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Dustin Hoffman

Dustin Hoffman, mancato boss mafioso (Michael Corleone “Il Padrino” 1972), poliziotto scartato (Rick Deckard “Blade Runner” 1982), spogliato dalle vesti del Pinguino (Oswald Cobblepot “Batman – Il ritorno” 1992), bocciato come idraulico (Mario Mario nel “Super Mario Bros.” 1993), dovette accontentarsi della parte di un truffatore italoamericano zoppo (Enrico Rizzo detto Sozzo “Un uomo da marciapiede” 1969), di quella del docente di matematica trasformatosi in vendicatore di soprusi subiti (David Summer “Cane di paglia” 1971), dell’attore disoccupato travestito da attrice di successo (Michael Dorsey / Dorothy Michaels “Tootsie” 1982) e di prestare la sua voce ad un orso Panda minore (Shifu “Kung Fu Panda” 2008, 2011).
Tutto qui? direte. Uhm, forse no. Anzi, decisamente no.
Infatti, il personaggio che andremo a scoprire insieme sembra essere, stando alle informazioni pubblicate sul sito Imdb, uno dei soli quattro attori vincitori di due Oscar per ruoli in pellicole premiate come miglior film (gli atri tre sono: Marlon Brando, Jack Nicholson e Gene Hackman).
Pensare che nel 1974 Hoffman espose un’opinione assai negativa in merito al premio cinematografico più antico e più importante al mondo: “I Premi Oscar sono osceni, sporchi e non migliori rispetto ad un concorso di bellezza”.

Nella serie Tv The Star Wagon

La città in controluce

Ebbene, pare che il mondo cinematografico sorvolò elegantemente sul reale significato di quell’affermazione fatta dall’allora giovanissimo Hoffman e decise, tanto nel 1979 “Kramer contro Kramer”, quanto nel 1988 “L’uomo della pioggia”, di riconoscere e premiare le sue brillanti doti recitative, assegnandogli due statuette luccicanti per due ruoli memorabili nella storia del cinema, dei quali, se non vi dispiace, parlerò più avanti.
Nonostante “la bellezza” fosse un attributo modestamente ristretto nel caso di Hoffman, quest’ultimo divenne uno degli attori più rinomati di Hollywood, comparendo in varie produzioni importanti, sia in pellicole di importante successo commerciale, che in film “scomodi” (“Sesso e potere” 1997) oppure, addirittura, in film che fecero flop al botteghino (“Ishtar” 1987).
Prima di passare in rassegna il percorso di vita privata e pubblica dell’attore, giova evidenziare che Dustin Hoffman, oltre ad essere un attore di cinema di primissimo livello, è pure un bravo regista ed attore di teatro, avendo conquistato sul palcoscenico un buon successo di pubblico e di critica.

Un dollaro per 7 vigliacchi

Il cammino di Dustin Hoffman ebbe inizio negli Stati Uniti, in un torrido giorno di agosto 1937, nella città di Los Angeles, ovvero “The Big Nipple” (“La Grande Mammella”), come fu sopranominata da nientemeno che Bernardo Bertolucci.
Figlio di emigranti ebrei originari dall’Europa Orientale (Romania e Ucraina), Hoffman frequentò il Liceo di Los Angeles e scelse, inizialmente, di proseguire nello studio della medicina. Dopo aver frequentato per breve tempo i corsi presso Santa Monica City College, Hoffman abbandonò l’università e decise di studiare musica presso il Conservatorio di Musica e Arti di Los Angeles e frequentare corsi di recitazione presso la celebre Pasadena Playhouse. Inoltre, Hoffman si esercitò nell’arte della recitazione con maestri del calibro di Lee Strasberg (mentore di Marilyn Monroe), Lonny Chapman e Barney Brown.
In un’intervista rilasciata al quotidiano The New York Times, Dustin Hoffman spiegò, con disarmante sincerità, la sua opzione professionale: “La ragione per cui avevo scelto di diventare un attore fu prettamente di natura sociale: per incontrare ragazze. Non ero atletico, ero un pessimo studente, mi sentivo un buono a nulla. La recitazione mi faceva sentire attraente e, per la prima volta nella mia vita, ero consapevole di ciò che stavo facendo. Mi piaceva! Le ragazze carine arrivarono più tardi. Inizialmente, volevo un approccio con una con due gambe, un sorriso e sguardo tenero.”

Il primo,grande successo:Il laureato

Hoffman si trasferì da Los Angeles a New York per proseguire la sua carriera e diventare un attore di palcoscenico. Nel mentre si presentava ad audizioni per molti ruoli teatrali, Hoffman dovette assumere una serie di lavori umili per potersi mantenere: bidello in una scuola di danza, inserviente in un ospedale psichiatrico, lavapiatti, dattilografo e venditore di giocattoli in un negozio della grande catena di distribuzione Macy’s.
Hoffman fece il suo debutto sul palcoscenico nel 1960 nello spettacolo teatrale Yes Is for a Very Young Man del Sarah Lawrence College. L’anno successivo, segui il debutto teatrale a Broadway in A Cook for Mr. General. Inoltre, nello stesso anno, Hoffman fece il suo esordio televisivo in un episodio di Naked City.
Per i primi due terzi del 1960, Hoffman concentrò la sua attività sul palco, comparendo in un bel numero di produzioni nel Nord-Est. Nel 1964, Hoffman comparve in numerose produzioni teatrali come membro della Compagnia del Teatro di Boston, tra cui Endgame e In The Jungle of Cities. A New York, l’anno successivo, Hoffman ebbe ruoli negli spettacoli Harry e Noon and Night, al rinomato teatro Americano, Place Theatre. Oltre alla recitazione, Hoffman si prestò come assistente per il regista Ulu Grosbard nello spettacolo A View from the Bridge, messo in scena nel 1965, e come regista per due produzioni Broadway, Jimmy Shine nel 1968 e All Over Town nel 1974.

The Tiger Makes Out

E’ cosa nota che Dustin Hoffman, nonostante il successo riscontrato sul palco, fu reso celebre dalle apparizioni sul grande schermo, che lo accolse e, in breve tempo, lo rese una star.
In seguito all’esordio cinematografico con la pellicola The Tiger Makes Out, una commedia del 1967, diretta da Arthur Hiller, incentrata sulla coppia Eli Wallach ed Anne Jackson, Hoffman fu catapultato all’apice della celebrità con la comparsa nel film The Graduate – Il Laureato.
Il rinomato film drammatico del 1967, diretto da Mike Nichols, basato sull’omonimo romanzo di Charles Webb, mise al centro l’esordiente protagonista Dustin Hoffman nel ruolo di Benjamin Braddock, un neolaureato che diverrà il simbolo di una generazione, anticipando con la propria “rivoluzione” gli sviluppi socio-culturali americani e mondiali del 1968. L’abile e raffinata prova recitativa, le superlative prestazioni recitative di Anne Bancroft (Mrs. Robinson), Katharine Ross (Elaine Robinson), Murray Hamilton (Mr. Robinson) ecc., la strepitosa e forse un tantino ruffiana colonna sonora, ed ovviamente, l’ italianissima Alfa Romeo Spider, resero memorabile questa pellicola!
All’attore protagonista la performance valse una nomination agli Academy Awards ed alla pellicola, oltre a numerosi riconoscimenti, un’esaustiva recensione pubblicata dal mio caro amico PaulTemplar!

Al successone del Il Laureato seguirono le apparizioni nei film:

Una celebre sequenza tratta da Il laureato

Madigan’s Millions – Un dollaro per 7 vigliacchi, commedia poliziesca diretta nel 1968 dal regista Giorgio Gentili (accreditato come Dan Ash nella versione italiana), girata a Roma e madrid, racconta la storia di Jason Fister (Dustin Hoffman), un giovane ufficiale del Dipartimento del Tesoro statunitense, apparentemente ingenuo, il quale viene inviato a Roma per recuperare una grossa somma di denaro dovuta al Governo degli USA da Mike Madigan, un mafioso italoamericano da poco deceduto. Arrivato a Roma, Fister comincia ad indagare ma viene ostacolato dalla polizia locale, che non ha alcuna intenzione di aiutarlo e che anzi minaccia di arrestarlo nel caso continuasse l’investigazione. Fister fa, inoltre, la conoscenza della figlia di Madigan, Vicky (Elsa Martinelli), di cui, naturalmente, si innamora.

Sunday Father ,cortometraggio drammatico del 1969, diretto da Paul Leaf, in cui Hoffman si aggiudica la parte di un padre divorziato, anticipando simbolicamente il ruolo di Ted Kramer che, dici anni dopo, diverrà una delle sue migliori interpretazioni, premiata con la statuetta dorata dei Premi Oscar.

Un uomo da marciapiede

Midnight Cowboy – Un Uomo da Marciapiede, film drammatico assai coraggioso del 1969, diretto da John Schlesinger, indissolubilmente legato al tema musicale “Everybody’s Talkin‘” che tutti conosciamo e canticchiamo, vincitore di ben tre Premi Oscar (miglior film, regia e sceneggiatura) vede Dustin Hoffman nella parte di un piccolo truffatore italomaericano zoppo, Enrico Salvatore Rizzo, detto Sozzo, alle prese con la quotidianità spietata dell’ostile ambiente metropolitano newyorkese. Accanto a Hoffman, nel film, compare un eccezionale Jon Voight nel ruolo del cowboy texano, ovvero, aspirante gigolò, Joe Buck.
Ad opinione di chi scrive, la pellicola ha il merito di aver lasciato nell’animo dello spettatore di ogni età il conforto di 113 minuti di amicizia. Assolutamente da vedere!

Johnny and Mary

Piccolo grande uomo

John and Mary, una commedia sentimentale diretta nel 1969 da Peter Yates, costruita sulla giovane coppia Dustin Hoffman (John) e Mia Farrow (Mary), i quali prestano il loro talento ad una disinibita dimostrazione di un rapporto sessuale fine a se stesso.

Little Big Man – Il Piccolo grande uomo (1970) film western / drammatico diretto da Arthur Penn, basato sull’omonimo romanzo di Thomas Berger, pone al centro il tema dei nativi americani. Nella pellicola Hoffman interpreta la parte di Jack Krabb, un bianco cresciuto con i pellerossa, il quale, raggiunta la venerabile età di 121 anni, racconta in prima persona le vicissitudini della convivenza tra nativi americani e coloni. Nella pellicola compare, altresì, una splendida Faye Dunaway nella parte della signora Louise Pendrake.

Who Is Harry Kellerman and Why Is He Saying Those Terrible Things About Me? – Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me? (1971) diretto da Ulu Grosbard, film di cui una volta faticata la scrittura del titolo, mi limito a sconsigliarne la visione.

Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me?

Straw Dogs – Cane di paglia (1971), tratto dal romanzo “The Siege of Trencher’s Farm” scritto da Gordon Williams, ambientato e girato in Gran Bretagna da Sam Peckinpah, questo film è decisamente un must per i fans del genere thriller. La pellicola tratta prettamente il tema della violenza, l’emergere brutale del lato bestiale presente in ogni essere umano. Visionando il film, lo spettatore assiste al cambiamento del docile docente di matematica, David Summer (Dustin Hoffman), in un essere aggressivo e veemente.
Al fine di una migliore comprensione della trama, invito i gentili lettori all’approfondimento dell’articolo pubblicato su questo blog dal mio amico Paul.

Cane di paglia

Tra gli anni ‘70 e ’80 Hoffman apparve in diversi film acclamati. Ricevete la terza nomination agli Oscar per la sua interpretazione del comico Lenny Bruce nel film del 1974 Lenny.
In seguito, Hoffman segnò un altro successo con il film del 1976 All the President’s Men – Tutti gli uomini del presidente, diretto da Alan J. Pakula. La pellicola ripercorre le vicende legate allo Scandalo Watergate che portarono alle dimissioni dell’allora presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon. Il film, in cui comparve anche Il Bello di Hollywood, Robert Redford, vinse ben quattro Premi Oscar!

Nel 1979 Hoffman prosegui la escalation professionale con un grosso successo al botteghino nel film diretto da Robert Benton, Kramer contro Kramer. L’attore si aggiudicò la parte di Ted Kramer, un dirigente pubblicitario privo di solidi legami con il suo figlio o con la moglie, interpretata dalla bravissima Meryl Streep. Un bel giorno, la moglie lo abbandona e, in seguito, il personaggio di Hoffman si trova costretto a cresce il figlio tutto da solo. Il ritratto tormentato e sofferto che Hoffman conferì a Ted Kramer, gli valse il Premio Oscar come miglior attore protagonista.
Naturalmente, sul blog troverete una bellissima recensione di questa pellicola multipremiata.

Tutti gli uomini del presidente

Kramer contro Kramer

Durante le riprese di Kramer contro Kramer, il matrimonio di Hoffman stava cadendo a pezzi, cosa che, com’è facile immaginare, influenzò emotivamente la recitazione dell’attore per il ruolo assegnatogli. Hoffman divorziò dalla sua prima moglie Anne Byrne nel 1980, e si sposò nuovamente nel mese di ottobre dello stesso anno. La seconda e tuttora moglie di Hoffman è Lisa Gottsegen, un’avvocatessa, e la bella coppia ha quattro figli: Jacob, Rebecca, Max, e Alexandra. Inoltre, l’attore ha due figli dal primo matrimonio con Anne Byrne: Karina e Jenna.

Dopo il successo ottenuto con Kramer contro Kramer, segui una pausa di tre anni. Quando tornò a recitare, Hoffman assunse un altro ruolo insolito. Nella commedia Tootsie (1982), Hoffman interpretò un attore disoccupato di nome Michael Dorsey. Siccome Dorsey incontra serie difficoltà nel trovare ruoli, egli decide di travestirsi da donna al fine di partecipare ad una audizione per una soap opera. La donna creata da Dorsey, un’attrice di mezza età di nome Dorothy Michaels, ottiene il ruolo nella soap e diventa un’icona. Tuttavia, succede che l’attore, che interpreta la sua parte, si innamora inaspettatamente di una co-protagonista, interpretata dalla splendida Jessica Lange.

Il maratoneta

Tootsie

Mentre le riprese furono assai travagliate, Tootsie divenne popolare sia per l’apprezzamento della critica, che per quello del pubblico. Secondo testimonianze, Hoffman ed il regista Sydney Pollack si scontrarono in più occasioni. Tuttavia, Hoffman fu orgoglioso del prodotto finale, tanto da affezionarsi totalmente al personaggio interpretato: “Mi piaceva davvero. Incominciai a nutrire dei sentimenti per lei, che prima non avevo mai nutrito per un personaggio. Mi rese molto emotivo, molto emotivo. Non ho ancora capito del tutto il perché.”

Sebbene Hoffman avesse alle spalle una solida carriera cinematografica, non dimenticò il suo amore per il palcoscenico. Nel corso del suo percorso professionale, continuò a comparire in spettacoli teatrali. Un ruolo che Hoffman aveva sognato per molti anni fu quello di Willy Loman in Morte di un commesso viaggiatore, che ebbe modo di interpretare nel 1984 a Chicago, a Washington ed a New York, con molti avvisi positivi. La produzione venne, in seguito, registrata per uno speciale televisivo nel 1985. Successivamente, nel 1989, a Londra e New York, Hoffman interpretò Shylock nell’opera teatrale scritta dal Bardo dell’Avon, Il mercante di Venezia.

Morte di un commesso viaggiatore

Occasionalmente, Hoffman raccolse alcuni progetti cinematografici bancarottieri: nel 1987, un ruolo di co-protagonista con Warren Beatty in Ishtar, uno dei peggiori fallimenti del cinema di tutti i tempi! Girato in Marocco e a New York, il film è incentrato sui personaggi interpretati da Hoffman e da Beatty, due cantautori che devono raggiungere il Marocco per ottenere un lavoro. La pellicola raccattò pessime recensioni, oltreché fischi e contestazioni di critica e pubblico cinematografico.

In seguito al flop di Isthar, Hoffman fu perfettamente in grado di riprendersi con il suo successivo ruolo, Raymond Babbitt, un uomo affetto da autismo, nel film diretto abilmente da Barry Levinson, Rain Man – L’uomo della pioggia (1988).

Rain Man – L’uomo della pioggia

Brevemente la trama: Charlie (Tom Cruise), con la morte di suo padre, apprende che l’unico erede del patrimonio familiare è suo fratello maggiore Raymond, un uomo affetto da autismo, di cui ignorava l’esistenza. Sentendosi tradito dal genitore, pesantemente indebitato, decide di sequestrare Raymond dalla clinica psichiatrica in cui è ricoverato, nella speranza di riuscire ad accaparrarsi il patrimonio del defunto padre. Dopo il rapimento, Charlie propone al dottore di riportare Raymond a Wallbrook, ricevendo in cambio la metà del patrimonio. Il medico non accetta e Charlie prosegue nel suo intento di portare il fratello con sé. Durante il viaggio verso Los Angeles, che si protrae per l’aerofobia di cui soffre Raymond, Charlie comincia a conoscere suo fratello, un individuo malato però dotato di un’incredibile memoria e di capacità di calcolo. Giunti a Las Vegas, Charlie ha la brillante idea di farlo giocare al tavolo verde ottenendo molte vincite. Gradualmente, Charlie si affeziona a lui, scoprendo che lo strano personaggio che gli cantava le canzoncine da bambino, che egli chiamava Rain Man e che pensava fosse frutto della sua fantasia, non era altro che suo fratello maggiore, del quale è stato privato per tanti anni. Charlie, pentito, decide di riportare Raymond nella clinica, rinunciando all’eredità paterna e ad un assegno da $ 250.000,00 offertogli, con la promessa di continuare a frequentare Raymond.
A differenza di Ishtar, Rain Man riscontrò tanto il consenso della critica, quanto quello del pubblico, e ripagò Hoffman con un luccicante Academy Award per la sua performance.

Dick Tracy

In seguito, nei primi anni ’90, Hoffman non riscontrò molto successo al botteghino. Mentre i suoi film ebbero diversi gradi di merito, fallirono nel intento di attirare in pubblico. Tra questi lo si ricorda per le pellicole: Family Business – Sono affari di famiglia (1989) e Dick Tracy (1990). Successivamente, Hoffman interpretò il protagonista nel film del 1991 di Billy Bathgate, che fu un enorme fallimento al botteghino. Intanto che Hook, diretto da Steven Spielberg nel 1991, non andò poi così male, un altro film uscito l’anno successivo fece flop completamente. Nella pellicola Hero, Hoffman interpretò il criminale Bernie LaPlanta, il quale salva un certo numero di passeggeri di un aereo in fiamme, rischiando la vita. Ciò nonostante, la pellicola diverrà l’ennesimo fiasco.

A metà degli anni ‘90, Hoffman riprese a comparire in pellicole di successo. Infatti, un ruolo come protagonista le venne assegnato nel film drammatico Outbreak – Virus letale (1995), ove Hoffman interpretata il colonnello Sam Daniels, un medico che aiuta a salvare il mondo da una malattia infettiva.

Poi, Hoffman apparve in film di qualità come American Buffalo (1996), adattamento della commedia di David Mamet, interpretando il ladro Teach, e Sleepers (1996), ove interpreta Danny Snyder, un avvocato alle prese con un problema di droga.

Fuori dal coro

Hoffman tornò in ottima forma nel 1997, quando ricevette recensioni entusiastiche per la satira politica di Barry Levinson, Wag the Dog – Sesso e potere. Nella pellicola l’attore interpreta un viscido produttore di Hollywood che è chiamato a creare un diversivo al fine di distogliere l’attenzione del Paese da uno scandalo sessuale presidenziale.
L’ultimo film di Hoffman con il regista Levinson fu di genere fantascienza: Sphere – Sfera (1998), in cui l’attore compare accanto a Sharon Stone e Samuel L. Jackson, interpretando il ruolo dello psicologo Dott. Norman Goodman.

I ruoli assunti da Hoffman nei primi anni 2000 continuarono ad essere vari ed interessanti. Nel 2002, nella pellicola Moonlight Mile – Voglia di ricominciare, l’attore assunse il ruolo del padre di una figlia adulta che muore, e lui e sua moglie (Susan Sarandon) trovano conforto nel rapporto con il fidanzato della ragazza.

La giuria

L’anno seguente, Hoffman apparve in Runaway Jury – La giuria, un ottimo legal thriller sull’argomento dei processi truccati, tratto dall’omonimo romanzo del celebre scrittore John Grisham, in cui Hoffman interpreta un avvocato di nome Wendall Rohr.

Nel 2004, Hoffman ebbe uno dei ruoli principali in I Heart Huckabees – Le strane coincidenze della vita, come parte di un duo detective che forma con la moglie, interpretata dall’attrice Lily Tomlin.
Alcuni dei film susseguenti di Hoffman furono considerevoli successi. Infatti, l’attore ebbe ruoli secondari nelle pellicole: Neverland – Un sogno per la vita (2004), Meet the Fockers- Mi presenti i tuoi? (2004), sequel del Ti presento i miei, seguito nel 2010 del Little Fockers – Vi presento i nostri.
Inoltre, nel 2005 Hoffman fornì la voce di Tucker, un pony Shetland, nella commedia animata Racing Stripes – Una zebra alla riscossa.

Profumo:storia di un assassino

Nel 2006, Hoffman interpretò ruoli nelle pellicole Profumo: Storia di un assassino e Vero come la finzione. Successivamente, nel 2007 segui un ruolo da protagonista nel film Mr Magorium e la bottega delle meraviglie.
L’attore torna a prestare la voce ad un personaggio animato, questa volta un orso panda minore, Shifu, Kung Fu Panda (2008).

Il 2008 si rivelò un anno impegnativo per Hoffman, il quale continuò ad apparire accanto ad Emma Thompson nel film Last Chance Harvey – Oggi è già domani, ed a prestare la voce ad un topino nel The Tale of Despereaux – Le avventure del topino Despereaux.
Dopo una breve pausa,Hoffman fece ritorno sul grande schermo nel 2010 con ruoli in La versione di Barney e Little Fockers – il terzo della saga di Ben Stiller. Nel 2011, assunze l’iniziativa di corse dei cavalli in Luck, annullato nel 2012 a causa di timori per la sicurezza degli animali coinvolti. Hoffman presterà nuovamente la voce per Kung Fu Panda 2 e 3 e sarà co-protagonista, accanto a Jon Favreau, Robert Downey Jr. e Scarlett Johansson, nella recente pellicola Chef – La ricetta perfetta.

In un’intervista rilasciata al quotidiano The New Your Times, Dustin Hoffman descrisse con parole semplici il suo cammino: “Dovetti reinventare me stesso ogni giorno. Al liceo non appartenevo ad alcun club, non ero mai stato uno del gruppo e, in un certo senso, ciò mi rimase impresso. Mi sono sempre sentito come il perdente, a partire dall’inizio, dal Il Laureato. Ero convinto che fosse un colpo di fortuna e mi rifiutavo di credere che ero arrivato… .

Alfredo Alfredo

Papillon

American Buffalo

Billy Bathgate

Chef

Confidence

Curb Your Entusiasm (Serie TV)

Eroe per caso

Giovanna d’Arco

Hook capitan Uncino

Le strane coincidenze della vita

Il segreto di Agatha Christie

Ishtar

Last Chance Harvey

La versione di Barney

Lemony Snicket

Lenny

Lucky (Serie TV)

Mad City

Mi presenti i tuoi

Moonlight Mile

Mr Magorium e la bottega delle meraviglie

Neverland

Boychoir

Mr.Cobbler e la bottega magica

Oggi è già domani

Vigilato speciale

Roald Dahl (Serie Tv)

Sesso e potere

Sfera

Sleepers

Sono affari di famiglia

Sorvegliato speciale

The Lost City

Ti presento i nostri

Vero come la finzione

Virus letale

2015 L’ultima leggenda (post-production)
2015 Roald Dahl’s Esio Trot (TV Movie)
2014 The Cobbler
2014 Boychoir
2014 Chef – La ricetta perfetta
2011-2012 Luck (TV Series)
2010 Vi presento i nostri
2010 La versione di Barney
2008 Oggi è già domani
2007 Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie
2006 Vero come la finzione
2006 Profumo – Storia di un assassino
2005 Curb Your Enthusiasm (TV Series)
2005 The Lost City
2004 Mi presenti i tuoi?
2004 I Heart Huckabees – Le strane coincidenze della vita
2004 Neverland – Un sogno per la vita
2003 La giuria
2003 Confidence – La truffa perfetta
2003 Liberty’s Kids: Est. 1776 (TV Series)
2002 Moonlight Mile – Voglia di ricominciare
1999 Giovanna d’Arco
1998 Sfera
1997 Sesso & potere
1997 Mad City – Assalto alla notizia
1996 Sleepers
1996 American Buffalo
1995 Virus letale
1992 Eroe per caso
1991 A Wish for Wings That Work (TV Short)
1991 Hook – Capitan Uncino
1991 Billy Bathgate – A scuola di gangster
1990 Dick Tracy
1989 Sono affari di famiglia
1988 Rain Man – L’uomo della pioggia
1987 Ishtar
1985 Morte di un commesso viaggiatore (TV Movie)
1982 Tootsie
1979 Kramer contro Kramer
1979 Il segreto di Agatha Christie
1978 Vigilato speciale
1976 Il maratoneta
1976 Tutti gli uomini del presidente
1974 Lenny
1973 Papillon
1972 Alfredo Alfredo
1971 Cane di paglia
1971 Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me?
1971 The Point (TV Movie)
1970 Piccolo grande uomo
1969 John e Mary
1969 Un uomo da marciapiede
1969 Sunday Father (Short)
1968 Premiere (TV Series)
1968 Un dollaro per 7 vigliacchi
1967 Il laureato
1967 The Tiger Makes Out
1967 ABC Stage 67 (TV Series)
1966 A Christmas Masque (TV Movie)
1966 The Star Wagon (TV Movie)
1966 The Journey of the Fifth Horse (TV Movie)
1965 The Nurses (TV Series)
1962-1965 La parola alla difesa (TV Series)
1961-1963 La città in controluce (TV Series)

maggio 13, 2017 Posted by | Biografie | | Lascia un commento

Il maratoneta

Il maratoneta locandina 2

“È sicuro? (dott. Christian Szell)
È sicuro cosa? (Thomas Babington Levy,Babe)
Sollievo e sofferenza: quale dei due applicherò, adesso dipende unicamente da lei. Quindi ci pensi su e mi risponda: è sicuro? (dott. Christian Szell)”

Un momento topico del film.Babe,il protagonista del film,è finito nelle mani dello spietato nazista Szell che sta per estrargli un dente per costringerlo a rivelargli ciò che sa su una fortuna in diamanti.
La macchina da presa mostra lo strumento odontoiatrico, indugia sullo sguardo terrorizzato di Babe e sul volto sinistro del nazista.
Allo spettatore sembra quasi di essere seduto al posto dello sventurato Babe e sente un brivido percorrergli il corpo.
Il regista ha ottenuto quello che voleva:giocare con una delle arcane paure dell’uomo,la tortura applicata sui denti,il posto più sensibile del corpo umano.
Terrore e paura si mescolano mentre la scena prosegue e il film continua…l’attimo è finalmente passato e lo spettatore sembra liberato da un incubo.
Il maratoneta è un film diretto dal regista londinese JohnSchlesinger ,Oscar nel 1970 per l’immortale Un uomo da marciapiede,che riduce per lo schermo il romanzo Marathon man di William Goldman,coinvolgendolo anche nella sceneggiatura del film stesso.
Il risultato è un thriller mozzafiato,in cui tutti gli elementi del film si sposano magicamente grazie anche alla bravura eccezionale dei due protagonisti,un intenso Dustin Hoffman e un grandissimo Lawrence Olivier.

Il maratoneta locandina soundtrack
Un thriller ben congegnato tra l’altro,giocato tutto in velocità,sul filo della corsa ad una fortuna in diamanti e pieno di colpi di scena.

Babe è uno studente in storia,appassionato di maratone e segretamente ossessionato dalla morte del padre avvenuta anni prima, causata dall’accusa di essere un comunista nel periodo più buio della caccia alle streghe,il maccartismo,che portò il potere americano a sospettare di numerose personalità della cultura (esempio lampante Charlie Chaplin)

Il maratoneta 1

Il maratoneta 2
Durante uno dei suoi estenuanti allenamenti,assiste casualmente alla morte del fratello di Christian Szell,un nazista che vive alla luce del sole in Uruguay e per cui lavora sotto copertura il fratello di Babe,Doc.
Quest’ultimo si occupa del trasporto di diamanti di proprietà di Szell,facendo il corriere;malauguratamente per Szell,suo fratello era l’unico depositario della chiave di una cassetta di sicurezza in cui il criminale nazista ha depositato tutta la sua fortuna.
Szell quindi è costretto ad entrare negli Usa per cercare la famosa chiave;incontra Doc e lo ferisce mortalmente con un pugnale che nasconde in una manica.
Mortalmente ferito,Doc si reca a casa di Babe ma non riesce a comunicargli nulla,nemmeno il segreto sulla sua doppia vita e sulla sua reale occupazione.
Nel frattempo Babe si è innamorato di Elisa,una agente che lavora sotto copertura;Szell,convinto che Doc abbia rivelato qualcosa a suo fratello lo fa rapire e lo tortura.

Il maratoneta 6

Il maratoneta 7
Babe apprende quindi la verità su suo fratello,il suo impiego nella divisione diretta da Janeway,un’organizzazione segreta governativa che agisce nell’ombra;scopre che Szell è protetto e aiutato proprio da Janeway,che lo favorisce con lo scopo di apprendere notizie su altri criminali di guerra sfuggiti al giusto processo.
Sarà una corsa drammatica la salvezza di Babe;è un maratoneta allenato e riesce a tornare a casa,dove si arma con la pistola del padre.
Contatta Elisa,ma viene da questa tradito.
Durante un drammatico conflitto a fuoco,tutti i protagonisti dello stesso vengono feriti a morte;muore Elisa,che salva Babe da morte sicura,muore Janeway e muoiono di due aiutanti di quest’ultimo.Ma prima di morire Janeway comunica a Babe l’indirizzo della banca e l’ora in cui il criminale nazista andrà a ritirare i diamanti.
E’ arrivata l’ora della resa dei conti.
Veloce e intrigante,Il maratoneta ha un impianto di prim’ordine sia come struttura sia come svolgimento della trama.
I colpi di scena si susseguono, le pause del film sono avvincenti e sopratutto i personaggi di Babe e di Szell sono perfettamente caratterizzati;Babe appare un ingenuo,l’uomo qualunque inserito a forza in un gioco troppo complesso per lui mentre Szell è il cattivo di turno,un cattivo senza alcuno scrupolo con alle spalle un passato da torturatore e sopratutto da nazista convinto.

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Lo scontro tra i due,così diversi, avrà compimento in un finale drammatico e ad alta tensione,perfettamente reso scenicamente da uno Schelinger assolutamente perfetto.
Il finale è anche l’unica cosa veramente divergente tra il romanzo palpitante di di William Goldman e il film;non accenno a questa differenza per evitare di svelare proprio il colpo di scena finale.
Grandissimo Dustin Hoffman,che interpreta in modo inappuntabile il giovane e inesperto Babe catapultato in una storia assolutamente troppo grande per lui,bravissimo Lawrence Olivier nel ruolo del perfido e amorale dottor Szell,bene anche Martha Keller che interpreta il ruolo di Elisa,la donna che prima circuisce,poi tradisce l’inesperto Babe giungendo infine alla redenzione salvandogli la vita e pagando il suo gesto con la morte,bene anche Roy Scheider nel ruolo di Henry David Levy (Doc).
Uscito nel 1976,Il maratoneta ebbe immediatamente un gran successo di pubblico e inaspettatamente di critica,tanto da elevare il film stesso a livello di cult negli anni successivi.

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Azione,trama intrigante,profondità di espressione e sopratutto grandi interpretazioni:sono queste le chiavi di lettura di uno dei più bei film del genere thriller nella storia del cinema.
Menzione d’onore per le musiche che spaziano da Jules Masseneta Charles Mougeot da Franz Schubert a Michael Small e per la splendida e viva fotografia diConrad L. Hall.
Un film indimenticabile,da vedere assolutamente
Potrete visionare il film a questo indirizzo: http://www.dailymotion.com/video/x2jp3dd

Il maratoneta

Un film di John Schlesinger. Con Marthe Keller, Dustin Hoffman, Laurence Olivier, Roy Scheider, William Devane,Fritz Weaver, Jacques Marin, Richard Bright, Lou Gilbert, Marc Lawrence, Allen Joseph, Tito Goya, Ben Dova, James Wing Woo, Nicole Deslauriers, Lotte Palfi Andor, Jeff Palladini, Scott Price Titolo originale Marathon Man. Drammatico, durata 125 min.

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Dustin Hoffman: Thomas Babington Levy (Babe)
Laurence Olivier: dott. Christian Szell
Roy Scheider: Henry David Levy (Doc)
Marthe Keller: Elsa Opel
Fritz Weaver: Prof. Biesenthal
William Devane: Peter Janeway
Richard Bright: Karl
Marc Lawrence: Erhard
Allen Joseph: Padre di Babe
Ben Dova: Klaus Szell
Jacques Marin: LeClerc
James Wing Woo:Chen
Nicole Deslauriers: Nicole
Lotte Palfi Andor: Sopravvissuta ebrea
Tito Goya: Melendez

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Giancarlo Giannini: Thomas Levy
Glauco Mauri: dott. Christian Szell
Luigi Vannucchi: Henry Levy
Solvy Stubing: Elsa Opel
Massimo Foschi: professor Biesenthal
Stefano Satta Flores: Peter Janeway

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Regia John Schlesinger
Soggetto William Goldman
Sceneggiatura William Goldman
Produttore Robert Evans, Sidney Beckerman
Fotografia Conrad L. Hall
Montaggio Jim Clark
Effetti speciali Richard E. Johnson, Charles Spurgeon
Musiche Jules Massenet, Charles Mougeot, Franz Schubert, Michael Small
Scenografia Richard Macdonald
Costumi Robert M. Moore, Bernie Pollack
Trucco Ben Nye

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L’opinione del sito maurcrispi.blogspot.com

“E’ sicuro?”
Questo l’incipit del dialogo paradossale tra un Laurence Olivier, dagli azzurri occhi di ghiaccio, nei panni del criminale nazista Szell (conosciuto – tra le sue vittime dei lager – come l'”Angelo bianco”) e Dustin Hoffmann nel ruolo di Babe, il giovane studente di storia, ebreo di origine e figlio di H.V. Levy, intellettuale vittima del maccarthismo.
A queste parole segue una scena formidabile, rifratta in due parti, in cui il criminale-nazista mette opera le sue arti di dentista per estorcere una confessione alla sua vittima. Già, perchè è un medico odontoiatra…
Una scena che nulla ha perso, malgrado i quasi quarant’anni trascorsi dall’anno di uscita del film.
Mi riferisco a “Il maratoneta”, il magistrale film di John Schlesinger, da alcuni considerato un “capolavoro assoluto” della cinematografia.
Un film che mi è piaciuto per diverse ragioni, sia quando l’ho visto una prima volta alla sua uscita, in modo un po’ istintivo, sia quando ho avuto modo di rivederlo proprrio di recente in DVD.
Le ragioni per cui mi è piaciuto e per cui mi piace tuttora?”(…)
L’opinione di Lord Holy dal sito http://www.filmtv.it

Tratto dal romanzo omonimo di William Goldman, il quale ne adatta qui anche la sceneggiatura, lascia il segno soprattutto in virtù di un buon numero di sequenze da antologia e dell’efficacia nell’immedesimazione dei due attori principali. Dustin Hoffman incarna sostanzialmente l’uomo qualunque, che suo malgrado si ritrova coinvolto in un intrigo più grande di lui, condotto a sua insaputa da persone vicine che mai aveva imparato a conoscere davvero. Laurence Olivier è invece la manifestazione di uno spettro del passato, il riflesso di una disumanità la cui esistenza è bene non dimenticare, perché purtroppo ogni tanto torna a tormentare altre vittime riproponendosi per mezzo di nuovi intermediari. Fra le scene che più rimangono impresse, citerei la tensione da cardiopalmo del rapimento, l’efferata perversione della tortura e la trepidazione dell’inseguimento. Roy Scheider ha inoltre dalla sua un paio almeno di ottimi contributi, nei momenti di fratellanza, nel sospetto del pedinamento, nell’attentato e nell’incontro a tre per mangiare insieme. Mi trovo quindi d’accordo con quanto scriveva il critico Roger Ebert a conclusione della sua recensione: «If holes in plots bother you, “Marathon Man” will be maddening. But as well-crafted escapist entertainment, as a diabolical thriller, the movie works with relentless skill».
L’opinione del sito http://www.storiadeifilm.it

Che film Il Maratoneta! Bello, intenso e al contempo scarno ed essenziale come solo i grandi classici del cinema sanno essere. Parliamo di anni 70’ e di thriller vecchio stampo, gli archetipi del cinema d’azione attuale. In molti tratti Il Maratoneta può sembrare eccessivamente complicato; una mole d’azione e dialoghi tale che sembra di seguire passo passo le pagine di un libro più che vedere un film. E’ importante saperlo, Il Maratoneta è stato tratto dal libro omonimo di William Goldman e ne ricalca più o meno tutta la sceneggiatura, salvo piccole differenze nel finale. Semplici coincidenze? Non si sa. Va segnalato però il grande lavoro svolto da Schlesinger per snellire una sceneggiatura tanto intricata.
Quanto alle prove attoriali; c’è un grande Dustin Hoffman, l’Hoffman brillante degli anni 70’, quello in stato di grazia che parafrasando Luca Carboni, non ne sbagliava davvero uno. Prove eccellenti anche da parte dei co-protagonisti, in primis il gerarca nazista Szell, interpretato da un bravo Laurence Olivier poi Marthe Keller nella parte della giovane Elsa. Il montaggio è molto buono e fluido nonostante la complessità della trama. Buone anche le riprese, mai noiose.
L’opinione di jellyBelly dal sito http://www.filmscoop.it

Il paradigma del thriller: tensione altissima, situazione intricata ed un cattivo veramente cattivo. Ne “Il maratoneta” c’è tutto, con l’aggiunta di un eccellente coppia di protagonisti in cui, per una volta, Hoffman è surclassato dal suo comprimario, uno straordinario Laurence Olivier in un ruolo del tutto atipico per lui. Epperò il suo Dr. Szell è indimenticabile, uno dei malvagi più malvagi ed epici della storia del cinema, che raggiunge il suo apice nella famosissima scena della tortura sulla sedia da dentista.
Strana carriera quella di Schlesinger, capace di girare due film come questo e Midnight Cowboy e poi di navigare in acque mediocri, senza riuscire ad imprimere la propria impronta nella new Hollywood come molti altri suoi colleghi.
Curioso, poi, come in questo film Dustin Hoffman non venga doppiato da Ferruccio Amendola ma da Giancarlo Giannini che scimmiotta Ferruccio Amendola, in una delle sue prove al doppiaggio meno convincenti.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Fauno

E buona grazia! Con tre colossi quali Hoffman, Olivier e Scheider e due talenti quali Devane e la Keller, con un soggetto già in partenza devastante ne poteva scaturire solo un gran film… Se poi si interconnettono thriller, azione, spionaggio e ognuno di questi generi spara tante creazioni e tutte a forte impatto emotivo (torture naziste, doppi giochi, attentati, bracciali strani, complicità inattese, fughe ispirate a Bikila, servizi segreti che fanno i lavori più sporchi) ecco che la ricchezza visiva si moltiplica e il top viene raggiunto in un attimo.

Caesars

Una delle armi vincenti del film è quella di mettere lo spettatore praticamente nella stessa posizione del protagonista della vicenda: anche noi come lui non riusciremo per molto tempo ad avere le idee chiare su cosa stia succedendo e perchè e chi siano esattamente tutti i personaggi che compaiono. A questo ovviamente si devono aggiungere l’ottima interpretazione di Dustin Hoffman e Lawrence Olivier ed una trama non banale. Uno di quei prodotti che reggono bene il tempo. Da vedere.

Daniela

Thriller discreto, anche se non all’altezza delle migliori opere del regista e dagli sviluppi non del tutto convincenti. Eccellente il cast, con bravi attori (a parte l’anonima Keller) che fanno corona a due campioni dello schermo di diverse generazioni e stili recitativi. A ritagliarsi uno spazio permanente nella memoria dello spettatore non è la vicenda in se stessa, né i personaggi, ma la sequenza agghiacciante della tortura. Chi, seduto su quella sedia a bocca aperta, non ha mai immaginato Oliver dietro il volto del proprio dentista?

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agosto 22, 2015 Posted by | Drammatico | , , , | 4 commenti

Kramer contro Kramer

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Ted Kramer è un importante dirigente di una azienda che si occupa di pubblicità; è sposato con Joanna e ha un figlio, Billy.
Dedito completamente al lavoro, Ted probabilmente trascura la famiglia.
Infatti, subito dopo aver ricevuto un importante incarico, lo vediamo tornare a casa dove ad accoglierlo c’è la moglie Joanna che gli comunica, senza molti giri di parole, che ha intenzione di andar via di casa per prendersi una pausa di riflessione.
Joanna quindi va via, affidando il figlio alle cure di Ted.
Che da quel momento è costretto gioco forza ad occuparsi del figlio, con il quale, dopo un inizio difficile, stabilisce un buon rapporto.

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Ma la cosa si riflette negativamente sul lavoro; costretto ad occuparsi di Billy, Ted perde il lavoro.
Nel frattempo stringe qualcosa più di un’amicizia con una donna separata come lui, Margaret, anch’essa con un figlio.
Un giorno, mentre i due sono al parco, Billy cade da una giostrina riportando serie ferite al volto.
Qualche mese più tardi, in modo del tutto imprevisto, ritorna Joanna che chiede a suo marito di potersi riprendere il figlio.
Di fronte al diniego di Ted, Joanna trascina l’uomo in tribunale, dove, dopo una lunga battaglia, Joanna riceve l’affidamento del bimbo.
Ted decide di andare in appello, ma quando apprende che dovrà portare suo figlio in tribunale, decide per il bene di Billy di rinunciare.
Finale da vedere….

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Sono i temi del divorzio, quello dell’affidamento dei figli, le lunghe ed estenuanti battaglie legali fra i coniugi, i traumi riportati dagli stessi gli argomenti dei quali parla Kramer contro Kramer, film diretto da Robert Benton nel 1979.
Un film, detto subito, molto ben fatto ma anche terribilmente ruffiano; il regista texano infatti coniuga l’impegno civile della denuncia dei postumi del divorzio sui figli solleticando in più circostanze i sentimenti dello spettatore e cercando quanto più possibile di suscitare simpatia e commozione verso il genitore, in questo caso di sesso maschile.
Lo fa, però, con molta grazia e delicatezza, tanto da riuscire a bilanciare alla fine la lacrima facile con l’impegno sociale del film stesso.
Tratto dal romanzo Kramer vs. Kramer di Avery Corman, il film racconta in maniera sobria la difficile storia tra i coniugi Ted e Joanna, alle prese con una separazione che Ted sembra più subire proprio mentre la sua professione sta per fare un balzo in avanti.

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E’ proprio su Ted che il regista punta l’attenzione, descrivendo da subito le difficoltà di un uomo alle prese con l’impegno nel suo lavoro e subito dopo l’improvvisa necessità di doversi dedicare al figlio, impegno per il quale non è certo preparato. Un rapporto difficile, che Ted deve recuperare in un ruolo, quello del padre, che è distante per ovvi motivi anni luce da quello della madre.
Con l’impegno, con il sacrificio, con la rinuncia Ted riesce a costruire un rapporto con Billy; riesce anche a ricostruirsi un brandello di vita prima del momento fatale del ritorno di Joanna.
Che costringerà Ted a delle scelte dolorose, fino all’ultimo gesto che sa tanto di rinuncia per amore, un amore superiore che ora Ted finalmente conosce in tutta la sua bellezza ma anche in tutto il dolore della rinuncia…
Benton realizza un film sobrio, che cede alla commozione facile solo nel finale; ma è una concessione obbligata, in quanto è costretto dal romanzo ad una specie di happy end che però in fondo è quello che la gente vuole.
Un happy end ben differente da quello di tantissime storie di papa divorziati costretti a vedere i propri figli in orari e giorni prestabiliti, a sacrificare se stessi in toto per i propri figli.

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Un film quindi armonico, che scorre senza grossi problemi grazie alla sobria regia di Benton ma grazie anche ai due straordinari attori protagonisti,Dustin Hoffman e Meryl Streep oltre alla presenza del bravissimo Justin Henry che interpreta Billy.
Hoffman tiene quasi sempre su di se il peso del film, perchè la storia è incentrata sul suo personaggio; molto più defilata la Streep, sacrificata dal copione ma sempre pronta e misurata nei momenti in cui la si vede in scena.
Non a caso Kramer contro Kramer, uno dei successi più rilevanti del 1979, venne premiato con 5 oscar e 4 nomination; il film vinse infatti il premio Oscar come miglior film (grida ancora vendetta la vittoria su Apocalypse now), per la miglior regia e sopratutto vide premiati sia Hoffman (miglior attore) sia la Streep (migliore attrice non protagonista) oltre al premio per la miglior sceneggiatura non originale.

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Riconoscimenti meritati, almeno per quanto riguarda il cast, ma resta assolutamente il marchio di infamia la vittoria a spese di Apocalypse now o di All that jazz, due film nettamente migliori e di ben altro calibro rispetto a Kramer contro Kramer, più blockbuster che film dai profondi contenuti.
Un film ben fatto, ben diretto, molto furbo, attentissimo ad arruffianarsi il pubblico senza però eccedere nei sentimentalismi, quindi.
Il film di Benton è facilmente rintracciabile in rete ed è passato più volte sui canali televisivi.

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Kramer contro Kramer

Un film di Robert Benton. Con Dustin Hoffman, Meryl Streep, Jane Alexander , Justin Henry, Howard Duff, George Coe, Jo Beth Williams, Joe Seneca, Ellen Parker, Nicholas Hormann, Howland Chamberlain, Shelby Brammer, Bill Moor, Jack Ramage, Jess Osuna, Carol Nadell, Donald Gantry, Judith Calder, Peter Lownds, Kathleen Keller, Ingeborg Sorensen, Iris Alhanti, Richard Barris, Evelyn Hope Bunn, Joann Friedman, Quentin J. Hruska, Dan Tyra, David Golden, Petra King, Melissa Morell, Frederic W. Hand, Scott Kuney Titolo originale Kramer vs. Kramer. Drammatico, durata 104′ min. – USA 1979.

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Dustin Hoffman: Ted Kramer
Meryl Streep: Joanna Kramer
Justin Henry: Billy Kramer
Jane Alexander: Margaret Phelps
Howard Duff: John Shaunessy
George Coe: Jim O’Connor
JoBeth Williams: Phyllis Bernard
Howland Chamberlain: Giudice Atkins
Bill Moor: Gressen, avvocato di Joanna
Joe Seneca: ospite

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Ferruccio Amendola: Ted Kramer
Maria Pia Di Meo: Joanna Kramer
Davide Lepore: Billy Kramer
Anna Rita Pasanisi: Margaret Phelps
Sergio Rossi: John Shaunessy
Gianni Marzocchi: Jim O’Connor
Sergio Fiorentini: Giudice Atkins

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Regia Robert Benton
Soggetto Avery Corman
Sceneggiatura Robert Benton
Produttore Stanley R. Jaffe
Casa di produzione Columbia Pictures, Stanley Jaffe Production
Distribuzione (Italia) Ceiad Balmas
Fotografia Néstor Almendros
Montaggio Gerald B. Greenberg
Musiche John Kander, Herb Harris
Scenografia Paul Sylbert

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marzo 19, 2013 Posted by | Drammatico | , , | 1 commento

Un uomo da marciapiede

Tre Oscar, un tema portante sonoro divenuto un evergreen, l’inserimento nella lista speciale della National Film Registry del Congresso americano come opera d’arte fondamentale; sono tre dei motivi che hanno reso celebre Un uomo da marciapiede (Midnight cowboy) e sono tre validissimi motivi per vedere uno dei film fondamentali del cinema anni sessanta.
Diretto da John Schlesinger, che ridusse per lo schermo il romanzo omonimo di James Leo Herlihy nel 1969, Un uomo da marciapiede è un film fondamentale sotto molti punti di vista, a partire dalla splendida sceneggiatura di Waldo Salt, passando per le grandissime interpretazioni dei due attori protagonisti ovvero Jon Voight e Dustin Hoffman e infine per la colonna sonora di Harry Nilsson, quella Everybody’s Talkin’ divenuta poi una canzone senza tempo, che ancora oggi è usata come jingle pubblicitario.


Schlesinger, con molto coraggio, portò sullo schermo una storia malinconica di amicizia e prostituzione, mostrando una Manhattan moto differente da quella politicamente corretta che appariva in tutti i lavori cinematografici precedenti; a ciò aggiunse il racconto delle storie omosessuali del protagonista principale e qualche scena di nudo, incluso uno stupro che furono un autentico pugno nello stomaco per gli spettatori.
E non solo per loro, perchè il film venne bollato con il famigerato X rated, che in pratica si attribuiva ai film pornografici.
Fu solo l’anno successivo che la UA, la casa di produzione, riuscì a far declassare l’X rated attribuito al film permettendo così un’allargamento delle sale che potevano proiettare la pellicola.
Un uomo da marciapiede è in primis una storia di amicizia, tra due persone che vivono ai margini della società; il primo, Joe Buck è un texano che è stufo della sua vita anonima di lavapiatti in un locale di provincia e che parte per New York con il dichiarato scopo di divenire un mantenuto a ore da signore o donne in cerca di compagnia a letto.
Ma se la provincia gli ha dato gratificazioni con le donne, molto diversa è la situazione che incontra nella Grande mela; resta ai margini di quella città operosa e brulicante, la città che non dorme mai.


Così dopo aver tentato inutilmente di vendere le sue prestazioni, incontra finalmente Cass, una donna che accetta di andare a letto con lui senza sapere le intenzioni di Joe.
Finrà in maniera tragicomica, con Joe che sarà costretto a consolare la donna e a darle i pochi soldi che gli restano.
L’altro protagonista della storia, che intreccerà il suo destino in modo indissolubile da quello di Joe si chiama Rico; Enrico Rizzo per l’esattezza detto Sozzo,un italoamericano zoppo che vive di truffe e imbrogli.
L’incontro tra i due, casuale, avviene in un bar; tra i due si stabilisce subito un’intesa, favorita dal fatto che Rico si propone come intermediario per il nuovo “lavoro” di Joe.
Ma Rico non è altro che un piccolo imbroglione e per Joe inizia un periodo drammatico; dopo aver tentato inutilmente la strada della prostituzione è costretto a lasciare la camera che abita e ad andar via senza bagagli, perchè i proprietari della camera stessa trattengono il suo bagaglio.
Ormai ridotto alla disperazione, Joe tenta la carta disperata della prostituzione maschile ma non ha miglior fortuna.
L’unica strada rimasta sembra quella di un malinconico ritorno a casa, allo squallido lavoro di lavapiatti.

Ritrova Rico che dopo aver rischiato di essere picchiato da Joe, si offre di aiutarlo ospitandolo nella sua miserevole casa.
Inutilmente la improbabile coppia tenta di raccattare il necessario per il proprio sostentamento; mentre Joe non riesce a trovare lavoro come gigolo, Rico inizia ad ammalarsi anche per la mancanza di un’alimentazione regolare e per le condizioni di vita al limite della sopravvivenza che affrontano nel tugurio di Rico stesso.L’unica cosa positiva che resta ai due è il rapporto di amicizia che pian piano si instaura tra Rico e Joe e che diventa più profondo anche per le vicissitudini che i due affrontano.
Rico sogna di poter un giorno trasferirsi in Florida,lontano dal freddo e dal clima malsano della grande mela mentre Joe è sempre più preso dal miraggio di diventare qualcuno con la professione di gigolo.

Sarà il caso a dare una chance proprio a Joe; incontrata la giovane Shirley ad un party,Joe dopo alcune difficoltà passa una notte di sesso selvaggio con la stessa e la ragazza, il giorno dopo, propone a Joe un incontro sessuale con una sua amica.
Sembra l’inizio dell’avverarsi dei sogni di Joe, ma Rico è ormai alle prese con gravissimi problemi di salute. Joe riuscirà dopo alcune vicissitudini a procurarsi il denaro per portare Rico a Miami, ma la storia è destinata a prendere una piega amara…
Lo sfondo di una New York gelida e disumana, la storia di due esistenze ai margini, le miserie e i peccati segreti della moltitudine brulicante di esseri umani che portano avanti esistenze totalmente dissimili l’una dall’altra sono le costanti del film, l’ideale scenografia di un dramma amaro e cinico sulle vite perdute di due uomini che simboleggiano a loro modo la difficoltà d’integrazione e il sogno perduto di una buona parte di americani messi ai margini dal grande sogno a stelle e strisce.


Rico e Joe sono due dei tanti emarginati della città, lucente e affascinate dietro i suoi grattacieli immensi e le sue limousine, dietro l’ostentamento della ricchezza delle Avenue e dei grandi alberghi; due vite perdute alla ricerca di un’impossibile riscatto sociale che è tale già nelle premesse.
Il piccolo imbroglione dalla salute malferma e il gigolò che vorrebbe costruire il suo futuro fidando nelle proprie doti di stallone sono degli sconfitti in partenza.
Sono due persone qualunque, non hanno particolari doti di intelligenza nè altre doti che li possano far emergere dalla massa amorfa che li circonda.
Così i loro destini, legati indissolubilmente dai fattori che li hanno uniti e dall’amicizia che li legherà si sconteranno con l’impossibilità di emergere dal buco nero che sembra contenere a viva forza un moltitudine di invisibili, quegli stessi invisibili che popolano i quartieri più degradati della città.


John Schlesinger fotografa tutto implacabilmente, usando cinismo e realismo a piene mani.
Dal sogno impossibile di Joe, quello della provincia che sogna le luci della metropoli all’amara esistenza di Rico che sogna invece una vita in un posto differente, climaticamente e umanamente più sopportabili della grande mela,lo spettatore è trascinato in un vortice di sensazioni spesso sgradevoli, mentre in sottofondo, quasi invisibilmente scorrono frammenti della vita americana come la guerra nel Vietnam.
Un film bello e struggente, amaro e disilluso. Diretto da quel finissimo regista che è John Schlesinger reduce da Via dalla pazza folla del 1967 e interpretato da due attori in stato di grazia, Jon Voight, e Dustin Hoffman
con l’ aiuto di attori bravissimi come Brenda Vaccaro e Sylvia Miles.
Hoffman che nel 1967 aveva interpretato il ruolo di Ben Braddock nel Laureato di Nichols realizza una delle sue performance migliori mentre Voight, che fino ad allora era stato un interprete principalmente di serie e film tv da vita ad un personaggio indimenticabile.
La citata colonna sonora di Nilsson completa un film che chiude il decennio sessanta del cinema americano in modo degno, introducendo la grande stagione degli anni settanta, in cui il cinema americano diverrà punto di riferimento per tutta la cinematografia mondiale.


Ancora oggi Un uomo da marciapiede è un film che passa raramente in tv; consiglio quindi una visione domestica del film, che è agevolmente rintracciabile online o in versione digitale.

 Un uomo da marciapiede

Un film di John Schlesinger. Con Jon Voight, Brenda Vaccaro, Dustin Hoffman, Sylvia Miles, Bob Balaban, John McGiver, Barnard Hughes, Ruth White, Jennifer Salt, Gilman Rankin, Gary Owens, T. Tom Marlow, George Eppersen, Al Scott, Linda Davis, Ann Thomas, Viva, Gastone Rossilli Titolo originale Midnight Cowboy. Drammatico, durata 113′ min. – USA 1969.

Dustin Hoffman: Enrico Salvatore (Rico) “Sozzo” Rizzo
Jon Voight: Joe Buck
Brenda Vaccaro: Shirley
Sylvia Miles: Cass
John McGiver: Mr. O’Daniel
Barnard Hughes: Towny
Ruth White: Sally Buck
Jennifer Salt: Annie
Bob Balaban: Giovane studente

Regia John Schlesinger
Soggetto James Leo Herlihy
Sceneggiatura Waldo Salt
Produttore Jerome Hellman
Casa di produzione United Artists
Fotografia Adam Holender
Montaggio Hugh A. Robertson
Musiche John Barry
Costumi Ann Roth
Trucco Irving Buchman

Ferruccio Amendola: Enrico Salvatore (Rico) “Sozzo” Rizzo
Massimo Turci: Joe Buck
Rita Savagnone: Shirley
Vittorio Stagni: studente
Guido Celano: fruttivendolo

Ci stanno quelli che pensano di tornare a vivere nel corpo di un altro.Speriamo che non mi tocchi il corpo tuo.
E chi ti chiede di beccarti il mio? Ti dico solo che potresti rinascere con un corpo diverso, hai capito? Magari ti capita quello d’un cane, o d’un presidente.

Era perfino più fesso ‘e te: non sapeva nemmeno scrivere il suo nome. Lo sai che cosa ci dovrebbero mettere su ‘sta pietra?, lo sai? Una maledettissima X, come sulle finestre del nostro porcaio: da demolire, per ordine del Municipio.
Mia nonna Sally Buck morì senza farsene accorgere.

L’unica cosa che mi riesce è fare l’amore.

 

novembre 25, 2012 Posted by | Drammatico | , , , , | 4 commenti

Cane di paglia

Cane di paglia locandina

Il professor David Summer, neo vincitore di una borsa di studio per i suoi studi matematici si reca con la giovane moglie Amy in un piccolo paese di una contea inglese in Cornovaglia del quale la moglie è originaria.
Il giovane professore di indole mite, stenta da subito ad entrare in confidenza con gli abitanti del luogo, anche perchè distratto dai suoi studi mentre sua moglie, che non è tornata volentieri nel paese che l’ha vista nascere ben presto si annoia.
Durante i lavori di ristrutturazione della casa, Amy si mostra in topless ai lavoranti che tra l’altro sono le persone meno affidabili del paese.

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Dustin Hoffman interpreta il professor David Summer

Ben presto gli uomini, complice anche la distrazione di David, arrogantemente iniziano a mostrare pericolose mire sulla moglie di David arrivando  a minacciare la pricacy della coppia.
Il gruppo infatti penetra nella casa di David e Amy e dopo aver ammazzato la gatta di casa, la appendono per il collo nell’armadio della donna.
Nonostante la moglie protesti per la mancanza di reazione di David davanti ai soprusi, quest’ultimo non reagisce limitandosi ad andare a caccia con loro, attirandosi così il profondo disprezzo della moglie.
Durante la battuta di caccia, i teppisti lasciano solo David e si recano a casa sua, dove violentano la troppo disponibile Amy.

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Susan George è Amy, la moglie di David

La donna però decide di non raccontare l’accaduto al marito; le cose cambiano drammaticamente quando, durante una festa, Henry Niles abitante del posto con alcune turbe psichiche uccide involontariamente la giovanissima Sally.
Henry fugge sconvolto e finisce per essere quasi investito da David, che lo carica in macchina e lo porta a casa, deciso a soccorrerlo.

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David Warner è Henry, l’assassino

Nel frattempo, scoperto l’accaduto, il gruppo di prepotenti raggiunge casa di David decisi a farsi giustizia da soli.
Qui però incontrano il netto rifiuto dell’uomo, che da quel momento difende strenuamente l’ospite, battendosi come una furia per garantirne il diritto ad essere giudicato dalla legge….
Cane di paglia, diretto da Sam Peckinpah nel 1971 su riduzione del romanzo The Siege of Trencher’s Farm di Gordon Williams è uno dei più controversi film del regista californiano e dell’intero decennio settanta.
Un film in cui la forte tematica di fondo, i rapporti tra gli individui cosidetti normali e la violenza, il sopruso e la prevaricazione, la trasformazione da cane di paglia in vendicatore dei torti subiti e in difensore dei valori venne vista in un’ottica di estrema misoginia da parte del regista.
Se vogliamo un fondo di verità in tutto ciò c’è; Peckinpah utilizza la violenza per mostrare come nell’individuo esista una forma di auto difesa estrema che lo porta, in condizioni particolari, a ribellarsi a tutto ciò che metta in pericolo il suo piccolo universo.

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E a fare quindi uso della violenza per combatterne una forma subdola, che vuole e può annichilirne i diritti inalienabili.
Cane di paglia, aldilà del suo messaggio più o meno condivisibile sul teorema individuo/violenza “genetica”, è un film molto cupo, girato con mano assolutamente ferma e con uno sguardo cinico e misogino da parte di un regista abituato a portare sullo schermo una violenza che sembra l’espressione di un rituale tribale del quale l’umanità non ha ancora imparato a fare a meno.
Se nel 1969 il mondo aveva imparato a conoscere la parte estrema della violenza attraverso il capolavoro del regista, Il mucchio selvaggio, nel 1971 impara a conoscere una nuova forma di violenza, più subdola e più individuale.
Quella sull’individuo mite, tranquillo, impersonato da David; un uomo che in fondo sarebbe invisibile e che altro non chiede che di poter vivere la sua vita da studioso, immerso nella matematica, in quel mondo di numeri retto da regole precise e ordinate.

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Una violenza che costringe David a trasformarsi completamente, a diventare l’esatto opposto del cane di paglia a cui tutto si può fare.
Il bisogno trasforma David in un essere primordiale, in cui l’istinto oscura quasi completamente la ragione, anche se proprio la ragione verrà in aiuto del timido professore, ispirandogli le forme migliori di difesa.
Non esistono quindi i cani di paglia, esistono solo dei cani dormienti, pronti a svegliarsi quando le cose precipitano e vengono messi in discussione i loro valori.
Peckinpah va oltre, caratterizzando in negativo i personaggi del film, tra i quali spicca Amy, moglie del professore, una donna mal assortita in coppia con il tranquillo David, civettuola e in fondo anche un tantino sciocca e vanesia.
Il film è diviso nettamente in due parti; una prima parte descrittiva, introduttiva, nel quale vediamo l’avvicinarsi della tempesta segnalato dai numerosi atti vigliacchi del gruppo di teppisti e assistiamo contemporaneamente al comportamento ignavo di David, che sacrifica orgoglio e dignità al suo desiderio di vivere tranquillo.

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Lo stupro di Amy

La seconda è un crescendo rossiniano; l’uomo impara a difendere i suoi valori, la sua casa e perchè no, quella donna che lo disprezza e che non vorrebbe farsi coinvolgere, anzi, che chiede esplicitamente a David di consegnare Henry al gruppo di teppisti e ubriachi che li assediano.
Il finale è una drammatica esclation che mostra la metamorfosi di David fino alle estreme conseguenze.
La parte di David è affidata ad un Dustin Hofman che veniva dalle spettacolose performance di Un uomo da marciapiede di John Schlesinger e da  Piccolo Grande Uomo  di Arthur Penn; l’attore americano si conferma come uno dei più grandi attori tra le nuove leve e consegna alla storia del cinema una recitazione asciutta, rigorosa e impeccabile del professor David.

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L’attore cura il personaggio nei minimi particolari, fornendo una prova maiuscola attraverso l’interpretazione di David  caratterizzata dalla debolezza del carattere dello stesso fino alla resurrezione ( o involuzione?) finale.
Bene anche Susan George e bene Peter Vaughan.
Cane di paglia, come Arancia meccanica, uscito più o meno nello stesso periodo, sono due facce di una stessa medaglia:

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la società violenta, nichlista di Kubrick è formata anche da tanti individui come il David di Peckinpah. Il discorso sociale della violenza come affermazione dell’individuo non è altro che la punta dell’iceberg, alla base del quale c’è David e tutti quelli come lui, i cani di paglia con i quali però, è meglio non scherzare troppo.

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Cane di paglia, un film di Sam Peckinpah. Con Dustin Hoffman, Peter Vaughan, David Warner, Susan George Titolo originale Straw Dogs. Drammatico, durata 118 (113) min. – USA 1971.

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Cane di paglia banner personaggi

Dustin Hoffman David Summer
Susan George Amy Sumner
Peter Vaughan Tom Hedden
T.P. McKenna Major John Scott
David Warner Henry Niles
Del Henney Venner
Jim Norton: Chris Cawsey
Donald Webster: Riddaway
Ken Hutchison Scott
Sally Thomsett: Janice Hedden
Peter Arne: John Niles
Len Jones Bobby Hedden
Michael Mundell Bertie Hedden (scene eliminate)
Colin Welland: Rev. Barney Hood

Cane di paglia banner cast

Regia     Sam Peckinpah
Soggetto     Gordon Williams (romanzo The Siege of Trencher’s Farm)
Sceneggiatura     Sam Peckinpah, David Zelag Goldman
Produttore     Daniel Melnick
Fotografia     John Coquillon
Effetti speciali     John Richardson
Musiche     Jerry Fielding
Scenografia     Ray Simm
Costumi     Tiny Nicholls
Trucco     Harry Frampton

Cane di paglia doppiatori

Ferruccio Amendola: David Summer
Vittoria Febbi: Amy Sumner
Gualtiero De Angelis: Tom Hedden
Glauco Onorato: Venner
Bruno Persa: Major John Scott
Vittorio Stagni: Chris Cawsey
Luciano De Ambrosis: Riddaway
Cesare Barbetti: Scott
Flaminia Jandolo: Janice Hedden
Manlio De Angelis: John Niles
Romano Ghini: Rev. Barney Hood

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Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

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Misogino, visto che le uniche due donne veramente presenti fanno entrambe una pessima figura. Rappresentazione di come i buoni sopportino, sopportino e sopportino, ma quando esplodono… Buon film (giudicato di destra da miopi e cisposi dell’epoca: al di là dell’ovvio fatto che si può fare un buon film di destra, questo è tutt’altra cosa), ma resta lontano dal capolavoro per un’eccessiva lentezza iniziale (per preparare bastava meno tempo: così tedia) e per la troppo calcata caratterizzazione del personaggio principale, che scade troppo da imbelle a imbecille. ***

Basato sul discutibile concetto morale dell'”occhio per occhio” e della difesa (a tutti i costi) del proprio territorio, il film di Sam Peckinpah vale sopratutto per la caratterizzazione (abilmente effettuata dalla sceneggiatura) del protagonista, classico uomo qualunque, anzi un tantino banale, che subisce una profonda trasformazione che culmina in un’escalation di violenza. Ottima la regia che riesce a creare un crescendo di tensione anche grazie all’ottima interpretazione di Dustin Hoffman.

Notevolissima incursione di Sam Peckinpah nel dramma a forti tinte (la chiusa, con furiosa ed inattesa vendetta, ha del memorabile) supportata dalla più che convincente immedesimazione nel ruolo da parte del grande Dustin Hoffman. A suo modo può essere considerato -previa eccezione de La fontana della Vergine (1960) – un precursore (d’alto rango) del “rape & revenge”, che raggiungerà picchi di cinismo estremi in L’ultima casa a sinistra (Wes Craven, 1975) e Non violentate Jennifer (Meir Zarchi, 1978). Finale ferocissimo, per l’epoca del girato.

Studioso si trasferisce in un villaggio dove la moglie è violentata dagli abitanti del luogo. Due ore ben realizzate di tensione psicologica in crescendo, farcita di violenza. Ma l’esaltazione della violenza (sia pure come legittima difesa), la contrapposizione tra il civilizzato colto e i rozzi e vigliacchi contadini, l’idea del territorio da difendere: tutto questo rischia di trascendere la cornice filmica per diventare discutibile paradigma etico di un comportamento naturale. Ottimo Hoffman. Ambiguo e spietato.

Straordinario e controverso film in cui Peckinpah tratta il tema a lui più caro: la violenza come sintesi di tutti i rapporti umani. Qui, infatti, essa esplode in un uomo normale e pacifico e lo fa in tutta la sua potenza e follia raggiungendo livelli di efferatezza notevoli ma comunque mai gratuiti. Incredibile il “filosofico” e caotico montaggio che si “riferisce al caos morale e materiale che domina le persone”. Assolutamente da vedere.

Discusso e discutibile nell’assunto, misogino, inevitabilmente datato nella rappresentazione della violenza (ne è passato di sangue sotto i ponti), possiede tuttavia uno spessore raro in gran parte degli epigoni, dovuto sia all’abilità del regista di costituire lentamente la tensione, sia all’interpretazione sfumata di Hoffman, mite intellettuale che si trasforma in belva per la difesa del suo territorio, a dimostrazione dell’immutabilità dell’animo umano sotto la vernice della civilizzazione. Importante più che bello.

Non certo tra le migliori opere del grande regista americano, ma pur sempre un Peckinpah movie. Ottima la prova di Dustin Hoffman, timido professorino che subisce tutto in totale silenzio ma che alla fine si trasforma letteralmente e farà valere le sue regole. Il film, che all’epoca fu molto osteggiato dalla critica ufficiale perché considerato di “destra”, ha un crescendo di tensione e di violenza che tiene ben desta l’attenzione dello spettatore. Sicuramente la sufficienza se la porta a casa.

Grande film. Incredibilmente pessimista e disperato, parte molto lentamente per poi diventare teso a appassionante come pochi altri lungometraggi. La regia è sapiente e crea un’ottima atmosfera (ricreata grazie all’eccellente fotografia e alle belle ambientazioni) e un clima di rabbia e follia che non lascia indifferenti. La violenza è presente ma non è compiaciuta. Ottimo anche il montaggio. Grande Hoffman, bellissima la George, bravo Warner. Da non perdere.

febbraio 21, 2011 Posted by | Drammatico, Senza Categoria | , , | Lascia un commento