della matassa
indagando negli oscuri segreti che sembrano legare gli appartenenti al club…
Un giallo/thriller assolutamente anticonvenzionale e fuori dagli schemi,questo E tanta paura diretto da Paolo Cavara nel 1976.

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Se l’impianto classico è quello degli omicidi seriali inspiegabili e apparentemente senza movente,la storia si dipana in modo alternativo
andando a scavare in un ambiente privo di morale e di valori che ha la sua sede nascosta dietro la facciata irreprensibile di un club di amanti della natura.
E’ qui che il bravo inquirente,donnaiolo e ostinato,troverà la soluzione agli omicidi di Pierino Porcospino,la tavola dei disegni del personaggio della fiaba che accompagna ritualmente ogni delitto.
Attraverso una Milano irrituale e defilata,quasi chiusa e impenetrabile,il bravo ispettore si immerge in un mondo che ha fatto dell’immoralità e del vizio il proprio emblema,percorrendo strade che non sono quelle solite dei topos del genere thriller.
Indizi vaghi,un legame assolutamente tenue fra gli omicidi,indagini rese quasi impossibili per l’incapacità di capire le motivazioni del killer accompagnano il film che spesso devia dalla strada principale,creando in tal modo una suspence che non si riscontra facilmente in altri thriller del periodo,che per la massima parte si rifacevano ai modelli argentiani.

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Qui non c’è nulla del genere,perchè Cavara spesso inserisce elementi di commedia grottesca,di cinema poliziesco e una satira forse velata ma sicuramente vincente verso il retrobosco di una città con una morale decisamente discutibile.
Forse Cavara spinge troppo su questi elementi,con vistose cadute come quella che vede avvenire un omicidio in diretta,ma alla fine
ottiene un risultato pregevole grazie anche ad un finale ben giocato che è il punto di forza del film.
Ottimo il cast;particolarmente bravo è Michele Placido che,per una volta,non è il solito commissario inquieto e con problemi esistenziali,violento o frustrato,bensì un giovane funzionario che svolge il suo lavoro con diligenza e fiuto,senza disdegnare le avventure galanti che gli si presentano.
Bravo anche Eli Wallach,nell’insolito ruolo di dirigente di un’agenzia di investigazioni e per una volta bene anche Corinne Clery,meno legnosa e inespressiva del solito.
Completano il cast ottimi comprimari come Steiner,Quinto Parmeggiani e Enrico Oldoini.

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Un film quindi di buon livello,sicuramente superiore al livello medio del periodo;Cavara torna al giallo a qualche anno di distanza del buon La tarantola dal ventre nero,un altro prodotto molto sottovalutato all’epoca e che oggi è stato ampiamente rivalutato.
Sufficiente la fotografia di Franco Di Giacomo.
Vi segnalo la buona versione presente in rete del film all’indirizzo http://www.casacinema.click/e-tanta-paura.html (seguite il tutorial per il download)

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E tanta paura

Un film di Paolo Cavara. Con Eli Wallach, Michele Placido, Tom Skerritt, Corinne Cléry, John Steiner, Jacques Herlin, Quinto Parmeggiani, Enzo Robutti, Sarah Crespi, Bianca Toso Giallo, durata 90 min. – Italia 1976.

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Corinne Cléry: Jeanne
Michele Placido: Ispettore Gaspare Lomenzo
Eli Wallach: Pietro Riccio
Eddy Fay: Fulvio Colaianni
John Steiner: Hoffmann
Jacques Herlin: Pandolfi
Tom Skerritt: ispettore capo
Quinto Parmeggiani: Angelo Scanavini
Cecilia Polizzi:
Greta Vayan: Laura Falconieri
Enrico Oldoini: Assistente di Lomenzo
Enzo Robutti: cliente con la moglie infedele
Claudio Zucchet: Agostino Farundi
Maria Tedeschi: madre di Angelo Scanavini

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Regia Paolo Cavara
Soggetto Paolo Cavara
Sceneggiatura Paolo Cavara, Bernardino Zapponi, Enrico Oldoini
Produttore Ermanno Curti, Guy Luongo, Rodolfo Putignani
Casa di produzione Centro Produzioni Cinematografiche Città di Milano, G.P.E. Enterprises
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Sergio Montanari
Effetti speciali Giovanni Cappelli
Musiche Daniele Patucchi
Scenografia Franco Fumagalli
Costumi Marisa Crimi
Trucco Otello Sisi

Produzione: Raro Video, 20162017-01-22_083031
Distribuzione: Rai Cinema – 01 Distribution
Durata: 94 min
Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 1.0 – mono) – Inglese (Dolby Digital 1.0 – mono)
Lingua sottotitoli: Inglese
Formato schermo: 1,85:1
Area 2
Contenuti: interviste; speciale
Allegati: booklet
Costo:4,99 euro

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gennaio 22, 2017 Posted by | Thriller | , , , , , | Lascia un commento

Sentinel

La giovane e bellissima modella Alison Parker, fidanzata con Michael Learman, un giovane vedovo, riceve da quest’ultimo una proposta di matrimonio con conseguente coabitazione. La ragazza però, molto indipendente, decide di trasferirsi in un appartamento a Manhattan. A farla propendere per questa scelta è la morte dell’anziano padre e i dolorosi ricordi legati alla sua figura. Alison infatti anni prima ha tentato il suicidio, sconvolta dall’aver sorpreso suo padre (già molto avanti negli anni), in un’orgia casalinga con due giovani prostitute.
La scelta dell’appartamento, caldeggiata dall’immobiliarista Logan, si orienta su una vecchia casa dall’aspetto rassicurante, coperta d’edera e silenziosa.
Dopo essersi trasferita, Alison fa conoscenza con gli inquilini della casa, aiutata in questo da un simpatico e invadente vecchietto, Charles Chazen che le fa conoscere gente all’apparenza stramba, come una coppia di lesbiche composta da una donna matura, Gerde Engstrom e la sua giovane e silenziosa amante, Sandra e che le parla dell’inquietante figura di un prete cieco che guarda ossessivamente fuori dalla finestra dell’ultimo piano.


L’incontro con Gerde e Sandra si rivelerà quantomeno sconvolgente, perchè proprio Sandra non esiterà a masturbarsi impudicamente davanti all’allibita Alison, che così in qualche modo avrà un primo approccio davvero poco ortodosso con la sua nuova casa e i suoi co inquilini.
I problemi sono solo all’inizio, per Alison.
Già durante la prima notte vede oscillare il lampadario della casa, sente dei passi provenire dall’appartamento superiore, l’unico che, stando ai discorsi di Chazen, dovrebbe essere disabitato.
Anche degli incubi terribili si affacciano alla mente di Alison, incubi durante i quali vede scene di un’orgia alla quale partecipa anche il suo fidanzato Michael.
L’equilibrio di Alison, già duramente provato dal tentativo di suicidio, sembra vacillare, sopratutto dopo un’esperienza terribile che le capita una notte; la ragazza infatti, sempre più insospettita dai rumori provenienti dal piano superiore, sarà costretta a pugnalare un vecchio ripugnante che la assale.

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Nel frattempo Michael scopre alcune cose sugli abitanti della casa e scopre che Alison non è andata casualmente ad abitare in quel posto…
Sentinel (The sentinel nell’edizione originale), è un horror quasi dimenticato diretto da Michael Winner nel 1977, tre anni dopo il successo mondiale di Il giustiziere della notte; Sentinel è un film che mescola abilmente il plot di Rosemary’s baby con quello di L’inquilino del terzo piano.
Sono quindi i due film di Polanski a fare da incubatrice per un film davvero particolare, che pur girato su un ritmo non altissimo riesce a coinvolgere lo spettatore in una caccia all’indizio per quella che si rivelerà una storia assolutamente particolare, con tanto di finale a sorpresa.
La storia della giovane e bellissima Alison si snoda quindi su un percorso lineare, attraverso la descrizione del suo rapporto con Michael (che come scopriremo ha  qualcosa da nascondere), del suo doloroso passato con quel tentativo di suicidio che le condizionerà pesantemente la vita fino all’arrivo (assolutamente non casuale) in una casa in cui gli strambi inquilini nascondono qualcosa che Alison purtroppo scoprirà a sue spese.
Winner introduce da subito l’elemento sovrannaturale presentando nelle primissime immagini un consesso a cui partecipano alti prelati, che appaiono preoccupati da qualcosa di estremamente pericoloso, simboleggiato dalla frase “La minaccia esiste“, pronunciata dal prelato di Brotherhood.


Quando vediamo Alison arrivare nella sua nuova casa e notare da subito l’inquietante presenza del prete immobile alla finestra, sappiamo che nella casa c’è non solo qualcosa di arcano e misterioso, ma anche qualcosa di diabolico.
E attraverso il dipanarsi della storia, che diventerà convulsa nel finale dopo una lunga parte descrittiva, apprenderemo della vera natura degli abitanti del condominio, del perchè dell’arrivo di Alison in quella casa e del perchè della presenza inquietante del prete alla finestra.
Sarà un finale sorprendente e ben studiato a dipanare tutti i misteri seminati qua e la dal regista, a portare a compimento la missione di Alison, assolutamente incosapevole della stessa.


Sentinel è un ottimo horror, giocato principalmente sulle atmosfere in luogo degli effettacci e del gore; a parte la splendida scena dello scontro tra Alison e il vecchio, tutto si gioca sul piano psicologico piuttosto che su quello dell’azione e quindi degli effetti speciali.
Per quasi un’ora assistiamo alla preparazione di un finale sorprendente, uno dei più felici del cinema horror; lascia allibiti quindi il leggere critiche anche abbastanza pesanti al film, da parte principalmente di appassionati di cinema, mentre per una volta la critica ufficiale è abbastanza equilibrata nei suoi giudizi.

“Lasciate ogni speranza voi che entrate…”

Quà e la in rete ho letto recensioni che parlano di filmaccio o di boiata, con poco senso del cinema in assoluto: riporto questo giudizio che mi sembra emblematico del modo di concepire il cinema da parte di alcuni spettatori.
FIlm terribile: non capisco i giudizi positivi che ho letto qui, e mi sento di raccomandarne la visione esclusivamente ai cultori più devoti del genere. Il fatto è che sin dall’inizio si respira un’aria di deja vu davvero stantia. In partenza ricorda l’Esorcista, poi passa a Rosemary’s Baby, quindi aggiunge spruzzi di Romero e del Presagio, il tutto senza mai diventare qualcosa di originale. Winner è un regista che usa la macchina da presa come un gorilla manovra una mazza: la finezza non è il suo forte“.
Un genere di critica irrispettoso e poco obiettivo; il film di Winner è ben congegnato, la sua regia asciutta ed equilibrata e la recitazione del cast assolutamente adeguata.


Basti pensare che in questo film ci sono attori del calibro di Ava Gardner,Martin Balsam,John Carradine,José Ferrer,Arthur Kennedy,Burgess Meredith,Sylvia Miles,Eli Wallach,Christopher Walken oltre a camei di Beverly D’Angelo, Tom Berenger e Jeff Goldblum.
In realtà Sentinel è un ottimo prodotto che si avvale di una sceneggiatura con i fiocchi, tratta di peso dal romanzo di Jeffrey Konvitz che qui collabora alla sceneggiatura stessa, ben diretto dallo stesso Winner e ottimamente interpretato, con su tutte la splendida prova dell’attrice Cristina Raines (che rivedremo nello stesso anno nel grandissimo I duellanti) e che è più nota al pubblico come attrice televisiva.
La sua performance è convincente e affascinante; il personaggio di Alison, nella sua recitazione, acquista spessore ed è caratterizzato in modo tale da surclassare il pur stellare cast.


Inutile citare le prove degli altri attori anche perchè alcuni compaiono solo per alcune sequenze o in ruoli secondari.
Purtroppo Sentinel è un film quasi dimenticato, che però è rintracciabile in formato digitale; ho recuperato una splendida versione in dvx e ho potuto quindi rivedere questo film dopo oltre trent’anni.

Sentinel
Un film di Michael Winner, con Cristina Raines,Ava Gardner,Martin Balsam,John Carradine,José Ferrer,Arthur Kennedy,Burgess Meredith,Sylvia Miles,Eli Wallach,Christopher Walken, Beverly D’Angelo, Tom Berenger, Jeff Goldblum Horror, Usa 1977

Ava Gardner

Martin Balsam

Eli Wallach

Christopher Walken

Burgess Meredith

Jeff Goldblum

The Sentinel (1977)

Cristina Raines: Alison Parker
Chris Sarandon: Michael Lerman
Eli Wallach: Detective Gatz
Christopher Walken Detective Rizzo
Martin Balsam: Prof. Ruzinsky
John Carradine: Fr. Francis Matthew Halloran
José Ferrer: Prelato di Brotherhood
Ava Gardner: Miss Logan
Arthur Kennedy: Monsignor Franchino
Burgess Meredith: Charles Chazen
Sylvia Miles: Gerde Engstrom
Deborah Raffin: Jennifer
Jerry Orbach: Michael Dayton
Beverly D’Angelo: Sandra
Hank Garrett: James Brenner
Jeff Goldblum: Jack

Regia Michael Winner
Soggetto Jeffrey Konvitz
Sceneggiatura Jeffrey Konvitz, Michael Winner
Fotografia Richard C. Kratina
Montaggio Bernard Gribble, Terry Rawlings
Effetti speciali Robert Laden, Dick Smith
Musiche Gil Melle
Scenografia Edward Stewart

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agosto 16, 2012 Posted by | Horror | , , , , , , , , , , , , , | 7 commenti

Il buono, il brutto e il cattivo

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Nel 1966 Sergio Leone chiude la trilogia del dollaro con Il buono, il brutto e il cattivo, la sua opera, almeno fino a quel momento, più ambiziosa e sopratutto girata con più mezzi a disposizione. I due fortunatissimi precedenti, Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più gli avevano permesso di poter finalmente disporre di finanziamenti cospicui; così Leone sceglie un cast di più largo respiro, sceglie di girare il film con tempi cinematografici più lunghi e sopratutto esce dai temi trattati nei due film precedenti per parlare della guerra di secessione americana, guardando sia alla storia in se stessa, sia ad un discorso di più ampio respiro, la denuncia degli orrori della guerra, simboleggiata in vari punti del film, da alcuni episodi chiave, come il famoso attacco al ponte, oppure dal campo di concentramento sudista o ancora dalla morte del povero soldatino a cui Biondo porge l’ultima sigaretta.

Il buono, il brutto e il cattivo è la summa dell’arte di Leone, un film bellissimo in larghi tratti, supportato dalla sontuosa recitazione dei tre protagonisti, Eastwood, Van Cleef e il possente Eli Wallach, da una colonna sonora semplicemente stupefacente e da un ritmo che affascina lo spettatore portandolo attraverso gli orrori della guerra in una pazza corsa ad un tesoro rappresentato da 200.000 dollari sepolti dallo sconosciuto soldato Jackson in un cimitero Confederato.

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Clint Eastwood, Biondo

Leone bada molto alla caratterizzazione dei personaggi, e questa volta sceglie due attori con cui ha già lavorato, il solito Clint Eastwood a cui affida il ruolo di Biondo e Lee Van Cleef, a cui affida il ruolo del crudele sergente Sentenza. Il terzo protagonista è uno strepitoso Eli Wallach, che si immedesima così tanto nei panni di Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramirez da risultare, alla fine, il più bravo dei tre, ammesso che si possa fare una scala di valori di interpretazioni così intense.

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Lee Van Cleef, Sentenza

Per la sceneggiatura del film Leone si era affidato al duo Age e Scarpelli, ma deluso dal risultato, la rimaneggiò totalmente, sostituendo i dialoghi scritti dal duo con altri di suo pugno; è per questo che Il buono il brutto e il cattivo, alla fine, diventa un film assolutamente ascrivibile a Leone, che è libero di modellare la pellicola a suo gusto e piacimento.

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Eli Wallach, Tuco

Anche la selezione degli attori non protagonisti rivela una sapiente, profonda conoscenza dei caratteristi del mondo del cinema: basti pensare alla presenza del solito, bravissimo Luigi Pistilli, che interpreta alla perfezione Padre Pablo Ramirez, fratello di Tuco, oppure alla presenza di Aldo Giuffrè, un intenso Capitano Clinton, l’uomo che morirà con il sorriso sulle labbra dopo aver finalmente visto il maledetto ponte saltare per aria. Ma sono altri i caratteristi degni di menzione: c’è Rada Rassimov, che interpreta Maria, la prostituta; c’è l’immancabile Mario Brega, che è il caporale Wallace….

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I 180 minuti di durata del film, che si apre con Tuco e Biondo soci in una truffa ai danni degli sceriffi, e che si chiude con il famoso Triello, lo scontro finale tra Sentenza, Tuco e il Biondo e successivamente con la splendida sequenza di Tuco con il cappio al collo in bilico su un barile, salvato da un colpo di fucile di Biondo, che lascia all’ex socio metà del bottino, sono tre ore di grande cinema, di grande spettacolo e di grande divertimento.

Wallach gigioneggia per tutto il film, mentre, per una volta, Eastwood e in secondo piano; come racconterà Leone, i rapporti tra i due si deteriorarono per la pretesa di Eastwood di interpretare la parte di Tuco, che in effetti era assolutamente inadatta per Eastwood:
Ci mancò poco che non facesse la parte del Biondo. Dopo aver letto il copione ,trovò in effetti che il ruolo di Tuco fosse troppo importante, che fosse il migliore dei due ruoli. Tentai dunque di ragionarci: “Il film è più lungo degli altri due. Non puoi essere tutto solo. Tuco è necessario per la storia, e resterà come ho voluto che fosse. Devi capire che è il comprimario… e il momento in cui appari tu, è la star che fa la sua apparizione.”[ Eastwood però non fu convinto, dunque Leone, insieme con la moglie, dovette andare in California per tentare una mediazione. La moglie del regista, Carla, ricorda perfettamente: “Clint Eastwood con sua moglie Maggie venne al nostro albergo… io spiegai che il fatto che avesse al suo fianco altri due grandi attori non avrebbe potuto che rafforzare la sua statura. A volte anche una grande star che interpreta un ruolo più piccolo insieme ad altri grandi attori può trarre vantaggio dalla situazione. A volte fare un passo indietro voleva dire farne due avanti.” Mentre le due mogli parlavano, Eastwood e Leone si scontrarono duramente, e il loro rapportò iniziò a incrinarsi. Leone disse: “Se interpreta la parte ne sarò felicissimo. Ma se non lo fa – beh, visto che sono stato io a inventarlo, domani dovrò inventarne un altro come lui.”Dopo due giorni di trattative l’attore accettò di fare il film e volle essere pagato 250.000 $ più il 10% dei profitti dei botteghini in tutti i territori occidentali,un accordo che non trovò contento Leone.”

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A Van Cleef spetta il ruolo più antipatico, quello del crudele Sentenza; l’intepretazione dell’attore è eccellente, e riesce credibile così com’era credibile nei panni del colonnello Douglas Mortimer.
Parlare della trama del film, in fondo, è inutile; chi non ha visto questo capolavoro in una delle tantissime riproposizioni televisive, quello che più conta, nel film, è l’armoniosità della storia, che regge le tre ore di proiezione senza grossi cedimenti, attraverso lo sviluppo delle storie a volte parallele, a volte come destini incrociati, di Tuco, Sentenza e Biondo; Leone si diverte a mostrare le carriere di Biondo e Tuco mentre truffano gli sceriffi con la loro eccezionale abilità con pistole e fucili, mentre Sentenza in effetti è un pò trascurato. La vita di Tuco, gaglioffo si, ma per necessità, come racconterà a suo fratello, padre Ramirez, “dalle nostre parti o muori di fame, o diventi prete oppure bandito: Io ho scelto la via più difficile” viene vista con sguardo ironico ma in fondo affettuoso dal grande regista.

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A completare l’armonia del film, la grandissima colonna sonora, opera di Morricone, questa volta, a differenza delle due produzioni precedenti, preparata in anticipo; come disse Leone, “Ennio non è solo un musicista: è il miglior sceneggiatore dei miei film. Sul set giro con la sua musica, e questo aiuta gli attori ad entrare nell’atmosfera del film, a capire meglio i propri personaggi: ogni tema rappresenta perfettamente le caratteristiche d’un personaggio, il suo spirito. Che sia un sistema vantaggioso, per girare, lo conferma il fatto che anche Kubrick, dopo aver parlato con me, lo abbia adottato; ma non è la musica in generale, a permetterlo: è la musica di Ennio.”

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Mi si consenta un appunto personale.
Tra i western girati da Sergio Leone, Il buono il brutto e il cattivo è quello, a mio personalissimo giudizio, praticamente esente da difetti; Leone, finalmente libero di poter disporre di soldi e mezzi, si diverte a ricostruire scenari e situazioni di largo respiro: basti pensare alla scena epica del ponte, che diventa cruciale per capire anche la psicologia dei due personaggi Tuco e Biondo, che rischiano la vita anche per salvare quella di migliaia di incolpevoli soldati. Se i due lo fanno principalmente per loro tornaconto (Leone bonariamente lascia intendere questo), è indubbio che l’intera scena poteva essere tranquillamente eliminata dal film, senza per questo sminuirlo; al contrario, Sergio Leone intendeva mostrare la brutalità, l’idiozia della guerra, e puntò moltissimo proprio su quelle sequenze.

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Per questo il film lo si ama alla follia, per quella sua commistione perfetta di umorismo nero, di ironia, di avventura che permea, pervade il film dalle prime alle ultime battute, con quella scena finale di Tuco che urla “Biondo, sai di chi sei figlio tu? Di una grandissima puttana” con l’ultima sillaba che scompare sulla scia della magica musica di Morricone.
Il film venne accolto bene dalla critica; l’unica eccezione fu rappresentata da Moravia:
Il film western italiano è nato non già da un ricordo ancestrale bensì dal bovarismo piccolo borghese dei registi che da ragazzi si erano appassionati al western americano. In altri termini il western di Hollywood nasce da un mito; quello italiano dal mito del mito. Il mito del mito: siamo già nel pastiche, nella maniera.”

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Parole di un mediocre scrittore, tra i più sopravvalutati della storia della letteratura e di un pessimo recensore cinematografico.

Il buono, il brutto e il cattivo, un film di Sergio Leone. Con Clint Eastwood, Lee Van Cleef, Eli Wallach, Aldo Giuffré, Luigi Pistilli, Rada Rassimov, Mario Brega, Enzo Petito, Claudio Scarchilli, John Bartha, Livio Lorenzon, Antonio Casale, Sandro Scarchilli, Benito Stefanelli, Angelo Novi, Antonio Casas
Western, durata 176 (148) min. – Italia, Spagna 1966.

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Il buono il brutto il cattivo banner protagonisti

Clint Eastwood: “Il Biondo”, il buono
Eli Wallach: Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramírez, il brutto
Lee Van Cleef: Sentenza, il cattivo
Mario Brega: Caporale Wallace
Aldo Giuffré: Capitano Clinton
Luigi Pistilli: Padre Pablo Ramírez
Antonio Casale: Jackson, alias Bill Carson
Rada Rassimov: Maria, la prostituta
Maurizio Arena: uomo della banda di Tuco
Luigi Ciavarro: uomo della banda di Tuco
Saturno Cerra: uomo della banda di Tuco
Antonio Molino Rojo: Capitano Harper
Enzo Petito: Milton, il proprietario dell’emporio
John Bartha: sceriffo
Al Mulock: Elam, il cacciatore di taglie monco
Livio Lorenzon: Baker
Antonio Casas: Stevens
Claudio Scarchilli: membro della banda di Sentenza n° 1
Sandro Scarchilli: membro della banda di Sentenza n° 2
Benito Stefanelli: membro della banda di Sentenza n° 3
Lorenzo Robledo: membro della banda di Sentenza n° 4
Aldo Sambrell: membro della banda di Sentenza n° 5
Angelo Novi: monaco giovane
Frank Braña: cacciatore di taglie ad inizio film
Saturno Cerra: cacciatore di taglie ad inizio film
Sergio Mendizábal: cacciatore di taglie biondo
Manuel Boliche Bermudez: cacciatore di taglie
Chelo Alonso: moglie di Stevens
Víctor Israel: Sergente della Confederazione
Josè Terron: Thomas Larsen
Antonito Ruiz: Figlio di Stevens
Jesùs Guzmàn: proprietario dell’albergo
Rafael López Somoza: Vecchio sergente
Romano Puppo: Israel
William Conroy: Giovane Confederato

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Regia Sergio Leone
Soggetto Sergio Leone, Luciano Vincenzoni
Sceneggiatura Sergio Leone, Luciano Vincenzoni, Age & Scarpelli, Sergio Donati (non accreditato)
Produttore Alberto Grimaldi
Casa di produzione PEA (Produzioni Europee Associate), Arturo González Producciones Cinematográficas, S.A, Constantin Film Produktion GmbH
Distribuzione (Italia) PEA (Produzioni Europee Associate)
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Eugenio Alabiso, Nino Baragli
Effetti speciali Eros Bacciucchi, Giovanni Corridori
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Carlo Simi, Carlo Leva
Costumi Carlo Simi
Trucco Rino Carboni, Rino Todero

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Enrico Maria Salerno: Il Biondo, Il buono
Carlo Romano: Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramirez, il brutto
Emilio Cigoli: Sentenza, il cattivo
Renato Turi: Wallace, cacciatore di taglie biondo
Pino Locchi: Capitano Clinton, Jackson
Nando Gazzolo: Padre Pablo Ramirez
Giuseppe Rinaldi: Capitano Harper
Rita Savagnone: Maria
Nino Pavese: Sceriffo
Luigi Pavese: Stevens
Mario Pisu: Baker
Oreste Lionello: Sergente Sudista
Lauro Gazzolo: Milton
Bruno Persa: Sergente della Confederazione
Glauco Onorato: Elam
Sergio Tedesco: Cacciatore di taglie calvo
Massimo Turci: Tenente Nordista
Gianfranco Bellini: Monaco giovane
Gino Baghetti: Frate
Giorgio Capecchi: Prete nel deserto
Luciano De Ambrosis: Uomo di Tuco
Stefano Sibaldi: Mezzo-soldato
Cesare Barbetti: Fotografo

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Il parere del Morandini
Durante la guerra di Secessione (1861-65) il Biondo, bounty-killer un po’ romantico, Tuco, vendicativo fuorilegge messicano, e Sentenza, cinico assassino a pagamento, si associano, senza alcuna fiducia reciproca, per recuperare un tesoro nascosto in un cimitero. Profanatore del western, il più tipico genere del cinema USA, ma anche risolutamente critico perché quasi sempre ha tradito la vera storia della nazione, trasformandola in mito, Leone chiude la “trilogia del dollaro” con il suo film più ambizioso e costoso, più ironico e beffardo. Non a caso l’ha scritto con Luciano Vincenzoni e Age & Scarpelli, grandi specialisti della commedia: il tema del denaro è sempre legato alla morte violenta, ai cadaveri; la guerra è un banditismo organizzato; non c’è differenza tra nordisti e sudisti: tutti e 3 i protagonisti (uno nel 1°, due nel 2° della trilogia) sono mossi dalla rapacità, pur in modi diversi.
L’opinione di piernelweb dal sito http://www.mymovies.it
Magistrale epilogo della “trilogia del dollaro”, con il quale Leone ridisegna i confini del genere western; confessato e assoluto riferimento per numerosi cineasti di successo delle nuove generazioni. Nei suoi tempi dilatati, nell’esilarante intensità ed efficacia dei dialoghi, nel coinvolgente meccanismo di un’avida caccia al tesoro, Leone esalta l’epica del racconto incasellando a ripetizione sequenze e battute che sono entrate di prepotenza nella storia del cinema. Intrecciando i destini convergenti dei tre protagonisti, “Il buono, il brutto, il cattivo” eleva i personaggi a icone cinematografiche in grado di suscitare un’impatto emotivo e un coinvolgimento nello spettatore di rara frequenza. Il messicano Tuco, interpretato da un favoloso Eli Wallach, miscela esplosiva di simpatia e brutalità, è una prova evidente della potenza che il cinema può avere nel segnare l’immaginario e creare leggenda. Leone impreziosisce la sua opera contestualizzandola nel tragico scenario della guerra civile americana, ingigantendo il contrasto, che si ripete nella storia, tra l’egoismo/spirito di sopravvivenza individuale e le ideologie collettive. Superfluo citare l’indimenticabile colonna sonora di Morricone. Per tecnica e perfezione visiva resta indelebile nella memoria l’intero finale, dall’amaro episodio del ponte, alla forsennata ricerca nel cimitero, al mitico duello a tre fino all’ irresistibile controfinale. Cosa chiedere di più?
L’opinione di Bluebaster dal sito http://www.filmtv.it
Bellissimo, un capolavoro western senza tempo del grande Sergio Leone!
L’avrò visto decine di volte in tempi passati ma stasera me lo sono gustato nuovamente alla tv ed ora posso dargli il voto che merita…
L’odissea di due fuorilegge, tallonati da un terzo, che si ritrovano sbattuti tra le due fazioni della Guerra di Secessione Americana…un buddy movie western come quello che rivedremo in “Lo chiamavano Trinità” ma qui serio e cinico, nonostante qualche incursione di ironia qua e la!
Regia magistrale ma sopratutto delle interpretazioni, da parte di tutti persino le comparse, che meritano di essere nella storia del Cinema (Eli Wallach a mio avviso il migliore).
Inutile spendere altre parole sulla famosissima colonna sonora di Morricone o sulla deliziosa fotografia di quei tempi.
Tanti ma tanti morti, la crudeltà di quella guerra è mostrata limpida (toccante il capitano che vede esplodere il ponte prima di morire) con gli occhi di chi l’ha vissuta, suo malgrado, dal dentro ,ma senza combatterla!
Moltissime le scene memorabili, molte anche divertenti, gli sguardi e sopratutto i dialoghi senza tempo.

L’opinione di cheftony dal sito http://www.filmscoop.it
E’ considerato il più grande film western della storia; non credo di poterlo confermare per il semplice fatto di aver visto ben pochi western, ma Il buono, il brutto, il cattivo è decisamente qualcosa di epico.
Clint Eastwood interpreta il solito avventuriero senza nome, soprannominato Biondo, ed è “il buono” del titolo, nonostante sia completamente privo di scrupoli. Pistolero abilissimo con l’immancabile sigaro in bocca, il biondo è in società con un’autentica canaglia da western, il bandito Tuco Ramirez, vale a dire “il brutto”: Tuco, ricercato per 2000 $, si lascia catturare per farsi portare alla forca e poi farsi liberare in extremis dal biondo, con la sua classe al fucile. E intanto, la taglia su Tuco aumenta sempre più, con i due che dividono a metà i soldi…
Intanto, un mercenario, “il cattivo” (ma detto Sentenza), è alla ricerca del soldato confederato sotto falso nome Bill Carson, il quale avrebbe nascosto da qualche parte ben 200.000 $; sulle tracce di Carson si ritrovano per caso anche il biondo e Tuco, ma ognuno dei tre possiede informazioni imprescindibili da quelle degli altri e devono allearsi per arrivare a scoprire l’ubicazione dei 200.000, mentre imperversa la Guerra di Secessione americana e quindi i tre, oltre ad essere impegnati in un personale scontro in cui nessuno può fidarsi di nessuno, devono guardarsi le spalle dai soldati e dagli orrori della guerra…
La durata del film può sembrare eccessiva, ma le tre ore volano, grazie all’innumerevole numero di scene e battute memorabili e all’impeccabile caratterizzazione dei tre protagonisti, che ci porta ad essere indecisi sul tifo fra il biondo e Tuco, continuamente soci ed ex-soci, ugualmente bastardi e simpatici.
Eli Wallach e Lee Van Cleef sono eccellenti, persino Clint mostra notevoli miglioramenti, mentre la tecnica di Leone si è decisamente affinata e regala inquadrature perfette, toccando l’apice con un finale perfetto in ogni fotogramma, aiutato, come in tutta la durata del film, dalle musiche di Ennio Morricone, che coronano alla grande il “triello” finale nel cimitero, in cui Leone infila primissimi piani sugli intensi sguardi dei protagonisti e dà lezioni di montaggio, creando una suspense degna di un thriller.
L’opinione di herrkinski dal sito http://www.davinotti.com
Capolavoro della “trilogia del dollaro” di Leone. Si può davvero parlare di “grande epopea western”, per uno di quei rari film in cui non si vorrebbe mai arrivare al finale, tanto sono belli e appassionanti (e dire che dura già tre ore!). Tre interpreti perfetti, uno più bravo dell’altro, fotografia eccellente, narrazione scorrevole e ricca di continue trovate spettacolari, sprazzi d’umorismo mai fuori luogo, momenti di tensione ben congegnati.. Un capolavoro indiscusso del cinema, da gustare e rigustare all’infinito. Imprescindibile.

Il buono il brutto il cattivo banner citazioni

* Quando cerco qualcuno lo trovo sempre. Per questo mi pagano. (Sentenza)

* Chi mi frega e poi non mi ammazza, vuol dire che non ha capito niente di Tuco. (Tuco)

* Non basta una corda a fare un impiccato. (Sentenza)

* Ecco, questi sono i tuoi cinquecento dollari. Ah già, dimenticavo. Lui me ne ha dati mille, sai… Voleva che io ti ammazzassi… Il guaio è che quando uno mi paga gli porto sempre a termine il lavoro e tu dovresti saperlo. (Sentenza)

* Di tutte le più luride fetenti porcate che… (Tuco)

* Che ingrato, dopo tutte le volte che t’ho salvato la vita. (Il buono) [Il buono abbandona Tuco nel deserto]

* Sto cercando un mezzo sigaro, con dietro la faccia di un gran figlio di cagna alto, biondo e che parla poco. (Tuco) [Parlando del buono]

* Gli speroni si dividono in due categorie: alcuni passano dalla porta, altri dalla finestra. (Tuco)

* Io dormirò tranquillo perché so che il mio peggior nemico veglia su di me. (Il buono)

* Non lo conosci e lo chiami al buio? (Sentenza) [Parlando di Bill Carson, riferendosi alla sua donna]

* Eh certo che anche per uno come me è una gran cosa sapere che pioggia o vento, da qualche parte c’è un piatto di minestra calda che ti aspetta. (Tuco)

* I tipi grossi come te mi piacciono, perché quando cascano, fanno tanto rumore. (Tuco)

* Non vorrei essere nei panni del tuo amico, sai; più forte canta il coro, più forte pesta Wallace. (Un detenuto) [Parlando al buono, riferendosi a Tuco]

* Quando si spara, si spara, non si parla. (Tuco)

* Ogni pistola ha la sua voce, e questa la conosco. (Il buono) [riferendosi a Tuco]

* Vado, l’ ammazzo e torno. (Tuco) [riferendosi a Sentenza]

* Chi possiede più bottiglie per ubriacare i soldati e mandarli al macello, quello vince. Noi e quelli dall’altra parte del fiume abbiamo solo una cosa in comune: la puzza dell’alcool. (Il capitano nordista alcolizzato)

* Vedi, il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica, e chi scava. Tu scavi. (Il buono) [riferendosi a Tuco]

* Levati la pistola e mettiti le mutande. (Il buono)

* È un bel tipo mio fratello… Ah sì, perché non te l’avevo detto, ma il capo qui è mio fratello. Insomma, a Roma c’è il Papa e qui c’è mio fratello. (Tuco)

* Riconosci quest’occhiello biondo? Mettici dentro il collo! (Tuco) [Mostrando al “buono” un cappio] Deve reggere il peso di un maiale. (Tuco)

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settembre 14, 2009 Posted by | Capolavori | , , , | 11 commenti

Attenti al buffone

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Marcello è un musicista, un po sognatore e un po idealista; possiede un gatto, che curiosamente ascolta rapito la sua musica, e che si chiama Wolfang Amedeo, ha un amico, Lolo, con cui gira il mondo suonando la sua musica e infine ha una moglie, Giulia, che sembra arrabbiata con tutto il mondo, oltre che con lui. I due hanno anche due figli; un giorno mentre Marcello è impegnato in uno dei suoi tanti giri per il mondo, Cesare, soprannominato Ras, un uomo dal passato oscuro, vissuto nelle colonie al tempo del fascismo e sopratutto noto proprio per le sue simpatie nere, dopo aver corteggiato Giulia, riesce a sedurla e a portarla con se.

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Mariangela Melato è Giulia

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Erika Blanc è una delle partecipanti all’orgia

Deciso a farla sua con tutti i mezzi, Cesare riesce grazie a conoscenze e sopratutto grazie alla corruzione, a far annullare il matrimonio di Marcello e Giulia,Cesare però, non pago, decide di umiliare fino in fondo Marcello, offrendogli come risarcimento dell’adulterio, dei soldi.

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Marcello reagisce con calma e ironia alla situazione; decide di entrare al servizio di Cesare, e ben presto, usando le armi dell’ironia, del sarcasmo e del disprezzo celato da un’intelligente satira, riesce  a ridicolizzare il potente Ras, umiliandolo davanti alla pletora di cortigiani di cui Cesare si circondava. Rifiutata la moglie, che stupita dal suo coraggio, le si era offerta, Marcello manda in fumo anche le nozze del ras, consumando fino in fondo la sua vendetta.

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Nino Manfredi

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Una giovanissima Loredana Bertè

Attenti al buffone, di Alberto Bevilacqua, arriva nel 1976, dopo 5 anni dall’uscita del bel Questa specie d’amore, film del 1971, che era seguito allo splendido La Califfa; questa volta non è Tognazzi, come nella Califfa l’attore protagonista, ma un altro grande dello schermo, Nino Manfredi, che interpreta in maniera sorniona e allo stesso tempo sofferta la figura del filosofo Marcello, un uomo che sembra fuori dal tempo, ma che in realtà, sopratutto in quello che è il mondo in cui si trova a vivere, è l’unico a possedere valori forti, un’identità vera e sopratutto una dignità non in vendita. Lui, il maggiordomo di Cesare e Lolo sono, in fondo, le uniche persone umane, reali tra tutte quelle che si muovono nel film.

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Per usare un’espressione di Sciascia, gli altri sono “quaquaraqua”, cortigiani, gente senza dignità o peggio; non ha dignità Cesare (uno splendido Eli Wallach), non ha dignità la debole e frustrata Giulia (una sconcertante e indecisa Mariangela Melato); tutti si muovono come comparse di una farsa. L’unico vero attore è Marcello, uomo candido, ma vero.

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Il film, anche se con qualche caduta di tono, dovuta alla forzatura delle situazioni, spesso sconfinanti nel grottesco, si muove con interesse, anche se alla fine non sembra un’opera davvero compiuta. Nuoce al film la spaccatura troppo netta fra i protagonisti, con Lolo, Marcello e il maggiordomo da un lato, i buoni, e Cesare, Giulia e i cortigiani dall’altra, i cattivi, o peggio, i deboli.

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 Attori comunque all’altezza, come Wallach, davvero bravo nel ruolo dell’arrogante, ma alla fine sconfitto Cesare, un’incerta Mariangela Melato, in evidente disagio nei panni di Giulia, Enzo Cannavale solito grande caratterista nei panni di Lolo. C’è spazio anche per le comparsate di Erika Blanc e della cantante Loredana Bertè, entrambe nei rispettivi ruoli di due partecipanti all’orgia organizzata da cesare, forse la parte meno riuscita del film, ed anche la parte più deprimente.

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Attenti al buffone, un film di Alberto Bevilacqua. Con Nino Manfredi, Mario Scaccia, Eli Wallach, Enzo Cannavale, Mariangela Melato, Franco Scandurra, Ettore Manni, Francisco Rabal, Rolf Tasna, Adriana Innocenti, Valentino Macchi, Giuseppe Maffioli, Erica Blanc, Loredana Berté

Commedia, durata 110 min. – Italia 1975.

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Attenti al buffone banner personaggi

Nino Manfredi: Marcello Ferrari
Mariangela Melato: Giulia
Eli Wallach: Cesare
Mario Scaccia: Salomone
Renzo Marignano: ospite a pranzo
Adriana Innocenti : Jolanda
Ettore Manni : Un amico di Cesare
Erika Blanc : Margot
Enzo Cannavale : Lolo
Loredana Bertè: Una donna all’orgia

Attenti al buffone banner cast

Regia     Alberto Bevilacqua
Soggetto     Alberto Bevilacqua
Sceneggiatura     Nino Manfredi e Alberto Bevilacqua
Fotografia     Alfio Contini
Montaggio     Sergio Montanari
Musiche     Clément Janequin e Ennio Morricone
Scenografia     Pier Luigi Pizzi

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giugno 23, 2009 Posted by | Drammatico | , , , , | Lascia un commento