I prosseneti

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Il conte Davide e sua moglie, la contessa Gilda, a corto di soldi, trasformano la loro lussuosa villa in un postribolo usando come esca giovani ragazze per una clientela speciale.

Si tratta infatti di professionisti preda di perversioni particolari o comunque alla ricerca di cose proibite.
Così nel corso del film vediamo sfilare la giovane Odile, figlia di una donna stuprata e torturata dai mercenari che si prostituisce per rivivere sul proprio corpo (e nella propria mente) le sofferenze della madre e che guarda caso verrà accontentata incontrando un mercenario ancora alla ricerca di sfogo alle sue perversioni sessuali; l’uomo utilizzerà la ragazza come campo di battaglia per una macabra messa in scena di un attacco militare oltre che ovviamente per sfogare le proprie perversioni sessuali.

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Juliette Mayniel

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Altro personaggio incredibile è Giorgio, un regista teatrale che crea un’allucinante messinscena utilizzando una ragazza, Silvia, pronta a tutto pur di soddisfare il suo maturo cliente così come aberrante è la figura di un ambasciatore che viene lasciato dalla sua donna ed è alla ricerca di una donna che possa in qualche modo incarnarla visivamente.
Tra questi squallidi personaggi ci sono loro, le ragazze, prostitute per scelta, come la diciottenne che partecipa all’orgia finale con un entusiasmo degno di miglior causa e Linda, una ragazza attirata nella villa con la promessa di un lavoro in tv e che verrà invece drogata e indotta a prostituirsi con il ricatto.
Nel finale, un’orgia santifica l’assurda riunione di pervertiti che hanno tentato di acquistare un pezzo dei loro osceni desideri per renderli reali, mentre i due coniugi pensano al domani.

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Due fotogrammi con Ilona Staller

I prosseneti, di Brunello Rondi, è un ‘opera profondamente disprezzata dai critici sin dalla sua uscita, nel 1976.
E direi con tutte le ragioni possibili e immaginabili.
Insopportabilmente spocchioso, snob come gran parte del cinema di questo regista, I prosseneti nasconde dietro citazioni colte e un’aria da piece teatrale il vuoto più assoluto, colmato dal regista con una quantità abnorme di scene di nudo e di situazioni scabrose, anche se va detto che nelle versioni televisive del film (probabilmente sforbiciate) la resa delle stesse è attenuata.
Se nella logica cinematografica di Rondi c’era l’intenzione di mostrare il vuoto della classe sociale presa di mira, una specie di borghesia/aristocrazia arricchita e viscida oltre l’immaginabile e di mostrare come contraltare la condizione delle donne, costrette a ruoli di subalternità in nome del dio denaro, quello che vien fuori alla fine è un pasticcio pesantissimo e noioso in modo patologico.

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Silvia Dionisio con Luciano Salce

L’eccessiva verbosità, i dialoghi presunti colti, la mancanza totale di sentimenti dei personaggi tutti negativi, inclusi anche le presunte vittime ovvero le ragazze che si prostituiscono vanno a creare una situazione di disagio perenne che è talmente visibile nel film da tramutarsi in un qualcosa di amorfo, privo di forma in tutti i sensi.
Non siamo di fronte ad un film di denuncia, perchè i personaggi sono talmente esasperati nei loro difetti da risultare fuori dal mondo, il tutto condito dall’insopportabile musica di Bacalov che ondeggia tra il barocco veneziano e la musichetta di un film hardcore.
Difficilissimo salvare qualcosa di questo film; nonostante un parterre di attori di ottimo livello.
Purtroppo quando un film inizia con frasi tipo ” e tutto aumenta, mi domando e dico dove andremo a finire” difficilmente uno può aspettarsi elementi di novità eclatanti.

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Stefania Casini

Non che usare monologhi di questo genere sia gravissimo, per carità: è il contesto generale, quindi la storia legata alla velatissima critica sociale del film a rendere insopportabile il tutto.

Anche nei vari rapporti tra le prostitute e gli occasionali clienti le cose non cambiano.
Nell’incontro tra Odile e il mercenario ci sono frasi come “per me il prossimo è solo oggetto di tortura” oppure “nessuno sa che sono così, perchè in tutti questi anni di amore occasionale nessuno è riuscito a scoprirmi sono riuscito a mimetizzarmi bene“, frasi dicevo che danno l’idea della banalità assoluta del tutto perchè mescolate spesso a citazioni o situazioni paradossali.
Dispiace anche vedere il bel cast assemblato per il film annaspare attorno ad una trama che si avvita attorno a se stessa sempre più; Alain Cuny, Juliette Mayniel, le sorelle Silvia e Sofia Dionisio, Stefania Casini fanno il loro dovere ma sembrano anche spaesati, quasi increduli mentre è davvero una cosa triste vedere un grande come Luciano Salce alle prese con un ruolo ridicolo come quello che interpreta nel film.
L’unica davvero a suo agio è Ilona Staller; la futura pornostar recita (recita?) sempre nuda quindi appare nel suo ruolo naturale.

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Leggendo quà e là le recensioni di molti spettatori, ho trovato giudizi molto contrastati sulla pellicola, giudizi divisi tra “a favore” e “decisamente contro”; personalmente ho sempre detestato Rondi, come del resto Samperi e Mogherini, autori di un cinema da furbetti del quartierino, spesso sopravvalutato per vari motivi.
In quanto alla reperibilità del film, circolano versioni abbastanza decenti della stessa per cui non dovrebbe essere difficile trovarne una in formato dvx che soddisfi o spettatore; in quanto al valerne la pena, è un altro discorso.

 

I prosseneti
Un film di Brunello Rondi. Con Luciano Salce, Alain Cuny, Stefania Casini, Silvia Dionisio,Juliette Meyniel, Ilona Staller, Jean Valmont, José Quaglio, Gabriella Lepori, Juliette Mayniel, Consuelo Ferrara Erotico, durata 100′ min. – Italia 1976.

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I prosseneti banner protagonisti

Stefania Casini: Odile
Alain Cuny: Il conte Davide
Silvia Dionisio: Silvia
Sofia Dionisio: Carla
Consuelo Ferrara: Linda
Sonja Jeannine: Jule
Gabriella Lepori: Giusi
Juliette Mayniel: La contessa Gilda
José Quaglio: José
Luciano Salce: Giorgio
Ilona Staller: Lyl
Jean Valmont: Aldobrando
Vittorio Ripamonti: il Commendatore, Direttore Generale della TV
Maria Tedeschi: Consuelo

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Regia Brunello Rondi
Sceneggiatura Brunello Rondi
Produttore Anselmo Parrinello
Casa di produzione Helvetia Films
Fotografia Gastone Di Giovanni
Montaggio Marcello Malvestito
Musiche Luis Enríquez Bacalov
Scenografia Elio Micheli

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