In nome del popolo italiano


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Un film autenticamente profetico, amarissimo e spietato, un ritratto di un paese, l’Italia, che in oltre 40 anni (il film è del 1971) non ha praticamente mai mutato pelle, trasmettendo come un gene malato i difetti che Dino Risi analizza e descrive con grande maestria.
Un ritratto a tinte fosche, buie, di due personaggi in antitesi per ruoli occupati, per personalità, per modo di vivere, per status quo; un magistrato e un bieco affarista, un palazzinaro arrogante e corruttore, puttaniere e vanaglorioso.
Due mondi che ci riconducono ai giorni odierni, con l’irrisolto problema del conflitto fra la magistratura e il potere economico, che è anche potere politico.

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Lui, Mariano Bonifazi, giudice istruttore, è un uomo grigio ma incorruttibile, fortemente politicizzato e sopratutto nauseato da quello che vede intorno a se, ovvero la disonestà nella vita pubblica e nella politica, il malaffare nei rami più importanti del lavoro come l’edilizia, che vedono il massimo epigone in Renzo Santenocito, espressione compiuta di un sottobosco di imprenditori capaci di mettere le mani su tutto, creando disastri a livello ambientale, corrompendo funzionari della pubblica amministrazione e politici, uno che con la sua attività di palazzinaro deturpa in maniera orribile il paesaggio, creando ecomostri costruiti peraltro con materiali scadenti.
Risi racconta le due storie contrapposte di Bonifazi e Santenocito non parteggiando per nessuno dei due: i due personaggi infatti risultano da subito antipatici e supponenti.

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Se il magistrato gira in bici e con l’Unità nella tasca della giacca, mangia in trattoria e vive modestamente a lui viene contrapposta la figura meschina e ipocrita dell’imprenditore che gira in Maserati, partecipa a feste in costume ed ha tutta l’arroganza e la supponenza della classe sociale di appartenenza; ma entrambi non ispirano simpatia, estremi come sono di una società che da troppo potere ad entrambi.
Una situazione che, come sappiamo, è ancora oggi drammaticamente presente nella nostra società.
Il film inizia con il confronto a distanza tra i due; Bonifazi è impegnato a indagare sul perchè Silvana Lazzorini, una ragazza squillo d’alto bordo sia morta in modo sospetto; il magistrato scopre da subito che Santenocito potrebbe essere implicato nella morte della ragazza e decide di convocarlo in questura.

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Ely Galleani

 

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Simonetta Stefanelli

L’imprenditore viene così portato di peso, reduce da una festa e con addosso ancora il costume da legionario romano davanti al magistrato, al quale fornisce un alibi all’apparenza inattaccabile.
La sera della morte della ragazza era impegnato in una partita a carte con l’anziano padre.
Non è vero, ma Santenocito dà per scontato che suo padre avallerà l’alibi.
Da questo momento le indagini di Bonifazi subiscono una brusca accelerazione.
Scopre infatti che la ragazza presenta delle ecchimosi sul corpo, che ha nel sangue tracce di Ruhenol,un farmaco ipnotico e che quindi potrebbe essere stata uccisa.
Una serie di coincidenze porterà quindi Santenocito in galera; nonostante l’uomo protesti la sua innocenza, Bonifazi, convinto al contrario della sua colpevolezza scoprirà grazie ad un diario appartenuto a Silvana che la ragazza è morta suicida per amore.

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Vittorio Gassman

Nella parte finale del film troviamo il magistrato impegnato a leggere il diario mentre per le strade impazza la folla in festa per la vittoria della nazionale italiana su quella inglese; una vittoria festeggiata con atti di puro vandalismo, da una folla che appare, agli occhi del magistrato, non meno spregevole dell’imprenditore.
In un finale cinico, vediamo Bonifazi, che ha le prove dell’innocenza di Santenocito, bruciare il diario di Silvana su un auto preda delle fiamme, un auto davanti alla quale c’è ancora la proprietaria del veicolo, intenta a inveire contro i teppisti autori dell’atto.
Il magistrato decide di fare giustizia da se, assumendosi arbitrariamente il ruolo di carnefice;così Santenocito paga per l’unica colpa non commessa, paga le sue malefatte nel campo dell’imprenditoria, paga il suo essere un corruttore, un uomo senza morale e un fascista.
Quella del fascista è l’immagine più forte costruita da Risi nel finale; Bonifazi attribuisce a lui il corpo e il viso di un paracadutista che con i suoi commilitoni sfila cantando un inno fascista, così come raffigura Santenocito in altre maschere tragiche che popolano le strade della città con la gente in festa per la vittoria della nazionale.
Così Bonifazi è costretto a guardare il peggio dei vizi italici, di quella gente pronta a sfilare per una partita di calcio ma non per cose ben più importanti; e la raffigurazione visiva di Santenocito, caricaturale e oscena, finisce per essere l’emblema di un popolo in cui le virtù sono oscurate dalle troppe debolezze.
In nome del popolo italiano è un film politico e sociale, un film in cui la denuncia dello strapotere della magistratura si mescola alla denuncia dell’affarismo senza scrupoli.
Ma tutti escono con le ossa rotte dal film e non sembra esserci nemmeno un barlume di speranza per il futuro dello sciagurato popolo che abita lo stivale; il futuro dimostrerà che purtroppo Risi ci aveva visto giusto.

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Ugo Tognazzi

Grazie alla presenza di due grandissimi attori come Ugo Tognazzi (Bonifazi) e Vittorio Gassman (Santenocito), Dino Risi costruisce un film di grandissimo livello, degno prosecutore della tradizione della commedia all’italiana, quella però vestita di impegno sociale e politico, quella per intenderci creata da grandissimi registi come Petri, Rosi, Damiani ecc..
I due grandi protagonisti si esibiscono in una gara di bravura senza vincitori, perchè tale è il livello della loro recitazione da rendere persino ingiusto un tentativo di attribuire la palma del migliore a due attori che hann fatto la storia del cinema italiano.

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Il resto del cast non sfigura di certo, grazie alle presenze professionali di Ely Galleani, che sta in scena per poco ma con grande bravura, di Yvonne Furneaux (la moglie di Santenocito), di Simonetta Stefanelli (la figlia), di Enrico Ragusa, grande nel ruolo del padre dell’imprenditore.
In nome del popolo italiano è un film che passa regolarmente in tv per cui è di facilissima reperibilità sia in riduzioni tv rip che in vari formati digitali.
Un film da non perdere, uno dei capolavori del cinema italiano del passato.

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In nome del popolo italiano
Un film di Dino Risi. Con Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Yvonne Furneaux, Renato Baldini, Ely Galleani,Michele Cimarosa, Checco Durante, Pietro Tordi, Pietro Ceccarelli, Franco Angrisano, Simonetta Stefanelli, Paolo Paoloni, Mario Maranzana Commedia, durata 103′ min. – Italia 1971.

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In nome del popolo italiano banner personaggi

Ugo Tognazzi: Giudice Mariano Bonifazi
Vittorio Gassman: Lorenzo Santenocito
Ely Galleani: Silvana Lazzorini
Yvonne Furneaux: Lavinia Santenocito
Pietro Tordi: Prof. Rivaroli
Simonetta Stefanelli: Giugi Santenocito
Franco Angrisano: Colombo
Renato Baldini: Ragioniere Cerioni
Pietro Nuti: Avvocato di Santenocito
Checco Durante: Pironti, l’archivista
Maria Teresa Albani: Signora Lazzorini
Gianfilippo Carcano: Signor Lazzorini
Edda Ferronao: Cameriera di Santenocito
Franca Scagnetti: La portinaia
Michele Cimarosa: Maresciallo Casciatelli
Enrico Ragusa: Riziero Santenocito, il padre
Pietro Ceccarelli: Inserviente al Palazzo di Giustizia
Franco Magno: Industriale
Marcello Di Falco: Segretario di Santenocito
Paolo Paoloni: Primario della clinica psichiatrica
Giò Stajano: Floriano Roncherini
Franca Ridolfi: Doris, l’attrice
Francesco D’Adda: Lipparini, cancelliere
Vanni Castellani: Sirio
Claudio Trionfi: Giornalista TV

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Regia Dino Risi
Soggetto Age & Scarpelli
Sceneggiatura Age & Scarpelli
Produttore Edmondo Amati
Casa di produzione International Apollo Films
Distribuzione (Italia) Fida Cinematografica
Fotografia Sandro D’Eva
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Carlo Rustichelli, eseguite da Il Punto
Scenografia Luigi Scaccianoce
Costumi Enrico Sabbatini

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Corrado Gaipa: Enrico Ragusa
Donatella Gambini: Simonetta Stefanelli
Ludovica Modugno: Ely Galleani
Stefano Satta Flores: Pietro Nuti
Mario Frera: Michele Cimarosa

In nome del popolo italiano banner recensioni

L’opinione dell’utente zombi tratta da http://www.filmtv.it
Ebbene si un gran bel film. e una gran bella conferma a distanza di tanto tempo dall’ultima volta che lo vidi. tutto ciò che si possa desiderare da un film e pure troppo. risi con la complicità degli sceneggiatori e dei suoi attori(dai protagonisti ai caratteristi)dipinge finemente un racconto morale su un paese che di morale non ne ha mai avuta. il magistrato tognazzi integerrimo, si rende colpevole di distruzioni di prove che scagionano l’industriale e intrallazzatore polivalente gassman solo per poterlo sbattere in galera. con la falsa illusione naturalmente di distruggerlo pubblicamente. vana perchè la storia ci insegna che in italia coloro che si macchiano di colpe ai danni dello stato italiano, spesso siedono su un bel seggiolone in parlamento a legiferare in nome di un popolo che non si merita un cazzo, a detto del costruttore cementificatore e inquinatore gassman. ed è forse anche alla luce di ciò che tognazzi compie quel passo di illegalità. nessuno si salva in quel paese dove la gente è unita solo ed in occasione di una partita di calcio. il calcio il cuore puro del tipico italico abitatore dello stivale… con una naturalezza e semplicità che è dei grandi (risi, age e scarpelli, tognazzi e gassman mica tizio caio e sempronio tanto per dire)ci introducono in una rappresentazione grottesca dell’italia di quegli anni(?!)in cui grande industria, politica e malaffare andavano a braccetto in un balletto mostruoso dove gli affari si gestivano meglio intorno ad un tavolo e possibilmente con il corredo di fantomatiche attrici, modelle e pourquoi pas!!, di giovani figlie di… che accondiscendevano per un dopo cena in camera da letto. un giro di giovani che si “esplicavano” per mantenere un madre pensionata e un padre poeta senza lavoro e poca arte, da far impallidire anche il più scafato dei magistrati. i mostri di risi, age e scarpelli sarebbe bello facessero parte della galleria dei nostri capolavori cinematografici e sembra strano che nessuno all’epoca gridasse indignato che “i panni sporchi non si lavano in pubblica piazza”, anche se forse era meglio divertire gli italiani con puttane per politici e prelati, per distoglierli da ben altre gattacce da pelare. immenso lavoro di squadra dei due “mostri” tognazzi-gassman, tanto in sottrazione il primo quanto istrionesco il secondo. i dubbi finali di tognazzi erano anche i miei ma è valso la pena buttare al vento la propria rettitudine per una sacrosanta merda che dopo qualche anno finiva magari al parlamento?… onore e merito naturalmente all’arte dei caratteristi e quindi renato baldini compagno dell’ex moglie del magistrato in cerca di soldi, il maresciallo di michele cimarosa, pietro tordi professore che fa le autopsie e pietro ceccarelli inserviente di palazzo di giustizia dispensatore di aforismi.

L’opinione dell’utente Legnani tratta dal sito http://www.davinotti.com
Enormi Gassman (indimenticabile quand’appare in costume: ostenta potere e sicurezza come solo lui, al tempo, riusciva a fare) e Tognazzi, così mostruosamente bravi che alla prima vista non fanno vedere le altre facce. Rivedere il film, invece, permette di notare che il contorno è degnissimo. Al tempo il finale mi lasciò perplesso, invece si ricollega perfettamente alle frasi iniziali di Tordi, ha un piacevole sapore felliniano ed è perfetta conclusione in pieno stile cinico-risiano. Attuale, ahimè. Lo stabilimento marino “Rustichelli” è strizzata d’occhio all’autore della colonna sonora.

L’opinione del sito http://www.ilfuturodellamemoria.it
L’integerrimo magistrato Bonifazi (Ugo Tognazzi) sospetta lo speculatore edilizio Santenocito (Vittorio Gassman) di essere colpevole della morte di una studentessa. Fra i due si scatena un duello serrato, e quando Bonifazi avrà la prova dell’innocenza del suo “nemico”, la distruggerà: Santenocito, che l’aveva sempre fatta franca per le sue malefatte, per una volta pagherà con gli interessi. Sceneggiato con acre moralismo da Age & Scarpelli e diretto da Risi con graffiante immediatezza, In nome del popolo italiano è una delle più pungenti commedie italiane degli anni ’70, un film sanamente “cattivo”, con divagazioni nel grottesco e un notevole coraggio politico. Formidabile il duetto dei due mattatori Tognazzi e Gassman.

L’opinione del Morandini
Giudice integerrimo e moralista sospetta industriale fascistoide brillante e senza scrupoli della morte di una tossicomane. Un diario gli rivela l’innocenza dell’incriminato. Distrugge la prova. Sceneggiato con acre moralismo da Age & Scarpelli e diretto da Risi con graffiante immediatezza, è una delle più pungenti commedie italiane dei ’70. Formidabile duetto di due mattatori: Tognazzi in sordina, Gassman grottesco.

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7 Risposte

  1. Un ottimo film a mio giudizio, rivisto e per fortuna ancora passato diverse volte nelle TV italiane nazionale e locali

  2. Grandissimo film, un capolavoro che meriterebbe di essere visto, rivisto e strarivisto proprio per il messaggio che esso trasmette. Per non parlare poi delle magnifiche interpretazioni di Gassmann e Tognazzi: assolutamente insuperabili. L’ho rivisto poco tempo fa su una rete mediaset con la stessa enfasi con la quale lo vidi per la prima volta: sensazionale! Un capolavoro.

    • Si, come hai detto si tratta di un’opera imperdibile.Ciao

    • Mi associo al giudizo di Beppe! Incredibile, dopo 40 anni l’attualità dei temi in esso trattati! Lancerei un sondaggio: chi vorrebbe vedere un re-make della pellicola con l’accoppiata Gianmarco Tognazzi- Alessandro Gassmann diretti da Marco Risi?

  3. Un Film da far vedere e rivedere, ancora oggi molto attuale per le tematiche trattate (corruzione, merito, scandali, macchine del fango & quant’altro)

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