Le tue mani sul mio corpo


Il figlio di un noto e ricco editore, Andrea, ha avuto un’infanzia travagliata legata principalmente ad eccessive attenzioni (anche sessuali) che sua madre gli riservava.
La morte della donna e la vista del suo corpo senza vita hanno in seguito inferto una ferita mortale all’equilibrio psicologico di Andrea, che è cresciuto così preda di complessi e di altri problemi mentali.
Quando suo padre si risposa con la avvenente Mireille, i disturbi mentali del giovane esplodono drammaticamente; dapprima segue ossessivamente le vicende sessuali della matrigna inclusi i suoi tradimenti per poi passare alle vie di fatto, ovvero iniziare una pericolosa relazione con la donna.
Andrea potrebbe salvarsi nel momento in cui conosce l’affascinante Carole, ma è troppo tardi; le conseguenze dei traumi presenti nella sua mente lo porteranno ad un gesto insano….


Le tue mani sul mio corpo è un film prettamente anni 70, con tematica particolare e svolgimento adeguato; opera di Brunello Rondi, regista intellettuale poco amato da parte della critica e snobbato da buona parte del pubblico, è un pastrocchio mortalmente soporifero pieno di dialoghi all’apparenza colti e in realtà di una desolante apparenza priva di sostanza.
La storia di per se è già abbastanza prevedibile; c’è il solito traumatizzato nell’infanzia da un incesto, c’è la solita matrigna un pochino sporcacciona, c’è l’impossibilità del giovane di trovare un punto di equilibrio tra l’infanzia e la vita da adulto e sopratutto un’identità sessuale precisa.
Già la trama, saputa in anticipo, deve mettere in guardia lo spettatore: è un deja vu di varie situazioni già viste in precedenza in altre opere e che saranno riprese con pochissime modifiche in opere pruriginose negli anni successivi.


Rondi, fratello del più noto Gian Luigi era un regista a mio giudizio eccessivamente preso da se stesso; intellettuale e indubbiamente colto, trasportava in linguaggio visivo la sua cultura e le sue idee senza però tenere presente le necessità dello spettatore e sopratutto la sua disponibilità a seguire opere spesso molto descrittive dal punto di vista dei dialoghi appesantite da citazioni o da dialoghi stessi verbosi e lunghissimi.

Colette Descombes

Le tue mani sul mio corpo assomiglia in questo ad un’opera successiva di Rondi, I prosseneti, un altro film in cui la noia e i dialoghi sostiutuiscono la mobilità dei personaggi.
Per mobilità intendo la capacità e in primis la possibilità per l’interprete di caratterizzare un personaggio nelle sue varie sfumature, rendendolo quanto meno degno di interesse.
Viceversa in questo film troviamo un attore principale, il bravissimo Lino Capolicchio, alle prese con un personaggio monocorde peraltro presente in quasi tutte le scene del film, con conseguente overdose espositiva che finisce per sfiancare lo spettatore.

Erna Schurer

Lino Capolicchio

Poichè il giovane Andrea non suscita alcuna simpatia particolare nello spettatore, eccoci costretti a seguire le sue morbosità, le sue deviazioni psicologiche attraverso i rapporti insani che il giovane stesso stabilisce con le persone che vengono a contatto con lui.
Inutile l’espediente di condire con qualche nudo (anche di troppo) una narrazione che a tratti è estenuante; si veda a tal pro la lunghissima sequenza in cui Andrea dialoga con Carole in riva al mare che mette a durissima prova l’attenzione e la pazienza dello spettatore.


Vale a poco se non a nulla l’ambientazione raffinata del regista, che almeno in questo mostrava una certa abilità; il film è un “sotto il vestito niente” ovvero un prodotto senz’anima e senza interesse.
La morbosità del rapporto matrigna/figliastro si perde nella noia, mentre in alcune sequenze si va anche nel ridicolo, come quella in cui il nostro poco simpatico eroe versa gocce di cera da candele poste su un candelabro sul corpo seminudo e discinto di una bella ragazza di colore.
Purtroppo parte del cinema settanta era anche fatto di questo, ovvero di tentativi velleitari e sottilmente autoerotici (leggasi auto masturbatori) di fare dell’intellettualismo a un tanto alla tonnellata.


In questo Rondi assomiglia ad alcuni registi di nazioni assolutamente improbabili come gusti non assimilabili a nostri che andarono purtroppo per la maggiore in quel decennio, mi riferisco ad opere di paesi comunisti come Cecoslovacchia e Romania, Polonia e Corea, opere spacciate per capolavori in grado in realtà solo di far addormentare sulle sedie gli incauti spettatori.
Va anche detto che la maggioranza del pubblico fiutava in anticipo il “mattone”, com’era chiamata l’opera indigesta ai più.
In pratica, per dirla alla Fantozzi, se la Corazzata Potemkin passava per una c****a pazzesca lo stesso termine si poteva mutuare per operazioni come questo film di Rondi.
Sugli attori poco da dire; Capolicchio è un professionista esemplare, pur in presenza di un personaggio davvero antipatico e monocorde come quello di Andrea, mentre la Schurer, tanto amata dal regista lombardo recita in maniera piatta e monocorde.
Meglio la Descombes che merita la sufficienza per la recitazione e ancor più per il fisico.
Le musiche sono nientemeno di Gaslini e spiace dirlo, sono meglio del Tavor mentre di buon livello è la fotografia.
Un film da vedere al massimo entro le 18,00 per evitare una notte addormentati sulla poltrona.

Le tue mani sul mio corpo
Un film di Brunello Rondi. Con Colette Descombes, Erna Schurer, Lino Capolicchio, Irene Aloisi, José Quaglio Drammatico, durata 92 min. – Italia 1971.

Lino Capolicchio: Andrea
Erna Schürer: Mireille
Colette Descombes: Carole
José Quaglio: Mario
Daniël Sola:
Pier Paola Bucchi: Clara – the maid
Elena Cotta:
Irene Aloisi:
Anne Marie Braafheid: Nivel
Paolo Rosani:
Gianni Pulone: Barman

Regia Brunello Rondi
Soggetto Luciano Martino, Francesco Scardamaglia
Sceneggiatura Brunello Rondi, Francesco Scardamaglia
Casa di produzione Zenith Cinematografica
Fotografia Alessandro D’Eva
Montaggio Michele Massimo Tarantini
Musiche Giorgio Gaslini

Soundtrack del film

Foto di scena del film

La lobby card del film

Il fotoromanzo

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