Amore mio,spogliati che poi ti spiego

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Il timido Alberto ha una bellissima fidanzata,Cristina,sulla quale però nutre qualche dubbio.
Giustificato.
La donna infatti ha una relazione con un impenitente playboy,Giuliano,che tra l’altro è il suo migliore amico.
Lungi dall’essere un amante traquillo e fidato,Giuliano ha una vita sentimentale molto movimentata.
Ha infatti altre due relazioni con le belle Benita e Helga,mantenendo in piedi un impossibile menage a quattro.
Dietro consiglio della sua segretaria Rossana,segretamente infatuata di lui,Alberto assume un investigatore privato
scoprendo così di essere fatto becco dal suo miglior amico.
Consigliato da Rossana,Alberto prepara una trappola per Giuliano,riuscendo a combinare un incontro tra tutte e tre le amanti e Giuliano;
tutti i nodi verranno al pettine e Alberto in un colpo solo si vendicherà della coppia di amanti e seminerà zizzania fra loro,
oltre che trovare un nuovo amore nella timida Rossana.

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Dopo un passato di assistente regista e con alle spalle quattro documentari,Renzo Ragazzi si cimenta nella sua prima e unica
regia cinematografica,con risultati tutto sommati sufficienti,con la co direzione dello scrittore,regista e sceneggiatore Fabio Pittorru.
Amore mio spogliati che poi ti spiego è una delle tantissime commedie a sfondo sexy uscite sugli schermi a metà degli anni settanta,
garbata e con qualche sprazzo di umorismo.
Nonostante il titolo pesantemente allusivo,non siamo di fronte ad una delle tante versioni osè del florido filone erotico,bensi
ad una commedia in agro dolce,ben recitata e tenuta su con dignitoso mestiere da Ragazzi,che si era fatto le ossa in precedenza
con Margheriti,per esempio,facendogli da spalla in Il pianeta degli uomini spenti, con Jacques Deray in Sinfonia per un massacro e con Tessari
nel suo Il fornaretto di Venezia e da Fabio Pittorru,fecondo scrittore di soggetti come …A tutte le auto della polizia… Una ondata di piacere,
La dama rossa uccide sette volte ed altri,anche lui proveniente come regista da tre documentari a carattere di divulgazione scientifica.
Una commedia gustosa,quindi,non volgare,con un cast di comprimari di buon livello,fra cui spiccano Enzo Cerusico,il timido dottore fatto becco
dalla splendida fidanzata,interpretata dalla bellissima Silvia Dionisio,brava e in parte,da Nino Castelnuovo che è Giuliano,falso amico del dottore
e da una imbruttita per esigenze di copione Lia Tanzi.

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Completano il cast Valeria Fabrizi e la sorella minore di Silvia,Sofia Dionisio,carina ma nulla più.
Un’ora e mezza che scivola via senza grossi sussulti ma piacevolmente,per un film in ultima analisi inoffensivo ma almeno non becero.
Passato raramente in tv,è oggi assolutamente introvabile in rete.

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Amore mio spogliati che poi ti spiego…

Un film di Fabio Pittorru. Con Nino Castelnuovo, Enzo Cerusico, Silvia Dionisio, Lia Tanzi, Valeria Fabrizi, Umberto D’Orsi,
Gino Pagnani Commedia, durata 95 min. – Italia 1975.

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Enzo Cerusico: Alberto Donati
Silvia Dionisio: Cristina
Nino Castelnuovo: Giuliano
Lia Tanzi: Rosanna
Valeria Fabrizi: Benita
Umberto D’Orsi: Il commissario
Gino Pagnani: Otello
Dante Cleri: Martuccio
Luca Sportelli: Carabiniere
Toni Ucci: Gerbino

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Regia Fabio Pittorru, Renzo Ragazzi
Soggetto Fabio Pittorru
Sceneggiatura Fabio Pittorru
Casa di produzione Jarama Film
Fotografia Pier Luigi Santi
Montaggio Romeo Ciatti
Musiche Mario Pagano
Costumi Orietta Nasalli-Rocca

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Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Undying

Alberto (Enzo Cerusico) mette alle calcagna della fidanzata un investigatore privato, perché dubita fortemente della sua fedeltà. Come volevasi dimostrare la bella Cristina (Silvia Dionisio) se la spassa con il suo migliore amico, tale Giuliano (Nino Castelnuovo) che a sua volta se l’intende con altre due stangone. Con il supporto della segretaria Rossana (Lia Tanzi) Alberto medita vendetta. La storia è piuttosto scontata e si ricorda per essere un’insolita regia dell’esperto sceneggiatore di gialli e thriller Pittorru. Ottimo il comparto d’attori, con presenza di entrambe le sorelle Dionisio.
Homesick

Commedia erotica dalla trama elementare ma spiritosa, irrobustita da interpreti disinvolti come Cerusico, ingenuo ma risoluto, e l’amichevole Castelnuovo. Da parte sua il cast femminile, oltre a spogliarsi con una grazia e un’allegria purtroppo non più riscontrabile nel cinema di oggi, sa infondere personalità e vividezza ai suoi personaggi simpaticamente vogliosi di fidanzate irrequiete (Silvia Dionisio) e di segretarie in carriera (Tanzi, Sofia Dionisio).
Markus

Modesta pellicola vagamente sexy con un titolo piuttosto divertente e “prurignosamente” promettente, come spesso capitava negli anni Settanta. Per l’ennesima volta il bravo attore Nino Castelnuovo è mal gestito, ma forse anche lui, in fin dei conti, ha dato il meglio di sè a teatro e negli sceneggiati Rai. Il film si segnala più che altro per la presenza graditissima al pubblico maschile delle sorelline Dionisio.
Motorship

Commediola sexy non riuscitissima ma neanche da buttar via. La storia è una delle più semplici (uomo maturo geloso della fidanzata giovane la pedina tramite un investigatore) e anche prevedibili (ha ragione: lo fa becco col baldo giovine), ma c’è un bel clima, personaggi simpatici e battute sagaci che convergono in una sceneggiatura troppo all’acqua di rose. Ottimo il cast, a cominciare dal simpatico Enzo Cerusico passando per la bellissima (e qui simpatica anche) Silvia Dionisio, Lia Tanzi, Sofia Dionisio e Nino Castelnuovo.

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L’erotomane

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Una carriera in crescita come manager senza scrupoli di un’azienda petrolifera,una splendida moglie e un’altrettanto splendida
amante.
Ma il cavalier Persichetti,a questi successi deve sommare un grosso problema personale.
Negli ultimi mesi,quasi come paradossale nemesi personale,più ha avuto successo negli affari più ha avvertito problemi di impotenza che sfociano in frustrazione nel non poter più consumare rapporti con le donne della sua vita.
Così decide di affidarsi alle cure di uno stravagante psicologo/sessuologo che tenta di analizzare il problema e rimuoverlo,
convinto che si tratti di un trauma infantile.
Ma nonostante lo psicologo le provi tutte,Persichetti resta refrattario ad ogni cura e alla fine dovrà arrendersi…
Succinta descrizione della trama di L’erotomane,film di Marco Vicario del 1974 che segue la più che buona prova fornita
con la sua direzione precedente,quel Paolo il caldo ricavato da un romanzo di Brancati che aveva rinsaldato la buona fama
del regista,autore tra l’altro del più grande successo al botteghino del 1971,Homo eroticus.

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Gastone Moschin e Milena Vukotic

Questa volta però Vicario sbraca abbastanza visibilmente,con una commedia erotica ricca di seni e glutei e priva di ogni divertimento,
a meno che non si consideri tale l’assistere a scenette ripetute all’infinito,battute stanche e sogni onirici del protagonista,
un cavalier Persichetti affarista e speculatore,che paga il successo nel lavoro con la perdita della virilità.
A parte la trama inconsistente e pecoreccia,Vicario sbaglia quasi tutto quello che può sbagliare.
A partire dalla scelta del protagonista,affidata ad un Gastone Moschin semplicemente imbarazzante;la logica avrebbe voluto che si ricomponesse
la coppia tra Vicario e Buzzanca,vero stereotipo del maschio all’italiana,che aveva portato al successo quell’Homo eroticus
di ben altro livello rispetto ai modestissimi risultati raggiunti con questa pellicola.
Moschin,grande interprete leggero,appare spaesato in un ruolo principale che non sente e che evidentemente non ama.
A nulla vale il cast affiancatogli,che presenta nomi di un certo spessore del cinema settantiano italiano.

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Nei due fotogrammi:Janet Agren

Mi riferisco alle bellissime Janet Agren,Silvia Dionisio e Paola Senatore,Isabella Biagini e Nada Arneric; non meno valido dal punto di vista rappresentativo il cast maschile,con la presenza dell’onnipresente Caprioli (viscido e corrotto politico) e di Jacques Dufilho,lo strambo e stravagante psicanalista,reduce dai successi del suo personaggio più famoso,il colonnello Buttiglione.
Nel 1974 la commedia sexy o erotica mostrava la corda,anche se era comunque molto seguita.
Ma l’uscita di tanti prodotti praticamente fatti in copia carbone spesso allontanava il grande pubblico e a quanto pare anche i critici,
che spesso recensivano questi prodotti senza nemmeno vederli.
Come acutamente fa notare Gordiano Lupi,basta leggere cosa scrive ad esempio il Mereghetti sbagliando completamente il sunto della trama:
“Un cinico avvocato sfoga la sua impotenza sessuale diventando uno spregiudicato affarista, mentre tutte le cure per recuperare la virilità sono vane.
Solo lo shock di sapersi cornuto lo sblocca e lo trasforma in un forzato del sesso a tutti i costi. Classica commediola, neanche troppo originale,
che scivola verso il genere pecoreccio

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Silvia Dionisio

O anche Farinotti,generalmente abbastanza affidabile,che fa lo stesso errore:“In seguito ad uno choc infantile, il cavalier Persichetti è diventato impotente. Per guarire le tenta tutte, ma soltanto nel vedere la moglie a letto con un altro riesce a “sbloccare” il vecchio trauma.
Da quel momento in poi diventerà un maniaco sessuale
A parte le generose forme delle protagoniste,c’è ben poco da guardare nel film;particolarmente noiose sono le sequenze in cui
Moschin racconta come intende approfittare della crisi petrolifera per speculare,o i vari siparietti immaginari in cui fantastica sulla segretaria dello psicanalista (ovviamente sognata completamente nuda)
Non manca il solito,pecoreccio amplesso tentato sul terrazzo con le immancabili studentesse ( e monache) che osservano
un po vogliose un po imbarazzate i goffi tentativi di Moschin/Persichetti di sedurre la bella cameriera.
Brutto film,decisamente.
Rimasto per quasi 40 anni in un cassetto e magicamente riapparso poco tempo fa e oggi disponibile in una versione mediocre su
you tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=98-Q52fcBHo
Da segnalare soltanto dal punto di vista visivo il bel campionario vintage che riguarda oggetti,vestiario e auto.

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Maria Antonietta Beluzzi

L’erotomane

Un film di Marco Vicario. Con Janet Agren, Milena Vukotic, Vittorio Caprioli, Gastone Moschin, Isabella Biagini, Silvia Dionisio, Mario Colli, Andrea Scotti, Ugo Fangareggi, Jacques Herlin, Eugene Walter, Gaetano Scala, Neda Arneric, Jacques Dufilho, Paola Senatore, Livio Galassi, Carla Brait, Mauro Vestri, Giacomo Rizzo, Loredana Martinez, Rosita Torosh, Paolo Paoloni Commedia, durata 100 min. – Italia 1974

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L'erotomane banner protagonisti

Gastone Moschin: Rodolfo Persichetti
Isabella Biagini: Dott.sa Bonetti
Janet Agren: Ciccia, la moglie
Neda Arneric: Marietta
Jacques Herlin: Chirurgo
Vittorio Caprioli: Il ministro
Jacques Dufilho: Prof. Pazzoni
Maria Antonietta Belluzzi: Gertrude
Silvia Dionisio: Claretta

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Regia Marco Vicario
Soggetto Marco Vicario
Sceneggiatura Marco Vicario
Produttore Alfredo Melidoni
Casa di produzione Atlantica Produzioni Cinematografiche
Distribuzione (Italia) Medusa
Fotografia Giuseppe Rotunno
Montaggio Nino Baragli
Musiche Riz Ortolani

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Marco Vicario,il regista

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Flano del film

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Janet Agren

Tranquille donne di campagna

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Pianura padana, un anno indeterminato durante il ventennio fascista.
Guido Maldini, uomo violento e fascista convinto è l’amministratore della villa e dei beni della cugina Floriana, una attrice di operette benestante economicamente.
Nella dimora di campagna, con l’uomo, vivono sua moglie Anna, i figli Alberto ed Elisa, la cameriera Aida.
Tutta la famiglia ruota attorno alla figura di Guido, che tratta in maniera sprezzante il nucleo famigliare, a cominciare dalla moglie Anna che umilia costringendola a degradanti rapporti sessuali per finire con Alberto, un giovane che vive all’ombra di suo padre, che disprezza e che è ricambiato nel sentimento da Guido che lo considera solo un debole ed un vigliacco.
Guido esercita un potere assoluto su tutti i componenti della famiglia; oltre ad Anna e Alberto, anche la cameriera Aida, che ha un debole per Alberto è costretta a rapporti sessuali con l’uomo, che insidia anche sua cugina Floriana e che non disdegna puntate nel lupanare del paese, nel quale porta anche suo figlio Alberto che, non pronto e schifato dall’esperienza, vomita addosso ad una prostituta.

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Alberto così sogna di fuggire dalla casa, ma è davvero un debole succube di suo padre.
Tenta anche di ucciderlo ma gli va male, costringendo suo padre ad una reazione violenta.
Ma la situazione precipita con l’arrivo nella villa di sua cugina Gloria, che ha da quando erano ragazzi un debole per lui; i due ragazzi si innamorano e Gloria è l’unica ad affrontare Guido e dirgli senza mezze misure cosa pensa di lui.
La reazione dell’uomo è violenta: davanti a suo figlio Alberto, gridando “ti faccio vedere io cosa si fa con le donne“, l’uomo stupra Gloria senza che il ragazzo, paralizzato dall’orrore ma anche sottomesso e soggiogato dalla volontà del padre possa reagire.
Gloria, che invano ha chiesto aiuto ad Alberto, lascia schifata la casa.
Ma quest’ultimo episodio ha colmato la misura e guidate da Floriana le donne della casa decidono di prendere l’iniziativa; durante la festa di compleanno di Floriana, fanno ubriacare Guido e lo portano nella stalla, dove lo attende la morte…

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Tranquille donne di campagna è un mediocre film che vorrebbe illustrare un quadretto famigliare borghese e bucolico analizzando le vicende di un gruppo di congiunti assoggettati al carattere dispotico del classico padre padrone dai mezzi autoritari.
Non a caso la vicenda si svolge durante l’era fascista, ma nel film, aldilà dell’illustrazione del carattere violento di Guido e della remissibilità dei vari personaggi che gli ruotano attorno non si va.
Abbondano invece gli stereotipi e le frasi maschiliste, le situazioni erotiche e le scene scabrose, anche se quanto meno non esposte con sfacciata disinvoltura.
La storia potrebbe anche reggere non fosse per il tono di imperdonabile leggerezza e di mancanza assoluta di profondità nel delineare i caratteri dei protagonisti che il film, pervicacemente, porta avanti fino alla fine.
Claudio Giorgi (che si firma Claudio De Molinis), il regista del film dirige il suo penultimo film; la sua carriera dietro la macchina da presa si chiuderà l’anno successivo con il pessimo C’è un fantasma nel mio letto.
Incapace di costruire un’atmosfera credibile attorno ai personaggi, Giorgi si limita ad osservarne le mosse indulgendo spesso sull’aspetto più pruriginoso della storia, ovvero dando largo spazio alle voglie malsane del padre padrone Guido, che dipinge in maniera rozza ed eccessiva.

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L’uomo appare infatti più come un animale da riproduzione, mosso dagli istinti che come un essere umano; i suoi modi sono da schiavista, attorno a lui non c’è un minimo di affetto ma solo paura e cieca obbedienza.
E la cosa ci può anche stare, non fosse per la caratterizzazione estremamente negativa degli altri personaggi, che appaiono deboli in maniera patologica.
La riprova è la sequenza finale, con lo stupro di Gloria, l’unica a mettere in discussione i suoi metodi.
La scena drammatica della violenza sulla ragazza vede come protagonista in negativo il giovane Alfredo, che guarda quasi impassibile la scena senza muovere un dito.
Colpa anche dell’assoluta rigidità recitativa di Christian Borromeo, l’attore che interpreta Alberto, che i più ricorderanno per le scialbe prestazioni in film pure di discreto livello come Ritratto di borghesia in nero,La casa sperduta nel parco o tenebre.
Il volto immobile di Borromeo è una delle caratteristiche negative del film, cosi come negativa è la mancanza totale di tensione; sembra che più che ad un dramma si stia assistendo ad una commedia bucolica a sfondo erotico, con qualche nudo assolutamente gratuito, con protagonista la bella e prosperosa Serena Grandi, qui al suo secondo film nell’annata 1980, dopo il controverso Antropophagus di Massaccesi.

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Giorgi sfrutta nel peggiore dei modi un cast di ottimo livello, che comprende un Philippe Leroy poco convincente nel ruolo del bestiale Guido, una bravissima Carmen Scarpitta nel ruolo di Floriana prima succube e poi ispiratrice del complotto che porterà alla morte di Guido, Rossana Podestà, lei si davvero brava nel disegnare il ruolo di Anna come quello di una donna completamente asservita al suo ruolo di moglie che non discute mai la volontà del marito, vera schiava senza catene dell’ortodossia maschilista della società fascista.
Molto bene Silvia Dionisio, interprete del ruolo di Gloria, unico personaggio con una personalità delineata e controcorrente; l’attrice, che all’epoca delle riprese aveva ventinove anni, risulta credibilissima in un ruolo che ne richiede diversi di meno.
Bene anche Serena Grandi, mentre Silvano Tranquilli fa poco più di una comparsata nel film.
Poche suggestioni quindi e poco ritmo.
Un filmf orse non bruttissimo, ma di certo con scarso appeal.
Il film è disponibile in un’ottima versione, completa e finalmente, una volta tanto, con una buona qualità visiva e audio su You tube, all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=HoTGql5W67Y

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Un film di Claudio De Molinis. Con Philippe Leroy, Carmen Scarpitta, Silvia Dionisio, Serena Grandi,Rossana Podestà, Silvano Tranquilli, Elisa Mainardi, Mario Maranzana, Christian Borromeo, Antonio Serrano Drammatico, durata 91 min. – Italia 1980.

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Silvia Dionisio … Gloria
Philippe Leroy … Guido Maldini
Carmen Scarpitta … Floriana
Christian Borromeo … Alberto
Rossana Podestà … Anna Maldini
Germana Savo … Elisa
Serena Grandi … Aida
Silvano Tranquilli … Il prefetto
Mario Maranzana … Il medico
Daniel Gohl … Antonio
Elisa Mainardi … Nena

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Regia: Claudio Giorgi (come Claudio De Molinis)
Sceneggiatura:Giancarlo Corsoni ,Nicola Fiore,Mario Sigmund
Fotografia:Emilio Loffredo
Montaggio:Alessandro Lucidi
Costumi:Chiara Ghigi

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L’opinione di ezio dal sito http://www.filmtv.it

Storia ambientata in una tenuta di campagna che si puo’ tranquillamente collocare nel trash.E’ un misto di dramma e timido erotismo con un Leroy che tiranneggia dall’inizio alla fine.Esordio di Serena Grandi che e’ anche l’unica che si mostra integralmente nuda nel film.Distribuito nella collana dvd della Cinekult.

L’opinione di D-fens dal sito http://www.gentedirispetto.com

Film piacevole anche se un po’ lento, del resto ricalca lo scorrere della bucolica vita di campagna. Assai maliziosa l’operazione packaging della Cinekult, che mette in copertina la Grandi nonostante abbia un ruolo del tutto secondario, per di più ricorrendo ad una foto che nulla ha a che vedere col film (nel quale la Grandi è al quasi debutto ed è quindi più giovane e acerba). Pure dentro la confezione del dvd, un’altra (celebre) foto della Grandi la ritrae sostanzialmente nuda mentre offre le terga, altra immagine completamente decontestualizzata. Insomma, un’operazione per fans della Grandi. La versione del film però pare essere integrale almeno.
Bellissima la Dionisio, contraltare poetico e delicato delle altre donne di campagna, ben più ruspanti. Leroy dà una prova da Oscar, in America avrebbe certamente vinto qualcosa. Interessanti i momenti onirici di Christian Borromeo (il figlio di Leroy nel film), che spesso svelano assai di più dei dialoghi tra i personaggi. Impagabile pure l’intervista a Leroy negli exra del dvd, nella quale l’attore si lancia in improbabili celebrazioni della sua giovane vita on the road, fino quasi a commuoversi quando parla dello Yanez di Sandokan, del quale si riteneva praticamente una sorta di reincarnazione.

L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Film di livello piuttosto basso , ma non privo di una certo decoro nella sua povertà di mezzi. Siamo nell’estate del 1936: non avendo modo per rappresentare efficacemente l’epoca, si sceglie di ambientare il tutto in campagna, ove bastano vestiti e pettinature per dare una patina al tutto. Benché i personaggi siano un po’ tagliati con l’accetta, la corretta scelta degli interpreti aiuta ad arrivare in fondo senza problemi, nonostante una certa lentezza in alcune fasi della vicenda. Alcune situazioni erotiche paiono predisposte per l’uso di inserti hard con altri interpreti.

L’opinione di Undying dal sito http://www.davinotti.com

Ambientato nel critico periodo del fascismo, narra delle tragicomiche (dis)avventure di Guido Maldini, agiato possidente di una tenuta “bucolica” (come titolo suggerisce) nelle campagne padane. La personalità dispotica ed il carattere introverso lo mettono in cattiva luce, tanto da spingere i familiari a desiderarne la morte. Commedia che si tinge di dramma, piuttosto mal diretta anche se presenta un cast interessante. Il regista è lo stesso di C’è un fantasma nel mio letto. Serena Grandi è irriconoscibile.

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Dietro il fuorviante titolo da commedia scollacciata c‘è un erotico-drammatico in perenne fase di stallo, che si rigira monotono su conflitti edipici dentro la leziosa cornice campagnola dell’Italia fascista. Sempre versatile e professionale, Leroy scolpisce il ritratto di un autentico rifiuto del genere maschile (un padre-padrone reazionario, guerrafondaio, manesco e puttaniere); effimere la Podestà e la Dionisio, più incisive l’istrionica Scarpitta e la supponente Savo.

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Christian Borromeo

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Silvano Tranquilli

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Silvia Dionisio

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Philippe Leroy

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Serena Grandi

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Rossana Podestà

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Carmen Scarpitta

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Natale in casa d’appuntamento

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L’arrivo del natale sta per segnare in maniera decisiva la vita di Nira, un’affascinante donna d’affari che gestisce una galleria d’arte a Roma;in realtà,dietro la facciata di rispettabilità la donna nasconde un passato da ex prostituta di alto bordo.
La galleria d’arte altro non è che una facciata, perchè Nira continua a lavorare nel campo della prostituzione, gestendo gli incontri di tre ragazze che lavorano per lei.
Ma Nira ha deciso di dare una svolta alla sua vita.
Innamorata dell’l’ingegner Alberto Giusti, ha ricevuto da quest’ultimo la promessa di sposarsi non appena l’uomo avrà ottenuto il divorzio dalla moglie.
Natale è il termine ultimo che Nira si è prefissata per l’esercizio della sua professione ma deve ancora gestire gli ultimi appuntamenti così prepara gli incontri per le due ragazze che lavorano per lei:la bionda Rossana dovrà andare tre giorni in Svizzera a tener compagnia ad un maturo uomo d’affari americano e Norma, una splendida donna di colore che si prostituisce avendo un marito impotente dovrà avere un incontro con un ricco concessionario d’auto.
Per Rossana l’avventura con Max, il ricco americano si trasforma in un’occasione per cambiare definitivamente vita così Nira la sostituisce con Senine,la sua vicina di casa, sposata e con un bambino.

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Nira, che vede avvicinarsi il traguardo che si è prefissata, diventa più dura e intollerante verso le ragazze, ma per lei la vita ha in serbo la più crudele delle sorprese…
Natale in casa d’appuntamento, uscito nelle sale nel 1976 è la prima delle due direzioni cinematografiche di Armando Nannuzzi, molto più famoso come direttore della fotografia (sue le direzioni di La caduta degli Dei, Per grazia ricevuta ecc).
E verrebbe da dire, per fortuna;perchè questo film è di una noia insopportabile, caratterizzato da dialoghi sfibranti e da una staticità che ne fanno un prodotto da narcolessia acuta.
Film anche pretenzioso,tra l’altro;attraverso il racconto delle vicende di Nira, una ex prostituta che conoscendo la vita fatta dovrebbe quanto meno essere più comprensiva verso le ragazze che lavorano per lei e che invece finisce per comportarsi dea cinica opportunista, cedendo la debuttante Seline ad un’altra tenutaria di un bordello, saffica e crudele, Nannuzzi

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cerca di ovviare ad una sceneggiatura piatta irreversibilmente attraverso un velleitario tentativo di socio/psicologia dell’analisi del comportamento di Nira, che è personaggio da subito scostante e antipatico.
Il finale del film punisce la donna e la morale del film potrebbe essere ricondotta al classico “chi nasce puttana muore tale”,una ripugnante consuetudine di molti film presuntuosi che si ponevano l’obiettivo di indagare sul mondo della prostituzione.
Qui siamo di fronte però al nulla più assoluto; dietro la patina raffinata (di questo va dato atto al regista) delle ambientazioni e della bella fotografia si nasconde purtroppo il nulla; i personaggi del film si muovono palesemente a disagio, senza profondità.
A partire da Nira (interpretata da una bellissima e incarognita Francoise Fabian), una donna che sta per rompere con il passato e che finisce per coinvolgere nel suo mestiere senza dignità e speranza la sua vicina di casa, una donna frustrata e con ambizioni di elevarsi economicamente e che invece finirà per essere ceduta ad un’altra tenutaria, degradandosi verso un futuro senza speranza.

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Per passare poi a due personaggi tagliati con l’accetta:il primo, quello di Rossana (interpretata da una meravigliosa Silvia Dionisio), che ha deciso di cambiare vita e lo farà e quello di Norma (Cathy Rosier,la splendida attrice di Guadalupe, che molti ricorderanno in Frank Costello faccia d’angelo), prostituta per diletto, con tanto di marito impotente che si prostituisce con uno stesso uomo solo una volta, perchè così non tradisce il marito (sic.)
I personaggi maschili poi hanno del patetico: a partire da Max (un Borgnine che ha l’aria di aver scambiato il film per una cosa serissima, tanto è l’impegno che ci mette), un maturo uomo d’affari che finisce per innamorarsi di Rossana, continuando con Mimmo Palmara, che interpreta il concessionario d’auto che si invaghisce della bella Norma.
A conti fatti, un film che delude sotto tutti i punti di vista e che ha la sua parte migliore nel finale, amaro, che in qualche modo riscatta la sciatteria generale del film stesso.
Un film peraltro praticamente introvabile in versione italiana:su You tube è presente una bella riduzione in divx dall’edizione digitale, ma in lingua inglese.Vederlo in questa versione è impresa davvero ostica.

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Un film di Armando Nannuzzi. Con Ernest Borgnine, Françoise Fabian, Silvia Dionisio, Corinne Cléry, Jole Fierro, Mimmo Palmara, Carmen Scarpitta, Fabrizio Jovine, Maurizio Bonuglia, Norma Jordan Drammatico, durata 115′ min. – Italia 1976.

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Ernest Borgnine: Max
Françoise Fabian: Nira
Corinne Cléry: Senine
Silvia Dionisio: Rossana
Cathy Rosier:Norma

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Regia Armando Nannuzzi
Sceneggiatura Hadrian Bolseni, Ugo Moretti
Produttore Alfredo Leone
Casa di produzione Leone International
Musiche Riz Ortolani
Trucco Giancarlo De Leonardis

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Infanzia vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano

Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova LOCANDINA 0

Venezia, prima metà del 1700.
Il piccolo Giacomo Casanova, nato dalla relazione tra due attori, rimane privo del padre.
Sua madre, che non ha la vocazione ne la voglia di crescere un figlio, lo affida ad un nobile che tratta il piccolo Giacomo nel peggiore dei modi.
L’uomo, arrogante e avaro come pochi, vessa Giacomo che così finisce per diventare il pupillo di Don Gozzi. Giacomo prende la strada per Padova dove viene ospitato dal prelato.
Il sacerdote si rende conto immediatamente delle brillanti capacità del bimbo; decide così di farlo studiare.
Poichè nel settecento l’unico modo per diventare qualcuno (sopratutto per un bambino di umili origini come Giacomo) è vestire un abito talare, Giacomo viene avviato alla carriera ecclesiastica.

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Anni dopo Casanova ritorna a Venezia, dove stringe amicizia con un nobile.
Grazie a lui, Giacomo può tenere la sua prima predica in chiesa, nel suo fiammante abito da prete.
Alla fine della messa, Giacomo trova, mescolati ai soldi tradizionalmente versati nella questua, molti bigliettini amorosi scritti dalle ragazze presenti in chiesa.
E’ un bell’uomo Giacomo, affascinante e colto.

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Tina Aumont e Silvia Dionisio

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Così ben presto si ritrova ad essere conteso tra diverse damigelle; lui, confuso, ha il suo primo rapporto sessuale con una prostituta, scoprendo così i piaceri dell’amore.
Sempre più vacillante nella vocazione, Casanova si lega ad una giovane contessa, destinata dalla famiglia al convento.
Dopo aver promesso improvvidamente di scappare con lei, Giacomo si rende conto che la ragazza vuole sposarlo.
Aiutato da due compiacenti amiche della ragazza, Casanova si libera di lei, del suo abito talare e inizia la sua carriera di amatore…

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Senta Berger

Infanzia vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova veneziano è probabilmente il miglior film dedicato al grande amatore libertino che tanti cuori trafisse nel corso della sua vita.
Diretto da Luigi Comencini nel 1969, il film è un sontuoso ed elegante affresco sia sulla vita di Casanova sia su un’epoca storica affascinante, anche per la splendida cornice di contorno. Una Venezia pigra, lussuriosa ed elegantissima si staglia sullo sfondo di una vicenda storica ben ricostruita, con poco spazio a voli pindarici di fantasia e con molta aderenza alla vera vita dell’avventuriero veneziano.
C’è un’aria di decadenza, nella Venezia in cui si svolge la vicenda umana di Casanova, che avvolge e affascina; i piccoli vizi, le mollezze della vita dei ricchi e dei nobili in netto contrasto con le condizioni miserevoli in cui vivevano i meno fortunati sono splendidamente illustrate da un Comencini attentissimo ai dettagli.

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Maria Grazia Buccella

Il grande regista di Salò è bravissimo a mostrare l’evoluzione di un personaggio controverso, passato alla storia per le sue doti di grande amatore, in maniera abbastanza discutibile e riduttiva.
Casanova era un letterato, intelligente e affascinante e nella sua vita passò indifferentemente dalla carriera ecclesiastica (la prima tentata e rapidamente abbandonata) a quella di diplomatico e in seguito di agente segreto. Filosofo e poeta, Casanova è stato anche un ottimo scrittore, come del resto testimoniato dal suo Histoire de ma vie (Storia della mia vita), il libro scritto in francese per motivi puramente tecnici (il francese era la lingua più diffusa in Europa).
E Comencini fa di tutto per mostrare l’evoluzione del ragazzino spaesato e condannato dai suoi natali plebei ad una vita anonima a quella del giovane che, consapevole del suo fascino e della sua intelligenza, saprà prendersi con forza una rivincita sulla vita oltre che vivere una vita stessa a gran velocità e ricca di soddisfazioni.

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Sontuoso il cast utilizzato dal regista lombardo: si passa dal bravo Leonard Whiting (Casanova adulto) ad un irresistibile Raoul Grassilli (Don Gozzi).
Ma non solo, ovviamente: ci sono le splendide Senta Berger,Maria Grazia Buccella, Silvia Dionisio e Tina Aumont, un parterre di bellezze davvero notevolissimo.
Da segnalare ovviamente Mario Scaccia, Lionel Stander,Rmberto Raho e Gigi Reder, oltre alla sorellina di Silvia,Sofia e a Clara Colosimo.
Un cast in linea con la raffinatezza del film quindi, impreziosito anche dalla splendida fotografia di Aiace Parolin e costruito su una sceneggiatura di prim’ordine opera di Susi Cecchi d’Amico che collaborò con Comencini stesso.
Per quanto riguarda la reperibilità del film, ebbene la pellicola di Comencini non è affatto facile da trovare, così come è una chimera aspettare un passaggio televisivo della stessa.
Il che ovviamente è un peccato gravissimo, vista la qualità e il valore del film.

Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano

Un film di Luigi Comencini. Con Maria Grazia Buccella, Tina Aumont, Senta Berger,Silvia Dionisio, Raoul Grassilli, Leonard Whiting, Nino Vingelli, Evi Maltagliati, Linda Sini, Gigi Reder, Umberto Raho, Mario Scaccia, Ennio Balbo, Lionel Stander, Sandro Dori, Jacques Herlin, Ida Meda, Isabella Savona, Clara Colosimo, Gino Santercole, Sofia Dionisio, Wilfrid Brambell, Sara Franchetti, Elisabetta Fanti, Loredana Martinez Commedia, durata 104′ min. – Italia 1969.

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Leonard Whiting: Giacomo Casanova
Maria Grazia Buccella: Zanetta
Lionel Stander: Don Tosello
Raoul Grassilli: Don Gozzi
Wilfrid Brambell: Malipiero
Tina Aumont: Marcella
Mario Scaccia: Dottor Zambelli
Claudio De Kunert: Giacomo Casanova da bambino
Silvia Dionisio: Mariolina
Sara Franchetti: Suor Lucia
Isabella Savona: Teresa
Cristina Comencini: Angela Rosalba Mocenigo
Clara Colosimo: Nonna di Giacomo Casanova
Ennio Balbo: Mocenigo
Evi Maltagliati: Contessa Serpieri
Gino Segurini: Don Mancia
Elisabetta Fanti: Principessa Contarini
Jacques Herlin: Monsieur Alexandre
Sofia Dionisio: Bettina Gozzi
Umberto Raho: Il vescovo
Linda Sini: Mother Teresa
Gino Santercole: Baffo
Senta Berger: Giulietta Cavamacchia
Patrizia De Clara: Signora Mida
Loredana Martínez: Margherita
Ida Meda: Servetta della signora Mida
Giacomina Palma: La strega
Gigi Reder: Salvatore, servo di Mocenigo
Mario Beron: padre di Casanova
Liana Del Balzo: Nobile alla seconda predica (non accreditata)

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Regia Luigi Comencini
Soggetto Giacomo Casanova
Sceneggiatura Suso Cecchi d’Amico e Luigi Comencini
Fotografia Aiace Parolin
Montaggio Nino Baragli
Musiche Fiorenzo Carpi
Scenografia Piero Gherardi
Costumi Maria Baronj

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I prosseneti

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Il conte Davide e sua moglie, la contessa Gilda, a corto di soldi, trasformano la loro lussuosa villa in un postribolo usando come esca giovani ragazze per una clientela speciale.

Si tratta infatti di professionisti preda di perversioni particolari o comunque alla ricerca di cose proibite.
Così nel corso del film vediamo sfilare la giovane Odile, figlia di una donna stuprata e torturata dai mercenari che si prostituisce per rivivere sul proprio corpo (e nella propria mente) le sofferenze della madre e che guarda caso verrà accontentata incontrando un mercenario ancora alla ricerca di sfogo alle sue perversioni sessuali; l’uomo utilizzerà la ragazza come campo di battaglia per una macabra messa in scena di un attacco militare oltre che ovviamente per sfogare le proprie perversioni sessuali.

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Juliette Mayniel

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Altro personaggio incredibile è Giorgio, un regista teatrale che crea un’allucinante messinscena utilizzando una ragazza, Silvia, pronta a tutto pur di soddisfare il suo maturo cliente così come aberrante è la figura di un ambasciatore che viene lasciato dalla sua donna ed è alla ricerca di una donna che possa in qualche modo incarnarla visivamente.
Tra questi squallidi personaggi ci sono loro, le ragazze, prostitute per scelta, come la diciottenne che partecipa all’orgia finale con un entusiasmo degno di miglior causa e Linda, una ragazza attirata nella villa con la promessa di un lavoro in tv e che verrà invece drogata e indotta a prostituirsi con il ricatto.
Nel finale, un’orgia santifica l’assurda riunione di pervertiti che hanno tentato di acquistare un pezzo dei loro osceni desideri per renderli reali, mentre i due coniugi pensano al domani.

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Due fotogrammi con Ilona Staller

I prosseneti, di Brunello Rondi, è un ‘opera profondamente disprezzata dai critici sin dalla sua uscita, nel 1976.
E direi con tutte le ragioni possibili e immaginabili.
Insopportabilmente spocchioso, snob come gran parte del cinema di questo regista, I prosseneti nasconde dietro citazioni colte e un’aria da piece teatrale il vuoto più assoluto, colmato dal regista con una quantità abnorme di scene di nudo e di situazioni scabrose, anche se va detto che nelle versioni televisive del film (probabilmente sforbiciate) la resa delle stesse è attenuata.
Se nella logica cinematografica di Rondi c’era l’intenzione di mostrare il vuoto della classe sociale presa di mira, una specie di borghesia/aristocrazia arricchita e viscida oltre l’immaginabile e di mostrare come contraltare la condizione delle donne, costrette a ruoli di subalternità in nome del dio denaro, quello che vien fuori alla fine è un pasticcio pesantissimo e noioso in modo patologico.

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Silvia Dionisio con Luciano Salce

L’eccessiva verbosità, i dialoghi presunti colti, la mancanza totale di sentimenti dei personaggi tutti negativi, inclusi anche le presunte vittime ovvero le ragazze che si prostituiscono vanno a creare una situazione di disagio perenne che è talmente visibile nel film da tramutarsi in un qualcosa di amorfo, privo di forma in tutti i sensi.
Non siamo di fronte ad un film di denuncia, perchè i personaggi sono talmente esasperati nei loro difetti da risultare fuori dal mondo, il tutto condito dall’insopportabile musica di Bacalov che ondeggia tra il barocco veneziano e la musichetta di un film hardcore.
Difficilissimo salvare qualcosa di questo film; nonostante un parterre di attori di ottimo livello.
Purtroppo quando un film inizia con frasi tipo ” e tutto aumenta, mi domando e dico dove andremo a finire” difficilmente uno può aspettarsi elementi di novità eclatanti.

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Stefania Casini

Non che usare monologhi di questo genere sia gravissimo, per carità: è il contesto generale, quindi la storia legata alla velatissima critica sociale del film a rendere insopportabile il tutto.

Anche nei vari rapporti tra le prostitute e gli occasionali clienti le cose non cambiano.
Nell’incontro tra Odile e il mercenario ci sono frasi come “per me il prossimo è solo oggetto di tortura” oppure “nessuno sa che sono così, perchè in tutti questi anni di amore occasionale nessuno è riuscito a scoprirmi sono riuscito a mimetizzarmi bene“, frasi dicevo che danno l’idea della banalità assoluta del tutto perchè mescolate spesso a citazioni o situazioni paradossali.
Dispiace anche vedere il bel cast assemblato per il film annaspare attorno ad una trama che si avvita attorno a se stessa sempre più; Alain Cuny, Juliette Mayniel, le sorelle Silvia e Sofia Dionisio, Stefania Casini fanno il loro dovere ma sembrano anche spaesati, quasi increduli mentre è davvero una cosa triste vedere un grande come Luciano Salce alle prese con un ruolo ridicolo come quello che interpreta nel film.
L’unica davvero a suo agio è Ilona Staller; la futura pornostar recita (recita?) sempre nuda quindi appare nel suo ruolo naturale.

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Leggendo quà e là le recensioni di molti spettatori, ho trovato giudizi molto contrastati sulla pellicola, giudizi divisi tra “a favore” e “decisamente contro”; personalmente ho sempre detestato Rondi, come del resto Samperi e Mogherini, autori di un cinema da furbetti del quartierino, spesso sopravvalutato per vari motivi.
In quanto alla reperibilità del film, circolano versioni abbastanza decenti della stessa per cui non dovrebbe essere difficile trovarne una in formato dvx che soddisfi o spettatore; in quanto al valerne la pena, è un altro discorso.

 

I prosseneti
Un film di Brunello Rondi. Con Luciano Salce, Alain Cuny, Stefania Casini, Silvia Dionisio,Juliette Meyniel, Ilona Staller, Jean Valmont, José Quaglio, Gabriella Lepori, Juliette Mayniel, Consuelo Ferrara Erotico, durata 100′ min. – Italia 1976.

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I prosseneti banner protagonisti

Stefania Casini: Odile
Alain Cuny: Il conte Davide
Silvia Dionisio: Silvia
Sofia Dionisio: Carla
Consuelo Ferrara: Linda
Sonja Jeannine: Jule
Gabriella Lepori: Giusi
Juliette Mayniel: La contessa Gilda
José Quaglio: José
Luciano Salce: Giorgio
Ilona Staller: Lyl
Jean Valmont: Aldobrando
Vittorio Ripamonti: il Commendatore, Direttore Generale della TV
Maria Tedeschi: Consuelo

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Regia Brunello Rondi
Sceneggiatura Brunello Rondi
Produttore Anselmo Parrinello
Casa di produzione Helvetia Films
Fotografia Gastone Di Giovanni
Montaggio Marcello Malvestito
Musiche Luis Enríquez Bacalov
Scenografia Elio Micheli

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La collegiale

Raggiunta la maggiore età la giovane Daniela abbandona il college dove è rimasta a studiare per alcuni anni e torna a casa.
L’impatto con la famiglia però si rivela durissimo: dal padre alla matrigna, nella casa dei suoi vige una moralità degna di Sodoma e Gomorra.
Suo padre Carlo infatti trascura tutto impegnato com’è ad accumulare denaro, non accorgendosi nemmeno che la sua seconda moglie (la matrigna di Daniela) passa il suo tempo cornificando il marito, che sua zia Emy fa ancora di peggio saltando in tutti i letti possibili e che suo cugino, per completare l’edificante quadretto famigliare, è un ricattatore.
Per Daniela la situazione è davvero imbarazzante e dopo poco decide di adeguarsi in qualche modo all’andazzo della casa, accettando la corte del giardiniere di casa, Marco.


Sarà con lui che Daniela sceglierà di allontanarsi in cerca di aria pulita.
Se non è certo l’originalità il tema portante del film La collegiale, regia di Gianni Martucci, va riconosciuta a questo film una mancanza di volgarità tipica delle commedie sexy scollacciate degli anni settanta.
Costruito attorno ad un cast di qualche pretesa, il film di Martucci, uscito nel 1975 e quindi nell’ultimo anno di grande affluenza ai botteghini pur essendo infarcito delle solite nudità proposte ad ogni occasione utile, mantiene un certo decoro nei dialoghi e nelle situazioni ad alto calore erotico.
C’è un tentativo appena abbozzato di critica sociale, all’istituzione della famiglia e alla solita morale di provincia ma è solo un timido e velleitario tentativo.

Martha Katherin

Sofia Dionisio

Il film infatti non esce mai dai binari rigorosi della commedia spinta, pur mantenendo come dicevo prima un decoro che in altre produzioni del genere è mancato del tutto.
I dialoghi non sono eccelsi ma nemmeno imbarazzanti e qualche situazione muove al sorriso; sembra di assistere ad una prosecuzione del film La minorenne, uscito l’anno prima per la regia di Amadio con protagonista Gloria Guida.
Il livello della pellicola è praticamente lo stesso, ma questa volta nel film di Martucci quanto meno ci si bea gli occhi.

Femi Benussi

Se le protagoniste sono la sorella minore di Silvia Dionisio, Sofia e Martha Katherin alla sua prima ed ultima comparsa in un film, c’è la presenza di una splendida Femi Benussi ad alzare il livello qualitativo almeno a bellezza corporea.
L’attrice friulana, splendida trentenne, è uno spettacolo per i sensi e compare più svestita che con i panni addosso.
Ad interpretare il ruolo di Marco (il giardiniere) troviamo l’ex fidanzato d’Italia Mario Castelnuovo,che nel 1975 si dedicò anima e corpo alle partecipazioni a film del filone commedia sexy (ricordiamo i vari Amore mio spogliati… che poi ti spiego! ,Quella età maliziosa e l’ottimo thriller Nude si muore).
L’attore lombardo è impegnato a guadagnarsi la pagnotta e si vede; questo è il suo penultimo ruolo in un film sexy, visto che negli anni successivi si dedicherà anima e corpo agli sceneggiati tv, forse meno remunerativi dal punto di vista economico ma sicuramente più appaganti professionalmente.


In quanto a Martucci, la sua è una regia più che dignitosa, nella quale il regista milanese evita di calcare la mano sui soliti stereotipi della commedia sexy puntando ad un intrattenimento che non scivoli nel trash.
Il suo è un esordio dietro la macchina da presa, la prima delle cinque regie globali che lo vedranno protagonista, prima dell’ultimo capitolo firmato nel 1988 con I frati rossi.
Un film ormai sepolto in un cassetto, La collegiale.
Tuttavia può capitare di rivederlo trasmesso dalle private; in questo caso scegliete di vederlo, quanto meno per rifarvi gli occhi con delle bellezze femminili che non usavano silicone o altri trucchi per mostrarsi più appetibili.
La collegiale
Un film di Gianni Martucci. Con Femi Benussi, Nino Castelnuovo, Silvia Dionisio, Marta Katherin,Franco Diogene Erotico, durata 97 min. – Italia 1975.

Nino Castelnuovo: Marco
Martha Katherin: Daniela De Marchi
Sofia Dioniso: Marta De Marchi
Franco Diogene: Carlo De Marchi
Femi Benussi: Emy
Franco Merli: Stefano
Sergio Di Pinto: hippy

Regia Gianni Martucci
Produzione Giuliano Simonetti
Soggetto Gianni Martucci
Sceneggiatura Piero Regnoli
Musiche Berto Pisano
Cinematography Fausto Rossi
Montaggio Bruno Mattei
Costumi Elena De Cupis

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