Filmscoop

Tutto il mio cinema

Dedicato al mare Egeo

Dedicato al mar Egeo locandina Masuo Ikeda era uno scrittore, illustratore,ceramista, scultore e incisore giapponese prestato al cinema in due occasioni; nella prima di queste scrisse e diresse Dedicato al mare Egeo, tratto da una sua storia dal titolo omonimo che ebbe un qualche successo in Giappone, vincendo il prestigioso Premio Akutagawa. Tante attività svolte brillantemente, alle quali però non può di certo essere aggiunta, almeno al livello di abilità conseguita, quella di regista di valore. Il film in questione, Dedicato al mare Egeo, uscito nelle sale senza alcuna visibilità nel 1979, è infatti una pellicola noiosa in maniera esemplare, una summa di quello che bisogna evitare allo spettatore che incautamente incespica in una pellicola come questa caratterizzata da una piattezza di narrazione elevata al sublime. La trama, ridotta all’osso ( e del resto c’è ben poco da raccontare) ci porta sulle orme di Nikos, giovane pittore di origine greca che frequenta una scuola d’arte e che vive temporaneamente presso Elda, una bella donna divorziata e con una figlia con seri problemi. Dedicato al mar Egeo 1

Come ovviamente prevedibile, tra i due nasce la passione e Nikos diventa l’amante della donna, stringendo contemporaneamente un bel legame con la figlia della donna, Lisa. La quale però sviluppa ben presto un’attrazione morbosa per Nikos. Il giovane, per guadagnare due soldi, accetta di diventare modello per la fotografa Gloria, che ha già una modella che presta saltuariamente il suo corpo per delle foto scattate dalla stessa Gloria. Anita, la modella, è una donna disinibita e ben presto seduce Nikos; il marito di Elda informa l’ex moglie della cosa, e naturalmente la reazione della donna è delle peggiori. Durante un viaggio in Grecia accade però qualcosa di tragico… Sospendo qua la narrazione della trama e non certo perché il finale riservi chissà quale sorpresa:anzi, se c’è una cosa che getta a mare quel pochissimo di buono che si era visto fino a questo momento è proprio la fine ridicola e francamente illogica della pellicola stessa. Spacciato come un film erotico, Dedicato al mar Egeo

Dedicato al mar Egeo 3

Dedicato al mar Egeo 2

in realtà non a quasi nulla di erotico, così come il titolo è assolutamente fuorviante su una presunta location greca; le uniche scene blandamente erotiche sono girate praticamente al buio mentre abbondano i nudi di Ilona Staller, una delle protagoniste del film. Poiché del film non “dovrebbe” esistere una versione digitale, chiunque abbia visto le rare riduzioni da VHS avrà notato che la riduzione stessa presenta la censura operata dal mercato giapponese, che prevede per le inquadrature delle parti intime una pecetta bianca. Così chi vede la pellicola finisce per perdere forse l’unica attrattiva del film, ovvero le nudità generosamente esposte di Ilona Staller. Che, come attrice, ha tante pecche come il protagonista maschile del film, l’attore di fotoromanzi Claudio Aliotti, qui in una delle sue nove apparizioni cinematografiche; di ben altro calibro ovviamente la presenza di Olga Karlatos, una delle attrici peggio utilizzate dal cinema negli anni settanta e che è l’unica ad avere doti recitative a sufficienza.

Dedicato al mar Egeo 4

Dedicato al mar Egeo 5

Dedicato al mar Egeo 6

 

Di scarso peso la presenza di Stefania Casini, mentre il decantato mar Egeo compare in pratica sul finale del film e fa da sfondo alla quasi folle sequenza finale, che purtroppo, come già detto, chiude in maniera pessima un film di per se deludentissimo. Brutto film, quindi, insipido e senza alcun interesse, con l’unico pregio di una gradevole colonna sonora firmata dal grande Ennio Morricone Nel web è presente l’unica versione ad oggi conosciuta della pellicola, ricavata da una VHS destinata al mercato giapponese, di scarsissima qualità, con sottotitoli in giapponese e censurata in alcune parti.Il link per vedere il film è il seguente: http://my.mail.ru/video/mail/vm_gluschenko/104076/104090.html#video=/mail/vm_gluschenko/104076/104090

Dedicato al mare Egeo di Masuo Ikeda, con Claudio Aliotti,Stefania Casini,Sandra Dobrigna,Olga Karlatos,Ilona Staller Drammatico, Italia 1979

Dedicato al mar Egeo banner gallery

Dedicato al mar Egeo 7

Dedicato al mar Egeo 8

Dedicato al mar Egeo 9

Dedicato al mar Egeo 10

Dedicato al mar Egeo 11

Dedicato al mar Egeo 12

Dedicato al mar Egeo 13

Dedicato al mar Egeo 15

Dedicato al mar Egeo 16

Dedicato al mar Egeo 17
  Dedicato al mar Egeo banner protagonisti

Claudio Aliotti … Nikos Stefania Casini … Gloria Sandra Dobrigna …Lisa Olga Karlatos … Elda Ilona Staller … Anita

Dedicato al mar Egeo banner cast

Regia: Masuo Ikeda Soggetto: Masuo Ikeda Musiche:Ennio Morricone Fotografia:Mario Vulpiani Montaggio:Mario Morra

 Dedicato al mar Egeo banner recensioni L’opinione di Ronax dal sito http://www.davinotti.com Tanto per cominciare il titolo c’entra poco o nulla, visto che il Mar Egeo entra in scena solo nel finale e ha unicamente il ruolo di rassegnato spettatore dell’epilogo di questo grottesco melodrammone erotico girato dal giapponese Masuo Ikeda in vacanza fra Roma e la Grecia. Forse mai distribuito in Italia e oggi disponibile solo su un supporto nipponico con ridicole pecette censorie sul pube della Staller, il film è una somma di situazioni insensate e dialoghi insopportabili resi ancora più atroci da una recitazione canina. Evitabilissimo. L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com Tarda produzione anni Settanta, eredita umori samperiani e punta tutto sulla carta della bellezza: la bellezza del corpo femminile (prima i nudi “accademici”, poi quelli della Karlatos, della Staller e della Casini), del paesaggio naturale (l’incontaminato Mar Egeo) e delle musiche (Morricone con apporti vocali della Dell’Orso). Questo consente di prevenire i possibili agguati della noia provocata da una sceneggiatura poco brillante – financo con maldestri risvolti onirici – e un finale tanto prevedibile quanto improbabile. L’opinione di Ilgobbo dal sito http://www.davinotti.com Nikos, squattrinato e svogliato studente d’arte a Roma, se la fa con la padrona di casa, che vive con una strana bambina. Ma un incontro casuale… Erotico con pretese artistiche del giapponese Ikeda, costellato di inquadrature pretenziose e dialoghi terrificanti, musicati da Morricone con tanti sospirini e sospironi di Edda Dell’Orso: praticamente un trionfo del kitsch, specie nell’ultima parte che si svolge in Grecia. Le bellone del film si danno tutte un gran daffare, inutile dire che è Cicciolina a regalare i numeri migliori. Dedicato al mar Egeo banner foto   Dedicato al mar Egeo locandina 5   Dedicato al mar Egeo locandina 4   Dedicato al mar Egeo locandina 3 Dedicato al mar Egeo locandina sound 2

 Track list della colonna sonora

01 – Dedicato al Mare Egeo 02 – Un Grido 03 – Lisa E Nikos 04 – Cavallina A Cavallo 05 – E Fuggi Via 06 – Un Songno Al Sole 07 – Lisa Del Mare Egeo 08 – Vedere E Non Sapere 09 – Tre Per Tre 10 – La Donna Della Finestra Difronte 11 – Dedicato Al Mare Egeo 12 – Cavallina A Cavallo 13 – Dedicato Al Mare Egeo (Masuo Ikeda) 14 – Lida Del Mare Egeo (Masuo Ikeda) 15 – Dedicato Al Mare Egeo (Masuo Ikeda, Ruggero Gatti)

Dedicato al mar Egeo foto 6

Dedicato al mar Egeo foto 5

Dedicato al mar Egeo foto 4

Dedicato al mar Egeo 14

Dedicato al mar Egeo foto 3

Dedicato al mar Egeo foto 2

Dedicato al mar Egeo foto 1

Dedicato al mar Egeo foto

marzo 28, 2014 Posted by | Erotico | , , , | 1 commento

I prosseneti

I prosseneti locandina

Il conte Davide e sua moglie, la contessa Gilda, a corto di soldi, trasformano la loro lussuosa villa in un postribolo usando come esca giovani ragazze per una clientela speciale.

Si tratta infatti di professionisti preda di perversioni particolari o comunque alla ricerca di cose proibite.
Così nel corso del film vediamo sfilare la giovane Odile, figlia di una donna stuprata e torturata dai mercenari che si prostituisce per rivivere sul proprio corpo (e nella propria mente) le sofferenze della madre e che guarda caso verrà accontentata incontrando un mercenario ancora alla ricerca di sfogo alle sue perversioni sessuali; l’uomo utilizzerà la ragazza come campo di battaglia per una macabra messa in scena di un attacco militare oltre che ovviamente per sfogare le proprie perversioni sessuali.

I prosseneti 12

Juliette Mayniel

I prosseneti 11

Altro personaggio incredibile è Giorgio, un regista teatrale che crea un’allucinante messinscena utilizzando una ragazza, Silvia, pronta a tutto pur di soddisfare il suo maturo cliente così come aberrante è la figura di un ambasciatore che viene lasciato dalla sua donna ed è alla ricerca di una donna che possa in qualche modo incarnarla visivamente.
Tra questi squallidi personaggi ci sono loro, le ragazze, prostitute per scelta, come la diciottenne che partecipa all’orgia finale con un entusiasmo degno di miglior causa e Linda, una ragazza attirata nella villa con la promessa di un lavoro in tv e che verrà invece drogata e indotta a prostituirsi con il ricatto.
Nel finale, un’orgia santifica l’assurda riunione di pervertiti che hanno tentato di acquistare un pezzo dei loro osceni desideri per renderli reali, mentre i due coniugi pensano al domani.

I prosseneti 9

I prosseneti 10

Due fotogrammi con Ilona Staller

I prosseneti, di Brunello Rondi, è un ‘opera profondamente disprezzata dai critici sin dalla sua uscita, nel 1976.
E direi con tutte le ragioni possibili e immaginabili.
Insopportabilmente spocchioso, snob come gran parte del cinema di questo regista, I prosseneti nasconde dietro citazioni colte e un’aria da piece teatrale il vuoto più assoluto, colmato dal regista con una quantità abnorme di scene di nudo e di situazioni scabrose, anche se va detto che nelle versioni televisive del film (probabilmente sforbiciate) la resa delle stesse è attenuata.
Se nella logica cinematografica di Rondi c’era l’intenzione di mostrare il vuoto della classe sociale presa di mira, una specie di borghesia/aristocrazia arricchita e viscida oltre l’immaginabile e di mostrare come contraltare la condizione delle donne, costrette a ruoli di subalternità in nome del dio denaro, quello che vien fuori alla fine è un pasticcio pesantissimo e noioso in modo patologico.

I prosseneti 14

Silvia Dionisio con Luciano Salce

L’eccessiva verbosità, i dialoghi presunti colti, la mancanza totale di sentimenti dei personaggi tutti negativi, inclusi anche le presunte vittime ovvero le ragazze che si prostituiscono vanno a creare una situazione di disagio perenne che è talmente visibile nel film da tramutarsi in un qualcosa di amorfo, privo di forma in tutti i sensi.
Non siamo di fronte ad un film di denuncia, perchè i personaggi sono talmente esasperati nei loro difetti da risultare fuori dal mondo, il tutto condito dall’insopportabile musica di Bacalov che ondeggia tra il barocco veneziano e la musichetta di un film hardcore.
Difficilissimo salvare qualcosa di questo film; nonostante un parterre di attori di ottimo livello.
Purtroppo quando un film inizia con frasi tipo ” e tutto aumenta, mi domando e dico dove andremo a finire” difficilmente uno può aspettarsi elementi di novità eclatanti.

I prosseneti 1

I prosseneti 2

Stefania Casini

Non che usare monologhi di questo genere sia gravissimo, per carità: è il contesto generale, quindi la storia legata alla velatissima critica sociale del film a rendere insopportabile il tutto.

Anche nei vari rapporti tra le prostitute e gli occasionali clienti le cose non cambiano.
Nell’incontro tra Odile e il mercenario ci sono frasi come “per me il prossimo è solo oggetto di tortura” oppure “nessuno sa che sono così, perchè in tutti questi anni di amore occasionale nessuno è riuscito a scoprirmi sono riuscito a mimetizzarmi bene“, frasi dicevo che danno l’idea della banalità assoluta del tutto perchè mescolate spesso a citazioni o situazioni paradossali.
Dispiace anche vedere il bel cast assemblato per il film annaspare attorno ad una trama che si avvita attorno a se stessa sempre più; Alain Cuny, Juliette Mayniel, le sorelle Silvia e Sofia Dionisio, Stefania Casini fanno il loro dovere ma sembrano anche spaesati, quasi increduli mentre è davvero una cosa triste vedere un grande come Luciano Salce alle prese con un ruolo ridicolo come quello che interpreta nel film.
L’unica davvero a suo agio è Ilona Staller; la futura pornostar recita (recita?) sempre nuda quindi appare nel suo ruolo naturale.

I prosseneti 3

Leggendo quà e là le recensioni di molti spettatori, ho trovato giudizi molto contrastati sulla pellicola, giudizi divisi tra “a favore” e “decisamente contro”; personalmente ho sempre detestato Rondi, come del resto Samperi e Mogherini, autori di un cinema da furbetti del quartierino, spesso sopravvalutato per vari motivi.
In quanto alla reperibilità del film, circolano versioni abbastanza decenti della stessa per cui non dovrebbe essere difficile trovarne una in formato dvx che soddisfi o spettatore; in quanto al valerne la pena, è un altro discorso.

 

I prosseneti
Un film di Brunello Rondi. Con Luciano Salce, Alain Cuny, Stefania Casini, Silvia Dionisio,Juliette Meyniel, Ilona Staller, Jean Valmont, José Quaglio, Gabriella Lepori, Juliette Mayniel, Consuelo Ferrara Erotico, durata 100′ min. – Italia 1976.

I prosseneti banner gallery

I prosseneti 4

I prosseneti 5

I prosseneti 6

I prosseneti 7

I prosseneti 8

I prosseneti 13

I prosseneti 15

I prosseneti banner protagonisti

Stefania Casini: Odile
Alain Cuny: Il conte Davide
Silvia Dionisio: Silvia
Sofia Dionisio: Carla
Consuelo Ferrara: Linda
Sonja Jeannine: Jule
Gabriella Lepori: Giusi
Juliette Mayniel: La contessa Gilda
José Quaglio: José
Luciano Salce: Giorgio
Ilona Staller: Lyl
Jean Valmont: Aldobrando
Vittorio Ripamonti: il Commendatore, Direttore Generale della TV
Maria Tedeschi: Consuelo

 I prosseneti banner cast

Regia Brunello Rondi
Sceneggiatura Brunello Rondi
Produttore Anselmo Parrinello
Casa di produzione Helvetia Films
Fotografia Gastone Di Giovanni
Montaggio Marcello Malvestito
Musiche Luis Enríquez Bacalov
Scenografia Elio Micheli

Filmscoop è su Facebook: richiedetemi l’amicizia.

Il profilo è il seguente:

http://www.facebook.com/filmscoopwordpress.paultemplar

settembre 12, 2012 Posted by | Erotico | , , , , , , | 5 commenti

5 donne per l’assassino

Giorgio è uno scrittore di successo sposato con Erica, in attesa di partorire.
Al ritorno da un viaggio, l’uomo viene avvisato da una parente che la moglie ha le doglie; ma appena arrivato nella sua villa di Pavia, Giorgio apprende con dolore da Lidia, un’amica di famiglia che è anche la dottoressa che ha assistito Erica durante il travaglio,che la moglie è morta per i postumi del parto.
Il bambino però è nato, e Giorgio, pur affranto, organizza i funerali della moglie.
Lidia informa Giorgio che è sterile, gettando l’uomo nella costernazione; il dubbio sulla fedeltà della moglie inizia a serpeggiare in lui.
Mentre Giorgio è in preda ai suoi dubbi, il bambino appena nato è affidato alle cure di sua zia e del professor Aldo Betti, rinomato pediatra dalla doppia vita ; Betti infatti, pur sposato, non si fa scrupolo nel tradire sua moglie che dal canto suo non sembra essere particolarmente interessata alla vita del marito.


Intanto in città, in curiosa concomitanza con questi avvenimenti, un misterioso serial killer semina il terrore tra le donne in stato di gravidanza, alcune delle quali vengono orrendamente uccise con un taglio che va dal pube all’ombellico.
Lo stesso killer lascia sui corpi delle sventurate vittime un misterioso segno di riconoscimento, un simbolo raffigurante la fertilità.
Una dopo l’altra vengono uccise Tiffany, Oriana e Sofia, tutte in qualche modo legate alla clinica dov’è avvenuta la tragica moglie di Giorgio.
Il quale, dal canto suo, diventa il primo sospettato dei delitti. Ma ben presto si capisce che Giorgio è estraneo alla storia, anche perchè è il primo a soccorrere Lidia, anch’essa vittima di una aggressione.


Ma la vicenda sta per ingarbugliarsi; il commissario che segue le indagini decide di tendere una trappola al killer, usando la collaborazione di Giorgio e scoprendo che Erica non è morta di parto, ma è stata uccisa e che anche sul suo pube il misterioso assassino ha tracciato un rudimentale simbolo di fertilità.
L’assassino sarà scoperto grazie anche a questo particolare, ma le sorprese non sono finite…
Il genere thriller non è nelle corde di Stelvio Massi, uno dei migliori registi di genere del cinema italiano, autore di discreti prodotti riconducibili al poliziesco all’italiana come La legge violenta della squadra anticrimine ,Mark il poliziotto spara per primo,Mark il poliziotto, Un poliziotto scomodo, Poliziotto senza paura,Il commissario di ferro.

Ilona Staller

Pur dotato di una buona sceneggiatura, 5 donne per l’assassino è un thriller modesto penalizzato da un’incredibile mancanza di tensione e da una recitazione estremamente approssimativa, nonostante nel cast figuri nientemeno che Giorgio Albertazzi.
Un vero peccato, perchè in mano ad uno specialista questo film avrebbe potuto avere ben altro risultato e sopratutto ben altro esito ai botteghini.
Siamo nel 1974, e il genere thriller, pur abbondantemente sfruttato continua a tirare anche se di li a poco il filone si sarebbe andato lentamente esaurendo; Massi, reduce dal discreto successo di Squadra volante, allestisce alla bene e meglio un cast fatto essenzialmente di comprimari, in cui l’unico nome di sicuro spicco è proprio quello di Albertazzi .
La miscela scelta da Massi privilegia più la brutalità delle scene, peraltro girate in maniera approssimativa, con abbondanti scene di nudo, facendo spogliare a turno Ilona Staller, che nelle poche sequenze in cui resta in vita il suo personaggio sembra essere allergica ai tessuti e le altre starlet che compongono il cast.


Si spogliano tutte, da Pascale Rivault (la dottoressa amica di Erica e Giorgio) e Gabriella Lepori cosi come Catherine Diamant; inutile dire che le attricette appaiono espressive solo senza vestiti, perchè la recitazione latita in maniera preoccupante contribuendo non poco alla scarsa credibilità della pellicola stessa.
Stelvio Massi non riesce in nessun momento a creare tensione, limitandosi a snocciolare sequenza da sbadigli, intervallate dagli omicidi abbastanza feroci ma racchiusi in pochi minuti di proiezione, lasciando il resto del film a galleggiare nell’anonimato; il finale riscatta in qualche modo il film, riuscendo a salvare dalla bocciatura totale il prodotto stesso.

Howard Ross

Pascale Rivault

In quanto alle varie componenti del film, le musiche sono imbarazzanti, la fotografia appena sufficiente e tutto il resto assolutamente dimenticabile.
Fra i tanti thriller del periodo d’oro, questo è uno dei più anonimi e deludenti; agli amanti del cinema anni settanta ricordo che la pellicola è di difficile reperibilità e che le uniche versione ridotte dal 35 mm sono riconducibili a vecchie VHS, mentre non sono riuscito a trovare versioni digitali o ricavate da rippaggi via satellite. Il che è attribuibile anche alla presenza nel film, come già accennato, di scene abbastanza forti anche per il genere thriller.

 Cinque donne per l’assassino

Un film di Stelvio Massi. Con Giorgio Albertazzi, Howard Ross, Ilona Staller, Katia Christine,Francis Matthews, Pascale Rivault, Lorenzo Piani, Catherine Diamant, Gabriella Lepori, Carla Mancini, Edmondo Sannazzaro Giallo, durata 95′ min. – Italia 1974.

Francis Matthews …Giorgio Pisani
Pascale Rivault … Dottoressa. Lidia Franzi
Giorgio Albertazzi … Professor Aldo Betti
Howard Ross …Commissario
Katia Christine … Alba Galli
Catherine Diamant … Oriana
Gabriella Lepori … Sophia
Maria Cumani Quasimodo …Zia Marta
Tom Felleghy …Editore
Ilona Staller … Tiffany

Regia Stelvio Massi
Soggetto Roberto Gianviti, Gianfranco Clerici
Sceneggiatura Roberto Gianviti, Gianfranco Clerici, Vincenzo Mannino
Produttore Carlo Maietto
Casa di produzione Thounsand Cin.ca (Roma); Les Film La Boétie (Paris)
Distribuzione (Italia) Alpherat
Montaggio Maurizio Bonanni
Musiche Giorgio Gaslini
Scenografia Sergio Palmieri
Costumi Sergio Palmieri
Trucco Bianca Verdirosi

giugno 16, 2012 Posted by | Thriller | , , , , | Lascia un commento

Bestialità

Bestialità locandina

Una ragazzina traumatizzata, una coppia matura in crisi. Un triangolo amoroso che verrà a comporsi e poi disfarsi con tragedia greca in agguato.
Sembrerebbe la classica storia pruriginosa tipica della commedia sexy italiana post 1975, almeno a leggere alcuni commenti assolutamente inaffidabili redatti da improbabili critici che non hanno visto altro che qualche frammento della pellicola in oggetto.

Le cose stanno ben diversamente, perchè Bestialità è uno dei film “maledetti” degli anni 70, un film abbastanza brutto ma coraggioso, che appartiene ad un tipo di cinema che oggi nessuno si sogna più di proporre.
Un cinema che non aveva paura di affrontare i tabù sessuali, come l’incesto e l’omosessualità o come la bestialità, la zoofilia che è alla base della sceneggiatura del film che andiamo a scoprire.
Siamo nel 1976 anno di svolta per il cinema italiano.

Bestialità 13

Bestialità 14

La grande crisi è arrivata, per motivi più volte elencati; la tv uccide il cinema, perchè porta nelle case migliaia di pellicole a costo zero attraverso gli innumerevoli canali televisivi privati che trasmettono 24 ore al giorno in prevalenza film, molti dei quali recentissimi.
Peter Skerl con l’aiuto di Luigi Montefiori (che si firma al solito Eastman) scrive la sceneggiatura di questo film che tratta un argomento assolutamente tabù per il cinema, affrontato in rarissime occasioni e mai in termini così espliciti.
La storia racconta le vicende della giovanissima Janine, che un giorno scopre la propria madre in atteggiamenti intimi con il cane di famiglia.

Bestialità 12

Al trauma per l’improvvisa scoperta si aggiunge quello per la reazione del padre che dopo aver ammazzato l’animale da fuoco alla casa e porta via la moglie.
Janine finisce così in una casa di cura, per rimettersi dal trauma, dall’epilessia e da una gravissima forma di sifilide che probabilmente le ha trasmesso la madre.
Un giorno la ragazza decide di averne abbastanza e fugge dalla clinica per rifugiarsi sull’isola nella quale ha vissuto il trauma adolescenziale; qui trova rifugio grazie ad un pastore, Ugo, e si lega al cane di quest’ultimo, un doberman ribattezzato (con pochissima fantasia) Satana.
Qualche tempo dopo sull’isola arriva una matura coppia, composta da Paul e da sua moglie Yvette; i due sono ormai in crisi affettiva nonostante l’antico affetto li unisca ancora.

Bestialità 11

 

Bestialità 10

Yvette, conosciuta Janine, le si lega morbosamente; dapprima nella donna affiora un affetto materno che però ben presto si trasforma in qualcosa di ben diverso.
Le due donne, la matura Yvette e l’adolescente Janine diventano amanti e decidono di coinvolgere nei loro giochi saffici il marito della donna, Paul.
I tre formano quindi un triangolo perfetto, in cui tutto sembra funzionare a meraviglia e difatti il rapporto tra i coniugi sembra rinascere.
Ma Janine si lascia portare dall’istinto e un giorno replica l’esperienza della madre; mentre è su una roccia, ha un rapporto con il suo cane che però la sbrana.
Il pastore che ha raccolto la giovane Janine uccide il malcapitato Satana a bastonate e ….
Bestialità è un film abbastanza anomalo fin dalla trattazione di argomenti scabrosi come il lesbismo, la relazione tra persone mature e un’adolescente (eminentemente erotica), la zoofilia.
La mescolanza di questi tre ingredienti origina un film confuso e a tratti malsano, dai dialoghi surreali e pretestuosi.
Sentire Paul dissertare sul senso della vita e giustificare la sua relazione ai limiti della pedofilia, anzi sicuramente pedofila visto che il personaggio di Janine nella sceneggiatura ha 16 anni, è abbastanza penoso oltre che assurdo.

Bestialità 9

Bestialità 8

 

La lentezza del film, scandita solo dalle carezze saffiche tra Janine e Yvette, in seguito allargate al felicissimo Paul quasi incredulo della grazia che gli è capitata assume contorni grotteschi anche nelle scene di nudo.
Vedere le chiappe al vento di Philippe March (che interpreta Paul) o i ripetuti accoppiamenti con Eleonora Fani (Janine) e la moglie Yvette (Juliette Mayniel) trasmette un senso di tristezza abbastanza profonda, aldilà dell’aspetto poco coinvolgente dello scenario erotico.
Ancora più desolante è il finale del film, che da tragedia greca innescata dalla morte di Janine sbranata da Satana e vendicata dal pastore Ugo che uccide il povero animale a bastonate (un brutto esempio di cultura anti animalista) si trasforma quasi in farsa grottesca con la matura Yvette che scopre di essere incinta e contemporaneamente scopre anche di essere stata infettata dalla sifilide, cosa che porterebbe la donna a mettere al mondo un figlio probabilmente malato.

Bestialità 7
Un brutto pasticciaccio, quindi, che ha però il merito di affrontare con un certo coraggio un tema scomodo come la zoofilia, senza mostrare peraltro più del necessario e contenendo le scene erotiche (ammesso che lo siano) con i cani nei limiti accettabili del decoro.
Tra le pochissime luci del film si possono citare il fascino e la bravura di Leonora Fani, che all’epoca del film aveva 22 anni ma ne mostrava come minimo 7-8 in meno; aiutata dal suo volto da eterna ragazzina, la Fani riesce a dare contorno e spessore ad un personaggio certamente difficile e cavandosela con dignità anche nelle numerose scene di sesso, che la coinvolgono in esperienze abbastanza problematiche come i baci saffici con la Mayniel (che all’epoca in cui venne girato il film aveva 40 anni) e gli amplessi con Paul/Philippe March.

Bestialità 6

Quest’ultimo è la vera pietra al collo della pellicola: l’attore francese che sarebbe poi scomparso 4 anni dopo all’età di 55 anni è legnoso e monocorde ed anche palesemente a disagio nelle scene di sesso.
Molto meglio la brava Mayniel che mostra oltre ad una padronanza evidente dei mezzi scenici un superbo fisico, robusto ma armonico alla bella età di 40 anni.
Sul film aleggia la colonna sonora di Gori, morbosa al punto giusto e che ricorda la classica Djamballa che era la soundtrack di Il dio serpente, mentre la fotografia è ingiudicabile; chi non ha visto questo film nelle sale ha potuto farlo solo attraverso le Vhs. Non mi risulta infatti che le tv private lo abbiano trasmesso e se lo hanno fatto lo hanno trasmesso in analogico.
I fotogrammi del film provengono da un riversaggio VHS-Rip e la qualità scadente dei fotogrammi mostra come molti passaggi del film stesso siano ingiudicabili dal punto di vista estetico/fotografico.

Bestialità 5

Bestialità 3

Questi fotogrammi sono gli unici esistenti in rete e sono ovviamente edulcorati dalle scene di sesso con i cani (peraltro molto ma molto velate).
In ultimo, solita testimonianza della malafede di alcuni critici della domenica.
Ecco come viene descritta la trama in un sito specializzato: “I protagonisti sono: una donna che è innamorata del suo dobermann; una figlia che è gelosa della madre; un marito che è geloso del dobermann e infine il cane che è geloso del marito. Alla fine l’animale sbrana la ragazza e viene ucciso dal marito. Insensato.
Inutile dire che l’anonimo recensore avrà visto qualche porno su una rete privata e lo ha scambiato per questo film oppure più probabilmente si è inventato la trama…..

Bestialità 4

 

Bestialità
Un film di Peter Skerl. Con Leonora Fani, Philippe March, Juliette Meyniel, Marisa Valenti,Ennio Balbo, Piero Mazzinghi, Lorenzo Fineschi, Franca Stoppi, Ilona Staller, Cinzia Romanazzi
Drammatico/Erotico, durata 85 min. – Italia 1976.

Bestialità banner gallery

Bestialità 2

Bestialità 1

Bestialità 15

Bestialità banner personaggi

Philippe March    …     Paul
Juliette Mayniel    …     Yvette
Enrico Maria Salerno    …     Ugo
Leonora Fani    …     Jeanine
Franca Stoppi    …     La madre di Janine

Bestialità banner cast

Regia: Peter Skerl
Sceneggiatura: Peter Skerl, Luigi Montefiori (George Eastman)
Produzione: Peter Skerl, Luigi Valenti
Musiche: Coriolano Gori
Editing: Peter Skerl, Maurizio Mancini

Le recensioni qui sotto sono prese dal sito http://www.davinotti.com

Tutti i diritti riservati.

Gli anni’70 non sono solo (e soltanto) stati quelli della commedia sexy, del giallo e del poliziesco. Sono stati anche, in misura tutt’altro che contenuta, quelli del disagio esistenziale, della “maladolescenza” e, più in generale, della difformità di concezione sull’edonismo applicato all’atto sessuale. Un mini filone, a base di bestialità assortite, fece la sua comparsa: cani o serpenti gli amanti prediletti da ragazze men che piccine. Questo è l’esemplare meno volgare e che più degli altri attirò pubblico nelle sale. La musica tetra e il partner aggiudicato (dobermann) lo rendono avvilente.

Da un’idea di Luigi Montefiori. Sulle cupe note di Gori, prologo ed epilogo zoofili e violenti delimitano una scipita storia di coniugi borghesi in crisi: il contatto con un’isolana giovane e selvaggia fa loro riscoprire la perversione dei sensi. Dialoghi verbosi e vuoti – decorati da uno strip-tease della Staller – si alternano a scene di sesso tra la Fani e la coppia March-Meyniel. Salerno parla poco e bastona, Muller filosofeggia insensato. Scabroso, con pretese autoriali frustrate.

Una ridicolaggine bella e buona, girata male e con le pessime musiche di Lallo Gori, forse riciclate, chissà. Dialoghi irritanti, storia elementare… è davvero arduo salvare qualcosa in questa pellicola, sebbene ci siano alcuni bravi attori (Muller, Salerno, lo stesso Balbo). Appare anche la Staller in uno dei suoi tipici ruoli degli anni ’70, e come se il film non fosse già abbastanza bizzarro di suo, Maria Tedeschi ad un certo punto accenna persino uno strip. Quando è troppo, è troppo.

Si parte alla grande, con una sequenza edipico-zoofila trashisticamente imperdibile. Poi si tenta la carta dell’erotico (più o meno) classico, con scenari vagamente esotici e una buona dose di noia, mentre il ridicolo si limita ai dialoghi allucinanti (si legga sotto) e ad alcune inquadrature (per via di una regia a dir poco pessima). L’attenzione sale nell’ultima mezz’ora, quando il senso dell’assurdo e del trash tornano finalmente a farsi sentire. Incredibile la presenza di alcuni grandi nomi, tra attori e doppiatori. Musiche di Gori spassose.

Non si è mai visto nulla di simile e mai si ripeterà. Un mix tra zoofilia e poesia pura, lontano anni luce dalle boiate caserecce di Luigi Russo o le “bestie” della Marina Fajese. Scioccante, perverso ma anche ipnotico e, per certi versi, surreale. La Fani è al massimo dello splendore. Si vede che dietro c’è una regia che ricerca la bellezza estetica, distante da quelle dei nostri “classici” registi di genere. Peter Skerl, regista svedese con qualche ambizione, ci regala qualcosa di unico e indimenticabile.

settembre 16, 2011 Posted by | Erotico | , , , | Lascia un commento

La supplente

La supplente locandina

Solito liceo romano, solito galletto della classe che si spupazza due liceali prima di perdere completamente la testa per la bella e fascinosa Loredana Cataluzzi, insegnante supplente di scienze nominata in loco della titolare della cattedra Teresa Scifuni, considerata dai ragazzi una menagramo di prim’ordine.
Il cambio si rende necessario per la dipartita della Sciguni; così i ragazzi, senza alcun rimpianto accettano ben volentieri la nuova arrivata.
Il povero galletto, un giovinastro di nome Stefano, cerca in tutti i modi di sedurre Loredana, che viceversa lo canzona non alimentando le sue speranze.

La supplente 1

La supplente 4
Carmen Villani è Loredana Cataluzzi, la supplente

Loredana invece accetta la corte di Cazzaniga, l’insegnante di educazione fisica un tantino spaccone.
Ma il giovane Stefano riesce a mandare a monte i tentativi di “accoppiamento” dei due, chiudendo il docente nei gabinetti di un cinema o facndo suonare l’allarme della sua auto mentre sta consumando finalmente l’atto carnale.
Stefano avrà modo di rifarsi quando corteggerà la bella sorella di Loredana, Sonia, grazie ad un equivoco che si rivelerà prezioso.
A quel punto Loredana, punta nell’amor proprio e vedendosi trascurata, concederà le sue grazie a Stefano.
Nonostante questo verrà rimandato in scienze, oltre che in educazione fisica dal risentito cazzaniga.
Loredana, Sonia e Stefano passeranno così le vacanze in montagna, dove il giovane avrà modo di studiare scienze, anatomia (grazie a Sonia) ed educazione fisica impartita da un bellimbusto muscoloso che servirà anche da passatempo alla volubile Loredana.

La supplente 3
Dayle Haddon è Sonia, la sorella di Loredana

Trama decisamente esile al servizio della bellissima e fascinosa Carmen Villani, ormai a tutti gli effetti ex cantante e attrice di film sexy, questa del film La supplente; un film appartenente al genere studentesco, che vanta anche una sfilza di titoli molto simili come La liceale, L’insegnante va in collegio ecc.
La variazione questa volta è solo nell’attrice protagonista, la già citata Villani; gran corpo, seno prosperoso anche se non over size, la Carmen è simpatica e bella.
Null’altro.
Probabilmente inserita in film dal contesto diverso avrebbe avuto un’altra carriera cinematografica, ma evidentemente i registi, come questo Guido Leoni che la dirige nel 1975 in lei vedevano solo il prototipo della vamp e le affidavano unicamente ruoli sexy.

La supplente 13
A sinistra si riconosce Ilona Staller

Con le premesse di una sceneggiatura ridotta all’osso e la partecipazione del solo Aldo Giuffrè a tenere alto il livello recitativo, La supplente si segnala solo per qualche scena ardita come quella in cui Stefano si spupazza le due liceali (una delle due è la celebre Ilona Staller alias Cicciolina) e per la fresca bellezza dell’altra attrice protagonista, Dayle Haddon.
Eligio Zamara, che interpreta il focoso Stefano fa il minimo richiesto, anche se va detto che si comprta meglio di altri attori “liceali” comparsi in seguito in altri film; il regista, Guido Leoni ( che nella sua carriera dirigerà 14 film, tra i quali Oh mia bella matrigna e Le seminariste) bada semplicemente a mostrare il meglio della Villani e delle altre ragazze del cast.
La Staller compare per poche sequenze, ovviamente nuda, mentre c’è un piccolo spazio per Gisela Hahn.

La supplente 15
Un film non particolarmente interessante, ma nemmeno da gettare in toto; da segnalare anche la colonna sonora, opera del grande Renato Rascel.
Qualche sprazzo di comicità salva il tutto da un naufragio annunciato già dal titolo; questo tipo di pellicole aveva, a metà anni settanta, un pubblico molto limitato.
Il film ebbe un sequel almeno nel titolo, La supplente va in città (1979) con protagonista sempre la Villani nel ruolo di Rubina per la regia di Vittorio De Sisti.

La supplente 14

La supplente,un film di Guido Leoni. Con Carmen Villani, Carlo Giuffrè, Dayle Haddon, Eligio Zamara, Ilona Staller, Giacomo Furia, Gastone Pescucci, Gisela Hahn, Gloria Piedimonte
Erotico, durata 95 min. – Italia 1975.

La supplente banner gallery

La supplente 12

La supplente 11

La supplente 10

La supplente 9

La supplente 8

La supplente 7

La supplente 6

La supplente 5

La supplente banner personaggi

Carmen Villani     …     Loredana Cataluzzi
Eligio Zamara          …     Stefano Baldesi
Carlo Giuffrè          …     Prof.Cazzaniga
Dayle Haddon         …     Sonia
Alvaro Brunetti         …     Sergio

La supplente banner cast

Regia: Guido Leoni
Sceneggiatura: Guido Leoni
Musiche: Renato rascel
Editing: Angelo Curi

aprile 12, 2011 Posted by | Erotico | , , , , | Lascia un commento

Incontro d’amore-Bali

Incontro d'amore Bali locandina

Strano destino quello di questo film: girato da Ugo Liberatore nel 1970 con il titolo emblematico di Bali, nel 1972 uscì nei cinema con il titolo di Incontro d’amore e ancora successivamente come Incontro d’amore a Bali.
Della stesura originale del 1971 restava l’impianto generale, ma al film vennero aggiunte sequenze iniziali dirette da Paolo Heusch, che in teoria dovevano servire per completare la trama, ma in realtà aggiunsero ben poco al film, se non l’elemento torbido rappresentato dalla presenza di alcune scene di nudo girate da Ilona Staller, con lo pseudonimo di Elena Mercury.

Incontro d'amore Bali 5
Laura Antonelli

Incontro d'amore Bali 16
Scena presente solo nella seconda versione; Ilona Staller

La Staller in pratica prese il posto della Antonelli, che nella prima versione era la protagonista principale del film.
Il montaggio definitivo pur non snaturando il film, non aggiunse gran che al senso generale del film, limitandosi a proporre delle sequenze in cui viene in qualche modo esplicato il rapporto tra i due coniugi protagonisti del film.
La vicenda parte, nella versione definitiva, con l’omicidio da parte di Carlo di sua moglie Daria e il successivo arrivo della polizia; al commissario che chiede il perchè dell’assassinio, Carlo racconta la sua storia.

Incontro d'amore Bali 11

Lui e Glenn, scrittori, partono per l’isola di Bali dove Carlo si diletta in fotografia e con l’amico partecipa alla stesura di un libro.
Glenn, in profonda crisi spirituale, trova in un bramino conforto per la sua anima, nonostante le benevole prese in giro dell’amico.
Sull’isola arriva Daria, la splendida moglie di Carlo, che ben presto inizia a provare simpatia e qualcos’altro per il giovane tormentato. arrivando alla fine ad offrirsi fisicamente pur di distoglierlo dagli strani pensieri che il giovane ha.
Tutto inutile, perchè alla fine, con la morte del bramino, anche Glenn subirà la stessa sorte.
Ritornato a casa,Carlo ucciderà la moglie, sopraffatto dalla gelosia e si ucciderà davanti agli occhi esterrefatti del commissario tagliandosi la gola con un frammento di vetro.

Incontro d'amore Bali 3

John Steiner è Glenn

Incontro d’amore è un film che ha nell’ambientazione la sua parte migliore; lo splendido scenario dell’isola di Bali supplisce in qualche modo alla storia, francamente scontata e alla banalità dei dialoghi; il film è monotono, a tratti davvero noioso, non fosse per gli scenari intriganti che accompagnano la vicenda.
Così tra templi indù, lunghe pause e scenari esotici, si dipana la vicenda, fino al finale che ovviamente conosciamo tranne che per la parte che riguarda il suicidio di Carlo;

Incontro d'amore Bali 2

Incontro d'amore Bali 12

chi ha avuto modo di vedere la prima stesura del film, non resta ovviamente disorientato dal passaggio del personaggio di Daria dall’interpretazione della Staller a quella della Antonelli. Viceversa immagino cosa abbia provato lo spettatore non al corrente dello stratagemma.
Gli attori svolgono diligentemente il loro ruolo; assolutamente ingiudicabile la Staller, che resta in scena pochi minuti, ripresa in volto per pochi fotogrammi, bene la Antonelli, assolutamente splendida, mentre Steiner che interpreta Glenn cerca di dare una profondità spirituale al suo personaggio con alterne fortune. Viceversa Umberto Orsini se la cava dignitosamente.Il commissario è interpretato da un sobrio Ettore Manni, mentre le musiche sono ben costruite da Giorgio Gaslini.

Incontro d'amore Bali 4

Incontro d'amore Bali 6

Un film non memorabile di Ugo Liberatore, che veniva dal grande successo dell’altrettanto esotico Bora Bora; in questo caso, il fiasco al botteghino, si trasformò in una battuta d’arresto che vedrà la sua carriera in declino, con la parziale eccezione di Nero veneziano.

La pellicola è disponibile in un’ottima versione digitale di circa 700 mega,in italiano, ai seguenti link:

https://ultramegabit.com/file/details/lfDMOpDWeuI/Incont.part1.rar
https://ultramegabit.com/file/details/X6z591Nj0Y0/Incont.part2.rar
https://ultramegabit.com/file/details/vnDnYGBEe2U/Incont.part3.rar

Incontro d'amore Bali 7

Incontro d’amore – Bali un film di Ugo Liberatore, Paolo Heusch. Con Ettore Manni, Umberto Orsini, John Steiner, Laura Antonelli, Ilona Staller, Carla Mancini, Petra Pauly
Drammatico, durata 95 min. – Italia 1970.

Incontro d'amore banner gallery

Incontro d'amore Bali 8

Incontro d'amore Bali 9

Incontro d'amore Bali 10

Incontro d'amore Bali 13

Incontro d'amore Bali 14

Incontro d'amore Bali 15

Incontro d'amore banner protagonisti

John Steiner … Glenn
Laura Antonelli … Daria
Umberto Orsini … Carlo
Petra Pauly … Brigitte
Johannes Schaaf … Bradford
Ettore Manni … Commissario di polizia
Lydiawati … Tillem

Incontro d'amore banner cast

Regia:Paolo Heusch, Ugo Liberatore
Sceneggiatura:Fulvio Gicca Palli,Pier Giuseppe Murgia,Ottavio Alessi,Ugo Liberatore
Produzione:Eliseo Boschi,Luggi Waldleitner
Musiche:Giorgio Gaslini
Montaggio:Giancarlo Cappelli,Lisbeth Neumann
Fotografia:Roberto D’Ettorre Piazzoli,Angelo Lotti
Production Design :Marilù Carteny,Andrea Crisanti,Gianni Scolari

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

Dopo aver girato lavori come Bora Bora (ambientato nell’oceano Pacifico) o Il sesso degli angeli (trama: tre belle ragazze su una barca nel mare – fine), non esattamente grandi successi di pubblico nè di critica, Ugo Liberatore insiste con i suoi scenari prediletti in questo Bali, noto anche come Incontro d’amore: bastava il primo titolo. Il secondo è melenso e fuorviante, perchè la parte romantica della trama è blanda e neppure troppo importante ai fini della storia, che di partenza vorrebbe essere un dramma, ma ben presto finisce per divenire una cartolina esotica abbastanza patinata con accenni di erotismo a base di personaggi dalle vaghissime velleità intellettuali. Il fatto che in pratica si stia parlando di due film, comunque, cambia poco la materia del discorso; due film, sì: uno è quello effettivamente diretto da Liberatore, l’altro è costituito dagli inserti posizionati qua e là da Paolo Heusch e girati in Italia, su richiesta della produzione pesantemente insoddisfatta dalla pellicola licenziata dal primo. Heusch conferisce così alla trama un tocco di poliziesco che a ben guardare non guasta; il problema è però che la sceneggiatura di Ottavio Alessi (unico accreditato sui titoli di testa) fa in ogni caso acqua da tutte le parti. Anche gli interpreti, pur non disprezzabili in sè, non convincono granchè, forse non convinti della bontà del prodotto loro per primi; si parla di John Steiner, Umberto Orsini, Laura Antonelli (strasplendida, poco da aggiungere) ed Ettore Manni; la cosa senza dubbio migliore nel complesso è l’ariosa colonna sonora firmata da Giorgio Gaslini. Liberatore girerà un altro paio di pellicole prima di desistere e tornare a ciò che sapeva meglio fare, cioè le sceneggiature

L’opinione del sito http://www.cinetecadicaino.blogspot.com

Incontro d’amore (Bali) si ricorda per un’ambientazione perfetta e una suggestiva fotografia, non certo per una sceneggiatura sfilacciata e zeppa di buchi, per una storia che presenta molte incongruenze, giustificate con grande fatica da Ottavio Alessi. La stupenda scenografia balinese supplisce alla pochezza del soggetto, monotono, montato con compassata lentezza, tra lunghi silenzi, scenari esotici, templi indù, riti magici, inutili passeggiate tra giungla e oceano. Tecnica di regia indonesiana molto suggestiva, a metà strada tra il reportage naturalistico e la fiction, grande uso dello zoom con particolari degli occhi in primissimo piano, come se fossimo in un western di Sergio Leone. Parte romana più anonima, a parte una bella panoramica della città eterna che scorre sui titoli di testa e le sequenze truci dopo le brevi parti erotiche. Il genere passa dal mondo movie all’esotico – erotico, senza soluzione di continuità, ma grazie alla parte romana contamina persino il thriller con elementi di horror metropolitano e suggestioni magiche.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Undying

Titolo ripescato dal dimenticatoio verso il 2000, sottoforma di VHS, dalla infaticabile Shendene & Moizzi (della quale i cultori del cinema italiano sentono la mancanza). In effetti, pur essendo fascinosa l’ambientazione esotica e piacevole la presenza di attori scafati (nonché aggraziati), si fa fatica a sopportare – per intero – lo sviluppo di un plot drammatico che sfiora, in più contesti, la noia generata dalla banalità di situazioni (e dialoghi) e da una trama confusa e poco chiara. Solo per appassionati del cinema “segreto” italiano.
Il Gobbo

Liberatore, dopo Bora Bora tenta il bis esotico-erotico, ma poco erotico e più mistico-intellettuale: fiasco. Allora il produttore Bini fa girare a Paolo Heusch un prologo e un epilogo, con Cicciolina a “controfigurare” (le virgolette hanno un perché non svelabile) la Antonelli, e rimonta il film di Liberatore. Insomma, caos totale, fra locations notevoli, pretenziosità, ma poco pelo: questa è la versione che circola, il director’s cut appare verosimilmente palloso, ma forse più intrigante… Citato in Io sono un autarchico!
Homesick

Esotico, mistico e piuttosto fiacco. Spiccano comunque la bellezza ancora pudica della Antonelli e quella più selvaggia della Pauly, oltre ad una bellissima Elena Mercury-Ilona Staller nelle scene aggiunte da Paolo Heusch. Orsini è sempre molto professionale e Steiner incarna con convinzione la figura dell’occidentale in crisi mistico-esistenziale. Sensualmente avvolgenti le musiche di Gaslini; suggestiva la cornice balinese.
Daidae

Stupenda ambientazione esotica e ottime scene erotiche (anche se è palese l’uso della controfigura nelle scene più spinte). Film non eccezionale ma che si può digerire benissimo (non aspettatevi però chissà cosa). Ripescato dopo anni di oblio e passato anche in tv regionale.

Incontro d’amore-Bali foto 1

Incontro d'amore locandina 1

aprile 19, 2010 Posted by | Drammatico | , , , , , , | Lascia un commento

Senza buccia

Senza buccia locandina

Quattro amici trascorrono le vacanze estive alle isole Eolie in Sicilia.
Sono i due fratelli Giuliano e Nora, ricchi e annoiati ragazzi della Lombardia bene, Barbara la fidanzata di Giuliano e il giovane e timido Daniele.
Quest’ ultimo è il classico ragazzo disinibito solo a parole; in realtà è ancora a digiuno di donne, un pò per la timidezza e un pò perchè sembra imbranato.

Senza buccia 1
Ilona Staller è Trella

Senza buccia 2

Lo dimostra il fatto che Nora, stufa di attendere il primo passo del giovane, molla tutto e se ne va con degli amici.
Il terzetto superstite un giorno incontra casualmente in mare una coppia di giovani scandinavi rimasti in panne con la loro barca; i due, naturisti convinti, accettano l’invito di Giuliano di aspettare nella villa dei suoi genitori l’arrivo di qualcuno che possa sistemare la loro imbarcazione.
Per Barbara, la ragazza di Giuliano, iniziano i problemi; Trella, la ragazza scandinava, va in giro nuda tutto il tempo e su di lei alla fine mette gli occhi il suo fidanzato.Barbara arriverà a tentare il suicidio, mentre nel frattempo nella villa arriva un’amica della famiglia di Giuliano; è Adriana, una bella e affascinante donna, che ben presto diventa l’ossessione di Daniele.

Senza buccia 13
Olga Karlatos è Adriana

Senza buccia 7
Lilli Carati è Barbara

Il giovane si innamorerà perdutamente della donna, che gli cederà prima di tornarsene a casa.
Senza buccia,di Marcello Aliprandi, ricavato da una sceneggiatura di Ugo Liberatore, è un banale filmetto senza grosse pretese; già il titolo è indicativo di dove si voglia andare a parare, ovvero in una mega sfilata di nudi integrali, una volta tanto anche maschili.
La storia è ovviamente quanto di più banale si potesse immaginare, ed è sviluppata senza grossa fantasia, anche perchè francamente c’era ben poco da inventari, oltre alla solita avventura del ragazzo con la donna matura e la solita bega amorosa tra fidanzati, questa volta culminata con un tentativo di suicidio.

Senza buccia 3

Senza buccia 4

Tra le protagoniste femminili, ovvero Lilli Carati, che è Barbara, Ilona Staller, che interpreta Trella e la Olga Karlatos, che interpreta Adriana, l’unica a mantenere un livello decoroso di recitazione è proprio quest’ultima, che è anche l’unica a mantenere la buccia.
La stessa Karlatos è di gran lunga più seducente, vestita, della Staller e della Carati nude; va da se che la Staller figura praticamente solo come nudo itinerante, vista la sua assoluta mancanza di espressività.
Il film è girato nello splendido scenario dell’isola di Vulcano, nelle Eolie; mare stupendo e natura lussureggiante, che finiscono per essere uno dei motivi di interesse della pellicola.

Senza buccia 5

Per quanto riguarda i tre attori maschi, ovvero Maurizio Lupi, Juan Carlos Naya, Maurizio Interlandi, stendiamo un velo pietoso; a parte l’imbarazzante difficoltà di interpretazione, i tre sono molto a disagio nel ruolo dei naturisti.
Aliprandi, che veniva dal discreto successo del thriller soprannaturale Un sussurro nel buio mostra evidenti limiti con il genere erotico;siamo nel 1979, e tornerà sul set con il discreto Morte in Vaticano.

Senza buccia 6

Senza buccia, un film di Marcello Aliprandi, con Lilli Carati, Olga Karlatos, Ilona Staller, Maurizio Lupi, Juan Carlos Naya, Maurizio Interlandi, Taida Urruzola, Miki Vouk Erotico, Italia 1979

Senza buccia banner gallery

Senza buccia 8

Senza buccia 9

Senza buccia 10

Senza buccia 11

Senza buccia 12

Senza buccia 14

Senza buccia 15

Senza buccia banner protagonisti

Olga Karlatos     …     Adriana Berri
Juan Carlos Naya    …     Daniele
Maurizio Interlandi    …     Giuliano
Taida Urruzola    …     Nora
Miki Vouk    …     Bjorn
Ilona Staller    …     Trella
Lilli Carati    …     Barbara
Maurizio Lupi    …     Maurizio

Senza buccia banner cast

Regia Marcello Aliprandi
Soggetto Ugo Liberatore
Sceneggiatura César Fernández Ardavín
Fotografia Raúl Pérez
Montaggio Giorgio Serrallonga
Musiche Pino Donaggio
Scenografia Fernando Imbert
Costumi Jaime Pérez Cubero

Senza buccia locandina 1

Senza buccia locandina sound 1

gennaio 26, 2010 Posted by | Erotico | , , , , | 8 commenti

La liceale

La liceale locandina

Capostipite del genere cinematografico ad ambientazione studentesca, con chiaro sfondo erotico/soft, La liceale, film di Michele Massimo Tarantini uscito nelle sale nel 1976, riunisce, per la prima volta, tutti i canoni che saranno la base di partenza per il futuro successo del genere, ovvero la presenza della bellona di turno, in questo caso imperonata dalla fresca e bella Gloria Guida, le spalle comiche, pronte a scatenarsi in gag spesso al limite del becero e del volgare, come Alvaro Vitali,

La liceale 7

La liceale 10

Gloria Guida

e l’utilizzo di buoni caratteristi dal passato e futuro illustre, come il sempre bravo Carotenuto, che diventerà preside in diverse pellicole, Gianfranco D’Angelo, classico professore, il bravissimo Enzo Cannavale. Anche questo film non si discosta poi molto da tutti i cloni usciti successivamente, distinguendosi però per una certa sobrietà di sceneggiatura, per i dialoghi meno sgangherati tipici dei prodotti successivi.

La liceale 3
Ilona Staller

La trama è abbastanza semplice, e ci mostra la giovane Loredana, afflitta da una famiglia abbastanza sgangherata, in cui i due genitori, separati, svolgono una vita abbastanza frivola e libertina; sua madre infatti ha una relazione con un anonimo tipo privo di qualsiasi interesse, suo padre, che è imprenditore, sembra avere come unica occupazione la seduzione di giovani pulzelle. Loredana sembra adattarsi a questo stile di vita frivolo e anche amorale dei suoi genitori, dedicandosi  con entusiasmo (molto sospetto) allo stesso sport, distribuendo la sua virtù con troppa facilità.

La liceale 0

La liceale 1

La liceale 2

E poichè Loredana tutto è tranne che una cima,  che affascina solo per la sua prorompente vitalità e sopratutto per la sua esuberanza carnale, accade che dopo aver sedotto compagni e insegnanti, conoscenti e quant’ altro, anche se solo dal punto di vista della semplice eccitazione, alla fine cade nelle braccia di un collaboratore del padre, che ne approfitterà senza scrupoli per poi abbandonarla.

La liceale 4

Così la giovane Loredana, che ha anche eccitato in maniera indecorosa un giovane compagno, facendo con lui il bagno nuda in uno specchio d’acqua, riceverà una specie di giusta punizione per aver tanto mostrato e poco concluso. Morale finale abbastanza spicciola, un tanto al chilo, ma come già evidenziato, il film colpì gli spettatori in virtù più che altro della presenza della prorompente Gloria Guida, qui nel massimo fulgore, che si espone generosamente agli sguardi del suo affezionato pubblico.

La liceale 5

Spazio nella pellicola anche per la futura onorevole Ilona Staller, per qualche risatina, tirata fuori però davvero con sforzo e spazio sopratutto all’epidermide. In fondo il successo di questi prodotti va ascritto sicuramente alle grazie femminile, e quelle della Guida erano davvero di prim’ordine.

La liceale 6

La liceale, un film di Michele Massimo Tarantini. Con Gloria Guida, Gianfranco D’Angelo, Giuseppe Pambieri, Alvaro Vitali, Gisella Sofio, Ilona Staller, Enzo Cannavale, Mario Carotenuto, Rodolfo Bigotti, Angela Doria, Enrico Abate, Renzo Marignano, Franco Diogene
Commedia, durata 90 min. – Italia 1976.

La liceale banner gallery

La liceale 8

La liceale 9
Gloria Guida con Gianfranco D’Angelo

La liceale 11

La liceale 12

La liceale 13

La liceale 14

La liceale 15

La liceale banner protagonisti

Gloria Guida: Loredana D’Amico
Giuseppe Pambieri: dott. Marco Salvi
Gianfranco D’Angelo: prof. Guidi
Gisella Sofio: Elvira D’Amico, madre di Loredana
Rodolfo Bigotti: Gianni Montrone
Alvaro Vitali: Petruzzo Sciacca
Enzo Cannavale: Osvaldo, amante di Elvira
Mario Carotenuto: comm. D’Amico, padre di Loredana
Angela Doria: Lucia
Ilona Staller: Monica
Franco Diogene: amante di Monica
Marcello Martana: padre di Lucia
Renzo Marignano: prof. Mancinelli

La liceale banner cast

Regia Michele Massimo Tarantini
Soggetto Francesco Milizia
Sceneggiatura Francesco Milizia, Marino Onorati, Michele Massimo Tarantini
Produttore Luciano Martino
Produttore esecutivo Gianni Saragò
Casa di produzione Dania Film
Distribuzione (Italia) Inter Record cinematografica
Fotografia Giancarlo Ferrando
Montaggio Raimondo Crociani
Musiche Vittorio Pezzolla
Scenografia Elio Micheli
Costumi Elio Micheli
Trucco Claudia Giustini

La liceale locandina 4

La liceale foto 1

La liceale foto 2

La liceale foto 3

La liceale foto 4

La liceale foto 5

La liceale foto 6

La liceale foto 7

La liceale foto 8

La liceale locandina 1

La liceale locandina 2

La liceale locandina 3

giugno 12, 2009 Posted by | Erotico | , , , | 2 commenti

L’ingenua

L'ingenua locandina

Questa volta, in questo particolare caso, ovvero la recensione del film L’ingenua, opera datata 1975 e diretta da Gianfranco Baldanello, occorre rendere giustizia al merito e riconoscere ai critici l’aver visto giusto sul giudizio da dare alla pelliccola: trama arruffata, a tratti raffazzonata, battutine e situazioni pecorecce, inconsistenza totale di un minimo di credibilità della pellicola stessa, tanto che parlare di trama riesce davvero difficile.

L'ingenua 11
La bellissima Orchidea De Santis

Un film che sarebbe da bocciare in toto, non fosse per la presenza di due attrici diversissime tra loro, una delle quali nobilita in qualche modo la pellicola, l’altra che è occupata a mostrare quasi esclusivamente le sue doti fisiche, e che con la recitazione ha davvero poco a che fare. Sto parlando della solita inappuntabile e professionale Orchidea De Santis e della futura pornostar Ilona Staller,

L'ingenua 6
Ilona Staller

alias Cicciolina, qui alle prese in un ruolo leggero, tanto leggero da risultare impalpabile. Una differenza che è l’unica cosa che si nota nel film, di una pochezza addirittura imbarazzante. Non fosse per la presenza dell’attrice pugliese, che ci mette la solita professionalità, unita questa volta a qualche scena di nudo un tantino ardita, che è comunque sempre un bel vedere, di questo film non si parlerebbe nemmeno.

L'ingenua 14

Ma nella rivalutazione di alcune carriere cinematografiche, come quella di Orchidea De Santis e di alcune sue colleghe che hanno interpretato tanti film negli anni settanta, queste prove vanno rimarcate, proprio per sottolineare le capacità di recitazione spesso dimenticate. La trama, come già detto, non ha molta importanza, visto che alla fine non ci si ricorda nemmeno di cosa parlava il film, tuttavia la accenno brevemente.

L'ingenua 13

L'ingenua 12

I protagonisti della storia sono un giovane, un tantino tonto e ingenuo, oppresso da una fidanzata fin troppo vivace, una coppia di freschi coniugi che scoprono da subito i piaceri dell’adulterio e del tradimento, una giovane commessa all’apparenza ingenua, ma in realtà furba come una volpe, una soubrette del varietà e una villa, oggetto di desideri e anche di una truffa ben congegnata.

L'ingenua 10

L'ingenua 9

Tra palpate sotto il tavolo ( la Staller con le natiche palpeggiate in puro stile Rossati, scena ripresa pari pari e senza pudore dal bel film dello stesso regista, La nipote), battute in veneto che non strappano sorrisi, becere e triviali, la solita improponibile Ilona Staller che parla un misto di padovano/veneziano, per lo meno doppiata egregiamente, il film scivola nella noia più assoluta, rallegrato, e si far per dire, dalle splendide nudità della De Santis e da quelle della Staller, che se nel confronto perde nettamente,

L'ingenua 8

hanno il pregio di stimolare quantomeno l’istinto da guardone dello spettatore. Il nulla più assoluto, quindi, e salvata la De Santis, salvato il solito Daniele Vargas, possiamo consegnare ai posteri una commediola appartenente al genere pecoreccio della commedia sexy.

L'ingenua 7

L’ingenua,un film di Gianfranco Baldanello. Con Daniele Vargas, Giorgio Ardisson, Ilona Staller, Ezio Marano.
Enzo Spitaleri, Orchidea De Santis
Erotico, b/n durata 93 min. – Italia 1976.

banner gallery 2

L'ingenua 5
Daniele Vargas e Ilona Staller

L'ingenua 4
L'ingenua 3
L'ingenua 2

L'ingenua 1

L'ingenua 15

banner personaggi 2

Ilona Staller: Angela
George Ardisson: Piero Spazin
Daniele Vargas: Luigi Beton
Ezio Marano: Cornelio
Orchidea De Santis: Susy

banner cast 2

Regia Gianfranco Baldanello
Soggetto Giacomo Gramegna
Sceneggiatura Giacomo Gramegna
Casa di produzione Winston
Fotografia Romano Scavolini
Musiche Carlo Savina

maggio 19, 2009 Posted by | Erotico | , , , , | 2 commenti

Il Cavalier Costante Nicosia demoniaco,ovvero Dracula in Brianza.

Il cavalier Costante Nicosia locandina

Costante Nicosia,siciliano trapiantato in Lombardia, all’apparenza ha tutto; un’azienda florida, che produce la Pasta del colonnello, una bella moglie,una bella casa. E’ un furbacchione, Costante; ha sposato la bella Mariu (Sylva Koscina), e alla morte del suocero è entrato da padrone nell’azienda che produce dentifrici.

Il cavalier Costante Nicosia 2
Lando Buzzanca e Sylvia Koscina

Ha un difetto, Costante: è molto superstizioso, tanto da tenere sul libro paga un uomo gobbo, per poterlo toccare all’occorrenza. Un giorno, durante un viaggio in Romania, Costante Nicosia viene ospitato nel castello del conte Draculescu; va a letto con due donne spose del conte, che in realtà è un vampiro.

Il cavalier Costante Nicosia 5

Ciccio Ingrassia

Ritornato in Brianza, Costante Nicosia si accorge che ha qualcosa che non va; si scopre a guardare le natiche dei giocatori di pallacanestro e si convince di aver contratto un virus che porta all’omosessualità. In realtà la sua è solo fame di sangue; sarà una sua dipendente a dargli l’idea per poter sfamare la sua bramosia di sangue,creando una emoteca. Riconciliatosi con la moglie, Costante vedrà nascere un figlio corredato di lunghi e affilati canini…

Il cavalier Costante Nicosia 12
Francesca Romana Coluzzi

Un film davvero strano, quello di Fulci, che mescola più generi, anticipando alcune novità economiche degli anni odierni, come la delocalizzazione della manodopera. Il cast è davvero di prim’ordine, con Buzzanca nel ruolo di costante Nicosia, con Sylva Koscina in quello della moglie, e con le partecipazioni di ottimi attori, come Ciccio Ingrassia, Valentina Cortese, John Steiner, Rossano Brazzi, Francesca Romana Coluzzi. Appare anche una giovane e nuda Ilona Staller nel ruolo di una delle mogli del conte Draculescu.

Il cavalier Costante Nicosia 4

Ilona Staller

Il cavalier Costante Nicosia 6

Regia di Lucio Fulci
con Lando Buzzanca, Sylva Koscina, John Steiner, Ciccio Ingrassia, Rossano Brazzi, Valentina Cortese, Moira Orfei, Francesca Romana Coluzzi, Ilona Staller, Antonio Allocca, Renato Malavasi
Anno: 1975Genere: commedia (colore)

Il cavalier Costante Nicosia banner gallery

Il cavalier Costante Nicosia 1

Il cavalier Costante Nicosia 3

Il cavalier Costante Nicosia 7

Il cavalier Costante Nicosia 8

Il cavalier Costante Nicosia 9

Il cavalier Costante Nicosia 10

Il cavalier Costante Nicosia 11

Il cavalier Costante Nicosia 13

Il cavalier Costante Nicosia 15

Il cavalier Costante Nicosia 16

Il cavalier Costante Nicosia 17

Il cavalier Costante Nicosia banner personaggi

Lando Buzzanca     …     Costante Nicosia
Rossano Brazzi    …     Dr. Paluzzi
Sylva Koscina    …     Mariù moglie di  Costante
Moira Orfei    …     Bestia Assatanata
Christa Linder    …     Liù Pederzoli
John Steiner    …     Conte Dragulescu
Francesca Romana Coluzzi    …     Wanda Torsello
Grazia Di Marzà    …     Prostituta
Antonio Allocca    …     Peppino
Grazia Spadaro    …      Maria
Franco Nebbia    …     Meniconi
Michele Cimarosa    …     Salvatore Cannata
Giampaolo Rossi    …
Ciccio Ingrassia    …     Salvatore, il mago
Valentina Cortese    …     Olghina Franchetti

Il cavalier Costante Nicosia banner cast

Regia     Lucio Fulci
Soggetto     Lucio Fulci
Sceneggiatura     Lucio Fulci, Bruno Corbucci, Pupi Avati, Mario Amendola
Produttore     Mario Mariani
Casa di produzione     Coralta Cinematografica
Distribuzione (Italia)     Titanus
Fotografia     Sergio Salvati
Montaggio     Ornella Micheli
Musiche     Vince Tempera, Fabio Frizzi, Franco Bixio

 

Disarmonico. Un film con Buzzanca che segue il suo cliché è basato sul grottesco. Difatti quando è lui che catalizza l’attenzione va tutto bene, nel senso che ci dà quello che ci aspettiamo. Molto meno bene le cose vanno, invece, quando il tema viene calcato da altri, cui la sceneggiatura ha fornito cose non in linea. Mi riferisco al mediocre episodio con Ingrassia e al ruolo, abbastanza tremendo, della Cortese. La slava Koscina, la laziale Coluzzi e l’austriaca Linder fanno le brianzole… L’addormentamento pre-coito è preso dal Dottor Danieli.

Che Fulci sia stato un genio del cinema (erroneamente catalogato come serie B) che ogni vero amante di film adora, stanno a dimostrarlo non tanto alcune pietre miliari del genere horror, quanto le divagazioni “sui generis” cui questa raffinata ed esilarante (ma mai leggera) parodia sui vampiri appartiene. Buzzanca offre una delle sue migliori performance (ammantate di satira sociale): i tic, le manie, le idiosincrasie e le superstizioni come metafora di un arrampicatore sociale, che tenta di scrollarsi di dosso (inutilmente) l’umile origine.

La parodia del vampirismo – immediata la connessione con Polanski  – abbraccia una satira di costume discontinua e cangiante che alla debolezza degli assunti (tutti risaputi, non ultima l’equazione capitalista=vampiro) oppone un carosello di personaggi mosso da una vis comica ben calibrata e decisa: se Buzzanca dà corpo all’ennesima, saporita variazione dell’”uccello migratore”, ugualmente centrati sono il draculesco e promiscuo Steiner, il contegnoso Brazzi, la dannunziana Cortese e Ingrassia che, a pochi mesi da L’Esorciccio, riveste i panni del fattucchiere ciarlatano e maldestro.

Una bizzarra commedia con una sceneggiatura piuttosto originale e piena di spunti interessanti, ma tutto sommato abbastanza strampalata, con vari episodi disomogenei uniti tra loro senza troppa convinzione. Alcune battute vanno a segno, altre no; la regia comunque è decisamente buona e garantisce alla pellicola un livello più che accettabile. Buzzanca ripeta con poche variazioni il suo solito personaggio. Molto bella la colonna sonora di Frizzi, Bixio e Tempera. Tutt’altro che perfetto, ma curioso e, quindi, da vedere.

Parodia vampiresca, ma non solo. In modo alquanto intelligente vengono trattati aspetti sociali sensibili, quali l’ingiusta paura per le diverse preferenze sessuali e l’indiffrenza per le condizioni di lavoro nelle fabbriche. Temi bollenti, sapientemente inseriti nella baraonda del sangue e del sesso (quest’ultimo, terreno naturale del Lando). Fulci pratica un’ottima regia, la fotografia è buona e ci sono bravi attori, alcuni anche molto noti in contesti diversi. La Brianza, mia terra d’adozione, emerge attraverso il linguaggio e taluni stereotipi.

Ben inizia un film, che è da appprezzare per vari motivi (non ultimo l’avere affrontato con originalità un tema, il vampirismo, tra i più abusati del cinema mondiale). Fulci ci mette la sua mano nelle inquadrature più “strane” (tenendo presente che si tratta di un film comico, anche se il volpone non è la prima volta che si cimenta nel genere). La sceneggiatura a più mani arricchisce il film che non stanca mai, la presenza di una Moira Orfei bellissima e di una Koscina un po’ imbolsita fanno il resto. Brazzi molto simpatico.


marzo 12, 2009 Posted by | Commedia | , , , , | 2 commenti