Giochi di fuoco


Giochi di fuoco locandina

Di Alain Robbe-Grillet , regista francese scomparso recentemente, ho visto solo due film, Spostamenti progressivi del piacere e questo Giochi di fuoco, datato 1974; dico subito che i due film che ho visto sono un’autentica sfida visiva, giocati come sono su incastri degni delle famose scatole cinesi. Grillet si divertiva a montare, rismontare e poi montare ancora i film, trasformandoli a piacimento in corso d’opera, con il risultato di lasciare lo spettatore sconcertato di fronte agli improvvisi capovolgimenti di trama, di situazioni, con finali che mettevano a dura prova lo stesso spettatore.

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Agostina Belli

Va da se che a questo punto parlare di una trama lineare diventa impossibile,visto che il film in oggetto, Giochi di fuoco, assomiglia più ad un sogno ( o ad un incubo) , con continui capovolgimenti di logica, temporali e in ultimo anche di location.
Provo a descriverne sommariamente il plot, avvisando comunque che è ampiamente contestabile, a seconda di come uno abbia interpretato le scene.
Una ragazza, Carolina, viene apparentemente rapita mentre è in stazione; la ragazza è figlia di un banchiere, e tutto sembra avere immediatamente una logica. Ma Caroline non è stata rapita e rientra regolarmente a casa. Il padre riceve richieste di riscatto da una misteriosa organizzazione, e decide quindi di nascondere la ragazza in un posto particolare, una specie di pensionato molto lussuoso.

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Jean Louis Trintignant

A consigliarlo, in tal senso, è il commissario Laurent; ma il posto si rivela ben presto, agli occhi della ragazza, come un bordello di lusso, dove avvengono strani rituali e dove arrivano ragazze che vengono rapite per essere date in pasto ai frequentatori del posto.
Laurent convince Georges De Saxe, il padre della ragazza, a pagare l’ingente riscatto richiesto dai rapitori della stessa, ma il capo dei rapitori, Franz, con uno stratagemma si impossessa della somma, beffa i poliziotti facendo arrestare un suo complice e fugge.

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Anicee Alvina e Philippe Noiret

Nel frattempo Caroline riesce a liberarsi dei suoi carcerieri e scappa, ma viene riacciuffata poco dopo e ricondotta nel suo luogo di prigionia, dove però non arriverà mai; l’auto che la trasporta incrocia Franz in fuga e nasce un conflitto a fuoco tra gli ex compagni di Franz e lo stesso. L’auto sulla quale è Caroline si ribalta e la ragazza muore. Sembra tutto finito, ma ecco ancora un cambio di rotta del film. La ragazza riappare misteriosamente, raggiunge Franz e si invola con lo steso e il bottino.
Una trama che sembrerebbe quasi comprensibile se si esclude il finale; ma garantisco che raccontarla nel modo in cui ho riassunto il tutto richiede uno sforzo notevole di fantasia oltre che un adattamento ad un percorso logico che nel film è assolutamente da interpretare.

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Già dall’inizio bisogna districarsi tra il rapimento vero o presunto della ragazza, seguito subito dopo dalla presenza del doppio personaggio interpretato da Jean Louis Trintignant, ovvero il commissario Laurent e il rapitore Franz. Da questo momento in poi si naviga davvero a vista,perchè quello che si vede sembra essere capovolto nei fotogrammi successivi, con l’aggiunta di un ulteriore elemento di confusione, ovvero i dialoghi dei vari protagonisti, che sembrano parlare della trama stessa, delle sue evoluzioni, di fatti a loro accaduti (forse), portando il tutto, e di conseguenza lo spettatore, in una dimensione in cui l’onirico, il reale, sembrano confondersi senza soluzione di continuità. Così le figure dei protagonisti assumono ambivalenze completamente ambigue; Georges De Saxe è il padre della ragazza, ma è anche in contemporanea uno dei soci del famoso pensionato.

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Sylvia Kristel

Un gioco complesso, che finisce per portare lo spettatore in un labirinto di specchi, in cui l’uscita dallo stesso non è una sola, ma molteplice.
Un cinema fatto di divertimento, quello di Robbe Grillet, di stravolgimento dei canoni del cinema stesso, che diventa surrealista o anche iperrealista; lo spettatore deve capire il ero ruolo dei personaggi, o semplicemente adattarsi ad uno di essi, senza però attendersi una qualche rivelazione o uno sviluppo che indichi qual’è, ammesso che esista, la strada indicata dal regista.

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Film complicato e strambo, se vogliamo; per due ore si è chiamati a giocare, a fare gli investigatori, o semplicemente chiamati a districarsi tra le immagini. A confondere di più le idee, ecco una sovra esposizione di corpi nudi, a partire da quello generosamente esposto della compianta Anicee Alvina, protagonista anche di Spostamenti progressivi del piacere, attrice scomparsa improvvisamente nel 2006 a soli 53 anni, bravissima anche nel giocare il ruolo fondamentale di Caroline con una serie di espressioni facciali spiazzanti.Nel cast ci sono anche Philippe Noiret, figura ambigua e inclassificabile (immagino la faccia di un ipotetico spettatore che entri a metà film e che veda il banchiere fare il bagno alla figlia con occhi poco paterni), che tratteggia da par suo il personaggio rendendolo indecifrabile oltre ogni immaginazione.

C’è Jean Louis Trintignant, anch’egli reduce da Spostamenti progressivi del piacere, dopplerganger in due ruoli antitetici, poliziotto/bandito, enigmatico fino alle battute finali; c’è Agostina Belli, in un ruolo sacrificato, quello della cameriera di casa De Saxe, c’è Sylvia Kristel, reduce dal successo di Emmanuelle.

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Il tutto è condito da un’infinità di sequenze di nudo, che hanno portato alcuni recensori a catalogalo come film erotico; il che è un errore marchiano, perchè l’erotismo presunto del film non ha nulla di morboso o accattivante.
Sembra infatti figlio di un esperimento scientifico; il sesso è asettico e serve come una cornice serve ad un pittore per arricchire la tela sulla quale ha dipinto.
In ultimo, un consiglio; se vedete Giochi di fuoco, Le jeu avec le feu come recita il titolo originale, fatelo senza aspettarvi il cinema tradizionale.

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Guardatelo come guardereste un quadro di Picasso del periodo cubista o come leggereste l’Ulisse di Joyce: senza questi accorgimenti restereste spiazzati in maniera totale da quello che è un cinema che assomiglia ad una serie di sogni notturni, quei sogni che si rincorrono senza una logica, sfalsati su più piani temporali.

Giochi di fuoco, un film di Alain Robbe-Grillet. Con Jean-Louis Trintignant, Sylvia Kristel, Philippe Noiret, Agostina Belli, Anicée Alvina,Serge Marquand, Vernon Dobtcheff
Titolo originale Le jeu avec le feu. Commedia, durata 109 min. – Francia 1974.

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Giochi di fuoco banner personaggi

Jean-Louis Trintignant     …     Franz / Francis Laurent
Philippe Noiret    …     Georges de Saxe / Il suo doppio
Anicée Alvina    …     Carolina de Saxe
Sylvia Kristel    …     Diana Van Den Berg
Agostina Belli    …     Maria, cameriera di de Saxe
Serge Marquand    …     Mathias
Charles Millot    …     Rapitore
Vernon Dobtcheff    Messaggero
Jacques Seiler    …     Conducente del taxi / Domestico di d’Erica / Il prete
Michel Berto    …     Il Vice Commissario
Christine Boisson    …     Christina la ragazza nel bagagliaio / Desdémone
Marc Mazza    …     Un messagero
Nathalie Zeiger    …     Tania, la ragazza con i cani
Joëlle Coeur    …     La sposa
Jacques Poirson    Maître d’hôtel
Gérard Melki    …     Maître d’hôtel
Mario Santini    …     Un rapitore
Elisabeth Strauss    …     La cantante / Léonore
Maurice Vallier    …     Bonaud, il capo della banda
Jean-Louis Tristan    …     Un rapitore

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Regia: Alain Robbe-Grillet
Scritto da : Alain Robbe-Grillet
Prodotto da: Alain Coiffier per  La Société du Film
Editing: Bob Wade
Costumi: Georges Bril, Hilton McConnico
Trucco: Jacky Bouban

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