Fiore di carne (Turks fruit)


Fiore di carne locandina

Turks fruit, o Turkish fruit o ancora Turkish delight (in italiano Fiore di carne) è uno dei film più importanti dell’intera cinematografia olandese, oltre che essere uno dei tre film più visti di sempre nel paese dei tulipani (naturalmente tra i film diretti in lingua orange).
Girato nel 1973 dal geniaccio olandese Paul Verhoeven, arrivò in Italia mutilo di molte scene e passò quasi inosservato, prima di riscuotere il giusto successo che meritava.
Tratto dal romanzo Turks fruit di Jan Wolkers, narra la storia di Eric, un giovane artista (per la precisione scultore) olandese che vivrà una intensa storia d’amore con la bella Olga che finirà tragicamente.
Il film inizia mostrandoci Eric che si sveglia da un incubo nel quale carica giovani autostoppiste che porta nel suo studio e con le quali  ha intensi rapporti sessuali che però non lo appagano.

Fiore di carne 3

E’ come se Eric soffrisse per qualcosa che è accaduto nel recente passato.
Ed è proprio quello che vediamo in un flashback.
Eric raccoglie una bella e affascinante autostoppista, Olga; i due familiarizzano subito e dopo poco scoprono di essere fatti l’uno per l’altra.
Così la coppia vive una intensa storia d’amore, segnata da una sessualità sfrenata e appagata in ogni occasione e momento libero.

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Due fotogrammi con la bravissima e bellissima Monique Van De Ven

Dopo poco Eric e Olga decidono di vivere insieme e sposarsi ma incontrano la feroce resistenza della madre di Olga, poco propensa a far maritare sua figlia con quello scultore che vive praticamente alla giornata.
Ma la volontà di Olga finisce per imporsi e i due coronano il loro sogno.
Dopo un iniziale periodo di armonia, Olga inizia a comportarsi in maniera stravagante, mettendo in ansia il compagno.
Il punto di rottura arriva durante una festa, durante la quale la ragazza flirta apertamente con uno sconosciuto, suscitando l’ira di Eric che la schiaffeggia.

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I due si lasciano ed Eric, arrivato nel suo studio, distrugge tutto ciò che gli ricorda la ormai ex moglie.
Ma la donna gli è entrata nel sangue e così Eric fa di tutto per rincontrarla, rimanendo però choccato dal comportamento della ex moglie, che sembra ormai priva di freni inibitori.
Eric tenta di rivedere la ragazza, incontrando però la ferma opposizione della famiglia.
Riuscirà a vederla per pochissimo con la scusa di preparare le carte del divorzio e durante l’incontro Olga gli rivela che sta per sposare un uomo d’affari americano.
Il matrimonio di Olga dura poco e la ragazza ritorna in Olanda.
Eric, che non l’ha mai dimenticata, la rivede un giorno vestita in maniera stravagante e la vede anche comportarsi in maniera assurda.
La ragazza sviene per strada ed è ricoverata in un ospedale, dove le viene diagnosticato un tumore al cervello in forma ormai terminale.
Sarà proprio Eric ad esserle affianco nelle ore che precedono la sua morte.

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Schematicamente, è questa la storia di Fiore di carne, film assolutamente e totalmente anticonvenzionale, diretto da Verhoeven alla sua seconda opera da regista cinematografico ( la prima era stata Gli strani amori di quelle signore) preceduta da una serie di short e documentari.
Paul Verhoeven, regista assolutamente visionario, mostra da subito il suo particolare talento nel descrivere storie anticonvenzionali e che vanno contro la morale corrente, usando sia un linguaggio cinematografico sia delle immagini molto forti e sopratutto influenzate dal cinema sessantottino, quello che per intenderci aveva espresso un nuovo modo di fare cinema, molto più diretto e privo di fronzoli, essenziale e anche se vogliamo politicamente scorretto.
Sono proprio i temi post sessantotto a fare capolino qua e là nel film; Eric e Olga vivono una tradizionale storia d’amore solo nella parte che riguarda i sentimenti, che sono gli stessi dagli albori dell’umanità, poi tutto viene stravolto nella visione del regista olandese.

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La coppia vive una sessualità aperta, quella che i giovani dell’epoca usarono per rimarcare la loro differenza dalle generazioni precedenti. Questo porta la coppia ad essere in aperta sfida con i valori tradizionali della società, quegli stessi valori che la figura anticonformista di Eric viola clamorosamente.
Non è un caso che i problemi maggiori lo scultore li avrà proprio con la morale borghese dei genitori della ragazza, che lo vedono come fumo negli occhi.
Può l’amore tra i due vincere questi ostacoli?
Certamente, sopratutto se si è giovani, non ci si preoccupa delle convenzioni borghesi e anzi ci si fa beffe di tutto ciò che costituisce il potere borghese stesso.

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Olga ed Eric vivono una sessualità sfrenata e giocosa, in netta opposizione al tradizionalismo sessuale borghese; il loro è un amore sensuale che si libera in amplessi che non tengono in alcun conto i limiti imposti dalla morale.
Ad un certo punto però il film diventa spiazzante; sembra quasi che Olga rivendichi a se stessa il libero arbitrio di poter scegliere un altro compagno, di poter vivere la propria vita sessuale senza le costrizioni di un legame univoco.
Così lo spettatore segue un pò stupefatto il comportamento altalenante della ragazza, che fino a poco prima sembrava pazzamente innamorata del giovane artista.
Il quale dal canto suo adora quella ragazza dai comportamenti estremi, disinibita e tenera, anticonformista e allegra.
Seguiamo quindi il repentino cambio di ruoli con l’improvvisa fine del legame tra Eric e Olga, un po delusi ma sopratutto sconcertati.

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Possibile che tutto si sia trasformato solo in un’esaltazione del ruolo femminile, nella radicalizzazione delle scelte dovute ad una libertà finalmente acquisita dalle donne e nello specifico da Olga?
Non è così naturalmente e il finale riporta il film in binari tradizionali.
La storia assume un aspetto che vira sul tragico, con un epilogo che lascia l’amaro in bocca.
Fiore di carne è un film bello e ben girato, sopratutto ben interpretato da due attori che avranno un luminoso futuro, sopratutto Rutger Hauer che sembra incarnare perfettamente lo spirito ribelle e anticonformista dell’artista Eric, mentre le bella Monique Van De Ven riesce a calarsi benissimo nel ruolo scabroso della ribelle Olga che andrà incontro ad un terribile destino.

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Il film contiene immagini al limite dell’esplicito, anche se Verhoeven non varca mai il confine che avrebbe portato il film verso una deriva pericolosa; non dimentichiamo che siamo nel 1973, che la morale negli altri paesi non è evoluta come quella olandese.
In Italia infatti il film circolò molto ai margini, privando il pubblico di una pellicola sicuramente superiore agli standard; la presenza di molti nudi della Van De Ven però era qualcosa che la censura non poteva lasciar passare facilmente, così il film ebbe una distribuzione quasi underground.
Verhoeven, che l’anno successivo avrebbe girato quel gioiellino che è Kitty Tippel mostra da subito le sue doti peculiari, che consistono in una visione lucida e anticonformista della realtà quotidiana resa visivamente con immagini spesso disturbanti ma quanto mai opportune.
Un cinema da maestro che avrà i suoi punti di massimo fulgore in Spetters e L’amore e il sangue, prima del percorso altalenante del regista con film come Basic Istinct, Robocop e Atto di forza.

Fiore di carne
Un film di Paul Verhoeven . Con Rutger Hauer, Monique Van De Ven, Mariol Flore Titolo originale Turks Fruit. Drammatico, durata 95 min. – Paesi Bassi 1974

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Fiore di carne banner personaggi

Monique van de Ven     …     Olga Stapels
Rutger Hauer         …     Eric Vonk
Tonny Huurdeman          …     Madre di Olga
Wim van den Brink          … Padre di Olga
Hans Boskamp          …     Winkelchef
Dolf de Vries          …     Paul
Manfred de Graaf          …     Henny
Dick Scheffer         …     Accountant
Marjol Flore          …     Tineke

Fiore di carne banner cast

Regia     Paul Verhoeven
Soggetto     Jan Wolkers (romanzo)
Sceneggiatura     Gerard Soeteman
Produttore     Rob Houwer
Fotografia     Jan de Bont
Montaggio     Jan Bosdriesz
Musiche     Rogier van Otterloo

Le recensioni qui sotto sono prese dal sito http://www.davinotti.com

Tutti i diritti riservati.

Incipit con un paio di flash violenti, poi si passa all’erotico, inizialmente ironico, poi romantico e infine morboso, per poi assistere ad un ultimo cambio di rotta nei 20 minuti finali. Il film è discretamente realizzato ed eccessivo nel senso più positivo del termine (belle scene di sesso ad esempio, molto realistiche pur non andando oltre il softcore), ma i numerosi cambi di tono finiscono per abbassare il livello generale. Perfettamente in parte i due protagonisti. Privo di equilibrio, ma nel complesso riuscito.

La sua bella carica trasgressiva ce l’ha e riesce a variare con efficacia tra lo scherno alla società tipico del periodo e un romanticismo a tinte forti. In questo modo corregge il dubbio iniziale che fosse un film per “assatanati”. Raffinabile a livello di fotografia e montaggio ma comunque diretto con personalità e con due ottime prestazioni da parte dei protagonisti.

Né con te né senza di te… è assoluto, prepotente, folle, l’amore tra Erik ed Olga, è una vita a parte, non ci rientra nella vita quotidiana, fatta di obblighi, di compromessi, di piccolezze… è un amore bambino, innocente e indecente come tutti i bambini, che vive solo nel presente. Film estremamente romantico, che non teme neppure il finale alla Love Story: si mantiene ruvido, intenso, disturbante, persino nell’ultima dolcezza, quei pasticcini, un dono da innamorato adolescente, l’addio a un amore che non diventerà adulto. Spietato, sincero e sognante.

Io l’ho imbroccato bene, ma capisco come sia facile uscirne schifati. Il realismo è fuori dal comune, tutto viene esplicitato al massimo, ma pure l’amore più forte in assoluto che abbia mai visto in un film… è qui! Ed è di lui per lei, anche se fin quasi alla fine sembra che sia lui il più trasgressivo e bestiale. Libertà assoluta uguale sentimenti veri.

È davvero un ottimo film questa pellicola di esordio di Verhoeven. Ha il grande pregio di delineare benissimo i protagonisti e il forte rapporto che si crea fra i due personaggi, che poi sfocia nell’ossessione e infine nella follia (le cui conseguenze sono narrate nel violento e cupissimo prologo). Molto realistico, nessuna patinatura (sessualmente è molto esplicito), né toni melodrammatici. Non eccezionale a livello tecnico (brutta fotografia), ma ottima regia. Rutger Hauer è come sempre ottimo, ma anche l’attrice protagonista non è da meno.

L’ho visto almeno 4/5 volte, ma in olandese! Mi piace moltissimo perché è il primo film che vedo in cui i sentimenti sono/sembrano autentici, bestiali, umani, mi fa sognare ed è inevitabile innamorarsi dei personaggi, soprattutto di Erik. Un film unico, ma mi rendo conto non per gli schizzinosi

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Fiore di carne locandina 5
Un fotogramma di un cineracconto del film

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